CAMMINARSI DENTRO (37): Quello che possiamo chiedere.

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«Prima non capivo perché non ricevessi risposta alla mia domanda, oggi non capisco come potessi credere di poter chiedere. Ma non credevo affatto, chiedevo soltanto» (Franz Kafka, Considerazioni sul peccato, il dolore, la speranza, la vera via).

Fin qui Kafka. Per qualche decennio mi sono fermato a pensare che non avessi il diritto di chiedere. Dovevo solo credere. Cioè, confidare nell’altro. Cioè, non chiedere amore. Ero ancora prigioniero dell’estetica romantica: pensavo solo al soggetto amoroso, alla solitudine della sua parola, al titanismo dell’anima protesa strenuamente verso l’oggetto d’amore, lago del cuore, estasi, eccetera, eccetera.
Dopo un’esistenza impiegata a credere al sentimento e basta, ho esplorato i suoi bordi, i territori confinanti, i cascami, i sintomi patologici, il silenzio del cuore. Ho scoperto che c’è qualcosa al di sopra dell’amore che redime il tempo perduto, impedendo al cuore di inacidirsi. Cose che prima non riuscivamo a spiegarci o che interpretavamo come mistero, profondità, enigma oggi appaiono a tutti come insensibilità, egocentrismo, anaffettività.
Oggi sappiamo che non basta l’età anagrafica per fare di un individuo un adulto, una persona capace di provare sentimenti adulti. Sembrerebbe tutto chiaro. Non resterebbe che guardarsi da chi non è capace di dare amore! Invece scopriamo in noi una cecità nuova. Il senso comune ha sempre definito cieco Amore. In realtà, l’amore insegna a vedere. Dovremo allora convincerci del fatto che è difettoso il nostro sguardo? che siamo attratti da ciò che è ‘malato’? che vogliamo per noi un’esistenza da ‘curare’? L’amore ha il potere di cambiare il mondo? di rendere sano chi non lo è? di far crescere chi non è mai cresciuto veramente? Questi e un’altra dozzina di problemi irrisolti accompagnano ormai le vicissitudini sentimentali di ognuno di noi.
Sicuramente, ci siamo liberati del romanticismo, cioè della tendenza a pensare che l’amore sia sempre bello, puro e santo. Nemmeno i nostri adolescenti forse lo pensano più. Cadere nell’equivoco di credere che si possa condurre una relazione ‘normale’, cioè appagante, con una persona ‘disturbata’ è possibile a condizione che non si sappia riconoscere la sensibilità dell’altro. Se siamo convinti che una relazione sentimentale debba servire a ‘cambiare’ l’altro, andremo incontro a decennali frustrazioni… Cosa c’è di più patetico di una moglie che dica: sono sposata da venti anni con quest’uomo, eppure non sono riuscita a cambiarlo!? C’è chi è ancora convinto del fatto che il carattere sia una materia informe da plasmare, che si possa ‘cambiare’ a piacimento! Sentir dire, allora, che l’ideale sarebbe amare le persone così come sono è fonte di ilarità, per me. Temo che sia l’unica cosa che si possa fare!
Due adolescenti cresceranno insieme, se si frequenteranno per anni, riuscendo a condividere le scelte  importanti. Si sentiranno legati per aver condiviso tante scelte… In realtà, l’amalgama realizzato sarà solo in parte merito della frequentazione e della disponibilità personale ad accettare l’altro. Quest’ultima capacità è il risultato di altri processi. Sappiamo ormai che non basta essere simili o, al contrario, scoprirsi radicalmente diversi. Il sentimento della vergogna e gli stili di attaccamento positivi, piuttosto, giocano il ruolo decisivo. L’assortimento della coppia dipende dalla capacità personale di accettare la nudità del proprio corpo e dall’attaccamento di cui siamo capaci.

