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Martedì 10 dicembre 2013

CAMMINARSI DENTRO (477): Ci dev’essere qualcuno come Lei

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Hannah_Arendt1
 Accade qualcosa:

Non ho mai dubitato
che ci dovesse essere
qualcuno come Lei,
ma ora Lei c’è realmente,
e la mia gioia straordinaria
per questo durerà sempre.

Lettera di Ingeborg Bachmann
a Hannah Arendt
16 agosto 1962


Questo breve testo compare in esergo nell’opera di Laura Boella Le imperdonabili. Etty Hillesum, Cristina campo, Ingeborg Bachmann, Marina Cvetaeva, Tre Lune Edizioni 2000.

Potrebbe far pensare ad un’emozione e basta. Un trasalimento. In realtà, dice un sentimento, la scoperta dell’esistenza dell’altro, una gioia quasi incontenibile, come siamo soliti dire quando ci accade qualcosa di grande, che ci supera.

E’ apparsa Lei, figura grande di qualcosa che era sepolto nel nostro cuore. Lei ha dato voce a un bisogno inespresso. La sua epifania mondana crea uno spazio inedito. Venerazione, Amicizia, Devozione, Amore.

Abbiamo bisogno di credere che esista qualcuno che sia più grande di noi. Qualcuno che non dobbiamo sforzarci di amare, perché la sua esistenza ci viene incontro con il suo semplice apparire. Del genere delle cose perfette, è vera esistenza, pronta a farsi vera presenza nella nostra vita. Coltiviamo una segreta speranza, grati del privilegio ricevuto. Immaginiamo già beni preziosi nascosti nelle piccole cose che accadranno.

Proclamiamo di essere sempre disposti a riconoscere a tutte le creature lo statuto dell’esistente, assegnando nello stesso tempo ‘gradi’ di trascendenza personale, livelli di consapevolezza di sé più o meno alti a poche persone speciali.

Deve trattarsi d’altro, quando esprimiamo questa chiara gratitudine. L’oggetto del nostro sguardo è riserva inesauribile di bene, tesoro di fedeltà, sorpresa ripetuta.

Abbiamo incontrato raramente persone che potessero farci provare un sentimento dell’altro così grande. Se non siamo disposti a credere che si tratti di persone che appartengono a un genere superiore, riusciremo ad inchinarci con la stessa umiltà di fronte alle altre creature?

La gioia provata all’atto della scoperta di questa esistenza speciale per noi durerà sempre. John Donne ha scritto: Tu così viva / che pensarti basta / a fare veri i sogni / e le favole storia! Estrema forma di platonismo dello sguardo, basta pensare Lei perché quella gioia si rinnovi.

E’ quasi un amore quello che ci prende in ogni atto di empatia, ché non è riducibile a pura immedesimazione o partecipazione comprensiva. Quell’esistenza si staglia corposa nella sua misteriosa consistenza davanti a noi, promessa di quel retto conversare cittadino di cui sentiamo così spesso la mancanza.

Certo, si tratta di qualcuno con cui poter parlare! Ritrovarsi l’uno di fronte all’altro e guardarsi negli occhi e sorridere amabilmente dell’immortale volgarità umana. Tutto considerare, niente giudicare tale da non potersene distaccare senza affanno.

Quello che desideriamo per noi, oltre ogni immaginabile godimento, è stare in quel dialogo che non ‘cade’ mai, perché Lei non smetterà di essere fonte di nuove scoperte. Più dell’amore, perché esperienza delusoria, aspettiamo un incontro.

Chi ha abitato lungamente la vita senza nulla disprezzare di ciò che è umano accetterà di buon grado anche la nostra conversazione, forte della consapevolezza che ogni cosa che sia stata creata è buona e santa, se contemplata dall’alto della collina.

