Testo:
Buongiorno a tutti. Avete visto che pasticcio sta succedendo? Due giorni fa il giornale di casa Berlusconi pubblica una ricostruzione di come fu concepito, costruito, approvato e promulgato il cosiddetto Lodo Alfano e da chi. Devo dire -è una cosa che non farò mai più, credo, ma- che la ricostruzione di Feltri è abbastanza verosimile, secondo me molto vicina alla verità: del resto l’avevamo scritto nel libro “Bavaglio” l’anno scorso, come erano andate le cose e, chiunque abbia un po’ di memoria o abbia partecipato alla manifestazione di Piazza Navona dell’8 luglio dell’anno scorso, l’ha sentito ripetere da molti di noi.

Il Lodo Alfano non l’ha scritto Alfano

Il Lodo Alfano l’unico che non l’ha scritto è Alfano: il Lodo Alfano è opera di Berlusconi e dei suoi Avvocati, Ghedini innanzitutto e, dall’altra parte, lo staff del Quirinale con qualche zampino del Partito Democratico, all’epoca guidato dal leggendario Walter Veltroni. Oggi il Quirinale, dopo aver lasciato passare un’intera giornata, la giornata di domenica, smentisce quella ricostruzione in maniera un po’ vaga, dicendo “ è del tutto falsa l’affermazione che al Quirinale si siano stipulati patti su leggi la cui iniziativa, come è noto, spetta al governo e tanto meno sul superamento del vaglio di costituzionalità affidato alla Consulta”. Dopodiché dice che “ la collaborazione tra gli uffici della presidenza del Consiglio e i Ministri competenti è una prassi da lungo tempo consolidata, di semplice consultazione e leale cooperazione, che lascia intatta la netta distinzione dei ruoli e delle responsabilità”. Quanto sia netta questa distinzione lo vediamo tra un attimo. Prosegue, la nota del Quirinale, con il fatto che c’era la legge blocca /processi che era incostituzionale e che, quindi, il Consiglio dei Ministri la sostituì con la Legge Alfano che, invece di bloccare 100.000 processi, bloccava soltanto quelli a Berlusconi. Dice “ Napolitano ne autorizzò la presentazione al Parlamento e, successivamente, dopo l’approvazione da parte delle Camere, promulgò la legge, dando un via libera che – dice – non poteva in nessun modo costituire garanzia di giudizio favorevole della Corte in caso di ricorso” e questo è vero, la firma del capo dello Stato non pregiudica che la Corte possa bocciarla, la legge: quante volte abbiamo visto che la Corte Costituzionale ha bocciato leggi firmate dal Presidente della Repubblica? 
“il rispetto dell’indipendenza della Corte Costituzionale e dei suoi giudici, doveroso per tutti, ha rappresentato una costante linea di condotta per qualsiasi Presidente della Repubblica” e su questo non ci sono dubbi. Ci sono dubbi invece sulla prima parte della smentita, perché in realtà non sta scritto da nessuna parte che gli uffici tecnici della Presidenza della Repubblica debbano avviare una prassi di cooperazione e consultazione con i Ministeri e con chi fa le leggi o chi le propone, o chi prepara i decreti. Sarò fissato, sapete che abbiamo appena fatto un quotidiano, Il Fatto Quotidiano, che ha come linea politica la Costituzione e quindi me la sto ripassando: oggi vorrei ripassare l’articolo 74; non so se avete notato, ma su Il Fatto Quotidiano ogni settimana la costituzionalista Lorenza Carlassare esamina un articolo della Costituzione, la settimana scorsa abbiamo esaminato il terzo, questa settimana ci sarà il quarto e andremo avanti. Vi anticipo il settantaquattresimo, che dice: “ le leggi sono promulgate dal Presidente della Repubblica – scusate, questo è il 73 – entro un mese dall’approvazione. Se le Camere, ciascuna a maggioranza assoluta dei propri componenti, ne dichiarano l’urgenza la legge è promulgata nei termini da esse stabiliti. Le leggi sono pubblicate subito dopo la promulgazione e entrano in vigore il quindicesimo giorno successivo alla loro pubblicazione, salvo che le leggi stesse stabiliscano un termine diverso”. 

