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Sabato 9 febbraio 2013

CAMMINARSI DENTRO (454): L’ascesi della scrittura

Il suo scopo non è comunicare né convincere nessuno, bensì superare il confine tra realtà e immaginario. – MICHEL FOUCAULT

Fare della Scrittura un costume, una mentalità non vuol dire aspirare al riconoscimento riservato ai grandi scrittori o presumere di essere tali. Molti di noi hanno preso a scrivere nelle più diverse età della vita, non importa se ‘poesie’, ‘racconti’ o testi come i nostri che non rientrano in nessuno dei generi conosciuti ma soddisfano quel bisogno di ‘scrivere di sé’ che viene addirittura raccomandato in quanto ‘terapeutico’. È già sufficiente farlo essendo spinti da bisogno di chiarezza e di verità. Scrivere in pubblico, poi, è compito arduo, in quanto si esibisce l’ordito delle relazioni ‘interne’ e la trama delle relazioni ‘esterne’, finendo sempre per svelare qualche cosa di sé che viene strappato alle regioni dell’Inconfessabile. Finisce per risultare facile farlo, trovando il coraggio di pubblicare sempre, grazie a una ragione molto sottovalutata: le persone non leggono, per di più non leggono fino in fondo, ma soprattutto non si dedicano all’esercizio della lettura, con l’intento di fare della lettura stessa una pratica di vita, una disposizione ad apprendere, un esercizio spirituale, cioè una pratica di libertà. Solo tardi, quando si sia scritto molto e con qualche competenza teorica, si arriva a capire che mentre scriviamo, scopriamo la Scrittura, quell’attività spontanea e a modo suo ‘creativa’ che si fa mentre si scrive: scopriamo con stupore che è quasi qualcun altro che scrive per noi o, meglio, una sorta di automatismo interviene a guidare la mano. È stato detto autorevolmente che la Scrittura ci precede, ci istituisce come autori del testo, facendo sì che attraverso di noi si esprima la nostra Ombra, la parte nascosta, silente, il profondo, l’inconscio, il soggetto del desiderio che noi siamo.

