La risposta è nell’opera di Roberto Esposito, nella considerazione biopolitica dei processi politici come processi immunitari (dei ricorrenti tentativi di immunizzazione del corpo sociale) messi in opera dal potere politico.

La domanda è domanda di sicurezza, legittima nel popolo quando venga colpito direttamente da fenomeni di violenza più o meno grandi, eccessiva  – calcolatamente isterica – nei politici, che si serviranno delle occasioni offerte dalla cronaca per riproporre formule sempre più forti, per arginare o addirittura per ‘guarire’ le malattie da cui è affetta la società. Io mi meraviglio del quotidiano la Repubblica, che ha dedicato un’intera prima pagina all’emergenza stupro a Roma, una notizia inconsistente, perché inesistente una tale emergenza: non c’è un assalto in corso di orde di stupratori! Tutti i rimedi propalati propinati e dati in pasto non serviranno a niente.

A proposito dell’insistenza con cui si mette l’accento sulla natura etnica del violento di turno, il Coordinatore della Comunità di S.Egidio ha ricordato quanto fossero violenti gli italiani emigrati in America all’inizio: la violenza era generata in gran parte dalla mancata integrazione, dalla società che li respingeva. Generalizzando, si potrebbe dire che da noi gli isterici creano il mostro, lo aiutano a moltiplicarsi; generano violenza. E non risolveranno nessuno dei problemi che agitano. L’enfasi data alla notizia accresce solo le emozioni; collude con il sintomo, cioè dice al popolo: la tua paura è reale, il rischio è grande, io ho il rimedio; seguimi, si tratta di fare scelte restrittive in materia di libertà civili, ma in compenso tu sarai un po’ più sicuro a casa tua.

Comments

3 Responses to “Insecuritas”

  1. amalteo on aprile 28th, 2008 17:52

    temo di non essere d’accordo
    anche la percezione di una maggiore insicurezza è riduzione del benessere.
    ti pongo una domanda: quanto si è ridotto in alcuni quartieri delle città il passeggiare per strada (in queste giornate primaverili che si spingono verso maggio) di sera o around midnight?
    sicuramente nella nostra civiltà la violenza si è ridotta, ma sono anche cresciute le aspettative di sicurezza
    scusa l’assenza di questi giorni: ero a coltivare l’orto
    sono stanco ma contento
    ciao

  2. Gabriele De Ritis on aprile 29th, 2008 22:37

    Scusami, se rispondo solo ora. Avevo modificato la modalità di inserimento dei commenti, per una persona che me lo aveva chiesto e poi si è eclissata! Mi aveva suggerito di metterli in moderazione! Sono passato solo ora alla Dashboard, che poi significa Bacheca! Rimetterò le cose come stavano prima.
    Sull’insicurezza il mio pensiero da sempre è orientato nella direzione del clima che si crea nel territorio con le scelte economiche e urbanistiche…
    Anche Zoja, a proposito di Giustizia e Bellezza, ha scritto che il degrado urbano – la bruttezza – genera violenza…
    Insomma, Alemanno e con lui Lega e neodestra cancelleranno il sintomo, cioè la violenza, per non farlo ricomparire più!
    Mi viene in mente il Sindaco-Senatore di un paese vicino Sora, la mia città. Era il 1993. Andai da lui al Comune, per dirgli che mettevo a disposizione della città la mia Associazione, per quanto riguarda l’intervento di prevenzione… Potevamo fare insieme! Mi ha rimandato sempre ad altra data, ad altri appuntamenti. Alla fine, quando forse non ne poteva più di me, mi ha detto indicando la strada centrale sotto il balcone della casa comunale: “Ma lei pensa che tra un anno quelli staranno ancora lì?” Alludeva ai tossici che popolavano la strada sottostante. Per un po’ provai un brivido. Pensai: li sterminerà tutti! Dopo ho capito: voleva dire che avrebbe risolto il problema! Sarebbero scomparsi perché inghiottiti dalla felicità. Un anno dopo e ora ce ne sono più di prima di tossici!
    Tu mi permetti di fare i miei auguri ad Alemanno? Immagino che anche lui contribuirà a rendere meno violenta la città!
    In realtà, seminerà odio e violenza, come temo. Cresceranno l’odio e la violenza a Roma. Spero tanto di essere smentito dai fatti! Anzi, dalla Storia! Questa destra accresce le passioni tristi, deprimeranno anche l’economia! Tutto andrà peggio. L’ambiente circostante diventerà irriconoscibile. Bisognerà studiare per capire come cambierà l’Italia in mano a loro. Già nel quinquennio che ha preceduto Prodi tutto mi era diventato incomprensibile! Nella scuola, ad esempio, Moratti usava un linguaggio che non ho capito. La scuola è diventata un deserto sociale. Vedremo.
    Comprendo quello che dici, a proposito della percezione di ciò che è fonte di insicurezza…, ma non credo che esistano rimedi di nessun genere. Chi vive ai margini e non ha nulla da perdere sarà sempre portato a delinquere. Altro non so.
    Se la neodestra continuerà a dividere l’Italia, la violenza potrà solo crescere.
    Ti abbraccio.