Napolitano poteva non firmare

Dopodiché, il 74 – e qui arriviamo al dunque – prevede quanto segue: “ il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge può, con messaggio motivato alle Camere, chiedere una nuova deliberazione; se le Camere approvano nuovamente la legge questa deve essere promulgata”. E’ molto secco questo articolo, sono quattro righe e mezza, due commi: “ il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge può, con messaggio motivato alle Camere, chiedere una nuova deliberazione; se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata”, punto e fine: che cosa significa? Che il Presidente, solo se la legge è manifestamente incostituzionale, la può rimandare indietro alle Camere con un messaggio? Assolutamente no, non c’è scritto: c’è scritto che il Presidente della Repubblica, prima di promulgarla, può rimandarla indietro e chiedere di rifarla diversa, con un messaggio motivato alle Camere, dove spiega il perché, sia che sia incostituzionale e sia che non gli piaccia: ci possono essere delle leggi orrende, infami, ributtanti, ingiuste, contrarie alla moralità pubblica, contrarie al senso dello Stato, che non per questo sono di per sé manifestamente incostituzionali, per esempio l’ultima che ha firmato, ossia lo scudo fiscale. Non si sa se sia incostituzionale, sicuramente è una porcheria inaudita per le ragioni che abbiamo spiegato e che spiegheremo domani, dove su Il Fatto Quotidiano troverete un manualetto per il riciclatore a norma di legge, a norma di scudo. 
Prendiamo un altro caso: la legge che fa degli immigrati clandestini dei delinquenti prima ancora che commettano dei reati, solo per lo status di clandestini; è una totale follia, non serve a niente dal punto di vista della lotta alla clandestinità: perché? Come potrà mai essere spaventato un immigrato clandestino dalla prospettiva di essere condannato a una pena pecuniaria di 5 o 10. 000 Euro? Non li ha, né 5 né 10. 000 Euro, se li ha non risultano e non li pagherà mai, è lo Stato che deve avere paura di un’ondata di migliaia, migliaia e migliaia di processi a gente che, alla fine, sarà condannata a pagare una multa che non pagherà. E’ una legge che da un lato non serve a niente e, dall’altro lato, paralizza – se già non fosse paralizzata – la giustizia ancora di più e in più fa dell’Italia un Paese che ha smarrito il senso dell’umanità e della pietà, perché quando arriva una larva umana scampata a un naufragio e, appena mette piede sulla battigia, le viene notificato un avviso di garanzia per immigrazione clandestina beh, quello la prossima volta magari affoga con tutti gli altri, che forse gli conviene. Stiamo parlando di leggi disumane e assolutamente inutili, folli, irrazionali e poi non sappiamo se sono anche incostituzionali: alcuni giudici ritengono di sì, ma vedremo in futuro la Corte Costituzionale che cosa dirà. Intanto sono leggi porcata che, ripeto, ai sensi dell’articolo 74 il Capo dello Stato, se lo ritiene, può rispedire indietro anche se non ravvisa manifeste ragioni di incostituzionalità, articolo 74. A furia di sentir dire che il capo dello Stato può respingere le leggi solo se sono manifestamente incostituzionali, mi ero fatto l’idea che ci fosse scritto nella Costituzione: in realtà non c’è scritto, sarà una prassi ma non.. la Costituzione non lo dice, dice semplicemente che, se una legge non gli piace, lo motiva e la rispedisce indietro. Poi dice anche che, se gliela rimandano uguale, la deve firmare; se gliela rimandano modificata, essendo una nuova legge, la può nuovamente respingere, ok? Quando il capo dello Stato, l’altro giorno, per giustificare la sua firma sulla legge dello scudo fiscale ha redarguito severamente un cittadino che faceva il cittadino, ossia che gli chiedeva conto e ragione dei suoi atti, cosa che tutti noi dovremmo fare nei confronti di chi ricopre cariche pubbliche, il Presidente della Repubblica l’ha cazziato: gli ha detto “ tanto se la rimandavo indietro me la rifacevano uguale”. Intanto tu mandagliela indietro, con un messaggio al Paese, ossia al Parlamento, nel quale spieghi le ragioni per cui quella è una porcata, dopodiché voglio vedere una maggioranza già sfilacciata dove, se non ci fossero le assenze del PD, già lo scudo non sarebbe passato né in sede di costituzionalità né in sede di approvazione definitiva, se quella stessa maggioranza non ha almeno dieci, venti o trenta persone, magari gli amici di Fini, che sono colte da una crisi di coscienza, oppure semplicemente non vogliono andare a uno scontro frontale con il Quirinale! Poi comunque tu potrai guardarti la mattina allo specchio e dire “ ho fatto di tutto, ho fatto tutto ciò che la Costituzione mi consentiva per evitare che il Paese venisse violentato da una nuova legge immorale, che premia i delinquenti”! Del resto, se c’è scritto all’articolo 74 che la puoi rimandare indietro, avrà un senso, quest’articolo 74! Che cosa vuole dire che la seconda volta la devi firmare? Lo sappiamo, c’è scritto: intanto non firmarla la prima, così almeno sappiamo che c’è almeno un’istituzione, oltre ai nove membri della Corte Costituzionale su 15 che non si sono ancora inginocchiati davanti al Duce, che rappresenta le istituzioni e che svolge un’opera di controllo imparziale e indipendente, che non si lascia intimidire, mentre oggi dobbiamo dire che, a parte quei nove giudici costituzionali su 15, non abbiamo nessun altro potere terzo che sia in grado di difenderci da leggi incostituzionali di questo regime.

