Contributi a una cultura dell’Ascolto CAMMINARSI DENTRO (224): Leggere WILLIAM MILLER e STEPHEN ROLLNICK, Il colloquio motivazionale

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WILLIAM MILLER e STEPHEN ROLLNICK, Il colloquio motivazionale, ERICKSON 2004

PRESENTAZIONE Il colloquio motivazionale è un approccio basato sulle evidenze empiriche che si è dimostrato efficace per aiutare a superare l’ambivalenza tipica che frena le persone nel realizzare i cambiamenti desiderati. Dieci anni dopo la pubblicazione della traduzione dall’inglese, il colloquio motivazionale si è diffuso in tutto il mondo fino a divenire il sistema di primaria rilevanza nel trattamento dei comportamenti di dipendenza.
La nuova edizione è totalmente innovativa e aggiornata: presenta in modo chiaro e operativo i principi fondamentali e mostra i risultati delle applicazioni anche a contesti diversi da quelli classici di dipendenza.
Il colloquio motivazionale ha come punto di forza il metodo, semplice, sperimentale e efficace: descrive cosa fare e come fare, e illustra in dettaglio il processo che porta ad apprendere il colloquio motivazionale. Il lettore impara ad affrontare l’ambivalenza, aggirare e utilizzare la resistenza, costruire la motivazione, rinforzare il cambiamento, prevenire le ricadute.
L’approccio viene descritto anche con le coppie, gli adolescenti, i responsabili di abuso, i pazienti con doppia diagnosi, nei suoi innumerevoli adattamenti e nella variante con i gruppi.
Il libro si rivolge a chi opera nel settore dell’alcolismo e delle dipendenze, ma anche agli studenti di psicologia e agli operatori che utilizzano il colloquio come strumento nella relazione d’aiuto.

CONTENUTI 
– Il dilemma del cambiamento
– Affrontare l´ambivalenza e gestire la resistenza
– Costruire la motivazione
– Rinforzare il cambiamento e prevenire le ricadute
– Come imparare e insegnare il colloquio motivazionale
– I dati sull´efficacia
– L´uso con le coppie, con gli adolescenti, nel casi di comportamenti di violenza e abuso e nel caso di doppia diagnosi
– Interventi brevi e nell´ambiente medico

SFOGLIA IL LIBRO 
Capitolo 4 – Che cos’è il colloquio motivazionale?

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L’edizione che possiedo io è del 1994 (ristampa del 1997). All’attuale capitolo 4 – Che cos’è il colloquio motivazionale corrisponde il capitolo 5 della vecchia edizione: I principi del colloquio di motivazione

Se nella nuova edizione si legge: Il colloquio di motivazione si fonda su quattro principi guida: 
1. Esprimere empatia; 
2. Aumentare la frattura interiore; 
3. Aggirare e utilizzare la resistenza; 
4. Sostenere l’autoefficacia.

nella vecchia le cose stavano così:
Cinque principi generali:
1. Esprimere empatia
2. Amplificare le fratture interiori
3. Evitare dispute e discussioni
4. «Rotolarsi» con la resistenza
5. Sostenere il senso di autoefficacia

Principio n.1: Esprimere empatia
L’accettazione facilita il cambiamento.
Una efficace capacità di ascolto riflessivo è fondamentale.
L’ambivalenza va considerata normale.

Principio 2: Allargare la frattura
La consapevolezza delle possibili conseguenze è importante.
La discrepanza tra il comportamento attuale e importanti obiettivi personali stimolerà il cambiamento.
Deve essere l’utente stesso a esporre le motivazioni a favore del cambiamento.

Principio n.3: Evitare dispute e discussioni
Le dispute sono controproducenti.
Un atteggiamento di difesa produce un atteggiamento dello stesso tipo.
Un atteggiamento di resistenza è un segnale che si devono cambiare strategie.
Etichettare gli utenti non è necessario.

Principio n.4: «Rotolarsi» con la resistenza
L’impeto (dell’avversario) può essere usato a proprio vantaggio.
Le percezioni possono essere deviate.
Nuove prospettive sono suggerite ma non imposte.
L’utente costituisce un valido aiuto per scoprire la soluzione dei problemi.

Principio n.5: Sostenere il senso di autoefficacia
La convinzione che il cambiamento sia possibile è un importante fattore di motivazione.
All’utente è lasciata la possibilità di scegliere e attuare cambiamenti personali.
Vi è la speranza in una serie di approcci alternativi.

