Contributi a una cultura dell’Ascolto CAMMINARSI DENTRO (304): Leggere DUCCIO DEMETRIO, Perché amiamo scrivere. Filosofia e miti di una passione, RAFFAELLO CORTINA EDITORE

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Una serie di articoli raccoglierà la lunga esperienza di studio dell’ultima opera di Duccio Demetrio. Procederò con scadenza settimanale alla trattazione del contenuto, concentrandomi su capitoli e paragrafi. Avevo segnalato la sua uscita in novembre. Lo stesso articolo viene rimaneggiato oggi e porta perciò la data dell’aggiornamento. Sarà arricchito con la riflessione che condurrò sulle parti di cui si compone, capitolo per capitolo. Più che recensione, sarà una mia personale valorizzazione di tutta la ricchezza del testo: restituire in un breve saggio le suggestioni innumerevoli del testo stesso non è compito facile. Demetrio, infatti, ha una scrittura densa, sintetica, in cui confluiscono esperienze pluridecennali: a volte, un passaggio innocente racchiude in sé spunti di riflessione che da soli meriteranno interi articoli. Si tratterà, in parte, di fare il lavoro inverso. Se la sua opera è lavoro di sintesi di una vasta materia di studio, bisognerà risalire analiticamente a ciò da cui proviene, basandosi sulla pura testualità, ma anche su tutte e sette le condizioni della testualità. Ad esempio, un raccordo con gli altri testi da lui dedicati alla scrittura o che contengono capitoli in cui la scrittura gioca un ruolo importante (intertestualità).


Di scrittura Duccio Demetrio aveva già parlato abbondantemente nella sua opera precedente. Non solo, come è naturale, in Raccontarsi. L’autobiografia come cura di sé (1995) e nell’impegnativo La scrittura clinica. Consulenza autobiografica e fragilità esistenziali (2008). Colpisce piacevolmente il fatto che essa compaia tra i ‘talenti’ di chi conduce una vita schiva (La vita schiva. Il sentimento e le virtù della timidezza, 2007): la quarta sezione del volume, intitolata Talenti, è suddivisa in tre capitoli, come quelle precedenti: 

1. Con ingenua grazia – La virtù dell’innocenza
2. Una scrittura interminabile – La virtù introspettiva
3. Uscire di scena – La virtù del congedo
Il secondo capitolo propone la scrittura come Il riscatto dell’introverso.
Dopo un’immagine in bianco e nero, alla pagina 235, la citazione da EMIL CIORAN:

Scrivere, per poco che sia, mi ha aiutato a passare da un anno all’altro, dato che le ossessioni espresse si sono affievolite e, per metà, le ho superate.

Nella pagina successiva, i seguenti versi di MARIANGELA GUALTIERI:

Gli altri sono troppi, per me.
Ho un cuore eremita.
Sono
impastata di silenzio e di vento.
Sono antica.
Mi pento ogni volta che vado
lontano dal mio stare lento
nella velocità della sera…

e poi il suo

A voce spenta

Se la timidezza è destino, non vi è altro modo per addomesticarla che scriverne: sottraendola ai suoi cunicoli, facendone il proprio pubblico manifesto. Il sentire schivo trova in questi istanti un più intenso raccoglimento. La scrittura è preghiera rivolta agli dei del silenzio. Riattraversa le età, firmando la loro indelebile traccia; si ricorre all’inchiostro per estinguere torti e vergogne. E’ nelle righe in cammino che per la prima volta la penna restituisce in altro linguaggio quel che appariva maleficio. Poi, oltre quel sentire che ancora può bruciare, la scrittura non ne trascura nessuno e la timidezza si rende chiave per aprire ogni terra d’uomini o cose.

Il capitolo si apre con il titolo grande: La virtù introspettiva. Si estende da pagina 237 a pagina 245. Al suo interno, i titoletti: Fare di sé un taciturno tema vitale e Una solitudine abitata.
L’introverso troverà occasioni di riscatto nella solitudine cercata: sarà essa a liberare risorse capaci di assicurare rivincite e successi. L’abitudine inveterata ad interrogarsi, l’attitudine alla riflessività e all’introspezione consentono di «conoscere le gioie talvolta assolute della contemplazione in propria unica presenza. Questo umore prezioso si incontra appena può con la possibilità di scrivere di sé». In questa scoperta, che alimenta il diritto a una vita schiva stando in mezzo agli altri, si afferma il potere della scrittura, che, se rivela, al contempo cela.

demetrio

Si scrive spesso per necessità e per dovere. A volte lo si fa invece per puro piacere, per l’impulso di addentrarsi nella felicità o nel male di vivere, per fissare ricordi o perché si scopre che scrivere di sé allevia il dolore, rinsalda l’amicizia e dà forza. Le ragioni profonde e poco indagate per cui amiamo scrivere è il tema di questo libro. L’autore passa in rassegna le differenti facce che assume la passione di scrivere quando diventa un’ossessione, quando si impugna una penna o si batte su una tastiera senza altra ambizione che non sia l’incontro con le parti ancora in ombra di noi stessi. [dalla quarta di copertina]

[Ricevuto direttamente da Duccio Demetrio il 12 dicembre]

Intervista di MARIA GIOVANNA FARINA a DUCCIO DEMETRIO

Recensione di FLORA MOLCHO

Recensione di GIORGIO MACARIO

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INDICE

Ante litteram
AGLI SCRITTORI PER DILETTO

I. LODE ALLA SCRITTURA
Il riscatto della Musa dimenticata

II. SCRIVERE PRIMO AMORE
Eros e Psiche: accogliere al buio

III. ASCOLTARE IL MITO
Ermes: il messaggero alato

IV. FILOSOFI PER DESTINO
Circe: in alambicchi imprevisti

V. NARRATI DA ANTICHE STORIE
Pandora: sfuggiti all’estremo sconforto

VI. MITI GENERATIVI
Flora e Persefone: come semi nell’aria

1. Mnemosine e Lete: maternità complici e rivali
Scrivere è memoria e oblio

2. Apollo: due paternità in un sol dio
Scrivere è luce e ombra

3. Poro e Penia: Eros, il figlio inaffidabile
Scrivere è ricchezza e povertà

VII. METAMORFOSI
Arianna: per sempre amanti

1. Orfeo e Euridice
Scrivere è impazienza e lentezza

2. Piramo e Tisbe
Scrivere è equivoco e sincerità

3. Filemone e Bauci
Scrivere è ingratitudine e riconoscenza

VIII. MITI DI SOLITUDINE
Didone: in silenzio si adempie il fato

1. Narciso
Scrivere non è annullamento

2. Sisifo
Scrivere non è ripetizione infinita

3. Atteone
Scrivere non è innocenza

IX. MITI DI CURA
Aracne: la tela invisibile

1. Asclepio
Scrivere è un balsamo sospetto

2. Chirone
Scrivere è una ferita inguaribile

3. Ila
Scrivere è un commiato

X. IL CASTIGO INELUTTABILE
Danaidi: inutile affanno è una vita senza scrittura

Post scriptum
CARI AGLI DEI
Passeggiando per Elisia

Bibliografia, pag.225


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