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	<title>Ai confini dello sguardo</title>
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	<description>Percorsi del riconoscimento, tra lotta e dono</description>
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		<title>Sotto un&#8217;altra luce</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 12:51:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Martedì 15 maggio 2012 CAMMINARSI DENTRO (387): Sotto un&#8217;altra luce  I colori della Terra Santa L&#8217;umano sentire, tutto il nostro sentire, che è fatto di emozioni e sentimenti, stati d&#8217;animo transitori e vive passioni, è radice e fondamento. Non un mondo parallelo, un &#8216;privato&#8217; da contrapporre a &#8216;pubblico&#8217;, ci viene incontro per farci assaporare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Martedì 15 maggio 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">CAMMINARSI DENTRO (387): Sotto un&#8217;altra luce</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><object width="445" height="331" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="https://picasaweb.google.com/s/c/bin/slideshow.swf" /><param name="flashvars" value="host=picasaweb.google.com&amp;hl=it&amp;feat=flashalbum&amp;RGB=0x000000&amp;feed=https%3A%2F%2Fpicasaweb.google.com%2Fdata%2Ffeed%2Fapi%2Fuser%2F108126501452884555495%2Falbumid%2F5478642906945967617%3Falt%3Drss%26kind%3Dphoto%26hl%3Dit" /><param name="pluginspage" value="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" /><embed width="445" height="331" type="application/x-shockwave-flash" src="https://picasaweb.google.com/s/c/bin/slideshow.swf" flashvars="host=picasaweb.google.com&amp;hl=it&amp;feat=flashalbum&amp;RGB=0x000000&amp;feed=https%3A%2F%2Fpicasaweb.google.com%2Fdata%2Ffeed%2Fapi%2Fuser%2F108126501452884555495%2Falbumid%2F5478642906945967617%3Falt%3Drss%26kind%3Dphoto%26hl%3Dit" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" /></object> I colori della Terra Santa</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">L&#8217;umano sentire, tutto <a href="http://www.youtube.com/watch?v=EwQCmVeYc7g&amp;feature=player_embedded" target="_blank">il nostro sentire</a>, che è fatto di emozioni e sentimenti, stati d&#8217;animo transitori e vive passioni, è radice e fondamento. Non un mondo parallelo, un &#8216;privato&#8217; da contrapporre a &#8216;pubblico&#8217;, ci viene incontro per farci assaporare la vita in tutte le sue pieghe e dare colore ai giorni, come se l&#8217;umano fosse altro, cose diverse da sangue e rossori, tripudi e spaventi improvvisi&#8230; Ogni nostro istante è palpito e turbamento, eccitazione o rasserenamento, abisso di disperazione o gioiosa letizia. Essere vivi non significa &#8216;semplicemente&#8217; pensare, presumere di poter governare un mondo che immaginiamo &#8216;sottostante&#8217; ma che è, invece, superficie e salda apparenza. L&#8217;esposizione ai colori del mondo &#8211; il mondo non è in bianco e nero! &#8211; dovrebbe metterci perennemente in condizione di restituire un variegato e multiforme mondo interiore, fatto di arabeschi colorati e di paesaggi intricati e sorprendenti. Alle forze che ci trascinano in basso, sottraendo la gioia ai nostri giorni, dovremmo sempre opporre le ragioni dei sensi, la dignità solenne dello stupore, l&#8217;inchino riconoscente al passaggio delle fanciulle in fiore, che ci dicono tutta la vita, l&#8217;apertura alla speranza e il passo di danza proteso in avanti. <br />Radice e fondamento è il nostro sentire. Al fondo dei nostri più alti pensieri c&#8217;è sempre un appassionato sentire, i nostri occhi spalancati sul mondo, affetti dalla viva meraviglia delle cose. Un nuovo ci appare e si mostra annuncio di altri mondi e altre certezze. Veniamo da un altrove che non ci appartiene completamente, avanziamo verso la terra incognita delle esistenze altre. Lo stupore è accompagnato a timore, attesa, speranza.<br />E&#8217; tempo di fiorire di nuovo. Le timide gemme che fanno capolino intorno a noi e dentro di noi non chiedono altro, soltanto fiducioso abbandono e rispetto per il barlume di letizia che si affaccia nell&#8217;anima. E&#8217; tempo di uscire dall&#8217;uggia invernale. Non importa se chi doveva ha trascurato di innaffiare il nostro giardino. Provvederà il nuovo tempo che è nell&#8217;aria a darci piogge e sereno. E&#8217; tempo di uscire.</span></p>
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		<title>Prima di ogni astratto furore</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 18:04:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Domenica 13 maggio 2012 CAMMINARSI DENTRO (386): Prima di ogni astratto furore L&#8217;incanto di una donna è tutto nel respiro, nel soffio vitale che promana dalla bocca socchiusa, atteggiata a sospeso stupore o a contenuto piacere. È quell&#8217;impercettibile suono, a volte assenza di suono, che pure giunge fino a noi e che ci dice [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Domenica 13 maggio 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">CAMMINARSI DENTRO (386): Prima di ogni astratto furore</span></p>
<p style="text-align: center;"><iframe src="http://www.youtube.com/embed/68n4zkCKsLk" frameborder="0" width="445" height="331"></iframe></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">L&#8217;incanto di una donna è tutto nel respiro, nel soffio vitale che promana dalla bocca socchiusa, atteggiata a sospeso stupore o a contenuto piacere. È quell&#8217;impercettibile suono, a volte assenza di suono, che pure giunge fino a noi e che ci dice l&#8217;intensità del desiderio o l&#8217;emozione trattenuta, perché altro non è concesso nei momenti di perplesso abbandono. È un ansito breve che nasconde ben altro tumulto. È l&#8217;aurora del chiaro sentire, dell&#8217;abbandono fiducioso al sorriso o all&#8217;esplicito consentire alle nostre richieste insistenti o al tacito interrogare sul luogo della luce. La risposta al chiedere più grande, da dove provenga la luce, perché vogliamo trasferirci lì, proprio lì consistere nell&#8217;ek-stasis mondana. È un trasumanare del cuore, un incontro con l&#8217;oltranza della bellezza, nello spazio breve dell&#8217;apertura che ci viene in dono. Istante eterno è lo spazio di quel nunc. Non ancora sospiro, per i mancati giorni, né augurio per un evento lungamente atteso. Soltanto la voce del desiderio, affidata allo spirito dell&#8217;aria, parla del suo stupefatto esistere. Non ancora canto, quella voce accompagna il trascolorare del volto e racconta un altro tempo, dove non siamo stati mai, dove aspiriamo a tornare, all&#8217;origine di un&#8217;esistenza che vorremmo fosse stata fatta solo per noi. Da quelle oscure lontananze vogliamo che ci parli ancora di sé, che si leghi alla nostra mancanza per far tacere la muta preghiera che sola può dire il nostro astratto desiderio. </span></p>
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		<title>Nell&#8217;ascolto stupefatto dell&#8217;essere che si risolve nel suo svanire</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Apr 2012 19:58:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Domenica 29 aprile 2012 CAMMINARSI DENTRO (385): Nell&#8217;ascolto stupefatto dell&#8217;essere che si risolve nel suo svanire Tra le cose difficili a cui dare un significato la più insidiosa per noi, perché capace da sola di generare le più dure illusioni, è l&#8217;esperienza degli sguardi e delle attenzioni di cui possiamo divenire oggetto da parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Domenica 29 aprile 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">CAMMINARSI DENTRO (385): Nell&#8217;ascolto stupefatto dell&#8217;essere che si risolve nel suo svanire</span></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/AkxoKdpm4DY" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Tra le cose difficili a cui dare un significato la più insidiosa per noi, perché capace da sola di generare le più dure illusioni, è l&#8217;esperienza degli sguardi e delle attenzioni di cui possiamo divenire oggetto da parte di una persona che voglia esprimere ammirazione, calda simpatia e rispetto. <br />L&#8217;impazienza che ci prende all&#8217;improvviso finisce per colorare di significati ulteriori un aurorale interesse, che non dovrebbe essere destinato a proseguire e a tradursi nella costruzione di una relazione duratura. La persona che ci sorride ci sorride e basta. L&#8217;apertura che mostra nei nostri confronti farà parte di un personale stile umano, che si manifesta ogni volta di nuovo con lo stesso sorriso e la stessa apertura. Ogni persona che incontrerà sarà oggetto delle stesse attenzioni, della stessa cortesia.<br /></span><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; font-size: 18px; line-height: 21px;">Il riguardo che ci viene riservato ci sembra troppo esclusivo, quasi fosse un&#8217;affezione suscitata da noi, solo da noi. Finiamo per credere che stia nascendo qualcosa di speciale, magari un&#8217;amicizia nuova. <br />Se poi si tratta di donna che appunta lo sguardo su di noi, come rinunciare alla tentazione di sprofondare nella più dolce delle illusioni, immaginando altri mondi e altre vite, cieli nuovi e terra nuova? E&#8217; già Paradiso!<br />Il destino a cui rischia di essere votato ogni maschio è esattamente questo: non riuscire a mantenersi sulla soglia, attenendosi a ciò che appare, senza andare oltre ciò che appartiene allo spazio dei puri dati di fatto. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; font-size: 18px; line-height: 21px;">Non dovremmo mai sentirci autorizzati ad andare oltre ciò che ci viene dispensato: una donna dovrebbe sentirsi libera di manifestare un istintivo moto di simpatia; dovrebbe essere libera di sorriderci e di intrattenersi a discutere amabilmente con noi, se la compagnia sarà amabile&#8230; Ma tutto questo e altro ancora finisce lì.<br />Ci sono donne dotate di una innata freschezza, che non possono fare a meno di esprimere le loro emozioni, senza che questo poi voglia dire che ne nascerà un &#8216;impegno&#8217;, che i moti dell&#8217;anima e i gesti debbono condurre di necessità alla concessione di un incontro ancora e farsi preludio a file di continuità per noi. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; font-size: 18px; line-height: 21px;">Ci scioglieremo dall&#8217;abbraccio che non c&#8217;è stato con la stessa leggerezza con cui avremo conversato. Il sorriso elargito si spegnerà sulle labbra della persona incontrata senza rimedio. La malinconia che ci prende subito, perché avvertiamo distintamente che tra poco tutto finirà e finirà per sempre, invoca un rimedio. Bisogna trattenere la fonte della felicità subitanea che abbiamo provato. <br />Allora, sciuperemo con la stessa rapidità con cui siamo stati proiettati in Paradiso il bene appena ricevuto. La caducità di quella bellezza è cosa a cui non vogliamo rassegnarci. Vogliamo l&#8217;amore che dura. Non ci accontentiamo di quello che non dura. Non esitiamo, infatti, a chiamare già amore un moto dell&#8217;anima trattenuto e sospeso. Magari ci convinciamo del fatto che non è amore, che non è detto che debba essere chiamato sempre amore questo dolce che si distilla per noi nelle subitanee epifanie mondane della bellezza. Faremo tutte le necessarie distinzioni, per non irritare il giudice severo che ci richiama alla realtà, ma i demoni che ci accompagnano possono essere messi facilmente a tacere, presi dal miele che pregustiamo ad ogni istante che procediamo verso l&#8217;eternità.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; font-size: 18px; line-height: 21px;">Questo soltanto sappiamo fare. Stropicciare gli angeli senza rimorsi. Ignorare l&#8217;istante eterno che solo ci è concesso, incuranti del rischio di perdere il poco che pure ci è concesso. Tra i tanti Paradisi che amiamo edificare per noi, quando appare un nuovo che ci sconvolge l&#8217;anima per un po&#8217;, ce n&#8217;è uno che merita maggiore prudenza. <br />Dovremmo imparare l&#8217;arte dei congedi, la difficile arte degli addii, che pure si impone ad ogni piè sospinto, tutte le volte almeno che uno stupefatto avanzare della vita verso di noi si risolve in un altrettanto rapido svanire. Non vorremmo essere in quell&#8217;intervallo che precede la felicità, perché non riconosciamo i segni del tempo. Non si annuncia nessun Paradiso ancora. Perché l&#8217;anima si proietta allora verso un premio che non corrisponde a nessuna promessa dichiarata? <br />La creatura <em>è</em> in ascolto. Tendere a sentire le giuste voci è compito solenne. Solo così la vita non ci prenderà in giro.</span></p>
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		<title>CRIMINI DI PACE &#8211; Togliere ai poveri e dare ai ricchi</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Apr 2012 17:31:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Sabato 28 aprile 2012 Contributi a una cultura dell&#8217;ascoltoCAMMINARSI DENTRO (384): Togliere ai poveri e dare ai ricchi MARIO PIANTA, Nove su dieci. Perché stiamo (quasi) tutti peggio di 10 anni fa, LATERZA Mario Pianta, docente di Politica economica all&#8217;Università di Urbino, fa parte del Centro Linceo Interdisciplinare &#8220;Beniamino Segre&#8221; dell&#8217;Accademia Nazionale dei Lincei. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Sabato 28 aprile 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Contributi a una cultura dell&#8217;ascolto<br />CAMMINARSI DENTRO (384): Togliere ai poveri e dare ai ricchi</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/pianta.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-15064" title="pianta" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/pianta-199x300.gif" alt="" width="199" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">MARIO PIANTA, <em>Nove su dieci. Perché stiamo (quasi) tutti peggio di 10 anni fa</em>, LATERZA</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Mario Pianta, docente di Politica economica all&#8217;Università di Urbino, fa parte del Centro Linceo Interdisciplinare &#8220;Beniamino Segre&#8221; dell&#8217;Accademia Nazionale dei Lincei. È stato fellow all&#8217;European University Institute, alla London School of Economics, all&#8217;Université de Paris 1 Panthéon-Sorbonne e alla Columbia University ed è tra i fondatori della campagna &#8220;Sbilanciamoci!&#8221; sulle alternative di politica economica.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">IN BREVE<br />Ogni ricco ha il reddito di cento poveri.<br />Non è l&#8217;Inghilterra di Dickens, è l&#8217;Italia di oggi. Redditi e ricchezza si sono concentrati nelle mani di una persona su dieci. Le altre nove – quasi tutti noi – stanno peggio di dieci anni fa, sono i &#8216;perdenti&#8217;, divisi in mille modi – tra uomini e donne, tra vecchi e giovani, tra Nord e Sud – ma uniti dal declino. <br />Com&#8217;è potuto succedere? Togliere ai poveri per dare ai ricchi, rendere il lavoro più debole e il capitale più forte è da trent&#8217;anni l&#8217;orizzonte del liberismo. Da qui ha origine la crisi attuale, in Europa e in Italia. Ma un&#8217;alternativa c&#8217;è, ci meritiamo un altro futuro.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Leggere la recensione di <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/alle-origini-del-declino-italiano/" target="_blank">EMILIO CARNEVALI, <em>Alle origini del declino Italiano</em></a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">e quella di <a href="http://www.laterza.it//images/stories/pdf/9788842099116_pianta_ttl_7-04-12.pdf" target="_blank"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">LELIO DE MICHELIS, <em>Nella lotta di classe i ricchi si travestono da Robin Hood</em></span></a></span></p>
<hr />
]]></content:encoded>
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		<title>Esercizi di resistenza</title>
		<link>http://www.gabrielederitis.it/wordpress/27/04/2012/esercizi-di-resistenza/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 13:35:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Venerdì 27 aprile 2012 Contributi a una cultura dell&#8217;ascoltoCAMMINARSI DENTRO (383): Esercizi di resistenza al dolore La potenza del male è grande, ma la potenza del dolore è maggiore. Solo il dolore è più forte del male: l&#8217;unica speranza di debellare il male è affidata al dolore, che per travagliosa e dilaniante che sia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Venerdì 27 aprile 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Contributi a una cultura dell&#8217;ascolto<br />CAMMINARSI DENTRO (383): Esercizi di resistenza al dolore</span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">La potenza del male è grande, ma la potenza del dolore è maggiore. Solo il dolore è più forte del male: l&#8217;unica speranza di debellare il male è affidata al dolore, che per travagliosa e dilaniante che sia la sua opera è l&#8217;energia nascosta del mondo, la sola capace di fronteggiare ogni tendenza distruttiva e di vincere gli effetti letali del male. &#8211; LUIGI PAREYSON, <em>Filosofia e libertà </em></span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;"><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/malamore.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-15053" title="malamore" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/malamore-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a>Abituati a pensare i processi di miglioramento personale in termini di <a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/esercizi-spirituali-2/" target="_blank">esercizi spirituali</a>, non ci saremmo aspettati di incontrare in un <a href="http://www.librimondadori.it/web/mondadori/scheda-libro?isbn=978880458365" target="_blank">libro</a> sulle donne e sulla violenza che si abbatte su di loro l&#8217;idea che possa trattarsi di un esercizio il loro resistere al dolore. Eppure, è così che Concita De Gregorio mette a fuoco il vasto repertorio delle risposte al dolore da parte delle donne.</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Un tipo di bellezza</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Apr 2012 16:05:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Venerdì 27 aprile 2012 CAMMINARSI DENTRO (382): Un tipo di bellezza C&#8217;è un tipo di bellezza di cui non parlano artisti e filosofi e che non si può fermare in alcun modo in un&#8217;opera. Essa giunge inaspettata come un temporale di primavera, per arricchire i giorni e confermare la realtà di un legame. Parla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Venerdì 27 aprile 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">CAMMINARSI DENTRO (382): Un tipo di bellezza</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">C&#8217;è un tipo di bellezza di cui non parlano artisti e filosofi e che non si può fermare in alcun modo in un&#8217;opera. Essa giunge inaspettata come un temporale di primavera, per arricchire i giorni e confermare la realtà di un legame. Parla solo a noi e torna a mostrarsi anche in forme inedite e nuove. <br />Non si tratta di contemplare un oggetto dotato di caratteristiche seduttive, perché colpisce al cuore. Non produce sommovimenti e sobbalzi né irrigidimenti repentini, quasi fosse spavento l&#8217;immensurabile epifania che si avanza. <br />E&#8217; il suo volto, è la voce, il passo nervoso e incerto a proporre un&#8217;apertura improvvisa del cuore.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Siamo abituati a fissare in un&#8217;immagine e basta le armonie e le simmetrie, le linee che parlano alla fantasia e la eccitano, facendole sognare storie che nessuno narrerà mai. Non chiamiamo bellezza la figura che salva, perché contiene la promessa dell&#8217;istante che seguirà. Ci basta l&#8217;eterna e immutabile <em>pulchritudo</em> di sempre, quella che ci vince e ci riempie il cuore di nostalgia, come se avessimo perduto ciò che non abbiamo posseduto mai! E&#8217; stato dato il nome di <em>desiderium</em> a questa follia della mente, a questo accarezzare la mancanza e l&#8217;assenza di ciò che non ci appartiene. La sua origine è forse proprio in quell&#8217;astratto contemplare un&#8217;immagine e basta. Come se da un calco potesse sollevarsi il profumo della vita e raggiungere i nostri sensi e stordirci con la sua dolcezza!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Io preferisco per me lo sguardo incerto e compunto, e una voce sempre ferma e insinuante, a volte roca e stridente, che stanno lì a ricordarmi il dolce che si nasconde dietro l&#8217;aspro rimprovero e il rimpianto dolente di chi non accetta il distratto discorrere di cose che non si incontrano mai con la bellezza nascosta, che sta lì, davanti ai nostri occhi, racchiusa tutta in quella superficie di sguardi e di suoni e di gesti trattenuti e scomposti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Al piacere statico della contemplazione e basta preferisco la danza della vita, che è fatta delle cose a noi note, che si fanno miele che si distilla per approssimazioni e contrasti. La promessa di un abbraccio. L&#8217;incedere solenne e misurato, quasi ci fosse da occupare in ogni istante una posizione nell&#8217;aria, alla maniera di una danza. L&#8217;intonazione calda della voce. Ma soprattutto, lo sguardo rivolto verso di me. Proprio verso di me. Non come sono soliti guardare nelle ore stanche della sera i vicini e i lontani. Ma nelle prime ore del mattino, quando la vita è una promessa, e quella promessa sorride a me, solo a me. Questo tipo di bellezza è tutta nell&#8217;incanto delle cose, nell&#8217;incontaminato stupore del mattino della vita.</span></p>
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		<title>Ogni relazione è terapeutica?</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Apr 2012 15:32:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Domenica 22 aprile 2012 Contributi a una cultura dell&#8217;ascoltoCAMMINARSI DENTRO (381): ANTONELLO CORREALE, Ogni relazione è terapeutica? La relazione tenuta dal Professor Antonello Correale, psichiatra e psicoanalista, durante il Congresso XII GIORNATE PSICHIATRICHE ASCOLANE (11-13 maggio 2011).   &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Domenica 22 aprile 2012 </span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Contributi a una cultura dell&#8217;ascolto<br />CAMMINARSI DENTRO (381): ANTONELLO CORREALE, <em>Ogni relazione è terapeutica?</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">La relazione tenuta dal Professor Antonello Correale, psichiatra e psicoanalista, durante il Congresso XII GIORNATE PSICHIATRICHE ASCOLANE (11-13 maggio 2011).</span></span></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/nbNabThc9pA" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe> </p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Lacan e le aporie del desiderio</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Apr 2012 22:05:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Domenica 22 aprile 2012 Contributi a una cultura dell&#8217;ascoltoCAMMINARSI DENTRO (380): MASSIMO RECALCATI, Lacan e le aporie del desiderio .   . Abbiamo incontrato Massimo Recalcati: prima parte di una lunga intervista. Su Psychiatry on line Italia pubblica le sue &#8220;Lezioni su Lacan&#8220;. Massimo Recalcati vive e lavora a Milano. È tra i più noti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Domenica 22 aprile 2012 </span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Contributi a una cultura dell&#8217;ascolto<br />CAMMINARSI DENTRO (380): MASSIMO RECALCATI, Lacan e le aporie del desiderio</span></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/LLTN70G11JY" frameborder="0" width="445" height="331"></iframe></p>
<p>. <iframe src="http://www.youtube.com/embed/um9Iu9AmMmU" frameborder="0" width="445" height="331"></iframe> </p>
<hr />
<p>. <iframe src="http://www.youtube.com/embed/w7OUSy5B7oc" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Abbiamo incontrato Massimo Recalcati: prima parte di una lunga intervista. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Su <a href="http://www.pol-it.org/ital/current.htm" target="_blank"><em>Psychiatry on line Italia</em></a> pubblica le sue &#8220;<a href="http://www.pol-it.org/ital/lacan/index.htm" target="_blank">Lezioni su Lacan</a>&#8220;. Massimo Recalcati vive e lavora a Milano. È tra i più noti psicoanalisti lacaniani in Italia. Si è formato alla psicoanalisi a Parigi con Jacques-Alain Miller. Ha partecipato, ricoprendo diversi incarichi istituzionali nazionali e internazionali, alla vita della comunità lacaniana raccolta nell&#8217;AMP (Associazione Mondiale di Psicoanalisi). Ha avuto la responsabilità della direzione clinica e scientifica dell&#8217;ABA (Associazione per lo studio e la ricerca dell&#8217;anoressia e della bulimia) dal 1994 al 2002. Ha svolto la pratica della supervisione clinica in istituzione presso le sedi ABA di Milano, Torino e Roma, le ASL di Pavia e di Riccione, la Comunità La Vela di Moncrivello (Vc), la Clinica Palazzolo di Bergamo. Negli ultimi tre anni è supervisore del SERT e presso il reparto di neuropsichiatria infantile dell&#8217;ospedale Sant&#8217;Orsola di Bologna. Ha insegnato nelle Università di Milano (in collaborazione con la cattedra di Filosofia Morale, dal 1991 al 1994), di Padova (in collaborazione con la cattedra di Teorie e tecniche della psicologia dei gruppi) e di Urbino con la cattedra di Teore e tecniche del colloquio dal 1998 al 2001. Dall&#8217;anno accademico 2006-07 insegna Psicopatologia del comportamento alimentare presso l&#8217;Università di Pavia e dall&#8217;anno accademico 2003-2004 Psicologia dell&#8217;arte presso l&#8217;Università di Bergamo. Dall&#8217;anno 2007-08 insegna Clinica psicoanalitica dell&#8217;anoressia all&#8217;interno de CEPUSPP (Centre Einseignement postgradue en psychiatrie et psychotherapie) di Losanna. Nel 2003 ha fondato Jonas: Centro di ricerca psicoanalitica per i nuovi sintomi e nel 2007 ha ideato Palea: Seminario permanente di psicoanalisi e scienze sociali. Ha diretto diverse collane di psicoanalisi occupandosi della trasmissione dell&#8217;insegnamento di Jacques Lacan. Ha tenuto conferenze e seminari in diverse città d&#8217;Italia e d&#8217;Europa (Dublino, Ginevra, Valencia, Madrid, Parigi, Siviglia, Losanna, Granada). Le sue numerose pubblicazioni si sono occupate prevalentemente delle forme contemporanee della psicopatologia, della teoria psicoanalitica di Lacan e di estetica psicoanalitica. I suoi lavori sull&#8217;anoressia e sui disturbi alimentari sono stati tradotti in diverse lingue. Collabora con diverse riviste nazionali e internazioni e con il quotidiano Il Manifesto. È direttore dell&#8217;IRPA (Istituto di ricerca di psicoanalisi applicata).</span></p>
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		<title>Leggere LUIGI MACCARO, Apriamo le scuole il pomeriggio</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 19:34:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Mercoledì 18 aprile 2012 Contributi a una cultura dell&#8217;ascoltoCAMMINARSI DENTRO (379): Leggere LUIGI MACCARO, Apriamo le scuole il pomeriggio Sembra che i dati nazionali delle ultime ricerche statistiche denotino un calo nell’uso di sostanze stupefacenti fra i ragazzi tra i 15 e i 19 anni, la fascia d’età che sembra reagire meglio agli interventi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Mercoledì 18 aprile 2012 </span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Contributi a una cultura dell&#8217;ascolto<br />CAMMINARSI DENTRO (379): Leggere <a href="http://luigimaccaro.wordpress.com/2012/04/18/apriamo-le-scuole-di-pomeriggio/" target="_blank">LUIGI MACCARO, <em>Apriamo le scuole il pomeriggio</em></a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/luigi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-15019" title="luigi" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/luigi.jpg" alt="" width="200" height="200" /></a>Sembra che i dati nazionali delle ultime ricerche statistiche denotino un calo nell’uso di sostanze stupefacenti fra i ragazzi tra i 15 e i 19 anni, la fascia d’età che sembra reagire meglio agli interventi di prevenzione. Ne siamo felici e anziché abbassare la guardia insistiamo con gli interventi di riduzione della domanda che ci impegniamo da anni a promuovere sul territorio in collaborazione con le maggiori istituzioni a partire dall’Università di Cassino e dalla Asl per arrivare ai Comuni del comprensorio. <br />Proprio nelle scorse settimane abbiamo presentato una <em>Guida per genitori</em> affinché abbiano a disposizione gli strumenti necessari per comprendere l’insorgere di disagi o di comportamenti che possono essere collegati ad un primo uso sperimentale di sostanze stupefacenti. Siamo alla ricerca di fondi per stamparne un numero significativo di copie al fine di darne ampia diffusione. <br />Oggi è indispensabile superare una cultura che nel nostro Paese per molti anni ha rallentato enormemente la consapevolezza degli adulti di fronte al disagio degli adolescenti. Penso alle politiche di riduzione del danno e a quella cultura della “tolleranza” che, nascondendo una arrendevolezza ed una incapacità di affrontare la questione sul piano delle responsabilità educative, ha contribuito a diffondere l’idea che certe cose non fanno male e, comunque, le fanno tutti. <br />I ragazzi devono capire, sin dalla più tenera età, che tutte le sostanze stupefacenti sono gravemente dannose per la salute psico-fisica e sociale della persona e ne impediscono una presenza positiva ed armonica nella società. Oggi non ha più senso riferirsi ad una piuttosto che ad un’altra sostanza: il policonsumo è ormai il comportamento prevalente sostanzialmente fra tutti gli assuntori. <br />Piuttosto che gridare allarmi bisogna interrogarsi seriamente sulla qualità degli ambienti che frequentano i nostri figli. Alcuni di essi sono particolarmente vulnerabili, per mille ragioni, ed hanno bisogno di azioni di prevenzione sostenute e mantenute nel tempo. Basta dunque con decine di interventi spot della durata di poche ore, figli magari di un finanziamento politico dell’ultima ora. Siamo d’accordo a considerare l’uso di droghe come un disvalore, senza se e senza ma? Se si, smettiamola di essere superficiali e cominciamo a dire in maniera chiara ed inequivocabile, oggettiva e comprensibile che bisogna evitare assolutamente l’assunzione di droghe. Per questo è indispensabile supportare e rinforzare il ruolo e la responsabilità della famiglia e della scuola. <br />Sono le agenzie educative più importanti dove la maggior parte dei ragazzi può vivere una proposta educativa densa di significati e fortemente formativa per la propria vita. Per questo è necessario che ci sia condivisione del progetto educativo, coerenza di messaggi e sintonia di azione. Non è impossibile. Ma bisogna crederci e mettersi in gioco per lavorare a questo obiettivo. Il terzo pilastro è quello del tempo libero. E qui, chi ha responsabilità amministrative, dovrebbe perdere il sonno per pensare a come realizzare centri di aggregazione giovanile, magari anche utilizzando risorse e strutture a cui prima non si poteva pensare. Torno ad un vecchio cavallo di battaglia che ha sempre trovato orecchie sorde: apriamo le scuole di pomeriggio e trasformiamole per l’altra metà del tempo in luoghi in cui i ragazzi possano suonare, cantare, recitare, scrivere, discutere, incontrarsi, confrontarsi e magari anche studiare. Noi, come tutti sanno, siamo a disposizione.</span></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>Dona subito al 45504</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 19:18:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Mercoledì 18 aprile 2012 AL VIA LA CAMPAGNA CON SMS SOLIDALE DI EXODUS La Fondazione Exodus Onlus promuove, dal 14 al 29 aprile, una campagna di raccolta fondi tramite SMS solidale al 45504 per sostenere il progetto di ristrutturazione iniziato lo scorso anno de “La casa dei ragazzi”, Comunità Educativa con sede a Cassino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Mercoledì 18 aprile 2012</span></p>
<p><img class="alignnone" title="Fragile" src="http://luigimaccaro.files.wordpress.com/2012/04/mezza.jpg" alt="" width="421" height="329" /></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">AL VIA LA CAMPAGNA CON SMS SOLIDALE DI EXODUS </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">La Fondazione Exodus Onlus promuove, dal 14 al 29 aprile, una campagna di raccolta fondi tramite SMS solidale al 45504 per sostenere il progetto di ristrutturazione iniziato lo scorso anno de “La casa dei ragazzi”, Comunità Educativa con sede a Cassino (FR). <br />L’intervento prevede l’ampliamento della struttura esistente e la costruzione di nuovi spazi per accogliere adolescenti e pre-adolescenti con problemi di dipendenza o disagio psichico provenienti da tutta Italia. La nuova sfida di Exodus, da oltre 25 anni impegnata nel campodell’educazione e del recupero dei giovani con problemi di dipendenza, è quella di sostenere i giovani più fragili e “arrivare prima” che la loro vita si spezzi. <br />Da qualche anno infatti la soglia d’età in cui i ragazzi iniziano ad assumere “sostanze” si è notevolmente abbassata, mentre il sistema dei servizi che nel nostro Paese si occupa di adolescenti in difficoltà è insufficiente e inadeguato. L’obiettivo &#8211; spiega Don Mazzi, fondatore di Exodus &#8211; “è quello di favorire l’attivazione di adeguate “reti sinergiche” che siano in grado di consentire il ripristino del benessere e dell’autonomia del ragazzo all’interno del proprio nucleo famigliare di origine”. <br />Dal 14 al 29 aprile 2012 sarà possibile inviare un SMS del valore di 2 euro al 45504 da tutti i cellulari personali TIM, Vodafone, WIND, 3, PosteMobile, CoopVoce, Tiscali e Noverca. Chiamando lo stesso numero si possono donare 2 euro da rete fissa TeleTu, oppure 2 o 5 euro per ciascuna chiamata da rete fissa Telecom Italia, Infostrada, Fastweb e Tiscali.</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Obbedienza e libertà</title>
		<link>http://www.gabrielederitis.it/wordpress/16/04/2012/mancuso-obbedienza/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 10:20:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Lunedì 16 aprile 2012   Contributi a una cultura dell&#8217;ascoltoCAMMINARSI DENTRO (378): Leggere VITO MANCUSO, Obbedienza e libertà. Critica e rinnovamento della coscienza cristiana, FAZI EDITORE  ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Lunedì 16 aprile 2012</span></p>
<p><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/obbedienza.jpg"><img class="size-medium wp-image-14997  alignleft" style="border-width: 2px; border-color: black; border-style: solid;" title="obbedienza" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/obbedienza-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<hr />
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif;">Contributi a una cultura dell&#8217;ascolto<br />CAMMINARSI DENTRO (378): Leggere <a href="http://www.vitomancuso.it/libri/obbedienza/" target="_blank">VITO MANCUSO, <em>Obbedienza e libertà. Critica e rinnovamento della coscienza cristiana</em>, FAZI EDITORE</a></span></span></p>
<hr />
<p style="text-align: center;"> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Toccare l&#8217;anima</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 07:03:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>
		<category><![CDATA[Ascolto]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Lunedì 16 aprile 2012 CAMMINARSI DENTRO (377): Toccare l&#8217;anima Se l&#8217;espressione &#8216;toccare l&#8217;anima&#8217; dell&#8217;altro non risultasse immediatamente tattile, riferimento diretto a una manipolazione che plasma, che dà una (diversa) forma alla cosa, potrebbe anche andar bene per noi. Ma se la depuriamo di questo suo senso fisico, dell&#8217;idea di una pressione, di un abbraccio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Lunedì 16 aprile 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif;">CAMMINARSI DENTRO (377): Toccare l&#8217;anima</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif;">Se l&#8217;espressione &#8216;toccare l&#8217;anima&#8217; dell&#8217;altro non risultasse immediatamente tattile, riferimento diretto a una manipolazione che plasma, che dà una (diversa) forma alla cosa, potrebbe anche andar bene per noi. Ma se la depuriamo di questo suo senso fisico, dell&#8217;idea di una pressione, di un abbraccio quasi, e dell&#8217;effetto plastico su ciò che sta oltre la superficie, direi che è perfetta, perché il tocco appena accennato, quasi uno sfiorare la superficie e basta, a cui alludo, si risolve in una vibrazione intensa che assomiglia ad una voce. <br />Accostarsi a un&#8217;anima e avvicinarsi soltanto, avvicinandosi indefinitamente, come se lo spazio da percorrere fosse una spaziatura sonora interminabile, al pari di un&#8217;onda che si propaga da noi verso l&#8217;altro per ritornare contemporaneamente verso di noi, (ri)sospinta dall&#8217;altro, è atto più che gesto. Non un semplice passo &#8211; un passo semplice in direzione di &#8211; ma il frastuono di un&#8217;onda, il fragore di acque sommosse che si propagano con il rumore che le accompagna e che aspira a farsi onda, riverbero dei moti del cuore. <br />Con la voce soltanto, al di qua del comprendere di un abbraccio, arrivare lì, dove si incontra un&#8217;esultanza trattenuta e si coglie il respiro, il sospiro, l&#8217;affanno, l&#8217;impercettibile ansito breve che sale dalle vertiginose profondità del cuore, nel buio tremante palpito di un&#8217;emozione. <br />Ai confini dello sguardo incontriamo esattamente questo ondeggiare, che assomiglia al mal di mare in terraferma. Non è un malessere compiuto, dispiegato. Piuttosto, è l&#8217;esitazione che precede e accompagna l&#8217;accenno a un moto lento e misurato, che distilla e trattiene l&#8217;impulso a raggiungere la meta desiderata. <br />Il ritrarsi del corpo, che quasi si torce, per mimare la volontà di un indugio perplesso, attende risposta, l&#8217;assenso ulteriore ad un moto che aspira a farsi passo di danza, voluta di fumo al cospetto di chi non può essere (ancora) toccato veramente. <br />Nella misura di un&#8217;onda trattenuta è chiuso il senso di un procedere che non è vero avanzare nello spazio fisico che separa (ancora). <br />Continuare a separare lo spazio fisico in infinite particelle da attraversare è un centellinare il gusto dell&#8217;onda dell&#8217;altro che allo stesso modo procede verso di noi, riconoscendo un&#8217;onda familiare, non più perturbante per noi. <br />Il puro contatto delle voci e il corrispondersi affannato del respiro e il moto agitato e casuale delle braccia e delle gambe, quasi a voler cercare posizioni più sensibili a quanto sta per accadere, si placa in un sorriso, breve assenso soddisfatto, quasi un placato porre termine a una lunga contesa per la verità. <br />Il consenso che giunge fino a noi non è il termine della beatitudine e nemmeno il rasserenato stupore di chi sia stato raggiunto contro la propria volontà senza opporre resistenza. <br />Non ci fu contrastato diniego né altero disdegno in un inespressivo restare. Piuttosto, una bocca appena spalancata che non riusciva a dire ancora l&#8217;effetto di quel tocco che era stato uno sfiorare appena. <br />Il moto accennato della superficie dell&#8217;anima imprime il suo ritmo al sorriso e al respiro che accompagna il rapido affanno, il trattenuto sospiro. <br />Come onda che corrisponda all&#8217;onda dei ricordi, l&#8217;altro avverte l&#8217;onda che sale, l&#8217;onda del ricordo evocato dalla nostra voce accorata. Riconosce l&#8217;effetto del nostro tocco prudente e si abbandona a fiducioso e confidente sorriso. </span></span></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/DJoWn3Nq7qE" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe></p>
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		<title>Tra un&#8217;apparenza e l&#8217;altra</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Apr 2012 08:38:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>
		<category><![CDATA[Ascolto]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Domenica 15 aprile 2012 CAMMINARSI DENTRO (376): Tra un&#8217;apparenza e l&#8217;altra: un&#8217;altra solitudine Il potere grande dell&#8217;illusione è tutto qui, nella sua capacità di far durare nel tempo, anche per anni, addirittura per decenni, il sentimento di qualcosa che accadrà, che accadrà a breve, che senz&#8217;altro accadrà. Almeno, così ci è stato detto e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Domenica 15 aprile 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif;">CAMMINARSI DENTRO (376): Tra un&#8217;apparenza e l&#8217;altra: un&#8217;altra solitudine</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif;">Il potere grande dell&#8217;illusione è tutto qui, nella sua capacità di far durare nel tempo, anche per anni, addirittura per decenni, il sentimento di qualcosa che accadrà, che accadrà a breve, che senz&#8217;altro accadrà. Almeno, così ci è stato detto e promesso. Magari con vaghe allusioni, sicuramente con rinvii e pretesti credibili, per impegni verosimili, impedimenti reali, ma crescenti. <br />Il difetto grande della fonte dell&#8217;illusione risiede nel fatto che deve essere quasi totale, avvolgere e riempire tutto il tempo, mantenerci in uno stato di sospensione che non si traduce mai in una parola chiara, una sentenza definitiva. Noi vorremmo anche un giudizio di condanna senza appello, i sensi di una decisione irrevocabile che aiutasse a mettere il cuore in pace, distogliendo magari lo sguardo altrove, per concentrarsi meglio sulle proprie umidità gastriche, da sempre aborrite, quasi fossero trasgressione morale o tradimento. Dovevamo essere interamente proiettati sulla chimera, presi dal sogno ad occhi aperti, dalla favola di ciò che sarebbe accaduto. Ma che puntualmente non si è verificato. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif;">La distruttività di questa emozione sta esattamente nel fatto che ci accade di chiedere, di ostinarci nella ricostruzione di momenti e di cose dette, per carpire un segreto, per far rilevare la crepa che dovrebbe immettere in una nuova verità, concedendoci finalmente lo squarcio di luce sulla nostra condizione, che è poi tutto ciò che chiediamo. La pericolosità dell&#8217;insistenza è nella povertà da cui parla. E&#8217; la mancanza il peccato di origine. <br />Ci era stato promesso ciò che immancabilmente è presente in ogni relazione sentimentale che si rispetti. La promessa non risiede in un giuramento o in un patto sottoscritto con un rito non scritto. E&#8217; sufficiente imboccare la strada del sentire condiviso perché poi si finisca giustamente per accampare diritti che non sono riconosciuti.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif;">Ci scaraventa nel paese senza tempo delle chimere la convinzione di stare in un patto, di averlo sottoscritto con qualcuno che ha detto sì assieme a noi, che avrebbe nel tempo rispettato l&#8217;accordo, come noi abbiamo fatto fedelmente ogni giorno per mesi e per anni, ingenuamente convinti del fatto che passare dal riconoscimento quotidiano e dalle corrispondenze amorose ai silenzi studiati e ai dinieghi faccia ancora parte del patto. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif;">Siamo ciechi. Diventiamo ciechi. L&#8217;evidenza dell&#8217;amore che sola conta non c&#8217;è più. Ora altre evidenze si impongono alla vista che non vede, perché presa da altre evidenze, dai vuoti riempiti da noi, che prestiamo le parole e ci diciamo quello che nessuno ci sta dicendo, che continuiamo a credere a ciò che non c&#8217;è lì davanti a noi, luminosa presenza di sempre. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif;">Siamo nella mancanza, eppure riscaldiamo il nostro cuore di una fede che proviene senz&#8217;altro dal bene ricevuto, che ci acconciamo a credere che sia ancora lì, a due passi da noi, dunque ancora per noi. <br />Questa nostra fede non merita la smentita crudele che non verrà, che non viene. Noi crediamo di non meritare una smentita, per aver lungamente prestato fede all&#8217;amore. Questo ci sembra di poter dire a noi stessi, per affrontare i giorni sempre uguali, trafitti solo dal dolore della mente, che si affanna a cercare un varco che non si apre più.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif;">Il nuovo in cui ci ritroviamo quando arriviamo a decidere di non credere più &#8211; e questo è ciò che prevalentemente non facciamo &#8211; è dato dal puro vuoto della mancanza, dalla perdita di senso di qualcosa di cui non ci siamo &#8216;sbarazzati&#8217; ancora. Siamo lucidamente infelici, perché comprendiamo bene che la felicità è a portata di mano, ma non riusciamo ad afferrarla. Questa è l&#8217;infelicità più grande. <br />L&#8217;indugio e l&#8217;ostinazione nascono da qui, da questa sensazione di possibile che sconfina in una libertà infinita. E&#8217; tutto nelle nostre mani. Sembra quasi che il nostro destino sia nelle nostre mani. Ma si tratta solo del fatto che siamo a due  passi dalla decisione di riprenderci la nostra vita, per ritrarci al di qua dell&#8217;amore in cui avevamo creduto.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif;">Noi possiamo oscillare indefinitamente tra apparenza e realtà, tra la falsa apparenza dell&#8217;amore che non c&#8217;è più e la bella apparenza di un tempo, che rinviava alla evidenza prorompente dell&#8217;amore. <br />Il destino dell&#8217;infelicità è tutto qui, in questo credere inutile nell&#8217;evidente apparenza che non è (più) tale, perché il nostro cuore, impegnato a far esistere e a far durare nel tempo l&#8217;oggetto d&#8217;amore, continua a generare la luce e il calore che riscalda l&#8217;altro furtivamente, che non si lascia più toccare dalle piccole mani che aprono e chiudono delicatamente, come fa accortamente la primavera con i suoi primi boccioli.</span></span></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/C-xYa6k3KuQ" frameborder="0" width="445" height="331"></iframe></p>
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		<title>Se ti abbraccio non aver paura</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Apr 2012 15:04:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Sabato 14 aprile 2012 .   Contributi a una cultura dell&#8217;ascoltoCAMMINARSI DENTRO (375): Leggere FULVIO ERVAS, Se ti abbraccio non aver paura, MARCOS Y MARCOS EDITORE (Pagina dell&#8217;Editore) (Scheda del libro) &#160; .  .  .    Il padre di Andrea ha dato vita alla Fondazione I bambini delle fate La fondazione, senza scopo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Sabato 14 aprile 2012</span></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/Uf0hgEEZt2E" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe></p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/Se-ti-abbraccio-non-aver-paura.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-14959" title="Se-ti-abbraccio-non-aver-paura" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/04/Se-ti-abbraccio-non-aver-paura.gif" alt="" width="155" height="246" /></a> </span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif;">Contributi a una cultura dell&#8217;ascolto<br />CAMMINARSI DENTRO (375): Leggere <a href="http://www.marcosymarcos.com/luisa_e_fulvio_ervas.htm" target="_blank">FULVIO ERVAS</a>, <em>Se ti abbraccio non aver paura</em>, MARCOS Y MARCOS EDITORE (<a href="http://www.marcosymarcos.com/Se_ti_abbraccio_speciale/non_aver_paura.html" target="_blank">Pagina dell&#8217;Editore</a>) (<a href="http://www.marcosymarcos.com/Se_ti_abbraccio/non_aver_paura.html" target="_blank">Scheda del libro</a>)</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/0TfMO8HAw1Q" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe> <span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/w7YK0s79oLg" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe><span style="color: #ffffff;"> .</span></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/Wed4AOBBTOg" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe> </p>
<hr />