Non abbiamo mai compreso quanto riferiscono gli scrittori a proposito della pagina bianca, che costituirebbe, in alcuni casi, motivo di grande timore! Forse perché non siamo scrittori di professione, non ci mettiamo mai di fronte alla pagina bianca non avendo già qualcosa da dire. Proprio quando ci sentiamo ‘gravidi’, prendiamo la penna per dare libero sfogo a ciò che urge, che preme in noi…
Qui ci interessa indicare una zona dell’esperienza da noi investita di un compito essenziale: l’esercizio dell’ascesi, di cui la Scrittura è parte. Ascesi non è solo purificazione, rinuncia, elevazione spirituale. Nell’atto della scrittura, la fatica che facciamo ad esprimerci fino in fondo costituisce un lavoro doloroso di espressione compiuta di sé che comporta sempre il ‘sacrificio’ di una parte di sé, di quell’Io che non ama certo mostrare il lato dell’esistenza che normalmente non appare o rischia di non essere sufficientemente rischiarato dallo sguardo altrui: la parte emersa, pur essendo visibile, o proprio per questo, sfugge ai più, che non sanno ‘leggere’ o che cercano altrove il senso della nostra ‘presenza’, rinunciando a farsi guidare dall’apparenza verso l’invisibile dell’esperienza, che costituisce l’unica realtà da conoscere, quando non si smarrisca il filo che conduce ad essa e che permette ogni volta di tornarvi di nuovo; la parte sommersa, che non è necessariamente tutta inconscia, pertiene alla regione invisibile dell’esperienza personale a cui quasi nessuno è interessato ad accedere, tranne chi ci ami di vero amore, non necessariamente una matura donna sensibile. Talvolta, una nipotina affezionata penetra più a fondo di una donna adulta ‘titolata’.
Paradossalmente, cerchiamo un pubblico che sia capace di raggiungerci là dove siamo veramente, mentre ci sforziamo di nascondere in superficie le nostre cose, depositandole proprio là dove pochi le vedranno, cioè sotto gli occhi di tutti.
Inizialmente, si cerca il proprio ‘pubblico’, si immagina che esista una schiera di lettori costanti impegnati a legare insieme quanto andiamo dicendo oggi alle ‘conclusioni’ importanti a cui giungemmo un anno fa o un mese fa. Grazie alla rilevazione quotidiana del numero degli accessi alle pagine web, alla distribuzione geografica dei ‘lettori’, ma soprattutto al tempo di permanenza sulle singole pagine, si scopre presto che quasi nessuno legge fino in fondo, considerato il tempo che richiede una lettura che infrange la prima regola raccomandata per il web, cioè la brevità. Sappiamo bene come si scrive per il web, cosa renda gradevole la lettura e cosa induca il lettore a non abbandonare la pagina. Tuttavia, a noi interessa altro. Avendo appreso a nostre spese che la scrittura non ci farà amare di più da chi ci ama già o che susciterà sentimenti analoghi in qualcun altro; che non ci metterà a contatto con nessuno, se non occasionalmente e per brevi periodi; che non farà di noi un ‘autore’ per il solo fatto di scrivere; che la scrittura di sé serve solo a noi, come la stesura del riassunto di un altro testo. Una casa editrice pubblicherebbe mai una raccolta di riassunti? Un pubblico colto ed esigente perderebbe il proprio tempo a leggere generici riassunti? Questo tipo di testo risponde ad una esigenza privata e basta. Allo stesso modo, raccontare di sé non è attività che possa interessare e intrattenere se non persone che arrivino a cogliere risonanze in sé che valgano come altrettanti echi di quanto andiamo facendo. Dunque, non c’è qua o là un testo compiuto che aspiri ad essere riconosciuto come tale. C’è solo la scrittura, il succedersi ripetuto di un esercizio di comprensione delle proprie ragioni, dei propri risultati e delle proprie sconfitte. Il valore di verità e il piacere del testo che si può ricavare dalla lettura sono assegnati ai frammenti che si rimandano tra di loro, perché di ordito si tratta, perché conta il volo della mente, trovare le parole, non creare un pubblico disposto a non abbandonarci mai.
Il vero ‘pubblico’ della nostra scrittura siamo noi stessi. Forse, noi scriviamo proprio per raggiungere quella parte di noi che non conosciamo, che ci sfugge, che straripa da tutti i lati, che non si lascia chiudere in un ‘testo’ per sempre. A noi serve poter mostrare a noi stessi il risultato di una ricerca costante di senso, perché abbiamo fame di senso, perché il nostro amor proprio e l’autostima e l’assertività e il rispetto di sé sono soltanto parole, se non sapremo dire a noi stessi i modi e le ragioni del nostro consistere qui e ora, in quest’ora buia della notte, mentre i nostri fantasmi assediano la nostra mente e non ci lasciano dormire e non ci consentono di aspettare l’alba per affacciarci a dire ancora il nostro bisogno d’amore a chi vorrà sentirlo.

Comments

  • Gabriele De Ritis

    Gabriele De Ritis

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    È o vorrebbe essere da un capo all’altro un piccolo tentativo di dissidenza dal gioco delle forze, «una professione di incredulità nell’onnipotenza del visibile» Cristina Campo
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    IL NOSTRO SENTIRE
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    Le emozioni hanno relazioni con l’apparato cognitivo perché si lasciano modificare dalla persuasione. - ARISTOTELE