Intorno alle cose dell’amore Umberto Galimberti ha enumerato nell’inverno del 2004 – Le cose dell’amore, Feltrinelli – ben 19 ragioni per dire con La Rochefoucauld che «la cosa più difficile da trovare nei legami amorosi è l’amore»:

1. Amore e trascendenza.
L’amore non è solo una vicenda umana.

2.  Amore e sacralità.
Gioco rischioso intorno al limite dove si affollano divieti e trasgressioni.

3. Amore e sessualità.
Nesso che intreccia morte e rinascita.

4. Amore e perversione.
Esasperato tentativo di erodere i confini del possibile.

5. Amore e solitudine.
La masturbazione e la delusione del desiderio.

6. Amore e denaro.
La deriva dell’amore come specchio della società.

7. Amore e desiderio.
Le avventure del desiderio e il richiamo della casa.

8. Amore e idealizzazione.
La forza dell’idealizzazione e l’insano realismo.

9. Amore e seduzione.
La trasparenza delle vesti e l’inganno del desiderio.

10. Amore e pudore.
La specificità dell’individuo e l’angoscia della genericità.

11. Amore e gelosia.
Il lampo della gelosia e la prigione del sospetto.

12. Amore e tradimento.
Il lato oscuro dell’amore e la conoscenza di sé.

13. Amore e odio.
Il subdolo intreccio fra dipendenza e dignità.

14. Amore e passione.
Il calcolo della ragione e la fantasia del cuore.

15. Amore e immedesimazione.
L’alienazione nell’altro per amore di sé.

16. Amore e possesso.
L’affermazione di sé nell’annullamento dell’altro.

17. Amore e matrimonio.
L’amore-azione che confligge con l’amore-passione.

18. Amore e linguaggio.
Il tripudio della contraddizione nell’esuberanza dell’eccesso.

19. Amore e follia.
L’enigmatica voce dell’altra parte di noi stessi.

In fondo al volume – di 157 pagine -, un dizionario intitolato Le parole dell’amore, di 347 ‘voci’, che rinviano alle pagine dell’opera. Si potrebbe dire che quest’ultimo strumento, offerto assieme all’Indice delle opere citate e all’Indice degli autori, contribuisca a  farci pensare all’oggetto di studio come a una realtà non semplice: l’amore non è un semplice sentimento, perché non è un sentimento semplice. Il commercio che intrattiene con gli altri diciannove termini dell’esperienza sentimentale induce Galimberti a dire in esergo:

A Tatjana,
per ragioni che mi sono
in parte note e in parte ignote.

Già ne Gli equivoci dell’anima – Feltrinelli, 1987 – Galimberti aveva aperto il capitolo dedicato a Sessualità e follia con una citazione dal Simposio (192 c-d) di Platone

Gli amanti che passano la vita insieme non sanno dire che cosa vogliono l’uno dall’altro. Non si può certo credere che solo per il commercio dei piaceri carnali essi provano una passione così ardente a essere insieme. E’ allora evidente che l’anima di ciascuno vuole altra cosa che non è capace di dire, e perciò la esprime con vaghi presagi, come divinando da un fondo enigmatico e buio.

che ripropone subito dopo la dedica A Tatjana nel più recente Le cose dell’amore. Dopo tanta ‘scienza’, l’ammissione di non conoscere se non in parte le ragioni per le quali egli stia con la sua donna.

Queste riflessioni liminari, schematica introduzione alla conoscenza dell’esperienza amorosa, possono aiutare a comprendere la ragione grande che mi ha sempre spinto ad occuparmi dell’amore con i miei alunni, tanto da parlarne ogni giorno, con il sostegno dei poeti, dei narratori, dei filosofi, degli psicoanalisti, dei teologi. L’educazione sentimentale dei ragazzi passa attraverso una tematizzazione riflessiva dell’amore. Occorre costruire la voce Amore per la personale enciclopedia mentale. Questo passo dell’educazione del linguaggio è in uno educazione del pensiero. I ragazzi che crescono imparano, così facendo, a dare un nome ai moti dell’anima, riconoscendo sempre più chiaramente da cosa sono mossi, perché vadano incontro al mondo armati di consapevolezza e sensibilità. La felicità possibile passa attraverso la capacità di attivazione degli strati profondi della sensibilità personale, ma anche attraverso la capacità di chiedere solo quello che possiamo chiedere.

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