<p> <span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Il padre di Andrea ha dato vita alla Fondazione <a href="http://www.ibambinidellefate.it/" target="_blank">I bambini delle fate </a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">La fondazione, senza scopo di lucro, ha finalità sociali e umanitarie rivolte alle disabilità infantili. L&#8217;impostazione commerciale della Fondazione permetterà un migliore e più efficace connubio tra le aziende italiane ed i progetti di sostegno ai bambini disabili oltre che il finanziamento della ricerca scientifica su diversi disturbi infantili, ed in particolare sulla sindrome autistica. </span></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il diapason dell&#8217;ascolto</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 20:34:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Giovedì 12 aprile 2012 Contributi a una cultura dell&#8217;ascoltoCAMMINARSI DENTRO (374): Il perimetro dell&#8217;esperienza di ascolto Anche se restano da esplorare &#8216;fino in fondo&#8217; vaste regioni dell&#8217;esperienza, l&#8217;intera esperienza dell&#8217;ascolto può essere riassunta facilmente, quando si siano chiariti alcuni dei &#8216;termini&#8217;, cioè i confini dell&#8217;esperienza stessa. Se di relazione d&#8217;aiuto si tratta, è possibile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Giovedì 12 aprile 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif;">Contributi a una cultura dell&#8217;ascolto<br />CAMMINARSI DENTRO (374): Il perimetro dell&#8217;esperienza di ascolto</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Anche se restano da esplorare &#8216;fino in fondo&#8217; vaste regioni dell&#8217;esperienza, l&#8217;intera esperienza dell&#8217;ascolto può essere riassunta facilmente, quando si siano chiariti alcuni dei &#8216;termini&#8217;, cioè i confini dell&#8217;esperienza stessa. <br />Se di relazione d&#8217;aiuto si tratta, è possibile ascolto dentro il colloquio di motivazione. Qualcuno &#8216;chiede aiuto&#8217;. Noi siamo gli &#8216;ascoltanti&#8217;. Si tratta di rendere possibile il cambiamento, incidendo sulla struttura delle motivazioni dell&#8217;altro.<br />Il Centro di ascolto è l&#8217;ambiente che rende possibile un approccio multimodale e a rete: non si tratta solo di una sede; ogni Centro contribuisce a creare interdipendenza positiva nel territorio, promovendo e riconoscendo un attore primario, a seconda della natura del disagio sociale a cui deve dare risposta. Questo attore sarà di volta in volta il SER.T., il Dipartimento di Salute Mentale, il Servizio sociale del Comune, gli Psicoterapeuti, altri Enti del &#8216;privato sociale&#8217;, la Comunità. La collaborazione con i Servizi tutti è pre-condizione necessaria e sufficiente. Nei Servizi si incontrano le diverse personalità impegnate nelle professioni di aiuto e attraverso i Servizi si attivano le reti di aiuto.<br />Il carattere bio-psico-sociale della <em>sindrome</em> di dipendenza, di cui ci occupiamo, infatti, postula l&#8217;intervento attivo delle diverse professionalità &#8211; sanitari, psicoterapeuti, operatori sociali -, e questo è ciò che chiamiamo approccio multimodale: nessuno può affrontare da solo una condizione umana caratterizzata da una pluralità di sintomi che occorre far risalire a una pluralità di fattori, quando si consideri l&#8217;eziopatogenesi della malattia. <br />Intorno alla persona che chiede aiuto, poi, si creerà nel tempo una rete sociale che acquisterà i caratteri di una rete solidale, di una rete tematica, di una rete sociale, a seconda dei coinvolgimenti che sarà possibile individuare e attivare. Le reti non esistono già, per il fatto che fuori del Centro di ascolto ci siano famiglia della persona e risposte di aiuto possibili. Ogni volta occorre tentare la strada della cooperazione, &#8216;assegnando&#8217; ad ognuno il ruolo naturale che deve svolgere nel lavoro di rete.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Il segmento rappresentato dal nostro lavoro di aiuto si traduce nel tempo in alleanza &#8216;terapeutica&#8217; se riusciamo a stringere una relazione d&#8217;aiuto con la persona, che si baserà sulla reciprocità dello scambio di risorse: non si tratta di una relazione asimmetrica, in cui noi siamo il &#8216;fornitore di servizi&#8217;, cioè di risposte, e l&#8217;altro solo &#8216;cliente&#8217;, &#8216;paziente&#8217; e basta. La relazione d&#8217;aiuto è relazione sociale.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">La dimensione esistenziale della persona è propriamente l&#8217;intero  - cioè il risultato &#8211; a cui mirare, attraverso i processi riparativi e ricostruttivi dell&#8217;esistenza personale che l&#8217;intervento congiunto di tutti i Servizi rende possibili.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">La particolarità della nostra visione, che è sorretta dall&#8217;impostazione fenomenologica di Roberta De Monticelli e dalla sua teoria della persona, è nella considerazione dell&#8217;altro nella sua interezza, per quanto la sua sia un&#8217;esistenza spezzata. <br />A dispetto della patologia e della marginalità sociale &#8216;realizzata&#8217;, chi ci sta di fronte è sempre una persona. Se i processi innescati dall&#8217;abuso di sostanze non hanno compromesso irreversibilmente il &#8216;funzionamento&#8217; dell&#8217;organismo, c&#8217;è da restituire alla pienezza della vita sociale una persona che nasce a nuova vita, una volta sperimentata la morte rituale che è necessaria all&#8217;esperienza di rinnovamento, perché si dia crescita personale.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">I campi dell&#8217;esperienza di ascolto che sono impegnato ad approfondire e a definire nei loro confini sono sostanzialmente dieci:<br />Ascoltare &#8211; La trascendenza personale o l&#8217;invisibilità dell&#8217;esperienza<br />Sulla relazione &#8211; Ritrovare la prossimità nella distanza <br />La dimensione linguistica &#8211; Trovare le parole <br />La vita affettiva &#8211; L&#8217;ordine del cuore<br />La dimensione del tempo &#8211; La qualità dell&#8217;accordo<br />Lo statuto della voce, come vettore dell&#8217;esperienza prossimo all&#8217;inconscio<br />La profondità del volto &#8211; L&#8217;anima del corpo<br />L’esistenza-progetto &#8211; Oltre i meri dati di fatto<br />La costruzione di narrazioni &#8211; Lo sguardo che si fa racconto dell&#8217;altro<br />La conoscenza personale &#8211; Io so cosa senti</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Intorno a queste dieci questioni, che sono altrettanti problemi destinati a rimanere   aperti, sto scrivendo un libro in formato ebook, che pubblicherò nel web gratuitamente quando sarà pronta una prima stesura compiuta.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Parlare di <em>diapason</em> dell&#8217;ascolto significa che il diapason siamo <em>noi-i soggetti</em>, giacché siamo perennemente impegnati a rendere possibile all&#8217;interno della relazione sociale l&#8217;accordo con l&#8217;altro, che è la vera &#8216;materia&#8217; dell&#8217;empatia. Più che di risonanza e simpatia e avvertimento del sentire dell&#8217;altro, il tempo debito dell&#8217;ascolto è dato dalla qualità dell&#8217;accordo. Su quest&#8217;ultimo riposa ogni possibilità di successo che il tempo e le situazioni ci concederanno. Il metodo non basta. L&#8217;<em>arrischio</em> della relazione è tutto qui, nel &#8216;destino&#8217; della relazione stessa. In essa sono implicati, alla maniera di quelli dell&#8217;altro, i termini dell&#8217;esperienza: la nostra voce, il nostro volto, il nostro modo di stare in relazione, il nostro linguaggio, le nostre emozioni, il nostro modo di abitare il tempo, la nostra capacità di istituire file di continuità e di raccontare il farsi esistenza della vita dell&#8217;altro. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Ascolto, allora, sarà percezione dell&#8217;armonia nascosta dell&#8217;esistenza dell&#8217;altro, nel suo corrispondersi con l&#8217;armonia nascosta della nostra esistenza. <br />Ciò che ci viene restituito nella pratica dell&#8217;ascolto non è solo il mosaico di un io frammentato di cui debbano essere trovate le parti mancanti e reintegrate nell&#8217;insieme dato. <br />L&#8217;orizzonte della libertà dell&#8217;altro è obiettivo e meta, fine e scopo dei singoli gesti e delle azioni, degli atti compiuti dalla persona che noi siamo, che varranno non soltanto ad incidere sulla struttura delle motivazioni dell&#8217;altro, ma a fargli sentire che è possibile uscire dalla solitudine non scelta e dal vuoto dell&#8217;esistenza per restituire ad essa un posto nel mondo.<br />L&#8217;ordito delle relazioni possibili tra le istanze diverse della persona si incontrerà finalmente con la trama delle relazioni ritrovate e di quelle nuove cercate a lungo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"> </span></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Diffidate delle ricette di creatività troppo semplici</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 09:52:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>
		<category><![CDATA[Creatività]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Mercoledì 11 aprile 2012 Contributi a una cultura dell&#8217;ascoltoCAMMINARSI DENTRO (373): Ricette di creatività Leggere dal sito NUOVO E UTILE &#8211; TEORIE E PRATICHE DELLA CREATIVITA&#8217;: Metodo 20 &#8211; Ricette di creatività: diffidate di quelle troppo semplici LINK da visitare:Ted Disbanded commenta le dieci regole  d&#8217;oro per essere creativi del divulgatore Jonah Lehrer (il suo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Mercoledì 11 aprile 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif;">Contributi a una cultura dell&#8217;ascolto<br />CAMMINARSI DENTRO (373): Ricette di creatività</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Leggere dal sito NUOVO E UTILE &#8211; TEORIE E PRATICHE DELLA CREATIVITA&#8217;: <a href="http://www.nuovoeutile.it/ita_ricette_creative.html" target="_blank"><em>Metodo 20 &#8211; Ricette di creatività: diffidate di quelle troppo semplici</em></a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">LINK da visitare:<br /><a href="http://teddisbanded.blogspot.it/2012/03/si-puo-imparare-la-creativita.html" target="_blank">Ted Disbanded</a> commenta le <em>dieci regole  d&#8217;oro</em> per essere creativi del divulgatore <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jonah_Lehrer" target="_blank">Jonah Lehrer</a> (il suo <a href="http://www.jonahlehrer.com/" target="_blank">sito</a>, invece, è ricco e accurato), che prende le distanze dal <a href="http://www.nuovoeutile.it/ita_ci_siamo_liberati_del_brainstorming.html" target="_blank">brainstorming</a> con <a href="http://www.newyorker.com/reporting/2012/01/30/120130fa_fact_lehrer" target="_blank">solidi argomenti</a>. <br /> </span></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>Un amore difficile</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Apr 2012 02:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Domenica 8 aprile 2012 CAMMINARSI DENTRO (372): L&#8217;amore (più) difficile L&#8217;amore più difficile non è quello contrastato o infelice. Non è nemmeno l&#8217;amore di lontano o l&#8217;amore non corrisposto. Non parliamo nemmeno dell&#8217;amore inutile di chi si ritrovi con la persona sbagliata in un tempo sbagliato della propria e dell&#8217;altrui vita. Della vasta fenomenologia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Domenica 8 aprile 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif;">CAMMINARSI DENTRO (372): L&#8217;amore (più) difficile</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">L&#8217;amore più difficile non è quello contrastato o infelice. Non è nemmeno l&#8217;amore di lontano o l&#8217;amore non corrisposto. Non parliamo nemmeno dell&#8217;amore inutile di chi si ritrovi con la persona sbagliata in un tempo sbagliato della propria e dell&#8217;altrui vita. <br />Della vasta fenomenologia dell&#8217;amore molto è stato raccontato. Ci sembra di saperne tutto. Dopo aver rinunciato per un po&#8217; all&#8217;idea dell&#8217;idillio, che la storia si debba necessariamente &#8216;concludere&#8217; con le &#8216;nozze&#8217;, riusciamo finalmente a concepire tutto quello che c&#8217;è al di qua dell&#8217;ideale e dell&#8217;armonia e dell&#8217;accordo perfetto. Anche, talvolta, al di fuori della sana normalità. D&#8217;altra parte, non potendo disporre di un &#8216;ufficio reclami&#8217; in caso di insuccesso né di una guida a tempo pieno che ci distolga dalle esperienze che possono risultare nocive alla nostra salute, non ci resta che provare. Non rinunceremo ad amare le persone sbagliate, quelle che ci amano in modo goffo e inadeguato, o capriccioso e imprevedibile. Non smetteremo di inchinarci riconoscenti di fronte a chi non merita per niente il nostro amore e non manca occasione per farci soffrire ancora un po&#8217;, magari perché convinto che la vita sia così, niente altro che un &#8216;economico&#8217; tiro alla fune, in cui bisogna prendere il più possibile e condannare l&#8217;altro al ruolo di chi dà soltanto. E che dire del cuore arido di chi non risponde mai alle nostre dichiarazioni d&#8217;amore? Vorremo forse lasciare inabissare un&#8217;esistenza che di noi ha bisogno per proseguire il gioco perverso del rinvio e basta? Degli amori inutili abbiamo già parlato, e di come siano costati la vita ad alcuni dei nostri ragazzi, ma basta stare un po&#8217; più attenti: riconoscere l&#8217;altezza a cui si situa l&#8217;oggetto d&#8217;amore è vitale, per non dover dire poi di essersi scontrati con una realtà difficile da &#8216;governare&#8217;.<br />Sicuramente non smetteremo di sognare l&#8217;amore che dura e faremo di tutto perché si realizzi. Nel frattempo, ci ritroviamo a vivere amori impuri ed imperfetti, incompleti e incompiuti, addirittura mai nati. Nel paese delle chimere c&#8217;è posto per tutti, per i sogni più pazzi e per l&#8217;illusione estrema, quella di chi si avventura pericolosamente in territori inesplorati, mai esplorati (da noi). <br />Uno scrittore si chiedeva qualche decennio fa se ci sono sentimenti che non sono mai stati raccontati, ma faceva riferimento a situazioni note &#8211; come la situazione &#8216;atomica&#8217; &#8211; più che ad esperienze personali in cui l&#8217;asse della realtà inclinasse dalla parte del grigio, indifferente al primato del bianco e del nero. Voglio dire che una &#8216;variante&#8217; di un &#8216;genere&#8217; noto è come un nuovo genere, perché magari cambia la lunghezza dell&#8217;attesa, perché la storia si interrompe sul più bello&#8230; Si può lasciar morire una bella storia. Si può decidere di non far nascere un amore che sarebbe faticoso far vivere. E via amoreggiando&#8230; C&#8217;è poi la ricerca inesausta di chi spera di fare cose strane, addirittura <a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/15/08/2011/sullamore-a-asor-rosa/" target="_blank">astratte</a>, e se ne va convinto che pure quella sia una strada percorribile: basterà trovare un partner disposto a sacrificarsi per asfaltarla con noi!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Ma di tutti gli amori di cui siamo capaci, al di là di tutto ciò che esperienza e prudenza pure suggeriscono, il più difficile è sicuramente l&#8217;amore che riserveremo a chi non sappia incarnarsi, mantenendosi a debita distanza, senza rinnegare mai l&#8217;amore promesso o addirittura sbandierato sotto le più imprevedibili forme per noi. Magari ci sentiremo dire tutto quello che dobbiamo fare per non deludere le aspettative di decenni, per confermare un impegno preso e per proseguire con la fissazione di mete sempre nuove e più avanzate. Continueremo a guardare altrove, perché ci si dice che il nostro compito è quello, servire il mondo, amando per lo più le persone sbagliate. E se poi nel numero delle persone &#8216;sbagliate&#8217; ritroveremo anche chi lungamente ha guidato i nostri passi, poco importa, se la stessa persona è già di nuovo in cammino per obiettivi ancor più alti, perché a tutti fu assegnato il destino di chi cerca, non di chi abbia già trovato. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Consistere qui e ora, in mezzo a questa notte piovosa, in attesa di un&#8217;altra resurrezione, è dolce e aspro ad un tempo. Il compito più urgente è dare un nome a questo amore, dargli spazio e farlo durare. Soltanto qui ci sembra di consistere veramente in pace, non altrove, magari in una pacificata e inerte quiete mattutina, lontano dai tumulti e dagli affanni, dai giusti rimproveri e dalle inquiete attese di sempre.</span></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/lim0PHDLA0k" frameborder="0" width="445" height="331"></iframe></p>
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		<title>Animale assassino</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Apr 2012 16:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>
		<category><![CDATA[Aggressività]]></category>
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		<category><![CDATA[Irrazionalità]]></category>
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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Domenica 1° aprile 2012 Contributi a una cultura dell&#8217;ascoltoCAMMINARSI DENTRO (371): Leggere FRANCO PRATTICO, Homo sapiens assassino&#8230;, la Repubblica 26 febbraio 1987 La pagina di Cronaca de la Repubblica del 26 febbraio 1987 riportava in una buona sintesi di Franco Prattico i contenuti di una Conferenza tenuta da Rita Levi Montalcini in memoria di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Domenica 1° aprile 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif;"><strong>Contributi a una cultura dell&#8217;ascolto</strong><br />CAMMINARSI DENTRO (371): Leggere FRANCO PRATTICO, <em>Homo sapiens assassino&#8230;</em>, la Repubblica 26 febbraio 1987</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">La pagina di Cronaca de <em>la Repubblica</em> del 26 febbraio 1987 riportava in una buona sintesi di Franco Prattico i contenuti di una Conferenza tenuta da Rita Levi Montalcini in memoria di Roberto Olivetti nel Centro Studi di Politica Economica a Roma, di cui Olivetti era stato uno dei fondatori.</span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Neurobiologia e aggressività nella prima conferenza organizzata in memoria di Roberto Olivetti</span><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;"> <br /><a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1987/02/26/homo-sapiens-assassino.html" target="_blank">FRANCO PRATTICO, Homo sapiens assassino&#8230;</a> <br />Rita Levi Montalcini spiega le radici della violenza<br />&#8220;Non c&#8217;è nulla nel nostro patrimonio genetico che ci spinga a uccidere i nostri simili&#8221;, afferma il Premio Nobel. Sono conformismo, passività, sottomissione, emotività e irrazionalità le vere origini del fenomeno </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">ROMA Due anni or sono moriva Roberto Olivetti, intellettuale, industriale e «cittadino», una tra le figure più significative della generazione che dal dopoguerra a oggi ha costruito i migliori punti di riferimento culturali e politici del nostro paese. E il Centrostudi di politica economica (Ceep), di cui Olivetti fu uno dei fondatori, ha scelto di ricordarlo dedicandogli una serie di conferenze, una all&#8217;anno, tenute da eminenti personalità del mondo della scienza e della cultura. <br />La prima si è svolta ieri sera, nella Sala della Biblioteca Alessandrina dell&#8217;Archivio di Stato di Roma, protagonista il premio Nobel Rita Levi Montalcini. Dopo che Giorgio La Malfa ed Eugenio Scalfari avevano tracciato il ritratto intellettuale e umano di Roberto Olivetti, la «signora della scienza italiana» ha affrontato il tema della serata, un argomento di «alta scienza» ma anche ricco di quelle implicazioni sociali e politiche che avevano guidato l&#8217;esistenza di Olivetti: «le basi neurobiologiche del conformismo e dell&#8217;aggressività». In altre parole: aggressività, violenza, guerre, genocidi, persecuzioni sono un prodotto «irriducibile» del patrimonio genetico dell&#8217;uomo? La risposta della Levi Montalcini è recisa: no, la colpa del fatto che l&#8217;uomo è un «animale assassino» non è un «dato» biologico. Non c&#8217;è nulla nel nostro patrimonio genetico che ci spinga all&#8217;aggressività, a uccidere i nostri simili. «Bisogna evitare l&#8217;errore capitale &#8211; dice la Montalcini citando l&#8217;etologo Thorpe &#8211; di sostenere che negli animali superiori e nell&#8217;uomo l&#8217;aggressività di gruppo sia il risultato necessario e inevitabile della costituzione ereditaria». Nel nostro sistema nervoso centrale i circuiti «emozionali», quelli cioè che sono guidati dal sistema limbico, non si sono molto modificati rispetto al nostro passato biologico, non sono molto diversi da quelli degli animali «inferiori». Questo però non significa una maggiore tendenza alla violenza, tutt&#8217;altro: nella maggior parte delle altre specie animali esistono meccanismi automatici inibitori che impediscono l&#8217;uccisione dei propri simili, pratica, invece, molto diffusa tra gli uomini. Le radici della ferocia e della distruttività, come quelle del conformismo, vanno cercate lontano dal patrimonio genetico della specie. <br />Per comprenderle dobbiamo tornare indietro, al processo di «costruzione» dell&#8217;uomo, milioni di anni or sono. Ciò infatti che si è enormemente sviluppato fin dai primordi dell&#8217;umanità è la neocorteccia, che presiede alle funzioni «superiori»: è aumentato il numero dei neuroni, e di conseguenza quello dei moduli corticali, dei microcircuiti neuronali, quella stupenda rete di connessioni tra le cellule del sistema nervoso centrale, le sinapsi, che non sono rigidamente predeterminate dai geni, come invece lo è l&#8217;architettura complessiva del cervello, ma al contrario sono in gran parte modulabili e possono venire modificate dall&#8217;esperienza. E&#8217; il possesso di questa grande struttura plastica e le sue enormi possibilità associative che differenzia gli uomini da tutti gli altri animali. <br />Ci differenzia, però &#8211; osserva la Montalcini &#8211; nel bene e nel male. Si deve ad esso se l&#8217;uomo è in possesso della capacità di intendere e parlare linguaggi simbolici, che sono alla base del processo di civilizzazione umana. Ma che sono anche responsabili della «passività», della suggestionabilità umana. Il lento sviluppo neonatale dell&#8217;uomo, la sua lunghissima dipendenza, che giunge fino alla pubertà, rendono l&#8217; ominide (e l&#8217;uomo moderno) un soggetto estremamente suggestionabile, fondamentalmente sottomesso, con una notevole tendenza al conformismo, soggetto passivo dei messaggi simbolici. L&#8217;ominide, in base a questo processo, diviene un animale gregario: facilmente ipnotizzabile dai richiami all&#8217;emotività e all&#8217;irrazionalità. «E&#8217; il comportamento &#8220;sottomissivo&#8221; la maggiore minaccia alla nostra sopravvivenza» ha ricordato la Montalcini, citando Koestler: «Senza linguaggio non vi sarebbe poesia, ma neppure guerra». <br />Paradossalmente, quindi, è proprio il fatto, che l&#8217;uomo sia un «animale culturale» a renderlo portatore di aggressività di violenza: la sua ricettività ai richiami emotivi dei linguaggi simbolici, infatti, scatena ipnosi e isterie di massa, rende possibili le guerre, i genocidi, gli assurdi odii razziali. Nella massa, l&#8217;individuo perde la sua individualità, viene «gestito» dai linguaggi. E&#8217; il suo essere sottomesso, condizionato alla passività, che lo rende facile preda dei messaggi che i media gli impongono, rendendolo «massa»: «E la massa è grigia e accetta ordini» commenta Rita Levi Montalcini. <br />Il rimedio, secondo la grande neurobiologa italiana, non è ovviamente in una impossibile rinuncia alle «capacità superiori», alla ricettività umana ai linguaggi simbolici: ma nella liberazione dai condizionamenti, dalla sottomissione. In altre parole, tocca ad ognuno di noi liberarci dei residui dell&#8217;«ominide gregario», e sviluppare le proprie individuali capacità creative, la propria autonomia intellettuale. Solo così l&#8217;uomo cesserà di essere un «animale assassino».</span></p>
</blockquote>
<p><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Per i miei alunni da allora ho riproposto la pagina in fotocopia arricchita di spunti teorici di riflessione: </span></p>
<p><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">lo schema S-R, per spiegare la sequenza stimolo-risposta che è propria degli animali; </span></p>
<p><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">lo schema S -&gt; R, per spiegare la stessa sequenza interrotta dall&#8217;intervallo temporale nell&#8217;uomo, per segnalare la coscienza, il ricorso alla riflessione che è possibile prima di ogni risposta ad uno stimolo;</span></p>
<p><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">lo schema Natura -&gt; Cultura, per spiegare la &#8216;distanza&#8217; tra l&#8217;una e l&#8217;altra, la possibilità di &#8216;costruire&#8217; che è propria della cultura nell&#8217;uomo&#8230; </span></p>
<p><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">A margine del foglio, una lista disordinata di termini che rinviano ad altrettanti concetti, che corrispondono a comportamenti, atteggiamenti, attitudini, &#8216;risposte&#8217; dell&#8217;uomo quando egli sia influenzato dai comportamenti di gruppo: </span></p>
<p><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">DIPENDENZA<br />GREGARISMO<br />CONFORMISMO<br />PASSIVITA&#8217;<br />SOTTOMISSIONE<br />EMOTIVITA&#8217;<br />IRRAZIONALITA&#8217;<br />SUGGESTIONABILITA&#8217;<br />FANATISMO<br />MASSIFICAZIONE<br />AGGRESSIVITA&#8217;<br />«ETERODIREZIONE»<br />SPERSONALIZZAZIONE</span></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">In margine alla celebrazione della <em>Giornata della memoria</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Auschwitz è il culmine della Shoah. La lezione che viene da lì è duplice. Da una parte, essa è l’emblema del trionfo della tecnica; dall’altra, è la prova della <em>furia</em> della libertà che si accanisce contro se stessa. I fatti storici hanno confermato l’ipotesi peggiore sulla natura umana: prevale l’istinto gregario; gli uomini amano obbedire; messi in gruppo diventano ‘branco’ disposto ad uccidere; eterodirezione, passività, suggestionabilità sono i tratti degli umani. Il <em>servo arbitrio</em> che li contraddistingue può farsi <em>libero</em>, ma ognuno di loro ha da scoprire come sia possibile e poi per il resto della vita praticarlo strenuamente, se non altro per non ritrovarsi nella condizione di poter nuocere agli altri ‘senza volerlo’…</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Ha ragione Steiner: «Noi veniamo dopo». Se ci interroghiamo su <em>chi noi siamo</em>, oggi possiamo rispondere solo così: Noi veniamo dopo Auschwitz.</span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">«NOI VENIAMO DOPO. ADESSO SAPPIAMO CHE UN UOMO PUO’ LEGGERE GOETHE O RILKE ALLA SERA, PUO’ SUONARE BACH E SCHUBERT E QUINDI, IL MATTINO DOPO, RECARSI AL PROPRIO LAVORO AD AUSCHWITZ. DIRE CHE EGLI HA LETTO QUESTI AUTORI SENZA COMPRENDERLI O CHE IL SUO ORECCHIO E’ ROZZO E’ UN DISCORSO BANALE E IPOCRITA.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">IN CHE MODO QUESTA CONOSCENZA PESA SULLA LETTERATURA E SULLA SOCIETA’, SULLA SPERANZA, DIVENUTA QUASI ASSIOMATICA DAI TEMPI DI PLATONE A QUELLI DI MATTHEW ARNOLD, CHE LA CULTURA SIA UNA FORZA UMANIZZATRICE, CHE LE ENERGIE DELLO SPIRITO SIANO TRASFERIBILI A QUELLE DEL COMPORTAMENTO? PER GIUNTA, NON SI TRATTA SOLTANTO DEL FATTO CHE GLI STRUMENTI TRADIZIONALI DELLA CIVILTA’ – LE UNIVERSITA’, LE ARTI, IL MONDO LIBRARIO – NON SONO RIUSCITI A OPPORRE UNA RESISTENZA ADEGUATA ALLA BESTIALITA’ POLITICA: SPESSO ANZI ESSI SI LEVARONO AD ACCOGLIERLA, A CELEBRARLA, A DIFENDERLA. PERCHE’? QUALI SONO I LEGAMI, PER ORA ASSAI POCO COMPRESI, TRA GLI SCHEMI MENTALI E PSICOLOGICI DELLA CULTURA SUPERIORE E LE TENTAZIONI DEL DISUMANO? MATURA FORSE NELLA CIVILTA’ LETTERARIA UN GRAN SENSO DI NOIA E DI SAZIETA’ CHE LA PREDISPONE ALLO SFOGO DELLA BARBARIE?» (da GEORGE STEINER, <em>Linguaggio e silenzio</em>)</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Nel suo intervento al Seminario <em>Cultura Scuola Persona</em>, tenutosi a Roma, presso la Biblioteca Nazionale Centrale, il 3 aprile 2007, il Ministro della Pubblica Istruzione, tra le altre cose, ha affermato:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Il preside di un liceo americano sopravvissuto alla Shoah scriveva ogni anno ai suoi insegnanti:</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><em>Caro professore,</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><em>sono un sopravvissuto di un campo di concentramento. I miei occhi hanno visto ciò che nessun essere umano dovrebbe mai vedere: camere a gas costruite da ingegneri istruiti; bambini uccisi con veleni da medici ben formati; lattanti uccisi da infermiere provette; donne e bambini uccisi e bruciati da diplomati di scuole superiori e università.</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><em>Diffido, quindi, dell’educazione.</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><em>La mia richiesta è: aiutate i vostri allievi a diventare esseri umani. I vostri sforzi non devono mai produrre dei mostri educati, degli psicopatici qualificati, degli Eichmann istruiti. La lettura, la scrittura, l’aritmetica non sono importanti se non servono a rendere i nostri figli più umani.</em></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il silenzio degli uomini</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Mar 2012 07:52:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>
		<category><![CDATA[Iaia Caputo]]></category>
		<category><![CDATA[Il silenzio degli uomini]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Mercoledì 28 marzo 2012 Contributi a una cultura dell&#8217;ascoltoCAMMINARSI DENTRO (370): Leggere IAIA CAPUTO, Il silenzio degli uomini, FELTRINELLI 2012 Iaia Caputo è nata a Napoli e vive a Milano. Ha pubblicato i saggi Mai devi dire. Indagine sull&#8217;incesto (Corbaccio 1996), Di cosa parlano le donne quando parlano d&#8217;amore (Corbaccio 2001) e il romanzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Mercoledì 28 marzo 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif;"><strong>Contributi a una cultura dell&#8217;ascolto</strong><br />CAMMINARSI DENTRO (370): Leggere IAIA CAPUTO, <em>Il silenzio degli uomini</em>, FELTRINELLI 2012</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/caputo-silenzio.png"><img class="alignleft size-full wp-image-14891" title="caputo-silenzio" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/caputo-silenzio.png" alt="" width="200" height="200" /></a>Iaia Caputo è nata a Napoli e vive a Milano. Ha pubblicato i saggi <em>Mai devi dire. Indagine sull&#8217;incesto</em> (Corbaccio 1996), <em>Di cosa parlano le donne quando parlano d&#8217;amore</em> (Corbaccio 2001) e il romanzo <em>Dimmi ancora una parola</em> (Guanda 2006). Per Feltrinelli ha pubblicato <a href="http://www.feltrinellieditore.it/IntervistaInterna?id_int=23258" target="_blank"><em>Le donne non invecchiano mai</em></a> (2009).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">In breve <br />I nuovi maschi sono così simili ai vecchi: scambiano l&#8217;amore e la libertà con il potere, il denaro, il sesso. Combattono sempre un nemico, reale o immaginario. Comprano donne, le stuprano, le uccidono. Forse è arrivato il tempo di parlare finalmente di una &#8220;questione maschile&#8221;. Ma per farlo è necessario rompere il &#8220;silenzio degli uomini&#8221;. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Il libro <br />Gli uomini non parlano. Mai come in questo momento, gli uomini sembrano non avere le parole per &#8220;dire&#8221;: la loro paura e il loro smarrimento, la loro fragilità e i loro desideri. Coloro che per millenni sono stati i dominatori del mondo da tempo non lo sono più e oscillano continuamente tra inedite libertà offerte loro dalle donne e la nostalgia degli antichi privilegi.<br />No, gli uomini non sanno ancora parlare di sé, ed è in questo silenzio che Iaia Caputo coglie una &#8220;condizione tragica del maschile&#8221;, che nella dismisura di una sessualità incapace di evolvere e nella scorciatoia della violenza ha le sue derive più preoccupanti. Così, l&#8217;autrice indaga sui padri che uccidono i figli ma anche sulla nuova paternità che ha scoperto la gioia della cura e della prossimità dei corpi; decodifica i gesti che hanno caratterizzato la politica e la sfera pubblica negli ultimi vent&#8217;anni, mettendone a fuoco l&#8217;arroganza, la volgarità e l&#8217;urgenza di costruire e denunciare un nemico; riflette sulle forme del desiderio maschile attraverso l&#8217;esemplarità del caso Marrazzo o dell&#8217;affaire Strauss-Kahn – passando, evidentemente, per il &#8220;ciarpame senza pudore&#8221; dell&#8217;era berlusconiana.<br />Iaia Caputo cita dalla cronaca, intervista, ascolta, analizza e giunge ad affondare questa materia nella prospettiva primitiva in cui tornano, inaspettatamente attuali, i gesti di Medea, e quelli di una senescente classe politica, i Crono del postpatriarcato tanto disinteressati al destino dei propri figli quanto intrinsecamente misogini. Ma vi è in queste pagine anche l&#8217;elogio di una delle più grandi ricchezze del maschile, quello dell&#8217;epica: una narrazione che ancora oggi permette di rintracciare la possibile bellezza d&#8217;essere uomini, le sue contraddizioni e la sua complessità. Forse, il maschile potrebbe avviare una sua tardiva trasformazione solo rinunciando al privilegio di un silenzio che lo protegge ma gli toglie interi pezzi di vita. Perché le cose esistono solo quando impariamo a nominarle.</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Non permettere che si disperdano nel vento!</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Mar 2012 02:06:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Lunedì 26 marzo 2012 CAMMINARSI DENTRO (370): Le parole non si disperdano nel vento! Immaginare un patto di fedeltà e stipularlo alla maniera antica, magari con un giuramento d&#8217;amore, può servire nel tempo. Senza cedere alle derive della propria epoca, che sconsiglierebbero giuramenti e patti e promesse, perché lo scarto tra le parole e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Lunedì 26 marzo 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif;">CAMMINARSI DENTRO (370): Le parole non si disperdano nel vento!</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Immaginare un patto di fedeltà e stipularlo alla maniera antica, magari con un giuramento d&#8217;amore, può servire nel tempo. Senza cedere alle derive della propria epoca, che sconsiglierebbero giuramenti e patti e promesse, perché lo scarto tra le parole e le cose sarebbe ormai incolmabile e perché la parola non sarebbe più credibile alle nostre latitudini di pensiero, è urgente procedere alla maniera di Odisseo, che costruì il letto nuziale sul tronco di un albero e condivise il segreto solo con lei, con la donna che avrebbe saputo aspettare oltre ogni ragionevole dubbio. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Magari chiedere a lei di volere la sua vecchiaia può risultare inizialmente facile e vana richiesta, ma se ripeteremo ogni anno, per tutti gli anni, la stessa intenzione d&#8217;amore anche in mezzo alle incomprensioni più grandi e ai fraintendimenti più gravi, gioverà &#8216;alla fine&#8217; a mostrare nella sua semplice purezza l&#8217;ingenuo sentire di un cuore animato da un affetto adulto che nulla chiede alle lusinghe dell&#8217;ora e alle attrattive della bella apparenza, per mirare a più sostanziali dialoghi d&#8217;amore, al confidente abbandono e all&#8217;attesa fiduciosa di chi ricorda il bene ricevuto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Lei si abbandonerà alle schermaglie d&#8217;amore con una risposta &#8216;interlocutoria&#8217;: «Purtroppo, dovrò accontentarmi!» <br />Noi le diremo: «Rispondi con amore!»<br /></span><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Sentirsi dire poi: «Tu sei l&#8217;unica persona che vorrò accanto a me» è sufficiente come viatico per il tempo che verrà.</span><br /><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Potersi allontanare sicuri di essere amati e di poter contare sui giorni e i mesi e gli anni che restano aiuta a calmare i tumulti del cuore, che si ostina a chiedere ancora un amore che forse non è mai mancato, ma che avremmo voluto stampare a caratteri di fuoco nel cielo, perché si mostrasse sempre nella sua specifica evidenza a ricordare il tempo che non passa invano, perché l&#8217;essere non si risolva nel suo svanire.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Immaginare dialoghi di tal fatta non è peregrino elucubrare notturno, se le angustie della mente si scioglieranno nell&#8217;unico bene che costituisca l&#8217;unica verità, cioè che l&#8217;amore è sempre reciproco.<br />Nel tempo dell&#8217;<em>usa e getta</em> delle cose che non durano o che perdono presto il loro pregio, è indispensabile poter contare sugli affetti che durano. <br />E&#8217; questa qualità l&#8217;unica che conti per un sentire adulto, mai pago di sé, perché le ragioni del cuore non stanno tutte nel cuore. La sua legge vuole che il bene lungamente vagheggiato e sognato e accarezzato sia condiviso con chi forse aspettava proprio noi per pronunciare parole di verità e di saggezza, a proposito dell&#8217;età ulteriore e dei suoi delicati istanti eterni e delle file di continuità che siamo impegnati a tessere pazientemente perché le nostre parole non si disperdano nel vento.</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Archivio o motore di ricerca?</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Mar 2012 08:42:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>
		<category><![CDATA[Archivi o memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Ferdinando Scianna]]></category>
		<category><![CDATA[Le metafore della memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Cappa]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Venerdì 23 marzo 2012 Contributi a una cultura dell&#8217;ascolto CAMMINARSI DENTRO (369): Leggere PAOLO MAGLIOCCO, Le metafore della memoria. Archivio o motore di ricerca, come funziona la macchina dei ricordi, la Repubblica 23 marzo 2012 Il testo completo del dialogo tra il fotografo Ferdinando Scianna e il neuroscienziato Stefano Cappa è disponibile sulla nuova [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Venerdì 23 marzo 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><strong style="font-family: 'Bookman Old Style', serif;">Contributi a una cultura dell&#8217;ascolto </strong><br /><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif;">CAMMINARSI DENTRO (369): Leggere <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/03/23/le-metafore-della-memoria-archivio-motore-di.html" target="_blank">PAOLO MAGLIOCCO, <em>Le metafore della memoria. Archivio o motore di ricerca, come funziona la macchina dei ricordi</em></a></span><a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/03/23/le-metafore-della-memoria-archivio-motore-di.html" target="_blank">, la Repubblica 23 marzo 2012</a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Il <a href="http://is.pearson.it/is_intervista_la_memoria_narrata.pdf" target="_blank">testo completo del dialogo</a> tra il fotografo Ferdinando Scianna e il neuroscienziato Stefano Cappa è disponibile sulla nuova rivista <em>iS Magazine</em> e su <a href="http://is.pearson.it" target="_blank">is.pearson.it</a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">La rivista e il sito, con la newsletter <em>iS Espresso</em>, fanno parte del Laboratorio Pearson per l&#8217;apprendimento, che consente a insegnanti, genitori, ragazzi di scambiarsi esperienze e conoscenze su quello che avviene in campo educativo. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Pearson Italia (Paravia e Bruno Mondadori) lancia la campagna <em>Pearson imparare sempre</em> per la scuola.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><em>iS Magazine</em> andrà gratis nelle scuole, sarà scaricabile in formato pdf dal sito, diventerà una app.</span></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Un grande fotografo e un importante neuroscienziato discutono di come si formano i ricordi, di come li elaboriamo, di come siamo in grado di richiamarli alla mente. Di che cosa è una foto e di come la fotografia abbia segnato l&#8217;inizio di una nuova era per la nostra memoria.</span></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/EdiMdlsLJ2k?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe><span style="color: #ffffff;"> .</span> <iframe src="http://www.youtube.com/embed/4vYNcHRBgSA?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe> <span style="color: #ffffff;">.</span> <iframe src="http://www.youtube.com/embed/j_nWqqENuVA?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe> <span style="color: #ffffff;">.</span> <iframe src="http://www.youtube.com/embed/ShB5o310t_k?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe><span style="color: #ffffff;"> .</span> <iframe src="http://www.youtube.com/embed/HOxc4tbW2dg?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ama il prossimo tuo</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2012 03:47:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>
		<category><![CDATA[Ama il prossimo tuo]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Bianchi]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Cacciari]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Giovedì 22 marzo 2012 Contributi a una cultura dell&#8217;ascolto CAMMINARSI DENTRO (368): Leggere ENZO BIANCHI e MASSIMO CACCIARI, Ama il prossimo tuo, IL MULINO 2011 Enseña el Cristo: a tu prójmo amarás como a ti mismo, mas nunca olvides que es otro. Insegna il Cristo: amerai il tuo prossimo come te stesso, ma non dimenticare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Giovedì 22 marzo 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><strong>Contributi a una cultura dell&#8217;ascolto </strong><br />CAMMINARSI DENTRO (368): Leggere ENZO BIANCHI e MASSIMO CACCIARI, <em>Ama il prossimo tuo</em>, IL MULINO 2011</span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><em>Enseña el Cristo: a tu prójmo </em><br /><em>amarás como a ti mismo, </em><br /><em>mas nunca olvides que es otro</em>. <br />Insegna il Cristo: amerai il tuo prossimo come te stesso, ma non dimenticare mai che è un altro.<br />ANTONIO MACHADO. </span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">«Prossimo, infatti, è ciò che differisce «inesorabilmente» da noi. Prossimo è soltanto ciò che possiamo concepire come avente un proprio carattere e un proprio luogo distinti dal nostro carattere e dal luogo che noi occupiamo. L&#8217;ansia di eliminare la distanza non produce comunità, ma, all&#8217;opposto, ne dissolve la stessa idea. Può produrre comunità, invece, soltanto uno «sguardo» che custodisce l&#8217;altro nella sua distinzione, un&#8217;attenzione che lo comprenda proprio sulla base del riconoscimento della sua distanza. L&#8217;intelligenza del prossimo non consiste nell&#8217;afferrarlo, nel catturarlo, nel cercare di «identificarlo» a noi, ma nell&#8217;ospitarlo come il perfettamente distinto». L’altro è il prossimo da amare. Ma l’amore come arma, strumento e modalità conoscitiva è più che un sentimento: «amore non vuol dire amare». L’amore del prossimo consiste nel riconoscimento di una situazione critica e nella disponibilità a farsene carico. Il linguaggio non religioso chiama ciò «responsabilità». Tra etica della convinzione ed etica della responsabilità a costituire compito è ormai quest’ultima.</span></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/PlLTmumHzXk?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/23377.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-14855" title="23377" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/23377.gif" alt="" width="150" height="236" /></a>E&#8217; il &#8220;comandamento nuovo&#8221; che umanizza e dà un significato universale a tutti gli altri che, se assunti nella loro pienezza, convergono verso questo appello unitario. Esso esprime la rottura più importante compiuta da Gesù rispetto al giudaismo: la logica della religione dei Padri si apre a una dimensione &#8220;altra&#8221;, segnando il passaggio dalla Legge mosaica alla legge dell&#8217;Amore, come presenza di Dio nella storia. Ma a chi mi faccio prossimo? E&#8217; possibile oltrepassare la solitudine del singolo per aprirsi all&#8217;altro? Un comandamento difficile e quasi sempre smentito: si può non praticarlo, ma non si può negarlo e non riconoscere che ha cambiato alla radice la storia dell&#8217;uomo. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><strong>Enzo Bianchi</strong>, priore della Comunità monastica di Bose, ha insegnato Teologia biblica nell&#8217;Università San Raffaele di Milano e collabora con &#8220;La Stampa&#8221;, la &#8220;Repubblica&#8221;, &#8220;Avvenire&#8221; e la rivista &#8220;Jesus&#8221;. Tra i suoi testi, che coniugano spiritualità cristiana e cammini di umanizzazione, ricordiamo i più recenti: &#8220;Il pane di ieri&#8221; (2008), &#8220;Ogni cosa alla sua stagione&#8221; (2010), &#8220;L&#8217;altro siamo noi&#8221; (2010), tutti pubblicati con Einaudi e &#8220;Una lotta per la vita&#8221; (San Paolo, 2011). </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><strong>Massimo Cacciari</strong> insegna Estetica nella Facoltà di Filosofia dell&#8217;Università San Raffaele di Milano. Tra i libri che ne hanno più segnato la ricerca: &#8220;Krisis&#8221; (Feltrinelli, 1976), e pubblicati con Adelphi, &#8220;Icone della legge&#8221; (1985), &#8220;Dell&#8217;Inizio&#8221; (1990), il dittico europeo &#8220;Geofilosofia dell&#8217;Europa&#8221; (1994) e &#8220;L&#8217;Arcipelago&#8221; (1997), infine &#8220;Della cosa ultima&#8221; (2004) e &#8220;Hamletica&#8221; (2009). In questa stessa collana ha pubblicato con P. Coda &#8220;Io sono il Signore Dio tuo&#8221; (2010).</span></p>
<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/9788817011945.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14858" title="9788817011945" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/9788817011945.jpg" alt="" width="157" height="240" /></a>Leggere anche MASSIMO CACCIARI, LUCIANO CANFORA, GIANFRANCO RAVASI, GUSTAVO ZAGREBELSKY, <em>La legge sovrana. Nomos basileus</em> (a cura di IVANO DIONIGI), RIZZOLI 2006</span></p>
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		<title>Il corpo della voce e la voce del corpo</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2012 01:30:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>
		<category><![CDATA[La grana della voce]]></category>
		<category><![CDATA[Voce]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Serra]]></category>
		<category><![CDATA[La voce e lo spazio]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Giovedì 22 marzo 2012 Contributi a una cultura dell&#8217;ascolto CAMMINARSI DENTRO (367): Leggere CARLO SERRA, La voce e lo spazio. Per un&#8217;estetica della voce, IL SAGGIATORE Carlo Serra è autore di una Filosofia della musica (1991), edito da Guerini e Associati, ma reperibile anche in formato digitale.Il Saggiatore ha dedicato al libro La voce e lo spazio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Giovedì 22 marzo 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><strong>Contributi a una cultura dell&#8217;ascolto </strong><br />CAMMINARSI DENTRO (367): Leggere <a href="http://www.ibs.it/code/9788842815143/serra-carlo/voce-e-lo-spazio.html" target="_blank">CARLO SERRA, <em>La voce e lo spazio. Per un&#8217;estetica della voce</em>, IL SAGGIATORE</a></span></p>
