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	<title>Ai confini dello sguardo &#187; Verso la terra incognita</title>
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	<description>Salvare l&#039;emozione estetica</description>
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		<title>VERSO LA TERRA INCOGNITA (7): L&#8217;Aperto</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 06:57:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Verso la terra incognita]]></category>

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		<description><![CDATA[* Tutte le volte che osservo i tentativi di ripristino di una comunicazione interrotta, mi ritrovo a pensare a ciò con cui sempre bisogna fare i conti: l’invisibilità dell’esperienza e il modo proprio di ritrarsi dell’anima, quando cade sotto lo sguardo dell’altro. Quanta incomprensione è destinata a produrre la realtà delle cose agli occhi di chi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;">*</span></p>
<h3 style="text-align: justify;">Tutte le volte che osservo i tentativi di ripristino di una comunicazione interrotta, mi ritrovo a pensare a ciò con cui sempre bisogna fare i conti: l’invisibilità dell’esperienza e il modo proprio di ritrarsi dell’anima, quando cade sotto lo sguardo dell’altro. Quanta incomprensione è destinata a produrre la realtà delle cose agli occhi di chi non riesce a vedere (e a dire chi e cosa)?</h3>
<blockquote><p style="text-align: center;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">LE COSE NASCOSTE DALLA FONDAZIONE DEL MONDO</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';"><em>E’ quasi impossibile separare dal nostro spirito quello che non c’è. Che cosa dunque saremmo, senza l’aiuto di ciò che non esiste? Ben poca cosa, e i nostri spiriti disoccupati languirebbero, se le favole, i fraintendimenti, le astrazioni, le credenze e i mostri, le ipotesi e i sedicenti problemi della metafisica non popolassero di esseri e di immagini senza oggetti i nostri abissi e le nostre tenebre naturali. I miti sono le anime delle nostre azioni e dei nostri amori. Non possiamo agire che movendo verso un fantasma. Non possiamo amare che quello che creiamo</em>. &#8211; PAUL VALÉRY, <em>Cattivi pensieri</em></span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">E&#8217; proprio a partire da fraintendimenti e incomprensioni che ci ritroviamo quotidianamente impegnati a inseguire, chiarire, domandare, tradurre&#8230; Quante professioni poggiano su &#8220;ciò che non c&#8217;è&#8221;!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">Nel Centro di ascolto mi ritrovo sempre interdetto a pensare come sia difficile per gli adulti comunicare efficacemente con i propri figli, perfino quando questi abbiano ritrovato la strada di casa. I lunghi silenzi e le assenze prolungate, le mancate risposte, la difficoltà di esprimere quello che si prova&#8230; Tutto concorre a generare perplessità e quell&#8217;ostinato domandare che non trova sempre risposta. Io dico spesso: non bisogna fare domande; piuttosto, si tratta di aprirsi, parlando di sé e delle proprie emozioni, dando voce all&#8217;io adulto che cerca l&#8217;io adulto del figlio. Sembra che l&#8217;unica cosa che si possa fare è chiedere. Si trascura il fatto che l&#8217;altro ha bisogno di una &#8216;sponda&#8217; a cui appoggiarsi per consistere nella conversazione, se non sia stata ricostruita ancora una relazione stabile e destinata a durare. In quanto <em>abitatori del tempo</em>, dobbiamo fare i conti con il tempo della relazione che è fatto di aperture e di chiusure, di silenzi e di discorsi, di momenti in cui il colloquio scorre felice e di momenti in cui sembra di essere estranei e ostili, che il mondo sia estraneo e ostile. Non c&#8217;è nessuna porta da aprire. Nessun silenzio da spezzare. <em>Abitare la distanza</em> è il compito di sempre. E&#8217; addirittura una sorta di moralità: una regola che riconosciamo nelle cose perché è propria del mondo della vita. I tempi della nostra coscienza dovranno incontrarsi con i tempi della coscienza dell&#8217;altro. L&#8217;altro si aprirà se noi ci apriremo. Davanti a noi c&#8217;è una porta aperta: non dobbiamo fare altro che attraversarla. </span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">______________________________</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';"> </span></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">Le basi dell’<em>educabilità</em> di un Educatore (in Exodus) sono tre: muovere <a href="http://www.gabrielederitis.it/?page_id=1591" target="_blank">verso se stessi</a>, <a href="http://www.gabrielederitis.it/?cat=192" target="_blank">verso gli altri</a>, <a href="http://www.gabrielederitis.it/?cat=193" target="_blank">verso il mondo</a>. La condizione dell’<em>educabilità </em>dei ragazzi dipende interamente dalla capacità di educare se stessi.</span></p>
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		<title>VERSO LA TERRA INCOGNITA (7): Ai confini. Dentro la terra incognita. Al di là del silenzio.</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 15:10:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Verso la terra incognita]]></category>

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		<description><![CDATA[* Quando mi dirigo fisicamente verso l&#8217;altro, come quando lo interpello con la voce e con i gesti, è verso una persona che oriento le mie intenzioni. Ciò che si staglia davanti a me non è un mero corpo, cioè un organismo, la sintesi psicofisica di soma e psiche. Mi appare un oggetto fisico che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;"><a name="su"></a>*</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;">Quando mi dirigo fisicamente verso l&#8217;altro, come quando lo interpello con la voce e con i gesti, è verso una persona che oriento le mie intenzioni. Ciò che si staglia davanti a me non è un mero corpo, cioè un organismo, la sintesi psicofisica di soma e psiche. Mi appare un oggetto fisico che non è un semplice oggetto tra gli altri. Esso condivide con gli oggetti della natura particolari caratteristiche ed aspetti che diventano oggetto di studio delle scienze più diverse. Tuttavia, nessuna delle scienze esatte esaurisce l&#8217;oggetto né aspira a farlo. Se vorremo sapere chi sia la persona che ci viene incontro, non interrogheremo nessuna delle scienze della natura. Non potremo fare appello, d&#8217;altra parte, nemmeno alle scienze dello spirito. Siamo soli di fronte all&#8217;altro. Tutt&#8217;al più verranno in nostro soccorso le reminiscenze dello studio delle scienze umane, che ci guideranno per un po&#8217; nel cammino incerto che conduce al cuore della cosa stessa, a quella natura che vogliamo comprendere e che non si dà come un &#8216;semplice&#8217; fenomeno della natura. Sotto il nostro sguardo cade un individuo che è un intero, cioè la risultante di caratteristiche e momenti che lo fondano, che ne istituiscono l&#8217;identità.