CAMMINARSI DENTRO (145): I miei rapporti con la scrittura.

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Ho sentito spesso gli scrittori parlare del foglio bianco e dei sentimenti che genererebbe quando si voglia scrivere e non ci si riesca, ma non ho mai compreso di cosa si trattasse. Perché mettersi a scrivere, se non si ha nulla da dire? Non è forse il processo creativo essenzialmente il momento del parto, quando la lunga gestazione di immagini, ricordi, frammenti di senso chiedono di essere composti in una unità superiore? Non è forse quell’urgenza di scrivere che spinge a scrivere, non importa cosa: Il Paradiso perduto o una piccola pagina di diario? 
Quando penso alla mia Moleskine, alle pagine lisce perché su di esse non si è posata ancora la mia mano, a tutte le pagine che restano fino alla fine di questo anno; e se penso, ancora, alla Moleskine del prossimo anno, che è già in vendita, non posso fare a meno di provare un moto di gioia, per la possibilità sempre aperta che mi si offre, in ogni momento della giornata, di dare finalmente forma al magma sottostante che si sia fatto pensiero.

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