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Mercoledì 12 ottobre 2011

Il volto nel pensiero contemporaneo, a cura di DANIELE VINCI, IL POZZO DI GIACOBBE, Trapani 2010, 560 pagine

Contenuto del volume

Premessa pp.7-10

I. Radici

Panim, un singolarissimo plurale. Volto di volti e volti del volto umano nella Bibbia ebraica e in alcuni testi midrashici pp.13-46 di Mauro Maria Morfino
1. Introduzione;
2. Il volto umano come res ri-cor-data da Dio;
2.1. L’umano. O lo sphragis della dialogicità umana e della caparbietà divina;
2.2. L’umano. O lo sphragis della responsabilità non capricciosa e della sovranità non prepotente;
2.3. L’umano. O lo sphragis della sua in-frangibilità, intangibilità, incommensurabilità;
3. Conclusione.

Le parole del volto. Spigolature storico-linguistiche ai margini di un campo semantico pp.47-64 di Antonio Piras

II. Alla luce del volto

Antropologia del volto: frammenti pp.67-83 di David Le Breton
1. Il volto come incarnazione del sentimento di identità;
2. Il volto come potenza di appello;
3. Il razzismo o il volto profanato;
4. La maschera o il nascondimento del volto;
5. Lo sfiguramento o l’identità distrutta;
6. Trapianto del volto;
7. Ouverture.

Animal habile ad (inter)loquendum. Sette tesi antropologiche, in dialogo con il “nuovo pensiero” pp.84-102 di Francesco Paolo Ciglia

I lineamenti del sublime pp.103-119 di Sante Babolin
1. Identità umana;
1.1. Dal nome al volto;
1.2. Simbolica del volto;
1.3. Simbolica della maschera;
2. Dramma dell’identità;
2.1. Libertà immagine di Dio nell’uomo;
2.2. Libertà ragione della ragione;
3. Volto umano;
3.1. Volto sublime;
3.2. Volto immortale.

La visibilità dell’invisibile pp.120-130 di Emilio Baccarini
Premessa;
1. Il volto ‘visto’: il piano dell’oggetto;
2. Il volto invisibile: il piano del soggetto;
3. Al di là del soggetto.

L’empatia ha bisogno di un volto? pp.131-142 di Laura Boella
1. Occhi che parlano, occhi che tradiscono: vedere con il corpo e con la mente;
2. Un evento che accade; 3. L’espressione.

L’altro volto. Gli animali e la domanda antropologica (in una prospettiva ebraica) pp.143-156 di Massimo Giuliani
1. Derrida e Levinas;
2. La Torà insegna la cura di tutti i viventi;
3. Una critica a Derrida;
4. Gli animali come consolazione divina;
5. Il rabbino ha un gatto che parla;
6. Gli animali ridono? Una risposta a Blumenberg.

III. Pensatori del volto

Georg Simmel. Espressione materiale, divenire vissuto e conoscenza sensibile pp.159-175 di Claudia Portioli
1. Intrecci teorici;
2. L’indistinzione anima-corpo;
3. La prestazione sociologica dell’occhio e il corpo animato nella realtà della vita;
4. Dall’aisthesis del volto nella prassi della vita all’aisthesis nel ritratto;
5. Il volto, il corpo e lo spirituale;
6. Lo psichico-spirituale invisibile e il corporeo visibile: quale relazione?

Edith Stein. Il “singolo” e il suo volto pp.176-190 di Angela Ales Bello
1. L’io e gli altri: la questione dell’empatia;
2. L’antropologia fenomenologica di Edith Stein;
3. Gnoseologia e metafisica della singolarità;
3.1. Il nucleo personale;
3.2. L’essenza della singolarità personale;
4. Essenza, forma, individuo;
5. Il “sentire” la singolarità;
6. Il singolo immagine di Dio.

Franz Rosenzweig. L’amore comandato pp.191-202 di Pierluigi Plata
1. Fenomenologia del volto umano;
2. Solo Dio comanda di amare;
3. Il volto di Dio comanda al volto dell’uomo di amare.

Pavel A. Florenskij. La lotta tra maschera e sguardo pp.203-220 di Natalino Valentini
1. Il ritorno del volto dimenticato;
2. Il volto misterioso della Natura;
3. L’idea, il volto e lo sguardo;
4. L’icona del volto;
5. L’insidia dell’idolo-maschera sul volto-sguardo.