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  • Gabriele De Ritis

    Gabriele De Ritis

    È o vorrebbe essere da un capo all’altro un piccolo tentativo di dissidenza dal gioco delle forze, «una professione di incredulità nell’onnipotenza del visibile» Cristina Campo
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    EMOZIONI E SENTIMENTI
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    Le emozioni hanno relazioni con l’apparato cognitivo perché si lasciano modificare dalla persuasione. - ARISTOTELE

    I sentimenti sono il fondamento della nostra mente. - ANTONIO DAMASIO

    L'essere oggetto d'amore è, per così dire, il luogo in cui solamente la persona esiste e può quindi anche venire alla luce. (Max Scheler, Essenza e forme della simpatia)
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    Accade qualcosa: «Non ho mai dubitato che ci dovesse essere qualcuno come Lei, ma ora Lei c'è realmente, e la mia gioia straordinaria per questo durerà sempre». - Lettera di Ingeborg Bachmann a Hannah Arendt - 16 agosto 1962

    «I camminatori veri sanno dove appoggiare i piedi e dove appoggiarsi con le mani. Come il lampadiere: colui che mette la luce in cima alla canna e mette la canna sulla spalla con la luce rivolta all’indietro, in modo che altri possano seguire tranquillamente il sentiero. Mi sono chiesto come possa il lampadiere vedere il sentiero. Mi piace pensare che ci sia un cammino già tracciato, un terreno sicuro dove appoggiare il piede solcato da migliaia di tracce che altri prima hanno lasciato. Così il cammino del lampadiere risulta sicuro. E’ forse questo lo stare dalla parte buona della vita?» - Don Antonio Mazzi

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    Sulla Scrittura
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    La scrittura, come elemento dell'ascesi, ha una funzione etopoietica: essa è un operatore della trasformazione della verità in ethos.

    Il suo scopo non è comunicare né convincere nessuno, bensì superare il confine tra realtà e immaginario. - MICHEL FOUCAULT

    Nello scrittore il pensiero non guida il linguaggio dal di fuori [...]. Le mie parole sorprendono me stesso e mi consegnano al pensiero. - JACQUES DERRIDA

    Il linguaggio non è della lingua, ma del cuore. La lingua è solo lo strumento con il quale parliamo. Chi è muto è muto nel cuore, non già nella lingua... Quali le tue parole, tale il tuo cuore. - PARACELO (Citazione contenuta in James Hillman, L'anima del mondo e il pensiero del cuore, Adelphi 2005, pag.41).

    _______________________________ LE COSE NASCOSTE DALLA FONDAZIONE DEL MONDO ______________________________

    E’ quasi impossibile separare dal nostro spirito quello che non c’è. Che cosa dunque saremmo, senza l’aiuto di ciò che non esiste? Ben poca cosa, e i nostri spiriti disoccupati languirebbero, se le favole, i fraintendimenti, le astrazioni, le credenze e i mostri, le ipotesi e i sedicenti problemi della metafisica non popolassero di esseri e di immagini senza oggetti i nostri abissi e le nostre tenebre naturali. I miti sono le anime delle nostre azioni e dei nostri amori. Non possiamo agire che movendo verso un fantasma. Non possiamo amare che quello che creiamo. - PAUL VALÉRY, Cattivi pensieri

    L'oggetto specifico, unico e costante del pensiero è ciò che non esiste. Ciò che non è davanti a me; ciò che è stato; ciò che sarà; il possibile; l'impossibile. A volte questo pensiero tende a realizzare, a elevare al vero ciò che non esiste; e altre volte a rendere falso ciò che esiste. - PAUL VALÉRY, Cattivi pensieri

    La maggior parte ignora ciò che non ha nome; e la maggior parte crede all'esistenza di tutto ciò che ha un nome.
    Le cose più semplici e quelle più importanti non hanno tutte un nome. Quanto alle cose che non sono percepibili con i sensi, una dozzina di termini imprecisi, quali idea, pensiero, intelligenza, natura, memoria, caso..., ci servono come possono e generano o alimentano un'altra dozzina di problemi inesistenti. - PAUL VALÉRY, Cattivi pensieri

    ... l'anima, che per l'uomo comune è il vertice della spiritualità, per l'uomo spirituale è quasi carne. - MARINA CVETAEVA