Il ricatto di Berlusconi

Come andò, invece, per il Lodo? Ve lo ricordate? Berlusconi vince le elezioni, sta arrivando rapidamente a conclusione un processo che dura da tre anni, il processo Mills a carico suo e di Mills, lui è accusato di aver corrotto Mills, Mills è accusato di essere stato corrotto da lui, sono in due, hanno finito di sentire i testimoni, sta per iniziare la discussione finale, ossia la requisitoria e le arringhe difensive dei due Avvocati e due imputati, Berlusconi piazza un emendamento nel pacchetto sicurezza, nel quale c’è scritto che sono bloccati 100. 000 processi: questo era il risultato di quest’emendamento. Era una legge che, con la scusa di fare celebrare prima i processi per i reati più recenti, di fatto imponeva ai giudici di dimenticarsi quelli per i delitti commessi fino, se non erro, al 2001. Naturalmente, tra quei delitti commessi fino al 2001, c’erano delitti gravissimi quali associazione a delinquere, estorsione, di tutto: perché? Perché ci doveva fare rientrare pure la corruzione giudiziaria, visto che era accusato insieme a Mills di corruzione giudiziaria del testimone. Quindi prendeva 100. 000 vittime di quei reati e diceva “ sapete che c’è? Dato che ho un processo commesso nello stesso periodo nel quale è stato commesso il reato ai danni vostri, ve la scordate la giustizia, non avrete giustizia: perché? Perché non posso permettermi di farmi giudicare per quel reato”, conseguentemente prendeva 100. 000 vittime e diceva loro “ voi non avrete giustizia”, prendeva 100. 000 colpevoli, o almeno i colpevoli di 100. 000 reati e diceva loro “ state tranquilli, siete nella mia categoria, la fate franca come me!”, sarebbe successo, ovviamente, il finimondo, immagino che le vittime sarebbero andate a Roma a incendiare qualche palazzo. Io, se fossi stato una vittima che si sentiva fare un discorso del genere, l’avrei fatto. 
E allora che cosa succede? Arrivano i pompieri per cercare di spegnere il fuoco che ha appiccato Berlusconi, il quale fa sempre così: appicca il fuoco, arrivano i pompieri e gli dicono “ spegniamolo insieme, questo fuoco: cosa vuoi in cambio?” e lui lì piazza la sua vera richiesta, che non è assolutamente bloccare 100.000 processi, a lui interessa bloccare i suoi e altri 99. 999 si possono celebrare tranquillamente, l’importante è che il suo non si celebri. Nasce così quella che si chiama la moral suasion e che si potrebbe chiamare moral suasion se venisse fatta la persuasione morale, la persuasione etica nei confronti di una persona etica: stiamo parlando di Berlusconi, naturalmente, conseguentemente questa è l’immoral suasion. L’immoral suasion che cosa produce? Produce un compromesso da parte delle istituzioni e, per Berlusconi, produce esattamente il risultato che lui aveva sperato: lui ti presenta ogni giorno un piatto pieno di sterco e ti dice “ mangialo”, tu gli dici “ scusa, non potremmo levare un cucchiaino di sterco?”, lui ti dice “ sì, sì, levalo pure” e tu ti mangi tutto il resto e, una fine, lui fa pure la figura del moderato e tu vai in giro a dire “ ho vinto, perché gli ho fatto levare un cucchiaino di sterco e mi sono mangiato soltanto tutto il resto”, questa è la storia del Lodo Alfano. Lodo Alfano che viene suggerito dal Quirinale con la consulenza dei tecnici giuridici del Quirinale, tant’è che, una volta approvato, quando ci sono manifestazioni, contestazioni, richieste di spiegazioni, il Quirinale emette ben tre note ufficiali, Grillo le ha pubblicate l’altro giorno sul blog, nelle quali rivendica il Lodo Alfano dicendo che il Lodo Alfano risponde alle obiezioni che la Corte Costituzionale aveva fatto nel gennaio del 2004 quando aveva bocciato il Lodo Meccanico /Schifani. Se il Presidente della Repubblica si attenesse alla Costituzione senza aggiungerci dei codicilli suoi, tipo quello della moral suasion, che cosa farebbe? Che cosa dovrebbe fare? Dovrebbe starsene seduto ieratico, inavvicinabile al Quirinale, lasciar fare il governo e il Parlamento e, quando gli portano una legge approvata e impacchettata o un decreto approvato e impacchettato, in quel momento apre il pacchetto, vede che cosa c’è dentro, se gli piace mette la firma, se non gli piace rimanda indietro e spiega il perché (messaggio motivato: questo prevede la Costituzione). Invece da qualche anno aveva già cominciato Ciampi in parte, ma negli ultimi due anni