Max Picard. Il rilievo sull’eterno pp.221-250 di Silvano Zucal
1. Il tormentato percorso religioso e professionale di un filosofo autodidatta;
2. Precursore di Lévinas sul tema del volto;
3. Volto “umano” (Menschengesicht) e “muso” animale (Tiergesicht);
4. Il volto come “imago Dei”;
5. Dimensione dialogica del volto: il volto dell’altro;
6. Il volto come “presenzialità” fuoruscita dall’eterno;
7. Dimensione esodale del volto e il “volto-guida”;
8. Il volto e il nulla: il volto di Hitler;
9. Il volto tra silenzio e parola;
10. Geografia dei volti. Volto e salvezza;
11. Volto della fede e volto della fuga;
Conclusione.

Romano Guardini. Fra Tu e Tu pp.251-276 di Daniele Vinci
1. La dialogica dei volti;
2. Due letture guardiniane;
2.1. Verso l’aperto: Rainer Maria Rilke;
2.2. Sulla soglia dell’eterno: Dostoevskij;
3. Il volto e il sacro.

Jean-Paul Sartre. Sguardo e Visibilità inafferrabile della trascendenza pp.277-292 di Gabriella Farina
1. Lo sguardo ne L’essere e il nulla;
2. La vergogna;
3. Il conflitto delle libertà nel gioco degli sguardi.

Emmanuel Levinas. Visage, Alterità e Infinito pp.293-310 di Giuliano Sansonetti
1. L’Altro, il Volto;
2. Volto ed Etica;
3. Volto e Responsabilità;
4. Volto e Linguaggio;
5. Volto e Traccia.

Jean-Luc Marion. L’icona come fenomeno saturo pp.311-330 di Susy Zanardo
1. La fenomenologia della donazione come fenomenologia dell’invisibile;
2. Lo sguardo fenomenologico come possibilità di accesso all’invisibile;
3. Il fenomeno saturo come esperienza dell’invisibile;
4. Il volto come icona dell’invisibile;
5. Il volto come fenomeno saturo per eccellenza.

IV. Rifigurazioni

De visu pp.333-337 di Federico Ferrari

L’ombra che sta al centro. Nota su alcuni autoritratti di Rembrandt pp.338-353 di Roberto Diodato

“Faces enfouies”. Antonin Artaud pp.354-368 di Natacha Allet
1. Face, plan; 2.
Le gouffre corps;
3. Traits, gestes;
4. Trajectoires;
5. Gris-gris.

Fare e disfare il viso. Metamorfosi dell’umano tra Canetti e Deleuze pp.369-383 di Ubaldo Fadini

“Dar la cara”. La storia sacrificale del volto in María Zambrano pp.384-400 di Nunzio Bombaci
1. “La distruzione delle forme” nell’ora della crisi;
2. Dall’assedio del sacro alla rivelazione del divino;
3. Il volto di Atena;
4. La pittura e la sua “luce avvinta all’ombra”;
5. “Offrire il volto”: il desarrapado di Goya; 6. Volto e maschera in Goya.

In quelle tenebre. Volti del nazismo pp.401-407 di Giorgio Pellegrini

Il volto si fa croce. La ricerca del Dio visibile nell’arte di Alexej von Jawlensky pp.408-418 di Maria Passaro

“Sinistre marionette con volti umani”. La rifigurazione dell’uomo sfigurato nella pittura di Mušič e Bokor pp.419-428 di Sylvie Courtine-Denamy
1. L’iconografia del razzismo;
2. Figurare l’infigurabile.

V. «Tornino i volti»

“I visi spenti”. L’antropologia pelagiana di Primo Levi pp.431-445 di Irene Kajon
1. Il giudizio morale e “la zona grigia”: il Bene al di là dell’essere;
2. Dal libro di Giobbe alla scoperta dei buchi neri: elogio della bontà dell’uomo;
3. I volti: la riflessione sulla natura umana e le biografie;
4. La letteratura come espressione della scienza e della filosofia.

Böll: la città si è fatta straniera pp.446-458 di Lucia Borghese

Volti nel tempo: da Bergman a Tarkovskij pp.459-473 di Andrea Oppo
1. Deleuze e il primo piano in Bergman;
2. Dall’immagine-affezione all’immagine-tempo;
3. L’“obraz” di Tarkovskij. Lo specchio e il volto;
4. Oltre Leonardo. Apocalisse e rifiuto della storia.

Il tempo che cambia ogni cosa. Alcune riflessioni su tIme di Kim Ki-duk pp.474-483 di Giuseppe Tilocca
1. Kim Ki-duk: cineasta per caso in un paese senza volto;
2. Il volto e il tempo. Fisiognomica e chirurgia estetica.

Le radici di un dilemma pp.484-495 di Rossella Ghigi e Lucia Rodler
1. L’inganno della bellezza: l’antico sospetto;
2. La costruzione del bello. Dalla natura al bisturi;
3. L’evoluzione dei principi fisiognomici in epoca moderna;
4. Fisiognomica e chirurgia estetica dal XIX al XX secolo.