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;">Se la foresta dei simboli della nostra cultura ci disorienta, non è da meno la congerie delle idee e delle teorie che si affollano nella nostra mente e che non ci aiutano a decidere cosa ci sia da fare tutte le volte che la nostra realtà umana entra in contatto con la realtà umana dell&#8217;altro. Oscilleremo tra la considerazione della realtà fisica, corporea dell&#8217;altro e l&#8217;immateriale che lo fa muovere, che gli dà voce e senso. In tutte le vicissitudini della nostra esistenza ci appelleremo ora al corpo, ora all&#8217;anima. Ci dedicheremo all&#8217;educazione del corpo e della mente dell&#8217;altro, quando ci sia affidato nelle istituzioni educative, prima ancora nella famiglia che avremo creato. Cercheremo il nutrimento della persona nel cibo e nella cultura. E attenderemo una risposta.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;">E&#8217; indubbiamente complesso &#8211; e a parer nostro &#8216;completo&#8217; &#8211; il lavoro che riserveremo alla cura dell&#8217;altro. Non tralasceremo nulla che possa venirci in soccorso per corrispondere ai bisogni materiali e spirituali di un figlio, di un alunno, di un cittadino che ci vengano affidati o che si rivolga a noi in cerca di cure.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;">Eppure, non tarderemo tanto a scoprire che non poche volte i nostri sforzi sono vani, che non raggiungono per niente l&#8217;altro, che sono al di sotto delle sue attese. Allora moltiplicheremo i nostri sforzi. Accresceremo attenzione e interesse. Affineremo  strumenti e metodi. Svilupperemo abilità e competenze. Per servire l&#8217;altro al meglio, per soddisfare appieno bisogni insopprimibili e nondimeno quelli superflui, perché egli esca dallo stato di indigenza, dalla mancanza che è costitutiva della condizione umana. Produrremo &#8216;ricchezza&#8217;, abbondanza di beni di ogni sorta. Forniremo i mezzi per l&#8217;emancipazione dall&#8217;ignoranza personale. Promuoveremo autonomia linguistica e morale, libertà, consapevolezza. Cercheremo di dare la felicità, anche se sappiamo che non è in nostro potere elargire un dono così grande. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;">Al di là e oltre l&#8217;agire disinteressato dell&#8217;amicizia e dell&#8217;educazione, contratteremo quotidianamente il significato del mondo, per dare senso a una realtà sostanzialmente estranea che ci adopereremo a far sì che diventi una realtà durevolmente condivisa. Introdurremo file di continuità per dare senso alle cose e alla nostra presenza nel mondo. Ci disporremo in ascolto. Interrogheremo e cercheremo risposte al nostro inquieto domandare. Attenderemo sempre una risposta. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;">La risposta verrà da un&#8217;altra persona, che dovremo comprendere, a cui dovremo dare un significato e un valore, con cui compiremo gesti, azioni, atti. A cui parleremo e che ci parlerà. Ma che, soprattutto, si mostrerà a noi oltre il suo mero apparire. Occhi, sguardo, voce, volto ci parleranno. L&#8217;altro si esprimerà con tutti i sensi di cui dispone e noi dovremo &#8216;tradurre&#8217;, interpretare il suo &#8216;dire&#8217;, penetrare l&#8217;invisibile da cui provengono voce, sguardo, volto. Questo lavoro di comprensione della realtà dell&#8217;altro è ciò che ci si presenta come compito tutte le volte che usciamo di casa e che andiamo incontro al mondo. Vorremmo essere sostenuti da un sapere dato, magari acquisito a una <a href="http://www.epimeteo.net/wordpress/?p=52" target="_blank">scuola dello sguardo</a> che valesse per noi e per l&#8217;altro; che ci fosse possibile, insomma, comprendere sempre senza errore, per consistere nel mondo senza incertezze ed esitazioni, sicuri del nostro dire e del nostro fare, ma soprattutto certi dell&#8217;esattezza delle nostre emozioni, dei nostri sentimenti, dei nostri giudizi.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;">(<a href="#su">Torna su</a>)</span></p>
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		<title>VERSO LA TERRA INCOGNITA (6): L&#8217;ordito e la trama. La struttura delle relazioni interne alla persona e la struttura delle relazioni che la persona intrattiene con il mondo.</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 12:35:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Verso la terra incognita]]></category>

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		<description><![CDATA[* Quando mi rivolgo a me stesso, alla mia intimità, con l&#8217;introspezione e con il dialogo interiore, non mi incontro veramente, se non nella forma del monologo, e non realizzo alcuna conoscenza di me. Tutt&#8217;al più, potrei imbastire, nella scrittura, un confronto ideale con un Io immaginario, come in un dialogo tra due personaggi immaginari, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;">*</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;"> Quando mi rivolgo a me stesso, alla mia intimità, con l&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Introspezione" target="_blank">introspezione</a> e con il dialogo interiore, non mi incontro veramente, se non nella forma del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Monologo" target="_blank">monologo</a>, e non realizzo alcuna conoscenza di me. Tutt&#8217;al più, potrei imbastire, nella scrittura, un confronto ideale con un Io immaginario, come in un dialogo tra due personaggi immaginari, uno dei quali potrei essere io! L&#8217;astratta coincidenza tra me che osservo e me che vengo osservato rende vana l&#8217;osservazione. In realtà, non c&#8217;è osservazione, per la coincidenza di soggetto e oggetto: non riesco veramente a farmi oggetto della mia osservazione, semplicemente ripiegandomi su me stesso. Io posso essere solo il soggetto che osserva. Non c&#8217;è reale ed efficace sdoppiamento, per rendere possibile l&#8217;osservazione, e se pure si richiedesse una tale incomprensibile &#8216;scissione&#8217;, non saprei proprio come realizzarla. Occorre, piuttosto, sviluppare la capacità di osservarsi vivere, prendendo in considerazione i modi in cui l&#8217;esistenza si manifesta: nel patire, nell&#8217;agire, nel pensare. Certo, ascolto le &#8216;voci di dentro&#8217;, ma quanto esse