è esploso questo malvezzo costituzionale: guardate, non ve lo dico io che non sono nessuno, l’hanno scritto molti costituzionalisti, se il capo dello Stato partecipa con consigli, suggerimenti, ammonimenti alla fase della preparazione e dell’approvazione delle leggi o dei decreti, quelli non sono più i decreti e le leggi del governo e del Parlamento, quelli diventano i suoi decreti e le sue leggi e, quando gli arrivano sul tavolo per la firma, non è più lui che deve decidere su una legge fatta dal Parlamento o dal governo, è lui che deve decidere su una legge che anche lui ha contribuito a fare, conseguentemente si assume la paternità almeno parziale dei provvedimenti che andrà a giudicare e come fa a rimandarli indietro? Quelli gli risponderanno “ ma se ce l’hai detto tu, di fare così”! Ecco perché quello che sta succedendo per molti costituzionalisti è qualcosa di inedito e anche di molto ardito dal punto di vista costituzionale, perché il capo dello Stato non può assumersi la paternità di un decreto o di una legge prima che gli arrivino sullo tavolo, invece vedete che succede spesso: ricorderete il Decreto Englaro, per cui Berlusconi voleva fare un decreto per impedire l’esecuzione di una sentenza definitiva sull’accanimento terapeutico nei confronti della povera Eluana. Il Capo dello Stato non ha aspettato che gli arrivasse quel decreto: ha mandato una lettera al Consiglio dei Ministri, che stava facendo quel decreto, per anticipare che quel decreto lui non l’avrebbe firmato e perché conosceva già un decreto che non era stato ancora varato? Evidentemente perché, anche in quel caso, qualche Sherpa del governo era andato a farglielo vedere prima e lui non li deve fare entrare gli Sherpa, lui deve dire “ fate quello che dovete fare, poi mi portate la legge: se è una porcata – e statisticamente da questo governo non può che uscire roba del genere! – ve la rispedisco indietro”, non dirglielo prima! Tant’è che Berlusconi si incazzò e ebbe ragione, secondo me, dicendo “ ma tu non puoi venire in Consiglio dei Ministri a dirci quello che dobbiamo fare: noi facciamo le nostre cose, ci prendiamo le responsabilità e poi tu ti prendi la responsabilità di respingercela”. Eh, già, ma dopo che tu l’hai respinta nasce immediatamente uno scontro violento tra il Quirinale e Palazzo Chigi: questa è la ragione per cui il capo dello Stato adotta quell’altra soluzione di cui io, nella Costituzione, sarò rozzo e brutale ma non ho trovato traccia, di suggerire, consigliare, sapere prima, dire prima, anticipare. Il capo dello Stato non è il consulente del governo o del Parlamento, o almeno non c’è scritto questo potere, tra i tanti o pochi che gli spettano. La stessa cosa è successa quest’estate con le intercettazioni: ne abbiamo parlato, la legge sulle intercettazioni, questa incommensurabile puttanata che farà in modo che non si scopriranno più i colpevoli dei reati, perché di fatto non si potrà più intercettare, preoccupava la magistratura, preoccupava le forze dell’ordine, preoccupava tutti i cittadini onesti, preoccupava anche i giornalisti e i costituzionalisti, perché è anche una legge liberticida contro il diritto /dovere di cronaca, il Capo dello Stato- stiamo parlando sempre di una persona magari animata dalle migliori intenzioni – si rende conto che sta per passare una porcata. E allora che cosa dice la Costituzione? Aspetta che la approvino, la porcata, dopodiché non gliela firmi: gliela rimandi indietro, dicendo loro “ è una porcata per questo motivo, è incostituzionale per questo, questo e quest’altro motivo” etc., tra l’altro spiani anche la strada alla Corte Costituzionale perché, se ha davanti a sé una pronuncia del capo dello Stato che dice che è manifestamente incostituzionale, la Corte Costituzionale non avrà più quei patemi che hanno terrorizzato quei 15 vecchietti l’altro giorno, per cui è un miracolo se se ne sono trovati 9 su 15 che hanno avuto il coraggio di dichiarare incostituzionale una legge incostituzionale, compresi i due che vanno a cena con l’autore della legge e con l’utilizzatore finale della medesima, che hanno votato e naturalmente hanno votato a favore del Lodo Alfano, perché nessuno l’ha ricordato, ma hanno avuto la spudoratezza, Mazzella e Napoletano, di votare a favore di una legge con il cui autore e con il cui utilizzatore erano andati a cena e erano stati pure beccati! 