  3. BIOPOLITICA : MAPPE on luglio 6th, 2008 10:36

    [...] Insecuritas. Il paradigma immunitario [...]

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  • Gabriele De Ritis
    Gabriele De Ritis
    Educatore

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    «I camminatori veri sanno dove appoggiare i piedi e dove ap-poggiarsi con le mani. Come il lampadiere: colui che mette la luce in cima alla canna e mette la canna sulla spalla con la luce rivolta all’indietro, in modo che altri possano seguire tranquillamente il sentiero. Mi sono chiesto come possa il lampadiere vedere il sentiero. Mi piace pensare che ci sia un cammino già tracciato, un terreno sicuro dove appoggiare il piede solcato da migliaia di tracce che altri prima hanno lasciato. Così il cammino del lampadiere risulta sicuro. E’ forse questo lo stare dalla parte buona della vita?» - Don Antonio Mazzi

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    Sulla Scrittura

    La scrittura, come elemento dell'ascesi, ha una funzione etopoietica: essa è un operatore della trasformazione della verità in ethos.

    Il suo scopo non è comunicare né convincere nessuno, bensì superare il confine tra realtà e immaginario.

    MICHEL FOUCAULT

    Nello scrittore il pensiero non guida il linguaggio dal di fuori [...]. Le mie parole sorprendono me stesso e mi consegnano al pensiero.

    JACQUES DERRIDA
    ____________________________

    Il linguaggio non è della lingua, ma del cuore. La lingua è solo lo strumento con il quale parliamo. Chi è muto è muto nel cuore, non già nella lingua... Quali le tue parole, tale il tuo cuore. PARACELSO (Citazione contenuta in James Hillman, L'anima del mondo e il pensiero del cuore, Adelphi 2005, pag.41).

    È o vorrebbe essere da un capo all’altro un piccolo tentativo di dissidenza dal gioco delle forze, «una professione di incredulità nell’onnipotenza del visibile» (Cristina Campo).

    L'essere oggetto d'amore è, per così dire, il luogo in cui solamente la persona esiste e può quindi anche venire alla luce. (Max Scheler, Essenza e forme della simpatia)
    ___________________________

    EMOZIONI E SENTIMENTI

    Le emozioni hanno relazioni con l’apparato cognitivo perché si lasciano modificare dalla persuasione. - ARISTOTELE

    I sentimenti sono il fondamento della nostra mente. - ANTONIO DAMASIO
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    LE COSE NASCOSTE DALLA FONDAZIONE DEL MONDO