possono dirmi di ciò che più mi preme sapere, relativamente ai modi del mio consistere e al più autentico significato del mio modo di darmi al mondo? E&#8217; proprio la natura di <a href="http://www.gabrielederitis.it/?p=7958" target="_blank">ciò che c&#8217;è di più proprio</a> in ognuno di noi che rende difficile raggiungere il nucleo nascosto della persona, <a href="http://www.gabrielederitis.it/?p=7471" target="_blank">l&#8217;invisibile dell&#8217;esperienza</a>, <a href="http://www.gabrielederitis.it/?p=8025" target="_blank">oltre l&#8217;apparenza</a> data dal comportamento: la <a href="http://www.epistemologia.unifi.it/lanfredini/demonticelli.pdf" target="_blank">trascendenza della persona</a> è il più concreto; non un aldilà che escluda ed elida l&#8217;apparenza; piuttosto, la profondità degli strati del sentire, non disgiunta mai dai modi del mio apparire. Lo sguardo più adeguato alla realtà della cosa è quello fenomenologico, il solo che sia capace di tenere insieme polarità distinte come esperienza e comportamento, apparenza ed essenza, visibile e invisibile, interno ed esterno&#8230;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;"><span id="more-8331"></span><br />
 L&#8217;ascolto della mia voce e l&#8217;osservazione dei miei gesti e delle azioni, l&#8217;<a href="http://www.gabrielederitis.it/?page_id=581" target="_blank">esercizio</a> della lettura, della scrittura, del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dialogo" target="_blank">dialogo</a> con altri, l&#8217;imparare a morire come pratica di vita sono tutt&#8217;altra cosa: è solo un altro che incontro, se cerco me stesso; io mi troverò solo se mi cercherò altrove, in un altrove fuori di me, lontano dalle mie umidità gastriche. <br />
 E&#8217; dentro la mia realtà umana, dentro i miei cambiamenti, nell&#8217;oscillazione tra <a href="http://www.gabrielederitis.it/?p=590" target="_blank">progetto e destino</a> che incontrerò l&#8217;altro che io sono: libertà in situazione. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;">La &#8216;scomposizione&#8217; a cui assisto, se considero la mia realtà umana &#8211; per cui ciò che si dà non è un semplice ma una realtà cangiante, plurale, contraddittoria, sempre dislocata altrove&#8230; -, mi induce a pensarmi nei termini di un <em>ordito</em> di relazioni interne a cui corrisponde la <em>trama</em> delle relazioni con il mondo esterno. Indagare l&#8217;uno e l&#8217;altra è compito di queste riflessioni. E&#8217; merito di <a href="http://www.asia.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=823" target="_blank">Cacciari</a> aver usato la coppia felice  ordito/trama, per restituire in immagine la struttura delle relazioni interne di cui è fatta la soggettività personale e la struttura delle relazioni che il soggetto intrattiene con gli altri: Sulla Relazione </span><span style="line-height: 21px; font-size: 19px;"><a href="http://www.epimeteo.net/wordpress/1.mp3" target="_top">1</a> &#8211; <a href="http://www.epimeteo.net/wordpress/2.mp3" target="_top">2</a> &#8211; <a href="http://www.epimeteo.net/wordpress/3.mp3" target="_top">3</a> &#8211; <a href="http://www.epimeteo.net/wordpress/4.mp3" target="_top">4</a> &#8211; <a href="http://www.epimeteo.net/wordpress/5.mp3" target="_top">5</a>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;">La relazione con l&#8217;altro fuori di me è preceduta e accompagnata dalla relazione con l&#8217;altro che è dentro di me. Di relazioni si tratta, cioè del rapporto tra distinti, quando non di opposti. La natura dell&#8217;identità personale non è segnata dalla fissità dell&#8217;identità data una volta per sempre, come se fosse possibile per la persona consistere in una condizione data per sempre, senza alcuna forma di trascendenza, cioè di rinvio ad altro, nel profondo della coscienza e nel tempo della coscienza. Ciò di cui facciamo tutti esperienza è proprio il fatto che quell&#8217;altro che cerchiamo di afferrare &#8211; in noi e fuori di noi &#8211; si sottrae alla vista, quindi va cercato nelle sue manifestazioni contraddittorie, nella vita della coscienza, nelle trasformazioni del Sé indotte dall&#8217;azione sul mondo e del mondo sulla coscienza personale.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;">L&#8217;esistenza personale è contraddistinta dalle forme del tempo, dentro le quali andremo a cercare il concreto, cioè «<em>gli interi di appartenenza delle cose che i fenomeni manifestano</em>, secondo <a href="http://www.gabrielederitis.it/?p=8025" target="_blank">i principi di evidenza e di trascendenza</a>. [...] Possiamo definire tutti gli aspetti parziali della persona come <em>momenti</em>, e caratterizzare dunque la persona come un intero le cui parti proprie sono non-indipendenti: un intero indivisibile, un individuo. [...] &#8230; le parti temporali sono parti non-indipendenti e vanno quindi intese piuttosto come aspetti temporali dell&#8217;intero (aspetti passati, presenti e futuri). [...] &#8230; le persone potrebbero essere concepite come interi temporalmente estesi, che però sono &#8220;tutti&#8221; in ogni parte così come sono &#8220;tutti&#8221; in ogni atto. [...] &#8230; nella sua essenza individuale, una persona è &#8220;unità concreta di atti&#8221; (Max Scheler): </span></p>
<blockquote><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;">«in <em>ogni</em> atto pienamente concreto sta tutta la persona, e in ogni atto (e per mezzo di esso) <em>varia</em> la persona intera [...] Appunto per ciò non c&#8217;è bisogno qui di alcun <em>essere duraturo</em>, che si conservi nella successione, per assicurare l&#8217;“identità della persona individuale”. L&#8217;identità sta soltanto nell&#8217;orientamento qualitativo di questo “diventar altro”. Se cerchiamo di portare all&#8217;evidenza di un dato questo che è il più recondito di tutti i fenomeni, siamo costretti a ricorrere a immagini per indurre il lettore a guardare in direzione del fenomeno [...] questo <em>“diventar altro” nel suo modo individuale è ciò che precisamente costituisce il tutto della sua esistenza</em>» (Max Scheler, <em>Il formalismo nell&#8217;etica e l&#8217;etica materiale dei valori</em>, San Paolo Edizioni 1996, pp.475-476).</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;">[...] Alla questione “chi è questa persona?” noi possiamo rispondere in modo estrinseco, cioè fornendo tutta l&#8217;informazione usualmente contenuta nelle carte d&#8217;identità, o in modo intrinseco, in un modo cioè che è alla base di ogni vera conoscenza personale: </span></p>