<p><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/carloserra.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14827" title="carloserra" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/carloserra.jpg" alt="" width="210" height="158" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://dipfilosofia.unical.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=80&amp;Itemid=" target="_blank">Carlo Serra</a> è autore di una <em>Filosofia della musica</em> (1991), edito da Guerini e Associati, ma reperibile anche in <a href="http://www.lettere.unimi.it/Spazio_Filosofico/dodeca/piana02/filosofiadellamusica.zip" target="_blank">formato digitale</a>.<br />Il Saggiatore ha dedicato al <a href="http://www.saggiatore.it/argomenti/musica/978-88-428-1514-3/la-voce-e-lo-spazio/" target="_blank">libro</a> <em>La voce e lo spazio</em> <a href="http://lavocelospazio.saggiatore.it/" target="_blank">un&#8217;area web</a>.<a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/voce-spazio.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-14835" title="voce-spazio" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/voce-spazio-216x300.jpg" alt="" width="216" height="300" /></a><br />Come la voce racconta il mondo circostante: questo è il tema del libro. Voce come richiamo che attraversa lo spazio e accompagna la caccia dei pigmei, che porta dal «qui», il centro del villaggio, luogo di riconoscimento di una comunità, al «là», spazio ignoto, lontano, dove si muovono le prede. Voce del vento, come nella cultura mongola, che trasfigura l’orografia dei luoghi in un paesaggio simbolico scosso dalla metamorfosi della materia, dove l’acqua può trasformarsi in pietra e il canto in diplofonia. Voce di morte e di godimento, quella delle sirene, che allevia e smarrisce, seduce e uccide il viaggiatore. Suono che accarezza, quello dell’auleta, o voce che scortica, come nel mito di Marsia. La voce e lo spazio: voci disperse nel mondo e voci racchiuse, che proteggono luoghi e corpi, come accade nella cultura eschimese, dove abbraccio e polifonia narrano la nascita del tempo. Il rapporto che stringe la voce allo spazio si esprime in una serie di immagini che raccontano il modo in cui ogni cultura, attraverso il suono, s’appropria del mondo. Ogni forma di vita elabora la propria visione della materia vocale, della sostanza fonetica con cui narra la propria storia, creando tecniche di emissione del suono dove si annida un’interpretazione simbolica della natura. Gli oggetti si trasformano in suono, la loro presenza si espande nello spazio. I canti di gola intrecciano relazioni, la voce racchiusa in una tazza abita il mondo, l’imitazione del mondo animale accompagna oltre la morte. </span></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>Cosa farò da grande</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Mar 2012 07:29:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>
		<category><![CDATA[Cosa farò da grande]]></category>
		<category><![CDATA[Gustavo Pietropolli Charmet]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Domenica 18 marzo 2012 Contributi a una cultura dell&#8217;ascolto CAMMINARSI DENTRO (366): Leggere GUSTAVO PIETROPOLLI CHARMET, Cosa farò da grande? Il futuro come lo vedono i nostri figli, LATERZA 2012 Gli adolescenti in crisi si preoccupano più del futuro che del loro passato. Non è l&#8217;infanzia ma la crescita ciò che li fa più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Domenica 18 marzo 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><strong>Contributi a una cultura dell&#8217;ascolto </strong><br />CAMMINARSI DENTRO (366): Leggere <a href="http://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&amp;Itemid=97&amp;task=schedalibro&amp;isbn=9788842098935" target="_blank">GUSTAVO PIETROPOLLI CHARMET, <em>Cosa farò da grande? Il futuro come lo vedono i nostri figli</em>, LATERZA 2012</a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/charmet.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-14816" title="charmet" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/charmet-199x300.gif" alt="" width="199" height="300" /></a>Gli adolescenti in crisi si preoccupano più del futuro che del loro passato. Non è l&#8217;infanzia ma la crescita ciò che li fa più soffrire. Il compito di tutti noi è quello di restituire loro dei futuri possibili. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">«Il futuro di cui discuterò in queste pagine non coincide esattamente con il significato che gli attribuiscono psicosociologi, economisti, giornalisti e politici: la dimensione futura che cerco di indagare è di ispirazione psicoanalitica, è l&#8217;idea di ciò che auspicabilmente si riuscirà ad essere e fare in un tempo detto futuro. L&#8217;autentico desiderio potrà esprimersi ed essere realizzato nella misura in cui si saranno sviluppate le competenze necessarie. Parlerò quindi del progetto di crescita, di cambiamento, di realizzazione di ciò che si avverte come parte più autentica del sé, discuterò della fantasia concernente la propria evoluzione verso la pienezza delle capacità di amare e di farsi amare, di lavorare creativamente ottenendo il legittimo riconoscimento economico come espressione concreta dell&#8217;essere riusciti a rendersi socialmente visibili dopo la lunga fase di dipendenza dalla famiglia di origine. Proprio perché il futuro è sinonimo di crescita della parte più autentica di se stessi e promette la prosecuzione verso l&#8217;alto del processo di conoscenza delle proprie verità, vederlo appannarsi e sparire nelle nebbie di un contesto sociale, economico e culturale che si schiera contro la sua realizzazione, colpisce al cuore il sistema motivazionale e crea un lutto doloroso: assieme al futuro muore la speranza, l&#8217;autenticità, il piacere di vivere per crescere e diventare se stessi».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">INDICE <br />1. Sottrarsi alla tirannia del passato <br />Soffrire di ricordi <br />Il fascino del &#8220;tempo passato&#8221; <br />La sete di futuro <br />Bruciare le tappe <br />Socializzare precocemente <br />Effetti e difetti della cultura generazionale <br />La scuola non insegna il &#8220;tempo futuro&#8221; <br />2. Il ruolo della famiglia <br />La madre <br />Il nuovo padre <br />Nonni, nonne&#8230; e avi <br />Ancora sul nuovo padre: esempio e testimonianza <br />Il vecchio padre etico <br />Fratelli e sorelle <br />3. La morte del futuro&#8230; <br />Moderne Cassandre e nerissime profezie <br />Una questione di invidia <br />Il dolore e le sue strategie <br />Intrappolati in un eterno presente <br />4. &#8230; e le sue cause <br />L&#8217;odio per il nuovo corpo <br />L&#8217;assenza di nuovi modelli educativi e la sottocultura dei media <br />Legami simbiotici <br />Il legame di coppia <br />5. Ostacoli da superare, fallimenti da evitare <br />Quando ci si sente inadeguati <br />Quando ci sono troppi Sé a decidere <br />Futuro autentico oppure nulla <br />Alcuni quadri clinici <br />Conclusioni</span></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.festivaldellamente.it/eventi_dettaglio.asp?id=2" target="_blank"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">La mente adolescente che crea e che distrugge</span></a></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>La più vuota delle immagini</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Mar 2012 05:19:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>
		<category><![CDATA[Esercizi spirituali]]></category>
		<category><![CDATA[I paradossi dell'esperienza]]></category>
		<category><![CDATA[Imparare a morire]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Cacciari]]></category>
		<category><![CDATA[Morire]]></category>
		<category><![CDATA[Morte]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Domenica 18 marzo 2012 Contributi a una cultura dell&#8217;ascolto Esercizi spirituali: Imparare a morire CAMMINARSI DENTRO (365): MASSIMO CACCIARI, La più vuota delle immagini]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Domenica 18 marzo 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><strong>Contributi a una cultura dell&#8217;ascolto <br />Esercizi spirituali: Imparare a morire</strong> <br />CAMMINARSI DENTRO (365): MASSIMO CACCIARI, <em>La più vuota delle immagini</em></span></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/q84USXp_YJ8?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe></p>
<hr />
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		<title>L&#8217;umiltà del male</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Mar 2012 00:03:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Cassano]]></category>
		<category><![CDATA[L'umiltà del male]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Domenica 18 marzo 2012 Contributi a una cultura dell&#8217;ascolto CAMMINARSI DENTRO (364): Leggere FRANCO CASSANO, L&#8217;umiltà del male, LATERZA 2011 Nella partita contro il bene, il male parte sempre in vantaggio grazie all&#8217;antica confidenza con la fragilità dell&#8217;uomo. Chi vuole annullare quel vantaggio deve riconoscersi in quella debolezza, invece di presidiare cattedre morali sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Domenica 18 marzo 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><strong>Contributi a una cultura dell&#8217;ascolto</strong> <br />CAMMINARSI DENTRO (364): Leggere FRANCO CASSANO, <em>L&#8217;umiltà del male</em>, LATERZA 2011</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/cassano.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-14804" title="cassano" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/cassano-199x300.gif" alt="" width="199" height="300" /></a></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Nella partita contro il bene, il male parte sempre in vantaggio grazie all&#8217;antica confidenza con la fragilità dell&#8217;uomo. Chi vuole annullare quel vantaggio deve riconoscersi in quella debolezza, invece di presidiare cattedre morali sempre più inascoltate.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Senza un&#8217;élite competente e coraggiosa la politica muore. Ma questa spinta morale deve sapersi confrontare con la maggioranza degli uomini, misurarsi con la loro imperfezione, deve diventare politica. Come dimostra la figura del Grande Inquisitore, il male è un lucido conoscitore degli uomini e fonda il suo regno sulla capacità di coltivarne le debolezze. E sa adattarsi ai tempi, perché ha imparato a cambiare spalla alle sue armi: una volta esaltava la sottomissione, oggi offre con successo e su tutti i canali dosi crescenti di volgarità ed esibizionismo. Se vogliono far crollare questo potere, i migliori devono smettere di specchiarsi nella loro perfezione. Da sempre i Grandi Inquisitori usano questo sentimento di superiorità per isolarli da tutti gli altri, per ridicolizzarne l&#8217;esempio e renderli innocui. Chi spera negli uomini deve inoltrarsi nella zona grigia dove abita la grande maggioranza di essi, e combattere lì, in questo territorio incerto, le strategie del male.</span></span><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; font-size: medium;"> </span></p>
<hr />
<p><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;"><a href="http://www.laterza.it//indici/9788842095835_indice.pdf" target="_blank">INDICE</a><br /> </span></p>
<p>MASSIMO CACCIARI interviene su Dostoevskij e il problema della libertà<iframe src="http://www.youtube.com/embed/0TZ0888cS3U?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe><br /> .<br /> I fratelli Karamazov (1969)<iframe src="http://www.youtube.com/embed/oSaeueahjqg?rel=0" frameborder="0" width="445" height="331"></iframe></p>
<p>. <iframe src="http://player.vimeo.com/video/3432960?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0" frameborder="0" width="400" height="320"></iframe></p>
<p><a href="http://vimeo.com/3432960">Il Grande Inquisitore &#8211; prima parte</a> from <a href="http://vimeo.com/user1254645">Alessandro Pazzi</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
<p>. <iframe src="http://player.vimeo.com/video/3467224?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0" frameborder="0" width="400" height="320"></iframe></p>
<p><a href="http://vimeo.com/3467224">Il Grande Inquisitore &#8211; seconda parte</a> from <a href="http://vimeo.com/user1254645">Alessandro Pazzi</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
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		<title>Il perdono responsabile</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Mar 2012 23:20:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>
		<category><![CDATA[Gherardo Colombo]]></category>
		<category><![CDATA[Il perdono responsabile]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Domenica 18 marzo 2012 Contributi a una cultura dell&#8217;ascolto CAMMINARSI DENTRO (363): Leggere GHERARDO COLOMBO, Il perdono responsabile. Si può educare al bene attraverso il male? Le alternative alla punizione e alle pene tradizionali, PONTE ALLE GRAZIE 2011 «Quando ho iniziato la carriera di magistrato ero convintissimo che la prigione servisse, ma presto ho [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Domenica 18 marzo 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><strong>Contributi a una cultura dell&#8217;ascolto</strong> <br />CAMMINARSI DENTRO (363): Leggere GHERARDO COLOMBO, <em>Il perdono responsabile. Si può educare al bene attraverso il male? Le alternative alla punizione e alle pene tradizionali</em>, PONTE ALLE GRAZIE 2011</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/colombo-perdonoresponsabile.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-14791" title="colombo-perdonoresponsabile" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/colombo-perdonoresponsabile-202x300.jpg" alt="" width="202" height="300" /></a>«<em>Quando ho iniziato la carriera di magistrato ero convintissimo che la prigione servisse, ma presto ho cominciato a nutrire dubbi. Anche se non l&#8217;ho detto mai, ritenevo giusto, ad esempio, proporre che i giudici, prima di essere abilitati a condannare, vivessero per qualche giorno in carcere come detenuti. Continuavo a pensare che il carcere fosse utile; ma piano piano ho conosciuto meglio la sua realtà e i suoi effetti. Se il carcere non è una soluzione efficace, ci si arriva a chiedere: somministrando condanne, sto davvero esercitando giustizia?</em>»</span></span><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; font-size: medium;"> </span></p>
<hr />
<p><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">INDICE<br />Premessa &#8211; Di che cosa si parla<br />Capitolo primo &#8211; La cultura e le regole<br />Capitolo secondo &#8211; La retribuzione del male con il male<br />Capitolo terzo &#8211; Il discorso della montagna<br />Capitolo quarto &#8211; La pena in una società senza perdono<br />Capitolo quinto &#8211; L&#8217;evoluzione  «umanitaria». Von Spee, Locke, Beccaria<br />Capitolo sesto &#8211; L&#8217;affermazione della dignità dell&#8217;individuo<br />Capitolo settimo &#8211; Uguaglianza formale e discriminazione sostanziale<br />Capitolo ottavo &#8211; La reinterpretazione della sanzione nelle scritture e nella società<br />Capitolo nono &#8211; Il piano ideale. Contraddizione tra dignità e pena<br />Capitolo decimo &#8211; Il piano pratico. L&#8217;inutilità del sistema<br />Capitolo undicesimo &#8211; Sicurezza e pena, due argomenti da non confondere<br />Capitolo dodicesimo &#8211; Il superamento della pena: un diverso concetto di responsabilità<br />Capitolo tredicesimo &#8211; Il perdono e le sue conseguenze<br />Capitolo quattordicesimo &#8211; Perdono e responsabilità, la relazione tra la vittima e il colpevole<br />Capitolo quindicesimo &#8211; I rimedi alla devianza. Per l&#8217;integrazione e contro la separazione<br />Capitolo sedicesimo &#8211; La mediazione penale e gli organismi internazionali<br />Capitolo diciassettesimo &#8211; Le risposte &#8220;artigianali&#8221; del sistema delle sanzioni in Italia </span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Presentazione </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">La gran parte dei condannati a pene carcerarie torna a delinquere; la maggior parte di essi non viene riabilitata, come prescrive la Costituzione, ma semplicemente repressa, e privata di elementari diritti sanciti dalla nostra carta fondamentale &#8211; come ne vengono privati i loro cari; la condizione carceraria, per il sovraffollamento, la violenza fisica e psicologica, è di una durezza inconcepibile per chi non la viva, e questa durezza incoraggia tutt&#8217;altre tendenze che il desiderio di riabilitarsi; la cultura della retribuzione costringe le vittime dei crimini alla semplice ricerca della vendetta, senza potersi giovare di alcuna autentica riparazione, di alcuna genuina guarigione psicologica. È possibile pensare a forme diverse di sanzione, che coinvolgano vittime e condannati in un processo di concreta responsabilizzazione? In questo libro efficace e illuminante, Gherardo Colombo indaga le basi di un nuovo concetto e di nuove pratiche di giustizia, la cosiddetta giustizia riparativa, che lentamente emergono negli ordinamenti internazionali e nel nostro. Pratiche che non riguardano solamente i tribunali e le carceri, ma incoraggiano un sostanziale rinnovamento nel tessuto profondo della nostra società: riguardano l&#8217;essenza stessa della convivenza civile.</span></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.prismanews.net/libri/il-perdono-responsabile-la-riflessione-di-gherardo-colombo-sul-fallimento-della-giustizia-punitiva.html"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">“Il perdono responsabile”. La riflessione di Gherardo Colombo sul fallimento della giustizia punitiva</span></a></p>
<p><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><br /> </span></p>
<p><iframe width="445" height="256" src="http://www.youtube.com/embed/iK7pigja0oI?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><br />
.<br />
<iframe width="445" height="256" src="http://www.youtube.com/embed/fyJYz5wHicQ?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><br />
.<br />
<iframe width="445" height="256" src="http://www.youtube.com/embed/Hk5YSa0S6P0?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><br />
.</p>
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		<title>Assalto alla giustizia</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Mar 2012 21:18:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Sabato 17 marzo 2012 Contributi a una cultura dell&#8217;ascolto CAMMINARSI DENTRO (362): Assalto alla giustizia «Rieccomi a sognare un Paese normale: senza più cedimenti interessati a una propaganda interessata; senza più la rassegnata acquiescenza a una delegittimazione della magistratura; senza più quello stravolgimento dei valori che arriva a presentare come trasgressione il controllo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Sabato 17 marzo 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><strong>Contributi a una cultura dell&#8217;ascolto</strong> <br />CAMMINARSI DENTRO (362): Assalto alla giustizia</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">«Rieccomi a sognare un Paese normale: senza più cedimenti interessati a una propaganda interessata; senza più la rassegnata acquiescenza a una delegittimazione della magistratura; senza più quello stravolgimento dei valori che arriva a presentare come trasgressione il controllo di legalità. Un sogno per ricominciare: prima che la trasformazione in farsa delle idee di libertà e giustizia divenga irreversibile».</span></span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/65.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-14778" title="65" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/65-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-2cabf5c9-389d-4535-a99f-065612da0263.html#p=" target="_blank"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Gian Carlo Caselli a <em>Che tempo che fa</em> del 17 marzo 2012 presenta il libro <em>Assalto alla giustizia </em></span></a></p>
<p style="text-align: center;"><iframe src="http://www.youtube.com/embed/JASPlZ9JDPY?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe></p>
<hr />
<p style="text-align: center;"><iframe src="http://www.youtube.com/embed/6PJ9KWCwKOc?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe> </p>
<hr />
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		<title>Leggere MASSIMO GRAMELLINI, Fai bei sogni, LONGANESI</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Mar 2012 06:03:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Domenica 4 marzo 2012 Contributi a una cultura dell&#8217;ascoltoCAMMINARSI DENTRO (358): Leggere MASSIMO GRAMELLINI, Fai bei sogni, LONGANESI Anteprima dal sito del quotidiano La Stampa  Presentazione a Che tempo che fa del 4 marzo 2012 STEFANO BARTEZZAGHI, Lacrime &#38; bestseller, la Repubblica 16 marzo 2012 - Quando il racconto del proprio dolore diventa un format. L&#8217;ultimo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Domenica 4 marzo 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/GramelliniFai-bei-sogni300dpi-1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-14678" title="GramelliniFai-bei-sogni300dpi-1" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/GramelliniFai-bei-sogni300dpi-1-197x300.jpg" alt="" width="197" height="300" /></a></span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Contributi a una cultura dell&#8217;ascolto</span></span></strong><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><br />CAMMINARSI DENTRO (358): </span><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Leggere <a href="http://www.illibraio.it/doc/67710/il-romanzo-di-una-vita-alla-ricerca-della-felicit.htm" target="_blank">MASSIMO GRAMELLINI, <em>Fai bei sogni</em>, LONGANESI</a></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://multimedia.lastampa.it/multimedia/cultura-e-arte/lstp/123018/" target="_blank">Anteprima</a> dal sito del quotidiano La Stampa</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-bee7f810-2afc-4e91-a606-044bcee4a074-ctcf.html#p=0" target="_blank"> <span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Presentazione a <em>Che tempo che fa</em> del 4 marzo 2012</span></a></p>
<hr />
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-bee7f810-2afc-4e91-a606-044bcee4a074-ctcf.html#p=0" target="_blank"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><br /></span></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://ilmiolibro.kataweb.it/booknews_dettaglio_recensione.asp?id_contenuto=3729041" target="_blank">STEFANO BARTEZZAGHI, <em>Lacrime &amp; bestseller</em>, la Repubblica 16 marzo 2012</a> - Quando il racconto del proprio dolore diventa un format. L&#8217;ultimo caso è il libro di Gramellini che dopo il passaggio tv ha venduto 50 mila copie</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">MICHELA MARZANO, <em>Perché vogliamo parlare tanto di noi</em>, la Repubblica 17 marzo 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">*<br /></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Perché leggere, perché scrivere</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Mar 2012 12:06:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Venerdì 16 marzo 2012 CAMMINARSI DENTRO (361): Perché leggere, perché scrivere  ]]></description>
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<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Venerdì 16 marzo 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">CAMMINARSI DENTRO (361): Perché leggere, perché scrivere</span></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/s30FIJHV4Yk?rel=0" frameborder="0" width="445" height="331"></iframe></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<hr />
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		<title>La follia di Exodus contro la peste del secolo</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Mar 2012 08:32:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Giovedì 15 marzo 2012 Un po&#8217; di follia può contare più della sapienza e dell&#8217;onore &#8211; Qoèlet, 10,1 Un&#8217;organizzazione si conosce anche attraverso le sue pubblicazioni. Più importanti sono le persone. Le loro opere, tuttavia, servono a tracciare percorsi personali e a conservare frammenti di storia. Degli Educatori di Exodus Franco Taverna è forse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Giovedì 15 marzo 2012</span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><em>Un po&#8217; di follia può contare più della sapienza e dell&#8217;onore</em> &#8211; Qoèlet, 10,1</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Un&#8217;organizzazione si conosce anche attraverso le sue pubblicazioni. Più importanti sono le persone. Le loro opere, tuttavia, servono a tracciare percorsi personali e a conservare frammenti di storia. <br />Degli Educatori di <a href="http://www.exodus.it" target="_blank"><em>Exodus</em></a> Franco Taverna è forse il più &#8216;antico&#8217;, avendo egli condiviso con don Mazzi tutte le scelte, dalla fondazione di Exodus. <br />La personalità schiva e sobria si riflette nelle tre opere da lui pubblicate fin qui: <em>Avamposti. Exodus e le nuove frontiere</em> (San Paolo, 2005), <em>Come gira il fumo. Parole e fatti per capire e affrontare le droghe</em> (San Paolo, 2007), <em>Il decalogo dei folli</em> (San Paolo, 2011). <br />L&#8217;avventura degli Educatori è tutta nella fiducia che le persone siano fornite di risorse su cui occorre fare leva, dentro tutte le relazioni umane, in quelle affettive come in quelle educative. A queste ultime non è certo estranea l&#8217;affettività, che un Educatore saprà temperare e modulare lungo il cammino che fa insieme all&#8217;altro. <br />A Franco Taverna piace il termine &#8216;camminanti&#8217;. Accanto a lui è piacevole sentirsi in cammino insieme. <br />E&#8217; <em>folle</em> per noi credere che un uomo e una donna possano comunque salvarsi, a dispetto della loro condizione. Incamminarsi insieme sulla strada della &#8216;salvezza&#8217; personale è l&#8217;arduo quotidiano che fa di Exodus un&#8217;avventura.</span></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/taverna-decalogo1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-14706" title="taverna-decalogo" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/taverna-decalogo1-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" /></a></p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Contributi a una cultura dell&#8217;ascolto</span></strong><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><br />CAMMINARSI DENTRO (359): </span><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Leggere <a href="http://www.edizionisanpaolo.it/varie_1/psicologia-e-scienza/exodus---avamposti/libro/il-decalogo-dei-folli.aspx" target="_blank">FRANCO TAVERNA, <em>Il decalogo dei folli</em>, SAN PAOLO 2011</a></span></span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.edizionisanpaolo.it/varie_1/psicologia-e-scienza/exodus---avamposti/libro/il-decalogo-dei-folli.aspx" target="_blank"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Anteprima </span></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.edizionisanpaolo.it/gallery/il-decalogo-dei-folli-presentato-all-urban-center-con-don-antonio-mazzi-e-moni-ovadia.aspx" target="_blank"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><em>Il decalogo dei folli</em> presentato all&#8217;Urban Center con don Antonio Mazzi e Moni Ovadia </span></a></p>
</blockquote>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/RpR7oyfsbg0?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Il <em>Decalogo dei folli</em> riprende le parole proposte da don Mazzi in oltre venticinque anni di Exodus, parole che rappresentano la sua filosofia del cammino, la teoria che diventa prassi. Un libro da leggere come la storia, per azioni e fatti, del sogno dei “folli di Exodus”. Un sogno che può essere condiviso da tutti coloro che non si accontentano, che vogliono migliorare se stessi e contribuire a migliorare il mondo. Esistono molti tipi di follia, ma non tutti devono essere considerati un male. Da sempre ci sono persone che indossano volontariamente il vestito dei folli e non sul palco di un teatro, ma per strada, nella vita di tutti i giorni. Tra questi ci sono i folli con intenti demolitori e quelli che invece vogliono costruire, i folli positivi, come don Antonio Mazzi e gli educatori di Exodus. L&#8217;andare contro la morale corrente, insieme, per cercare nuove soluzioni: la vita in comunità, l’esodo, gli incontri, la Parola, ecco cos&#8217;è Exodus, che nella dimensione del cammino trova la sua prima e massima espressione. Il <em>Decalogo dei folli</em> è tutto questo, è la rassegna delle dieci parole più importanti delle carovane di Exodus, dove educatori, volontari, tossici ed ex-terroristi vivono fianco a fianco, una comunità che, nelle parole di don Mazzi, si fonda su quattro “ruote”: sport, musica, teatro e lavoro/volontariato e poi l&#8217;amicizia, l&#8217;accoglienza, la fraternità&#8230; sempre sperimentati concretamente, sulla strada, verso un nuovo modo, più autentico di stare al mondo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">INDICE<br />Prefazione di Aldo Bonacina<br />Introduzione<br /><em>Lettera dal carcere</em><br />I. FOLLI NON PER CASO<br />La follia di Exodus contro &#8220;la peste del secolo&#8221;<br />Un metodo folle: le quattro ruote della carovana<br />II. ESODI<br />La carovana di Exodus<br />Terra battuta e asfalto<br />Le finestrelle delle prigioni<br />I tre esodi, quasi una preghiera<br />III. IL CAPITOLO<br />Capitolo delle stuoie<br />Fare il pieno<br />IV. LA PAROLA<br />Fare parola<br />Obiettivo: comunicare<br />Le prime parole scritte di Exodus:<br />La prima ruota: l&#8217;uomo<br />La seconda ruota: la vita-parola<br />La terza ruota: lo sport<br />La quarta ruota: il teatro<br />V. LE DIECI PAROLE DEI CAMMINANTI<br />Decaloghi minimalisti<br />(Rassegna delle dieci parole di Exodus)<br />Parole impegnative, parolefolli<br />Il fumo e l&#8217;arrosto&#8230;<br />Cinque tasche nello zaino del camminante<br />VI. CON LE SCARPE DA GINNASTICA<br />Semplice come il buongiorno<br />Lo zaino leggero<br /><em>Apertura alla mondialità</em> &#8211; don Tonino Bello<br />VII. PULIRSI LE SCARPE PRIMA DI ENTRARE<br />Banale, ma non troppo<br />Smontare le maschere<br />Comunicazione interrotta<br /><em>Contro i soloni</em> &#8211; don Tonino Bello <br />VIII. IN FONDO ALLA STRADA<br />Dare un nome alla meta<br />Camminarsi dentro<br />Le parole della festa: festa, giustizia, amicizia<br />Padre nostro<br /><em>Richiamo alla spiritualità per la Chiesa</em> &#8211; don Tonino Bello <br />IX. OLIO, PANE E VINO<br />Il pane<br />Avventura positiva<br />Nutrire di bellezza e di verità&#8230; e di fatica<br /><em>Apertura alla città</em> &#8211; don Tonino Bello<br />X. IL RITMO DEI PASSI<br />Sul metodo<br />Le piccole cose<br /><em>Concretezza</em> &#8211; don Tonino Bello <br />XI. PER FINIRE, ANZI PER COMINCIARE<br />Antico e nuovo insieme<br />Un nuovo modo di stare insieme, un nuovo modo di stare nel mondo<br />Sempre sulla strada<br /><em>Corinzi tredici <br /><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/taverna-decalogo-1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-14748" title="taverna-decalogo-1" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/taverna-decalogo-1-289x300.jpg" alt="" width="289" height="300" /></a> </em></span></p>
<hr />
<div style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/avamposti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-14724" title="avamposti" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/avamposti-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /></a></span></span></span></p>
<div style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Exodus è nato, vent&#8217;anni fa [il libro è stato pubblicato nel 2005], come un avamposto, come il luogo dove ricercare i nuovi bisogni e le strategie per rispondere ai nuovi bisogni utilizzando i semplici mezzi dell&#8217;educazione. Oggi, dopo vent&#8217;anni, è il momento di partire.</span></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"> Dalla esperienza di Exodus un Vademecum per chi ha deciso di mettersi in cammino alla ricerca di un mondo migliore, con i consigli di alcuni esperti viaggiatori: don Antonio Mazzi, Luigi Bobba, Riccardo Bonacina, Cristian Carrara, Paolo Corsini, Edio Costantini, don Paolo Giulietti, Lino Lacagnina, Franco Mussida, Gianni Novello, Savino Pezzotta, Giuseppe Vico.<br /> </span></span></p>
<hr />
<p><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/taverna-come-gira.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-14736" title="taverna-come-gira" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/taverna-come-gira-192x300.jpg" alt="" width="192" height="300" /></a><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Cosa si nasconde dietro alle dipendenze e quali sono le radici del diffuso &#8220;atteggiamento drogato &#8220;? che pervade oggi i mondi vitali della comunicazione, dell&#8217;economia, della sicurezza, dell&#8217;educazione?<br /> A totale dispetto dei numeri dell&#8217;<em>escalation</em> degli ultimi anni, il mondo degli adulti tende ad addolcire il dramma: in fondo ci sono pochi danni visibili, i morti per eroina sono diminuiti, anche l&#8217;AIDS tutto sommato &#8220;&#8230; non fa più così paura, e poi la droga è sempre esistita, sono cose che passano (!). Chi sono i responsabili della consapevole sottovalutazione del problema?</span></p>
<p><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">L&#8217;Autore, protagonista da sempre a fianco di don Mazzi del lavoro educativo delle comunità  Exodus, mette a fuoco i meccanismi che hanno consentito la normalizzazione del fenomeno &#8220;droghe &#8220;?, per poi individuare le tracce utili a genitori e a educatori utili a prevenire l&#8217;uso e abuso di droghe.<br /> Il libro termina con una rassegna di percorsi possibili sperimentati nei differenti contesti della famiglia, della scuola e delle comunità  locali.<br /> <span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Parabola:</span></span></p>
<blockquote>
<p><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Sulla strada da Gerusalemme a Gerico per terra qualcuno incrocia un tossico mezzo morto.<br /> <span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Il monsignore sbarra il Tempio, il politico pensa ad una nuova legge, un portaborse telefona alla stampa &#8220;&#8230;<br /> <span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Qualcun altro passa di lì e lo riconosce: era Cesare, 16 volte in comunità , 16 volte ricaduto e 16 volte salvato. Questa era la diciassettesima &#8220;&#8230;</span></span></span></p>
</blockquote>
</div>
<p>.<a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/taverna-come-gira-1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-14750" title="taverna-come-gira-1" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/taverna-come-gira-1-284x300.jpg" alt="" width="284" height="300" /></a></p>
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		<title>Ma tu mi ami davvero?</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Mar 2012 12:08:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Giovedì 15 marzo 2012 * Contributi a una cultura dell&#8217;ascoltoCAMMINARSI DENTRO (360): Ma tu mi ami davvero? Una variante introdotta da me a questo dialoghetto &#8216;lacaniano&#8217; è la seguente:  - Tu non mi ami più.- Non è vero! Ti amo.- Ecco! Vedi! Non mi ami più. La domanda eccessiva d&#8217;apertura illustra in modo esemplare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Giovedì 15 marzo 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><strong></strong><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">*</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/foto1.jpg"><img class="alignleft  wp-image-14693" title="foto" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/03/foto1.jpg" alt="" width="426" height="367" /></a><strong>Contributi a una cultura dell&#8217;ascolto</strong></span><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><br />CAMMINARSI DENTRO (360): Ma tu mi ami davvero?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;">Una variante introdotta da me a questo dialoghetto &#8216;lacaniano&#8217; è la seguente: </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;">- Tu non mi ami più.<br />- Non è vero! Ti amo.<br />- Ecco! Vedi! Non mi ami più.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;">La domanda eccessiva d&#8217;apertura illustra in modo esemplare la natura del desiderio. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;">Il desiderio eccede sempre la domanda. Noi vogliamo sempre di più di quello che la parola riesce a dire. Il desiderio vorrebbe attingere l&#8217;impossibile. In questo caso, aspiriamo al possesso dell&#8217;altro. Non alla proprietà esclusiva. Non vorremmo sequestrare un corpo e rinchiuderlo là dove nessun altro possa trovarlo. Già dire &#8216;corpo&#8217; è poco: vogliamo di più. Sappiamo che non basta incatenare e chiudere, per ottenere ciò che sguscia da tutte le parti. Tener fermi i corpi non basta: ciò che si sottrae alla vista, per svanire sempre di nuovo, è l&#8217;invisibile dell&#8217;esperienza dell&#8217;altro. E&#8217; un&#8217;anima ciò che aspiriamo a raggiungere e ad abbracciare. A comprendere e a fare &#8216;nostra&#8217;. Ma tutto ciò che vogliamo non è qui, accanto a noi, di fronte a noi. Non è senso e tatto&#8230;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;">Se soltanto poniamo mente al fatto che a volte ci strega un sorriso e quello vorremmo fare nostro per sempre, come incatenarlo a noi, come impedire che sia inghiottito per sempre nel gorgo di ciò che fu, immemori del fatto che potrebbe tornare e tornare ancora? Il volto che &#8216;esprime&#8217; quel sorriso potrebbe ancora farci dono della &#8216;felicità&#8217; dell&#8217;istante eterno della sua apparizione. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;">Di tutte le epifanie mondane che la vita ci offre perché possiamo goderne non sono le più effimere quelle che ci innamorano e ci riempiono gli occhi di lacrime e il cuore di nostalgia? </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;">E a che vale dire della nostra malinconia, che sarà derubricata a follia, che si tratta di malinconia d&#8217;amore, che gli umani non possono fare a meno tutti di provarla, se la pena che ci assale a volte ci abbatte e ci strania e ci fa vaneggiare oltre ogni ragionevole misura?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;">E&#8217; stato pure detto del desiderio che è emozione distruttiva, se travalica i confini dell&#8217;accettabile e del tollerabile e del lecito&#8230;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;">Noi sappiamo schiantarci nell&#8217;attesa di un semplice sorriso, perché segretamente convinti che quel sorriso è preludio a beni più grandi riservati a noi. <br />E se pure qualcuno ci dirà che, al pari del desiderio, l&#8217;illusione è emozione distruttiva quando travalichi i confini del reale per sconfinare nel delirio d&#8217;amore, chi fermerà la febbre d&#8217;amore e ci farà finalmente trovare i bordi del reale in cui riposare pacificati, paghi della promessa che al termine di un sorriso non precipitò il mondo intero nel dubbio e che ci sarebbe stato ancora posto per noi in quel cuore che per un istante soltanto si aprì alla realtà della nostra presenza? </span></p>
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		<title>Leggere LUCIANA QUAIA, Vivere con le emozioni</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Mar 2012 18:14:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Domenica 4 marzo 2012 Contributi a una cultura dell&#8217;ascoltoCAMMINARSI DENTRO (357): Leggere LUCIANA QUAIA, Vivere con le emozioni  ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Domenica 4 marzo 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Contributi a una cultura dell&#8217;ascolto<br />CAMMINARSI DENTRO (357): </span><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Leggere <a href="http://www.muoversinsieme.it/magazine/famiglia/socialità/4627/vivere-le-emozioni.html" target="_blank">LUCIANA QUAIA, Vivere con le emozioni</a></span></strong></p>
<hr />
<p style="text-align: center;"> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Leggere PETER CAMERON, Un giorno questo dolore ti sarà utile, ADELPHI</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Feb 2012 11:13:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Domenica 26 febbraio 2012 Scheda dell&#8217;Editore]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Domenica 26 febbraio 2012</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/3b29ca7df3b3fcf7310d96d55735abf7_w190_h_mw_mh.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14625" title="3b29ca7df3b3fcf7310d96d55735abf7_w190_h_mw_mh" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/3b29ca7df3b3fcf7310d96d55735abf7_w190_h_mw_mh.jpg" alt="" width="190" height="296" /></a></p>
<p><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://www.adelphi.it/libro/9788845925023" target="_blank">Scheda dell&#8217;Editore</a></span></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/6kxVpOY0lGY?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/0Bq6WR5T4eY?rel=0" frameborder="0" width="445" height="331"></iframe></p>
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		<item>
		<title>Incontro con FRANCO RELLA su Interstizi. Tra arte e filosofia, GARZANTI</title>
		<link>http://www.gabrielederitis.it/wordpress/26/02/2012/rella-interstizi/</link>
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		<pubDate>Sun, 26 Feb 2012 09:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leggere Franco Rella]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Domenica 26 febbraio 2012 «Fino a che punto l&#8217;arte e la scrittura possono testimoniare ciò che non ha espressione? Fino a che punto è possibile ipotizzare che al fondo di ciò che non ha espressione vi sia ciò che determina il nostro destino umano come il destino dei mortali?» Il dissidio tra arte e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Domenica 26 febbraio 2012</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">«Fino a che punto l&#8217;arte e la scrittura possono testimoniare ciò che non ha espressione? Fino a che punto è possibile ipotizzare che al fondo di ciò che non ha espressione vi sia ciò che determina il nostro destino umano come il destino dei mortali?» </span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Il dissidio tra arte e filosofia è, come ha detto già Platone, antico e si è via via rinnovato nella storia della cultura Occidentale. In realtà sui confini di questa contesa si sono aperti interstizi, spazi in cui il pensiero concettuale e quello «per figure» si sono confrontati e spesso intrecciati proponendo, soprattutto dopo Nietzsche e nella nostra modernità, le forme più radicali e significative del pensiero. Questo libro è l&#8217;esplorazione di questi spazi e di queste forme in cui la tensione critica scopre qui, pur nelle differenze, uno stesso pathos del pensiero: una passione che interroga la tentazione del silenzio della poesia come della filosofia, quando la parola sembra non avere più presa sulla realtà o di fronte all&#8217;inafferrabilità delle cose, o dell&#8217;esperienza della soggettività, o del tempo, o ancora della morte. Nel tempo in cui si predica l&#8217;implosione e la fine della metafisica scopriamo la valenza propriamente metafisica di queste forme, un luogo in cui la parola resiste e tende ancora accanitamente a una verità possibile.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/interstizi.jpg"><img class="alignleft  wp-image-14588" title="interstizi" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/interstizi-191x300.jpg" alt="" width="172" height="270" /></a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;"><em>Leggere per non dimenticare</em> - Stagione XVII 2011/2012 &#8211; Ciclo di incontri letterari ideato e curato da Anna Benedetti per l&#8217;Assessorato alla Cultura e Contemporaneità del Comune di Firenze. Presentazione n. 29 &#8211; 24 febbraio 2012 &#8211; Franco Rella, <a href="http://www.amazon.com/Interstizi-arte-filosofia-Franco-Rella/dp/8811682061" target="_blank"><em>Interstizi. Tra arte e filosofia</em></a> &#8211;  Introducono Sergio Givone e Susanna Mati</span></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"> <iframe src="http://www.youtube.com/embed/L_gzDJa3A0k?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe></span></p>
<p>. <iframe src="http://www.youtube.com/embed/ZJHkZwrFb9M?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe> . <iframe src="http://www.youtube.com/embed/x1DC9Xl2HrQ?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe> . <iframe src="http://www.youtube.com/embed/panOaqZOxNI?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe> . <iframe src="http://www.youtube.com/embed/WkulkjDaHS0?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe> . <iframe src="http://www.youtube.com/embed/LnYviLmYuCk?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe> .</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">La scoperta dell&#8217;opera di Franco Rella risale per me al 1977, quando uscì per i tipi di Feltrinelli il <em>reading</em> <em>La critica freudiana</em>, che contiene saggi di Alfred Lorenzer, Philippe Lacoue-Labarthe, Jean-Michel Rey, Rodolphe Gasché, Alessandro Pagnini, Giuseppe Sertoli.<br />Seguirono</span></p>
<ul>
<li><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><em>Il mito dell&#8217;altro. Lacan, Deleuze, Foucault</em> (Feltrinelli 1978)</span></li>
<li><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><em>Critica e storia</em> (Cluva Libreria Editrice 1980)</span></li>
<li><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><em>Il silenzio e le parole. Il pensiero nel tempo della crisi</em> (Feltrinelli 1981)</span></li>
<li><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><em>Miti e figure del moderno</em> (Pratiche Editrice 1981) </span></li>
<li><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><em>Vertigine del moderno</em> (saggio introduttivo a Louis Aragon, <em>Il paesano di Parigi</em>, Il Saggiatore 1982)</span></li>
<li><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><em>Metamorfosi. Immagini del pensiero</em> (Feltrinelli 1984)</span></li>
<li><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><em>La cognizione del male. Saba e Montale</em> (Editori Riuniti 1985)</span></li>
<li><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><em>La battaglia della verità</em> (Feltrinelli 1986)</span></li>
<li><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><em>Limina. Il pensiero e le cose</em> (Feltrinelli 1987)</span></li>
<li><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><em>Asterischi</em>, (Feltrinelli 1989)</span></li>
<li><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><em>L&#8217;enigma della bellezza</em> (Feltrinelli 1991)</span></li>
<li><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><em>Le soglie dell&#8217;ombra. Riflessioni sul mistero</em> (Feltrinelli 1994)</span></li>
<li><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><em>Romanticismo</em> (Pratiche editrice 1994)</span></li>
<li><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><em>L&#8217;ultimo uomo</em> (Feltrinelli 1996)</span></li>
<li><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><em>L&#8217;estetica del Romanticismo</em> (Donzelli 1997)</span></li>
<li><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><em>Ai confini del corpo</em> (Feltrinelli 2000)</span></li>
