Delle quattro abilità umane – ascoltare, parlare, leggere, scrivere – la scrittura è, giustamente, quella più celebrata. In essa non compare solo quello che noi vi mettiamo.
Samuel Beckett ha dichiarato, a proposito di Godot, che egli non sa chi sia: anche il grande artista ‘fa passare’ nella scrittura contenuti inconsci, significati di cui egli non è del tutto consapevole.
Umberto Eco, dopo la pubblicazione de Il nome della rosa, per sciogliersi dall’assedio di critici e studiosi volenterosi che pretendevano da lui la spiegazione del senso ultimo del romanzo, fu costretto a dire che non era la persona più adatta per quel compito e che si trattava di interrogare il testo. Inoltre, si dichiarava convinto che gli altri avrebbero saputo fare meglio di lui, nello sforzo di interpretazione del romanzo.
Il ‘risultato’ della scrittura, allora, si ritroverà lì, davanti a noi, come prodotto, opera compiuta. In quanto tale, non appartiene più al suo autore, che si rimetterà al giudizio del lettore, il quale, a sua volta, si farà interprete più o meno consapevole, cioè capace di attingere gli strati profondi della scrittura, a seconda della competenza che potrà mettere in campo nel corso dell’attività semiotica.

La realtà della scrittura – saremmo tentati di dire: la sua condizione – è in gran parte in ciò che la precede: non solo nel contesto di cui è parte ed espressione, e nemmeno soltanto nel presupposto, nell’antefatto, nell’officina dell’artista…

Noi cercheremo nel Pensiero ‘ciò che precede’, giacché nel cuore essa è stata già abbondantemente cercata. E trovata. Pensare per immagini è il campo.

Della poesia, ad esempio, noi pensiamo che sia il momento della ‘direzione’, non della ’spontaneità’, a dispetto della vasta teorizzazione romantica a favore della spontaneità dell’artista creatore.

Cercare la scrittura in ciò che la precede – nel pensiero, per noi – significa valorizzare il tessuto delle idee che accompagna la produzione fantastica, almeno le espressioni in prosa della poetica.

Ancora più in particolare, a noi interessa la cosiddetta letteratura artistica, l’espressione in prosa delle immagini importanti del mondo fantastico dell’autore.  Il filosofo  che più di ogni altro ha prodotto conoscenza in questo campo è Franco Rella.

La scheda dell’Editore Fazi lo presenta così:

Il mio lavoro si è mosso fin dall’inizio dalla percezione che la filosofia non è più in grado di pensare i problemi radicali del soggetto e del mondo e che limiti posti da Kant, e moltiplicati da Hegel, o la dissoluzione dei limiti nel cosiddetto postmoderno andavano messi in questione. ”Urtare contro i limiti” (Kafka) è diventato così il mio progetto fin dalla Critica freudiana (Feltrinelli 1978), muovendomi verso un “altro pensiero”, verso Un pensare per figure (Fazi, 2005), trasversalmente su più campi del sapere, e in primo luogo nello spazio letterario e artistico, da Il silenzio e le parole (Feltrinelli 1981, 2001) fino a Scritture estreme. Proust e Kafka (Feltrinelli 2005). Tra i primi testi e gli ultimi c‘è stato un processo di approfondimento, attraverso autori di solito esclusi dalla riflessione filosofica, ma che hanno obbligato il pensiero, per dirla con Adorno, “a pensare contro se stesso”. Tra questi vorrei ricordare almeno Georges Bataille di cui ho curato la recentissima edizione della Storia dell’erotismo (Fazi 2006). Le numerose riedizioni e le traduzioni di alcuni dei miei libri confermano, mi pare, l’urgenza dei problemi che ho cercato di affrontare. La mia attuale preoccupazione è quella di costruire un pensiero che, muovendo da alcune proposte di Nietzsche e di Freud e di Benjamin, si proponga come un pensiero critico delle lacerazioni del mondo – dai temi della guerra e della giustizia e delle biotecnologie – e delle opere e delle forme in cui tali lacerazioni si manifestano. Ora sto lavorando su due libri, Micrologie e Il pathos del pensiero. Si muovono entrambi nella stessa direzione, il primo attraverso una serie di puntuali riflessioni sulla dimensione teoretica e morale dell’atto del pensare, il secondo nella ricerca di definire la dimensione aconcettuale che vive anche all’interno del lavoro concettuale della filosofia.