Il precedente della legge sulle intercettazioni

Invece che cosa fece, sulla legge delle intercettazioni? Il solito discorso: Alfano andò al Quirinale – lo scrisse Eliana Milella su Repubblica  e non fu smentita da nessuno, né dal Quirinale, né da Alfano – Alfano sale al Quirinale e gli dice “ noi avremmo preparato questa roba qua, lei che dice?” o “ tu che dici?”, non so se si diano del lei o del tu; Napolitano dice “ così come è non penso che la firmerò, cambiate qua, qua e qua”. Alfano torna e si decide che, per fare quei cambiamenti, bisogna passare l’estate, conseguentemente viene rinviata all’autunno e adesso ce la propinano con qualche ritocco, con qualche cucchiaino di sterco in meno. Dopodiché il capo dello Stato che cosa farà? Avrà le solite mani legate: perché? Perché gli ha detto lui di levare due o tre cucchiaini di sterco dalla montagna di sterco, dopodiché sarà costretto a firmare la montagna di sterco, dopodiché si dirà “ ma se lui ha detto che non è manifestamente incostituzionale potrà, la Corte…?” e così rinasceranno i soliti equivoci. Purtroppo il vizio è all’origine, cioè quando il Lodo Alfano nacque secondo quella teoria assurda della riduzione del danno, “ salviamo il salvabile”, il meno peggio è il Lodo Alfano: perché? Perché Berlusconi minaccia il peggio, la legge che blocca 100.000 processi e quindi ci caliamo le brache, cediamo, sospendiamo i suoi processi e così lui lascia fare gli altri, immoral suasion! Da quel momento è evidente che il capo del governo sa di avere dalla sua parte il Quirinale e infatti, per un anno, chiunque osava criticare anche pallidamente il Quirinale veniva massacrato dai giornali di Berlusconi, “ giù le mani da Napolitano!”, anche quando uno faceva delle critiche politiche motivate etc., adesso lo attaccano tutti i giorni con insulti di ogni genere, oggi vogliono addirittura l’elezione diretta del capo dello Stato per mandarlo a casa, gliene dicono di tutti i colori, Berlusconi ha detto “ Napolitano doveva andare dai giudici costituzionali avvicinandoli uno per uno e magari fare come faceva Previti: se qualcuno è un po’ riottoso gli dai una busta piena di soldi”. Il problema è che l’equivoco, se equivoco è stato e se non ci sono state garanzie ancora più dettagliate e precise, nasce proprio dal fatto che il capo dello Stato è sceso dal suo trono e si è messo a concordare compromessi intorno alle leggi, compromessi preventivi, prima di prendere la sua posizione finale che dovrebbe essere anche l’unica.

