CAMMINARSI DENTRO (80): Il tempo della gioia – Di ritorno dalla Terra Santa (10)

 

Il sentimento fondamentale provato nel viaggio compiuto è stato sicuramente la gioia. Ogni giorno c’è stata la celebrazione di una Messa, all’interno della quale non mancano in Exodus i momenti intensi dell’abbraccio – lo scambio della pace – e della preghiera fatta tenendosi per mano. Chiudersi in cerchio è scelta che si ripropone nelle Sedi e nei momenti di formazione di Verona, quando cantiamo il Padre nostro. Le canzoni religiose che punteggiano i riti sono dolcissime. La commozione che mi accade di provare, e che arriva fino al pianto, è segno indubitabile del sentimento della gioia, che provo assieme a persone a cui mi lega ormai la fraternità, che don Antonio Mazzi è riuscito a promuovere fra di noi. A dispetto della mia laicità, l’esperienza religiosa fatta ripetutamente con gli Educatori di Exodus è da me condivisa con silenzio partecipe. Una parte di me, la più antica, comprende e sente quanto accade intorno a me. Non so se sia nostalgia di un bene perduto o adesione totale, ma è certo che il canto e la preghiera fanno bene all’anima.

Il Pellegrinaggio in Terra Santa, voluto fortemente da don Antonio quest’anno per tutti i suoi Educatori, doveva essere un’occasione ulteriore per rinsaldare i legami da lui posti alla base di Exodus. Da qualche anno, egli va dicendo che non vuole più che si parli di Comunità o di Sedi. Piuttosto, bisogna dire le case, le nostre case, perché gli ospiti siano sempre più parte di una ideale famiglia, in cui ciò che unisce prevalga sempre sulle mille ragioni che ci dividono.

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