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29
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Oggi è giorno di lutto. Ludovico, uno dei nostri ragazzi, se n’è andato tragicamente. Nel Centro di ascolto l’Educatore di riferimento per lui ero io, almeno fino a qualche mese fa, quando i colloqui si sono diradati fino a cessare del tutto.
Il dolore e il rammarico, il rimpianto e la riflessione si succedono e si accavallano nella mente e nel cuore. Il dolore è affiorato, però, attutito, dopo che questa mattina mi è arrivata la notizia al telefono. Forse perché mi ero già rassegnato al suo distacco da me, perché lo pensavo al sicuro, nella sua casa e con la sua donna, con il suo lavoro e con i suoi affetti. Forse non è ancora il momento del dolore. Domani lo vedrò, dopo l’autopsia, per l’ultimo saluto. Allora, mi renderò conto dell’irreparabile.
L’ultima volta che l’ho sentito è stato prima di Natale. Mi ha telefonato per darmi gli auguri e per scusarsi per non essere venuto più a colloquio. Il lavoro lo avrebbe trattenuto. C’era stato il pranzo con le famiglie dell’Associazione. Abbiamo parlato della sua assenza. Gli ho suggerito che non era venuto per la sua timidezza, perché non si sarebbe sentito a suo agio con gli altri ragazzi. Oggi capisco perché non sia venuto. La sua voce gentile, con le caratteristiche inflessioni della sua terra, risuona ancora dentro di me.
Il cuore si fa ancora campo del dolore. Deve fare posto ad un’altra croce. Un altro nome da custodire.
Ora inizia il lavoro della memoria. Abbiamo iniziato già a discriminare tra ciò che si può dire e ciò che è meglio tacere. Tra due ore ci sarà l’incontro settimanale con le famiglie. Parleremo di lui. Ci diremo quello che poi nessuno saprà mai. Ci racconteremo quello che sappiamo di lui. Cercheremo di darci ragione di questa perdita. Saremo anche severi con noi stessi. Come ho sempre fatto quando ero insegnante, attribuirò questa sconfitta anche a me. Dirò che c’era almeno un’altra cosa che poteva essere fatta. Contenderò alla Morte il campo, cercando di strappare ad essa le sue ragioni. Parlerò del suo cuore tenero e della sua ostinata sicurezza. Degli aiuti che sono mancati. Della misericordia di cui abbiamo bisogno per continuare.
Tacerò di tutto il resto. Solo a chi saprà parlarne un giorno ne parlerò.
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CAMMINARSI DENTRO (163): Nei giorni di un addio”
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lunedì siamo andati al funerale di un vicino di casa morto per un tumore al cervello a 32 anni
lo avevo conosciuto quando aveva 11 anni e lo portavo in barca su lago
in chiesa il prete ha parlato di vita non pienamente vissuta sulla terra, ma piena nel disegno di dio
in chiesa c’era tutto il paese. le piccole comunità sono un perfetto manuale di come funziona il rapporto individuo e società
sono preda dei mio sentimento, che non riesco più a controllare
e così un po’ lacrimavo, un po’ pensavo a quanto è grande la chiesa nel conservare l’episteme
ma di quanto sia ancora più grande rimedio il penasrsi, comunque eterni. al di fuori di dogmi sia pur straordinari
un caro saluto
paolo ferrario
Condivido il tuo terrestre sentimento del tempo.
L’esperienza della morte (altrui) è esemplare. Sempre. Consente di comprendere ogni giorno qualcosa in più.