    I sentimenti sono il fondamento della nostra mente. - ANTONIO DAMASIO

    L'essere oggetto d'amore è, per così dire, il luogo in cui solamente la persona esiste e può quindi anche venire alla luce. (Max Scheler, Essenza e forme della simpatia)
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    Accade qualcosa: «Non ho mai dubitato che ci dovesse essere qualcuno come Lei, ma ora Lei c'è realmente, e la mia gioia straordinaria per questo durerà sempre». - Lettera di Ingeborg Bachmann a Hannah Arendt - 16 agosto 1962

    «I camminatori veri sanno dove appoggiare i piedi e dove appoggiarsi con le mani. Come il lampadiere: colui che mette la luce in cima alla canna e mette la canna sulla spalla con la luce rivolta all’indietro, in modo che altri possano seguire tranquillamente il sentiero. Mi sono chiesto come possa il lampadiere vedere il sentiero. Mi piace pensare che ci sia un cammino già tracciato, un terreno sicuro dove appoggiare il piede solcato da migliaia di tracce che altri prima hanno lasciato. Così il cammino del lampadiere risulta sicuro. E’ forse questo lo stare dalla parte buona della vita?» - Don Antonio Mazzi

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    Sulla Scrittura
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    La scrittura, come elemento dell'ascesi, ha una funzione etopoietica: essa è un operatore della trasformazione della verità in ethos.

    Il suo scopo non è comunicare né convincere nessuno, bensì superare il confine tra realtà e immaginario. - MICHEL FOUCAULT

    Nello scrittore il pensiero non guida il linguaggio dal di fuori [...]. Le mie parole sorprendono me stesso e mi consegnano al pensiero. - JACQUES DERRIDA

    Il linguaggio non è della lingua, ma del cuore. La lingua è solo lo strumento con il quale parliamo. Chi è muto è muto nel cuore, non già nella lingua... Quali le tue parole, tale il tuo cuore. - PARACELO (Citazione contenuta in James Hillman, L'anima del mondo e il pensiero del cuore, Adelphi 2005, pag.41).

    _______________________________ LE COSE NASCOSTE DALLA FONDAZIONE DEL MONDO ______________________________

    E’ quasi impossibile separare dal nostro spirito quello che non c’è. Che cosa dunque saremmo, senza l’aiuto di ciò che non esiste? Ben poca cosa, e i nostri spiriti disoccupati languirebbero, se le favole, i fraintendimenti, le astrazioni, le credenze e i mostri, le ipotesi e i sedicenti problemi della metafisica non popolassero di esseri e di immagini senza oggetti i nostri abissi e le nostre tenebre naturali. I miti sono le anime delle nostre azioni e dei nostri amori. Non possiamo agire che movendo verso un fantasma. Non possiamo amare che quello che creiamo. - PAUL VALÉRY, Cattivi pensieri

    L'oggetto specifico, unico e costante del pensiero è ciò che non esiste. Ciò che non è davanti a me; ciò che è stato; ciò che sarà; il possibile; l'impossibile. A volte questo pensiero tende a realizzare, a elevare al vero ciò che non esiste; e altre volte a rendere falso ciò che esiste. - PAUL VALÉRY, Cattivi pensieri

    La maggior parte ignora ciò che non ha nome; e la maggior parte crede all'esistenza di tutto ciò che ha un nome.
    Le cose più semplici e quelle più importanti non hanno tutte un nome. Quanto alle cose che non sono percepibili con i sensi, una dozzina di termini imprecisi, quali idea, pensiero, intelligenza, natura, memoria, caso..., ci servono come possono e generano o alimentano un'altra dozzina di problemi inesistenti. - PAUL VALÉRY, Cattivi pensieri

    ... l'anima, che per l'uomo comune è il vertice della spiritualità, per l'uomo spirituale è quasi carne. - MARINA CVETAEVA