</ul>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://www.francorella.it/pag/index.php?id=2007/01-1&amp;type=PA&amp;url=&amp;idtop=2007/01" target="_blank">Sito ufficiale di Franco Rella</a></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Rella" target="_blank">Franco Rella su Wikipedia</a></span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.feltrinellieditore.it/SchedaAutore?id_autore=162564" target="_blank"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Su Feltrinelli</span></a></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il freddo dentro</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Feb 2012 13:49:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Sabato 25 febbraio 2012 CAMMINARSI DENTRO (356): Il freddo dentro Stupisce non tanto che il soggetto sia felice senza saperlo, ma che si faccia un&#8217;idea di beatitudine da cui si senta escluso.JACQUES LACAN  La nostra cecità è forse incapacità di accettare che un altro sia incapace di amare? che sia segnato da aridità del cuore?Trascorriamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Sabato 25 febbraio 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">CAMMINARSI DENTRO (356): Il freddo dentro</span></strong></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;"><br />Stupisce non tanto che il soggetto sia felice <br />senza saperlo, ma che si faccia un&#8217;idea <br />di beatitudine da cui si senta escluso.<br /><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">JACQUES LACAN </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">La nostra cecità è forse incapacità di accettare che un altro sia incapace di amare? che sia segnato da aridità del cuore?<br />Trascorriamo lunghissimi periodi della nostra vita avendo sotto gli occhi un comportamento ripetuto che ha un chiaro significato per il cuore &#8211; se una persona non risponde alle nostre lettere, ci affanniamo a giustificare il suo comportamento senza mai accettare il rifiuto come rifiuto -, ma mettiamo a tacere il cuore, impedendogli di comunicare alla mente le sue &#8216;conclusioni&#8217;, che magari si tratta di un comportamento non occasionale, non un mero vezzo, qualcosa che si possa facilmente perdonare: le mancate risposte del cuore per anni, per decenni, sono la riprova di una mancanza di sensibilità, di una durezza di cuore che non comprendiamo. <br />Siccome il nostro cuore è stato educato, quando eravamo ancora bambini, al rispetto, abbiamo con il tempo imparato a dare un nome a tutte le cose e a sentire, a rispondere paradossalmente con un sentimento al discreto della realtà. Abbiamo istituito sempre file di continuità, anche là dove prevaleva il discreto.<br />E&#8217; discreto il contrario di &#8216;continuo&#8217;. La durezza di cuore è la cattiveria dispiegata, l&#8217;aridità del sentire, il silenzio degli affetti, il mancato riconoscimento del valore delle cose del cuore che non si riduce a un solo momento!<br />Il lavoro più difficile da svolgere è avventurarsi nell&#8217;esistenza deprivata e nel non-luogo di un&#8217;anima che non conosce le parole dell&#8217;amore.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">La nostra più grande cecità consiste nel non aver voluto credere, tutte le volte che abbiamo sentito le parole &#8220;Io non so amare&#8221;, a quel non-luogo di un&#8217;anima. Magari dall&#8217;altra parte sarà stato mobilitato il dispositivo &#8211; la macchina &#8211; delle risposte comportamentali al nostro vivo sentire, ma non sapremo mai se quel cuore era un vero cuore, se provava veri sentimenti, se assegnava valore alle nostre cose o se non si limitava, piuttosto, a rispondere ai fatti con comportamenti simili ai nostri, agli eventi quotidiani con performance adeguate, senza nessun moto interiore. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">E&#8217; di due giorni fa l&#8217;esperienza di un colloquio con la moglie di un tossicomane attualmente impegnato in un programma residenziale. Invitata a raccontare la storia di una relazione conclusasi con la separazione, Enrica ha riferito i comportamenti tenuti da sua madre e dalla madre di Enzo. Mentre sua madre aveva accolto Enzo come un figlio e suo padre aveva dato tutto il suo denaro ai due, perché avviassero l&#8217;attività economica progettata, la madre di Enzo si era rivelata fredda e austera, impaziente e intollerante: non voleva i suoi nipotini in casa! Ne sopportava solo uno alla volta&#8230; Enrica non ha esitato a definire la suocera, da lei sempre rispettata, come persona priva di sensibilità e di capacità di amare.<br />Ho subito ammirato in lei la capacità di visione, il coraggio di far parlare il cuore, che raramente si inganna: le sue parole corrispondono all&#8217;esperienza fatta di contatto con la madre di Enzo.<br />Del seguito del colloquio non dirò nulla, come dell&#8217;uso da fare delle informazioni preziose ricevute.<br />La riflessione corre solo a quel cuore, a quel non-luogo dell&#8217;anima, al volto senz&#8217;anima di una madre che non ha fatto posto in sé per i membri della famiglia che pure ha voluto.<br />Non mi preme dire altro qui. La scienza difficile con cui mi sto scontrando da qualche anno è proprio quella del silenzio del cuore. Tra le cose misteriose è questa sicuramente la più ardua da comprendere e da accettare. Più di ogni altra cosa, è urgente decidere cosa fare, considerato che &#8216;affiora&#8217; sempre più un fenomeno che si estende &#8211; o che solo ora riusciamo a vedere &#8211; rappresentato dalle persone che non riescono a rispondere con il cuore alle sollecitazioni del cuore.<br />Riconoscere queste persone per potersi difendere dal freddo che si portano dentro. E poi?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"> </span></p>
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		<title>In altri mondi</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 06:18:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Mercoledì 22 febbraio 2012 CAMMINARSI DENTRO (356): In altri mondi La singolare esperienza della lettura di Murakami può essere riassunta in un&#8217;idea, che a certe latitudini del pensiero accade di ritrovarsi in una sorta di mondo parallelo, una realtà con personaggi reali, con gli stessi personaggi con i quali magari abbiamo convissuto a lungo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Mercoledì 22 febbraio 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">CAMMINARSI DENTRO (356): In altri mondi</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">La singolare esperienza della lettura di <a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/?p=13444" target="_blank">Murakami</a> può essere riassunta in un&#8217;idea, che a certe latitudini del pensiero accade di ritrovarsi in una sorta di mondo parallelo, una realtà con personaggi reali, con gli stessi personaggi con i quali magari abbiamo convissuto a lungo, ma che ci &#8216;trasferiscono&#8217; lentamente in una condizione nuova. <br />I romanzi dell&#8217;autore giapponese iniziano con la proposta di un patto narrativo già stipulato: non possiamo farci niente: siamo già immessi in quella realtà che scopriremo solo alla fine essere diversa da quella in cui credevamo il personaggio vivesse.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Allo stesso modo, ci accade con l&#8217;affiancamento dei ragazzi affetti da tossicomania di ritrovarci per anni a condividere la persistenza in piani di realtà che sappiamo diversi ed estranei a quello in cui viviamo noi. <br />Il lungo cammino di fuoriuscita dalla dipendenza comprende anche un &#8216;rientro&#8217; nella realtà. Tutti i ragazzi raccontano il passaggio, l&#8217;abbandono progressivo delle vecchie abitudini e il risveglio della mente e del cuore, che si ritrovano a vedere e sentire in modo nuovo. Tutti riferiscono di non ricordare nulla della &#8216;vita precedente&#8217;. Il vuoto di senso che si lasciano alle spalle è anche grave lacuna emotiva. Alcuni anni fa una ragazza si chiedeva, in una &#8216;testimonianza&#8217; drammatica fatta in pubblico: &#8220;dove sono stata negli ultimi trentadue anni?&#8221; </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Allucinazione della realtà, alterazione della coscienza, deformazione della percezione delle qualità di valore delle cose e delle persone. Psichiatria, tossicologia e filosofia si danno qui la mano nello sforzo di spiegare la &#8220;<a href="http://www.franciscomele.it/pagine/schede/indipendenza.html" target="_blank">caduta della metafora</a>&#8221; (Francisco Mele) e l&#8217;insorgenza del reale in forme immediate, senza la capacità di differire la soddisfazione del bisogno&#8230;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Anche noi, però, ci ritroviamo a fare i conti con situazioni che non esitiamo a definire surreali, irreali, kafkiane&#8230; Il &#8216;campo&#8217; più proprio è quello dell&#8217;incomprensione, quando intervenga un prolungato diniego a mantenerci in quella sospensione, per cui aspettiamo che l&#8217;altro finalmente revochi l&#8217;<em>embargo</em>, restituendoci alla realtà della relazione che sola ci fa sentire nella realtà, a nostro agio, in sesto. <br />Siamo a disagio, fuori di sesto, scaraventati fuori della realtà&#8230;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">E&#8217; divertente e amaro allo stesso tempo pensare alla <em>metamorfosi</em> di Gregor Samsa. La critica letteraria si è affannata a lungo nel tentativo di spiegare il significato di quella trasformazione kafkiana. Quest&#8217;ultimo aggettivo era diventato sinonimo di irreale. Allora, la sua scrittura precipitava nel fantastico malato. Come poteva avere a che fare con la realtà della fantasia una produzione così stramba e inverosimile? <br />Immaginate ora che vostro padre vi dica: tu sei uno <em>scarafaggio</em>. Non: sei <em>come</em> uno scarafaggio. Tu <em>sei</em> uno scarafaggio. Mi meraviglierete se poi mi metto a descrivere la vita di uno scarafaggio, a partire dalla sua &#8216;nascita&#8217;? <br /> </span></p>
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		<title>Ricerca personale su Google+</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 21:29:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti e Idee]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><script src="//www.gmodules.com/ig/ifr?url=http://www.google.com/cse/api/006762113144740805681/cse/6wgosomitjw/gadget&amp;synd=open&amp;w=320&amp;h=75&amp;title=Info+su+Google%2B&amp;border=http%3A%2F%2Fwww.gmodules.com%2Fig%2Fimages%2F&amp;output=js"></script></p>
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		<title>La vita buona</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 06:22:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Lunedì 13 febbraio 2012 CAMMINARSI DENTRO (355): La vita buona La vita buona è forse fatta di buone intenzioni, di promesse, giuramenti, fedeltà? E&#8217; coscienza pacificata, spirito tollerante, magnanimità? O non è, piuttosto, tensione irrisolta verso una chiarezza che non tutto concede, perché conta la cura di sé oltre il prendersi cura degli altri, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Lunedì 13 febbraio 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">CAMMINARSI DENTRO (355): La vita buona</span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">La <em>vita buona</em> è forse fatta di buone intenzioni, di promesse, giuramenti, fedeltà? E&#8217; coscienza pacificata, spirito tollerante, magnanimità?<br /> O non è, piuttosto, tensione irrisolta verso una chiarezza che non tutto concede, perché conta la <a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/?p=9320" target="_blank">cura di sé</a> oltre il prendersi cura degli altri, di tutti gli altri che si aspettano qualcosa da noi?<br />Se poniamo mente al fatto che parliamo di <em>vita</em> buona e non, genericamente, di vita <em>buona</em>; se l&#8217;accento è posto su <em>vita</em>, ci sarà una ragione!</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">E&#8217; tutto il nostro <em>mondo-della-vita</em> (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lebenswelt" target="_blank"><em>Lebenswelt</em></a>) a interessare lo <em>sguardo</em>, e &#8216;sguardo&#8217; per noi significa educazione, educazione sentimentale, sentire, esatto sentire&#8230; Chiamiamo sguardo il &#8216;metodo&#8217;, il linguaggio che usiamo per andare incontro al mondo, oltre alla <em>conoscenza</em> del mondo, cioè dell&#8217;altro. &#8216;Amore&#8217; e conoscenza qui si danno la mano: impossibile stabilire cosa venga prima e cosa dopo.<br />Andiamo verso l&#8217;altro che è in noi come l&#8217;altro che è fuori di noi.<br />Il territorio dell&#8217;anima e la realtà storica e sociale del nostro tempo si corrispondono. Come figli di questo tempo ne combattiamo le derive, cercando i varchi che rendano possibile consistere come <a href="http://www.gabrielederitis.it/?p=589" target="_blank"><em>soggetti morali</em></a>. <br />La partecipazione diretta alla vita politica nelle assemblee elettive e dentro i soggetti politici organizzati è solo uno dei modi della <em>presenza</em>.<br />La &#8216;<a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/01/10/relazioni-digitali-amici-nuovi-legami-internet-aumenta.html" target="_blank">nuova socialità</a>&#8216; che avanza nella grande Rete è terreno fertile per nuovi tentativi di arricchimento dell&#8217;identità personale: non siamo più atomi, condannati all&#8217;<em>anomia</em> di città anonime e di non-luoghi soltanto. <br />&#8216;Uscire di casa&#8217; significa anche &#8216;essere connessi&#8217;. Questa apertura al mondo arricchisce di infinite possibilità il nostro <em>mondo-della-vita</em>.<br />La <em>cura di sé</em> ne esce ridefinita. Non occorre più affannarsi a dimostrare che non si tratta di riflussi nel &#8216;privato&#8217;. Le <em>reti sociali</em> che siamo impegnati a costruire e a disfare sono il territorio nuovo in cui si manifesta una parte non piccola della nostra libertà.</span></span></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Quel cinquanta per cento che sfugge al pieno controllo</title>
		<link>http://www.gabrielederitis.it/wordpress/12/02/2012/camminarsi-dentro-354/</link>
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		<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 16:16:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Domenica 12 febbraio 2012 CAMMINARSI DENTRO (354): Quel cinquanta per cento che sfugge al pieno controllo Il fallimento della propria vita sentimentale è sicuramente un evento di rilievo a cui forse bisognerebbe dedicare un po&#8217; di tempo in più, ma è faticoso stare a ricostruire decenni di scelte, le svolte, le lunghe trepidazioni, gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Domenica 12 febbraio 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">CAMMINARSI DENTRO (354): Quel cinquanta per cento che sfugge al pieno controllo</span></strong></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/7w17MamPY7A?rel=0" frameborder="0" width="445" height="331"></iframe></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Il fallimento della propria vita sentimentale è sicuramente un evento di rilievo a cui forse bisognerebbe dedicare un po&#8217; di tempo in più, ma è faticoso stare a ricostruire decenni di scelte, le svolte, le lunghe trepidazioni, gli investimenti, gli studi!<br />Ci sarebbe da esibire, infatti, anche una ricca bibliografia su amore e i suoi compagni, per documentare i passaggi da una teoria all&#8217;altra, con gli sforzi fatti per aderire sempre più alla realtà e non perseverare nell&#8217;errore.<br />Stare a dire di aver tentato tutto, aver provato tutto, ogni cosa e il suo contrario, per una corretta manutenzione dei sentimenti è quasi superfluo. Chi non si adopera per salvare ogni giorno la vita, per farla durare ancora?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Di tutte le teorie percorse e provate sulla propria pelle, per saggiarne la validità, quella che contempla la coesistenza di luce e ombra non è stata mai abbandonata da noi. Ancora pochi giorni fa abbiamo scoperto una perla teorica di prima grandezza: il saggio di Carlo Serra intitolato <a href="http://www.lettere.unimi.it/Spazio_Filosofico/dodeca/serra/coperti.htm" target="_blank"><em>Intendere l&#8217;unità degli opposti: la dimensione musicale nel concetto eracliteo di armonia</em></a>, perché convinti sempre che una più chiara visione della vita possa aiutare a viverla meglio, se si riesce a contemperare e ad accettare la contraddittorietà delle situazioni, i paradossi dell&#8217;esperienza, gli inevitabili fraintendimenti&#8230; <br />Abbiamo applicato la teoria junghiana dell&#8217;Ombra alla vita, suggerendo a lei di tenerne conto: una donna non è immune da errori e non è il centro del mondo e non è sempre equilibrata e razionale e ragionevole e senza emozioni&#8230; <br />Più che altro, si sarebbe trattato di praticare un po&#8217; di umiltà di fronte alla vita, riconoscendo i diritti altrui, preoccupandosi del benessere della persona e curando di non procurare inutile dolore e infelicità.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Ma di tutte le cose che abbiamo sentito dire dell&#8217;amore da poeti e filosofi la più convincente è quella che fa risalire a Platone l&#8217;idea che nelle cose d&#8217;amore non sappiamo dire bene quello che vogliamo e la volontà di sapere precede e accompagna ogni esperienza amorosa: è un po&#8217; come dire che si cresce strada facendo, che si correggono gli errori ritrovando la strada, quando una ragione qualsiasi può farci deviare o farci smarrire. <br />Un tempo si credeva nella serietà delle intenzioni (a questo tema Vladimir Jankélévitch dedica il primo volume del suo <em>Trattato delle virtù</em>). I movimenti di liberazione di ogni genere negli ultimi quarant&#8217;anni hanno travolto molte cose cattive, ma probabilmente hanno buttato anche il bambino con l&#8217;acqua sporca. <br />Mi sono sempre chiesto, infatti, che fine abbia fatto la serietà delle intenzioni di una persona. Come sia possibile non fondare su questa virtù umana le cose d&#8217;amore. C&#8217;è chi preferisce, invece, revocare in dubbio ogni giorno la realtà dei sentimenti, come se ogni volta di nuovo ci fosse da dimostrare che esistono!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">La vera fatica è questa. E&#8217; per questa ragione, forse, che ci ritroviamo oggi a pensare come sia possibile che incomba ancora su di noi il compito di dover dimostrare, dimostrare, dimostrare! E allegramente crediamo di poter concludere che non vale proprio la pena di impiegare i pochi decenni che ci sono rimasti da vivere a dimostrare che esistiamo, che siamo persone, che siamo fallibili, che ci accade di provare emozioni &#8216;sbagliate&#8217; che ci affrettiamo subito a &#8216;correggere&#8217;, che non siamo interessati all&#8217;amore a pagamento e nemmeno alla pratica ripetuta della ginnastica sessuale in altri giardini. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://www.gabrielederitis.it/?p=587" target="_blank">Umberto Galimberti</a> ha scritto un volumetto intitolato <a href="http://www.lafeltrinelli.it/products/9788807840487/Le_cose_dell'amore/Umberto_Galimberti.html" target="_blank"><em>Le cose dell&#8217;amore</em></a>, che dedica <em>A Tatjana, per ragioni che mi sono in parte note e in parte ignote</em>. L&#8217;Introduzione si apre, poi, con una massima di François de La Rochefoucauld: <em>La cosa più difficile da trovare nei legami d&#8217;amore è l&#8217;amore</em>. <br />Da una parte, ci troviamo di fronte a un fondo enigmatico e buio da cui tutti, maschi e femmine, ci ritroviamo a divinare; dall&#8217;altra, dobbiamo riconoscere che l&#8217;amore &#8211; la relazione amorosa &#8211; è un &#8216;recipiente&#8217; in cui ritroveremo al mattino quello che vi abbiamo messo la sera.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Se non impareremo a fare i conti con tutto ciò che sfugge al nostro controllo, accettando le smentite che ci vengono dalla realtà, ci ritroveremo soli a suonare la cetra sotto un ampio faggio, magari vagheggiando un amore che nessuno ha conosciuto mai e che solo noi siamo in grado di esprimere.</span></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/5G1PBFBei-w?rel=0" frameborder="0" width="445" height="331"></iframe></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>Il tempo più lungo</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 13:02:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Domenica 12 febbraio 2012 CAMMINARSI DENTRO (353): Il tempo più lungo Il tempo dell&#8217;amore prevede lunghi addii. Visto dall&#8217;aldiqua, il momento della rottura sembra un istante, un tempo breve come uno spartiacque, un confine, una frontiera. Immaginiamo un ultimo incontro, con qualche lacrima, magari un ultimo abbraccio o un eroico stupore e basta: un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Domenica 12 febbraio 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">CAMMINARSI DENTRO (353): Il tempo più lungo</span></strong></p>
<p><div id="attachment_14505" class="wp-caption aligncenter" style="width: 455px"><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/PIC1541O.jpg"><img class="size-medium wp-image-14505 " title="addii" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/PIC1541O-300x221.jpg" alt="" width="445" height="331" /></a><p class="wp-caption-text">UMBERTO BOCCIONI, Stati d&#39;animo: gli addii</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Il tempo dell&#8217;amore prevede lunghi addii. Visto dall&#8217;aldiqua, il momento della rottura sembra un istante, un tempo breve come uno spartiacque, un confine, una frontiera. Immaginiamo un ultimo incontro, con qualche lacrima, magari un ultimo abbraccio o un eroico stupore e basta: un sentire adulto che tutto comprende e tutto accetta. Oppure, uno sbraitare ancora e recriminare e invocare il tempo felice dell&#8217;accordo e dell&#8217;intesa&#8230; <br />In realtà, nella migliore delle ipotesi, è un lungo morire, strascico di silenzi e mancate risposte, la vile prudenza di chi attende magari che si consumi il congedo in mezzo ad errori anche più grandi che è poi più difficile perdonare. <br />E&#8217; importante scambiare la causa con l&#8217;effetto, come fanno i sociopatici: i nostri ultimi errori, effetto dei silenzi e delle mancate risposte, diventano causa grande e conferma della giustezza dell&#8217;abbandono.<br />Non dubitare della propria salute mentale è tutto: affannarsi a dimostrare, con argomenti inoppugnabili o rispolverando le teorie dell&#8217;amore che spiegano l&#8217;accaduto o che giustificano fraintendimenti e incomprensioni o, peggio ancora, risalire a una causa più antica, che assolva dalla colpa di cui ci siamo macchiati, perché vero baricentro della realtà, è inutile. <br />Ciò che è più difficile da accettare e che non sempre ci viene detto chiaramente &#8211; meglio rifugiarsi in uno sdegno senza parole e agitare lo spettro dell&#8217;irredimibile, dell&#8217;imperdonabile, per sentirsi al sicuro! &#8211; è questo: se alla base di un sentimento c&#8217;è la percezione delle qualità di valore di una persona, allo stesso modo l&#8217;amore, con la sua evidenza specifica, poggia interamente sull&#8217;accettazione incondizionata della persona a cui il cuore si apre; se interviene un giudizio di valore diverso, se la nostra persona ha perso il suo pregio agli occhi dell&#8217;altro, i segni saranno chiari: il silenzio del cuore è silenzio del cuore, non pudore, attesa, compunzione&#8230; <br />Equivocare sui segni è inutile! Essi hanno un significato. Possiamo attardarci quanto vogliamo, immaginando elaborazioni a nostro favore, che possiamo essere perdonati&#8230; Verrà il tempo il cui il tempo non è più tempo. <br />Allora, è salutare uscire di casa e andare a controllare che tutto sia in ordine: che il cielo sia ancora in cielo, che il fiume non abbia invertito il suo corso, che nevichi perché è inverno, che il giornalaio abbia conservato per noi il giornale come sempre. Magari il suo sorriso non sarà farmaco né rimedio ai mali che opprimono l&#8217;anima. Sentire nell&#8217;aria un profumo nuovo, di cose già viste, ma sentire l&#8217;umile splendore della vita che si impone con la sua evidenza, comunque, aiuterà a pensare che da qualche parte potremo depositare le nostre emozioni, per ingannare un po&#8217; il cuore, che non vuol saperne di questo disincanto. C&#8217;è addirittura chi ci sorride. </span></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/94W1PdkYdRw?rel=0" frameborder="0" width="445" height="331"></iframe></p>
<hr />
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		<title>Ci prende in giro</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 09:07:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Domenica 12 febbraio 2012 CAMMINARSI DENTRO (352): Ci prende in giro Mentre apprendiamo la notizia della morte di Whitney Houston e seguiamo la rievocazione commossa della sua carriera di cantante, non possiamo fare a meno di pensare che la morte di Whitney sia stata prematura, che potesse vivere ancora, se solo fosse riuscita a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Domenica 12 febbraio 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">CAMMINARSI DENTRO (352): Ci prende in giro</span></strong></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/xDeuMmlLxpI?rel=0" frameborder="0" width="445" height="331"></iframe></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Mentre apprendiamo la notizia della morte di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=ktxSrAci1Ac&amp;feature=results_main&amp;playnext=1&amp;list=PL2EB2DB5EDB2D6A40" target="_blank">Whitney Houston</a> e seguiamo la rievocazione commossa della sua carriera di cantante, non possiamo fare a meno di pensare che la morte di Whitney sia stata prematura, che potesse vivere ancora, se solo fosse riuscita a vincere il demone che la spingeva verso le sostanze stupefacenti.<br /></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Questa mattina ho pensato subito a Claude Olievenstein: «Non esistono drogati felici». Noi, che forse apparteniamo alla schiera dei felici molti, non comprendiamo a fondo le ragioni degli infelici pochi. A noi sembra facile dire: ma non basta l&#8217;amore? <br />Ci eravamo convinti del fatto che le mutazioni antropologiche intervenute negli ultimi decenni avessero &#8216;concesso&#8217; alle donne la capacità &#8211; che è stata un risveglio &#8211; di esprimere gli strati profondi della sensibilità senza timori, di scegliere e di determinare il proprio destino&#8230;<br />Evidentemente, non è sempre così. Quando apriamo il nostro cuore, ci affidiamo interamente, mettiamo l&#8217;intera vita nelle mani dell&#8217;altro. L&#8217;amore è questo. E se è questo, perché meravigliarsi del fatto che spesso andiamo incontro a un destino che si rivela cosa diversa da quello che abbiamo cercato, voluto, chiesto?<br />Bisogna sempre ringraziare se la vita non ci prende in giro. <br />Talvolta, però, è così. </span></span></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/9hjMisX997Y?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>In memoria di Bruno Callieri</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 10:46:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Venerdì 10 febbraio 2012 Contributi a una cultura dell&#8217;AscoltoCAMMINARSI DENTRO (351): In memoria di Bruno Callieri Francesco Bollorino scrive oggi: Bruno Callieri ci ha lasciato. Il modo per me migliore di ricordarlo è proporvi di rivedere la lunga intervista divisa in più parti che ho realizzato a casa sua nel dicembre scorso quando, presago [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Venerdì 10 febbraio 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Contributi a una cultura dell&#8217;Ascolto<br />CAMMINARSI DENTRO (351): In memoria di Bruno Callieri</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Francesco Bollorino scrive oggi: </span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Bruno Callieri ci ha lasciato. Il modo per me migliore di ricordarlo è proporvi di rivedere la lunga intervista divisa in più parti che ho realizzato a casa sua nel dicembre scorso quando, presago ma lucidamente conscio della prossimità della sua fine, mi ha chiamato per lasciare a tutti noi quello che io considero il suo testamento spirituale di uomo e di maestro inimitabile.</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"> <iframe src="http://www.youtube.com/embed/rboBfRx4mcs?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe> . <iframe src="http://www.youtube.com/embed/fMs1KPxY5Vk?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe> . <iframe src="http://www.youtube.com/embed/N6Y7X0ftVY0?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe> . <iframe src="http://www.youtube.com/embed/Cye0c6kZmJc?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe> . <iframe src="http://www.youtube.com/embed/JdZPUxvgGXQ?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe> . <iframe src="http://www.youtube.com/embed/9W2FuXTbRBE?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe></span></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/STg1hkva31s?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe></p>
<p>.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/ippndjLaav8?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe></p>
<hr />
<p><a href="http://web.tiscali.it/cepsidi/spaziotempo.htm" target="_blank"> <span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">SPAZIO E TEMPO TRA FENOMENOLOGIA E PSICOPATOLOGIA. Seminario con Bruno Callieri ed Eugenio Borgna.</span></a></p>
<hr />
<p><a href="http://web.tiscali.it/cepsidi/spaziotempo.htm" target="_blank"> <span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">IV GIORNATE ASCOLANE PSICHIATRICHE 8 — 10 MAGGIO 2003 &#8220;L&#8217;ARCIPELAGO DELLE EMOZIONI&#8221; Tra vissuto, comprensione e spiegazione scientifica. ATTI DEL CONGRESSO Prof. Bruno Callieri Dal corpo della psicosomatica all’antropologia della corporeità </span></a></p>
<hr />
]]></content:encoded>
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		<title>Da qualche parte</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 05:20:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Venerdì 10 febbraio 2012 CAMMINARSI DENTRO (350): Da qualche parte a Il quotidiano la Repub- blica annuncia oggi l&#8217;u- scita, per i tipi di Einaudi, dell&#8217;ultima opera di Vla- dimir Jankélévitch, Da qualche parte nell&#8217;incom- piuto, pp.XXVIII-220. Articolato, come un vero tessuto vivente, lungo un percorso che trascorre dalla filosofia morale alla ri- flessione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Venerdì 10 febbraio 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">CAMMINARSI DENTRO (350): Da qualche parte</span></strong></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/oEfFbuT3I6A?rel=0" frameborder="0" width="445" height="331"></iframe></p>
<p><span style="color: #ffffff;">a</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/978885840532GRA.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-14450" title="978885840532GRA" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/978885840532GRA-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a>Il quotidiano <em>la Repub- blica</em> annuncia oggi l&#8217;u- scita, per i tipi di Einaudi, dell&#8217;ultima opera di Vla- dimir Jankélévitch, <em>Da qualche parte nell&#8217;incom- piuto</em>, pp.XXVIII-220.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Articolato, come un vero tessuto vivente, lungo un percorso che trascorre dalla filosofia morale alla ri- flessione politica, dall&#8217;analisi letteraria all&#8217;esperienza musi- cale, esso trova il proprio epicentro in un&#8217;interroga- zione intensa e radicale della pratica quotidiana. Che significato conferire allo scorrere, apparentemente insensato, dei giorni? Come rispondere delle proprie azioni in un mondo caratterizzato dalla sconnessione dei valori e dall&#8217;assenza di fondamenti? E che rapporto instituire con quelle degli altri, quando esse, come nella stagione nazista &#8211; vissuta in prima persona dall&#8217;autore &#8211; assumono il volto insostenibile della menzogna e della violenza? La risposta di Jankélévitch si situa nel difficile punto d&#8217;incrocio fra irreversibilità indelebile del passato e contingenza indeterminata dell&#8217;avvenire. Come in uno spartito musicale, solo la capacità di seguire il ritmo dell&#8217;esistenza nel suo battito alternante consente di stringere in uno stesso nodo rigore e duttilità, responsabilità e intelligenza, profondità e leggerezza. Nelle pagine di questo libro si delinea, forse per la prima volta in tutta la sua complessa figura e in tutta la ricchezza dei suoi registri tematici, il profilo di un pensiero che, per la sua originalità e forza morale, trova pochi riscontri nella filosofia contemporanea. [Scheda di presentazione dell'Editore]</span></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Il filosofo Roberto Esposito presenta oggi il libro sul quotidiano &#8220;la Repubblica&#8221;: <em>La filosofia del &#8220;non so che&#8221;. Jankélévitch, esploratore del pensiero quotidiano</em>. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">&#8220;[...] considerando l&#8217;intera realtà un flusso temporale in continuo mutamento, egli esclude che si possa accedere all&#8217;essenza ultima delle cose, che resta così imperscrutabile e ineffabile. Ma proprio per questo, all&#8217;interno dell&#8217;unico mondo in cui si snoda la nostra vita abbiamo piena libertà di comportamento e dunque tutta la responsabilità delle nostre azioni. [...] Il punto da cogliere, per penetrare nel nucleo più intimo del discorso di Jankélévitch [...] è che la sfera del mistico, o del sacro, non trascende il piano quotidiano, ma fa tutt&#8217;uno con esso. [...] E&#8217; così che tutte quelle che possono sembrare delle aporie non sono altro che la paradossale convergenza dei contrari sottesa all&#8217;intera riflessione di Jankélévitch. Essi, tutt&#8217;altro che escludersi, o ricomporsi in una sintesi dialettica, si coappartengono, fino a costituire l&#8217;uno il cuore segreto dell&#8217;altro. Così accade nella sfera dell&#8217;etica, per il rapporto, apparentemente antinomico, tra l&#8217;esperienza del perdono e l&#8217;irredimibilità della colpa. Una volta fatto, il male non si cancella &#8211; nulla può portare in vita l&#8217;esistenza violata o distrutta, come quella del popolo ebraico nel genocidio. Da questo punto di vista il crimine in sé è imperdonabile. Ma proprio ciò che è imperdonabile sfida il perdono a toccare il suo margine più estremo, come un amore non ricambiato è, più di ogni altro, il &#8220;puro amore&#8221; &#8211; atto di dedizione assoluta, senza condizioni o ricompense. E&#8217; la stessa relazione contraddittoria che lega in un unico nodo musica e silenzio. Non soltanto la musica è circondata, scandita, inaugurata dal silenzio. Nel suo fondo inascoltato, è silenzio essa stessa. La musica vive del silenzio, come nel pianissimo di Albéniz, nei passaggi tonali di Debussy, nelle battute mute di Liszt. [...] E che altro è la vita, per venire all&#8217;ultimo contrasto, se non il contrario e il luogo elettivo della morte? Più che ciò che resiste alla morte [...] la vita è ciò che resiste a qualcosa che è essa stessa. Essa è la prima contraddizione da cui tutte le altre provengono. Perciò l&#8217;immagine minacciosa dello scheletro con la falce è insieme errata e giusta. La morte non è un drago che aggredisca la vita dall&#8217;esterno, ma una forza della vita che, senza dirci come, dove e quando, nasce al suo interno fino ad inghiottirla nel suo vuoto di senso&#8221;.</span></p>
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		<title>La nostra piccola morte quotidiana</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 09:44:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Giovedì 9 febbraio 2012 CAMMINARSI DENTRO (349): La nostra piccola morte quotidiana La prima volta che abbiamo sperimentato il venir meno di nostra madre, con il semplice fatto che si sia allontanata da noi, e quando poi sia uscita di casa, o quando, ancora, una lontananza prolungata ce ne abbia fatto sentire la mancanza, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Giovedì 9 febbraio 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">CAMMINARSI DENTRO (349): La nostra piccola morte quotidiana</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">La prima volta che abbiamo sperimentato il venir meno di nostra madre, con il semplice fatto che si sia allontanata da noi, e quando poi sia uscita di casa, o quando, ancora, una lontananza prolungata ce ne abbia fatto sentire la mancanza, è stato come morire: abbiamo sentito che potevamo perderla per sempre; abbiamo temuto per lei. E per noi. Ci siamo sentiti per la prima volta soli. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">E&#8217; stato detto autorevolmente che si è trattato del<a href="http://www.lacan-con-freud.it/aiuti/letture/fort_da_unico.pdf" target="_blank">l&#8217;ingresso inaugurale della morte nella vita</a>. Perché &#8216;vita&#8217; significa pienezza, presenza, contatto, calore&#8230; &#8216;Morte&#8217; significa lontananza, assenza, mancanza, abbandono, perdita&#8230;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Tuttavia, quello che ci interessa segnalare oggi è la seconda parte del gioco del bambino, che cerca di &#8216;esorcizzare&#8217; l&#8217;assenza della madre simulando la sua scomparsa e la sua apparizione: <em>Fort</em> significa, più o meno, &#8216;sparisci&#8217;; <em>Da</em> significa &#8216;riappari&#8217;. Giustamente, è stato sottolineato da Freud che la parte più impegnativa del gioco è la seconda: si tratta in sostanza di inventare, immaginare, chiamare alla vita qualcosa che non c&#8217;è, che non è più o che temporaneamente soltanto ci è stato sottratto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Una &#8216;formula&#8217; che ho usato spesso &#8211; <em>Chi non ricorda il bene ricevuto non spera</em> &#8211; dice la stessa cosa, a proposito della malinconia in cui precipitiamo non appena una persona a noi cara si allontani: torniamo subito a cercarla, per ristabilire un contatto, per verificare che tutto sia come prima, che siamo sempre oggetto del suo amore&#8230; </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Una ragione del turbamento in cui cade chi si senta abbandonato va ricercata, paradossalmente, nella capacità di &#8216;ricordare&#8217; il bene ricevuto, cioè nel continuare a credere di essere amato. Bisogna rinunciare a &#8216;chiedere&#8217;.</span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Prima non capivo perché non ricevessi risposta alla mia domanda, oggi non capisco come potessi credere di poter chiedere. Ma non credevo affatto, chiedevo soltanto. &#8211; FRANZ KAFKA, <em>Considerazioni sul peccato, il dolore, la speranza, la vera via</em>.</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Tutte le volte, allora, che torneremo a fare esperienza della mancanza &#8211; anche più volte nel corso di una giornata -, invece di &#8216;sprofondare&#8217; nella mancanza, orientando lo sguardo verso l&#8217;assenza, lamentando la lontananza intervenuta, dovremo dare spazio al più esatto sentire, che consiste nel &#8216;rievocare&#8217; la realtà dell&#8217;altro, il corteo dei giorni felici, i doni, i gesti, gli atti che quella persona ha compiuto a nostro vantaggio&#8230;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Quando ci interroghiamo sul sentire adulto, dobbiamo riconoscere che la maturazione del nostro sentire passa attraverso l&#8217;esperienza ripetuta della mancanza, che è costitutiva della nostra condizione di uomini, che va vissuta come costitutiva, essenziale: non si tratta di episodi da cui attendersi un esito felice, abbandonandosi all&#8217;illusione, o da temere, perché assediati sempre e comunque dal rischio imminente della perdita.<br />L&#8217;oscillazione tra illusione e speranza è ineliminabile: quando &#8216;ricordiamo&#8217; il bene ricevuto, non temiamo la mancanza; quando, invece, ci sembra di aver perso un bene prezioso, che si sia solo allontanato da noi, non facciamo che ripetere assurdamente un&#8217;esperienza di &#8216;abbandono&#8217; che non ha fondamento nella realtà.<br />L&#8217;illusione è il dispositivo a cui la mente si abbandona sempre, come se fosse incapace di apprendere, anticipando un evento solo probabile: apparentemente, si tratta di un tendere verso beni che sono a portata di mano; in realtà, quello che potrebbe accadere è solo probabile. Essere smentiti dalla realtà è una delle esperienze che facciamo più di frequente, dalla quale però riusciamo ad apprendere male come non cadere ancora vittime di un&#8217;illusione. <br />Ad ogni nuova smentita, facciamo succedere una caduta nella malinconia, come se avessimo perduto un bene che ci era stato promesso. Ma si trattava solo di una delle nostre chimere.</span></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>Dicerie</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 07:45:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Giovedì 9 febbraio 2012 CAMMINARSI DENTRO (348): Dicerie Ciò che pregavi con amore, che come cosa sacra custodivi, il destino alle vane ciance umane ha abbandonato per ludibrio. La folla entrò, la folla irruppe entro il sacrario dell&#8217;anima tua, e di misteri e di sacrifici ad essa aperti tu arrossisti tuo malgrado. Ah, fosse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Giovedì 9 febbraio 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">CAMMINARSI DENTRO (348): Dicerie</span></strong></p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Ciò che pregavi con amore,<br /> che come cosa sacra custodivi,<br /> il destino alle vane ciance umane<br /> ha abbandonato per ludibrio. <br />La folla entrò, la folla irruppe<br /> entro il sacrario dell&#8217;anima tua,<br /> e di misteri e di sacrifici ad essa<br /> aperti tu arrossisti tuo malgrado.<br /> Ah, fosse mai che le ali vive<br /> dell&#8217;anima librata sulla folla<br /> potessero salvarla dall&#8217;assalto<br /> dell&#8217;immortale volgarità umana!</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">FËDOR TJUTCEV</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><em>Emanciparsi dalle dicerie</em> non è impresa facile per nessuno. Sentirsi addosso per anni lo sguardo indagatore e risentire all&#8217;infinito l&#8217;accusa di chi aveva buone ragioni per parlar male di noi è esperienza interiore nota a tutti. Con questa faremo i conti rassegnati, perché ci appartiene, ha un fondamento nella realtà. Più difficile districarsi dal grumo delle cose non dette, dei ricordi nebulosi, delle &#8216;prove&#8217; insufficienti che pure fanno storia, quando si dica di noi qualcosa che ci ferisce perché non vera.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Bisogna provare ripetutamente a scontrarsi con questo immateriale nemico, per trovare il modo di sconfiggerlo, e scoprire che vincerlo non è quasi mai possibile. Le forme della <em>negazione</em>, che pure abbiamo indagato e provato,  possono anche non funzionare. <br />Nel tempo riaffiora fastidiosa la sensazione che di noi si sia affermata un&#8217;immagine che non corrisponde a tutti i nostri sforzi, alle fatiche fatte per avanzare andando incontro alla vita. <br />Forse, la risposta è tutta qui, in questo procedere che non si lascia &#8216;fermare&#8217; da alcunché. Se il passato non passa, se le persone mostrano di non aver compreso, di non aver perdonato; se il silenzio dell&#8217;indifferenza e della disattenzione riempie ancora spazi grandi della nostra esistenza, io credo che non ci resti altro da fare che emanciparci da tutto ciò che è veicolato dalla diceria. <br />Convivere per decenni con questo tarlo nell&#8217;anima è possibile, e lo facciamo, ma a volte i &#8216;prezzi&#8217; da pagare in termini di malinconia sono così grandi che è preferibile &#8216;andarsene&#8217;, abbandonare il campo che pure abbiamo occupato con una presenza significativa per anni e anni. Se la nostra presenza non è mai diventata una vera presenza, se i dovuti riconoscimenti non arrivano, non ha più senso aspettare. Non c&#8217;è più niente da aspettare. Siamo soli con lo stigma che ci è stato assegnato.<br />Mi ritrovo in cuor mio a dirmi ironicamente, con le parole di Bruce Springsteen: «Io sono della razza di quelli che se ne vanno». Non ricordo più perché lui lo dicesse di sé, e non mi interessa qui: mi bastano le parole, per rendere l&#8217;idea del da farsi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Disinvestire emotivamente, abituarsi al silenzio, facendone non più un motivo di attesa o di speranza, come avevamo iniziato a fare tanti anni fa, convinti che quello fosse il da farsi. Abituarsi all&#8217;idea che non riceveremo risposte, che il nostro valore non dipende (più) da quel riconoscimento, che l&#8217;amore che non abbiamo ricevuto non è mai stato. Non arriverà mai.<br />Non si tratta di ricordare il bene ricevuto, perché abbiamo una  &#8217;memoria&#8217; viva del Bene. Sappiamo riconoscerlo anche da pochi segni. Ci basta un cenno, un messaggio, il tono di una voce.<br />Non bisogna &#8216;deprimere&#8217; necessariamente il significato e il valore di ciò che fino a poco fa ne aveva per noi. Bisogna fare di più!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Il compito grande e difficile è destituire di valore anche chi ne ha uno grande, e non solo per noi. <br />Mi riferisco alle persone a cui abbiamo affidato in tutto o in parte la nostra vita, che mostrano di non sapere che l&#8217;amore non è revocabile in dubbio. Non ha senso immaginare che possa essere &#8216;sospeso&#8217;, in attesa di &#8216;chiarimenti&#8217; da parte nostra. La battaglia per il riconoscimento nel campo degli affetti non può durare a lungo. Non deve durare troppo.<br />E al di fuori della sfera amorosa vale la stessa &#8216;regola&#8217; che mi sto dando. Il tempo mi dice ciò che è reale nelle relazioni umane e ciò che non lo è, ciò che è vivo e che vive, ciò che appare a intermittenza, ciò che tende a svanire senza apparire più. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Se considero tutti i miei sforzi, l&#8217;investimento emotivo e sentimentale, i doni e le parole, e se poi mi fermo a valutare la &#8216;risposta&#8217; ricevuta, non mi posso sbagliare se rivolgo lo sguardo agli <a href="http://mondodomani.org/dialegesthai/gcu02.htm" target="_blank"><strong>atti</strong></a> compiuti dall&#8217;altro nei miei confronti. <br />Lo sguardo deve allargarsi al più ampio significato dell&#8217;esistenza dell&#8217;altro, per fissare in comportamenti significativi e conchiusi il senso che l&#8217;altro assegna alla mia esistenza. Se non si tratta di atti chiari, non ha senso illudersi ancora sul sentire dell&#8217;altro.</span></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>Leggere MICHELA MARZANO, Quando una persona che amiamo se ne va via per sempre…</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 06:12:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Mercoledì 8 febbraio 2012 CAMMINARSI DENTRO (347): Leggere MICHELA MARZANO, Quando una persona che amiamo se ne va via per sempre… Se non avessi attraversato le tenebre, forse non sarei diventata la persona che sono oggi. Forse non avrei capito che la filosofia è soprattutto un modo per raccontare la finitezza e la gioia. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Mercoledì 8 febbraio 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">CAMMINARSI DENTRO (347): Leggere MICHELA MARZANO, <em>Quando una persona che amiamo se ne va via per sempre…</em></span></strong></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Se non avessi attraversato le tenebre, forse non sarei diventata la persona che sono oggi. Forse non avrei capito che la filosofia è soprattutto un modo per raccontare la finitezza e la gioia.</span></em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://marzanomichela.wordpress.com/2012/02/08/quando-una-persona-che-amiamo-se-ne-va-via-per-sempre/" target="_blank"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">MICHELA MARZANO, <em>Quando una persona che amiamo se ne va via per sempre</em>…</span></a></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Noi siamo persone</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 01:02:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Mercoledì 8 febbraio 2012 CAMMINARSI DENTRO (346): Noi siamo persone Tutto quello che c&#8217;è da sapere è anche tutto quello che c&#8217;è da fare: coltivare l&#8217;anima, facendosi mente ospitale. Dedicarsi quotidianamente almeno a un esercizio spirituale, per innalzarsi finalmente al di sopra dell&#8217;immediato. Arrivare a contemplare tutta la vita con sguardo sereno, senza rinunciare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Mercoledì 8 febbraio 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">CAMMINARSI DENTRO (346): Noi siamo persone</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Tutto quello che c&#8217;è da sapere è anche tutto quello che c&#8217;è da fare: coltivare l&#8217;anima, facendosi mente ospitale. Dedicarsi quotidianamente almeno a un esercizio spirituale, per innalzarsi finalmente al di sopra dell&#8217;immediato. Arrivare a contemplare tutta la vita con sguardo sereno, senza rinunciare mai allo stupore riconoscente di fronte al bene ricevuto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Scoprire dentro l&#8217;età adulta i limiti gravi di uno dei propri Maestri e non sapervi porre rimedio, perché l&#8217;accesso alla sua realtà è inibito, non aiuta a fondare più sobriamente le proprie certezze: si è tentati di costruire il proprio vaso ignorando del tutto l&#8217;esempio rappresentato dal vaso più bello costruito dal Maestro. Lo smarrimento che consegue alla scoperta impone un compito nuovo. Bisogna ridisegnare la mappa della propria esistenza, assegnando nuovi spazi a figure alle quali non era stato assegnato un posto definitivo nel proprio cuore.