Naturalmente, assieme alla letteratura artistica a me interessa il territorio a noi più vicino del pensiero che non ha ancora preso forma, che contraddistingue la nostra attività di scrittura. Situarsi prima della scrittura, allora, significa appuntare l’attenzione sulle idee, sui temi, sulle questioni, sulle parole ‘calde’, cioè sulla produzione eidetica.

Termini, Definizioni, Concetti, Idee, Categorie, Voci di glossario: la costruzione del significato a partire dall’esperienza guiderà la ricognizione di regioni dell’esperienza, per costruire mappe delle terre abitate.

Le coppie filosofiche offerte dall’Enciclopedia Einaudi costituiranno esempi eccellenti del nostro modo di procedere, come Analisi/Sintesi, Angoscia/Colpa, Bello/Brutto, Centrato/Acentrato… Oltre le coppie filosofiche, i pacchetti di voci dell’Enciclopedia costituiscono per me dal lontano 1980 – quando uscì il primo volume dell’opera – un riferimento obbligato, in materia di risorse a cui attingere conoscenza.

I quotidiani, le riviste scientifiche, le biblioteche digitali, le Enciclopedie e i Dizionari, i Motori di Ricerca e i Repository del Web sono già una fonte di conoscenza per i ragazzi: ho potuto verificare che tutti se ne servono quotidianamente.

Diario e la Repubblica delle Donne, National Geographic e Le Scienze, Metropoli e Limes: i  Supplementi e i Periodici del quotidiano la Repubblica sono altrettanti esempi di risorse tematiche da utilizzare.

La novità rappresentata dalla scrittura documentata impone alla didattica della composizione un orientamento verso la lettura che tenga conto dello studio dell’attualità, a partire dalla lettura del quotidiano in classe.

Il saggio breve, in particolare, che poggia sul Dossier che accompagna le consegne, suggerisce la pratica della costruzione di personali Dossier tematici sulle grandi questioni del nostro tempo.

Attraverso l’esercizio guidato di lettura – senza escludere il lavoro paziente di selezione di ‘pezzi’ di giornale da ritagliare – educhiamo il pensiero dei ragazzi, li abituiamo a cercare sempre nuova conoscenza, a mettere a confronto conoscenze fra di loro contrastanti, ad argomentare a favore e contro una determinata idea, a rispettare le opinioni altrui, a scrivere senza affanno, cercando ordine e misura.

Come nell’elaborazione del lutto, che è forse la più profonda esperienza di dolore, si invoca una elaborazione, cioè un lavoro del pensiero che separi i contenuti di pensiero dai contenuti di coscienza di natura emozionale, affettiva, sentimentale, così nell’esperienza quotidiana – nella vita di relazione e nella vita sentimentale – il primato deve essere assegnato al pensiero: perché si dia governo dei sentimenti occorre dedicarsi alla riflessione, rendersi riflessivi, ragionare in modo conseguente, imparando a pensare fino in fondo i propri pensieri. Tutta la vita della coscienza – anche le parti oscure e profonde – deve essere ‘verbalizzata’, cioè tradotta in immagini verbali, in concetti, in idee.

Pur in mezzo a una produzione fantastica non del tutto conscia, l’espressione di sé, soprattutto attraverso la scrittura, ha bisogno di una elaborazione delle idee che precederà e accompagnerà la produzione ‘espressiva’. Il lavoro delle idee favorisce l’azione dell’immaginazione sulla produzione ‘fantastica’. Il pensiero immaginale è il campo da esplorare.

L’esperienza ventennale di ascolto dei tossicomani, associata da sette mesi alla partecipazione a un gruppo di alcolisti, mi ha insegnato che tutte le esperienze emozionali si affrontano e si ‘superano’ con la riflessione: i processi riparativi e ricostruttivi, la trasformazione e la (ri)costruzione del Sé, l’empowerment e il coping non sono possibili senza un lavoro metodico del pensiero. Per uscire dal fosso, occorre tirarsene fuori prendendosi per i capelli. Occorre farsi guidare da principi. Ai ragazzi-adulti con problemi dico sempre che debbono imparare a non pensare con la loro testa. Bisogna imparare a pensare pensieri che pensano pensieri diversi. Bisogna imparare anche a pensare contro di sé. Apprendere dall’esperienza è impresa eroica. Occorrono aiuti esterni non indifferenti! Occorre l’aiuto della teoria e dell’educazione.

