Presentazione delle Relatrici Susanna e Lucia




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Presentazione delle Relatrici Susanna e Lucia – Presentation Transcript

  1. Re-inventare l’età matura Testo 1
  2. Re-inventare l’età matura Testo 1
  3. Ricerca attorno alla seconda età adulta delle donne che negli anni Sessanta e Settanta uscirono dal bozzolo
  4. Comʼè cominciata? Nel 2008 un gruppo di collaboratrici scientifiche della Libera Università dellʼAutobiografia di Anghiari si sono interrogate sul loro presente e su come oggi le donne si stanno re-inventando la loro seconda età adulta. Da qui lʼidea di una ricerca a livello nazionale che utilizzasse le metodologia autobiografica Nel 2009 è messo a punto il disegno di ricerca, nel 2010 si svolgono i laboratori e il lavoro di analisi
  5. lavoro nazionale Beatrice Carmellini Gr uppo di Ada Ascari Anna Cappelletti Carmen Ferrari Luisa Fressoia Carlotta De Filippo Francesca De Laurentis Adriana Barbolini Gianna Niccolai Leonora Cupane Coo Mariagrazia Comunale rdin ame Claudia Carabini nto Cristina Zaremba Susanna Ronconi Responsabile scientifica Lucia Portis Barbara Mapelli
  6. Il gruppo al lavoro… Seminari per: La condivisione del “senso”e degli obiettivi obiettivi La costruzione del disegno di ricerca La messa a punto metodologica La produzione di un manuale per la gestione di laboratori
  7. I laboratori 11 laboratori a Torino Roma Arezzo Modena Sesto Fiorentino Arco di Trento Napoli Palermo Foligno Milano
  8. Le donne, le scritture Le partecipanti: 125 Roma 12, Napoli 9, Arco di Trento 14, Modena 15, Arezzo 13, Sesto Fiorentino 8, Foligno 13, Milano 10, Torino 23 (9+14), Palermo 8 Testi autobiografici scritti: 8-900 Testi trascritti (discussioni di gruppo): 70-80
  9. Le finalità della ricerca
  10. Una finalità euristica Conoscere come vivono la loro seconda età adulta le donne che in gioventù – secondo esperienze diverse, individuali e/o collettive – hanno messo in discussione gli schemi dei ruoli femminili per come allora erano socialmente dominanti
  11. Una finalità ermeneutica Produrre contesti per lʼauto-riflessione delle donne protagoniste, capaci di ri-significare le realtà oggetto della narrazione
  12. Una finalità ermeneutica Produrre contesti per lʼauto-riflessione delle donne protagoniste, capaci di ri-significare le realtà oggetto della narrazione
  13. Gli obiettivi
  14. Un obiettivo di conoscenza: Ricostruire autobiograficamente il passaggio alla seconda età adulta
  15. Un obiettivo di autoformazione: Facilitare consapevolezza e conoscenza di sé
  16. Un obiettivo educativo ed etico: Indagare, descrivere e assumere criticamente una esplicita responsabilità generazionale nei confronti delle altre donne
  17. Le partecipanti Le donne incluse hanno una data di nascita compresa fra il 1940 e il1957 e provengono da background differenti, sono accomunate dallʼaver vissuto i cambiamenti degli anni 60/70 ed avere la consapevolezza del mutamento individuale e sociale vissuto .
  18. Il metodo Una con-ricerca: perché le protagoniste narrano la loro storia e al contempo scambiano significazione e interpretazione Autobiografica: perché utilizza la scrittura di sé e lo scambio narrativo suggeriti dal metodo autobiografico, che coniuga connessione passato- presente, autoriflessione, autoapprendimento, cura di sé
  19. Temi apicali affrontati nei laboratori: uscire dal bozzolo il corpo lʼamore la maternità il lavoro la vita pubblica la cura le altre donne le orme
  20. Il laboratorio autobiografico Scrittura autobiografica (momento individuale) (sollecitazioni) Lettura e scambio narrativo in gruppo Confronto, scambio, significazione collettiva
  21. Scritture “del transito” Scrittura, medium autoriflessivo La memoria del passato Lʼautoriflessività del presente Lʼapprendimento verso il futuro
  22. Una ricerca per sé, una ricerca per le altre Restituzioni Ad ognuna, in gruppo (un “coro greco”) Al gruppo, dalle facilitatrici Alle altre donne a livello locale e nazionale
  23. L’analisi I testi autobiografici individuali e i testi derivanti dai percorsi di significazione e elaborazione interni ai laboratori sono le fonti di unʼanalisi tesa a individuare salienze e elaborare cornici concettuali finalizzate a raccontare, comprendere, e interpretare il vissuto della seconda età adulta. La restituzione una pubblicazione e un seminario nazionale ma..
  24. Il futuro La ricerca apre nuove prospettive…
  25. testi che generano… …altri testi un giacimento di storie: altre narrazioni e altri linguaggi (video, rappresentazioni teatrale, etc, etc…)
  26. Testi che generano… …nuove relazioni tra donne. approfondire, rilanciare, valorizzare, incontrare altre donne e altre situazioni
  27. Pubblicizzazione dell’inizativa e della pubblicazione a livello nazionale
  28. Valorizzazione del percorso nellʼambito del progetto UE-Grundvig “GET – Gender issues in Europe Today (Breaking stereotypes,creating new learning approaches) sugli stereotipi di genere.

