Contributi a una cultura dell’Ascolto CAMMINARSI DENTRO (239): Sulla funzione etopoietica della scrittura

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La scrittura, come elemento dell’ascesi, ha una funzione etopoietica: essa è un operatore della trasformazione della verità in ethos. – MICHEL FOUCAULT

Reinterpretare tutta l’esperienza di scrittura alla luce delle parole di Foucault: costituisce sicuramente per me una forma di ascesi il lavoro di scavo avviato a settembre 2006, il giorno della morte di mia madre.

Il raccontarsi è senz’altro terapeutico, anche se non accenna a prendere la strada del lavoro sistematico.

Il campo da esplorare è la scrittura clinica, se non altro per accostarsi alla propria fragilità esistenziale con qualche strumento in più.

L’accesso alla verità per la via della conoscenza razionale non basta, perché non funziona.

Elemento dell’ascesi, cioè parte dell’ascesi. (Ma sull’ascesi come esercizio spirituale bisognerà tornare, per chiarire cosa significhi oggi per noi).

Scrivere è un modo per cambiare, per modificarsi, per accedere alla verità. Ma la verità a cui allude Foucault non è quella della scienza. Per me, si tratta dell’accesso alla realtà (dell’altro), all’invisibile dell’esperienza altrui. Ho ridotto a sentenza quello che penso al riguardo: La verità è il tono di un incontro (Hugo von Hofmannsthal). Se si considera, ad esempio, la qualità del lavoro delle persone impegnate nelle professioni d’aiuto, sarà facile comprendere come per noi le parole di Foucault abbiano peso e capacità di incidere nella realtà delle coscienze: quella qualità può rendere contribuire a rendere migliori le istituzioni in cui le persone lavorano.

Scrivere è Entsagung, rinuncia a dire tutto in una sola volta. Questo è veramente ciò che accade e che costituisce forse un freno per molti. Si teme, infatti, di non riuscire a dire compiutamente qualsiasi cosa: sempre di frammenti si tratta!

Quando ne va di noi, soprattutto della nostra esistenza passata – ma questa è sempre implicata nelle questioni relative alla nostra identità! – possiamo dire di poter gettare uno sguardo sulle cose che tutto illumini, tutto comprenda, tutto chiarisca?

Se ethos è un comune, se accedere ad esso, addirittura promuoverlo presso di sé e nella realtà circostante, significa contribuire al miglioramento della qualità della vita, produrre realtà (sociale), allora sì, scrivere ha un senso che va al di là del mero fare i conti con se stessi. D’altra parte, è connaturata a ogni scrittura l’aspirazione a lasciare traccia di sé. Il seme gettato apparentemente resta lì, solo presso di noi, ma anche il solo fatto della produzione delle idee attraverso la scrittura, la loro verbalizzazione, è risultato. Le vicissitudini della scrittura saranno pure affidate ai capricci della fortuna, quando non si tratti di scrittura ‘professionale’, ma resta la testimonianza della chiarezza conseguita. C’è chi ha dedicato tutta la vita al compito di restituire in modo sempre più chiaro le proprie idee. E la chiarezza è compiutezza formale. Il fine sociale, comunicativo, è tutto in questo risultato.

L’intreccio di questioni private e questioni pubbliche, cioè legate al proprio ruolo – ad esempio, quello personale di Educatore di Exodus -, rende la scrittura non mera ‘autobiografia’, resoconto di tappe e momenti dell’anima. Il mio Camminarsi dentro è nato dall’esperienza degli Educatori di Exodus, da un’idea di don Antonio Mazzi. Avrei potuto usare un’altra espressione, magari più personale. Ho preferito quella, per esaltare una parte grande della mia identità. Il lavoro sociale che svolgo quotidianamente con i ragazzi tossicodipendenti e con le loro famiglie mi mette a contatto con emozioni e sentimenti con i quali debbo ‘confrontarmi’. Su di essi rifletto dal 1989. Ho preso a riflettere sulle mie emozioni, a considerare la storia dei miei affetti; ripercorro la storia della mia famiglia; cerco altra conoscenza che mi aiuti a comprendere quello che i miei occhi da soli non vedono. La luce della conoscenza proviene a noi dall’esperienza degli altri, dai loro studi, dal loro dolore. Questa conoscenza si ‘aggiunge’ alla mia. Gli studi altrui si ‘aggiungono’ ai miei studi. Il dolore degli altri si ‘aggiunge’ al mio. Nel magma delle relazioni nasce il bisogno di scrivere, per bisogno di chiarezza. Sicuramente, da quando lo faccio, ne sono uscite migliorate le stesse relazioni umane che ho la ventura di vivere. Gli accessi giornalieri a questo sito, assieme alla diffusione in ambito ristretto di tutto quello che ho scritto sulla mia esperienza educativa, contribuiscono a migliorare le persone in cerca di luce. Fare luce su di sé e sulla realtà in cui si opera non è poco in tempi così oscuri.

Resta da chiarire di quale forma di ascesi si tratti quando si parla di scrittura.

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