    E’ quasi impossibile separare dal nostro spirito quello che non c’è. Che cosa dunque saremmo, senza l’aiuto di ciò che non esiste? Ben poca cosa, e i nostri spiriti disoccupati languirebbero, se le favole, i fraintendimenti, le astrazioni, le credenze e i mostri, le ipotesi e i sedicenti problemi della metafisica non popolassero di esseri e di immagini senza oggetti i nostri abissi e le nostre tenebre naturali. I miti sono le anime delle nostre azioni e dei nostri amori. Non possiamo agire che movendo verso un fantasma. Non possiamo amare che quello che creiamo.
    PAUL VALÉRY, Cattivi pensieri ___________________________
    L'oggetto specifico, unico e costante del pensiero è ciò che non esiste. Ciò che non è davanti a me; ciò che è stato; ciò che sarà; il possibile; l'impossibile. A volte questo pensiero tende a realizzare, a elevare al vero ciò che non esiste; e altre volte a rendere falso ciò che esiste.
    PAUL VALÉRY, Cattivi pensieri ___________________________
    La maggior parte ignora ciò che non ha nome; e la maggior parte crede all'esistenza di tutto ciò che ha un nome.
    Le cose più semplici e quelle più importanti non hanno tutte un nome. Quanto alle cose che non sono percepibili con i sensi, una dozzina di termini imprecisi, quali idea, pensiero, intelligenza, natura, memoria, caso..., ci servono come possono e generano o alimentano un'altra dozzina di problemi inesistenti.
    PAUL VALÉRY, Cattivi pensieri ___________________________
    ... l'anima, che per l'uomo comune è il vertice della spiritualità, per l'uomo spirituale è quasi carne.
    MARINA CVETAEVA ___________________________
    La verità è il tono di un incontro.
    HUGO VON HOFMANNSTHAL ___________________________
    58. Ciò che si può promettere. Si possono promettere azioni, ma non sentimenti, perché questi sono involontari. Chi promette a qualcuno di amarlo sempre o di odiarlo sempre o di essergli sempre fedele promette qualcosa che non è in suo potere; invece può ben promettere quelle azioni, che sono sì, di solito, effetto dell'amore, dell'odio e della fedeltà, ma che possono anche scaturire da altri motivi: giacché a un'azione conducono più vie e motivi. La promessa di amare sempre qualcuno significa cioè: finché ti amero, compirò verso di te le azioni dell'amore; se non ti amerò più, continuerai a ricevere da me le stesse azioni, anche se per altri motivi, sicché nella testa del prossimo persiste l'illusione che l'amore sia immutato e sempre il medesimo. Si promette, dunque, di continuare nell'apparenza dell'amore quando, senza accecarsi da sé, si giura a qualcuno eterno amore.
    FRIEDRICH NIETZSCHE, Umano, troppo umano ___________________________
    Molto ha esperito l’uomo. / Molti celesti ha nominato / da quando siamo un colloquio / e possiamo ascoltarci l’un l’altro (Friedrich Hölderlin) -- Le riflessioni di Martin Heidegger su queste parole straziate ed alte del grande poeta tedesco consentono di indicare la radicale importanza del colloquio, come struttura dell’esistenza, e le conseguenze che ne scaturiscono, quando essa si lacera e si frantuma implacabilmente (ad esempio) in una tossicomania.
    Queste sono alcune delle cose che egli scrive: «Noi siamo un colloquio. L’essere dell’uomo si fonda nel linguaggio (Sprache); ma questo accade (geschieht) autenticamente solo nel colloquio (Gesprächt)»; e ancora: «Ma che cosa significa allora un ‘colloquio’? Evidentemente il parlare insieme di qualcosa. E’ in tal modo che il parlare rende possibile l’incontro. Ma Hölderlin dice: ‘da quando siamo un colloquio e possiamo ascoltarci l’un altro’. Il poter ascoltare non è una conseguenza che derivi dal parlare insieme, ma ne è, piuttosto, al contrario, il presupposto» (M.Heidegger, La poesia di Hölderlin, Adelphi 1988).
    L’inaudita rilessione heideggeriana così prosegue: «Ma Hölderlin non dice semplicemente: noi siamo un colloquio, bensì: ‘da quando noi siamo un colloquio…’. Là dove c’è ed è esercitata la facoltà del linguaggio propria dell’uomo, non vi è ancora senz’altro l’evento essenziale del linguaggio: il colloquio»; e infine: «Un colloquio, noi lo siamo dal tempo in cui ‘vi è il tempo’. E’ da quando il tempo è sorto e fissato che noi siamo storicamente. Entrambi - l’essere un colloquio e l’essere storicamente - hanno lo stesso tempo, si appartengono l’un l’altro e sono il medesimo». (da EUGENIO BORGNA, Noi siamo un colloquio, Feltrinelli 1999: Il vuoto esistenziale, pp.120-122) ___________________________
    Se cerco di cogliere sul piano esperienziale il fenomeno intersoggettivo che io assumo come parametro, strumento e finalità del mio interagire col paziente, devo dire che esso si rivela a me come la feli­ce condizione dell'esistere con l'altro senza bisogni.
    Se però analizzo questa condizione mi accorgo che essa si fonda sul soddisfacimento di due bisogni che le sono essenziali; quello che l'altro ci sia, in quanto è grazie all'esserci dell'altro che io mi mani­festo come esistente e mi riconosco, e quello che io ci sia in libertà, poiché mi riconosco solo se sono libera di dirmi e di darmi così come, di volta in volta, l'esistere dell'altro mi rivela a me stessa.
    In questa felice condizione, quindi, non percepisco altri bisogni se non quelli della presenza dell'altro e della mia libertà. Non sono forse questi i requisiti dell'esistere dell'uomo come soggetto?
    (Silvia Montefoschi) ___________________________
    Un'altissima quantità di incontri umani viene distrutta da una scarsa tolleranza agli equivoci. RENATA TURCO ___________________________
    E’ Joan che parla:
    «Tutti dovrebbero poter tornare indietro con la memoria ed essere certi di aver avuto una mamma che amava tutto di loro, anche la pipì, anche la cacca. Chiunque dovrebbe poter essere sicuro che la mamma gli voleva bene giusto perché era lui, e non per per quello che avrebbe potuto fare. Altrimenti non ci si sente in diritto di esistere, si sente che non si sarebbe mai dovuti nascere. Non importa cosa succede poi a questa persona, non importa se soffre, può sempre guardare indietro e sentire che può essere amato. Può amare se stesso: non può più rompersi. Ma se non può tornare su queste cose, allora può rompersi. Ci si può rompere soltanto se si è già a pezzi. Finché il mio io bambino non è stato amato io ero a pezzi. Amandomi come si ama un bambino lei mi ha aggiustato».

    – RONALD LAING, L’io diviso. Studio di psichiatria esistenziale (1959) ___________________________