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  • Gabriele De Ritis

    Gabriele De Ritis

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    È o vorrebbe essere da un capo all’altro un piccolo tentativo di dissidenza dal gioco delle forze, «una professione di incredulità nell’onnipotenza del visibile» Cristina Campo
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    IL NOSTRO SENTIRE
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    Le emozioni hanno relazioni con l’apparato cognitivo perché si lasciano modificare dalla persuasione. - ARISTOTELE

    I sentimenti sono il fondamento della nostra mente. - ANTONIO DAMASIO

    L'essere oggetto d'amore è, per così dire, il luogo in cui solamente la persona esiste e può quindi anche venire alla luce. (Max Scheler, Essenza e forme della simpatia)
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    Accade qualcosa: «Non ho mai dubitato che ci dovesse essere qualcuno come Lei, ma ora Lei c'è realmente, e la mia gioia straordinaria per questo durerà sempre». - Lettera di Ingeborg Bachmann a Hannah Arendt - 16 agosto 1962

    «I camminatori veri sanno dove appoggiare i piedi e dove appoggiarsi con le mani. Come il lampadiere: colui che mette la luce in cima alla canna e mette la canna sulla spalla con la luce rivolta all’indietro, in modo che altri possano seguire tranquillamente il sentiero. Mi sono chiesto come possa il lampadiere vedere il sentiero. Mi piace pensare che ci sia un cammino già tracciato, un terreno sicuro dove appoggiare il piede solcato da migliaia di tracce che altri prima hanno lasciato. Così il cammino del lampadiere risulta sicuro. E’ forse questo lo stare dalla parte buona della vita?» - Don Antonio Mazzi

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    Sulla Scrittura
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    La scrittura, come elemento dell'ascesi, ha una funzione etopoietica: essa è un operatore della trasformazione della verità in ethos.

    Il suo scopo non è comunicare né convincere nessuno, bensì superare il confine tra realtà e immaginario. - MICHEL FOUCAULT

    Nello scrittore il pensiero non guida il linguaggio dal di fuori [...]. Le mie parole sorprendono me stesso e mi consegnano al pensiero. - JACQUES DERRIDA

    Il linguaggio non è della lingua, ma del cuore. La lingua è solo lo strumento con il quale parliamo. Chi è muto è muto nel cuore, non già nella lingua... Quali le tue parole, tale il tuo cuore. - PARACELO (Citazione contenuta in James Hillman, L'anima del mondo e il pensiero del cuore, Adelphi 2005, pag.41).

    _______________________________ LE COSE NASCOSTE DALLA FONDAZIONE DEL MONDO ______________________________

    E’ quasi impossibile separare dal nostro spirito quello che non c’è. Che cosa dunque saremmo, senza l’aiuto di ciò che non esiste? Ben poca cosa, e i nostri spiriti disoccupati languirebbero, se le favole, i fraintendimenti, le astrazioni, le credenze e i mostri, le ipotesi e i sedicenti problemi della metafisica non popolassero di esseri e di immagini senza oggetti i nostri abissi e le nostre tenebre naturali. I miti sono le anime delle nostre azioni e dei nostri amori. Non possiamo agire che movendo verso un fantasma. Non possiamo amare che quello che creiamo. - PAUL VALÉRY, Cattivi pensieri

    L'oggetto specifico, unico e costante del pensiero è ciò che non esiste. Ciò che non è davanti a me; ciò che è stato; ciò che sarà; il possibile; l'impossibile. A volte questo pensiero tende a realizzare, a elevare al vero ciò che non esiste; e altre volte a rendere falso ciò che esiste. - PAUL VALÉRY, Cattivi pensieri

