Contributi a una cultura dell’Ascolto CAMMINARSI DENTRO (324): Menzogna, veridicità, sincerità, autenticità; la dissimulazione onesta

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Un buon inizio potrebbe essere l’affermazione contenuta in apertura del Trattato di semiotica generale (1975) di Umberto Eco: «Se qualcosa non può essere usato per mentire, allora non può nemmeno essere usato per dire la verità: di fatto non può essere usato per dire nulla. La definizione di ‘teoria della menzogna’ potrebbe rappresentare un programma soddisfacente per una semiotica generale» (pag.17).
E’ solo così che restituiamo dignità alle bugie dette a fin di bene, ai silenzi studiati, alle virtuose omissioni, alla letteratura come menzogna. C’è bisogno di riabilitare tutto ciò che non appare immediatamente come ‘verità’. D’altra parte, farsi guidare da un’etica della verità è rischioso, se quest’ultima non è sempre correttamente ricondotta alla realtà e al suo multiforme e cangiante apparire.
C’è una leggerezza e una pesantezza della ‘lingua’. Se è vero che «le parole non sono pietre», e per questo non presteremo fede ad esse come se fossero sempre specchio di verità, non potremo nondimeno negare che una ‘voce’ maliziosa fatta circolare ad arte su di noi contribuirà a diffondere una diversa immagine di noi, danneggiandoci presso le persone che crederanno alle parole.
Dire dell’uomo che è animal symbolicum (Cassirer), cioè produttore di linguaggi, significa anche fare i conti quotidianamente con ‘produzioni’ linguistiche – testi (scritti) e discorsi (orali) – che richiedono ‘traduzione’ e interpretazione costanti.
Noi non facciamo altro che ‘tradurre’ nel nostro linguaggio tutto ciò di cui facciamo esperienza. Il fatto che si tratti di traduzione ‘simultanea’ rischia di far passare inosservata un’attività fondamentale della mente. Ogni accordo con gli altri è il risultato di contrattazioni vere e proprie sul significato da dare alle cose (e alle stesse parole!).
Ogni considerazione manichea e ingenua del valore delle nostre parole si scontra con la realtà della ‘cosa’. Se «la natura ama nascondersi» (Eraclito), per cui è stato necessario fondare la scienza delle cose stesse con la ‘matematizzazione’ della natura, allo stesso modo occorrerà ‘raggiungere’ la ‘cosa’ – quando si tratti di persone -, tenendo conto sempre del suo modo di darsi: mentre, infatti, la cosa si dà, si mostra a noi, nello stesso tempo si ritrae, si nasconde. Uno sguardo attento all’evidenza delle cose, alla loro apparenza, non trascurerà di seguire la traccia che ci conduce dall’apparenza all’essenza, dal visibile all’invisibile…
Allora, ‘parole’, gesti, sguardi, espressioni del volto e della voce costituiranno per noi la galassia dei segni da cui partire per raggiungere il cuore della cosa stessa, guidati dalla speranza che quello che ‘toccheremo’ sia una ‘verità’ e non ancora soltanto una manifestazione occasionale e poco autentica della realtà dell’altro…

ANDREA TAGLIAPIETRA, Filosofia della bugia. Figure della menzogna nella storia del pensiero occidentale, BRUNO MONDADORI 2001 – [dalla quarta di copertina]: La menzogna si confronta, per definizione, con il concetto di verità e con quello di libertà, con i campi del sapere e con quelli del potere. Tuttavia, il problema della bugia non è riducibile alle questioni della moralità, a un valore regolativo della politica o alle complesse casistiche del diritto. Il paradosso della menzogna consiste nella sua implicita domanda di verità e, insieme, nella sua capacità di farci tornare, ogni volta, all’imbarazzante dualità dell’inizio, a quel dialogo originario che precede ogni monologo. Ma la filosofia della bugia e la storia della sincerità, che qui appaiono intimamente intrecciate, non ci raccontano solo di quella menzogna che riguarda il mondo delle cose, ma anche e soprattutto di quella bugia che ha per oggetto noi stessi, nelle forme della doppiezza, del mascheramento e dell’autoinganno. Allora, che senso ha essere sinceri? Che cosa significa essere veraci? Che differenza c’è fra il bugiardo e l’impostore, fra il falsario e il plagiario?