La sentenza della Consulta sul Lodo Schifani

Naturalmente, quando uno si mette in quelle condizioni, poi non si può meravigliare se coloro con i quali ha trattato tra l’altro sono dei bari, a sedersi al tavolo di un baro è ovvio che poi quello bara, non ti ci devi sedere al tavolo del baro. E allora hanno cominciato a dire che, visto che Napolitano aveva detto che il Lodo Alfano rispondeva alle osservazioni fatte dalla Corte nel 2004 a proposito del Lodo Schifani, era evidente che la Corte avrebbe approvato il Lodo Alfano, ma non era vero quello che aveva detto il Quirinale, ossia che il Lodo Alfano rispettava i dettami della Consulta sul Lodo Schifani: la consulta aveva bocciato il Lodo Schifani per quattro profili di incostituzionalità, il Lodo Alfano ne aveva recepite alcune, di queste osservazioni, tipo la rinunciabilità del lodo, tipo la temporaneità, ovvero il fatto che non si poteva ripetere di legislatura in legislatura, tipo il fatto che non si poteva equiparare, non si poteva dare l’immunità al Presidente della Corte Costituzionale, visto che è sullo stesso livello degli altri giudici costituzionali, ma non aveva risposto a altri requisiti, per esempio il fatto che il capo del governo non ha nessuno status privilegiato rispetto agli altri Ministri, che i Presidenti di Camera e Senato non hanno nessuno status privilegiato rispetto a tutti gli altri parlamentari. Direte “ però la Corte Costituzionale nel 2004 non aveva bocciato il Lodo Schifani /Maccanico in quanto si cambiava l’articolo 3 della Costituzione, cioè il proprio di uguaglianza, con una legge ordinaria approvata a maggioranza, anziché con una legge costituzionale approvata con i due terzi o con la doppia lettura Camera /Senato, Camera /Senato e il referendum confermativo”, non aveva detto “ dovete fare una legge costituzionale per derogare al principio di uguaglianza” e a questa cosa, a furia di sentircela ripetere, ci abbiamo creduto. In realtà bastava leggere la sentenza del 2004 e non è vero niente: se volete, andate su Internet e digitate sentenza numero 24 del 2004, il Presidente era Riccardo Chieppa, il relatore era Francesco Amirante e, in quella sentenza, la Corte Costituzionale non ha mai scritto da nessuna parte che si possa derogare al principio di uguaglianza, che è un precetto costituzionale (articolo 3 della Costituzione) con una legge ordinaria. Che cosa faceva la Corte? Elencava tutte le ragioni per le quali il Tribunale di Milano aveva eccepito sulla costituzionalità del Lodo Schifani, tra cui c’era anche quella formale, ossia che il Lodo non era una legge costituzionale e conseguentemente non poteva, ovviamente, cancellare con legge ordinaria un precetto costituzionale. Poi c’erano gli altri profili, la Corte giudicava sufficienti alcuni profili di incostituzionalità senza esaminarli tutti, visto che erano troppi e diceva “ bastano e avanzano questi per mandarla a picco”. E poi, alla fine, diceva – questa è la frase chiave – “ resta assorbito..” ah, prima diceva “ la questione di illegittimità costituzionale sollevata dal Tribunale di Milano è fondata – cioè la Legge Schifani è incostituzionale – in riferimento agli articoli 3 e 24 della Costituzione” e poi aggiungeva “ resta assorbito ogni altro profilo di illegittimità costituzionale”, ossia gli altri profili di illegittimità costituzionale non è che non siano fondati, ma sono assorbiti in questa dichiarazione di incostituzionalità che abbiamo fatto a proposito degli articoli 3 e 24 della Costituzione, senza inoltrarci oltre, assorbito vuole dire incluso, compreso, confermato, non vuole dire escluso, espulso, negato. Poche righe prima – la sentenza è datata 20 gennaio 2004, Presidente Chieppa, redattore Amirante, la trovate su Internet, così vedete se vi sto raccontando palle – al punto 6 scriveva, la Corte, “ alle origini della formazione dello stato di diritto sta il principio della parità di trattamento rispetto alla giurisdizione”, ovvero tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge e di fronte alla giurisdizione, insomma quando uno va a finire davanti a un giudice non c’è distinzione che tenga, siamo tutti uguali. “ Il cui esercizio – di questo principio di parità di trattamento rispetto alla giurisdizione – nel nostro ordinamento – nella nostra Costituzione – sotto più profili è regolato da precetti costituzionali”, cioè lo diceva chiaramente che il principio di uguaglianza è regolato da precetti costituzionali e conseguentemente, ogni volta che si vuole toccare il principio di uguaglianza per stabilire delle eccezioni, bisogna intervenire con dei precetti costituzionali, cioè con una legge costituzionale. Non era il caso del Lodo Schifani, che era fatto in quattro e quattro otto con legge ordinaria a maggioranza e non era il caso del Lodo Alfano, quindi non solo non c’è scritto nella sentenza sul Lodo Schifani che si poteva procedere a derogare all’articolo 3 della Costituzione con legge ordinaria, ma c’era scritto il contrario: c’era scritto che il principio di uguaglianza è regolato da precetti costituzionali e c’era scritto che il fatto che non fosse una legge costituzionale il Lodo Schifani non era affatto una cosa secondaria, ma semplicemente era assorbita nella dichiarazione di incostituzionalità che era stata motivata sulla base di altri profili di incostituzionalità. E allora perché il capo dello Stato, un anno fa, ci ha detto che il Lodo Alfano recepiva tutte le contestazioni della Corte Costituzionale? E’ quando ha detto così che Berlusconi si è illuso di avere la Corte in tasca, perché prima di fare una dichiarazione così impegnativa il Capo dello Stato avrà preso le sue informazioni, i suoi giuristi si saranno informati, qualche telefonatina l’avranno fatta! Questo per dire che forse, soprattutto visto il baro che c’è dall’altra parte del tavolo, sarebbe il caso di ritornare a una concezione un po’ più letterale della presidenza della Repubblica: quella di un Presidente che se ne sta seduto in attesa delle leggi e poi, se le leggi non vanno bene, le fulmina e le respinge. Invece il fatto che si continui con questa trattativa sottobanco genera gli equivoci di cui vediamo in questi giorni le conseguenze e, purtroppo, avremmo bisogno di un capo dello Stato che non è costretto quotidianamente a intervenire per rettificare, precisare, correggere, etc. etc., perché purtroppo in questa vicenda ancora una volta ciò che è avvenuto prima ha autorizzato Berlusconi a dire di essere stato ingannato. Non so se sia stato ingannato, ma certamente il Lodo Alfano non era soltanto opera sua: era opera di molte mani, comprese quelle della leadership del Partito Democratico, che aveva deciso di non opporsi al Lodo, non ci fu ostruzionismo e, anche all’epoca, si disse che la moral suasion aveva coinvolto anche il Partito Democratico, in quanto l’impegno che era stato preso era che Berlusconi rinunciava alla legge blocca /processi e che il Lodo Alfano, al posto della legge blocca /processi, sarebbe passato subito, mentre invece l’ostruzionismo avrebbe potuto ritardarne l’approvazione e, nel frattempo, avrebbe potuto arrivare la sentenza del processo Mills. Forse il capo dello Stato avrebbe potuto, in quella circostanza, dire a Berlusconi “ i processi non sono affare mio, lei li aveva prima di essere eletto, ha deciso di candidarsi da imputato, non i meravigli se adesso, che arrivano alla fine, i processi producono una sentenza: se lei ritiene che non ci debbano essere dei processi a carico del Presidente del Consiglio perché il Presidente del Consiglio deve occuparsi 24 ore su 24 di governare il Paese benissimo, faccia come si fa nelle democrazie normali, faccia come ha fatto Nixon, faccia come ha fatto Devil Pain, faccia come ha fatto Olmert, faccia come ha fatto il governatore dello stato di New York, se ha un’indagine e pensa di essere troppo occupato appresso a quell’indagine si dimetta, lei non è stato eletto dal popolo, lei è stato nominato da me, il popolo ha eletto il Parlamento e il Parlamento ha espresso una maggioranza, la quale maggioranza ha designato lei, ma io, capo dello Stato, potevo scegliere un altro. Se lei ritiene di non avere tempo sufficiente per governare si dimetta e vada a farsi i suoi processi e io nominerò un altro Presidente del Consiglio di centrodestra, perché questa maggioranza deve governare, visto che ha vinto le elezioni, mentre non sta scritto da nessuna parte che il Presidente del Consiglio debba essere lei” e speriamo, prima di diventare tutti vecchi, di trovare qualcuno che, finalmente, faccia a questo impunito questo discorso che, ancora una volta, è basato sulla Costituzione della Repubblica Italiana, Repubblica parlamentare e non presidenziale! Passate parola e continuate a leggere Il Fatto Quotidiano.

