TORINO, 11 maggio 2008 – Fiera del libro
Presentazione del Manifesto per la lettura

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21 aprile 2008

MANIFESTO PER LA LETTURA

http://www.forumdellibro.org/progetti.php?prog=5

PERCHÉ?

Questo documento nasce dall’attività e dalle riflessioni che un gruppo di insegnanti, bibliotecari, editori, librai e rappresentanti di associazioni e istituzioni hanno svolto negli ultimi anni nell’Associazione Presìdi del libro e nell’Associazione Forum del libro.

Vogliamo richiamare l’attenzione sull’importanza e sull’urgenza di alcune iniziative concrete e nello stesso tempo significative per la promozione della lettura.

Non pensiamo certo di condensare in poche pagine una politica della lettura, ma vorremmo che si cominciasse bene. Per questo a chi leggerà il manifesto chiediamo, oltre alla firma anche suggerimenti e proposte.

LA LETTURA: UNA RISORSA PER L’ITALIA

L’Italia condivide con Grecia e Portogallo un triste primato europeo: il più basso indice di consumi culturali. Dai musei ai teatri, dai giornali ai libri fino al computer e a Internet, gli italiani – stregati dalla televisione e dal cellulare – si distinguono per difetto.

Non c’è da stupirsi che il Paese sia risucchiato da un alto tasso di analfabetismo di ritorno. Non ci si può neanche meravigliare che ne risenta lo sviluppo sociale ed economico del Paese.

Le politiche pubbliche messe in opera fin qui non hanno brillato né per qualità né per quantità degli interventi. Istruzione, formazione e ricerca sono da sempre nei programmi elettorali di (quasi) tutti i partiti, ma poi… c’è sempre qualcosa di più urgente. Se si considera la politica per la lettura, la situazione è ancor più grave: in molti casi… non se ne parla neppure! Negli ultimi anni si è costituito un Istituto per il Libro e poi, al cambio di governo, un Centro Nazionale del Libro, ma – almeno fino ad oggi – alle due sigle non ha corrisposto un’azione significativa. Lo scenario muta quando si considerano gli interventi in sede locale: alcune Regioni e alcuni Comuni hanno cercato di promuovere interventi efficaci e originali (ad esempio nel settore delle biblioteche), ma quasi mai coordinati tra loro e questi esempi non sono stati imitati.

Il tema della promozione della lettura è presente anche in alcuni documenti delle associazioni di categoria dei librai e degli editori oltre che degli insegnanti e dei bibliotecari, ma è mancato un confronto serio tra i diversi punti di vista, in particolare di coloro che operano in una logica di servizio pubblico e di quelli che si muovono all’interno del mercato.

Nel 2001 nasce in Puglia il movimento dei Presìdi del libro, che subito dopo si diffonde in altre regioni. L’idea che lo muove è semplice: riunire gruppi di lettori, nelle città grandi e piccole, che mettano in comune la passione per i libri e che facciano rete tra loro per sostenersi sia nei rapporti con le istituzioni locali sia con le case editrici e i mezzi di comunicazione.

I Presìdi, dopo tre anni di attività organizzano nel 2004, a Bari, il primo Forum del libro e della lettura “Passaparola” e invitano i protagonisti di alcune delle più rilevanti esperienze di promozione della lettura a confrontarle. Per la prima volta si incontrano bibliotecari e librai, animatori di festival e insegnanti, editori e responsabili di associazioni culturali, imprenditori e banchieri, esperti e rappresentanti di esperienze straniere. L’incontro sviluppa uno straordinario moltiplicatore di energie e rivela – come scrive Umberto Eco dopo il Forum – “una geografia di splendide invenzioni”, che va avanti e ottiene risultati, nonostante tutte le difficoltà sopra descritte. A questa Italia si sono rivolte e si rivolgono le parole dei Presidenti della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano durante gli incontri del 2004, del 2005 e del 2006 a Bari e, del 2007, a Cagliari.

È dall’insieme di queste considerazioni e di queste esperienze, sommariamente richiamate, che matura la “simpatia e la sintonia” tra diverse persone che operano nel mondo del libro e che si ritrovano nell’Associazione Forum del libro istituita nel 2006.