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">La malinconia che cala sull&#8217;anima è di quelle difficili da &#8216;curare&#8217;. Educarla, cioè farle produrre un nuovo senso da dare alle cose, è faticoso, perché impresa solitaria. Restituire valore esclusivo e pieno alla personale esperienza di Educatore, a dispetto delle smentite della realtà, è compito di tutti gli Educatori degni di questo nome. I mancati riconoscimenti stanno lì a dimostrare che la lunga attesa non è valsa a niente. Bisognava continuare a credere nel proprio operato, senza fondare su attestati improbabili. <br />L&#8217;amore non è altro che dono. La lotta per il riconoscimento a cui pure ci dedichiamo è quasi sempre sterile e vana. L&#8217;evidenza specifica dell&#8217;amore è un incontrovertibile. Di esso è impossibile dubitare. Tutte le volte che siamo costretti a farlo una chimera inseguiamo, vane ombre che non acquisteranno mai consistenza per noi. Meglio volgere lo sguardo altrove. <br />Sulla neve sporca di questi giorni affiora ogni tanto qualche forma di vita o si posa una creatura vivente, a ricordarci che non bisogna mai chiudersi alla possibilità di nuove evidenze. La novità di ognuna delle persone che ci vengono incontro interessate al nuovo che avanza da noi è il mistero a cui inchinarsi. Sorridere a questo nuovo è il vero dono a cui dire sì.</span></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Leggere LUIGI ZOJA, Centauri. Mito e violenza maschile, LATERZA 2010</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 12:51:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Domenica 5 febbraio 2012 Contributi a una cultura dell&#8217;AscoltoCAMMINARSI DENTRO (345): Leggere LUIGI ZOJA, Centauri. Mito e violenza maschile, LATERZA 2010 Maria Giovanna Farina, filosofa e consulente filosofico, incontra lo psicanalista Luigi Zoja per parlare del suo ultimo libro Centauri. Mito e violenza maschile (ed. Laterza, 2010).Intervento al Festival della mente sul libro (audio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Domenica 5 febbraio 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><strong>Contributi a una cultura dell&#8217;Ascolto</strong></span><br /><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">CAMMINARSI DENTRO (345): Leggere LUIGI ZOJA, <em>Centauri. Mito e violenza maschile</em>, LATERZA 2010</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/zoja-centauri2.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-14391" title="zoja-centauri" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/zoja-centauri2-199x300.gif" alt="" width="199" height="300" /></a>Maria Giovanna Farina, <a href="http://www.laccentodisocrate.it" target="_blank">filosofa e consulente filosofico</a>, incontra lo psicanalista Luigi Zoja per parlare del suo ultimo libro <em>Centauri. Mito e violenza maschile</em> (ed. Laterza, 2010).<br /><a href="http://www.festivaldellamente.it/eventi_dettaglio.asp?id=209" target="_blank">Intervento al <em>Festival della mente</em> sul libro</a> (audio e video) </span></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/tTb4gWWmKHo?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>L&#8217;Inconfessabile</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 13:37:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Giovedì 2 febbraio 2012 CAMMINARSI DENTRO (344): L&#8217;Inconfessabile Probabilmente, è il grumo che ci portiamo dietro per tutta la vita a spingerci in avanti: la somma dei bisogni e desideri insoddisfatti, tutto l’inconfessabile, le ragioni da chiarire, l’amore che non abbiamo ricevuto.Quando affiora il ricordo del male che abbiamo fatto, che non ci abbandona, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Giovedì 2 febbraio 2012<br /></span></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">CAMMINARSI DENTRO (344): L&#8217;Inconfessabile</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Probabilmente, è il grumo che ci portiamo dietro per tutta la vita a spingerci in avanti: la somma dei bisogni e desideri insoddisfatti, tutto l’inconfessabile, le ragioni da chiarire, l’amore che non abbiamo ricevuto.Quando affiora il ricordo del male che abbiamo fatto, che non ci abbandona, un nuovo compito ci aspetta. Cercare vie d’uscita che valgano ad alleggerire il peso che opprime la coscienza. Eravamo liberi e leggeri, finalmente paghi di noi, in quiete, in pace, quando è sopraggiunta con un incubo notturno la traccia di un atto a volte antico, di tanti anni fa. Il pessimo privilegio dell’età ulteriore è proprio questo: affiorano ricordi sgradevoli alla coscienza. E bisogna sistemarli da qualche parte! Trovare un posto significa riuscire a convivere con ciò che turba l’anima, incrinando la pace raggiunta. Si è tentati di andare a chiedere perdono alle persone che hanno subito il torto, ma quando si tratti di torto grande, al pensiero della riparazione è associato il timore di un devastante ‘ingresso’ e di una messa in discussione troppo grande. Come contenere, infatti, l’ira di chi pure si lamentò di noi, senza ricevere giustizia e compenso? L’altro sarà capace di perdono sincero? Apprezzerà una richiesta di perdono? Ne sarà pago? Avvertirà il tormento che ci porta a quel gesto? Comprenderà il suo compito? che attendiamo noi ora conforto e compassione, addirittura benevolenza? Tutto lo strascico conseguente alla rievocazione dei fatti e dei torti sarà contenibile nel tempo? E’ certo che non si allargherà poi a tutte le persone che sapevano, che parteciparono e condannarono l’errore? Non vorranno ripagare con uguale moneta, infliggendo anni di sofferenza e dolore, patimenti nel corpo e nell’anima? </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Ma di quel grumo che ci portiamo dentro più grave peso è dato da tutto l’amore che non abbiamo ricevuto. Se è vero che l’attitudine al dono, che abbiamo sviluppato e lungamente praticato, ha comportato sempre la sensazione viva di un compenso grande almeno quanto ciò che donavamo, scopriamo ancora con il tempo che non basta il dono, che nella relazione umana, comunque essa si qualificherà, vogliamo reciprocità, che si realizzi uno scambio di risorse, che l’altro si ricordi di noi, che sia gentile, che ci faccia sentire quella forma elementare di riconoscenza che è fatta di sorrisi e strette di mano, di abbracci e di calda accoglienza. Ma sono queste tutte cose che non possiamo chiedere a nessuno.<br />La gratitudine non è il ringraziamento e basta. Non è semplice riconoscenza per il bene ricevuto. Essere grati è spontanea capacità d’amore, un consentire affettuoso che proviene da uno scioglimento, un’arrendevolezza della fantasia che io chiamo grazia. Ecco, vorremmo che ci si dicesse con grazia che le cose da quella parte vanno bene e, senza dire ‘grazie!’, ci si mostrasse quella condizione di benessere raggiunto, che non è salute e omeostasi soltanto, ma vera pace.<br />Noi vorremo che qualcuno, tutti i qualcuno a cui abbiamo fatto dono del tempo, sentisse che noi esistiamo, che abbiamo le nostre file di continuità, che scorrono parallele e non si incontrano mai con le sue, ma che in qualche modo generano risonanze nella sfera degli affetti.<br />Noi vorremmo che l’altro avesse il coraggio di sentire senza timore l’insorgere di un caldo affetto nei nostri confronti e che esprimesse quel coraggio con gesti inequivocabili, senza temere di scivolare in altri improbabili sentimenti. Che sapesse distinguere in sé e riconoscere un affetto individuandone la natura disinteressata e innocente. <br />Vorremmo sentirci amati, per placare l’antico fermento in noi che ci fa ricordare ancora le braccia accoglienti della madre sempre presente e sollecita, fonte di vita infinita e di bene. <br />Nei momenti di tristezza siamo portati a dire che vorremmo un po’ d’amore, ma si tratta di espressione sbagliata, perché allude a qualcosa che viene sempre equivocato. Vorremmo soltanto avvertire nitidamente che qualcuno sente con gioia la nostra presenza, che siamo una vera presenza. Il dono più grande è sentirsi dire che siamo presenti nella vita di una persona, che ne siamo parte viva. Questo basterebbe a riempire un vuoto. Le nostre solitudini ne uscirebbero confortate dal canto silenzioso di un’anima che sa di noi.</span></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>La durata di un&#8217;attesa</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 13:59:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Mercoledì 1° febbraio 2012 CAMMINARSI DENTRO (343): La durata di un&#8217;attesa Fragile patrimonio sono i sogni, ci fanno ricchi un&#8217;ora, poi, poveri, ci scaraventano fuori dalla purpurea porta, sul duro recinto, dimora di prima.EMILY DICKINSON  Il riconoscimento di una donna non è la meta ambita di ogni uomo? Sentirsi dire sì. Intravvedere anche da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Mercoledì 1° febbraio 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">CAMMINARSI DENTRO (343): La durata di un&#8217;attesa</span></strong></p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Fragile patrimonio sono i sogni, <br />ci fanno ricchi un&#8217;ora, <br />poi, poveri, ci scaraventano fuori <br />dalla purpurea porta, sul duro recinto, <br />dimora di prima.<br />EMILY DICKINSON </span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Il riconoscimento di una donna non è la meta ambita di ogni uomo? Sentirsi dire sì. Intravvedere anche da lontano sorrisi rivolti a noi, proprio a noi. E il viso inondato di luce, e quella luce essere espressione di una gioia interiore che dice chiaramente quanto sia merito della nostra esistenza, della pura esistenza, senza altre ragioni. La voce riscaldata dallo stesso sentimento. E infinite file di continuità, insperate e pure presenti. Il ricordo della felicità è nitido, come la nostalgia che prende nei giorni in cui l&#8217;uggia cala sull&#8217;anima e se ne impossessa fino a spingerci alle lacrime. <br />Ma di tutti modi che conosciamo per renderci infelici ce n&#8217;è solo uno che merita di essere ricordato, ed è quello in cui precipitiamo quando abbiamo la felicità a portata di mano e non riusciamo ad afferrarla più.<br />Dubitare dell&#8217;amore, arrivare a credere che non abbia tante ragioni per sussistere a lungo e che sia destinato a rivelarsi solo fragile illusione non è l&#8217;esito peggiore? E non è la tentazione più grande a cui resistere? E guardarsi intorno in cerca di un altro amore, di un amore possibile, magari più tenero, più confidente non è meno rischioso, quando poi occorrerà precipitarsi ad occupare di nuovo il posto che occupavamo davanti alla nuda porta?<br />Aver atteso tanto un amore che pure era stato promesso non è vera follia? e non è più folle spiare gli sguardi e misurare le aperture dell&#8217;anima all&#8217;evidenza della nostra presenza e sentire che non siamo molto presenti, che le nostre ragioni sono insufficienti e che c&#8217;è da fare di più e correre a riempire tutti gli interstizi e donare tutto di sé, le cose, le parole, il tempo di tutta una vita? Aspettare! Che follia! <br />Noi credevamo che facesse parte della religione di questo sentimento la virtù dell&#8217;attesa. Siamo stati educati all&#8217;idea che non bisogna pretendere il dolce che l&#8217;amore distilla ora e tutte le volte che ci accade di desiderarlo. Ci siamo acconciati a questo compito. Lo abbiamo chiamato compito, dovere, atto dovuto&#8230; <br />Ci siamo denudati e scorticati l&#8217;anima. Abbiamo detto sì tutte le volte che sarebbe stato necessario dire no, perché era folle dire sì. E non ci è stato insegnato che di follia si trattava? che non bisogna risparmiarsi nell&#8217;esser folli?<br />Anche la follia abbiamo praticato con metodo, modulando la domanda nelle stagioni dell&#8217;anno e in tutti i tempi dell&#8217;anima. Con quale risultato? Abbiamo sentenziato che il risultato sarebbe arrivato. Ma nessuno ci aveva insegnato che attendere soltanto e sempre non è saggio, è stupido.<br /></span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><em>Un mandarino era innamorato di una cortigiana. &#8220;Sarò vostra &#8211; disse lei &#8211; solo quando voi avrete passato cento notti ad aspettarmi seduto su una sedia, nel mio giardino, sotto la mia finestra.&#8221; Ma alla novantanovesima notte, il mandarino si alzò, prese il suo sgabello sotto il braccio e se n&#8217;andò.</em> &#8211; ROLAND BARTHES, <em>Frammenti di un discorso amoroso</em></span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Quale nobiltà mai vorrete trovare nella lunga attesa che non trova ricompensa, in un estenuarsi che non salva nemmeno la propria dignità residua? Quando quest&#8217;ultima sia stata intaccata, ha senso parlare ancora d&#8217;amore? Aveva senso parlarne poco fa?</span></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/mI-0Uz83mTY?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Leggere La balbuzie e il padre, tratto da LAURA PIGOZZI, A nuda voce, ANTIGONE EDIZIONI 2008</title>
		<link>http://www.gabrielederitis.it/wordpress/28/01/2012/la-balbuzie-e-il-padre-tratto-da-laura-pigozzi-a-nuda-voce-antigone-edizioni-2008/</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 20:23:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>
		<category><![CDATA[Voce]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Sabato 28 gennaio 2012 Contributi a una cultura dell&#8217;AscoltoCAMMINARSI DENTRO (342): Leggere La balbuzie e il padre, tratto da LAURA PIGOZZI, A nuda voce, ANTIGONE EDIZIONI 2008 . . . .  Il Canale di Laura Pigozzi su Youtube I siti di Laura Pigozzi: laurapigozzi.info e laurapigozzi.com &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Sabato 28 gennaio 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><strong>Contributi a una cultura dell&#8217;Ascolto</strong></span><br /><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">CAMMINARSI DENTRO (342): Leggere <em>La balbuzie e il padre</em>, tratto da LAURA PIGOZZI, <em>A nuda voce</em>, ANTIGONE EDIZIONI 2008</span></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/Jrac_N2GDXo?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe> . <iframe src="http://www.youtube.com/embed/WwpKnJDgcLA?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe> . <iframe src="http://www.youtube.com/embed/h-aDjifBOrk?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe> . <iframe src="http://www.youtube.com/embed/JQhNjv3g7mE?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe> . <iframe src="http://www.youtube.com/embed/lKw4U6KrPpY?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe></p>
<hr />
<p> <span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Il <a href="http://www.youtube.com/user/laurapigozzi1?feature=watch" target="_blank">Canale</a> di Laura Pigozzi su Youtube</span></p>
<p><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">I siti di Laura Pigozzi: <a href="http://www.pigozzi.info/" target="_blank">laurapigozzi.info</a> e <a href="http://www.laurapigozzi.com/" target="_blank">laurapigozzi.com</a></span></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ausmerzen &#8211; Sopprimere i deboli</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 16:37:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Venerdì 27 gennaio 2012 CAMMINARSI DENTRO (341): Ausmerzen &#8211; Sopprimere i deboli . . . . . . . . . . . &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Venerdì 27 gennaio 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">CAMMINARSI DENTRO (341): Ausmerzen &#8211; Sopprimere i deboli</span></strong></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/8E-31E_dy5I?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe><span style="color: #ffffff;"> .</span> <iframe src="http://www.youtube.com/embed/c_2VVvf4aFQ?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe> <span style="color: #ffffff;">.</span> <iframe src="http://www.youtube.com/embed/qd7rZwdnUww?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe> <span style="color: #ffffff;">.</span> <iframe src="http://www.youtube.com/embed/YM6--GtpaIc?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe><span style="color: #ffffff;"> .</span> <iframe src="http://www.youtube.com/embed/vNK95rHZ62E?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe> <span style="color: #ffffff;">.</span> <iframe src="http://www.youtube.com/embed/V50FbrzyWNo?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe><span style="color: #ffffff;"> .</span> <iframe src="http://www.youtube.com/embed/NGZsgABbr4E?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe> <span style="color: #ffffff;">.</span> <iframe src="http://www.youtube.com/embed/dCxP8BTnOeM?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe> <span style="color: #ffffff;">.</span> <iframe src="http://www.youtube.com/embed/B7dTpH3or3Q?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe><span style="color: #ffffff;"> .</span> <iframe src="http://www.youtube.com/embed/rC6sQvESKq0?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe> <span style="color: #ffffff;">.</span> <iframe src="http://www.youtube.com/embed/a1ifTb-xpzc?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe> <span style="color: #ffffff;">.</span> <iframe src="http://www.youtube.com/embed/6JJuhRFVFHM?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>27 gennaio</title>
		<link>http://www.gabrielederitis.it/wordpress/27/01/2012/27-gennaio-2/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 11:59:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Venerdì 27 gennaio 2012 CAMMINARSI DENTRO (340): 27 gennaio Dal sito di Paolo Ferrario Per il GIORNO DELLA MEMORIA: Carlo Rivolta legge I SOMMERSI E I SALVATI di Primo Levi  ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Venerdì 27 gennaio 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">CAMMINARSI DENTRO (340): 27 gennaio</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Dal sito di Paolo Ferrario <a href="http://mappeser.com/2012/01/27/per-il-giorno-della-memoria-carlo-rivolta-legge-primo-levi/" target="_blank">Per il GIORNO DELLA MEMORIA: Carlo Rivolta legge I SOMMERSI E I SALVATI di Primo Levi</a></span></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il desiderio</title>
		<link>http://www.gabrielederitis.it/wordpress/25/01/2012/desiderio/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 18:34:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Fagnani]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Mercoledì 25 gennaio 2012 Contributi a una cultura dell&#8217;Ascolto CAMMINARSI DENTRO (339): Il desiderio Estratto da un&#8217;intervista a Michel Foucalt sulla nascita dell&#8217;Ermeneutica del soggetto e sul passaggio dal concetto di Piacere nell&#8217;Antichità classica a quello di desiderio nel primo periodo cristiano. In un articolo datato 16 aprile 2008, intitolato Un&#8217;etica del desiderio indistruttibile, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Mercoledì 25 gennaio 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Contributi a una cultura dell&#8217;Ascolto</span></strong> <br /><strong><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">CAMMINARSI DENTRO (339): Il desiderio</span></strong></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/zmFAz70qyPo?rel=0" frameborder="0" width="445" height="331"></iframe></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/IVAoyhgCuDg?rel=0" frameborder="0" width="445" height="331"></iframe></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Estratto da un&#8217;intervista a Michel Foucalt sulla nascita dell&#8217;Ermeneutica del soggetto e sul passaggio dal concetto di Piacere nell&#8217;Antichità classica a quello di desiderio nel primo periodo cristiano.</span></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/S8FgT1_6A3g?rel=0" frameborder="0" width="445" height="331"></iframe></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">In un articolo datato 16 aprile 2008, intitolato <a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/?p=588" target="_blank"><em>Un&#8217;etica del desiderio indistruttibile</em></a>, assumevo il desiderio stesso come <em>primum</em> assoluto, radice di ogni facoltà e volontà, a partire dall&#8217;espressione di Lacan «L&#8217;unica colpa di un soggetto è di cedere sul suo desiderio»! Come se il punto di intersezione tra desiderio e linguaggio &#8211; è quello che pensavo da anni &#8211; valesse ad indicare l&#8217;<em>origine</em> dell&#8217;individuo, la sua &#8216;nascita&#8217;. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Un primo contributo di chiarezza è venuto da Roberta De Monticelli che ne <em>L&#8217;ordine del cuore. Etica e teoria del sentire</em> dedica al tema una<em> Digressione sul desiderio</em>: </span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Questa felicità del consentire, nella quale il riconoscimento dell&#8217;altro e la riconoscenza nei suoi confronti è immediatamente anche un sì a se stessi, un gioioso sì a una nuova o rinnovata parte di sé, è indubbiamente un enigma, oltre che un dato così noto a ciascuno. Un dato che ha tanto colpito da essere sempre registrato: ma troppo spesso in modo distorto. Cosa felice è l&#8217;amore, ma perché è felice, anche se quasi sempre è fonte di sofferenza a causa della minaccia costante cui la vita e la felice realizzazione dell&#8217;altro è soggetta? Ed ecco che, per spiegare questo enigma, si è erroneamente identificato l&#8217;amore con il desiderio, cioè <em>non</em> con la <em>rivelazione di un maggior essere</em> &#8211; ovvero la manifestazione, nel risvegliarsi di strati non ancora o non più desti di sensibilità, di un proprio potenziale di vita, conoscenza e azione che si ignorava di avere. Non dunque con quello che l&#8217;amore è. Ma con il suo contrario: con la pervicace, sinuosa, fastidiosa oppure esplosiva <em>assenza d&#8217;essere</em>, quale si manifesta nel modo della tendenza, cioè dell&#8217;appetito, del desiderio: <em>bisogno</em>, <em>domanda</em>, <em>fame</em>, <em>libido</em>, <em>tensione al soddisfacimento</em>, <em>pulsione</em>. La felicità non sarebbe che la speranza o l&#8217;attesa della soddisfazione del desiderio, e in questo modo sarebbe anzi il desiderio stesso che si leva. Eppure questa sembra una negazione dell&#8217;evidenza. Il desiderio insoddisfatto, e tutto quello che si porta dietro &#8211; inquietudine, preoccupazione, ansietà, affanno, brighe, conflitti &#8211; sembra il contrario esatto del felice consentire. <br />Il desiderio &#8211; questa eterna obiezione a consentire veramente all&#8217;esistenza altrui e alla propria, quest&#8217;obiezione costante alla gratitudine. Questa vera radice degli infiniti negoziati e delle infinite guerre di acquisizione che bisogna attraversare prima di consentire, e il più delle volte infelicemente, <em>obtorto collo</em>, al proprio essere. Questa sola radice di invidia, gelosia &#8211; o, al meglio, emulazione e competizione. <em>Questo polo, nella vita affettiva, opposto a quello del sentire, sempre pronto a contendergli energia vitale.</em> Questo vettore di tendenza e azione che può affinarsi e più si affina, più, forse, ci rende infelici, quando esaurite le attrattive dell&#8217;avere, si volge all&#8217;essere. Il desiderio, anche il desiderio d&#8217;essere &#8211; quello che non si è, che non si è ancora, che non si è più, o che non si è nel tempo &#8211; è perenne dissenso con se stessi e perenne obiezione al sì della gratitudine. Nella quale infine si riassume il felice consentire a sé solo attraverso un altro, quando uno rinuncia a «salvare» la propria vita e «salva», in quel caratteristico modo che ciascuno forse conosce, la riceve dalle mani di un altro. Nella gratitudine è l&#8217;essenza della beatitudine. <br />Il desiderio &#8211; bisognerà cominciare a scalzare questo falso iddio dal suo trono, se vorremo fare un po&#8217; più di luce sui fenomeni della vita affettiva, e sulle ragioni della nostra insipienza e ordinaria infelicità. non è impresa da poco, sullo sfondo della nostra tradizione, anche della migliore. Questo trono, infatti, non è solo quello forse modesto della vulgata psicoanalitica, è forse anche quello maestoso e in certo modo terribile di Agostino e del desiderio d&#8217;essere, del suo&#8230; feroce amore. <br />Non si intenda quindi questa pagina nel senso di una svalutazione di eros, del suo splendore e del suo valore, anche nel senso più corrente di amore fisico. Il «desiderio» di cui qui parliamo è piuttosto l&#8217;elemento tendenziale di tutta l&#8217;affettività, che ha modi e forme estremamente vari &#8211; e che non noi, ma una tradizione rimasta assai influente dopo Freud ha tentato di ricondurre alla sessualità da un lato, e di erigere a fondamento stesso di tutta l&#8217;effettività dall&#8217;altro. Agostino, che non condivide certo il primo punto, con la sua concezione dell&#8217;<em>amor</em> come <em>pondus</em> o forza gravitazionale della creatura invece condivide in certo modo il secondo. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">ROBERTA DE MONTICELLI, <em>L&#8217;ordine del cuore. Etica e teoria del sentire</em>, GARZANTI 2003, pp.176-177 </span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"> La scoperta occasionale di alcuni saggi pubblicati da psicoanalisti in rete mi ha riportato da qualche mese ad approfondire il punto di vista analitico in materia di dipendenze. <br />Tutto è iniziato con i saggi di <a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/?p=11336" target="_blank">Fagnani</a>. <br />Poi ho scoperto <a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/?p=10630" target="_blank">Recalcati</a>, che mi ha condotto a un <a href="http://www.lacan-con-freud.it" target="_blank">sito lacaniano</a> in cui ho ritrovato <a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/?p=12773" target="_blank">il gioco del Fort/Da</a>, rappresentazione emblematica della condizione umana: ciò che c&#8217;è di più originario in noi <a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/?p=9773" target="_blank">non è il desiderio</a>, come è stato affermato in altra parte del sito lacaniano (nel saggio decisivo di <a href="http://www.lacan-con-freud.it/lacaniana/thesaurus/manghi_versagung_lacan_EAR.pdf" target="_blank"><em>Moreno Manghi, Il rifiuto. La </em>Versagung<em> nell&#8217;insegnamento di Lacan</em></a>): </span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">l&#8217;errore è voler dedurre tutto dal desiderio considerato come un elemento puro dell&#8217;individuo &#8211; dal desiderio con quel che comporta come contraccolpi, soddisfazioni e delusioni </span></em><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">(Lacan,</span><em><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"> Seminario IV, </span></em><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">106)</span></strong></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Ho evidenziato il testo con carattere corsivo e neretto, per accentuare ed enfatizzare l&#8217;importanza di questo giudizio, espresso dallo stesso Lacan. Manghi prosegue così: </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">«Al contrario della prospettiva educativa, per Freud <strong>non c&#8217;è all&#8217;origine un desiderio &#8220;puro&#8221; a cui la legge imporrebbe poi delle frustrazioni che ne ridurrebbero le pretese adeguandolo alla misura del possibile: ma il desiderio ha origine proprio dalla Legge che impone la rinuncia</strong>, e se il desiderio, <em>die Begierde</em>, in Freud è degno del suo nome, è proprio perché non rinuncia mai, ma anzi permane irriducibilmente proteso alla ricerca dell&#8217;impossibile, al di là di ogni possibile frustrazione».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Nella sezione Clinica del sito <em>lacan-con-freud</em> si legge: </span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">La psicoanalisi, in quanto freudiana, riconosce tre grandi strutture della clinica: LA NEVROSI, LA PSICOSI, LA PERVERSIONE, ciascuna determinata dal modo in cui il soggetto evita di confrontarsi con la castrazione, ossia, rispettivamente: la <strong>Verdrängung</strong> (&#8220;rimo- zione&#8221;), la <strong>Verwerfung</strong> (&#8220;preclusione&#8221;) la <strong>Verleugnung</strong> (&#8220;rinnegamento&#8221;). <br />Rimane aperta l&#8217;esplorazione della struttura clinica della &#8220;psicopatologia precoce&#8221; (autismo e handicap della prima infanzia), e la questione di veri-ficare se l&#8217;anoressia, la &#8220;tossicodi- pendenza&#8221;, e più generalmente i co-siddetti &#8220;nuovi sintomi&#8221;, corrispondano effettivamente a delle strutture cliniche a se stanti o non siano delle (tras)for- mazioni sintomatiche comunque ricon- ducibili alla nosografia freudiana &#8220;classica&#8221;.</span></p>
</blockquote>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/ritratti-del-desiderio2.png"><img class="alignleft size-full wp-image-14305" title="ritratti-del-desiderio" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/ritratti-del-desiderio2.png" alt="" width="185" height="283" /></a>Proprio oggi è in uscita l&#8217;opera di <a href="http://www.raffaellocortina.it/novita_scheda.asp?idlibro=1463&amp;data=201201" target="_blank">MASSIMO RE- CALCATI, <em>Ritratti del desi- derio</em>, RAFFAELLO CORTI- NA EDITORE, pagine 190, € 14,00</a>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">INDICE<br />PARTE PRIMA &#8211; GALLERIA DEL DESIDERIO<br />Ritratti del desiderio<br />L&#8217;esperienza del desiderio<br />Primo ritratto: il desiderio invidioso<br />Secondo ritratto: il desiderio dell&#8217;Altro<br />Terzo ritratto: il desiderio e l&#8217;angoscia<br />Quarto ritratto: il desiderio di niente<br />Quinto ritratto: il desiderio di godere<br />Sesto ritratto: il desiderio dell&#8217;Altrove<br />Settimo ritratto: il desiderio sessuale<br />Ottavo ritratto: il desiderio amoroso<br />Nono ritratto: il desiderio puro o il desiderio di morte<br />Decimo ritratto: il desiderio dell&#8217;analista<br />PARTE SECONDA &#8211; IL MIO LACAN<br />Breve ritratto di Jacques Lacan<br />I paradossi del desiderio<br />- Il mio incontro con Lacan<br />- Non cedere sul proprio desiderio<br />- Tacere l&#8217;amore<br />- Leggere Lacan<br />- Desiderio e godimento</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Dall&#8217;<a href="http://ciaomondoyeswecan.myblog.it/archive/2012/01/21/intervista-a-massimo-recalcati-sui-ritratti-del-desiderio.html" target="_blank">intervista</a> da lui rilasciata il 18 gennaio, in cui segue il testo integrale dell&#8217;intervista rilasciata a Luciana Sica e comparsa su <em>la Repubblica</em> del 17 gennaio, emerge che </span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">il desiderio non è semplicemente la tensione verso l’oggetto desiderato ma è la forza che “apre” l’universo di senso che ci costituisce. Quell’universo “impossibile” che è l’inconscio Reale. L&#8217;inconscio in quanto in-conoscibile che ci &#8220;abita&#8221; e ci plasma prima di qualsiasi articolazione rappresentativa che contempli l&#8217;essere.</span></em></p>
</blockquote>
<hr />
<p style="text-align: justify;"> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il nostro compito</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 05:39:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Martedì 24 gennaio 2012 CAMMINARSI DENTRO (338): Il nostro compito Che si trat- tasse di mani capaci di sol- levarci al di sopra dell&#8217;im- mortale volga- rità umana non c&#8217;era al- cun dubbio. Che quelle mani, poi, fossero più leggere di ali d&#8217;angelo era nei nostri voti. Che addirittura l&#8217;anima, librata in volo, potesse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Martedì 24 gennaio 2012</span></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">CAMMINARSI DENTRO (338): Il nostro compito</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/foto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-14259" title="foto" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/foto-275x300.jpg" alt="" width="275" height="300" /></a></span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 14px;">Che si trat- tasse di mani capaci di sol- levarci al di sopra dell&#8217;im- mortale volga- rità umana non c&#8217;era al- cun dubbio. <br />Che quelle mani, poi, fossero più leggere di ali d&#8217;angelo era nei nostri voti. <br />Che addirittura l&#8217;anima, librata in volo, potesse riposare finalmente pacificata nella più eterea e impalpabile regione del cielo ci era stato annunciato da viandanti esperti di quelle regioni. <br />Resta solo il dubbio che si tratti del crepuscolo della sera o del crepuscolo del mattino. Provvederanno, in ogni caso, le ali fornite da tutti coloro che ci amano a lenire il dolore dei nostri dubbi. Abbiamo imparato a non interrogare più il cielo e a sfidarlo con la nostra incredulità. A quelle mani soltanto occorre dire finalmente sì. L&#8217;attesa è finita.</span></em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Si potrebbe anche dire che per quanto dolorosa sia l&#8217;esperienza dell&#8217;abbandono va vissuta con dignità, con un sentimento adulto delle cose: non costituisce soltanto una prova di ciò che chiamo &#8216;esatto sentire&#8217; &#8211; cioè della &#8216;necessità&#8217; di corrispondere con strumenti adeguati alla sfida della realtà &#8211; l&#8217;accettazione del mero dato di fatto, senza ulteriori tentativi di rilanciare l&#8217;illusione che possa esserci concessa un&#8217;altra <em>chance</em>. L&#8217;elaborazione della nuova condizione non richiede il lavoro della memoria o la cura dei contenuti di pensiero, per intervenire sulle emozioni e trasformarle in altra cosa da quello che sono. Lo stesso sentimento non può essere manipolato a proprio piacimento, dopo aver sentito, cioè percepito le qualità di valore positive di una persona per qualche decennio. Ciò che ha avuto ai nostri occhi pregio non può essere trasformato nel suo contrario, per non soffrire! </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Il bello è proprio questo: se prima abbiamo sofferto per non essere stati a lungo ricambiati, ora bisogna soffrire per vivere con dignità e fierezza l&#8217;abbandono! Altro non è dato fare. In mancanza di riconoscimenti, non disponiamo di un interlocutore disposto a sostenere ancora la parvenza di dialogo che non c&#8217;è più. <br />Il conflitto permanente e la litigiosità, infatti, non sono la migliore riprova del fatto che nessuna intesa è più possibile? E se ci troviamo di fronte a una intransitabile utopia, perché immaginare che di altro di tratti?<br /><em>Il beneficio d&#8217;inventare</em> non ha più efficacia sull&#8217;altro. Metafora e allegoria non funzionano più. Resta lo <em>spirito di litote</em> a sostenere il compito eroico di trasformare la ferita d&#8217;amore in punto di innesto per nuove ali, giacché si tratta proprio qui di sollevarsi al di sopra del quotidiano affanno e del vano sproloquiare insieme su ciò che poteva esser fatto e non è stato più fatto da anni. Al culmine dell&#8217;incomprensione, niente corrisponde più a ciò che abbiamo vissuto.<br />In presenza della rinuncia alla metafora, la dura realtà delle cose &#8211; quando siamo stati privati della nostra trascendenza nella percezione che l&#8217;altro ha di noi &#8211; ci vede cosa tra le cose, non più presenza, vera presenza. Nessuna <em>ek-stasis</em> è più possibile. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Il linguaggio deve attenersi scrupolosamente alle mutate condizioni della comunicazione. Se ancora di più occorre inchinarsi di fronte alla realtà, sarà ora per ringraziare del bene ricevuto e fare del lungo addio da consumare un&#8217;occasione per non trasformare la gratitudine e la riconoscenza in vuoto rito esteriore: meglio assentarsi allora, abbandonare la scena frettolosamente, per nascondere sentimenti che siano diversi da quelli che vado descrivendo. Perché il sentimento in noi che resta privo del suo &#8216;oggetto&#8217; non arrivi a misconoscere la realtà del soggetto che vi corrisponde è importante che &#8216;non tremi il cuore&#8217;, che la voce sia ferma, da nulla appannata. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Il turbamento che pure interviene a segnare il venir meno delle file di continuità che ci hanno resi felici può far ondeggiare la nostra mente. <br />La sensazione &#8211; efficacemente descritta da Kafka &#8211; di &#8216;mal di mare in terra ferma&#8217; è ineliminabile. Durerà fin quando è destino che duri. <br />L&#8217;ordine del cuore è scosso dal declino della luce. <br />La tonalità fondamentale del nostro umore è orientata ormai verso la tetraggine. E non è più la bella malinconia d&#8217;amore dei tempi dell&#8217;innamoramento e del tempo lungo dell&#8217;amore. <br />Di epicedio si tratta. Non preludio o interludio, ormai! La presenza residuale sulla scena fa parte di quel tipo di eventi che bisogna correttamente interpretare. Mentre ci inchiniamo, dobbiamo indietreggiare, come fa accortamente l&#8217;attore sulla scena, che ripetutamente si affaccia a ringraziare, per guadagnare ogni volta l&#8217;uscita di scena all&#8217;indietro. Con passi misurati e aggraziati, come si addice a chi lungamente ha occupato la scena stessa. <br />Resta l&#8217;eco degli applausi a frastornare ancora un po&#8217; l&#8217;interprete, fino a che anche quell&#8217;eco si sarà spenta e le luci gli indicheranno invano la platea ormai vuota.</span></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"> </p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Devi saperti immergere, devi imparare,<br /> un giorno è gioia e un altro giorno obbrobrio,<br /> non desistere, andartene non puoi<br /> quando è mancata all&#8217;ora la sua luce.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Durare, aspettare, ora giù a fondo,<br /> ora sommerso ed ora ammutolito,<br /> strana legge, non sono faville,<br /> non soltanto &#8211; guardati attorno:</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">la natura vuol fare le sue ciliegie<br /> anche con pochi bocci in aprile<br /> le sue merci di frutta le conserva<br /> tacitamente fino agli anni buoni.</span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Nessuno sa dove si nutrono le gemme,<br /> nessuno sa se mai la corolla fiorisca &#8211; <br /> durare, aspettare, concedersi,<br /> oscurarsi, invecchiare, aprèslude.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">GOTTFRIED BENN </span></p>
</blockquote>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">  </span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Errante radice</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 08:48:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>
		<category><![CDATA[I paradossi dell'esperienza]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ 27 gennaio &#8211; Giornata della memoria CAMMINARSI DENTRO (337): Errante radice Ho voluto inserire in questa Rubrica i post che precedono perché non li considero contributi alla riflessione e basta. Esprimo in questi giorni sentimenti antichi, che hanno accompagnato tutta la mia vita. Gli ultimi materiali &#8211; i video, che ho registrato io, degli incontri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">27 gennaio &#8211; Giornata della memoria</span></span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">CAMMINARSI DENTRO (337): Errante radice</span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Ho voluto inserire in questa Rubrica i post che precedono perché non li considero contributi alla riflessione e basta. Esprimo in questi giorni sentimenti antichi, che hanno accompagnato tutta la mia vita. Gli ultimi materiali &#8211; i video, che ho registrato io, degli incontri con tre sopravvissuti &#8211; sono la riprova di un interesse che è vivo in me dagli anni dell&#8217;Università. Allora mi convinsi dell&#8217;urgenza di verificare la natura del mio nome, perché sapevo di ebrei romani che si chiamano De Ritis: cercavo una radice ebraica in me. Purtroppo, sono riuscito a risalire solo fino al nonno di mio padre, di cui anche mio padre mi aveva parlato: si trattava di un &#8216;trovatello&#8217;, lasciato davanti alla porta della canonica&#8230; Restava da chiarire perché il Parroco avesse attribuito al bambino quel cognome. Mi sembrò suggestivo il pensiero che si trattasse di un ebreo, che si chiamava magari in altro modo, ma che indusse il Parroco a dargli un nome che ricordasse le sue &#8216;origini&#8217;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Quell&#8217;esile filo in me non si è mai spezzato. Senza farne mai parola con nessuno, ho coltivato un sentimento di appartenenza che non poteva avere riscontri, e che forse era privo di fondamento nella realtà, ma che mi dava un senso della realtà del tutto speciale. Ripercorrere le &#8216;tappe&#8217; dell&#8217;esplorazione della cultura ebraica, in cerca di luoghi in cui rintracciare semi si sapienza, sarebbe lungo e difficile ora, perché si tratta di un cammino che dura da oltre quarant&#8217;anni. Mi basta l&#8217;approdo rappresentato di un&#8217;immagine trovata in Cacciari: <a href="http://breakingrainmovie-marcoserrani.blogspot.com/2010/09/errante-radice.html" target="_blank"><em>errante radice</em></a>. E&#8217; un&#8217;espressione potente, che riassume un &#8216;paradosso dell&#8217;esperienza&#8217;. A parte, la &#8216;matrice&#8217; ebraica da cui essa proviene, rende con efficacia unica l&#8217;idea di un consistere ben saldo &#8211; pur sempre di radice parliamo! -, che non trova il suo approdo e il suo compimento in un <em>dove</em> definitivo. Stare qui è bello, ma siamo sempre chiamati altrove. Abbiamo dato un nome alle cose, ma non possiamo smettere di cercare le ragioni che spingono i nostri &#8216;vicini&#8217; a cercare ancora. In esodo dallo spirito del tempo &#8211; nave senza timoniere, ormai! -, vorremmo consistere in un terra senza confini, o con confini labili, privi di filo spinato e di soldati, ormai inutili perché coloro che abitano di qua e di là hanno trovato le ragioni necessarie per rendere omaggio alla terra, senza la capacità di ricordare i torti subiti e preoccupati solo di essere fedeli alla terra.<br />Se ogni Patria è Patria per qualcuno, è urgente imparare a sentire che viviamo sotto un unico cielo e che, per quanti sforzi faremo, non riusciremo mai a diviverlo, per ritagliarne una fetta solo per noi!</span></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"> </span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Incontro-testimonianza con tre sopravvissuti della Shoah nel Liceo Scientifico Leonardo da Vinci di Sora</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 23:13:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ 27 gennaio &#8211; Giornata della memoria CAMMINARSI DENTRO (336): Incontro-testimonianza con tre sopravvissuti della Shoah nel Liceo Scientifico Leonardo da Vinci di Sora * Incontro-testimonianza con tre sopravvissuti della Shoah: PIERO TERRACINA (Sora, 10.12.2007) * Incontro-testimonianza con tre sopravvissuti della Shoah: SAMUEL MODIANO (Sora, 15.1.2008) * Incontro-testimonianza con tre sopravvissuti della Shoah: SHLOMO VENEZIA (Sora, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">27 gennaio &#8211; Giornata della memoria</span></span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">CAMMINARSI DENTRO (336): Incontro-testimonianza con tre sopravvissuti della Shoah nel Liceo Scientifico <em>Leonardo da Vinci </em>di Sora</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">*</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Incontro-testimonianza con tre sopravvissuti della Shoah: PIERO TERRACINA (Sora, 10.12.2007) <iframe src="http://www.youtube.com/embed/ig4t5m-7fH0?rel=0" frameborder="0" width="445" height="331"></iframe></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">*</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Incontro-testimonianza con tre sopravvissuti della Shoah: SAMUEL MODIANO (Sora, 15.1.2008)<iframe src="http://www.youtube.com/embed/Q9PmWxVsXAE?rel=0" frameborder="0" width="445" height="331"></iframe></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">*</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Incontro-testimonianza con tre sopravvissuti della Shoah: SHLOMO VENEZIA (Sora, 12.2.2008)<iframe src="http://www.youtube.com/embed/pOLXcnbtycs?rel=0" frameborder="0" width="445" height="331"></iframe></span></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Cercavo te nelle stelle</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 12:13:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata della memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Levi]]></category>
		<category><![CDATA[Shoah]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ 27 gennaio &#8211; Giornata della memoria CAMMINARSI DENTRO (335): Cercavo te nelle stelle Cercavo te nelle stelle / quando le interrogavo bambino. / Ho chiesto te alle montagne, / ma non mi diedero che poche volte / solitudine e breve pace. / Perché mancavi, nelle lunghe sere / meditai la bestemmia insensata / che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">27 gennaio &#8211; Giornata della memoria</span></span></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">CAMMINARSI DENTRO (335): <em>Cercavo te nelle stelle</em></span></strong></p>
<p><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/primo_levi.jpg"><img class="alignleft  wp-image-14219" title="primo_levi" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/primo_levi-207x300.jpg" alt="" width="166" height="240" /></a></span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Cercavo te nelle stelle / quando le interrogavo bambino. / Ho chiesto te alle montagne, / ma non mi diedero che poche volte / solitudine e breve pace. / Perché mancavi, nelle lunghe sere / meditai la bestemmia insensata / che il mondo era uno sbaglio di Dio, / io uno sbaglio del mondo. / E quando, davanti alla morte, / ho gridato di no da ogni fibra, / che non avevo ancora finito, / che troppo ancora dovevo fare, / era perché mi stavi davanti, / tu con me accanto, come oggi avviene, / un uomo una donna sotto il sole. / Sono tornato perché c&#8217;eri tu.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">11 febbraio 1946</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Questa poesia è dedicata a una donna, Lucia Morpurgo, compagna di tutta la sua vita, che Levi sposerà l&#8217;anno dopo.</span></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ricordare Hannah Arendt</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 11:59:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ 27 gennaio &#8211; Giornata della memoria CAMMINARSI DENTRO (334): Ricordare Hannah Arendt Non ho mai dubi- tato che ci dovesse essere qualcuno co- me Lei, ma ora Lei c&#8217;è realmente, e la mia gioia straordi- naria per questo durerà sempre. - Lettera di Ingeborg Bachmann a Han- nah Arendt, 16 ago- sto 1962  ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">27 gennaio &#8211; Giornata della memoria</span></span></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">CAMMINARSI DENTRO (334): Ricordare Hannah Arendt</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/Hannah_Arendt1.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-14202" title="Hannah_Arendt1" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/Hannah_Arendt1-178x300.gif" alt="" width="178" height="300" /></a></span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;"><em>Non ho mai dubi- tato che ci dovesse essere qualcuno co- me Lei, ma ora Lei c&#8217;è realmente, e la mia gioia straordi- naria per questo durerà sempre.</em> - Lettera di Ingeborg Bachmann a Han- nah Arendt, 16 ago- sto 1962</span></p>