    La maggior parte ignora ciò che non ha nome; e la maggior parte crede all'esistenza di tutto ciò che ha un nome.
    Le cose più semplici e quelle più importanti non hanno tutte un nome. Quanto alle cose che non sono percepibili con i sensi, una dozzina di termini imprecisi, quali idea, pensiero, intelligenza, natura, memoria, caso..., ci servono come possono e generano o alimentano un'altra dozzina di problemi inesistenti. - PAUL VALÉRY, Cattivi pensieri

    ... l'anima, che per l'uomo comune è il vertice della spiritualità, per l'uomo spirituale è quasi carne. - MARINA CVETAEVA

    La verità è il tono di un incontro. - HUGO VON HOFMANNSTHAL

    58. Ciò che si può promettere. Si possono promettere azioni, ma non sentimenti, perché questi sono involontari. Chi promette a qualcuno di amarlo sempre o di odiarlo sempre o di essergli sempre fedele promette qualcosa che non è in suo potere; invece può ben promettere quelle azioni, che sono sì, di solito, effetto dell'amore, dell'odio e della fedeltà, ma che possono anche scaturire da altri motivi: giacché a un'azione conducono più vie e motivi. La promessa di amare sempre qualcuno significa cioè: finché ti amerò, compirò verso di te le azioni dell'amore; se non ti amerò più, continuerai a ricevere da me le stesse azioni, anche se per altri motivi, sicché nella testa del prossimo persiste l'illusione che l'amore sia immutato e sempre il medesimo. Si promette, dunque, di continuare nell'apparenza dell'amore quando, senza accecarsi da sé, si giura a qualcuno eterno amore. - FRIEDRICH NIETZSCHE, Umano, troppo umano

    Molto ha esperito l’uomo. / Molti celesti ha nominato / da quando siamo un colloquio / e possiamo ascoltarci l’un l’altro (Friedrich Hölderlin) -- Le riflessioni di Martin Heidegger su queste parole straziate ed alte del grande poeta tedesco consentono di indicare la radicale importanza del colloquio, come struttura dell’esistenza, e le conseguenze che ne scaturiscono, quando essa si lacera e si frantuma implacabilmente (ad esempio) in una tossicomania.
    Queste sono alcune delle cose che egli scrive: «Noi siamo un colloquio. L’essere dell’uomo si fonda nel linguaggio (Sprache); ma questo accade (geschieht) autenticamente solo nel colloquio (Gesprächt)»; e ancora: «Ma che cosa significa allora un ‘colloquio’? Evidentemente il parlare insieme di qualcosa. E’ in tal modo che il parlare rende possibile l’incontro. Ma Hölderlin dice: ‘da quando siamo un colloquio e possiamo ascoltarci l’un altro’. Il poter ascoltare non è una conseguenza che derivi dal parlare insieme, ma ne è, piuttosto, al contrario, il presupposto» (M.Heidegger, La poesia di Hölderlin, Adelphi 1988).
    L’inaudita rilessione heideggeriana così prosegue: «Ma Hölderlin non dice semplicemente: noi siamo un colloquio, bensì: ‘da quando noi siamo un colloquio…’. Là dove c’è ed è esercitata la facoltà del linguaggio propria dell’uomo, non vi è ancora senz’altro l’evento essenziale del linguaggio: il colloquio»; e infine: «Un colloquio, noi lo siamo dal tempo in cui ‘vi è il tempo’. E’ da quando il tempo è sorto e fissato che noi siamo storicamente. Entrambi - l’essere un colloquio e l’essere storicamente - hanno lo stesso tempo, si appartengono l’un l’altro e sono il medesimo». (da EUGENIO BORGNA, Noi siamo un colloquio, Feltrinelli 1999: Il vuoto esistenziale, pp.120-122)

    Un'altissima quantità di incontri umani viene distrutta da una scarsa tolleranza agli equivoci. - RENATA TURCO

    E’ Joan che parla:
    «Tutti dovrebbero poter tornare indietro con la memoria ed essere certi di aver avuto una mamma che amava tutto di loro, anche la pipì, anche la cacca. Chiunque dovrebbe poter essere sicuro che la mamma gli voleva bene giusto perché era lui, e non per per quello che avrebbe potuto fare. Altrimenti non ci si sente in diritto di esistere, si sente che non si sarebbe mai dovuti nascere. Non importa cosa succede poi a questa persona, non importa se soffre, può sempre guardare indietro e sentire che può essere amato. Può amare se stesso: non può più rompersi. Ma se non può tornare su queste cose, allora può rompersi. Ci si può rompere soltanto se si è già a pezzi. Finché il mio io bambino non è stato amato io ero a pezzi. Amandomi come si ama un bambino lei mi ha aggiustato».

    – RONALD LAING, L’io diviso. Studio di psichiatria esistenziale (1959)