Quel cinquanta per cento che sfugge al pieno controllo

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Domenica 12 febbraio 2012

CAMMINARSI DENTRO (354): Quel cinquanta per cento che sfugge al pieno controllo

Il fallimento della propria vita sentimentale è sicuramente un evento di rilievo a cui forse bisognerebbe dedicare un po’ di tempo in più, ma è faticoso stare a ricostruire decenni di scelte, le svolte, le lunghe trepidazioni, gli investimenti, gli studi!
Ci sarebbe da esibire, infatti, anche una ricca bibliografia su amore e i suoi compagni, per documentare i passaggi da una teoria all’altra, con gli sforzi fatti per aderire sempre più alla realtà e non perseverare nell’errore.
Stare a dire di aver tentato tutto, aver provato tutto, ogni cosa e il suo contrario, per una corretta manutenzione dei sentimenti è quasi superfluo. Chi non si adopera per salvare ogni giorno la vita, per farla durare ancora?

Di tutte le teorie percorse e provate sulla propria pelle, per saggiarne la validità, quella che contempla la coesistenza di luce e ombra non è stata mai abbandonata da noi. Ancora pochi giorni fa abbiamo scoperto una perla teorica di prima grandezza: il saggio di Carlo Serra intitolato Intendere l’unità degli opposti: la dimensione musicale nel concetto eracliteo di armonia, perché convinti sempre che una più chiara visione della vita possa aiutare a viverla meglio, se si riesce a contemperare e ad accettare la contraddittorietà delle situazioni, i paradossi dell’esperienza, gli inevitabili fraintendimenti…
Abbiamo applicato la teoria junghiana dell’Ombra alla vita, suggerendo a lei di tenerne conto: una donna non è immune da errori e non è il centro del mondo e non è sempre equilibrata e razionale e ragionevole e senza emozioni…
Più che altro, si sarebbe trattato di praticare un po’ di umiltà di fronte alla vita, riconoscendo i diritti altrui, preoccupandosi del benessere della persona e curando di non procurare inutile dolore e infelicità.

Ma di tutte le cose che abbiamo sentito dire dell’amore da poeti e filosofi la più convincente è quella che fa risalire a Platone l’idea che nelle cose d’amore non sappiamo dire bene quello che vogliamo e la volontà di sapere precede e accompagna ogni esperienza amorosa: è un po’ come dire che si cresce strada facendo, che si correggono gli errori ritrovando la strada, quando una ragione qualsiasi può farci deviare o farci smarrire.
Un tempo si credeva nella serietà delle intenzioni (a questo tema Vladimir Jankélévitch dedica il primo volume del suo Trattato delle virtù). I movimenti di liberazione di ogni genere negli ultimi quarant’anni hanno travolto molte cose cattive, ma probabilmente hanno buttato anche il bambino con l’acqua sporca.
Mi sono sempre chiesto, infatti, che fine abbia fatto la serietà delle intenzioni di una persona. Come sia possibile non fondare su questa virtù umana le cose d’amore. C’è chi preferisce, invece, revocare in dubbio ogni giorno la realtà dei sentimenti, come se ogni volta di nuovo ci fosse da dimostrare che esistono!

La vera fatica è questa. E’ per questa ragione, forse, che ci ritroviamo oggi a pensare come sia possibile che incomba ancora su di noi il compito di dover dimostrare, dimostrare, dimostrare! E allegramente crediamo di poter concludere che non vale proprio la pena di impiegare i pochi decenni che ci sono rimasti da vivere a dimostrare che esistiamo, che siamo persone, che siamo fallibili, che ci accade di provare emozioni ‘sbagliate’ che ci affrettiamo subito a ‘correggere’, che non siamo interessati all’amore a pagamento e nemmeno alla pratica ripetuta della ginnastica sessuale in altri giardini.

Umberto Galimberti ha scritto un volumetto intitolato Le cose dell’amore, che dedica A Tatjana, per ragioni che mi sono in parte note e in parte ignote. L’Introduzione si apre, poi, con una massima di François de La Rochefoucauld: La cosa più difficile da trovare nei legami d’amore è l’amore.
Da una parte, ci troviamo di fronte a un fondo enigmatico e buio da cui tutti, maschi e femmine, ci ritroviamo a divinare; dall’altra, dobbiamo riconoscere che l’amore – la relazione amorosa – è un ‘recipiente’ in cui ritroveremo al mattino quello che vi abbiamo messo la sera.

Se non impareremo a fare i conti con tutto ciò che sfugge al nostro controllo, accettando le smentite che ci vengono dalla realtà, ci ritroveremo soli a suonare la cetra sotto un ampio faggio, magari vagheggiando un amore che nessuno ha conosciuto mai e che solo noi siamo in grado di esprimere.


 

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