    La verità è il tono di un incontro. - HUGO VON HOFMANNSTHAL

    58. Ciò che si può promettere. Si possono promettere azioni, ma non sentimenti, perché questi sono involontari. Chi promette a qualcuno di amarlo sempre o di odiarlo sempre o di essergli sempre fedele promette qualcosa che non è in suo potere; invece può ben promettere quelle azioni, che sono sì, di solito, effetto dell'amore, dell'odio e della fedeltà, ma che possono anche scaturire da altri motivi: giacché a un'azione conducono più vie e motivi. La promessa di amare sempre qualcuno significa cioè: finché ti amerò, compirò verso di te le azioni dell'amore; se non ti amerò più, continuerai a ricevere da me le stesse azioni, anche se per altri motivi, sicché nella testa del prossimo persiste l'illusione che l'amore sia immutato e sempre il medesimo. Si promette, dunque, di continuare nell'apparenza dell'amore quando, senza accecarsi da sé, si giura a qualcuno eterno amore. - FRIEDRICH NIETZSCHE, Umano, troppo umano

    Molto ha esperito l’uomo. / Molti celesti ha nominato / da quando siamo un colloquio / e possiamo ascoltarci l’un l’altro (Friedrich Hölderlin) -- Le riflessioni di Martin Heidegger su queste parole straziate ed alte del grande poeta tedesco consentono di indicare la radicale importanza del colloquio, come struttura dell’esistenza, e le conseguenze che ne scaturiscono, quando essa si lacera e si frantuma implacabilmente (ad esempio) in una tossicomania.
    Queste sono alcune delle cose che egli scrive: «Noi siamo un colloquio. L’essere dell’uomo si fonda nel linguaggio (Sprache); ma questo accade (geschieht) autenticamente solo nel colloquio (Gesprächt)»; e ancora: «Ma che cosa significa allora un ‘colloquio’? Evidentemente il parlare insieme di qualcosa. E’ in tal modo che il parlare rende possibile l’incontro. Ma Hölderlin dice: ‘da quando siamo un colloquio e possiamo ascoltarci l’un altro’. Il poter ascoltare non è una conseguenza che derivi dal parlare insieme, ma ne è, piuttosto, al contrario, il presupposto» (M.Heidegger, La poesia di Hölderlin, Adelphi 1988).
    L’inaudita rilessione heideggeriana così prosegue: «Ma Hölderlin non dice semplicemente: noi siamo un colloquio, bensì: ‘da quando noi siamo un colloquio…’. Là dove c’è ed è esercitata la facoltà del linguaggio propria dell’uomo, non vi è ancora senz’altro l’evento essenziale del linguaggio: il colloquio»; e infine: «Un colloquio, noi lo siamo dal tempo in cui ‘vi è il tempo’. E’ da quando il tempo è sorto e fissato che noi siamo storicamente. Entrambi - l’essere un colloquio e l’essere storicamente - hanno lo stesso tempo, si appartengono l’un l’altro e sono il medesimo». (da EUGENIO BORGNA, Noi siamo un colloquio, Feltrinelli 1999: Il vuoto esistenziale, pp.120-122)

    Un'altissima quantità di incontri umani viene distrutta da una scarsa tolleranza agli equivoci. - RENATA TURCO

    E’ Joan che parla:
    «Tutti dovrebbero poter tornare indietro con la memoria ed essere certi di aver avuto una mamma che amava tutto di loro, anche la pipì, anche la cacca. Chiunque dovrebbe poter essere sicuro che la mamma gli voleva bene giusto perché era lui, e non per per quello che avrebbe potuto fare. Altrimenti non ci si sente in diritto di esistere, si sente che non si sarebbe mai dovuti nascere. Non importa cosa succede poi a questa persona, non importa se soffre, può sempre guardare indietro e sentire che può essere amato. Può amare se stesso: non può più rompersi. Ma se non può tornare su queste cose, allora può rompersi. Ci si può rompere soltanto se si è già a pezzi. Finché il mio io bambino non è stato amato io ero a pezzi. Amandomi come si ama un bambino lei mi ha aggiustato».

    – RONALD LAING, L’io diviso. Studio di psichiatria esistenziale (1959)