</blockquote>
<hr />
<p style="text-align: justify;"> </p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>A pochissimi spiriti è dato scoprire che le cose e gli esseri esistono. Fin dalla mia infanzia non desidero altro che averne ricevuto, prima di morire, la piena rivelazione.</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 11:10:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giornata della memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Shoah]]></category>
		<category><![CDATA[Simone Weil]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ 27 gennaio &#8211; Giornata della memoria CAMMINARSI DENTRO (333): A pochissimi spiriti è dato scoprire che le cose e gli esseri esistono. Fin dalla mia infanzia non desidero altro che averne ricevuto, prima di morire, la piena rivelazione Ricordare Simone Weil &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">27 gennaio &#8211; Giornata della memoria</span></span></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">CAMMINARSI DENTRO (333): <em>A pochissimi spiriti è dato scoprire che le cose e gli esseri esistono. Fin dalla mia infanzia non desidero altro che averne ricevuto, prima di morire, la piena rivelazione</em></span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Ricordare Simone Weil</span></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/YkMBcRf9_1w?rel=0" frameborder="0" width="445" height="331"></iframe></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Devi saper sopportare il dolore</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 10:21:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>
		<category><![CDATA[Etty Hillesum]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata della memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Shoah]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ 27 gennaio &#8211; Giornata della memoria CAMMINARSI DENTRO (332): Devi saper sopportare il dolore Da una lettera di Etty Hillesum ad un&#8217;amica i cui figli sono stati uccisi in campo di concentramento Devi saper sopporta- re il dolore; anche se il dolore ti schiaccia, sarai capace di rial- zarti ancora, perché l&#8217;essere umano è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">27 gennaio &#8211; Giornata della memoria</span></span></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">CAMMINARSI DENTRO (332): Devi saper sopportare il dolore</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Da una lettera di Etty Hillesum ad un&#8217;amica i cui figli sono stati uccisi in campo di concentramento</span></p>
<p><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/390398_2602281980708_1364605972_32994743_732241174_n.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14179" title="390398_2602281980708_1364605972_32994743_732241174_n" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/390398_2602281980708_1364605972_32994743_732241174_n.jpg" alt="" width="207" height="228" /></a></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;"><em>Devi saper sopporta- re il dolore; anche se il dolore ti schiaccia, sarai capace di rial- zarti ancora, perché l&#8217;essere umano è così forte, e il tuo dolore deve diventare per così dire parte inte- grante di te, parte del tuo corpo e della tua anima; non c&#8217;è bisogno che tu scappi da lui, portalo in te, ma da adulta. Non trasformare i tuoi sentimenti in odio, non cercare vendetta a spese di tutte le madri tedesche, perché anche loro soffrono per i loro figli trucidati ed uccisi. Fornisci al dolore dentro di te lo spazio e il rifugio che merita, perché se ognuno accetta quello che la vita gli impone con onestà, lealtà e maturità, forse il dolore che riempie il mondo si placherà. Ma se non prepari un rifugio accogliente per il tuo dolore, e invece riservi più spazio dentro di te all&#8217;odio e ai pensieri di vendetta &#8211; dai quali sorgeranno nuovi dolori per altri &#8211; allora il dolore non cesserà nel mondo, ma sarà moltiplicato. E se avrai dato al dolore lo spazio che le sue nobili origini richiedono, allora potrai veramente dire: la vita è bellla e così ricca! Tanto bella e ricca che potrebbe farti credere in Dio.</em></span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Poco più di un anno dopo aver scritto queste parole Etty stessa morirà ad Auschwitz, a 29 anni.</span></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"> </p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il Protocollo della riunione segreta in cui, il 20 gennaio 1942, fu decisa la &#8216;soluzione finale&#8217;.</title>
		<link>http://www.gabrielederitis.it/wordpress/21/01/2012/protocollo-soluzione-finale/</link>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 10:06:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ 27 gennaio &#8211; Giornata della memoria CAMMINARSI DENTRO (331): Il Protocollo della riunione segreta in cui, il 20 gennaio 1942, fu decisa la &#8216;soluzione finale&#8217; (dal quotidiano la Repubblica del 5 gennaio 2012) «BERLINO &#8211; Esiste ancora una copia del protocollo della riunione segreta in cui, il 20 gennaio 1942, alti ufficiali delle SS [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">27 gennaio &#8211; Giornata della memoria</span></span></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">CAMMINARSI DENTRO (331): Il Protocollo della riunione segreta in cui, il 20 gennaio 1942, fu decisa la &#8216;soluzione finale&#8217;</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">(dal quotidiano <em>la Repubblica</em> del 5 gennaio 2012) <br />«BERLINO &#8211; Esiste ancora una copia del protocollo della riunione segreta in cui, il 20 gennaio 1942, alti ufficiali delle SS e dignitari d&#8217;alto rango del Partito nazionalsocialista (Nsdap) e dell&#8217;ammi- nistrazione del Terzo Reich discussero e organizzarono con precisione e metodicità industriale il genocidio del popolo ebraico. Per decenni, è stato custodito come documento storico negli archivi dello Auswaertiges Amt, il ministero degli Esteri tedesco. Il documento fu trovato per caso, dopo la disfatta dell&#8217;Asse, da ufficiali delle forze armate americane, e consegnato ai giudici del processo di Norimberga, la grande istruttoria degli Alleati contro i criminali nazisti. Fu più volte fotocopiato e riprodotto in testi storici e scolastici, ma si pensava che l&#8217;originale non esistesse più. Invece eccolo qui: in quelle 15 pagine dattiloscritte ingiallite dal tempo, pubblicate da Welt online (edizione digitale del quotidiano liberalconservatore vicino al governo Merkel) oggi tutti, soprattutto i giovani, possono ritrovare la prova schiacciante della Shoah. E&#8217; l&#8217;ennesima smentita ai negazionisti, ai nostalgici e agli storici revisionisti che spudoratamente affermano che l&#8217;Olocausto sarebbe stato inventato a posteriori dai vincitori della seconda guerra mondiale (Usa, Regno Unito, Urss, la Polonia del governo in esilio a Londra, la Francia libera di De Gaulle e i molti Paesi e movimenti di resistenza loro alleati). Nossignore: tutto vero, confermato ancora una volta dalla lettura di quell&#8217;ag- ghiacciante documento.»</span></span></p>

<a href='http://www.gabrielederitis.it/wordpress/21/01/2012/protocollo-soluzione-finale/img_1300/' title='IMG_1300'><img width="150" height="150" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/IMG_1300-150x150.png" class="attachment-thumbnail" alt="IMG_1300" title="IMG_1300" /></a>
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		<title>Tutte le voci di un dolore che non è mai passato</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 14:03:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ 27 gennaio &#8211; Giornata della memoria CAMMINARSI DENTRO (330): Tutte le voci di un dolore che non è mai passato Dizionario dell&#8217;Olocausto A cura di Walter Laqueur, Collana Piccole Grandi Opere EINAUDI, pp. XXXIV &#8211; 934 &#8211; € 30 &#8211; Questo dizionario è il lavoro collettivo di oltre cento autori di undici paesi, con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">27 gennaio &#8211; Giornata della memoria</span></span></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">CAMMINARSI DENTRO (330): Tutte le voci di un dolore che non è mai passato</span></strong></p>
<p><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/Dizionario-dellOlocausto.jpg"><img class="alignleft  wp-image-14138" title="Dizionario dell'Olocausto" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/Dizionario-dellOlocausto-758x1024.jpg" alt="" width="437" height="590" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dizionario dell&#8217;Olocausto</em> A cura di Walter Laqueur, Collana Piccole Grandi Opere EINAUDI, pp. XXXIV &#8211; 934 &#8211; € 30 &#8211; Questo dizionario è il lavoro collettivo di oltre cento autori di undici paesi, con l&#8217;aggiunta di saggi specifici dedicati alla peculiare situazione italiana.</p>
<p> <a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/Einaudi-Dizionario-dellOlocausto.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14145" title="Einaudi - Dizionario dell'Olocausto" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/Einaudi-Dizionario-dellOlocausto.jpg" alt="" width="250" height="350" /></a></p>
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		<title>CAMMINARSI DENTRO (329): Il volto interno</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 09:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Domenica 15 gennaio 2012 L’amore, inteso qui come sentimento rela- zionale elettivo e non solo, è un incon-dizionato consentire all’esistenza di una determinata persona non perché abbia particolari qualità ma perché è quella persona. &#8211; MARA DELL&#8217;UNTO Secondo Vladimir Jankélévitch, «si può vivere senza filosofia, senza musica, senza gioia e senza amore. Ma mica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Domenica 15 gennaio 2012</span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;"><em>L’amore, inteso qui come sentimento rela- zionale elettivo e non solo, è un incon-dizionato consentire all’esistenza di una determinata persona non perché abbia particolari qualità ma perché è quella persona.</em> &#8211; MARA DELL&#8217;UNTO</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Secondo Vladimir Jankélévitch, «si può vivere senza filosofia, senza musica, senza gioia e senza amore. Ma mica tanto bene». <br />C&#8217;è da dire che non si può avere tutto dalla vita! E&#8217; importante, allora, fare in modo che almeno la filosofia e la musica non manchino mai, perché insegnano a vivere, cioè a capire e a comprendere. La prima insegna a conoscere il mondo, la seconda aiuta a sopportare il dolore. Ma il potere più grande sul dolore proviene dalla filosofia stessa. Il bene più grande è la conoscenza. <br />Anche l&#8217;amore è oggetto di conoscenza. C&#8217;è chi preferisce ridurlo a bene incondizionato e autentico, come se fosse sempre così! come se bastasse &#8216;starci dentro&#8217; per poter dire &#8216;amore&#8217;! Chi ragiona così, chi cioè si riduce a subire tutto ciò che viene dal cosiddetto amore, passerà poi il tempo a cercare invano di far funzionare ciò che dovrebbe funzionare e basta. Se l&#8217;amore non funziona, non è. E&#8217; altra cosa. Qualunque altra cosa sia ciò che non è possibile chiamare amore non merita considerazione. Solo il Bene è degno di considerazione. <br />Naturalmente, ci acconciamo tutti a vivere allegramente anche in stato di cattività, ma di cattività si tratta. Possiamo anche amare per decenni una persona che passa il tempo a farci l&#8217;analisi del sangue, ma di fronte avremo sempre e soltanto una persona  dedita al controllo al microscopio della presenza di granelli di polvere sulla nostra giacca per accertarne la provenienza. <br />La stupidità uccide l&#8217;amore. Alla fine. Quando, dopo aver lungamente amato la stupidità di una persona e averla perdonata mille volte al giorno, si comprenderà che non ha molto senso continuare ad aspettare che essa, a sua volta, comprenda. Per definizione, gli stupidi non capiscono.<br />A che vale l&#8217;amore &#8216;cieco&#8217;, cioè non ricambiato? Ci affanniamo a spiegare, spiegare, spiegare; giustificare, giustificare, giustificare&#8230; Gli errori si pagano, e si pagano con prezzi sempre molto alti. Chi è convinto che non si possa mai dimenticare fa coincidere con l&#8217;impossibilità di dimenticare l&#8217;impossibilità di perdonare, come se perdonare comportasse di necessità anche dimenticare. <br />Mai nessuno ha teorizzato l&#8217;impossibilità del perdono. La sua possibilità dipende dalla nostra capacità di donare ancora tempo e vita e racconti. E questo non significa, nello stesso tempo, dimenticare. <br />Se il perdono fosse facile, tutti lo chiederebbero e lo otterrebbero rapidamente, senza fatica. Basterebbe chiedere. E c&#8217;è chi lo concede facilmente. C&#8217;è chi sopporta tutto senza mai chiedere risarcimenti per il male subito. Ma c&#8217;è anche chi è incapace di perdonare. C&#8217;è chi si porta dentro il ricordo vivo dei torti subiti negandosi all&#8217;amore. E&#8217; forse proprio di fronte a persone del genere che non ha molto senso passare la vita ad aspettarsi un perdono che non arriverà mai, e che magari sarà reso ancor più improbabile dall&#8217;accumularsi dei fraintendimenti e delle incomprensioni che la vita ci dispensa ad ogni piè sospinto. <br />Può una persona perennemente insoddisfatta e in lite con la vita aprirsi alla nostra mite presenza e riconoscere la serietà delle nostre intenzioni, la stabilità dei nostri propositi, l&#8217;autenticità dei nostri affetti? Chi è portato a perdersi sempre nei dettagli e a pretendere che tutto sia sempre sotto controllo e che tutto sia sempre trasparente e corrisponda alla propria pretesa di verità, non andrà mai all&#8217;appuntamento dell&#8217;amore con il cuore aperto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/?p=10388" target="_blank">Mara Dell&#8217;Unto</a> descrive così </span></p>
<p><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/lazzaro.jpg"><img class="alignleft  wp-image-14128" title="lazzaro" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/lazzaro-300x277.jpg" alt="" width="240" height="222" /></a></p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Il volto interno dell’amore </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Da quanto detto finora è chiaro che un qualche ordine assiolo- gico si instaura solo quando ci è data una possi-bilità di gioire non solo per le sensazioni piacevoli o lo stato di benessere, ma quando si attiva lo strato dei sentimenti che è ulteriore, più profondo, rispetto a quelli sensoriali o vitali. E questo diventa possibile solo quando diventiamo capaci di sentire il valore assoluto di un’altra esistenza come tale; solo allora si attivano gli strati più profondi dell’affettività, quelli in grado di cogliere le differenze di valore del reale, avviene la maturazione personale che qui facciamo coincidere con la precisione del cuore. Di norma, ciò avviene perché siamo stati per primi oggetto d’amore da parte di qualcuno e quando ciò non è avvenuto, sviluppare la capacità d’amare diventa un esercizio estremamente faticoso, spesso superiore alle nostre forze. L’amore come sentimento che attiva uno strato personale del sentire, matrice di risposte che strutturano un ethos individuale, ci introduce al nesso tra la formazione di noi e l’apertura al valore del reale. Faccio un esempio: se non si sente che il desiderio di maggior benessere economico non vale la morte di un genitore o di un coniuge, sicuramente non è stato possibile attivare alcuna strutturazione assiologia del reale e non basta derubricare questi come casi di follia. Dostoevskij in Delitto e castigo coglie il vero – come sempre, aggiungiamo – quando consegna all’assassino di una vecchia spilorcia, per mano della prostituta Sonia, il brano di Giovanni sulla resurrezione di Lazzaro: ciò che deve risorgere è la possibilità di una vita personale, di una capacità di sentire che passa per l’assunzione delle proprie responsabilità, unica via di scampo da una morte per disseccamento interiore.</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>CAMMINARSI DENTRO (328): Aprirsi a nuove evidenze</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 22:57:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Domenica 15 gennaio 2012 Non basta avere le cose davanti agli occhi per poter dire di aver visto. Ancor più difficile ammettere di aver compreso (accettato) ciò che si è sentito.Tra le forme più eroiche di non accettazione della realtà c&#8217;è da annoverare senz&#8217;altro l&#8217;attitudine maschile a trovare in ogni manifestazione della propria donna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Domenica 15 gennaio 2012</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Non basta avere le cose davanti agli occhi per poter dire di aver visto. Ancor più difficile ammettere di aver compreso (accettato) ciò che si è sentito.<br />Tra le forme più eroiche di non accettazione della realtà c&#8217;è da annoverare senz&#8217;altro l&#8217;attitudine maschile a trovare in ogni manifestazione della propria donna una spiegazione favorevole, anche in presenza di un rifiuto secco e definitivo. Se poi si tratta di altra donna, le torsioni che si fanno subire alla lingua &#8211; e alla logica &#8211; per poter dimostrare l&#8217;indimostrabile rasentano la comicità.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Ciò che risulta più oscuro nella sua evidenza è ciò che non possiamo accettare, perché talmente inaudito e inverosimile che non se ne accetta il significato palese. L&#8217;evidenza perde i suoi caratteri di incontrovertibilità e chiarezza tutte le volte che ci concediamo un&#8217;altra possibilità, anche senza fondamento. E&#8217; sufficiente piegare lo sguardo all&#8217;indietro, per riandare all&#8217;evento che ci convince dell&#8217;assurdità di ciò che ci si para davanti agli occhi oggi. E se tra le cose passate ormai ce n&#8217;è una di cui siamo assolutamente certi, ci imbarchiamo in dispute imprudenti e insistenti che dovrebbero mirare a far ammettere che le cose sono andate esattamente come fa comodo a noi. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Ormai non ha più senso stare a pesare e misurare il grado di verità che hanno fatti e detti, ma chi vorrà rinunciare a segnare un punto ancora a proprio favore? perché non c&#8217;è altro a cui aggrapparsi per dare respiro a ciò che agonizza e langue!</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Siamo convinti del fatto che se passerà che abbiamo ragione su un punto, si riapriranno scenari positivi, si disporrà di una base nuova su cui far poggiare nuove certezze, significati condivisi&#8230; Ma il fatto è che anche dall&#8217;altra parte si combatte la guerra di civiltà che ha di mira solo l&#8217;annientamento del nemico! Nessuna concessione può esser fatta proprio perché costituirebbe un varco attraverso il quale passerebbero altre &#8216;ragioni&#8217; da spendersi al mercato della riconciliazione. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Quella piazza, però, è vuota. E non c&#8217;è sportello che possa valere per farci da giudice nelle nostre controversie quotidiane. Se pure da esse dipende il seguito della nostra storia, siamo soli. In realtà, non possiamo appellarci a nessuno. Nessuna tregua invocare.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Di tutte le possibilità di azione che abbiamo di fronte ce n&#8217;è una sola che andrebbe percorsa sempre. E&#8217; quella di chi arretra, si astiene, resta in silenzio a contemplare lo spettacolo delle macerie che si mostrano ai suoi piedi, come se la realtà si fosse coalizzata tutta per mostrarci in una sola volta ciò che ci siamo rifiutati di vedere e di ascoltare a lungo.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Apprendere dall&#8217;esperienza è la cosa più difficile. Eppure, senza cadere nella tendenza a ripetere gli stessi errori, dobbiamo contemplare lo spettacolo che si mostra nella sua dura realtà e riconoscere che di realtà si tratta. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Tra &#8216;verità&#8217; e &#8216;realtà&#8217; ho sempre preferito la seconda. A che vale rivendicare questa o quella verità e lasciarsi sfuggire l&#8217;occasione per una più compiuta e vera comprensione della realtà? Se la verità di un fatto non basta più per salvare una relazione sentimentale compromessa, non sarà più saggio attenersi alla realtà, anche alla realtà deformata che si è venuta a determinare e in cui non riusciamo a riconoscerci? Se accettare perfino l&#8217;inaccettabile non basterà a sostenere l&#8217;illusione che possa ricomporsi l&#8217;infranto, almeno aiuterà la conversione dello sguardo verso nuove evidenze. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Dopo ogni perdita si suole dire in modo scontato che la vita continua, ma sta a chi ha subito la perdita trovare nella realtà ragioni soddisfacenti per riprendere a vivere dignitosamente. Chi non avrà coltivato la propria anima sentirà più forte la mancanza. Coltivare la propria anima non è solo un compito morale: è anche un modo per imparare a bastare a se stessi, e non solo per fronteggiare il lutto e la mancanza. Ai miei alunni ho sempre suggerito l&#8217;idea che in ogni relazione significativa dovremo portare qualcosa in dote. Quando viene meno la ragione perché la relazione sussista, c&#8217;è da spendersi ancora quella &#8216;dote&#8217;: è importante avere in sé la possibilità di continuare a dare senso alla vita. Indipendentemente da chi pure aveva contribuito grandemente a darle senso.</span></span></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>CAMMINARSI DENTRO (327):  Der Abschied</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 09:16:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ 14 gennaio 2012 Un tempo andavo fiero del fatto di sapere che «senza cultura non è possibile nemmeno essere innamorati», perché intimamente convinto del fatto che io possedevo la cultura necessaria per far durare l&#8217;amore destinato a durare. Anche lo stare a distinguere tra amore che dura e amore che non dura era operazione che facevo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">14 gennaio 2012</span></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/oZoVJ_JQPio?rel=0" frameborder="0" width="445" height="331"></iframe></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Un tempo andavo fiero del fatto di sapere che «senza cultura non è possibile nemmeno essere innamorati», perché intimamente convinto del fatto che io possedevo la cultura necessaria per far durare l&#8217;amore destinato a durare. <br />Anche lo stare a distinguere tra amore che dura e amore che non dura era operazione che facevo discendere dalla capacità personale di alimentare la relazione amorosa e di provvedere alla manutenzione degli affetti con abilità e competenza. <br />Perfino la convinzione inveterata che «bisogna rendersi degni di essere amati» è stata opportunamente abbandonata da me, a vantaggio di una più produttiva tendenza ad affidarmi al Caso, ai volubili capricci della fortuna: non è forse vero che anche le persone più abiette (per noi) ricevono amore, e talvolta sono quelle più fortunate?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">C&#8217;è un tempo anche per l&#8217;amore, e il suo tempo si misura quando se ne conosce la fine. E&#8217; importante anche fissare la data, se interviene la sanzione che di 13 gennaio si tratta e non di un altro tempo e di un&#8217;altra vita. <br />Naturalmente, c&#8217;è lo strascico, che non è il lungo velo della sposa che spazzola la strada che conduce alle prime tappe della felicità. Di un altro strascico si tratta. Il mondo preferisce dire al plurale, perché è umano che si accavallino ragioni su ragioni, per fare luce e rivendicare verità, ma soprattutto per rimettere insieme cocci che non combaciano più.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Gli antropologi raccontano i <em>modi bruschi</em> che prevarrebbero quando interviene una rottura nella relazione più importante della vita delle persone, a segnare un&#8217;incapacità  che deriverebbe forse da un&#8217;inadeguata educazione sentimentale.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Il &#8216;rifiuto&#8217; assume la forma che Freud ha riassunto in una parola: <em>Versagung</em>. Non &#8216;frustrazione&#8217; né &#8216;privazione&#8217; o &#8216;castrazione&#8217;: più correttamente, io preferirei tradurre in modo non tecnico il termine con<em> rifiutarsi di (rinunciare)</em>. Propriamente, il sostantivo tedesco allude a un uso riflessivo che è possibile scegliere tra i vari significati di <em>Versagung</em>: <em>rifiutarsi di</em>. E di che cosa mai ci rifiuteremmo nel corso di tutta la nostra vita se non di &#8216;rinunciare&#8217;, di astenerci dal cercare ancora, ma soprattutto di illuderci che ciò che era destinato a durare ancora non ha cessato di rappresentare per noi una ragione di vita in più?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Nell&#8217;incrocio tra due vie del cuore non scegliamo sempre quella che ci fa durare ancora, non importa se nella sospensione calda dei giorni e delle ore in cui la presenza che non è più tale noi cerchiamo di far durare ancora? E riusciamo a far durare il sentimento che dà voce e corpo per noi a quella presenza! Ma essa non è più vera presenza. La sua <em>ek-stasis</em> mondana non è più protesa a realizzare un nostro significato. Il cielo si è fermato. Inutile cercare di imprimere alle stelle più lontane un moto che si rifiutano di esprimere. Non si ode più palpitare in lontananza un cuore per noi. Siamo nell&#8217;infranto. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">C&#8217;è un altro modo, però, di <em>rifiutarsi di rinunciare</em> a chi lungamente si congeda da noi senza dire <em>arrivederci!</em> ed è un modo mite e sereno. Occorre <em>grazia</em> &#8211; l&#8217;arrendevolezza della fantasia &#8211; per arrivare a congedarsi opportunamente e in modo non brusco: la parola più appropriata, che torna a visitare i miei giorni, è <em>Entsagung</em>, che significa sì &#8216;rinuncia&#8217; ma che non è improvviso distacco e abbandono. E&#8217; come un lungo addio alla terra, che è canto, non lamento o grido trattenuto.<br />Magari, nella solitudine ovattata delle proprie stanze si avvertirà la presenza di «cose che si odono piangere sommessamente e che si nascondono agli occhi della gente», ma si tratta solo di un&#8217;eco restituita dalle cose che ricordano ancora i giorni felici. <br />Si tratta di decidere se far durare questa voce a lungo ancora o lasciarsi sedurre dal richiamo di altre voci, come spesso accade al mondo e ai suoi giorni. <br />Noi non lasceremo che la porta, che abbiamo lasciato aperta, si richiuda perché i freddi venti invernali sferzano il viso o perché non giunge risposta all&#8217;eco lontana della nostra voce. Non abbiamo aperto il nostro cuore per una sola stagione.</span></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/4J99Ug16a9g?rel=0" frameborder="0" width="445" height="331"></iframe></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>LA CULTURA DIGITALE (1): Il colore</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 06:48:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[La cultura digitale]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ [Post in progress] Giovedì 12 gennaio 2012 «Si chiama Pantone [in Wikipedia] la lingua universale e condivisa del colore. È un sistema di codici creati da Pantone Inc. negli anni ’50: ormai sono uno standard internazionale e, per molti versi, un’istituzione. Le mazzette Pantone si sfogliano come un vocabolario composto da 5000 colori». Si apre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">[Post <em>in progress</em>]</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Giovedì 12 gennaio 2012</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">«Si chiama <a href="http://www.google.com/search?q=pantone&amp;hl=en&amp;client=safari&amp;rls=en&amp;prmd=imvns&amp;source=lnms&amp;tbm=isch&amp;ei=J7MOT_XrBNKDhQea4YG6Ag&amp;sa=X&amp;oi=mode_link&amp;ct=mode&amp;cd=2&amp;ved=0CCYQ_AUoAQ&amp;biw=1280&amp;bih=680" target="_blank">Pantone</a> [<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pantone" target="_blank">in Wikipedia</a>] la lingua universale e condivisa del colore. È un sistema di codici creati da Pantone Inc. negli anni ’50: ormai sono uno standard internazionale e, per molti versi, un’istituzione. Le mazzette Pantone si sfogliano come un vocabolario composto da 5000 colori». <br />Si apre così l&#8217;articolo <a href="http://www.nuovoeutile.it/ita_idee_pantone_tutti_i_colori_del_mondo.html" target="_blank">IDEE 18: PANTONE, TUTTI I COLORI DEL MONDO</a> del sito <em>NU Nuovo e Utile &#8211; Teorie e pratica della creatività</em>.<br />In verità, in fondo ai Commenti si legge </span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">I colori Pantone sono nati come campionature di colori da stampa tipografica. Il passaggio da una tinta all&#8217;altra è stata ottenuta, in origine, in peso percentuale del pigmento. Questo vuol dire che, nonostante la gamma di 5000 tinte, il passaggio da una tinta all&#8217;altra non è armonico. Inoltre mancano totalmente gli intorni chiari e gli intorni scuri. Anche la gamma RAL è molto limitata. L&#8217;occhio umano è in grado di distinguere circa 30.000 colori in base ai parametri di croma, saturazione e luminosità. Ad oggi il miglior sistema di classificazione e campionamento cromatico resta il Munsell, che ha diretti corrispettivi nel sistema CIE L*a*b* per la misurazione strumentale del colore. Il Pantone gode di un ottimo marketing e, come al solito, vince la mediocrità rispetto all&#8217;eccellenza. Se vi capita provate a confrontare due mazzette dei colori Pantone o le tacche con i fogli 50&#215;70 con lo stesso codice e potrete verificare quanta approssimazione c&#8217;è in questo sistema. Rodolfo </span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Andremo a studiare anche il metodo Munsell.<br />A proposito di gamma RAL, poco prima un altro Commento si esprime così </span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">PANTONE IN STAMPA <br />Una piccola nota, magari superflua: i colori Pantone sono meravigliosi per la stampa di colori &#8220;piatti&#8221; cioè a tinta unita, per la stampa in quadricromia già le cose si complicano un pò perché quei bei colori saturi e nitidi si spengono un pò grazie o a causa della loro riproduzioni attraverso i retini (punti) con i tre colori di stampa (Ciano, Magenta, Giallo) + il nero. Per i colori e le vernici industriali si usa più comunemente la paletta RAL <em>http://it.wikipedia.org/wiki/RAL_(scala_di_colori) - </em> walter</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Il link alla voce corrispondente di Wikipedia è sufficiente, per ora.</span></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Leggere <br /><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_dei_colori" target="_blank"><em>Della teoria dei colori</em></a> di Goethe </span></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>LA CULTURA DIGITALE (0): Relazioni digitali &#8211; Verso una nuova socialità?</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 07:05:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[La cultura digitale]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ 11 gennaio 2012 Intervista di FABIO GAMBARO allo studioso Antonio Casilli, che ha pubblicato in Francia un saggio - Les liaisons numérique, Seuil, pp,331, € 20 &#8211; dove smentisce molti luoghi comuni sull&#8217;universo informatico RELAZIONI DIGITALI &#8220;Amici e nuovi legami. Internet aumenta il capitale sociale&#8221;la Repubblica 10 gennaio 2012    PRIVACYPiù che finita, la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">11 gennaio 2012</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Intervista di FABIO GAMBARO allo studioso Antonio Casilli, che ha pubblicato in Francia un saggio -<a href="http://www.liaisonsnumeriques.fr/" target="_blank"><em> Les liaisons numérique</em>, Seuil, pp,331, € 20</a> &#8211; dove smentisce molti luoghi comuni sull&#8217;universo informatico</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 8px;"><a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/01/10/relazioni-digitali-amici-nuovi-legami-internet-aumenta.html" target="_blank"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><br />RELAZIONI DIGITALI <br />&#8220;Amici e nuovi legami. <br />Internet aumenta il capitale sociale&#8221;<br />la Repubblica 10 gennaio 2012 </span></a></span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">PRIVACY<br />Più che finita, la privacy oggi, con l&#8217;avvento dei social network, è diventata &#8220;mobile&#8221;: va rinegoziata di continuo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">CAPACITA&#8217; COGNITIVE<br />Per Casilli, l&#8217;informatica è un prolungamento delle mnemotecniche: i computer sono una estensione della memoria e non una minaccia</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">SOCIALITA&#8217;<br />Il web non desocializza gli individui: strumenti come Facebook permettono di entrare in contatto con ambienti altrimenti preclusi. </span></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"> </p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Contributi a una cultura dell&#8217;Ascolto CAMMINARSI DENTRO (326): Credere alla parola dell&#8217;altro è la prima mossa della ragione</title>
		<link>http://www.gabrielederitis.it/wordpress/06/01/2012/contributi-a-una-cultura-dellascolto-camminarsi-dentro-2/</link>
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		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 11:08:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ Credere alla parola dell&#8217;altro è il primo gesto Intervista di Francisco Mele a Paul Ricoeur * Nella lunga esperienza di Educatore impegnato nei colloqui di motivazione, all&#8217;interno del Centro di ascolto, c&#8217;è una &#8216;premessa teorica&#8217;, da me posta alla base del lavoro di ascolto, che non ho mai dichiarato: mi dispongo all&#8217;ascolto della persona [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://www.franciscomele.it/pagine/schede/ricoeur_intervista.html" target="_blank"><em>Credere alla parola dell&#8217;altro è il primo gesto</em> </a><br /><a href="http://www.franciscomele.it/pagine/schede/ricoeur_intervista.html" target="_blank">Intervista di Francisco Mele a Paul Ricoeur</a><br /></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">*</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Nella lunga esperienza di Educatore impegnato nei colloqui di motivazione, all&#8217;interno del Centro di ascolto, c&#8217;è una &#8216;premessa teorica&#8217;, da me posta alla base del lavoro di ascolto, che non ho mai dichiarato: mi dispongo all&#8217;ascolto della persona che per la prima volta accede alla sede prestando fede a tutto ciò che mi dirà. <br />Non si tratta certo di una scelta ingenua: non penso che tutto ciò che viene detto sia vero senza ombra di dubbio. Non mi guida la convinzione che chi parla non mente mai! Anzi, nel caso del tossicomane ci è stato insegnato dai Fondatori di Comunità che essi «mentono sempre, anche quando dicono la verità»!, a significare che quello che sembra vero oggi probabilmente non sarà più vero domani per loro. Sono instabili nei loro propositi.<br />Eppure, c&#8217;è nel loro atteggiamento generale nei confronti di chi li accoglie una &#8216;disponibilità&#8217; e un&#8217;apertura di cui bisogna &#8216;approfittare&#8217;: chi varca la soglia di un Servizio pubblico o privato ha un proprio sistema di attese che è importante conoscere e su cui fare leva. Entrare per la prima volta in un SER.T. o in un Centro di ascolto per tossicodipendenti equivale ad ammettere di essere invischiati in una situazione diventata insostenibile per la persona. <br />A dispetto del &#8216;sistema delle resistenze&#8217; che pure viene messo in opera al primo accenno al cambiamento, io non avanzo mai in direzione della proposta di cambiamento. Addirittura, non parlo mai di un&#8217;offerta di aiuto o delle &#8216;ragioni&#8217; di chi accoglie il nuovo venuto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Piuttosto, mostro interesse per la persona, per la sua salute fisica, per il suo benessere morale. Mi domando perché sia venuta da me. Mi muovo nello spazio ristretto in cui solitamente ci si muove quando qualcuno viene a trovarci e non sappiamo ancora bene cosa abbia da dirci. Siamo un po&#8217; eccitati e curiosi. Chiediamo come abbia avuto notizia di noi. Solo dopo, invito la persona a parlare di sé. <br />E&#8217; questo il momento in cui l&#8217;altro non può fare a meno di aprirsi: è stato toccato in una zona sensibile, in un momento in cui non era avvertito e vigile; non ha compreso quello che è già accaduto, ché è stato interpellato con <em>nonchalance</em> a fare la cosa a cui si resiste di più, cioè raccontare la propria vita. <br />Il varco cercato si mostra &#8216;finalmente&#8217; a noi: siamo nell&#8217;Aperto, nello &#8216;spazio&#8217; dell&#8217;esperienza dell&#8217;altro, nell&#8217;invisibile della sua esperienza, in cui ci immette lui stesso, come se quello che ci mostra fosse impersonale esteriorità! Le sue emozioni gli dicono che non è così, ma si sforzerà comunque di narrare fatti, convinto che non passeranno contestualmente altre informazioni, schegge di <em>vissuto</em>, spie di quell&#8217;Inconfessabile che ognuno di noi custodisce gelosamente, mettendolo al riparo dagli sguardi indiscreti.<br />Mostrare interesse senza sottolineare l&#8217;importanza del dono ricevuto è un modo per favorire il &#8216;flusso di coscienza&#8217;, che sarà doveroso non interrompere con giudizi &#8211; mai giudizi! &#8211; o con la manifestazione di emozioni che potrebbero contrastare con quelle di chi si sta aprendo a noi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">L</span><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">a consapevolezza del fatto che questo accade, che accade sempre, se solo si tratti come persona chi entra nella nostra casa, è ciò che mi fa dire quanto sia importante prestare fede alle parole dell&#8217;altro. Solo così potremo sceverare tra ciò che è caduco e ciò che ha un &#8216;fondamento&#8217; di verità nella realtà dell&#8217;altro, nella sua condizione oggettiva, nella situazione che contraddistingue la sua esistenza, non importa se si tratti di un&#8217;<em>esistenza spezzata</em>, come preferisco dire io della condizione tossicomania.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Chi è stato accolto e &#8216;ascoltato&#8217; tornerà, se avremo chiuso il colloquio lasciando qualcosa in sospeso, ogni volta una questione aperta, che lascerà l&#8217;altro in uno stato di sospensione punteggiato da un&#8217;ansia per cui dovrà cercare una risposta nel tempo. Senza pretendere mai che il tempo di un colloquio serva a &#8216;chiudere&#8217; alcunché si contribuisce a generare l&#8217;attesa di un &#8216;seguito&#8217; del &#8216;racconto&#8217;. L&#8217;offerta più grande non è da ricercare solo nell&#8217;orientamento verso programmi esterni: già l&#8217;accoglienza nel Centro di ascolto serve a far saggiare il valore della costruzione di una relazione umana che va a soddisfare bisogni di riconoscimento inespressi. La sensazione viva di &#8216;essere sempre in cammino&#8217; indurrà l&#8217;altro a non spezzare il filo che incomincia a legarlo a noi.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">*</span></p>
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		<title>Contributi a una cultura dell&#8217;Ascolto CAMMINARSI DENTRO (325): Il non detto che ci accompagna e ci sfugge</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 22:42:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[_______________________________________________________________ La risposta che ci aspettiamo ad ogni nostra domanda diretta è (quasi) sempre al di sotto delle richieste pure insistenti e ripetute in cui ci avviluppiamo per &#8216;sapere&#8217;. Kafka ha sentenziato con uno dei suoi aforismi più forti: «Prima non capivo perché non ricevessi risposta alla mia domanda, oggi non capisco come potevo credere di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">La risposta che ci aspettiamo ad ogni nostra domanda diretta è (quasi) sempre al di sotto delle richieste pure insistenti e ripetute in cui ci avviluppiamo per &#8216;sapere&#8217;. <br />Kafka ha sentenziato con uno dei suoi aforismi più forti: «Prima non capivo perché non ricevessi risposta alla mia domanda, oggi non capisco come potevo credere di poter chiedere. Ma non credevo affatto, chiedevo soltanto.» E potrebbe andar bene questo argomentare, se ci sta a cuore un più profondo sentire a cui ricorrere e da &#8216;mettere in campo&#8217;, soprattutto nelle relazioni sentimentali.<br />Nella comunicazione &#8216;faccia a faccia&#8217;, tuttavia, quando non siano in gioco questioni vitali o bisogni di riconoscimento radicali, vorremmo che una compiuta espressione di sé prevalesse su ogni altra &#8216;tecnica&#8217; comunicativa o artificio retorico. <br />Eppure, niente di tutto questo interviene ad impedire una manifestazione chiara di sé non solo all&#8217;altro ma anche a noi stessi.<br />C&#8217;è un <em>non detto</em> che contraddistinguerà sempre le nostre emozioni, la nostra sessualità, alcune condotte particolari, come quella tossicomanica: non impliciti o presupposti, né ineffabili e inconfessabili moti dell&#8217;anima restano &#8216;chiusi&#8217; nei meandri della psiche, ma un grumo di affezioni che non troveranno mai le parole per esprimersi. E&#8217; così per l&#8217;orgasmo sessuale, ad esempio, per lo &#8216;sballo&#8217; prodotto dalle droghe, ma nondimeno per le nostre più &#8216;semplici&#8217; emozioni a cui non riusciamo proprio a dare un nome. <br />Si tratta di una vera e propria zona d&#8217;ombra dell&#8217;esperienza, che non arriva mai a farsi paradosso &#8211; se così fosse, troveremmo subito modo di verbalizzarlo &#8211; né &#8216;spirito di litote&#8217;, come ha chiamato Jankélévitch l&#8217;atteggiamento di chi si ritrae davanti all&#8217;emozione.</span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Lo spirito di litote è quello dell&#8217;uomo non più segreto ma discreto il quale, reprimendo in se stesso la furia espressiva dell&#8217;Appassionato e del Disperato, si ritrae costantemente davanti all&#8217;emozione. La litote è una figura retorica: il dizionario ci insegna che è una formulazione attenuata, ottenuta mediante la negazione del contrario, come quando alla domanda «come stai?» rispondiamo «Non male, grazie». Per Jankélévitch, il pudore sta in questa attenuazione, in questo «meno» che si contrappone alla cifra della nostra cultura, il «troppo»: troppe parole per dire una cosa, troppa filosofia per esprimere un pensiero. </span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Non è sottaciuto né &#8216;rifiutato&#8217; il contenuto che non si fa mai parola. Non è enigma né mistero: anche per essi troviamo sempre la via che conduce a una qualche espressione della realtà &#8216;nascosta&#8217; allo sguardo.<br />Riusciamo forse a dare un nome alla nostra sessualità? ad esprimere compiutamente quel vissuto esperienziale che pure è vivo e concreto in noi? Quando dobbiamo difendere una nostra inclinazione anche innocente, ci riusciamo?<br />Procediamo sempre per approssimazioni, per metafore, descrivendo una situazione o uno stato d&#8217;animo e di corpo, con la sensazione netta di non aver detto tutto. Forse, proprio l&#8217;essenziale resta, appunto, <em>non detto</em>.<br />E&#8217; opinione diffusa ormai che la sessualità non è più un tabù. Come se sapessimo tutto! In realtà, è cosa di cui non abbiamo più paura come un tempo o sulla quale non pesano più distruttive censure etico-sociali. Quello che di essa conserva, in realtà, per noi un fascino e un incanto è il piacere &#8211; non il mero godimento -, che ci appartiene in modo particolare ed esclusivo. Non siamo disposti a credere che si tratti di &#8216;meccanismi&#8217; biologici uguali per tutti. Interviene il &#8216;corpo vivente linguistico&#8217; a &#8216;vivere&#8217; un&#8217;esperienza unica, anche se ripetuta infinite volte in modo quasi uguale. L&#8217;<em>istanza</em> del desiderio vuole la sua parte. E il desiderio &#8216;prende forma&#8217; attraverso gesti, sguardi, suoni della voce che precedono la parola vera e propria. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Una parte importante di noi è lì, nella zona d&#8217;ombra sulla quale non cade mai la luce o che la luce illumina di una luce troppo intensa perché ne emerga il disegno di una <em>figura</em> utile per noi, che ci aiuti a dire compiutamente perché siamo qui e ora e non in un intemporale e un immemoriale <em>nunc</em> che sfugge al nostro sguardo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Sapere che i silenzi dell&#8217;altro &#8211; quello che è in noi come quello che è fuori di noi &#8211; sono fatti di una pasta che non ci &#8216;appartiene&#8217;, anche se proviene da noi, può aiutarci a vivere meno drammaticamente gli istanti eterni che pure ci sono concessi e che siamo condannati a veder passare inesorabilmente come tutte le cose belle che riceviamo in dono.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">[Leggere CLAUDE OLIEVENSTEIN, <em>Il non detto delle emozioni</em>, FELTRINELLI]</span></p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<hr />