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L’uso che ho fatto di quest’opera cruciale in più di 15 anni mi spinge a riportare l’intero Indice:

PARTE PRIMA – BASI CONCETTUALI

1. L’atmosfera del cambiamento, pp.14-25 
1.1. Specificare i «non specifici»
1.2. Le condizioni critiche del cambiamento
1.3. L’evoluzione del confronto
1.3.1. Dove abbiamo sbagliato?
1.3.2. La motivazione come un problema di personalità
1.3.3. La ricerca di una personalità dipendente
1.3.4. La profezia che si autoavvera
1.3.5. Il confronto: un obiettivo, non uno stile

2. Che cosa motiva le persone a cambiare, pp.27-44
2.1. La motivazione come stato dinamico
2.2. La motivazione come probabilità di cambiamento
2.3. Approcci efficaci alla motivazione
2.3.1. Dare consigli
2.3.2. Rimuovere le barriere
2.3.3. Assicurare opzioni
2.3.4. Diminuire la desiderabilità
2.3.5. Praticare l’empatia
2.3.6. Dare feedback
2.3.7. Chiarificare gli obiettivi
2.3.8. Aiutare in modo attivo
2.3.9. Mettere insieme tutti gli ingredienti

3. L’intervento breve, pp.45-51
3.1. L’autocambiamento
3.2. L’impatto degli interventi brevi
3.3. Gli interventi attivi di un counseling breve efficace
3.3.1. Il feedback
3.3.2. La responsabilità
3.3.3. I consigli
3.3.4. La lista d opzioni
3.3.5. L’empatia
3.3.6. L’autoefficacia
3.3.7. La motivazione come interazione interpersonale

4. L’ambivalenza ovvero il dilemma del cambiamento, pp53-65
4.1. Voglio, ma non voglio
4.2. Di fronte all’ambivalenza
4.3. Comprendere l’ambivalenza
4.3.1. Il cuore del problema
4.3.2. L’attaccamento
4.3.3. Il conflitto approccio-evitamento
4.3.4. La bilancia della decisione
4.3.5. Alcune complicazioni dell’ambivalenza
4.3.6. I valori
4.3.7. Le aspettative
4.3.8. L’autostima
4.3.9. Il contesto sociale
4.3.10. Risposte paradossali
4.3.11. Quando il controllo si indebolisce 
4.4. Lavorare con l’ambivalenza

PARTE SECONDA – ASPETTI METODOLOGICI

5. I principi del colloquio di motivazione, pp.69-81
5.1. Che cos’è il colloquio di motivazione?
5.2. Confronto con tre altri approcci
5.2.1. Approcci del tipo «affrontare il rifiuto»
5.2.2. Approcci del tipo «training sulle abilità»
5.2.3. Approcci non direttivi
5.3. Cinque principi generali
5.3.1. Esprimere empatia
5.3.2. Amplificare le fratture interiori
5.3.3. Evitare dispute e discussioni
5.3.4. «Rotolarsi» con la resistenza
5.3.5. Sostenere il senso di autoefficacia

6. Fase I – Costruire la motivazione al cambiamento, pp.83-111
6.1. La prima seduta
6.1.1. La trappola della «domanda-risposta»
6.1.2. La trappola del «confronto-negazione»
6.1.3. La trappola dell’esperto
6.1.4. Il rischio dell’«etichettatura»
6.1.5. La trappola della «attenzione prematura»
6.1.6. La trappola del biasimo
6.2. Struttura aperta
6.3. Cinque strategie iniziali
6.3.1. Formulare domande aperte 
6.3.2. Praticare l’ascolto riflessivo
6.3.3. Essere assertivi
6.3.4. Riassumere
6.3.5. Suscitare affermazioni automotivanti
6.3.5.1. Indurre domande
6.3.5.2. La bilancia decisionale
6.3.5.3. Elaborazione
6.3.5.4. Utilizzare gli estremi
6.3.5.5. Guardarsi indietro
6.3.5.6. Guardare in avanti
6.3.5.7. Esplorare gli obiettivi
6.3.5.8. Il paradosso
6.4. Contatto successivo

7. Come utilizzare i dati della valutazione, pp.113-125 
7.1. Presentare la valutazione
7.2. Le dimensioni della valutazione
7.2.1. L’uso di alcol o droga
7.2.2. I problemi di vita
7.2.3. La sindrome da dipendenza
7.2.4. L’analisi funzionale
7.2.5. Gli effetti biomedici
7.2.6. Gli effetti neuropsicologici
7.2.7. La storia familiare
7.2.8. Altri problemi psicologici
7.2.9. La valutazione globale
7.3. Come valutare la motivazione
7.3.1. La bilancia della decisione
7.3.2. Essere pronti a cambiare
7.4. Il feedback personalizzato

8. Come gestire la resistenza, pp.127-140
8.1. Il ruolo dell’operatore
8.2. riconoscere la resistenza
8.3. Strategie per gestire la resistenza
8.3.1. La riflessione semplice
8.3.2. La riflessione amplificata
8.3.3. La riflessione a due facce
8.3.4. Spostare il focus
8.3.5. Manifestare assenso introducendo una variazione
8.3.6. Insistere sulla scelta personale e sul controllo autonomo
8.3.7. La ristrutturazione
8.3.8. Il paradosso terapeutico
8.4. Come gestire gli appuntamenti mancati
8.5. Il dramma del cambiamento

9. Fase II – Rafforzare l’impegno al cambiamento, pp.141-155
9.1. Riconoscere la disponibilità al cambiamento
9.2. Fase II: Rischi 

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