“Sei ancora tu?”. Pratiche contemporanee di de-figurazione del volto femminile pp.496-503 di Patrizia Magli
1. Se métamorphoser, se configurer, se défigurer;
2. Donner forme à la perte et au reste.

Il volto “sociale” di facebook. Rappresentazione e costruzione identitaria nella società estroflessa pp.504-518 di Pier Cesare Rivoltella
1. Volto e identità;
2. Il problema dell’identità in Internet;
3. La trasformazione del paesaggio: la virtualità reale;
4. La società estroflessa: pubblico e privato al tempo di Facebook;
5. La fenomenologia del volto in Facebook: l’identità come strategia e rappresentazione.

“Cara a cara”. Volto, identità, metamorfosi in Sardegna pp.519-528 di Bachisio Bandinu “Fattu a visera”; La maschera altrimenti che volto.

Gli autori pp.529-534

Indice dei nomi pp.535-543

Indice dei concetti pp.545-553

  • Gabriele De Ritis

    Gabriele De Ritis

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    È o vorrebbe essere da un capo all’altro un piccolo tentativo di dissidenza dal gioco delle forze, «una professione di incredulità nell’onnipotenza del visibile» Cristina Campo
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    IL NOSTRO SENTIRE
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    Le emozioni hanno relazioni con l’apparato cognitivo perché si lasciano modificare dalla persuasione. - ARISTOTELE

    I sentimenti sono il fondamento della nostra mente. - ANTONIO DAMASIO

    L'essere oggetto d'amore è, per così dire, il luogo in cui solamente la persona esiste e può quindi anche venire alla luce. (Max Scheler, Essenza e forme della simpatia)
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    Accade qualcosa: «Non ho mai dubitato che ci dovesse essere qualcuno come Lei, ma ora Lei c'è realmente, e la mia gioia straordinaria per questo durerà sempre». - Lettera di Ingeborg Bachmann a Hannah Arendt - 16 agosto 1962

    «I camminatori veri sanno dove appoggiare i piedi e dove appoggiarsi con le mani. Come il lampadiere: colui che mette la luce in cima alla canna e mette la canna sulla spalla con la luce rivolta all’indietro, in modo che altri possano seguire tranquillamente il sentiero. Mi sono chiesto come possa il lampadiere vedere il sentiero. Mi piace pensare che ci sia un cammino già tracciato, un terreno sicuro dove appoggiare il piede solcato da migliaia di tracce che altri prima hanno lasciato. Così il cammino del lampadiere risulta sicuro. E’ forse questo lo stare dalla parte buona della vita?» - Don Antonio Mazzi

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    Sulla Scrittura
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    La scrittura, come elemento dell'ascesi, ha una funzione etopoietica: essa è un operatore della trasformazione della verità in ethos.

    Il suo scopo non è comunicare né convincere nessuno, bensì superare il confine tra realtà e immaginario. - MICHEL FOUCAULT

    Nello scrittore il pensiero non guida il linguaggio dal di fuori [...]. Le mie parole sorprendono me stesso e mi consegnano al pensiero. - JACQUES DERRIDA

    Il linguaggio non è della lingua, ma del cuore. La lingua è solo lo strumento con il quale parliamo. Chi è muto è muto nel cuore, non già nella lingua... Quali le tue parole, tale il tuo cuore. - PARACELO (Citazione contenuta in James Hillman, L'anima del mondo e il pensiero del cuore, Adelphi 2005, pag.41).

    _______________________________ LE COSE NASCOSTE DALLA FONDAZIONE DEL MONDO ______________________________

    E’ quasi impossibile separare dal nostro spirito quello che non c’è. Che cosa dunque saremmo, senza l’aiuto di ciò che non esiste? Ben poca cosa, e i nostri spiriti disoccupati languirebbero, se le favole, i fraintendimenti, le astrazioni, le credenze e i mostri, le ipotesi e i sedicenti problemi della metafisica non popolassero di esseri e di immagini senza oggetti i nostri abissi e le nostre tenebre naturali. I miti sono le anime delle nostre azioni e dei nostri amori. Non possiamo agire che movendo verso un fantasma. Non possiamo amare che quello che creiamo. - PAUL VALÉRY, Cattivi pensieri

    L'oggetto specifico, unico e costante del pensiero è ciò che non esiste. Ciò che non è davanti a me; ciò che è stato; ciò che sarà; il possibile; l'impossibile. A volte questo pensiero tende a realizzare, a elevare al vero ciò che non esiste; e altre volte a rendere falso ciò che esiste. - PAUL VALÉRY, Cattivi pensieri