<blockquote><p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;">Se esamino la natura più intima di un individuo [...] io la conoscerò e la comprenderò più profondamente quando avrò riconosciuto il sistema organizzato e strutturato delle sue opzioni e preferenze in materia di valori. Chiamo “ethos” il sistema di valori di questo soggetto. Ma il nucleo più fondamentale di questo ethos è <em>l&#8217;ordine dell&#8217;amore e dell&#8217;odio</em>, vale a dire la forma dell&#8217;organizzazione di queste passioni dominanti ed egemoniche, e in primo luogo la forma dell&#8217;organizzazione che si presenta a un livello divenuto <em>esemplare</em>. Le concezioni globali del mondo, così come gli atti e le azioni di un soggetto, sono sempre rette da questo sistema. (Max Scheler, <em>Ordo amoris</em>, Morcelliana 2008, pp.49-50)</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;">[...] la fisionomia personale (“natura più intima”) di un individuo risiede fondamentalmente nella strutturazione assiologica del suo sentire [...] la questione dell&#8217;identità personale si connette a quella dell&#8217;identità culturale [...]» (Roberta De Monticelli, <em>Ontologia del nuovo. La rivoluzione fenomenologica e la ricerca oggi</em>, Bruno Mondadori 2008, pp.84-88.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;">Leggere </span></p>
<p><a href="http://www.swif.uniba.it/lei/pdf/biblioteca/readings/fenomenologia_SWIF.pdf" target="_blank">ROBERTA DE MONTICELLI, <em>La fenomenologia come metodo di ricerca filosofica e la sua attualità</em>, 2005</a></p>
<p><a href="http://www.swif.uniba.it/lei/pdf/biblioteca/readings/fenomenologia_SWIF.pdf" target="_blank"> </a></p>
<p><a href="http://www.filosofia.unimi.it/piana/metodo/metodo.htm" target="_blank">GIOVANNI PIANA, </a><a href="http://www.filosofia.unimi.it/piana/metodo/metodo.htm" target="_blank"><em>La fenomenologia come metodo filosofico</em></a></p>
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		<title>VERSO LA TERRA INCOGNITA (5): La relazione con l&#8217;altro non è tra meri indifferenti e nemmeno puramente psicologica: essa comprende sempre in sé il riferimento al valore dell&#8217;esistenza dell&#8217;altro. La relazione è sempre etica, mai genericamente sentimentale.</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 10:30:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
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		<guid isPermaLink="false">http://www.gabrielederitis.it/?p=8166</guid>
		<description><![CDATA[* Sotto qualsiasi rispetto si consideri il suo avvio, l&#8217;instaurarsi della relazione con l&#8217;altro &#8211; anche e soprattutto quella d&#8217;aiuto &#8211; si configura come un legame affettivo, quando dalla nostra parte si dia l&#8217;attivazione degli strati profondi della sensibilità, attraverso il chiaro ed esatto riconoscimento del valore dell&#8217;esistenza dell&#8217;altro. Abituati dal senso comune, e dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;">*</span></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter" title="Labirinto" src="http://www.gabrielederitis.it/immagini/Fotolia6.jpg" alt="" width="189" height="221" /><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 19px;">Sotto qualsiasi rispetto si consideri il suo avvio, l&#8217;instaurarsi della relazione con l&#8217;altro &#8211; anche e soprattutto quella d&#8217;aiuto &#8211; si configura come un legame affettivo, quando dalla nostra parte si dia l&#8217;attivazione degli strati profondi della sensibilità, attraverso il chiaro ed esatto riconoscimento del valore dell&#8217;esistenza dell&#8217;altro.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">Abituati dal senso comune, e dal <span style="text-decoration: underline;">pregiudizio classico</span> della psicologia e della filosofia, a concepire tutta l&#8217;esperienza in una sfera chiusa rispetto al suo &#8220;al di là&#8221; reale, releghiamo ancora l&#8217;esperienza affettiva nella sfera della soggettività pura e semplice e solo &#8220;dopo&#8221; ci poniamo il problema di come &#8220;aprirci&#8221; all&#8217;evidenza della presenza dell&#8217;altro. In realtà, l&#8217;esistenza è originariamente aperta al mondo in una modalità costitutiva tale che il suo consistere è sempre già plurale in sé e orientata all&#8217;altro, grazie all&#8217;intenzionalità della coscienza.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">Secondo le teorie classiche, la vita affettiva è chiusa ad ogni esperienza di apertura al vero (cioè essa non è capace di fondare giudizi veri, ma solo giudizi conformi al comune sentire e al sistema delle approvazioni o delle disapprovazioni sociali in vigore), perché, essendo emotivamente fondati, i suoi giudizi sarebbero privi di condizioni di verità, cioè puramente soggettivi Per questa via, il rischio è che non venga mai fuori un&#8217;etica, tutt&#8217;al più una teoria del carattere socialmente funzionale di alcune disposizioni caratteristiche della specie umana.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">Secondo la <span style="text-decoration: underline;">filosofia freudiana</span> dell&#8217;uomo, la gratuità dell&#8217;emozione estetica disinteressata è inspiegabile, perché non si aggancia a un bisogno biologico determinato, come è inspiegabile la grazia. Tuttavia, essa ha saputo riconoscere gli affetti &#8220;disutili&#8221;. L&#8217;errore è consistito nell&#8217;aver generalizzato: ha <em>ridotto</em> tutti i fenomeni affettivi a <em>una</em> delle due dimensioni della vita affettiva, che sono il <em>sentire</em> e il <em>tendere</em>. La psicoanalisi ha operato una riduzione dell&#8217;affettività alla <em>pulsionalità</em>. Questa riduzione è fenomenologicamente infondata e incomprensibile, perché riduzione dei modi del sentire ai modi del tendere. Infatti il <em>sentire</em> è per eccellenza un <em>recepire</em>, e non può di conseguenza essere ridotto a una funzione della sfera pulsionale, la quale è un modo del tendere (aspirazioni, desideri, pulsioni, reazioni), che è &#8211; a differenza del sentire &#8211; un <em>vettore d&#8217;azione</em>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">Nel Novecento, solo la fenomenologia ha saputo affrontare i fenomeni della vita affettiva riconducendoli alla regione ontologica della persona. Questa regione è la base della teoria etica, vale a dire di una teoria dei fondamenti della conoscenza morale. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">La migliore antologia dei testi classici della fenomenologia è in </span><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';"><span style="color: #0000ff;">Roberta De Monticelli, </span><em><span style="color: #0000ff;">La persona. Apparenza e realtà &#8211; Testi fenomenologici 1911-1933</span></em><span style="color: #0000ff;">, Raffaello Cortina 2000</span></span><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">. Con i classici della fenomenologia noi condividiamo, sulla scia del magistero della De Monticelli, il duplice </span><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;"><span style="color: #ff0000;">riferimento di una teoria degli affetti a una teoria della persona e a un&#8217;etica</span></span><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">. Teoria della persona, questione dell&#8217;identità personale, filosofia morale ci servono per fare un po&#8217; di luce sulla nostra frammentaria esperienza morale: sui fondamenti delle nostre convinzioni, sulle ragioni nostre e su quelle degli altri, sull&#8217;apparente miseria morale di troppe menti che oggi governano la politica, il mondo e i suoi conflitti, sulla confusione concettuale e sulla tendenziosità ideologica che regnano incontrastate, con i loro esiti nefasti nei domini dell&#8217;educazione, del diritto penale, della psichiatria criminale&#8230;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';"><br />
</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;">*</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';"><a href="/?p=7618" target="_blank">VERSO LA TERRA INCOGNITA</a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">Le basi dell’<em>educabilità</em> di un Educatore (in Exodus) sono tre: muovere <a href="http://www.gabrielederitis.it/?cat=57" target="_blank">verso se stessi</a>, <a href="http://www.gabrielederitis.it/?cat=192" target="_blank">verso gli altri</a>, <a href="http://www.gabrielederitis.it/?cat=193" target="_blank">verso il mondo</a>. La condizione dell’<em><span style="color: #000000;">educabilità </span></em><span style="color: #000000;">dei ragazzi dipende interamente dalla capacità di educare se stessi.</span></span></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>VERSO LA TERRA INCOGNITA (4): L&#8217;incanto delle cose.</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Mar 2010 08:17:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Verso la terra incognita]]></category>

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		<description><![CDATA[* Il cuore della cosa stessa &#8211; la realtà dell&#8217;anima, la sua vita, le forme del suo sentire &#8211; è storia, narrazione, racconto, vicissitudine, incanto. Dentro il flusso della vita, nel caotico succedersi dei fatti quotidiani, non cerchiamo un Oriente: sappiamo di dover consistere nel magma indistinto, cercando appigli, file di continuità nella catena dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;">*</span></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter" title="Labirinto" src="http://www.gabrielederitis.it/immagini/Fotolia5.jpg" alt="" width="240" height="300" /><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 19px;">Il <a href="/?p=7958" target="_blank">cuore della cosa stessa</a> &#8211; la realtà dell&#8217;anima, la sua vita, le forme del suo <em>sentire</em> &#8211; è storia, narrazione, racconto, vicissitudine, incanto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">Dentro il flusso della vita, nel caotico succedersi dei fatti quotidiani, non cerchiamo un Oriente: sappiamo di dover consistere nel magma indistinto, cercando appigli, file di continuità nella catena dei frammenti, riconoscimenti, la &#8216;salvezza&#8217; delle cose <a href="http://mondodomani.org/dialegesthai/cf01.htm" target="_blank">oltre il loro svanire</a>. Noi cerchiamo di risalire, oltre il <a href="http://scuola.zanichelli.it/online/lezionifilosofia-files/volume-c/u7/U7-L05_zanichelli_Weber.pdf" target="_blank">disincanto del mondo</a>, all&#8217;<a href="http://www.asia.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=1085" target="_blank">autentico</a> dispiegarsi dell&#8217;esistenza umana.</span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">Ciò che pregavi con amore,<br />
che come cosa sacra custodivi,<br />
il destino alle vane ciance umane<br />
ha abbandonato per ludibrio.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">La folla entrò, la folla irruppe<br />
entro il sacrario dell&#8217;anima tua,<br />
e di misteri e sacrifici ad essa<br />
aperti tu arrossisti tuo malgrado.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">Ah, fosse mai che le ali vive<br />
dell&#8217;anima librata sulla folla<br />
potessero salvarla dall&#8217;assalto<br />
dell&#8217;immortale volgarità umana!</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">Fedor Tjutcev</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">Questi versi rendono bene l&#8217;idea di ciò che si dà quando si superi la linea di confine che separa dall&#8217;invisibile: l&#8217;<a href="/?p=8025" target="_blank">accesso</a> a quest&#8217;ultimo non è ingresso letterale, effettivo, l&#8217;affacciarsi determinato al senso dispiegato delle cose.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">Il contatto con l&#8217;anima e con il corpo dell&#8217;altro non è possesso. Non di un oggetto si tratta, infatti, ma di un soggetto che si dà per ritrarsi subito dopo, per <a href="http://mondodomani.org/dialegesthai/ct13.htm" target="_blank">pudore</a>, perché sia salvo il nucleo di sé dall&#8217;oltranza della bellezza.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">L&#8217;insistenza del pettegolezzo e dell&#8217;insinuazione, come la rivelazione di segreti lungamente custoditi nell&#8217;anima, ma anche &#8211; più semplicemente &#8211; il tradimento dei sensi nascosti di una vita, che era stato consentito di conoscere per privilegio o per amicizia, tutto l&#8217;intrudere, l&#8217;invadere, l&#8217;irrompere scomposto e &#8216;non autorizzato&#8217; è far precipitare nel disincanto una relazione non importa quanto profonda e importante.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">Stare &#8216;al di qua&#8217; è contemplare l&#8217;incanto delle cose. Anche l&#8217;<a href="/?p=4337" target="_blank">amore</a> non dovrebbe essere stropicciato. La <a href="/?p=5306" target="_blank">manutenzione degli affetti</a> prevede cura e attenzione, certo, ma anche distanza e rispetto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">L&#8217;arte di fare passi indietro andrà &#8216;coniugata&#8217; adeguatamente da una parte e dall&#8217;altra con accettazione e perdono, con l&#8217;arte della redenzione del &#8216;così fu&#8217;: contro la malinconia, che tende a far precipitare nell&#8217;irredimibile torti e incomprensioni, occorre elaborare <em>in ascolto</em> l&#8217;accaduto, prevedendo l&#8217;approdo a un&#8217;<em>innocenza seconda</em> che non è impossibile attingere, oltre l&#8217;errore e la dimenticanza.