Al centro ci sono alcune idee semplici su come promuovere la lettura in maniera efficace e innovativa. Ad esempio:

1. Promuovere la lettura dei libri è una leva formidabile per l’innovazione e lo sviluppo economico e sociale del Paese.

È stata la considerazione comune al centro dei lavori del secondo Forum di “Passaparola”, anche attraverso le testimonianze di illustri studiosi come Enzo Cipolletta, Giuseppe De Rita, Tullio De Mauro. La correlazione tra gli indici di lettura dei libri e quelli dello sviluppo sociale ed economico è fortissima sia confrontando paesi diversi sia all’interno delle diverse aree geografiche italiane. La questione del libro si configura quindi come una grande questione civile nazionale.

2. Esistono in Italia straordinarie esperienze di promozione della lettura, che possono essere validi esempi per una politica efficace.

Non c’è bisogno solo di interventi dall’alto, spesso improvvisati e dispendiosi. Ci si può invece ispirare a concreti casi di successo, sia all’estero (in particolare in alcuni paesi europei) sia in Italia. Alcune delle migliori esperienze di promozione della lettura si trovano in provincia e a volte in piccole realtà (molte di queste si sono presentate negli ultimi quattro anni al Forum della lettura Passaparola da noi organizzato). Piuttosto che investire grandi cifre in campagne pubblicitarie per la lettura, sarebbe di grande interesse utilizzare queste esperienze come moltiplicatori, attraverso la opportuna valorizzazione e messa in rete.

3. Per raggiungere i non lettori occorre trasformare in profondità la cultura e il modo di operare dei ‘professionisti’ del libro.

Una delle cause di lontananza di molti italiani dalla pratica della lettura, a partire dagli anni della scuola, è l’atteggiamento elitario ed esclusivista di chi ritiene di possedere “la cultura” e dunque la chiave per la vera conoscenza del mondo. Un’efficace promozione della lettura ha come presupposto una radicale “autoriforma” di coloro che ne dovrebbero essere i protagonisti e che, invece, per molti versi si considerano, come ha scritto Daniel Pennac, più “guardiens” che “passeurs” del sapere. Come cambiare? Anche in questo caso ci sono esperienze rivelatrici di come bibliotecari, insegnanti, librai, editori si possano rimettere in gioco e trasformare per rendersi capaci di attrarre al libro e alla lettura molti che ne avevano diffidenza.

CHE FARE?

Occorre porsi alcuni obiettivi generali e concreti al tempo stesso. Occorre incidere in modo diretto sui fronti più rilevanti: sulle persone e nei luoghi.

Innanzitutto le persone da formare alla promozione della lettura: bibliotecari e insegnanti.

In particolare agli insegnanti va offerto supporto alla lettura a voce alta, offrendo loro l’aggiornamento bibliografico necessario, facilitando la frequentazione di biblioteche e librerie specializzate, consentendo la consultazione delle riviste di settore e del web, in generale favorendo il confronto con le più avanzate esperienze europee.

Poi, nei luoghi.

In biblioteca

Sul modello di realtà già esistenti, in Italia e all’estero, vanno trasformate le biblioteche in centri culturali aperti alla città, in luoghi sociali e di incontro, oltre che di conservazione e di studio. Questo vale sia per le biblioteche pubbliche – da sempre trascurate in Italia rispetto ai Paesi del Nord Europa – sia per le biblioteche scolastiche, che devono essere modernizzate e potenziate per diventare luoghi di socializzazione non solo per gli studenti ma per tutto il territorio circostante. Una biblioteca aperta alla città che coniuga cultura e innovazione potrebbe essere sostenuta attivamente dalle forze economiche della città: Associazione Industriali, Camera di Commercio, singole banche e imprese attente e interessate allo sviluppo del loro territorio.

In libreria

La libreria è – insieme alle scuole e alle biblioteche – un fattore essenziale nella diffusione della lettura.

La riduzione delle librerie indipendenti è una tendenza in atto in tutti i Paesi occidentali, che comporta rischi di riduzione della pluralità di titoli in offerta. Occorre creare forme di incentivo per le librerie commisurate anche alla loro capacità di mantenere un’ampia offerta di titoli e di svolgere un’adeguata azione di promozione della lettura. Va anche incentivata l’apertura di nuove librerie. È necessaria una legge sul libro, come quella che esiste in Francia, che dia regole certe per gli operatori e per i lettori-acquirenti.

