CAMMINARSI DENTRO (148): Lo stesso amore

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Se penso a chi ho amato di più – se ho prediletto mio padre o mia madre -, scopro che non saprei scegliere, perché non possiedo la misura dell’affetto provato. Dopo il lutto, avendo distillato tutti i fatti e gli eventi che punteggiarono la nostra vita, resta solo il bene ricevuto.

Gli errori educativi, che pure furono grandi, non sono apparsi tali, perché relativizzati, fino a quando ho iniziato a pensare che i rapporti all’interno della famiglia potevano essere regolati diversamente: i litigi eterni tra i fratelli, l’influenza dei parenti che contribuirono sempre a dividere i fratelli non trovarono in mio padre e in mia madre ‘giudici’ pronti a fare giustizia, riconoscendo ragioni e torti. Per mettere fine alle contese. Tutte le divisioni restarono sempre tali.

Essi ci amarono dello stesso amore. Non seppero mettere mai nulla al di sopra dell’amore.

Oggi mi ritrovo a pensare – quando la vita è quasi tutta alle mie spalle – che c’è qualcosa al di sopra dell’amore. Che si debba amare addirittura essendo capaci di situarsi oltre l’amore. Questo sentimento un tempo non veniva analizzato. Era quasi sacro. I sentimenti venivano da terre sconosciute ed erano destinati a durare per sempre. Crescendo noi ci convincemmo che l’amore è l’espressione più alta del cuore e che non si possa fare a meno di amare di un amore puro e sincero. Infatti, non riuscivamo a comprendere quale fosse l’origine del Male. Chi uccideva era pazzo. Chi tradiva era fuori dell’umano.

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