Anche la scrittura deve essere guidata. Chi non sia già avviato sulla strada dell’autodidatta ha bisogno di qualcuno che gli insegni a scrivere.

La scuola moderna – e non solo la scuola – è impegnata in questo compito affascinante.

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  • Gabriele De Ritis

    Gabriele De Ritis

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    È o vorrebbe essere da un capo all’altro un piccolo tentativo di dissidenza dal gioco delle forze, «una professione di incredulità nell’onnipotenza del visibile» Cristina Campo
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    IL NOSTRO SENTIRE
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    Le emozioni hanno relazioni con l’apparato cognitivo perché si lasciano modificare dalla persuasione. - ARISTOTELE

    I sentimenti sono il fondamento della nostra mente. - ANTONIO DAMASIO

    L'essere oggetto d'amore è, per così dire, il luogo in cui solamente la persona esiste e può quindi anche venire alla luce. (Max Scheler, Essenza e forme della simpatia)
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    Accade qualcosa: «Non ho mai dubitato che ci dovesse essere qualcuno come Lei, ma ora Lei c'è realmente, e la mia gioia straordinaria per questo durerà sempre». - Lettera di Ingeborg Bachmann a Hannah Arendt - 16 agosto 1962

    «I camminatori veri sanno dove appoggiare i piedi e dove appoggiarsi con le mani. Come il lampadiere: colui che mette la luce in cima alla canna e mette la canna sulla spalla con la luce rivolta all’indietro, in modo che altri possano seguire tranquillamente il sentiero. Mi sono chiesto come possa il lampadiere vedere il sentiero. Mi piace pensare che ci sia un cammino già tracciato, un terreno sicuro dove appoggiare il piede solcato da migliaia di tracce che altri prima hanno lasciato. Così il cammino del lampadiere risulta sicuro. E’ forse questo lo stare dalla parte buona della vita?» - Don Antonio Mazzi

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    Sulla Scrittura
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    La scrittura, come elemento dell'ascesi, ha una funzione etopoietica: essa è un operatore della trasformazione della verità in ethos.

    Il suo scopo non è comunicare né convincere nessuno, bensì superare il confine tra realtà e immaginario. - MICHEL FOUCAULT

    Nello scrittore il pensiero non guida il linguaggio dal di fuori [...]. Le mie parole sorprendono me stesso e mi consegnano al pensiero. - JACQUES DERRIDA

    Il linguaggio non è della lingua, ma del cuore. La lingua è solo lo strumento con il quale parliamo. Chi è muto è muto nel cuore, non già nella lingua... Quali le tue parole, tale il tuo cuore. - PARACELO (Citazione contenuta in James Hillman, L'anima del mondo e il pensiero del cuore, Adelphi 2005, pag.41).

    _______________________________ LE COSE NASCOSTE DALLA FONDAZIONE DEL MONDO ______________________________

    E’ quasi impossibile separare dal nostro spirito quello che non c’è. Che cosa dunque saremmo, senza l’aiuto di ciò che non esiste? Ben poca cosa, e i nostri spiriti disoccupati languirebbero, se le favole, i fraintendimenti, le astrazioni, le credenze e i mostri, le ipotesi e i sedicenti problemi della metafisica non popolassero di esseri e di immagini senza oggetti i nostri abissi e le nostre tenebre naturali. I miti sono le anime delle nostre azioni e dei nostri amori. Non possiamo agire che movendo verso un fantasma. Non possiamo amare che quello che creiamo. - PAUL VALÉRY, Cattivi pensieri

    L'oggetto specifico, unico e costante del pensiero è ciò che non esiste. Ciò che non è davanti a me; ciò che è stato; ciò che sarà; il possibile; l'impossibile. A volte questo pensiero tende a realizzare, a elevare al vero ciò che non esiste; e altre volte a rendere falso ciò che esiste. - PAUL VALÉRY, Cattivi pensieri

    La maggior parte ignora ciò che non ha nome; e la maggior parte crede all'esistenza di tutto ciò che ha un nome.
    Le cose più semplici e quelle più importanti non hanno tutte un nome. Quanto alle cose che non sono percepibili con i sensi, una dozzina di termini imprecisi, quali idea, pensiero, intelligenza, natura, memoria, caso..., ci servono come possono e generano o alimentano un'altra dozzina di problemi inesistenti. - PAUL VALÉRY, Cattivi pensieri