A scuola

La scuola gioca un ruolo centrale nella creazione e nella formazione dei giovani lettori. Potenziare i progetti lettura e, soprattutto, dedicare un tempo costante alla lettura in aula in tutti gli ordini di scuola, dalla scuola dell’infanzia alla scuola secondaria superiore, è ancora oggi obiettivo da raggiungere.

Occorre potenziare in ogni modo le biblioteche scolastiche, riconfigurando i locali che le ospitano e potenziando il patrimonio bibliografico esistente. Insomma, riportandole ad essere un luogo di affezione alla lettura e di apprendimento della metodologia della ricerca. Parallelamente è necessario lanciare un piano di formazione e di sensibilizzazione dei docenti per portarli a conoscenza delle esperienze migliori già attive nel settore.

In città

L’esperienza conferma che un’efficace politica di promozione della lettura non può limitarsi ai luoghi deputati, come la scuola o le biblioteche. Ogni volta che l’incontro con il libro avviene in luoghi insoliti e tipici della vita quotidiana, gli si accostano molte più persone, con risultati straordinari.

Si potrebbe promuovere assieme all’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani un’iniziativa che porti in tutte le città italiane, un grande tendone di libri nella piazza principale, con libri venduti dai librai ma anche prestati dai bibliotecari e scambiati con il sistema del bookcrossing. Nella stessa categoria di esperienze interessanti e replicabili c’è quella di “un libro, una città”, sperimentata per due anni a Mantova, con distribuzione simultanea e gratuita di un libro fuori diritti a decine di migliaia di cittadini.

I libri in televisione

In Italia il rapporto tra libri e televisione è spesso visto in maniera conflittuale da chi si occupa di promozione della lettura. Non è così: se nelle case non c’è solo la televisione, la convivenza con i libri può essere di reciproco aiuto. Così come già fanno i giornali attraverso le pagine della cultura o gli inserti speciali o la radio attraverso le trasmissioni dedicate, anche la TV potrebbe diventare un ottimo “detonatore” per la promozione della lettura. Andando ben oltre le trasmissioni già esistenti (validissime, ma, spesso, in fascia oraria di bassi ascolti), bisognerebbe pensare a una progettazione specifica, da mandare in onda in fasce orarie di ampio ascolto, capace di trasformare la TV in uno strumento di comunicazione che sappia davvero fare da tramite tra la produzione editoriale e la società civile.

Una prima proposta possibile potrebbe essere, per esempio, quella di inserire nei Tg del servizio pubblico uno spazio ai libri legandolo alle notizie del giorno si otterrebbe di certo un benefico effetto facendo percepire il libro come una componente essenziale per capire e vivere meglio il nostro tempo.


Con chi?

Dall’alleanza tra tutte le figure portatrici di diverse competenze del mondo del libro può nascere una politica della lettura che sia dalla parte del futuro.

La possibilità di scegliere e leggere un libro, trovandolo in casa o in libreria o in biblioteca o altrove è un fattore di libertà. È una battaglia di libertà quella che ha per obiettivo la moltiplicazione delle occasioni di incontro con il libro e in particolare con il maggior numero possibile di libri diversi.

Per realizzare questo obiettivo non basta l’azione di una singola categoria di operatori, perché inevitabilmente si adotterà un solo punto di vista e non sarà quello più rilevante. Che è quello del lettore, effettivo e potenziale: solo il suo, infatti, ha rilievo generale e nazionale e può costituire il punto di partenza per una strategia complessiva della promozione della lettura, che attivi risorse pubbliche ma anche private per raggiungere lo scopo. Solo un’alleanza tra bibliotecari e insegnanti, editori e librai (insieme a tutte le persone sensibili alla lettura che operano nella società civile e nelle istituzioni) dispone delle risorse, organizzative e intellettuali, per porre la sfida in maniera efficace alla classe dirigente italiana. Per coinvolgere in un lavoro comune le persone di buona volontà che hanno o possono scoprire l’utilità economica e sociale del leggere, la civiltà del leggere, il buon governo che può derivare dal leggere.