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">L&#8217;imperfezione dei nostri strumenti umani è colpa. Solo prudenza e pazienza, umiltà e accettazione potranno impedire il perpetuarsi dell&#8217;errore e il rischio della caduta nella confusione dei sentimenti, che si traduce nell&#8217;incapacità di percepire il valore di ciò che ci sta più a cuore. La colpa più grande è, tuttavia, perdere di vista l&#8217;incanto delle cose, accostarsi ad esse con distrazione e scetticismo, incuranti della <a href="/?p=2067" target="_blank">fragilità</a> delle esistenze che popolano il mondo intorno a noi.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;">*</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';"><a href="/?p=7618" target="_blank">VERSO LA TERRA INCOGNITA</a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">Le basi dell’<em>educabilità</em> di un Educatore (in Exodus) sono tre: muovere <a href="http://www.gabrielederitis.it/?cat=57" target="_blank">verso se stessi</a>, <a href="http://www.gabrielederitis.it/?cat=192" target="_blank">verso gli altri</a>, <a href="http://www.gabrielederitis.it/?cat=193" target="_blank">verso il mondo</a>. La condizione dell’<em><span style="color: #000000;">educabilità </span></em><span style="color: #000000;">dei ragazzi dipende interamente dalla capacità di educare se stessi.</span></span></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>VERSO LA TERRA INCOGNITA (3): Oltre il visibile, l&#8217;accesso alla realtà nascosta della cosa è possibile a uno sguardo fenomenologico che sappia trascorrere dall&#8217;apparenza a ciò che è più proprio della cosa.</title>
		<link>http://www.gabrielederitis.it/?p=8025</link>
		<comments>http://www.gabrielederitis.it/?p=8025#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 21 Mar 2010 13:26:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Verso la terra incognita]]></category>

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		<description><![CDATA[* E’ quasi impossibile separare dal nostro spirito quello che non c’è. Che cosa dunque saremmo, senza l’aiuto di ciò che non esiste? Ben poca cosa, e i nostri spiriti disoccupati languirebbero, se le favole, i fraintendimenti, le astrazioni, le credenze e i mostri, le ipotesi e i sedicenti problemi della metafisica non popolassero di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;">*</span></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter" title="Labirinto" src="http://www.gabrielederitis.it/immagini/Fotolia4.jpg" alt="" width="240" height="282" /><strong>E’ quasi impossibile separare dal nostro spirito quello che non c’è. Che cosa dunque saremmo, senza l’aiuto di ciò che non esiste? Ben poca cosa, e i nostri spiriti disoccupati languirebbero, se le favole, i fraintendimenti, le astrazioni, le credenze e i mostri, le ipotesi e i sedicenti problemi della metafisica non popolassero di esseri e di immagini senza oggetti i nostri abissi e le nostre tenebre naturali. I miti sono le anime delle nostre azioni e dei nostri amori. Non possiamo agire che movendo verso un fantasma. Non possiamo amare che quello che creiamo.</strong></p>
<h4 style="text-align: justify;">L&#8217;oggetto specifico, unico e costante del pensiero è <em>ciò che non esiste</em>. Ciò che non è davanti a me; ciò che è stato; ciò che sarà; il possibile; l&#8217;impossibile. A volte questo pensiero tende a realizzare, a <em>elevare</em> al vero ciò che non esiste; e altre volte a rendere falso ciò che esiste.</h4>
<h4 style="text-align: justify;">La maggior parte ignora ciò che non ha nome; e la maggior parte crede all&#8217;esistenza di tutto ciò che ha un nome. Le cose più semplici e quelle più importanti non hanno tutte un nome. Quanto alle cose che non sono percepibili con i sensi, una dozzina di termini imprecisi, quali <em>idea, pensiero, intelligenza, natura, memoria, caso&#8230;, ci servono come possono e generano o alimentano un&#8217;altra dozzina di problemi inesistenti.</em></h4>
<h4 style="text-align: right;">PAUL VALÉRY, <em>Cattivi pensieri</em></h4>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';"><br />
&#8216;Soltanto&#8217; il <a href="http://www.swif.uniba.it/lei/pdf/biblioteca/readings/fenomenologia_SWIF.pdf" target="_blank">metodo fenomenologico</a> consente di descrivere e di spiegare accuratamente e concretamente il movimento verso l&#8217;invisibile, a partire dalla valorizzazione di ciò che appare.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">Il senso comune è portato a pensare che &#8220;le apparenze ingannano&#8221;, perché non segue un metodo adeguato alla realtà della cosa. Esso si ferma all&#8217;ingannevole evidenza di ciò che appare, che veicola il senso senza riassumerlo tutto in sé. Il senso comune è portato a dare credito solo a ciò che appare: lo isola da ciò a cui rinvia, a ciò di cui è segno. Per questo, riceve smentite dalla realtà, in quanto, fermandosi all&#8217;apparenza delle cose, non coglie la cosa stessa, la sua essenza, a partire dal suo modo di darsi a conoscere: ogni volta deve chiedersi se sia vero ciò che appare. E ad ogni smentita della realtà è costretto a riaffermare sempre di nuovo che &#8220;le apparenze ingannano&#8221;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">Più concretamente, si tratta di farsi guidare da principi e regole che aiutino a raggiungere il cuore della cosa, la sua natura profonda, che si dà oltre l&#8217;apparenza sensibile. La <a href="http://www.epistemologia.unifi.it/lanfredini/demonticelli.pdf" target="_blank">trascendenza fenomenologica</a> è radicalmente diversa dalla trascendenza metafisica: essa non è da riferire ad un&#8217;altra realtà, ad enti sovramondani. La regola della trascendenza allude ad una regione interna alla realtà della cosa stessa, ci guida verso l&#8217;essenza nascosta delle cose.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">Il principio più generale che ci ispira è questo: <em>Nulla appare invano</em>.</span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">«Proviamo ad articolare questo principio in modo da ricavarne dei principi più maneggevoli e più adatti a descrivere lo stile di pensiero fenomenologico. Proporrei i seguenti due, che vorrei chiamare <span style="text-decoration: underline;">Principio di Evidenza</span> e <span style="text-decoration: underline;">Principio di Trascendenza</span>, che analizzano il principio ispiratore. Essi dovrebbero essere affiancati da una regola che ci dica come tenere conto di essi e che chiamarei la <span style="text-decoration: underline;">Regola di Fedeltà</span>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';"><strong><span style="color: #0000ff;">Principio di Evidenza. Ogni tipo di cosa ha un modo specifico di darsi a conoscere ovvero di apparire per quello che è, essenzialmente.