    La maggior parte ignora ciò che non ha nome; e la maggior parte crede all'esistenza di tutto ciò che ha un nome.
    Le cose più semplici e quelle più importanti non hanno tutte un nome. Quanto alle cose che non sono percepibili con i sensi, una dozzina di termini imprecisi, quali idea, pensiero, intelligenza, natura, memoria, caso..., ci servono come possono e generano o alimentano un'altra dozzina di problemi inesistenti. - PAUL VALÉRY, Cattivi pensieri

    ... l'anima, che per l'uomo comune è il vertice della spiritualità, per l'uomo spirituale è quasi carne. - MARINA CVETAEVA

    La verità è il tono di un incontro. - HUGO VON HOFMANNSTHAL

    58. Ciò che si può promettere. Si possono promettere azioni, ma non sentimenti, perché questi sono involontari. Chi promette a qualcuno di amarlo sempre o di odiarlo sempre o di essergli sempre fedele promette qualcosa che non è in suo potere; invece può ben promettere quelle azioni, che sono sì, di solito, effetto dell'amore, dell'odio e della fedeltà, ma che possono anche scaturire da altri motivi: giacché a un'azione conducono più vie e motivi. La promessa di amare sempre qualcuno significa cioè: finché ti amerò, compirò verso di te le azioni dell'amore; se non ti amerò più, continuerai a ricevere da me le stesse azioni, anche se per altri motivi, sicché nella testa del prossimo persiste l'illusione che l'amore sia immutato e sempre il medesimo. Si promette, dunque, di continuare nell'apparenza dell'amore quando, senza accecarsi da sé, si giura a qualcuno eterno amore. - FRIEDRICH NIETZSCHE, Umano, troppo umano

    Molto ha esperito l’uomo. / Molti celesti ha nominato / da quando siamo un colloquio / e possiamo ascoltarci l’un l’altro (Friedrich Hölderlin) -- Le riflessioni di Martin Heidegger su queste parole straziate ed alte del grande poeta tedesco consentono di indicare la radicale importanza del colloquio, come struttura dell’esistenza, e le conseguenze che ne scaturiscono, quando essa si lacera e si frantuma implacabilmente (ad esempio) in una tossicomania.
    Queste sono alcune delle cose che egli scrive: «Noi siamo un colloquio. L’essere dell’uomo si fonda nel linguaggio (Sprache); ma questo accade (geschieht) autenticamente solo nel colloquio (Gesprächt)»; e ancora: «Ma che cosa significa allora un ‘colloquio’? Evidentemente il parlare insieme di qualcosa. E’ in tal modo che il parlare rende possibile l’incontro. Ma Hölderlin dice: ‘da quando siamo un colloquio e possiamo ascoltarci l’un altro’. Il poter ascoltare non è una conseguenza che derivi dal parlare insieme, ma ne è, piuttosto, al contrario, il presupposto» (M.Heidegger, La poesia di Hölderlin, Adelphi 1988).
    L’inaudita rilessione heideggeriana così prosegue: «Ma Hölderlin non dice semplicemente: noi siamo un colloquio, bensì: ‘da quando noi siamo un colloquio…’. Là dove c’è ed è esercitata la facoltà del linguaggio propria dell’uomo, non vi è ancora senz’altro l’evento essenziale del linguaggio: il colloquio»; e infine: «Un colloquio, noi lo siamo dal tempo in cui ‘vi è il tempo’. E’ da quando il tempo è sorto e fissato che noi siamo storicamente. Entrambi - l’essere un colloquio e l’essere storicamente - hanno lo stesso tempo, si appartengono l’un l’altro e sono il medesimo». (da EUGENIO BORGNA, Noi siamo un colloquio, Feltrinelli 1999: Il vuoto esistenziale, pp.120-122)

    Un'altissima quantità di incontri umani viene distrutta da una scarsa tolleranza agli equivoci. - RENATA TURCO

    E’ Joan che parla:
    «Tutti dovrebbero poter tornare indietro con la memoria ed essere certi di aver avuto una mamma che amava tutto di loro, anche la pipì, anche la cacca. Chiunque dovrebbe poter essere sicuro che la mamma gli voleva bene giusto perché era lui, e non per per quello che avrebbe potuto fare. Altrimenti non ci si sente in diritto di esistere, si sente che non si sarebbe mai dovuti nascere. Non importa cosa succede poi a questa persona, non importa se soffre, può sempre guardare indietro e sentire che può essere amato. Può amare se stesso: non può più rompersi. Ma se non può tornare su queste cose, allora può rompersi. Ci si può rompere soltanto se si è già a pezzi. Finché il mio io bambino non è stato amato io ero a pezzi. Amandomi come si ama un bambino lei mi ha aggiustato».

    – RONALD LAING, L’io diviso. Studio di psichiatria esistenziale (1959)