INDICE
Introduzione. Quella meravigliosa capacità di opporsi
1. Il bugiardo e il cacciatore. Per una preistoria della menzogna
2. Il palazzo di Circe. Immedesimazione e animalità
3. Prometeo della caverna. Tecnica, metafora e bugia
4. L’uomo odisseico e l’antropologia omerica della menzogna
5. A Ulisse piace mentire: La bugia come forma del “voler avere di più”
6. In principio fu la menzogna. La bugia nella Bibbia
7. Il filosofo e la bugia. Veridicità e volontà di mentire nel pensiero antico
8. Amicizia e verità. Mentire all’altro nella filosofia greca e romana
9. Fra peccato e confessione. La menzogna nel Medioevo
10. La dissimulazione del soggetto. Scenari della bugia nell’età moderna
11. Sincerità e autenticità. La verità dell’individuo
12. Il bugiardo e gli assasini. Storia di un eccezione
Il canone della bugia

ANDREA TAGLIAPIETRA, La virtù crudele. Filosofia e storia della sincerità, EINAUDI 2003 – [dalla quarta di copertina]: «Ti dirò tutta la verità, senza nasconderti nulla» è, spesso, nell’infinito gioco delle conversazioni umane, la frase che introduce i discorsi più crudeli. Ma anche l’esortazione incalzante a «dire la verità», che l’inquisitore ingiunge all’inquisito, sembra affondare, affilata come la lama di un bisturi, nel corpo dell’interrogato, per mettere a nudo tutto ciò che vi si nasconde. La sincerità, nella storia della nostra cultura, dalla filosofia al teatro, dalle arti figurative, alla poesia e al romanzo, fino agli infiniti intrecci della quotidianità, è una virtù ambigua, perché la verità, che essa afferma di servire, non sempre pare accordarsi con l’amore, con il bene, con il rispetto per gli altri e con il valore stesso della vita. Ma, inrealtà, che cosa significa essere sinceri? Per un’antica e duratura tradizione di pensiero la sincerità appare come la virtù morale che prescrive il rapporto dell’uomo con la verità nelle parole e nelle azioni. Tuttavia, nella storia delle idee, la sincerità acquista rilievo soprattutto con lo sviluppo moderno della soggettività e con l’accentuazione del ruolo dell’individuo in relazione al mondo e alla società. Essa, allora, è qualcosa di più che una semplice virtù morale. La sincerità è, infatti, il modo di essere dell’individuo, la via sentimentale e sociale con cui egli afferma la sua singolarità, la sua unicità, la sua autenticità.

UMBERTO GALIMBERTI, Se essere sinceri è una virtù crudele, la Repubblica 3 gennaio 2004

UMBERTO GALIMBERTI, Michel Foucault a lezione di greco, la Repubblica 16 febbraio 1996

UMBERTO GALIMBERTI, Elogio della menzogna come gioco dell’intelligenza. Solo chi sa mentire è capace di sopravvivere, la Repubblica 27 maggio 2001

ILVO DIAMANTI, Manuale di conversazione, la Repubblica 14 agosto 2005

TORQUATO ACCETTO, Della dissimulazione onesta, EDIZIONI COSTA & NOLAN 1983, EINAUDI 1997 – [dalla quarta di copertina]: Il tema di questo trattato, pubblicato nel 1641, è il cauto vivere, è la dissimulazione come dominio dei propri sentimenti. Ma l’importanza di questo breve scritto sta tutto nello stile, limpido e quasi laconico, e nella straordinaria acutezza e capacità di penetrazione nel mondo degli affetti e delle passioni, tanto da offrire l’esempio di un vero saggio di psicologia morale.

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