</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';"><strong><span style="color: #0000ff;">Principio di Trascendenza. Ogni tipo di cosa ha un modo specifico di trascendere la sua apparenza ovvero di essere realmente al di là di quanto appare.</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">In effetti, questi due principi esprimono quello che la fenomenologia considera essenziale del rapporto fra fenomeni e realtà, apparenza ed essere. Nulla appare invano, ma la reciproca non vale: <strong><span style="color: #ff0000;">non tutto quello che una cosa è realmente appare</span></strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">Una formulazione più accurata, ma anche più complicata, basterebbe a mettere in evidenza il fatto che evidenza e trascendenza si implicano reciprocamente, vale a dire che <span style="color: #ff0000;">il modo tipico che una cosa ha di darsi a conoscere è anche il modo tipico che essa ha di sparire nell&#8217;invisibile, per così dire</span>; e che <span style="color: #ff0000;">quanto della sua realtà non appare, o non si dà immediatamente a conoscere, si nasconde tuttavia in un modo tipico</span>. Un po&#8217; come il lato nascosto della cosa visibile, <span style="color: #ff0000;">il profilo della trascendenza</span>, per così dire, <span style="color: #ff0000;">è suggerito dal profilo dell&#8217;apparenza</span>. Generalizziamo questa nozione di profilo nascosto in quella di <em>stile di trascendenza</em>, correlativa di quella di <em>stile di evidenza o di esperienza</em>. Se quest&#8217;ultima nozione dovrebbe, in fenomenologia, stare alla base delle <em>epistemologie specifiche</em>, la prima è la nozione fondamentale delle <em>ontologie specifiche</em> &#8211; ovvero, nella terminologia husserliana, <em>regionali</em>. Ad esempio, la regione Natura, o </span><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;"><span style="color: #ff0000;"><strong>la regione Persona</strong></span></span><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">. [<a href="http://www.unisr.it/persona.asp?id=348" target="_blank">Roberta De Monticelli</a> è unica al mondo su una Cattedra che si chiama Filosofia della Persona] [...] Il Principio di Trascendenza altro non è che il principio fenomenologico di realtà: per cui ogni cosa reale è una fonte infinita di informazione, ha una profondità nascosta, non è mai tutta data o presente.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">Quanto alla <strong><span style="color: #0000ff;">Regola di Fedeltà</span></strong>, essa pure può articolarsi in due parti:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';"><strong><span style="color: #0000ff;">1. Accogli</span></strong> (nelle descrizioni che dai, nei concetti che usi) <strong><span style="color: #0000ff;">ogni cosa come essa si dà a conoscere ovvero per quello che appare, essenzialmente (o tipicamente)</span></strong>. [...]</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';"><strong><span style="color: #0000ff;">2. Lasciati guidare oltre le apparenze delle cose dalle apparenze stesse ovvero segui il profilo nascosto della cosa, quale te lo suggerisce il profilo apparente.<span style="color: #000000;">»</span></span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">(ROBERTA DE MONTICELLI, <em>L&#8217;ordine del cuore. Etica e teoria del sentire</em>, Garzanti, pp.35-36)</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;">*</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';"><a href="/?p=7618" target="_blank">VERSO LA TERRA INCOGNITA</a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">Le basi dell’<em>educabilità</em> di un Educatore (in Exodus) sono tre: muovere <a href="http://www.gabrielederitis.it/?cat=57" target="_blank">verso se stessi</a>, <a href="http://www.gabrielederitis.it/?cat=192" target="_blank">verso gli altri</a>, <a href="http://www.gabrielederitis.it/?cat=193" target="_blank">verso il mondo</a>. La condizione dell’<em><span style="color: #000000;">educabilità </span></em><span style="color: #000000;">dei ragazzi dipende interamente dalla capacità di educare se stessi.</span></span></p>
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		<title>VERSO LA TERRA INCOGNITA (2): Alla scoperta di sé, degli altri, del mondo. Cosa rende possibile il cammino? Identità e differenza. Perché è arbitraria una ragione che esclude l&#8217;Altro.</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 22:01:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Exodus]]></category>
		<category><![CDATA[Verso la terra incognita]]></category>

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		<description><![CDATA[* Essere in movimento è essere in cammino, è fare esperienza del mondo, crescere. Ma cosa c&#8217;è all&#8217;origine di questo movimento? Che cosa significa partire? Da cosa ci separiamo? Cosa ci muove? Il &#8216;primo tempo&#8217; per noi è il cammino verso se stessi, ma non è &#8216;primo tempo&#8217; cronologicamente, come se necessariamente dovessimo &#8216;prima&#8217; trovare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;">*</span></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter" title="Labirinto" src="http://www.gabrielederitis.it/immagini/Fotolia3.jpg" alt="" width="240" height="320" /><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 19px;">Essere in movimento è essere in cammino, è <a href="/?p=7471" target="_blank">fare esperienza</a> del mondo, crescere. Ma cosa c&#8217;è all&#8217;origine di questo movimento? Che cosa significa partire? Da cosa ci separiamo? Cosa ci muove?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">Il &#8216;primo tempo&#8217; per noi è il cammino verso se stessi, ma non è &#8216;primo tempo&#8217; cronologicamente, come se necessariamente dovessimo &#8216;prima&#8217; trovare noi stessi &#8216;e poi&#8217; andare in cerca del mondo. Oltre tutto, non raggiungeremo mai noi stessi compiutamente e definitivamente: siamo sempre in cammino, siamo sempre impegnati a crescere. La scoperta di noi stessi non è solo rinvenimento di verità a noi sconosciute: raggiunta la maturità, quando si ha la sensazione di non crescere più, in realtà si continua a crescere, grazie al contatto con gli altri e con il mondo, che favorisce nuova conoscenza e dunque ulteriore crescita.