Comments

  • Gabriele De Ritis

    Gabriele De Ritis

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    È o vorrebbe essere da un capo all’altro un piccolo tentativo di dissidenza dal gioco delle forze, «una professione di incredulità nell’onnipotenza del visibile» Cristina Campo
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    IL NOSTRO SENTIRE
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    Le emozioni hanno relazioni con l’apparato cognitivo perché si lasciano modificare dalla persuasione. - ARISTOTELE

    I sentimenti sono il fondamento della nostra mente. - ANTONIO DAMASIO

    L'essere oggetto d'amore è, per così dire, il luogo in cui solamente la persona esiste e può quindi anche venire alla luce. (Max Scheler, Essenza e forme della simpatia)
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    Accade qualcosa: «Non ho mai dubitato che ci dovesse essere qualcuno come Lei, ma ora Lei c'è realmente, e la mia gioia straordinaria per questo durerà sempre». - Lettera di Ingeborg Bachmann a Hannah Arendt - 16 agosto 1962

    «I camminatori veri sanno dove appoggiare i piedi e dove appoggiarsi con le mani. Come il lampadiere: colui che mette la luce in cima alla canna e mette la canna sulla spalla con la luce rivolta all’indietro, in modo che altri possano seguire tranquillamente il sentiero. Mi sono chiesto come possa il lampadiere vedere il sentiero. Mi piace pensare che ci sia un cammino già tracciato, un terreno sicuro dove appoggiare il piede solcato da migliaia di tracce che altri prima hanno lasciato. Così il cammino del lampadiere risulta sicuro. E’ forse questo lo stare dalla parte buona della vita?» - Don Antonio Mazzi

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    Sulla Scrittura
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    La scrittura, come elemento dell'ascesi, ha una funzione etopoietica: essa è un operatore della trasformazione della verità in ethos.

    Il suo scopo non è comunicare né convincere nessuno, bensì superare il confine tra realtà e immaginario. - MICHEL FOUCAULT

    Nello scrittore il pensiero non guida il linguaggio dal di fuori [...]. Le mie parole sorprendono me stesso e mi consegnano al pensiero. - JACQUES DERRIDA

    Il linguaggio non è della lingua, ma del cuore. La lingua è solo lo strumento con il quale parliamo. Chi è muto è muto nel cuore, non già nella lingua... Quali le tue parole, tale il tuo cuore. - PARACELO (Citazione contenuta in James Hillman, L'anima del mondo e il pensiero del cuore, Adelphi 2005, pag.41).

    _______________________________ LE COSE NASCOSTE DALLA FONDAZIONE DEL MONDO ______________________________

    E’ quasi impossibile separare dal nostro spirito quello che non c’è. Che cosa dunque saremmo, senza l’aiuto di ciò che non esiste? Ben poca cosa, e i nostri spiriti disoccupati languirebbero, se le favole, i fraintendimenti, le astrazioni, le credenze e i mostri, le ipotesi e i sedicenti problemi della metafisica non popolassero di esseri e di immagini senza oggetti i nostri abissi e le nostre tenebre naturali. I miti sono le anime delle nostre azioni e dei nostri amori. Non possiamo agire che movendo verso un fantasma. Non possiamo amare che quello che creiamo. - PAUL VALÉRY, Cattivi pensieri

    L'oggetto specifico, unico e costante del pensiero è ciò che non esiste. Ciò che non è davanti a me; ciò che è stato; ciò che sarà; il possibile; l'impossibile. A volte questo pensiero tende a realizzare, a elevare al vero ciò che non esiste; e altre volte a rendere falso ciò che esiste. - PAUL VALÉRY, Cattivi pensieri