Comments

  • Gabriele De Ritis

    Gabriele De Ritis

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    È o vorrebbe essere da un capo all’altro un piccolo tentativo di dissidenza dal gioco delle forze, «una professione di incredulità nell’onnipotenza del visibile» Cristina Campo
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    IL NOSTRO SENTIRE
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    Le emozioni hanno relazioni con l’apparato cognitivo perché si lasciano modificare dalla persuasione. - ARISTOTELE

    I sentimenti sono il fondamento della nostra mente. - ANTONIO DAMASIO

    L'essere oggetto d'amore è, per così dire, il luogo in cui solamente la persona esiste e può quindi anche venire alla luce. (Max Scheler, Essenza e forme della simpatia)
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    Accade qualcosa: «Non ho mai dubitato che ci dovesse essere qualcuno come Lei, ma ora Lei c'è realmente, e la mia gioia straordinaria per questo durerà sempre». - Lettera di Ingeborg Bachmann a Hannah Arendt - 16 agosto 1962

    «I camminatori veri sanno dove appoggiare i piedi e dove appoggiarsi con le mani. Come il lampadiere: colui che mette la luce in cima alla canna e mette la canna sulla spalla con la luce rivolta all’indietro, in modo che altri possano seguire tranquillamente il sentiero. Mi sono chiesto come possa il lampadiere vedere il sentiero. Mi piace pensare che ci sia un cammino già tracciato, un terreno sicuro dove appoggiare il piede solcato da migliaia di tracce che altri prima hanno lasciato. Così il cammino del lampadiere risulta sicuro. E’ forse questo lo stare dalla parte buona della vita?» - Don Antonio Mazzi

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    Sulla Scrittura
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    La scrittura, come elemento dell'ascesi, ha una funzione etopoietica: essa è un operatore della trasformazione della verità in ethos.

    Il suo scopo non è comunicare né convincere nessuno, bensì superare il confine tra realtà e immaginario. - MICHEL FOUCAULT

    Nello scrittore il pensiero non guida il linguaggio dal di fuori [...]. Le mie parole sorprendono me stesso e mi consegnano al pensiero. - JACQUES DERRIDA

    Il linguaggio non è della lingua, ma del cuore. La lingua è solo lo strumento con il quale parliamo. Chi è muto è muto nel cuore, non già nella lingua... Quali le tue parole, tale il tuo cuore. - PARACELO (Citazione contenuta in James Hillman, L'anima del mondo e il pensiero del cuore, Adelphi 2005, pag.41).

    _______________________________ LE COSE NASCOSTE DALLA FONDAZIONE DEL MONDO ______________________________

    E’ quasi impossibile separare dal nostro spirito quello che non c’è. Che cosa dunque saremmo, senza l’aiuto di ciò che non esiste? Ben poca cosa, e i nostri spiriti disoccupati languirebbero, se le favole, i fraintendimenti, le astrazioni, le credenze e i mostri, le ipotesi e i sedicenti problemi della metafisica non popolassero di esseri e di immagini senza oggetti i nostri abissi e le nostre tenebre naturali. I miti sono le anime delle nostre azioni e dei nostri amori. Non possiamo agire che movendo verso un fantasma. Non possiamo amare che quello che creiamo. - PAUL VALÉRY, Cattivi pensieri

    L'oggetto specifico, unico e costante del pensiero è ciò che non esiste. Ciò che non è davanti a me; ciò che è stato; ciò che sarà; il possibile; l'impossibile. A volte questo pensiero tende a realizzare, a elevare al vero ciò che non esiste; e altre volte a rendere falso ciò che esiste. - PAUL VALÉRY, Cattivi pensieri

    La maggior parte ignora ciò che non ha nome; e la maggior parte crede all'esistenza di tutto ciò che ha un nome.
    Le cose più semplici e quelle più importanti non hanno tutte un nome. Quanto alle cose che non sono percepibili con i sensi, una dozzina di termini imprecisi, quali idea, pensiero, intelligenza, natura, memoria, caso..., ci servono come possono e generano o alimentano un'altra dozzina di problemi inesistenti. - PAUL VALÉRY, Cattivi pensieri

    ... l'anima, che per l'uomo comune è il vertice della spiritualità, per l'uomo spirituale è quasi carne. - MARINA CVETAEVA