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">In realtà, noi cerchiamo noi stessi e contemporaneamente cerchiamo gli altri e cerchiamo il mondo. Già &#8216;all&#8217;inizio&#8217; ci accade di scoprire qualcosa di noi attraverso gli altri e attraverso il mondo. Dunque, assumere il cammino verso se stessi come &#8216;primo tempo&#8217; è una scelta solo espositiva, resa necessaria dal fatto che più difficile si rivela il compito della scoperta di sé, che è poi <em>dialogo con se stessi</em>, non mera contemplazione di un quadro immobile di conoscenze: so di me; so tutto di me; so chi sono.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">Dialogo con se stessi significa che individuo me stesso come <em>un altro</em> con cui poter dialogare: in me stesso c&#8217;è dell&#8217;altro, non solo la coscienza irriflessa di me. Mallarmé ha detto di sé: <em>Je est un autre</em>, Io è un altro. Freud ci ha rivelato l&#8217;esistenza di regioni profonde della coscienza, nascoste allo sguardo dell&#8217;Io cosciente. Franco Rella sostiene che il soggetto è plurale.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">Quello che preme dire, però, ora è che non siamo un semplice: in noi c&#8217;è duplicità, addirittura molteplicità. Di più, noi possiamo &#8211; senza sdoppiarci &#8211; indagare sulla nostra natura di individui, <em>ascoltandoci vivere</em>: le &#8216;voci&#8217; del nostro vivere sono il suono della nostra voce, i gesti, i passi, le scelte, i fatti, le illusioni, i risultati, la fisionomia che assumiamo agli occhi degli altri. L&#8217;esame di ciò che abbiamo fatto &#8211; ad esempio, al termine di una giornata &#8211; ci aiuta ad osservare noi, la nostra vita, il risultato delle nostre azioni. Così facendo, riusciamo a comprendere non solo ciò che abbiamo fatto e che sta lì, con il suo carico di oggettività. Ci interroghiamo sulle ragioni del nostro fare, cosa ci induca ad agire in un modo e come si possa agire diversamente, se carattere e circostanze ce lo consentono.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;">*</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';"><a href="/?p=7618" target="_blank">VERSO LA TERRA INCOGNITA</a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';">Le basi dell’<em>educabilità</em> di un Educatore (in Exodus) sono tre: muovere <a href="http://www.gabrielederitis.it/?cat=57" target="_blank">verso se stessi</a>, <a href="http://www.gabrielederitis.it/?cat=192" target="_blank">verso gli altri</a>, <a href="http://www.gabrielederitis.it/?cat=193" target="_blank">verso il mondo</a>. La condizione dell’<em><span style="color: #000000;">educabilità </span></em><span style="color: #000000;">dei ragazzi dipende interamente dalla capacità di educare se stessi.</span></span></p>
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		<title>VERSO LA TERRA INCOGNITA (1): Verso gli altri.</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 01:33:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Exodus]]></category>
		<category><![CDATA[Verso la terra incognita]]></category>

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		<description><![CDATA[* Al movimento verso l&#8217;altro darò il nome &#8220;Verso la terra incognita&#8221;. In CAMMINARSI DENTRO (118): Tra ‘vissuto’ e ‘viaggio’. Dal vissuto al viaggio. Che cosa significa ‘fare esperienza’ scrivevo: . Certo, bisogna tornare in sé, riacquistare coscienza delle proprie azioni, imparare a camminarsi dentro, ma questo sarà un movimento ‘dall’esterno’: siamo in cammino anche verso noi stessi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter" title="Labirinto" src="http://www.gabrielederitis.it/immagini/Fotolia1.jpg" alt="" width="240" height="320" /><span style="font-size: large;"><br />
</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 115%;">*</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: large;">Al <span style="color: #000080;"><em>movimento verso l&#8217;altro</em></span> darò il nome &#8220;Verso la terra incognita&#8221;.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: large;">In <a rel="bookmark" href="/?p=7471">CAMMINARSI DENTRO (118): Tra ‘vissuto’ e ‘viaggio’. Dal <em>vissuto</em> al <em>viaggio</em>. Che cosa significa ‘fare esperienza’</a> scrivevo:</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: large;"><span style="color: #ffffff;">.</span></span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;">Certo, bisogna tornare in sé, riacquistare coscienza delle proprie azioni, imparare a <a href="/?page_id=1591">camminarsi dentro</a>, ma questo sarà un movimento ‘dall’esterno’: siamo in cammino anche verso noi stessi &#8211; questo <a href="http://www.intraisass.it/corbin.htm" target="_blank">incontrar-</a><em><a href="http://www.intraisass.it/corbin.htm" target="_blank">si</a></em> è incontrare altro da sé, l&#8217;identità come non identica a se stessa -, ma il vero cammino è quello che intraprendiamo verso gli altri e verso il mondo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;">Le basi dell’<em>educabilità</em> di un Educatore (in Exodus) sono tre: <span style="text-decoration: underline;">muovere verso noi stessi</span>, <span style="text-decoration: underline;">verso gli altri</span>, <span style="text-decoration: underline;">verso il mondo</span>. La condizione dell’<em>educabilità </em>dei ragazzi dipende interamente dalla capacità di educare se stessi. </span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: center;"><span id="more-7618"></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;">A proposito di questo movimento verso gli altri, io lo intenderò come incontro, come ricerca di un incontro, per realizzare un accordo intorno ai significati da dare alle cose da mettere in comune, impegnandosi «nell’impresa ricorrente di conversione di un mondo non intrinsecamente nostro in una realtà con altri durevolmente condivisa» (S.Veca).</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: large;">*</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;">Le basi dell&#8217;<em>educabilità</em> di un Educatore (in Exodus) sono tre: muovere <a href="http://www.gabrielederitis.it/?cat=57" target="_blank">verso noi stessi</a>, <a href="http://www.gabrielederitis.it/?cat=192" target="_blank">verso gli altri</a>, <a href="http://www.gabrielederitis.it/?cat=193" target="_blank">verso il mondo</a>. La condizione dell’<em>educabilità </em>dei ragazzi dipende interamente dalla capacità di educare se stessi.</span></p>
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