    La verità è il tono di un incontro. - HUGO VON HOFMANNSTHAL

    58. Ciò che si può promettere. Si possono promettere azioni, ma non sentimenti, perché questi sono involontari. Chi promette a qualcuno di amarlo sempre o di odiarlo sempre o di essergli sempre fedele promette qualcosa che non è in suo potere; invece può ben promettere quelle azioni, che sono sì, di solito, effetto dell'amore, dell'odio e della fedeltà, ma che possono anche scaturire da altri motivi: giacché a un'azione conducono più vie e motivi. La promessa di amare sempre qualcuno significa cioè: finché ti amerò, compirò verso di te le azioni dell'amore; se non ti amerò più, continuerai a ricevere da me le stesse azioni, anche se per altri motivi, sicché nella testa del prossimo persiste l'illusione che l'amore sia immutato e sempre il medesimo. Si promette, dunque, di continuare nell'apparenza dell'amore quando, senza accecarsi da sé, si giura a qualcuno eterno amore. - FRIEDRICH NIETZSCHE, Umano, troppo umano

    Molto ha esperito l’uomo. / Molti celesti ha nominato / da quando siamo un colloquio / e possiamo ascoltarci l’un l’altro (Friedrich Hölderlin) -- Le riflessioni di Martin Heidegger su queste parole straziate ed alte del grande poeta tedesco consentono di indicare la radicale importanza del colloquio, come struttura dell’esistenza, e le conseguenze che ne scaturiscono, quando essa si lacera e si frantuma implacabilmente (ad esempio) in una tossicomania.
    Queste sono alcune delle cose che egli scrive: «Noi siamo un colloquio. L’essere dell’uomo si fonda nel linguaggio (Sprache); ma questo accade (geschieht) autenticamente solo nel colloquio (Gesprächt)»; e ancora: «Ma che cosa significa allora un ‘colloquio’? Evidentemente il parlare insieme di qualcosa. E’ in tal modo che il parlare rende possibile l’incontro. Ma Hölderlin dice: ‘da quando siamo un colloquio e possiamo ascoltarci l’un altro’. Il poter ascoltare non è una conseguenza che derivi dal parlare insieme, ma ne è, piuttosto, al contrario, il presupposto» (M.Heidegger, La poesia di Hölderlin, Adelphi 1988).
    L’inaudita rilessione heideggeriana così prosegue: «Ma Hölderlin non dice semplicemente: noi siamo un colloquio, bensì: ‘da quando noi siamo un colloquio…’. Là dove c’è ed è esercitata la facoltà del linguaggio propria dell’uomo, non vi è ancora senz’altro l’evento essenziale del linguaggio: il colloquio»; e infine: «Un colloquio, noi lo siamo dal tempo in cui ‘vi è il tempo’. E’ da quando il tempo è sorto e fissato che noi siamo storicamente. Entrambi - l’essere un colloquio e l’essere storicamente - hanno lo stesso tempo, si appartengono l’un l’altro e sono il medesimo». (da EUGENIO BORGNA, Noi siamo un colloquio, Feltrinelli 1999: Il vuoto esistenziale, pp.120-122)

    Un'altissima quantità di incontri umani viene distrutta da una scarsa tolleranza agli equivoci. - RENATA TURCO

    E’ Joan che parla:
    «Tutti dovrebbero poter tornare indietro con la memoria ed essere certi di aver avuto una mamma che amava tutto di loro, anche la pipì, anche la cacca. Chiunque dovrebbe poter essere sicuro che la mamma gli voleva bene giusto perché era lui, e non per per quello che avrebbe potuto fare. Altrimenti non ci si sente in diritto di esistere, si sente che non si sarebbe mai dovuti nascere. Non importa cosa succede poi a questa persona, non importa se soffre, può sempre guardare indietro e sentire che può essere amato. Può amare se stesso: non può più rompersi. Ma se non può tornare su queste cose, allora può rompersi. Ci si può rompere soltanto se si è già a pezzi. Finché il mio io bambino non è stato amato io ero a pezzi. Amandomi come si ama un bambino lei mi ha aggiustato».

    – RONALD LAING, L’io diviso. Studio di psichiatria esistenziale (1959)