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">CLAUDE OLIEVENSTEIN, <em>Tossicodipendenza e angoscia di morte</em> &#8211; L&#8217;Indice 1993, n.8 </span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">&#8220;Tu non toccherai il frutto dell&#8217;albero della conoscenza del bene e del male&#8230;&#8221; Adamo ed Eva furono così cacciati dal paradiso. La prima droga era nata e, con essa, la nudità e la consapevolezza da parte dell&#8217;uomo di essere mortale. <br />Tutte le tossicomanie si rispecchiano in questa parabola della Genesi. Non si parla forse di paradisi artificiali? La nudità rimanda al sesso così come la conoscenza del Bene e del Male. Soprattutto però l&#8217;uomo, cacciato dal paradiso a causa, o grazie, alla droga, si scopre mortale, e qui si colloca la frattura tra la parola e la realtà: Dio aveva promesso di punire Adamo ed Eva con la morte immediata. Ma l&#8217;esito fu l&#8217;apprendimento, nel dolore e nel sangue, di quell&#8217;intervallo che si potrebbe definire vi-ta, tra l&#8217;opzione assoluta della morte e la morte stessa. <br />Ciò che il bambino non sa e che scopre a poco a poco quando, cacciato dal paradiso uterino, viene costretto a nutrirsi al seno, è la percezione di questa frattura tra il bisogno e la soddisfazione. Basta ascoltare il pianto di un neonato per capire che la questione è seria e che, al di là della fame, si sta confrontando con ben altra cosa. Si può dire che quest&#8217;altra cosa, ancora oggi così misteriosa ai nostri occhi, è la paura di morire, la fine del paradiso nella morte e che forse, un giorno non sarà più possibile ritrovare né la mela né il seno. <br />Il futuro tossicomane è l&#8217;esito di un rapporto complesso in cui giocano l&#8217;intensità, la velocità e l&#8217;atmosfera; egli giungerà a temere di non poter più essere riempito e sempre reclamerà la sua mela, qualunque essa sia. <br />Questo vissuto della mancanza-ripetizione e della ripetizione della mancanza, che è proprio del tossicomane, è in sé banale ma, per ragioni che qui cercheremo di chiarire, acquisisce una valenza diversa a seconda dell&#8217;intensità, della velocità e dell&#8217;atmosfera in cui si svolgono quei piccoli drammi che si fanno enormi a misura delle carenze identificatorie e dell&#8217;immaginario. <br />Precoci carenze d&#8217;identificazione e dell&#8217;immaginario nascono in quello che abbiamo chiamato lo &#8216;stadio dello specchio infranto&#8217;. Vale la pena ricordare che per noi il futuro tossicomane si colloca tra lo psicotico, che rimane ad uno stadio fusionale e mai raggiungerà lo stadio dello specchio, e i nevrotici, o normali, che realizzeranno lo stadio dello specchio, nel quale si ritroveranno &#8220;io&#8221;, soggetto. In questa posizione intermedia il futuro tossicomane smarrisce la sua identità nell&#8217;attimo in cui la percepisce. Questo choc, reale o simbolico, è unico per natura e intensità. Perdendo un&#8217;identità che non ha mai avuto, ma che ha intravisto, egli si avvicina vertiginosamente e a velocità immensa alla morte. È &#8220;mezzo morto&#8221;. È e non è, come chi sta aggrappato al bordo di un baratro. È una posizione letteralmente insostenibile e, infatti, non sarà possibile mantenerla. Tutta la sua vita sarà tesa all&#8217;annullamento di questa mancanza originaria attraverso una ricerca spasmodica di supporti i-dentificatori che si riveleranno, uno dopo l&#8217;altro, frustranti. <br />Diversamente da tutti gli altri, egli è il solo uomo che dall&#8217;inizio era riuscito a scorgere la distruzione dell&#8217;identità, ciò che c&#8217;è di più prossimo alla morte. Si capirà evidentemente più tardi che è della mancanza della mancanza che il futuro tossicomane avrà paura, anche quando l&#8217;oggetto droga non gli darà più piacere, perché quando non è più nella mancanza oggettivata rischia di ritrovarsi in questa incredibile frattura. Poiché il bambino non è solo, quest&#8217;angoscia si trasforma in un&#8217;immensa richiesta dai genitori. Essi non comprendono o non sopportano una simile e smisurata richiesta e la rifiuteranno con un bacio anodino. Il bambino a sua volta reagirà a queste frustrazioni, tanto più insopporta-bili in quanto incomprensibili, con una spirale ascendente. Questa incomprensione, questi riferimenti impossibili, rimandano alla nozione di un debito originario che andrà a sommarsi al dramma già vissuto, rinviando il soggetto ad un&#8217;assenza mortifera. <br />Se riprendiamo ciò che abbiamo scritto altrove sull&#8217;infanzia del tossicomane, a partire da questo stadio iniziale, avremo modo di vedere un po&#8217; più chiaramente il rapporto accelerato con l&#8217;angoscia di morte, rapporto la cui intensità è così importante che, attivato dal suo continuo lavorio rivolto alla riscoperta dell&#8217;identità, fa sì che il bambino non possa giungere a un immaginario positivo in grado di confermare, almeno in parte, la vacuità dell&#8217;esserci. <br />Nella sua infanzia, dopo lo stadio dello specchio infranto, il bambino vivrà quello della dismisura. La dismisura comincia come diniego; essa è indispensabile alla negazione: meno agisce e più il bambino si troverà in una spirale ascendente in cui, con ogni mezzo, andrà alla ricerca della non-morte. E&#8217; il principio della scalata che ritroveremo nel rapporto con l&#8217;oggetto-droga. Il vissuto del bambino è, linguisticamente, banale; banale anche in termini di causalità. Si tratta di un fenomeno riscon-trabile in molti bambini e adolescenti ad alto rischio, ma ciò che è analogamente banale in termini di causalità è, ripetiamolo, l&#8217;intensità, la cinetica, l&#8217;atmosfera. <br />Il bambino è costretto in una coazione ludica. Vi è costretto perché per evitare il caos arcaico, deve allucinare il reale. Ricordiamo che il reale è il reale, non il vero. Il bambino, futuro tossicomane, lo sa in quanto lo vive. Egli vive la negazione di sé che si è autoattribuito. Allucinare il reale nella coazione ludica gli consente di differire il confronto con l&#8217;esperire, confronto che emerge nelle angosce notturne, abbozzo di ciò che vivrà in età adulta: le insonnie. Le angosce notturne sono un sintomo banale, il loro prolungamento &#8211; gli incubi che vive &#8211; appartiene allo stadio della dismisura. <br />Le carenze d&#8217;identificazione e immaginarie lasciano spazio alla vittimizzazione del bambino; è questa vittimizzazione che, attraverso il gioco della provocazione-repressione, lo trasforma in capro espiatorio, in ciò che ho definito &#8220;l&#8217;idiota di famiglia&#8221;. Possiamo dire che in questo stadio si colloca il primo tentativo di suicidio: &#8220;sto così male; i miei genitori non mi amano o mi amano troppo, in ogni caso non sono nel giusto, non merita di vivere&#8221;. La morte è al tempo stesso sollecitata e temuta. In alcuni si verificherà una vera progressione nella relazione fascinante con il suicidio che, più tardi, ritroveremo nel tossicomane. La ripetizione dei tentativi di suicidio è un modo per addomesticare l&#8217;angoscia di morte. Dopo il suicidio non è possibile andare oltre, non ci sarà più angoscia di morte. <br />Nella spirale ascendente verso la tossicomania il soggetto incontra il piacere. Il piacere è importante, essenziale, in quanto permette, nel godimento, di annullare ogni mancanza e pertanto la più importante: quella nata dalla rottura. La masturbazione (che in sé è banale) assume qui tutto il suo valore. Essa è strumento di verifica, fosse anche solo momentanea, di una possibile identità. Si ripete e si prolunga al di là dei rapporti con un/una partner. Il ricordo del godimento provato s&#8217;inscrive nella memoria del soggetto in quanto certezza di un futuro possibile, ma è insufficiente per permettere al bambino di affrontare il reale, per quelli che non sono in grado di individuare dei supporti identificatori compensativi. Significherà ricercare il piacere nell&#8217;androginia. <br />L&#8217;androginia non è omosessualità; è ricerca, nella bifaccialità, di una completezza che il soggetto non possiede. Che non ritroverà né nei partner del suo sesso né in quelli dell&#8217;altro. La mancanza è in lui, una mancanza terribile: è negazione dell&#8217;identità, dell&#8217;immaginarlo, un vuoto dunque, vertigine profonda che, nella spirale di cui abbiamo parlato, lo trascina irresistibilmente verso la morte. <br />Questa spirale non è specifica del tossicomane, la si ritrova in altri soggetti ad alto rischio e specialmente nei suicidiari o nei perversi. Questi ultimi troveranno nel passaggio all&#8217;atto ripetuto una modalità di esistenza che consente loro di sfuggire all&#8217;angoscia di morte, ma la coazione a ripetere del perverso non è feconda. Questa non fertilità non è sufficiente, non agisce per il futuro tossicomane. <br />E&#8217; l&#8217;oggetto droga che, una volta incontrato, diventa operativo e fecondo. C&#8217;è una precisa specificità nell&#8217;incontro del soggetto con l&#8217;oggetto droga che definiremo &#8216;fatto tossicomanico&#8217; in quanto si tratta di un evento piuttosto che di una personalità o di una struttura specifica. Il fatto tossicomanico si realizza negli effetti del prodotto e nella loro assenza. E&#8217; il rapporto duale a diventare supporto identificatorio, non questa o quell&#8217;altra immagine parentale o sociale. Il rapporto duale creato dall&#8217;immaginario. E&#8217; fondamentale che questo immaginario della droga sia poco o per nulla culturalizzato e non proceda come discorso strutturato o costruzione fantastica organizzata; è quasi impressionismo, magma parcellizzato sospeso in un&#8217;atmosfera unica fatta di calore, ingenuità e arcaismo. <br />All&#8217;inizio questo incontro è soddisfacente a due livelli, quello del piacere e quello dell&#8217;identità ricostruita. E&#8217; evidente che quanto sto dicendo rappresenta una condizione idilliaca ed esterna, ma ogni tossicomane, in base alla profondità del trauma originario, vive questa fase che si definisce &#8216;luna di miele&#8217;, capace di allontanare/annullare l&#8217;angoscia di morte. <br />Ma non è cosi per sempre: la sostanza svolge il suo ruolo in modo sempre meno soddisfacente e lo statuto ontologico del soggetto rimane immodificato; il fatto tossicomanico, per essere operativo, ha bisogno di modificarsi. Si entra nel ciclo della dipendenza e della mancanza. Diversamente dall&#8217;animale, la mancanza e la dipendenza dell&#8217;uomo sono fenomeni psichici attivi ricercati dal soggetto in quanto organizzazione spazio-temporale che gli consente di non ritrovarsi in una condizione di mancanza della mancanza. <br />In effetti, ciò che è insopportabile, malgrado questa esperienza inconfessabile, sarà il ritrovarsi del soggetto al punto di partenza. Il tempo vissuto diventerà tanto più insopportabile quanto più nella sua peripezia egli sarà arrivato in prossimità dell&#8217;estasi e di una certa immortalità. Nella mancanza della mancanza egli non è altro che il bambino il cui specchio si frantuma, non può essere che sofferenza e angoscia di morte. Egli organizza allora la sua esistenza per evitare tutto questo e dunque utilizza la mancanza del prodotto come un&#8217;arma che gli consente di conoscere i limiti di un tempo vissuto in modo tossicomanico. Tutto ciò è motivo di dolore che, però, in questo stadio di verifica, gli consente di vivere. <br />Tuttavia il prezzo da pagare diventa troppo alto. Per ragioni sociali, libidinali, familiari il tossicomane cercherà di fermarsi. Entrerà in una nuova fase che potremmo definire la sofferenza del soggetto disintossicato. <br />In questo stadio il soggetto vive una morte differita. Non può più utilizzare il costante bisogno di ripetizione, né la reiterazione del bisogno di cui conosce gli esiti. Il tempo vissuto si dilata incredibilmente, l&#8217;umore diventa depresso, melanconico. Ed è la notte che si fa interminabile in una smisuratezza assoluta. Se non utilizza altri ammortizzatori chimici o istituzionali il soggetto è confrontato continuamente con la morte. Certo, l&#8217;angoscia di morte può essere manipolata e rovesciata in un &#8220;A che serve vivere? A cosa serve tutto questo? Soffro troppo per sopportarlo&#8221;. In realtà ciò che si disvela è l&#8217;impossibilità di essere, subito e ora. Il terzo rapporto duale si stabilisce tra l&#8217;uomo e la sofferenza. Una coppia che è parte intrinseca al fatto tossicomanico. Non è il prodotto o, meglio, è solo parzialmente il prodotto di uno di questi fattori di rischio che costellano la sua infanzia e la sua adolescenza. È l&#8217;ultimo anello di una catena che unisce la frattura iniziale a quella finale, grazie al prodotto e per mezzo di esso. <br />In quest&#8217;ultima fase il soggetto ha tre possibili opzioni: la ricaduta nel tentativo di non ritrovarsi nella mancanza della mancanza, il compro-messo ortopedico che lo costringe ad accettare, anche se menomato, il reale come compagno oppure la morte. <br />Non lo si ripeterà mai abbastanza: è il tossicomane guarito che si suicida. Egli si trova di fatto a dover gestire questa difficile contraddizione della morte che si è sostituita a quel buon oggetto transizionale che è la droga (la morte diventa così oggetto buono), e l&#8217;angoscia di morte, che paradossalmente è sorgente di vita, prova che malgrado tutto lui ha un&#8217;identità, che ha qualcosa da proteggere, sicuramente molto fragile, compensazione precaria data da un immaginario positivo arcaico ma che gli consente di esistere così come la mancanza glielo ha permesso. <br />Il problema che si pone al terapeuta è quello di trasformare la morte-oggetto buono in morte-oggetto cattivo. Tutto però gli è contrario: la stessa storia familiare, dove non è raro che il bambino sostituisca un fratello morto, o sia nato indesiderato, o che il suo sesso non sia stato quello desiderato; più tardi l&#8217;insuccesso o l&#8217;inadattamento scolastico e, ancora, una sessualità che gli lascia il gusto amaro di qualcosa che può essere raggiunto ma che non è mai; infine l&#8217;incontro con la droga in cui ha potuto essere vicinissimo all&#8217;immortalità, folgorazione effimera che gli sfugge in una spirale discendente in cui il piacere cede il posto alla mancanza e la mancanza stessa si rivela inadeguata. È quando la dipendenza non è più per il soggetto una modalità di essere al mondo che lo proteggeva dalle sue angosce più profonde che si apre la breccia per l&#8217;angoscia di morte. Essa può definirsi angoscia di essere al mondo con l&#8217;apertura originaria ma all&#8217;oscuro del prezzo da pagare per un tale debito. <br />Non esiste angoscia di morte senza un profondo senso di colpa. Nel tossicomane questo senso di colpa è al tempo stesso arcaico, come in tutti gli esseri umani, e attuale, in quanto il tossicomane ha visto dileguarsi tutti i modelli identificatori che aveva ricercato. Dobbiamo ricordare che per farsi aveva violato la legge nelle sue dimensioni reali, simboliche e immaginarie e che pertanto, come Adamo ed Eva, era stato cacciato dal paradiso. <br />Nel quadro molto peculiare della cinetica dei fenomeni psichici che il tossicomane vive e interiorizza, si verifica dunque una successione accelerata di investimenti identificatori e immaginari, e quindi la delusione di fronte alla loro insufficienza, che riporta tutto al punto di partenza. <br />Il problema è che nella logica della dismisura ogni disinvestimento si connota come catastrofe; diventa enorme e vertiginoso, da un lato è il tutto, subito e ora, dall&#8217;altro è il nulla e la morte, subito e ora. Non esistono compromessi o mezze misure in quanto tutti i riferimenti che hanno potuto agire in questo o quel momento sono impossibili. Al posto dello specchio infranto ora c&#8217;è l&#8217;immagine della morte, quella che precede tutto il percepito nel momento dell&#8217;incrinatura e quella che chiama quando niente è più possibile. L&#8217;uomo qualunque si rassicura dicendo che gli restano venti, trenta o cinque anni da vivere. Al tossicomane non è consentito neppure guardare ai suoi limiti, avendo voluto tutto, subito e ora. Certo quest&#8217;angoscia di morte è comune ad altri (e anche, a volte, le protezioni spirituali che si utilizzano), ma in lui essa si materializza in un&#8217;immediatezza totalizzante che tutto invade fino al raptus suicida. <br />Il più delle volte l&#8217;overdose non è che l&#8217;espressione di questa immediatezza dove tutto è giocato nell&#8217;attimo: morire per non ritrovare nulla, vi-vere per scoprire che si esiste. <br />Così l&#8217;angoscia di morte, come tutto ciò che riguarda il tossicomane, è insieme ordinaria e smisurata. Essa è costante e iperinvestita, nell&#8217;attimo sembra disprezzata e accantonata dagli aspetti positivi della droga, ma alla fine è lei ad essere vittoriosa, alla distanza e ad ogni caduta del-la sostanza. Al di là del concetto di piacere che il soggetto ha memorizzato, l&#8217;oggetto droga ha una funzione anestetica. Quando cessa, ciclicamente o definitivamente, l&#8217;effetto narcotico, il tossicomane si ritrova nudo di fronte a ciò che Bataille definisce l&#8221;esperienza interiore&#8217; nella quale tutto è nudo e miserabile e l&#8217;uomo è ridotto a insetto senza alcun potere sul proprio destino e ciò tanto più crudelmente in quanto egli ha potuto credersi Dio nell&#8217;attimo estremo dell&#8217;esperienza della droga. <br />Paradossalmente, più di ogni altro essere al mondo, il tossicomane annulla il tempo vissuto per non morire, ma poiché tutto ciò è artificio, ancora una volta, al di là del piacere, il tossicomane, più di qualunque altro essere al mondo, è sovrainvestito dall&#8217;angoscia di morte. <br />Nel momento in cui si penetra il tossicomane annulla il tutto e nello stesso tempo rende mostruoso il ritorno di questo tutto. La droga permette ogni cosa salvo che di non morire. La trasgressione che il tossicomane si concede si colloca in un tempo che sembra infinitesimale, ma che per lui è enorme. In quel momento la pulsione di morte sembra annullarsi, ma è lì lo scacco del tossicomane in quanto si introducono la mancanza, la mancanza della mancanza e, dunque, la nudità che altro non è se non la morte. Forse Pasolini lo aveva capito, lui che aveva accettato l&#8217;inaccettabile, ma guai a chi troppo sfida Eros e Thanatos. Nella sterilità della siringa questa sfida si annulla, con la punizione e nella punizione, perché il soggetto disintossicato, come all&#8217;inferno, soffre fino alla fine dei suoi giorni. <br />Dirlo può apparire scandaloso, ma il tossicomane guarito è un uomo in attesa, in attesa di se stesso, attesa banale, ma attesa la cui intensità e la cui disperazione sono così intense che parlare dell&#8217;indicibile piacere dell&#8217;angoscia non è più possibile. Questo piacere esiste. E&#8217; temuto e desiderato al tempo stesso perché, come abbiamo detto, si esiste nell&#8217;angoscia e attraverso essa, anche se si tratta di uno spazio chiuso, quasi mai nominato, in cui il soggetto è solo con se stesso e che può essere dischiuso solo con il passaggio all&#8217;atto. <br />C&#8217;è un piacere, un piacere-angoscia, nel suicidio, nell&#8217;aumentare la dose che porta alla morte volontaria, nel misurare la quantità di paura che si esercita sugli altri, l&#8217;altro che teme e desidera questo suicidio. Possiamo essere così pessimisti. Così come c&#8217;è una spirale ascendente nell&#8217;evento tossicomanico è possibile sviluppare una spirale discendente. E&#8217; quando il tossicomane pensa di poter accettare di essere mortale e dunque di non avere tutto, subito e ora, che lentamente potrà, con l&#8217;aiuto dei suoi terapeuti e di differenti supporti identificatori, cambiare, essere capace di contenere l&#8217;angoscia. </span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">*</span></p>
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		<title>Contributi a una cultura dell&#8217;Ascolto CAMMINARSI DENTRO (324): Menzogna, veridicità, sincerità, autenticità; la dissimulazione onesta</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 06:05:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>
		<category><![CDATA[Nodi e Relazioni]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">_______________________________________________________________</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/eco-trattato.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13951" title="eco-trattato" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/eco-trattato-206x300.jpg" alt="" width="206" height="300" /></a>Un buon inizio potrebbe essere l&#8217;affermazione contenuta in apertura del <em>Trattato di semiotica generale</em> (1975) di Umberto Eco: «<strong>Se qualcosa non può essere usato per mentire, allora non può nemmeno essere usato per dire la verità</strong>: di fatto non può essere usato per dire nulla. La definizione di &#8216;teoria della menzogna&#8217; potrebbe rappresentare un programma soddisfacente per una semiotica generale» (pag.17). <br />E&#8217; solo così che restituiamo dignità alle bugie dette a fin di bene, ai silenzi studiati, alle virtuose omissioni, alla letteratura come menzogna. C&#8217;è bisogno di riabilitare tutto ciò che non appare immediatamente come &#8216;verità&#8217;. D&#8217;altra parte, farsi guidare da un&#8217;etica della verità è rischioso, se quest&#8217;ultima non è sempre correttamente ricondotta alla realtà e al suo multiforme e cangiante apparire.<br />C&#8217;è una leggerezza e una pesantezza della &#8216;lingua&#8217;. Se è vero che «le parole non sono pietre», e per questo non presteremo fede ad esse come se fossero sempre specchio di verità, non potremo nondimeno negare che una &#8216;voce&#8217; maliziosa fatta circolare ad arte su di noi contribuirà a diffondere una diversa immagine di noi, danneggiandoci presso le persone che crederanno alle parole.<br />Dire dell&#8217;uomo che è<em> animal symbolicum</em> (Cassirer), cioè produttore di linguaggi, significa anche fare i conti quotidianamente con &#8216;produzioni&#8217; linguistiche &#8211; testi (scritti) e discorsi (orali) &#8211; che richiedono &#8216;traduzione&#8217; e interpretazione costanti. <br />Noi non facciamo altro che &#8216;tradurre&#8217; nel nostro linguaggio tutto ciò di cui facciamo esperienza. Il fatto che si tratti di <em>traduzione</em> &#8216;simultanea&#8217; rischia di far passare inosservata un&#8217;attività fondamentale della mente. Ogni accordo con gli altri è il risultato di contrattazioni vere e proprie sul significato da dare alle cose (e alle stesse parole!).<br />Ogni considerazione manichea e ingenua del valore delle nostre parole si scontra con la realtà della &#8216;cosa&#8217;. Se «la natura ama nascondersi» (Eraclito), per cui è stato necessario fondare la <em>scienza</em> delle cose stesse con la &#8216;matematizzazione&#8217; della natura, allo stesso modo occorrerà &#8216;raggiungere&#8217; la &#8216;cosa&#8217; &#8211; quando si tratti di persone -, tenendo conto sempre del suo modo di darsi: mentre, infatti, la cosa si dà, si mostra a noi, nello stesso tempo si ritrae, si nasconde. Uno sguardo attento all&#8217;evidenza delle cose, alla loro apparenza, non trascurerà di seguire la traccia che ci conduce dall&#8217;apparenza all&#8217;essenza, dal visibile all&#8217;invisibile&#8230;<br />Allora, &#8216;parole&#8217;, gesti, sguardi, espressioni del volto e della voce costituiranno per noi la galassia dei segni da cui partire per raggiungere il cuore della cosa stessa, guidati dalla speranza che quello che &#8216;toccheremo&#8217; sia una &#8216;verità&#8217; e non ancora soltanto una manifestazione occasionale e poco autentica della realtà dell&#8217;altro&#8230;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;"><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/tagliapietra-bugia.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-13920" title="tagliapietra-bugia" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/tagliapietra-bugia-179x300.gif" alt="" width="179" height="300" /></a>ANDREA TAGLIAPIETRA, <em>Filosofia della bugia. Figure della menzogna nella storia del pensiero occidentale</em>, BRUNO MONDADORI 2001 &#8211; [dalla quarta di copertina]: </span><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">La menzogna si confronta, per definizione, con il concetto di verità e con quello di libertà, con i campi del sapere e con quelli del potere. Tuttavia, il problema della bugia non è riducibile alle questioni della moralità, a un valore regolativo della politica o alle complesse casistiche del diritto. Il paradosso della menzogna consiste nella sua implicita domanda di verità e, insieme, nella sua capacità di farci tornare, ogni volta, all&#8217;imbarazzante dualità dell&#8217;inizio, a quel dialogo originario che precede ogni monologo. Ma la filosofia della bugia e la storia della sincerità, che qui appaiono intimamente intrecciate, non ci raccontano solo di quella menzogna che riguarda il mondo delle cose, ma anche e soprattutto di quella bugia che ha per oggetto noi stessi, nelle forme della doppiezza, del mascheramento e dell&#8217;autoinganno. Allora, che senso ha essere sinceri? Che cosa significa essere veraci? Che differenza c&#8217;è fra il bugiardo e l&#8217;impostore, fra il falsario e il plagiario?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">INDICE<br />Introduzione. <em>Quella meravigliosa capacità di opporsi</em><br />1. Il bugiardo e il cacciatore. Per una preistoria della menzogna<br />2. Il palazzo di Circe. Immedesimazione e animalità<br />3. Prometeo della caverna. Tecnica, metafora e bugia<br />4. L’uomo odisseico e l’antropologia omerica della menzogna<br />5. A Ulisse piace mentire: La bugia come forma del “voler avere di più”<br />6. In principio fu la menzogna. La bugia nella Bibbia<br />7. Il filosofo e la bugia. Veridicità e volontà di mentire nel pensiero antico<br />8. Amicizia e verità. Mentire all’altro nella filosofia greca e romana<br />9. Fra peccato e confessione. La menzogna nel Medioevo<br />10. La dissimulazione del soggetto. Scenari della bugia nell’età moderna<br />11. Sincerità e autenticità. La verità dell’individuo<br />12. Il bugiardo e gli assasini. Storia di un eccezione<br />Il canone della bugia</span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;"><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/tagliapietra-sincerita.jpg"><img class="size-medium wp-image-13925" title="tagliapietra-sincerita" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/tagliapietra-sincerita-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" /></a>ANDREA TAGLIAPIETRA, <em>La virtù crudele. Filosofia e storia della sincerità</em>, EINAUDI 2003 &#8211; [dalla quarta di copertina]: «Ti dirò tutta la verità, senza nasconderti nulla» è, spesso, nell&#8217;infinito gioco delle conversazioni umane, la frase che introduce i discorsi più crudeli. Ma anche l&#8217;esortazione incalzante a «dire la verità», che l&#8217;inquisitore ingiunge all&#8217;inquisito, sembra affondare, affilata come la lama di un bisturi, nel corpo dell&#8217;interrogato, per mettere a nudo tutto ciò che vi si nasconde. La sincerità, nella storia della nostra cultura, dalla filosofia al teatro, dalle arti figurative, alla poesia e al romanzo, fino agli infiniti intrecci della quotidianità, è una virtù ambigua, perché la verità, che essa afferma di servire, non sempre pare accordarsi con l&#8217;amore, con il bene, con il rispetto per gli altri e con il valore stesso della vita. Ma, inrealtà, che cosa significa essere sinceri? Per un&#8217;antica e duratura tradizione di pensiero la sincerità appare come la virtù morale che prescrive il rapporto dell&#8217;uomo con la verità nelle parole e nelle azioni. Tuttavia, nella storia delle idee, la sincerità acquista rilievo soprattutto con lo sviluppo moderno della soggettività e con l&#8217;accentuazione del ruolo dell&#8217;individuo in relazione al mondo e alla società. Essa, allora, è qualcosa di più che una semplice virtù morale. La sincerità è, infatti, il modo di essere dell&#8217;individuo, la via sentimentale e sociale con cui egli afferma la sua singolarità, la sua unicità, la sua autenticità.</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;"><a title="sincerità" href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2004/01/03/uno-studio-fra-storia-filosofia.184uno.html" target="_blank">UMBERTO GALIMBERTI, <em>Se essere sinceri è una virtù crudele</em>, la Repubblica 3 gennaio 2004</a></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;"><a title="parresia" href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/02/16/michel-foucault-lezione-di-greco.html" target="_self">UMBERTO GALIMBERTI, <em>Michel Foucault a lezione di greco</em>, la Repubblica 16 febbraio 1996</a></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;"><a title="bugia" href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2001/05/27/la-bugia-elogio-della-menzogna-come-gioco.html" target="_blank">UMBERTO GALIMBERTI, <em>Elogio della menzogna come gioco dell&#8217;intelligenza. Solo chi sa mentire è capace di sopravvivere</em>, la Repubblica 27 maggio 2001</a></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;"><a title="diamanti" href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2005/08/14/manuale-di-conversazione.html" target="_blank">ILVO DIAMANTI, <em>Manuale di conversazione</em>, la Repubblica 14 agosto 2005</a></span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;"><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/accetto-disimulazione.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13929" title="accetto-disimulazione" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/accetto-disimulazione-191x300.jpg" alt="" width="191" height="300" /></a>TORQUATO ACCETTO, <em>Della dissimulazione onesta</em>, EDIZIONI COSTA &amp; NOLAN 1983, EINAUDI 1997 &#8211; [dalla quarta di copertina]: Il tema di questo trattato, pubblicato nel 1641, è il cauto vivere, è la dissimulazione come dominio dei propri sentimenti. Ma l&#8217;importanza di questo breve scritto sta tutto nello stile, limpido e quasi laconico, e nella straordinaria acutezza e capacità di penetrazione nel mondo degli affetti e delle passioni, tanto da offrire l&#8217;esempio di un vero saggio di psicologia morale.<br /> </span></p>
</blockquote>
<p><span style="color: #ffffff;">*</span></p>
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		<title>CAMMINARSI DENTRO (323): Abbazia di San Domenico: mille anni di luce</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 03:24:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="445" height="331" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="https://picasaweb.google.com/s/c/bin/slideshow.swf" /><param name="flashvars" value="host=picasaweb.google.com&amp;hl=it&amp;feat=flashalbum&amp;RGB=0x000000&amp;feed=https%3A%2F%2Fpicasaweb.google.com%2Fdata%2Ffeed%2Fapi%2Fuser%2FGabrieleDeRitis%2Falbumid%2F5669950920566515745%3Falt%3Drss%26kind%3Dphoto%26hl%3Dit" /><param name="pluginspage" value="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" /><embed width="445" height="331" type="application/x-shockwave-flash" src="https://picasaweb.google.com/s/c/bin/slideshow.swf" flashvars="host=picasaweb.google.com&amp;hl=it&amp;feat=flashalbum&amp;RGB=0x000000&amp;feed=https%3A%2F%2Fpicasaweb.google.com%2Fdata%2Ffeed%2Fapi%2Fuser%2FGabrieleDeRitis%2Falbumid%2F5669950920566515745%3Falt%3Drss%26kind%3Dphoto%26hl%3Dit" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" /></object></p>
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		<title>Contributi a una cultura dell&#8217;Ascolto Leggere STEFANO BARTEZZAGHI, Imponderabile. Istruzioni per l&#8217;uso</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 23:10:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolto]]></category>

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		<description><![CDATA[________________________________________________________________ Ecco come difendersi dall&#8217;azzardo, dal caso, dal &#8220;non calcolabile&#8221;STEFANO BARTEZZAGHI, Imponderabile. Istruzioni per l&#8217;uso, la Repubblica 31 dicembre 2011CONTRO I CAPRICCI DEL DESTINO FATE UN CORSO DI SCACCHI Lettura riportata sul sito RITIRI FILOSOFICI  ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">________________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;">Ecco come difendersi dall&#8217;azzardo, <br />dal caso, dal &#8220;non calcolabile&#8221;<br /><a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/12/31/imponderabile-istruzioni-per-uso-contro-capricci-del.html" target="_blank">STEFANO BARTEZZAGHI, <em>Imponderabile. Istruzioni per l&#8217;uso</em>, <br />la Repubblica 31 dicembre 2011</a><br />CONTRO I CAPRICCI DEL DESTINO <br />FATE UN CORSO DI SCACCHI</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;"><a href="http://www.ritirifilosofici.it/?page_id=708" target="_blank">Lettura</a> riportata sul sito RITIRI FILOSOFICI</span></p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<hr />
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;"><br /></span></span></p>
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		<title>Contributi a una cultura dell&#8217;Ascolto CAMMINARSI DENTRO (322): Per amore di precisione</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 21:25:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[________________________________________________________________ [...] Antonio [vissuto tra il 251 e il 355 circa, è considerato il fondatore del monachesimo] raccomandava ai suoi discepoli di annotare per iscritto le azioni e i moti della loro anima. E&#8217; probabile che la pratica dell&#8217;esame di coscienza scritto esistesse già nella tradizione filosofica. Era utile, se non necessaria, per rendere l&#8217;indagine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">________________________________________________________________</p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">[...] Antonio [vissuto tra il 251 e il 355 circa, è considerato il fondatore del monachesimo] raccomandava ai suoi discepoli di annotare per iscritto le azioni e i moti della loro anima. E&#8217; probabile che la pratica dell&#8217;esame di coscienza scritto esistesse già nella tradizione filosofica. Era utile, se non necessaria, per rendere l&#8217;indagine più precisa. Ma in Antonio si tratta, questa volta, in certo qual modo, di un valore terapeutico della scrittura. «Che ciascuno annoti per iscritto le azioni e i moti della sua anima, come se li dovesse fare conoscere agli altri», consiglia Antonio. Infatti &#8211; continua &#8211; non oseremmo commettere colpe in pubblico, davanti agli altri. «Che la scrittura stia dunque al posto dell&#8217;occhio altrui». Il fatto di scrivere dà l&#8217;impressione di essere in pubblico, secondo Antonio, di essere sulla scena. Questo valore terapeutico della scrittura sembra comparire parimenti nel testo in cui Doroteo di Gaza riferisce che sentiva «conforto e beneficio» per il semplice fatto di avere scritto al suo direttore spirituale. &#8211; PIERRE HADOT,<em> Esercizi spirituali e filosofia antica</em> (2002), EINAUDI 2005, pag.80</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">*</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>CAMMINARSI DENTRO (321): Raccontare l&#8217;assenza</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 14:04:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[________________________________________________________________ Di tutte le cose che ci diciamo per rimediare a incomprensioni e fraintendimenti, dei tentativi che facciamo per rendere la comunicazione fluida e gratificante, addirittura degli sforzi, a volte &#8216;disperati&#8217;, in cui ci produciamo incessantemente per raggiungere le mete ambite nella relazione amorosa ci sfugge ciò che di più essenziale ci riguarda e merita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">________________________________________________________________</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Di tutte le cose che ci diciamo per rimediare a incomprensioni e fraintendimenti, dei tentativi che facciamo per rendere la comunicazione fluida e gratificante, addirittura degli sforzi, a volte &#8216;disperati&#8217;, in cui ci produciamo incessantemente per raggiungere le mete ambite nella relazione amorosa ci sfugge ciò che di più essenziale ci riguarda e merita attenzione: la &#8216;necessità&#8217; di restituire l&#8217;assenza. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">E&#8217; quest&#8217;ultima che genera la malinconia d&#8217;amore, non importa se si tratti di generica privazione, causata dalle quotidiane vicissitudini della vita, o di silenzi imposti dalle circostanze, ovvero di astensione prudente da ogni eccessiva manifestazione di sé: sempre di una mancanza si tratta. <br />C&#8217;è qualcosa che ci manca, che ci fa sentire spaesati, proiettati nell&#8217;impermanenza delle cose, come se tutto fosse destinato a durare poco, a precipitare nell&#8217;insignificanza. <br />Noi stessi ci scopriamo destituiti di senso: non sappiamo più bene se ci ritroviamo ancora ad occupare il posto che ci era stato &#8216;assegnato&#8217; nel cuore della persona amata. Non siamo (più) sicuri di noi. Sembra quasi che ci sia stata tolta la faccia, o meglio il volto, quell&#8217;anima del corpo che dovrebbe bastare sempre a far dire sì a chi ci ama, al nostro semplice apparire o all&#8217;ascolto rinnovato della nostra voce.<br />Quante volte siamo caduti nell&#8217;errore di interpretare in modo abnorme fatti che ci sono apparsi poco chiari, sicuramente fonte di ansia: non abbiamo pensato ogni volta che era in questione la stessa sussistenza dell&#8217;amore, come se fosse minacciato nei suoi fondamenti?<br />E&#8217; stato detto autorevolmente che «<strong>un&#8217;altissima quantità di incontri umani viene distrutta da una scarsa tolleranza agli equivoci</strong>».<br />Provate a pensare, allora, a quegli equivoci che risulta quasi impossibile &#8216;spiegare&#8217;, perché tutto si è svolto fuori della sfera della nostra azione, a volte in seguito al concatenarsi fortuito di eventi che finiscono per farci apparire in una luce nuova, inattesa, a tratti sgradevole agli occhi degli altri! <br />Non bisogna concludere in quei casi che siamo nelle mani dell&#8217;altro, che tutto dipende dalla capacità che dimostrerà di &#8216;interpretare&#8217; nella maniera a noi più favorevole ciò che pure si presenta con i caratteri inequivocabili della certezza, dell&#8217;evidenza? Possiamo escludere che almeno una volta nella vita possiamo ritrovarci ad essere vittime di un equivoco? E se questo ci sembra plausibile, non improbabile, perché non ammettere che possa accadere più di una volta? E se l&#8217;altro utilizzerà &#8216;la prima volta&#8217; come termine di riferimento per &#8216;concludere&#8217; ad ogni nuovo equivoco che fatti ripetuti stanno lì a dimostrare da soli la nostra &#8216;colpevolezza&#8217;, chi ci salverà dalla caduta in disgrazia, dal rifiuto, dalla chiusura, quando non addirittura dalla rottura definitiva di un rapporto per altri versi felice?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Quanti accorgimenti dovremo adottare perché file di continuità intervengano a diradare presto ogni dubbio, perché tutto si mostra all&#8217;altro, essendo trasparente l&#8217;intera nostra esistenza?<br />Solo se riempiremo tutti gli interstizi, generando la piacevole illusione che &#8216;tutto è sotto controllo&#8217;, avremo fornito all&#8217;altro la sensazione viva di essere presente nella nostra vita, di ricevere ininterrottamente senso: tutto ciò che ci riguarda deve essere parte della vita della coscienza dell&#8217;altro, deve essere accolto, ospitato, diventare agente di cambiamento, oltre che fattore di stabilità. Si potrebbe dire dell&#8217;amore, di ogni forma d&#8217;amore, che non è altro se non <a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/?p=9602" target="_blank">raccontare l&#8217;assenza</a>.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">*</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>CAMMINARSI DENTRO (320): Messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 12:58:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[________________________________________________________________ Il testo integrale del messaggio in formato video e in formato PDF *]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">________________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;"><a href="http://video.repubblica.it/politica/napolitano-tutto-il-discorso-di-fine-anno/84785/83174" target="_blank">Il testo integrale del messaggio in formato video</a> e in <a href="http://download.repubblica.it/pdf/2011/FineAnno.pdf" target="_blank">formato PDF</a></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">*</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>CAMMINARSI DENTRO (319): Missione Sora-Uganda 2012</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 21:37:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[________________________________________________________________ Parte la seconda missione sanitaria alla volta della cittadina di Luweero, nel nord dell&#8217;Uganda, presso l&#8217;Ospedale Diocesano &#8220;Asili Caesar Bishop&#8221;. Ormai il gruppo dei sanitari sorani si è consolidato e con l&#8217;aiuto della ONG &#8220;Family of Africa&#8221; di Kampala e l&#8217;aiuto delle locali Associazioni Amici degli scout, A.D.O. (Associazione dipendenti ospedalieri dell&#8217;ospedale di Sora) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">________________________________________________________________</p>
<p><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/INVITO-RACCOLTA-FONDI-X-AFRICA3.jpeg"><img class="alignleft  wp-image-13875" title="INVITO RACCOLTA FONDI X AFRICA" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/INVITO-RACCOLTA-FONDI-X-AFRICA3-1024x485.jpg" alt="" width="430" height="203" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Parte la seconda missione sanitaria alla volta della cittadina di Luweero, nel nord dell&#8217;Uganda, presso l&#8217;Ospedale Diocesano &#8220;Asili Caesar Bishop&#8221;. Ormai il gruppo dei sanitari sorani si è consolidato e con l&#8217;aiuto della ONG &#8220;Family of Africa&#8221; di Kampala e l&#8217;aiuto delle locali Associazioni <em>Amici degli scout</em>, A.D.O. (Associazione dipendenti ospedalieri dell&#8217;ospedale di Sora) e <em>Slow Food Sora</em> iniziano le attività sul territorio per la preparazione di questa missione in terra ugandese. I progetti sono ambiziosi ma si sta lavorando per la loro riuscita. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Al principale scopo, che resta la formazione e l&#8217;educazione sanitaria del personale locale, si sono affiancati due nuovi progetti altrettanto importanti:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;"> a) supporto alla prevenzione e cura della malaria, ancora principale causa di morte per tali popolazioni, attraverso la donazione gratuita di BAD NET (ZANZARIERE MEDICALIZZATE) a tutte le donne gravide che vengono in ospedale per partorire e cessione sempre gratuita di un ciclo di terapia per un attacco di malaria; </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">b) creazione di un orto nell&#8217;interno dell&#8217;ospedale, in collaborazione con <em>Slow Food Sora</em>, per garantire uno stabile approvvigionamento di alimenti sani prodotti in loco. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Come potete notare, i progetti sono ambiziosi ma con l&#8217;intervento anche minimo di persone disponibili possono essere realizzati. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Il gruppo di contatto sanitario sarà composto da 5 medici: due chirurghi  - il dott. Roberto Abbruzzese e la dott.ssa Antonietta Bellone -; l&#8217;anestesista, dott. Augusto Vinciguerra; il cardiologo, Dott. Renato Del Vecchio; il pediatra, dott. Ivo Tanzi, con la collaborazione dell&#8217;infermiera Lina Mollicone. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Anche la forma di <strong>Raccolta fondi</strong> è stata incentrata su un appuntamento enogastronomico consistente in una Cena presso un noto locale sorano, da tenersi nella prima decade di febbaio. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Basterà chiamare, entro il 31 gennaio, uno dei seguenti numeri telefonici per la prenotazione: 389/9922513 o 320/4381556 <br />mail: ruma48@liberi.it e agoscout1@virgilio.it </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Saluti carissimi, <br />Augusto Vinciguerra</span></p>
<p style="text-align: center;">________________________________________________________________</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Contributi a una cultura dell&#8217;Ascolto Nello scrittore il pensiero non guida il linguaggio dal di fuori […] Le mie parole sorprendono me stesso e mi consegnano al pensiero. &#8211; JACQUES DERRIDA</title>
		<link>http://www.gabrielederitis.it/wordpress/26/12/2011/nello-scrittore-il-pensiero-non-guida-il-linguaggio-dal-di-fuori-le-mie-parole-sorprendono-me-stesso-e-mi-consegnano-al-pensiero-jacques-derrida/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 18:35:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[Esercizi spirituali]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnare a scrivere]]></category>

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		<description><![CDATA[________________________________________________________________ La portata di questa idea è tutta da indagare: Intanto, quello che vale per gli scrittori vale anche per noi, a proposito di scrittura. Non realizziamo il controllo totale della scrittura, come se fosse attività esclusiva del pensiero. I &#8216;prodotti&#8217; della scrittura &#8211; non del pensiero o del linguaggio &#8211; vanno considerati per quello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">________________________________________________________________</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">La portata di questa idea è tutta da indagare:<br /></span></p>
<ol style="list-style-type: lower-alpha;">
<li>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Intanto, quello che vale per gli scrittori vale anche per noi, a proposito di scrittura.</span></p>
</li>
<li>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Non realizziamo il controllo totale della scrittura, come se fosse attività esclusiva del pensiero.</span></p>
</li>
<li>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">I &#8216;prodotti&#8217; della scrittura &#8211; non del pensiero o del linguaggio &#8211; vanno considerati per quello che sono, come espressione di un coacervo di forze e di facoltà che vi sono implicate e che a vario titolo intervengono nel processo della scrittura stessa.</span></p>
</li>
<li style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Insegnare a scrivere, allora, è possibile, a condizione che la didattica della composizione (il corso di scrittura creativa&#8230;) non si riduca all&#8217;insegnamento della lingua e delle sue leggi, alla linguistica testuale e alle &#8216;regole&#8217; di composizione dei diversi tipi di testo&#8230; </span><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Il mondo della vita di chi scrive non è meno importante di tutti gli attrezzi che pure servono allo scopo.<br /> </span></li>
<li style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Si potrebbe dire che &#8220;c&#8217;è qualcuno che scrive&#8221;, ma chiedere che lo faccia e alle nostre condizioni non è sempre facile: la garanzia di successo non è assicurata.<br /> </span></li>
<li style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Imparare a leggere &#8211; come esercizio spirituale -, allora, è una pratica da apprendere, un &#8216;vivere con&#8217; (R.Barthes) chi scrive, al di là della mera testualità.<br /> </span></li>
<li style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Se tutti potessimo attingere alla sorgente da cui &#8216;proveniamo&#8217; senza fatica, riusciremmo forse a dire ogni cosa compiutamente, ma non nei modi conosciuti e previsti dal pensiero razionale. Siamo al di qua della scienza e della filosofia, nel campo magmatico della coscienza, dove luce e ombra non sono distinte e non sono &#8216;distribuite&#8217; gerarchicamente come noi vorremmo.</span></li>
</ol>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Contributi a una cultura dell&#8217;Ascolto CAMMINARSI DENTRO (318): Leggere FRANCO CASSANO, L&#8217;umiltà del male, LATERZA 2011</title>
		<link>http://www.gabrielederitis.it/wordpress/26/12/2011/contributi-a-una-cultura-dellascolto-camminarsi-dentro-305-leggere-franco-cassano-lumilta-del-male-laterza-2011/</link>