    La verità è il tono di un incontro. - HUGO VON HOFMANNSTHAL

    58. Ciò che si può promettere. Si possono promettere azioni, ma non sentimenti, perché questi sono involontari. Chi promette a qualcuno di amarlo sempre o di odiarlo sempre o di essergli sempre fedele promette qualcosa che non è in suo potere; invece può ben promettere quelle azioni, che sono sì, di solito, effetto dell'amore, dell'odio e della fedeltà, ma che possono anche scaturire da altri motivi: giacché a un'azione conducono più vie e motivi. La promessa di amare sempre qualcuno significa cioè: finché ti amerò, compirò verso di te le azioni dell'amore; se non ti amerò più, continuerai a ricevere da me le stesse azioni, anche se per altri motivi, sicché nella testa del prossimo persiste l'illusione che l'amore sia immutato e sempre il medesimo. Si promette, dunque, di continuare nell'apparenza dell'amore quando, senza accecarsi da sé, si giura a qualcuno eterno amore. - FRIEDRICH NIETZSCHE, Umano, troppo umano

    Molto ha esperito l’uomo. / Molti celesti ha nominato / da quando siamo un colloquio / e possiamo ascoltarci l’un l’altro (Friedrich Hölderlin) -- Le riflessioni di Martin Heidegger su queste parole straziate ed alte del grande poeta tedesco consentono di indicare la radicale importanza del colloquio, come struttura dell’esistenza, e le conseguenze che ne scaturiscono, quando essa si lacera e si frantuma implacabilmente (ad esempio) in una tossicomania.
    Queste sono alcune delle cose che egli scrive: «Noi siamo un colloquio. L’essere dell’uomo si fonda nel linguaggio (Sprache); ma questo accade (geschieht) autenticamente solo nel colloquio (Gesprächt)»; e ancora: «Ma che cosa significa allora un ‘colloquio’? Evidentemente il parlare insieme di qualcosa. E’ in tal modo che il parlare rende possibile l’incontro. Ma Hölderlin dice: ‘da quando siamo un colloquio e possiamo ascoltarci l’un altro’. Il poter ascoltare non è una conseguenza che derivi dal parlare insieme, ma ne è, piuttosto, al contrario, il presupposto» (M.Heidegger, La poesia di Hölderlin, Adelphi 1988).
    L’inaudita rilessione heideggeriana così prosegue: «Ma Hölderlin non dice semplicemente: noi siamo un colloquio, bensì: ‘da quando noi siamo un colloquio…’. Là dove c’è ed è esercitata la facoltà del linguaggio propria dell’uomo, non vi è ancora senz’altro l’evento essenziale del linguaggio: il colloquio»; e infine: «Un colloquio, noi lo siamo dal tempo in cui ‘vi è il tempo’. E’ da quando il tempo è sorto e fissato che noi siamo storicamente. Entrambi - l’essere un colloquio e l’essere storicamente - hanno lo stesso tempo, si appartengono l’un l’altro e sono il medesimo». (da EUGENIO BORGNA, Noi siamo un colloquio, Feltrinelli 1999: Il vuoto esistenziale, pp.120-122)

    Un'altissima quantità di incontri umani viene distrutta da una scarsa tolleranza agli equivoci. - RENATA TURCO

    E’ Joan che parla:
    «Tutti dovrebbero poter tornare indietro con la memoria ed essere certi di aver avuto una mamma che amava tutto di loro, anche la pipì, anche la cacca. Chiunque dovrebbe poter essere sicuro che la mamma gli voleva bene giusto perché era lui, e non per per quello che avrebbe potuto fare. Altrimenti non ci si sente in diritto di esistere, si sente che non si sarebbe mai dovuti nascere. Non importa cosa succede poi a questa persona, non importa se soffre, può sempre guardare indietro e sentire che può essere amato. Può amare se stesso: non può più rompersi. Ma se non può tornare su queste cose, allora può rompersi. Ci si può rompere soltanto se si è già a pezzi. Finché il mio io bambino non è stato amato io ero a pezzi. Amandomi come si ama un bambino lei mi ha aggiustato».

    – RONALD LAING, L’io diviso. Studio di psichiatria esistenziale (1959)