    La maggior parte ignora ciò che non ha nome; e la maggior parte crede all'esistenza di tutto ciò che ha un nome.
    Le cose più semplici e quelle più importanti non hanno tutte un nome. Quanto alle cose che non sono percepibili con i sensi, una dozzina di termini imprecisi, quali idea, pensiero, intelligenza, natura, memoria, caso..., ci servono come possono e generano o alimentano un'altra dozzina di problemi inesistenti. - PAUL VALÉRY, Cattivi pensieri

    ... l'anima, che per l'uomo comune è il vertice della spiritualità, per l'uomo spirituale è quasi carne. - MARINA CVETAEVA

    La verità è il tono di un incontro. - HUGO VON HOFMANNSTHAL

    58. Ciò che si può promettere. Si possono promettere azioni, ma non sentimenti, perché questi sono involontari. Chi promette a qualcuno di amarlo sempre o di odiarlo sempre o di essergli sempre fedele promette qualcosa che non è in suo potere; invece può ben promettere quelle azioni, che sono sì, di solito, effetto dell'amore, dell'odio e della fedeltà, ma che possono anche scaturire da altri motivi: giacché a un'azione conducono più vie e motivi. La promessa di amare sempre qualcuno significa cioè: finché ti amerò, compirò verso di te le azioni dell'amore; se non ti amerò più, continuerai a ricevere da me le stesse azioni, anche se per altri motivi, sicché nella testa del prossimo persiste l'illusione che l'amore sia immutato e sempre il medesimo. Si promette, dunque, di continuare nell'apparenza dell'amore quando, senza accecarsi da sé, si giura a qualcuno eterno amore. - FRIEDRICH NIETZSCHE, Umano, troppo umano

    Molto ha esperito l’uomo. / Molti celesti ha nominato / da quando siamo un colloquio / e possiamo ascoltarci l’un l’altro (Friedrich Hölderlin) -- Le riflessioni di Martin Heidegger su queste parole straziate ed alte del grande poeta tedesco consentono di indicare la radicale importanza del colloquio, come struttura dell’esistenza, e le conseguenze che ne scaturiscono, quando essa si lacera e si frantuma implacabilmente (ad esempio) in una tossicomania.
    Queste sono alcune delle cose che egli scrive: «Noi siamo un colloquio. L’essere dell’uomo si fonda nel linguaggio (Sprache); ma questo accade (geschieht) autenticamente solo nel colloquio (Gesprächt)»; e ancora: «Ma che cosa significa allora un ‘colloquio’? Evidentemente il parlare insieme di qualcosa. E’ in tal modo che il parlare rende possibile l’incontro. Ma Hölderlin dice: ‘da quando siamo un colloquio e possiamo ascoltarci l’un altro’. Il poter ascoltare non è una conseguenza che derivi dal parlare insieme, ma ne è, piuttosto, al contrario, il presupposto» (M.Heidegger, La poesia di Hölderlin, Adelphi 1988).
    L’inaudita rilessione heideggeriana così prosegue: «Ma Hölderlin non dice semplicemente: noi siamo un colloquio, bensì: ‘da quando noi siamo un colloquio…’. Là dove c’è ed è esercitata la facoltà del linguaggio propria dell’uomo, non vi è ancora senz’altro l’evento essenziale del linguaggio: il colloquio»; e infine: «Un colloquio, noi lo siamo dal tempo in cui ‘vi è il tempo’. E’ da quando il tempo è sorto e fissato che noi siamo storicamente. Entrambi - l’essere un colloquio e l’essere storicamente - hanno lo stesso tempo, si appartengono l’un l’altro e sono il medesimo». (da EUGENIO BORGNA, Noi siamo un colloquio, Feltrinelli 1999: Il vuoto esistenziale, pp.120-122)

    Un'altissima quantità di incontri umani viene distrutta da una scarsa tolleranza agli equivoci. - RENATA TURCO

    E’ Joan che parla:
    «Tutti dovrebbero poter tornare indietro con la memoria ed essere certi di aver avuto una mamma che amava tutto di loro, anche la pipì, anche la cacca. Chiunque dovrebbe poter essere sicuro che la mamma gli voleva bene giusto perché era lui, e non per per quello che avrebbe potuto fare. Altrimenti non ci si sente in diritto di esistere, si sente che non si sarebbe mai dovuti nascere. Non importa cosa succede poi a questa persona, non importa se soffre, può sempre guardare indietro e sentire che può essere amato. Può amare se stesso: non può più rompersi. Ma se non può tornare su queste cose, allora può rompersi. Ci si può rompere soltanto se si è già a pezzi. Finché il mio io bambino non è stato amato io ero a pezzi. Amandomi come si ama un bambino lei mi ha aggiustato».

    – RONALD LAING, L’io diviso. Studio di psichiatria esistenziale (1959)