    ... l'anima, che per l'uomo comune è il vertice della spiritualità, per l'uomo spirituale è quasi carne. - MARINA CVETAEVA

    La verità è il tono di un incontro. - HUGO VON HOFMANNSTHAL

    58. Ciò che si può promettere. Si possono promettere azioni, ma non sentimenti, perché questi sono involontari. Chi promette a qualcuno di amarlo sempre o di odiarlo sempre o di essergli sempre fedele promette qualcosa che non è in suo potere; invece può ben promettere quelle azioni, che sono sì, di solito, effetto dell'amore, dell'odio e della fedeltà, ma che possono anche scaturire da altri motivi: giacché a un'azione conducono più vie e motivi. La promessa di amare sempre qualcuno significa cioè: finché ti amerò, compirò verso di te le azioni dell'amore; se non ti amerò più, continuerai a ricevere da me le stesse azioni, anche se per altri motivi, sicché nella testa del prossimo persiste l'illusione che l'amore sia immutato e sempre il medesimo. Si promette, dunque, di continuare nell'apparenza dell'amore quando, senza accecarsi da sé, si giura a qualcuno eterno amore. - FRIEDRICH NIETZSCHE, Umano, troppo umano

    Molto ha esperito l’uomo. / Molti celesti ha nominato / da quando siamo un colloquio / e possiamo ascoltarci l’un l’altro (Friedrich Hölderlin) -- Le riflessioni di Martin Heidegger su queste parole straziate ed alte del grande poeta tedesco consentono di indicare la radicale importanza del colloquio, come struttura dell’esistenza, e le conseguenze che ne scaturiscono, quando essa si lacera e si frantuma implacabilmente (ad esempio) in una tossicomania.
    Queste sono alcune delle cose che egli scrive: «Noi siamo un colloquio. L’essere dell’uomo si fonda nel linguaggio (Sprache); ma questo accade (geschieht) autenticamente solo nel colloquio (Gesprächt)»; e ancora: «Ma che cosa significa allora un ‘colloquio’? Evidentemente il parlare insieme di qualcosa. E’ in tal modo che il parlare rende possibile l’incontro. Ma Hölderlin dice: ‘da quando siamo un colloquio e possiamo ascoltarci l’un altro’. Il poter ascoltare non è una conseguenza che derivi dal parlare insieme, ma ne è, piuttosto, al contrario, il presupposto» (M.Heidegger, La poesia di Hölderlin, Adelphi 1988).
    L’inaudita rilessione heideggeriana così prosegue: «Ma Hölderlin non dice semplicemente: noi siamo un colloquio, bensì: ‘da quando noi siamo un colloquio…’. Là dove c’è ed è esercitata la facoltà del linguaggio propria dell’uomo, non vi è ancora senz’altro l’evento essenziale del linguaggio: il colloquio»; e infine: «Un colloquio, noi lo siamo dal tempo in cui ‘vi è il tempo’. E’ da quando il tempo è sorto e fissato che noi siamo storicamente. Entrambi - l’essere un colloquio e l’essere storicamente - hanno lo stesso tempo, si appartengono l’un l’altro e sono il medesimo». (da EUGENIO BORGNA, Noi siamo un colloquio, Feltrinelli 1999: Il vuoto esistenziale, pp.120-122)

    Un'altissima quantità di incontri umani viene distrutta da una scarsa tolleranza agli equivoci. - RENATA TURCO

    E’ Joan che parla:
    «Tutti dovrebbero poter tornare indietro con la memoria ed essere certi di aver avuto una mamma che amava tutto di loro, anche la pipì, anche la cacca. Chiunque dovrebbe poter essere sicuro che la mamma gli voleva bene giusto perché era lui, e non per per quello che avrebbe potuto fare. Altrimenti non ci si sente in diritto di esistere, si sente che non si sarebbe mai dovuti nascere. Non importa cosa succede poi a questa persona, non importa se soffre, può sempre guardare indietro e sentire che può essere amato. Può amare se stesso: non può più rompersi. Ma se non può tornare su queste cose, allora può rompersi. Ci si può rompere soltanto se si è già a pezzi. Finché il mio io bambino non è stato amato io ero a pezzi. Amandomi come si ama un bambino lei mi ha aggiustato».

    – RONALD LAING, L’io diviso. Studio di psichiatria esistenziale (1959)