		<comments>http://www.gabrielederitis.it/wordpress/26/12/2011/contributi-a-una-cultura-dellascolto-camminarsi-dentro-305-leggere-franco-cassano-lumilta-del-male-laterza-2011/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 15:22:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[  ________________________________________________________________ [Dalla quarta di co- pertina] Nella partita contro il bene, il male parte sempre in van- taggio grazie all’antica confidenza con la fra- gilità dell’uomo. Chi vuole annullare quel vantaggio deve ricono- scersi in quella debo- lezza, invece di pre- sidiare cattedre morali sempre più inascol- tate. Senza un’élite competente e coraggiosa la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: center;">________________________________________________________________</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/cassano-umilta.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13797" title="cassano-umilta" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/cassano-umilta-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">[Dalla quarta di co- pertina] Nella partita contro il bene, il male parte sempre in van- taggio grazie all’antica <a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/?page_id=569" target="_blank">confidenza con la fra- gilità dell’uomo</a>. Chi vuole annullare quel vantaggio deve ricono- scersi in quella debo- lezza, invece di pre- sidiare cattedre morali sempre più inascol- tate.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Senza un’élite competente e coraggiosa la politica muore. Ma questa spinta morale deve sapersi confrontare con la maggioranza degli uomini, misurarsi con la loro imperfezione, deve diventare politica. Come dimostra <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_Grande_Inquisitore_(letteratura)" target="_blank">la figura del Grande Inquisitore</a>, <a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/?page_id=13817" target="_blank">il male</a> è un lucido conoscitore degli uomini e fonda il suo regno sulla capacità di coltivarne le de- bolezze. E sa adattarsi ai tempi, perché ha imparato a cambiare spalla alle sue armi: una volta esaltava la sottomissione, oggi offre con successo e su tutti i canali dosi crescenti di volgarità ed esibizionismo. Se vogliono far crollare questo potere, i migliori devono smettere di specchiarsi nella loro perfezione. Da sempre i Grandi Inquisitori usano questo sentimento di superiorità per isolarli da tutti gli altri, per ridicolizzarne l’esempio e ren- derli innocui. Chi spera negli uomini deve inoltrarsi nella <a href="http://www.ecn.org/filiarmonici/zonagrigia.html" target="_blank">zona grigia</a> dove abita la grande maggioranza di essi, e combattere lì, in questo territorio incerto, le strategie del male.</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;"><span style="text-decoration: underline;">INDICE</span><br /><strong>Prologo</strong><br /><strong>Capitolo primo &#8211; La debolezza e il potere</strong><br />La verità dell&#8217;Inquisitore<br />I pericoli dell&#8217;aristocratico etico<br />Avvelenare i pozzi<br /><strong>Capitolo secondo &#8211; <a href="http://www.ecn.org/filiarmonici/zonagrigia.html" target="_blank">La zona grigia</a></strong><br />Il laboratorio del Male<br />La corruzione delle vittime<br />La fragilità, il giudizio e il perdono<br />Capire non vuol dire perdonare<br /><strong>Capitolo terzo &#8211; I nuovi interpreti della &#8220;Leggenda del grande Inquisitore&#8221;</strong><br />Vecchi e nuovi Inquisitori<br />Sconfitta e redenzione<br />Il difficile statuto della soggettività<br />Le avventure dell&#8217;emancipazione<br /><strong>Epilogo</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;"><br />Quello che Cassano dice, e che viene ripreso nella quarta di copertina, è fin troppo eloquente per noi. Si tratta, ancora, però, di tornare all&#8217;origine del Male, per conoscerlo meglio e per avere armi adeguate per combatterlo oggi. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Alla base dell&#8217;opera, <em>Il grande inquisitore</em> di Dostoevskij e <a href="http://www.ecn.org/filiarmonici/zonagrigia.html" target="_blank"><em>La zona grigia</em> di Levi</a>. <br />Ho ritrovato il primo testo alla pagina 358 de <em>I fratelli Karamazov</em>, edizione Sansoni del 1966, che conservo ancora. Sul frontespizio avevo scritto la data 6 settembre 1967. Da quel giorno avevo avviato la lettura, che andò avanti fino all&#8217;inizio delle lezioni universitarie a Roma. <br /><em>La zona grigia</em> compare a pagina 674 &#8211; e si estende per 30 pagine &#8211; del primo volume delle <em>Opere</em>, edite da Einaudi nel 1987.<br />Cassano fa riferimento esplicito ai due testi per indicare il soggetto della manipolazione delle coscienze e il territorio in cui occorre avventurarsi, per non lasciare al Male il suo vantaggio.</span></p>
<p style="text-align: center;">________________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/origine11.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13860" title="origine1" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/origine11-218x300.jpg" alt="" width="218" height="300" /></a><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/origine21.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13861" title="origine2" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/origine21-218x300.jpg" alt="" width="218" height="300" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Contributi a una cultura dell&#8217;Ascolto CAMMINARSI DENTRO (304): Leggere DUCCIO DEMETRIO, Perché amiamo scrivere. Filosofia e miti di una passione, RAFFAELLO CORTINA EDITORE</title>
		<link>http://www.gabrielederitis.it/wordpress/23/12/2011/contributi-a-una-cultura-dellascolto-camminarsi-dentro-304-leggere-duccio-demetrio-perche-amiamo-scrivere-filosofia-e-miti-di-una-passione-raffaello-cortina-editore/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 16:13:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnare a scrivere]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura dell'ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[Duccio Demetrio]]></category>

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		<description><![CDATA[________________________________________________________________ Una serie di articoli raccoglierà la lunga esperienza di studio dell&#8217;ultima opera di Duccio Demetrio. Procederò con scadenza settimanale alla trattazione del contenuto, concentrandomi su capitoli e paragrafi. Avevo segnalato la sua uscita in novembre. Lo stesso articolo viene rimaneggiato oggi e porta perciò la data dell&#8217;aggiornamento. Sarà arricchito con la riflessione che condurrò [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">________________________________________________________________</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Una serie di articoli raccoglierà la lunga esperienza di studio dell&#8217;ultima opera di Duccio Demetrio. Procederò con scadenza settimanale alla trattazione del contenuto, concentrandomi su capitoli e paragrafi. Avevo segnalato la sua uscita in novembre. Lo stesso articolo viene rimaneggiato oggi e porta perciò la data dell&#8217;aggiornamento. Sarà arricchito con la riflessione che condurrò sulle parti di cui si compone, capitolo per capitolo. Più che recensione, sarà una mia personale valorizzazione di tutta la ricchezza del testo: restituire in un breve saggio le suggestioni innumerevoli del testo stesso non è compito facile. Demetrio, infatti, ha una scrittura densa, <a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/?p=13779" target="_blank">sintetica</a>, in cui confluiscono esperienze pluridecennali: a volte, un passaggio innocente racchiude in sé spunti di riflessione che da soli meriteranno interi articoli. Si tratterà, in parte, di fare il lavoro inverso. Se la sua opera è lavoro di sintesi di una vasta materia di studio, bisognerà risalire analiticamente a ciò da cui proviene, basandosi sulla pura testualità, ma anche su tutte e sette <a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/?p=13773" target="_blank">le condizioni della testualità</a>. Ad esempio, un raccordo con gli altri testi da lui dedicati alla scrittura o che contengono capitoli in cui la scrittura gioca un ruolo importante (intertestualità).</span></span></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Di scrittura Duccio Demetrio aveva già parlato abbondantemente nella sua opera precedente. Non solo, come è naturale, in </span><em style="font-family: 'Bookman Old Style', serif;">Raccontarsi. L&#8217;autobiografia come cura di sé</em><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;"> (1995) e nell&#8217;impegnativo </span><em style="font-family: 'Bookman Old Style', serif;">La scrittura clinica. Consulenza autobiografica e fragilità esistenziali</em><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;"> (2008). Colpisce piacevolmente il fatto che essa compaia tra i &#8216;t</span>alenti&#8217;<span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;"> di chi conduce una vita schiva (</span><em style="font-family: 'Bookman Old Style', serif;">La vita schiva. Il sentimento e le virtù della timidezza</em><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">, 2007): la quarta sezione del volume, intitolata <em>Talenti</em>, è suddivisa in tre capitoli, come quelle precedenti: </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">1. Con ingenua grazia &#8211; </span><em style="font-family: 'Bookman Old Style', serif;">La virtù dell&#8217;innocenza</em><br /><strong><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">2. Una scrittura interminabile &#8211; </span><em style="font-family: 'Bookman Old Style', serif;">La virtù introspettiva</em></strong><br /><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">3. Uscire di scena &#8211; </span><em><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">La virtù del congedo<br /></span></em>Il secondo capitolo propone la scrittura come <em>Il riscatto dell&#8217;introverso</em>.<br />Dopo un&#8217;immagine in bianco e nero, alla pagina 235, la citazione da EMIL CIORAN: </span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="line-height: 21px; font-size: 16px;">Scrivere, per poco che sia, mi ha aiutato a passare da un anno all&#8217;altro, dato che le ossessioni espresse si sono affievolite e, per metà, le ho superate. </span></em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Nella pagina successiva, i seguenti versi di MARIANGELA GUALTIERI: </span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Gli altri sono troppi, per me.<br />Ho un cuore eremita.<br />Sono<br />impastata di silenzio e di vento.<br />Sono antica. <br />Mi pento ogni volta che vado <br />lontano dal mio stare lento<br />nella velocità della sera&#8230;</span></em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">e poi il suo </span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">A voce spenta </span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Se la timidezza è destino, non vi è altro modo per addomesticarla che scriverne: sottraendola ai suoi cunicoli, facendone il proprio pubblico manifesto. Il sentire schivo trova in questi istanti un più intenso raccoglimento. La scrittura è preghiera rivolta agli dei del silenzio. Riattraversa le età, firmando la loro indelebile traccia; si ricorre all&#8217;inchiostro per estinguere torti e vergogne. E&#8217; nelle righe in cammino che per la prima volta la penna restituisce in altro linguaggio quel che appariva maleficio. Poi, oltre quel sentire che ancora può bruciare, la scrittura non ne trascura nessuno e la timidezza si rende chiave per aprire ogni terra d&#8217;uomini o cose.</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Il capitolo si apre con il titolo grande: <em>La virtù introspettiva</em>. Si estende da pagina 237 a pagina 245. Al suo interno, i titoletti: <em>Fare di sé un taciturno tema vitale</em> e <em>Una solitudine abitata</em>.<br />L&#8217;introverso troverà occasioni di riscatto nella solitudine cercata: sarà essa a liberare risorse capaci di assicurare rivincite e successi. L&#8217;abitudine inveterata ad interrogarsi, l&#8217;attitudine alla riflessività e all&#8217;introspezione consentono di «conoscere le gioie talvolta assolute della contemplazione in propria unica presenza. Questo umore prezioso si incontra appena può con la possibilità di scrivere di sé». In questa scoperta, che alimenta il diritto a una vita schiva stando in mezzo agli altri, si afferma il potere della scrittura, che, se rivela, al contempo cela.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: 19px;"><img class="aligncenter size-full wp-image-58" src="http://leggereinsieme.blog.kataweb.it/files/2010/11/demetrio.jpg" alt="demetrio" width="250" height="219" /></span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Si scrive spesso per necessità e per dovere. A volte lo si fa invece per puro piacere, per l’impulso di addentrarsi nella felicità o nel male di vivere, per fissare ricordi o perché si scopre che scrivere di sé allevia il dolore, rinsalda l’amicizia e dà forza. Le ragioni profonde e poco indagate per cui amiamo scrivere è il tema di questo libro. L’autore passa in rassegna le differenti facce che assume la passione di scrivere quando diventa un’ossessione, quando si impugna una penna o si batte su una tastiera senza altra ambizione che non sia l’incontro con le parti ancora in ombra di noi stessi. [dalla quarta di copertina]</span></p>
</blockquote>
<p><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/PercheAmiamoScrivere.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13390" title="PercheAmiamoScrivere" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/PercheAmiamoScrivere-184x300.jpg" alt="" width="184" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">[Ricevuto direttamente da Duccio Demetrio il 12 dicembre]</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;"><a href="http://www.lua.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=2271&amp;Itemid=41" target="_blank">Intervista di MARIA GIOVANNA FARINA a DUCCIO DEMETRIO</a></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;"><a href="http://www.lua.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=2305&amp;Itemid=41" target="_blank">Recensione di FLORA MOLCHO</a></span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.lua.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=2306&amp;Itemid=41" target="_blank"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Recensione di GIORGIO MACARIO</span></a></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">*</span></p>
<hr />
<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;">INDICE</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;">Ante litteram<br /><strong>AGLI SCRITTORI PER DILETTO</strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;"><strong>I. LODE ALLA SCRITTURA</strong><br />Il riscatto della Musa dimenticata</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;"><strong>II. SCRIVERE PRIMO AMORE</strong><br />Eros e Psiche: accogliere al buio</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;"><strong>III. ASCOLTARE IL MITO</strong><br />Ermes: il messaggero alato</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;"><strong>IV. FILOSOFI PER DESTINO</strong><br />Circe: in alambicchi imprevisti</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;"><strong>V. NARRATI DA ANTICHE STORIE</strong><br />Pandora: sfuggiti all&#8217;estremo sconforto</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;"><strong>VI. MITI GENERATIVI</strong><br />Flora e Persefone: come semi nell&#8217;aria</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;">1. Mnemosine e Lete: maternità complici e rivali<br />Scrivere è memoria e oblio</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;">2. Apollo: due paternità in un sol dio<br />Scrivere è luce e ombra</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;">3. Poro e Penia: Eros, il figlio inaffidabile<br />Scrivere è ricchezza e povertà</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;"><strong>VII. METAMORFOSI</strong><br />Arianna: per sempre amanti</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;">1. Orfeo e Euridice<br />Scrivere è impazienza e lentezza</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;">2. Piramo e Tisbe<br />Scrivere è equivoco e sincerità</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;">3. Filemone e Bauci<br />Scrivere è ingratitudine e riconoscenza</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;"><strong>VIII. MITI DI SOLITUDINE</strong><br />Didone: in silenzio si adempie il fato</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;">1. Narciso<br />Scrivere non è annullamento</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;">2. Sisifo<br />Scrivere non è ripetizione infinita</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;">3. Atteone<br />Scrivere non è innocenza</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;"><strong>IX. MITI DI CURA</strong><br />Aracne: la tela invisibile</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;">1. Asclepio<br />Scrivere è un balsamo sospetto</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;">2. Chirone<br />Scrivere è una ferita inguaribile</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;">3. Ila<br />Scrivere è un commiato</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;"><strong>X. IL CASTIGO INELUTTABILE</strong><br />Danaidi: inutile affanno è una vita senza scrittura</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;">Post scriptum<br /><strong>CARI AGLI DEI</strong><br />Passeggiando per Elisia</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;">Bibliografia, pag.225</span></p>
<hr />
]]></content:encoded>
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		<title>Contributi a una cultura dell&#8217;Ascolto Sintesi</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 09:52:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[Esercizi spirituali]]></category>
		<category><![CDATA[Imparare a leggere]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnare a scrivere]]></category>

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		<description><![CDATA[________________________________________________________________ L&#8217;esercizio di scrittura deve mirare, tra l&#8217;altro, alla produzione di testi sintetici. Brevità e concisione, essenzialità e chiarezza, esaustività e ricchezza di collegamenti sono alcuni degli aspetti, delle caratteristiche di un testo sintetico. La sintesi è il risultato della riorganizzazione delle conoscenze, la loro utilizzazione in contesti nuovi, con il ricorso sempre diverso a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">________________________________________________________________</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">L&#8217;esercizio di scrittura deve mirare, tra l&#8217;altro, alla produzione di testi sintetici. Brevità e concisione, essenzialità e chiarezza, esaustività e ricchezza di collegamenti sono alcuni degli aspetti, delle caratteristiche di un testo sintetico.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">La sintesi è il risultato della riorganizzazione delle conoscenze, la loro utilizzazione in contesti nuovi, con il ricorso sempre diverso a categorie unificanti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">La sintesi presuppone l&#8217;analisi, la classificazione e la gerarchizzazione delle conoscenze. Si avvale delle tecniche di scrittura che prediligono l&#8217;ipotassi (subordinazione sintattica) e il ricorso a un lessico specialistico (terminologia settoriale, cluster), il riassunto e l&#8217;argomentazione, diagrammi, schemi e mappe concettuali.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">I metodi propri dell&#8217;apprendimento cooperativo (brainstorming, scrittura collaborativa, ipertestualità, ipermedia) sviluppano le abilità di sintesi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Sintesi è uno degli elementi della tassonomia degli obiettivi cognitivi di Bloom.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">APPROFONDIMENTI TEORICI: La sintesi è un obiettivo di trasfert, cioè si riferisce a un universo non circoscritto che non può essere del tutto noto. La sintesi tende a trasferire i comportamenti appresi da un contesto all&#8217;altro estraendo gli elementi delle esperienze anteriori (analisi) per ricombinarli (sintesi) nella nuova situazione.</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Contributi a una cultura dell&#8217;Ascolto &#8211; Le sette condizioni della testualità</title>
		<link>http://www.gabrielederitis.it/wordpress/23/12/2011/contributi-a-una-cultura-dellascoltole-sette-condizioni-della-testualita/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 09:18:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[Esercizi spirituali]]></category>
		<category><![CDATA[Imparare a leggere]]></category>

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		<description><![CDATA[Da ROBERT-ALAIN de BEAUGRANDE e WOLFGANG ULRICH DRESSLER, Introduzione alla linguistica testuale, Il Mulino, Bologna 1984: pp.17-29 Definiamo il TESTO come una OCCORRENZA COMUNICATIVA che soddisfa sette condizioni di TESTUALITA&#8217;. Quando una di queste condizioni non è soddisfatta, il testo non ha più valore comunicativo. Tratteremo pertanto i testi non-comunicativi come non-testo. Chiameremo il primo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Da ROBERT-ALAIN de BEAUGRANDE e WOLFGANG ULRICH DRESSLER, <em>Introduzione alla linguistica testuale</em>, Il Mulino, Bologna 1984: pp.17-29</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Definiamo il <strong>TESTO</strong> come una OCCORRENZA COMUNICATIVA che soddisfa sette condizioni di TESTUALITA&#8217;. Quando una di queste condizioni non è soddisfatta, il testo non ha più valore comunicativo. Tratteremo pertanto i testi non-comunicativi come non-testo. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Chiameremo il <span style="text-decoration: underline;">primo criterio</span> <strong>COESIONE</strong>. Esso concerne il modo in cui le componenti del TESTO DI SUPERFICIE, ossia le parole che effettivamente udiamo o vediamo, sono collegate fra di loro. E dal momento che le componenti di superficie vengono a <em>dipendere l&#8217;una dall&#8217;altra</em> in base a forme e convenzioni grammaticali, la coesione si fonda su DIPENDENZE GRAMMATICALI.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Chiameremo <strong>COERENZA</strong> il <span style="text-decoration: underline;">secondo criterio</span>. Essa riguarda le funzioni in base alle quali le componenti del MONDO TESTUALE, ossia la configurazione di CONCETTI e RELAZIONI soggiacenti al testo di superficie, sono <em>reciprocamente accessibili</em> e <em>rilevanti</em>.<br />Si può definire un concetto come una configurazione di sapere (contenuto cognitivo) che può essere richiamato alla mente o attivato con una unità e consistenza più o meno forte. <br />Le relazioni sono gli ANELLI DI CONGIUNZIONE fra i concetti che si presentano assieme nel mondo testuale.<br />La coerenza non è solamente una caratteristica dei testi, ma piuttosto il risultato dei processi cognitivi degli utenti dei testi stessi.<br />Quando si aggiunge il proprio sapere al fine di ricostruire un mondo testuale, si parla di INFERENZIAZIONE.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">La coerenza e la coesione sono concetti <em>incentrati sul testo</em> le cui operazioni concernono direttamente il materiale testuale. <br />Ci occorrono poi anche delle nozioni <em>incentrate sugli utenti</em> del testo riguardanti l&#8217;attività della comunicazione testuale in relazione tanto a chi produce il testo che a chi lo riceve. <br />Il <span style="text-decoration: underline;">terzo criterio della testualità</span> potrebbe quindi essere chiamato <strong>INTENZIONALIT</strong><strong>À</strong>. Questa si riferisce all&#8217;atteggiamento del <em>producente</em> testuale che vuole formare un testo coeso e coerente capace di soddisfare le sue intenzioni, ossia di divulgare conoscenze o di raggiungere il FINE specifico di un PROGETTO.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Il <span style="text-decoration: underline;">quarto criterio della testualità</span> è l&#8217;<strong>ACCETTABILITÀ</strong>. Essa concerne l&#8217;atteggiamento del ricevente ad attendersi un testo coeso e coerente che sia utile o rilevante per acquisire conoscenze o per avviare la cooperazione a un progetto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Con il <span style="text-decoration: underline;">quinto criterio della testualità</span>, che chiamiamo <strong>INFORMATIVITÀ</strong>, intendiamo la misura in cui gli elementi testuali proposti sono attesi o inattesi oppure noti o ignoti/incerti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Possiamo chiamare <strong>SITUAZIONALIT</strong><strong>À</strong> il <span style="text-decoration: underline;">sesto criterio della testualità</span>. Questa condizione riguarda quei fattori che rendono un testo RILEVANTE per una SITUAZIONE comunicativa.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Il settimo criterio della testualità è l&#8217;<strong>INTERTESTUALIT</strong><strong>À</strong>. Essa concerne quei fattori che fanno dipendere l&#8217;utilizzazione di un testo dalla conoscenza di uno o più testi già accettati in precedenza.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; font-size: small;"><span class="Apple-style-span" style="line-height: 21px;"> </span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>CAMMINARSI DENTRO (317): Natale</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 23:29:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[aa Sia grazia essere qui, grazia anche l’implorare a mani giunte, stare a labbra serrate, ad occhi bassi come chi aspetta la sentenza. Sia grazia essere qui, nel giusto della vita, nell’opera del mondo. Sia così.   MARIO LUZI, Augurio aa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<hr /></div>
<p><span style="color: #ffffff;">aa</span></p>
<div style="text-align: center;"><em><span style="font-size: medium;">Sia grazia essere qui,</span></em></div>
<div style="text-align: center;"><em><span style="font-size: medium;">grazia anche l’implorare a mani giunte,</span></em></div>
<div style="text-align: center;"><em><span style="font-size: medium;">stare a labbra serrate, ad occhi bassi</span></em></div>
<div style="text-align: center;"><em><span style="font-size: medium;">come chi aspetta la sentenza.</span></em></div>
<div style="text-align: center;"><em><span style="font-size: medium;">Sia grazia essere qui,</span></em></div>
<div style="text-align: center;"><em><span style="font-size: medium;">nel giusto della vita,</span></em></div>
<div style="text-align: center;"><em><span style="font-size: medium;">nell’opera del mondo. Sia così.</span></em></div>
<div style="text-align: center;"> </div>
<div style="text-align: center;"><span style="font-size: medium;">MARIO LUZI, <em>Augurio</em></span></div>
<p><span style="color: #ffffff;">aa</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>CAMMINARSI DENTRO (316): Scarti e resti che fanno storia</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 20:37:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[________________________________________________________________ Domenica 18 dicembre 2011 Aver parlato tanto &#8211; dal 2 settembre 2007 a oggi &#8211; dell&#8217;esperienza personale, di vita ed educativa, in tutti i suoi aspetti, non è sufficiente, per quanto riguarda il resoconto del lavoro di volontariato. Mi sembra di non aver detto ancora nulla, se penso alle storie personali, al &#8216;contenuto&#8217; dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">________________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Domenica 18 dicembre 2011</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Aver parlato tanto &#8211; dal 2 settembre 2007 a oggi &#8211; dell&#8217;esperienza personale, di vita ed educativa, in tutti i suoi aspetti, non è sufficiente, per quanto riguarda il resoconto del lavoro di volontariato. Mi sembra di non aver detto ancora nulla, se penso alle storie personali, al &#8216;contenuto&#8217; dei singoli colloqui, all&#8217;esemplarità di spezzoni di dialogo che restano nella memoria come momenti che andrebbero fatti conoscere a tutti. Ho anche scritto un centinaio di pagine con una decina di storie personali, ma non le ho mai &#8216;pubblicate&#8217; perché penso sempre che il dolore delle persone non debba essere &#8216;divulgato&#8217;, anche se mascherato con la scelta dell&#8217;anonimato.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Ho la sensazione qui, a ripensare agli oltre trecento articoli (WordPress chiama così i <em>post</em>) pubblicati, che il cuore dell&#8217;<em>esistenza spezzata</em> non è stato nemmeno sfiorato. Bisognerebbe riferire colloquio per colloquio le differenze rilevate nell&#8217;uso della parola, il venir meno delle rigidità dei muscoli del viso, l&#8217;abbandono di questo o quello schema di ragionamento&#8230; Bisognerebbe spiegare con quale linguaggio è stato ottenuto il risultato parziale che apre la strada a più sostanziose forme di collaborazione. Sulle descrizioni iniziali si tratta di ricostruire poi le interpretazioni intervenute a imprimere la direzione di marcia al lavoro di aiuto. Ho scritto <a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/?p=13693" target="_blank">sull&#8217;improvvisazione</a>, finalmente. Dopo tanti anni di esperienza, si richiedeva quel chiarimento, che non è poi nemmeno compiuta espressione di tutto quello che accade quando ci avventuriamo nella terra di nessuno che ci separa dagli altri.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Nei trentacinque anni trascorsi a scuola, come insegnante di lingua e letteratura italiana, nonché di lingua e letteratura latina, sono stato sempre convinto di dover preparare la lezione del giorno dopo senza trascurare alcunché. Dovevo sapere bene, punto per punto, di che cosa avrei parlato: <span style="text-decoration: underline;">senza lasciare nulla all&#8217;improvvisazione! </span>Ma il fatto più interessante è proprio questo: negli ultimi anni di insegnamento, forse perché convinto che prevalesse la stanchezza ad impedirmi di preparare le lezioni a casa, ho smesso del tutto di farlo. Sono entrato in classe provando autentica paura, perché temevo di restare in silenzio, senza sapere cos&#8217;altro dire, magari dopo un avvio pure interessante! Non è mai accaduto, invece, che io rimanessi <span style="text-decoration: underline;">senza argomenti</span>. Mi sono convinto, addirittura, con il passare del tempo, che le ultime erano le mie lezioni più belle. La ricchezza dei riferimenti testuali e critici, il materiale esibito, gli schemi e le mappe proposti alla lavagna erano la riprova del fatto che avevo da dire non poco su tutti i temi prescelti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Se nei primi anni di esperienza ero portato a condannare quasi ogni più piccola forma di improvvisazione è perché facevo coincidere improvvisazione con spontaneità ingenua, con espressione di sé non controllata e dunque aleatoria, cioè esposta ai capricci del caso e affidata al rischio dell&#8217;errore.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">In realtà, improvvisare significa lasciare che il discorso prenda la sua piega; significa dargli una piega che comprenda in sé le suggestioni, i concetti, la trama delle idee che un buon inizio porta sempre con sé. E&#8217; come lavorare su un tema musicale. D&#8217;altra parte, non partiamo sempre con il fissare un tema, girando intorno ad esso, descrivendo l&#8217;oggetto, passando alla classificazione dell&#8217;oggetto stesso attraverso il suo inserimento nella classe di oggetti di cui fa parte a buon diritto, operando successive categorizzazioni e gerarchizzazioni, per passare poi alla contestualizzazione e alla &#8216;storicizzazione&#8217; del frammento di senso rinvenuto? </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Se pensiamo alle anticipazioni degli incontri a cui la mente si abbandona sempre, nel corso della vita, quasi a voler tutto prevedere, tutto comprendere, prima ancora di aver fatto esperienza di ciò che l&#8217;altro ha da dirci, non si verifica poi puntualmente che nulla di ciò che avevamo &#8216;previsto&#8217; si avveri? e non ci ritroviamo smarriti e inizialmente confusi, ma poi sempre più in linea, in sintonia con le cose che provengono dall&#8217;altro, giacché ci sforziamo di corrispondere a quanto proviene da quell&#8217;altra esistenza? e il nostro corrispondere, se non è per niente o solo in parte quanto pure avevamo &#8216;previsto&#8217;, &#8216;da dove proviene&#8217;? non è forse improvvisazione e basta? </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Ma noi non smettiamo mai di stupirci di quello che esce dalla nostra bocca. Quante volte abbiamo concluso: è veramente interessante tutto quello che ho detto? non mi aspettavo di essere in grado di fare quello che ho fatto? A ben guardare, noi non facciamo altro che improvvisare. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Ma a questo punto si richiede una più solida &#8216;fondazione&#8217; di questo dire apparentemente infondato. <br />Interviene la voce. Interviene il volto. Interviene l&#8217;esperienza tutta. Interviene la nostra conoscenza del labirinto. Interviene il rigore logico di cui siamo capaci. Interviene la conoscenza enciclopedica del mondo che possediamo. Interviene il cuore, con il suo &#8216;ordine&#8217;. Interviene la nostra moralità. <br />Di questo e di altro ancora abbiamo già parlato. Parlarne ancora, per far emergere il carattere comune e quotidiano di tutto ciò che precede, serve a dare ai passanti il senso di un <em>fare</em> che non discende solo da competenze e capacità personali: siamo tutti &#8216;interpellati&#8217;, chiamati dal mondo ad esprimere ciò che abbiamo da dire. E non accade mai che ci fermiamo a studiare i passi che faremo. Procediamo senz&#8217;altro nella <em>terra incognita</em> che è data dall&#8217;esperienza dell&#8217;altro, sicuri solo di questa volontà di agire. Senza di essa ci ritroveremmo costretti a sostare sterilmente sotto il nostro albero, a contemplare la vita che incalza le esistenze tutte, non concedendo a nessuno tregua. <br />La vita di relazione, di cui si sostanzia tutta la nostra vita, ci induce al mattino ad abbandonare le nostre tiepide case, per affrontare il mondo con il suo carico di sì e di no. La foresta dei simboli in cui tutti ci moviamo è anche il labirinto nel quale a volte ci perdiamo. A nessuno è concesso uno &#8216;sconto&#8217;. Quanto più intricato è il territorio in cui ci avventuriamo, tanto più dobbiamo confidare nelle nostre mappe. Sono esse che ci consentono di avanzare improvvisando la vita.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">*</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>CAMMINARSI DENTRO (315): La materia dell&#8217;improvvisazione</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 05:54:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[________________________________________________________________ Venerdì 16 dicembre 2011 L&#8217;attitudine all&#8217;improvvisazione si sperimenta in sommo grado nel colloquio di motivazione, dentro la relazione d&#8217;aiuto. E&#8217; stato Cacciari a parlare di arrischio della relazione, per significare che siamo esposti, giacché ne va della nostra &#8216;credibilità&#8217;, dell&#8217;autorevolezza della nostra parola. Quando noi parliamo, siamo &#8216;preceduti&#8217; da tutto ciò che ci precede: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">________________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Venerdì 16 dicembre 2011</span></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/fZAvftP9xNg?rel=0" frameborder="0" width="445" height="256"></iframe></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">L&#8217;attitudine all&#8217;improvvisazione si sperimenta in sommo grado nel colloquio di motivazione, dentro la relazione d&#8217;aiuto. E&#8217; stato Cacciari a parlare di <em>arrischio</em> della relazione, per significare che siamo esposti, giacché ne va della nostra &#8216;credibilità&#8217;, dell&#8217;autorevolezza della nostra parola. Quando noi parliamo, siamo &#8216;preceduti&#8217; da tutto ciò che ci precede: ogni volta che abbiamo parlato alla stessa persona abbiamo contribuito a fare storia, a intessere una trama che andrà a costituire poi la filigrana dei ricordi dell&#8217;altro. Dobbiamo costituire materia di ricordi, &#8216;pre-testi&#8217; e impliciti per i discorsi che verranno, utili presupposti di cui tener conto come significati su cui sia stato raggiunto un accordo. La quotidiana negoziazione dei significati da attribuire alle cose è materia vitale per la relazione d&#8217;aiuto. In essa, nondimeno, varrà la regola dell&#8217;accordo da raggiungere, perché ad ogni colloquio si inizia con un sacro timore: per affrontare la <a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/?page_id=8342" target="_blank">terra incognita</a> che ci si para davanti e che è fatta dal silenzio dell&#8217;altro, che attende, e dall&#8217;invisibile da cui &#8216;proviene&#8217;, occorre varcare la soglia della speranza, accedere all&#8217;universo di senso di ciò che è comune e che attende di essere evocato, richiamato alla memoria. Ogni volta di nuovo, è urgente trovare le parole che valgano a dire se vale la pena o no consistere nello stesso spazio e sentire la stessa cosa, non importa se con la stessa tonalità emotiva. Istituire file di continuità è già un approdo, se raccontare l&#8217;altro sarà accettato e vissuto come compiuto riconoscimento e dono. L&#8217;incanto delle cose è in questo <em>in armonia</em> a cui ogni persona aspira. Essere presenti con la mente e con il cuore nello spazio di un&#8217;ora è gesto di grande responsabilità. Questa presenza all&#8217;altro viene immediatamente percepita e sentita come vera presenza. E&#8217; un essere-per-l&#8217;altro che contribuisce a generare lo spazio linguistico in cui l&#8217;altro potrà oscillare liberamente tra <a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/?p=590" target="_blank">progetto e destino</a>, sempre proteso a cogliere il significato della propria esistenza che si fa nel momento della parola. E&#8217; sempre un modo per aiutare a sentirsi amati. E&#8217; il prendersi cura che tutti conosciamo, perché da lì proviene l&#8217;attaccamento alla vita, il sentimento del tempo, la sensazione di esistere.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">*</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Contributi a una cultura dell&#8217;Ascolto CAMMINARSI DENTRO (314): Progetto e destino</title>
		<link>http://www.gabrielederitis.it/wordpress/16/12/2011/progetto-e-destino/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 02:09:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[PROGETTO E DESTINO: il «diventa ciò che sei» pindarico e la sua scomposizione nel campo psicoterapeutico Si tratta di «AIUTARE I SINGOLI A DIVENTARE QUELLO CHE SONO», facendo bene attenzione al cambiamento che subisce il &#8216;campo&#8217; sul quale si esercita l&#8217;azione terapeutica, in quanto la formula da cui siamo partiti si moltiplica nelle altre formule: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">PROGETTO E DESTINO: il «diventa ciò che sei» pindarico e la sua scomposizione nel campo psicoterapeutico</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Si tratta di «AIUTARE I SINGOLI A DIVENTARE QUELLO CHE SONO<span style="font-variant: small-caps;">»</span>, facendo bene attenzione al cambiamento che subisce il &#8216;campo&#8217; sul quale si esercita l&#8217;azione terapeutica, in quanto la formula da cui siamo partiti si moltiplica nelle altre formule: «DIVENTA CIÒ CHE NON SEI», «NON DIVENTARE CIÒ CHE SEI», «NON DIVENTARE CIÒ CHE NON SEI<span style="font-variant: small-caps;">».</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">In questo senso, occorrerà capire bene cosa implichi il motto <span style="text-decoration: underline;">DIVENTA CIÒ CHE SEI</span>. Una persona deve essere aiutata a realizzare la <em>propria</em> natura, più che a passare a vivere quella che a noi sembra la forma di vita migliore. Allora, tornare a vivere &#8216;libera-mente&#8217; significa imparare a <span style="text-decoration: underline;">riconoscere e ad accettare come un <em>dato</em> il proprio Sé</span>. A questo deve conformarsi la vera o pretesa libertà dell&#8217;Io. Ogni eventuale integrazione o «riparazione» del proprio nucleo originario non comporterà mai un mutamento sostanziale o un annullamento di quella parte di sé che «non piace». Su questa base teorica e metodologica l&#8217;asserto di partenza si potrà chiarire, allora, con le espressioni popolari «SII TE STESSO», «NON TRADIRE TE STESSO<span style="font-variant: small-caps;">». </span>La fuoriuscita dalla tossicodipendenza coinciderà, per il resto della vita della persona, con l&#8217;accettazione del proprio DESTINO<span style="font-variant: small-caps;">.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">DIVENTA CIÒ CHE NON SEI», ovvero <span style="text-decoration: underline;">la possibilità del mutamento</span>. L&#8217;esperienza ci ha insegnato che il PROGETTO supera il destino quando si avverte come possibile la trasformazione della propria vita sotto la spinta di mete ideali, per quanto esse siano arginate dal principio di realtà. L&#8217;utopia, l&#8217;esodo, la speranza non sono esiti negati dalla psicoterapia. Rispetto al «diventa ciò che sei», il «diventa ciò che non sei» non si pone come opposto che lo esclude ma come elemento complementare. Si tratta di far interagire &#8216;libera-mente&#8217; i due momenti nella relazione terapeutica, orientando l&#8217;ascolto nella direzione suggerita dalle modificazioni che intervengono nel &#8216;campo&#8217; e dai &#8216;punti di resistenza&#8217; che affiorano.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">NON DIVENTARE CIÒ CHE SEI» o del<span style="text-decoration: underline;">la liberazione limitata dai condizionamenti</span>. Sia i condizionamenti naturali che i condizionamenti culturali costituiscono una determinazione che occulta una natura più originaria che non possiamo escludere di poter realizzare nel corso della nostra vita. Non saremo noi a suggerire all&#8217;utente questa meta come senz&#8217;altro desiderabile, in quanto essa si mostrerà spontaneamente e in forme imprevedibili nello spazio terapeutico. La problematicità di quest&#8217;ultimo decide sul corso che prenderanno le cose. L&#8217;altro si dislocherà &#8216;libera-mente&#8217; sotto la guida accorta dell&#8217;operatore.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">NON DIVENTARE CIÒ CHE NON SEI: <span style="text-decoration: underline;">fedeltà al dato originario e perseverazione nella libertà finita</span>. Solo apparentemente siamo ritornati al primitivo «diventa ciò che sei». In realtà, il progetto (diventare) si adegua al destino (ciò che sei) con un movimento che potremmo dire centrifugo, mentre nella forma originaria il movimento è, per così dire, centripeto. Qui si ammette la possibilità di diventare «altro», pertanto di assumere forme, norme, stereotipi e modalità forniti dai modelli storici diffusi in una determinata cultura, e questa possibilità è assunta come rischio di fuga da sé, come pericolo di infedeltà al dato originario. Tuttavia questa possibilità, per quanto astratta, comporta quella libertà senza la quale ogni imperativo non avrebbe senso. Si tratta di una libertà finita, una libertà che si esercita all&#8217;interno di condizioni sia pure non del tutto necessitanti. La possibilità di essere se stessi assume valore proprio perché viene preservata questa libertà finita. L&#8217;altro oscillerà &#8216;libera-mente&#8217; dentro la personale dialettica libertà-necessità.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">La scomposizione in quattro momenti, a partire dalla formula di partenza, è tipica della fondamentale problematicità che dischiude dinanzi a noi il campo psicoterapeutico: solo in questo spazio di incertezza costitutiva si manifestano sia le possibilità autentiche del diventare se stessi e del non fuggire da se stessi, sia i rischi fecondi della trasformazione del dato originario e del mutamento della direzione.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Brani liberamente tratti e adattati da </span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">MARIO TREVI, <em>Il lavoro psicoterapeutico. Limiti e controversie</em>, THEORIA<span style="font-variant: small-caps;"> 1993</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Noi non siamo psicoterapeuti, ma è interessante osservare nel tempo l&#8217;oscillazione dell&#8217;altro tra Progetto e Destino.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">*</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Contributi a una cultura dell&#8217;Ascolto CAMMINARSI DENTRO (313): Intorno al diritto di morire</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 23:02:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>
		<category><![CDATA[Gustavo Zagrebelsky]]></category>
		<category><![CDATA[Il diritto di morire]]></category>
		<category><![CDATA[Morire]]></category>

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		<description><![CDATA[________________________________________________________________ Venerdì 16 dicembre 2011 Intervista a GUSTAVO ZAGREBELSKY, Il diritto di morire non esiste, Il Fatto Quotidiano 14 dicembre 2011 Diritto di vivere. E anche di morire?MARCO TRAVAGLIO, Il medico salva, non uccidePAOLO FLORES D&#8217;ARCAIS, Io &#8220;tifo&#8221; per la libertàIl Fatto Quotidiano 2 dicembre 2011 *]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">________________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Venerdì 16 dicembre 2011</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/14/piazza-grande-il-diritto-di-morire-non-esiste/177305/" target="_blank"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Intervista a GUSTAVO ZAGREBELSKY, <em>Il diritto di morire non esiste</em>, Il Fatto Quotidiano 14 dicembre 2011</span></a></p>
<p><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Diritto di vivere. E anche di morire?<br /><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/02/il-medico-salva-non-uccide/174643/" target="_blank">MARCO TRAVAGLIO, <em>Il medico salva, non uccide<br /></em>PAOLO FLORES D&#8217;ARCAIS, </a><em><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/02/il-medico-salva-non-uccide/174643/" target="_blank">Io &#8220;tifo&#8221; per la libertà</a><br /></em>Il Fatto Quotidiano 2 dicembre 2011</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">*</span></p>
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		<title>Contributi a una cultura dell&#8217;Ascolto ANDREA RICCARDI, il Ministro dell&#8217;Integrazione e della Cooperazione internazionale: «Ribaltiamo la nostra immagine negativa»</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 10:37:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Riccardi]]></category>
		<category><![CDATA[ministro dell'Integrazione e della Cooperazione internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Monti]]></category>

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		<description><![CDATA[________________________________________________________________ Sabato 3 dicembre 2011 Ecco il messaggio del nuovo Ministro per la Cooperazione Internazionale e l&#8217;Integrazione, professor Andrea Riccardi, invitato in occasione della cerimonia di premiazione del Volontario dell&#8217;anno, organizzato dalla FOCSIV. * Giovedì 1° dicembre 2011: Andrea Riccardi, Ministro dell&#8217;Integrazione e della Cooperazione internazionale interviene a OTTO E MEZZO con LILLI GRUBER *]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">________________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Sabato 3 dicembre 2011</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://www.repubblica.it/solidarieta/volontariato/2011/12/02/news/messaggio_del_ministro_della_cooperazione_ribaltiamo_la_nostra_immagine_negativa-25993561/?ref=HRER2-1" target="_blank">Ecco il messaggio del nuovo Ministro per la Cooperazione Internazionale e l&#8217;Integrazione, professor Andrea Riccardi, invitato in occasione della cerimonia di premiazione del Volontario dell&#8217;anno, organizzato dalla FOCSIV.</a></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">*</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://www.la7.tv/richplayer/?assetid=50242738" target="_blank">Giovedì 1° dicembre 2011: Andrea Riccardi, Ministro dell&#8217;Integrazione e della Cooperazione internazionale interviene a OTTO E MEZZO con LILLI GRUBER</a></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">*</span></p>
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		<title>Contributi a una cultura dell&#8217;Ascolto Presentazione del 45° Rapporto del CENSIS sulla situazione del Paese / 2011</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 23:19:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolto]]></category>

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		<description><![CDATA[________________________________________________________________ Sabato 3 dicembre 2011]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">________________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Sabato 3 dicembre 2011</span></p>
<p style="text-align: center;"><object width="400" height="24" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.radioradicale.it/swf/fp/flowplayer.swf?30105&amp;config=http://www.radioradicale.it/scheda/embedcfg/341045?30105" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="400" height="24" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.radioradicale.it/swf/fp/flowplayer.swf?30105&amp;config=http://www.radioradicale.it/scheda/embedcfg/341045?30105" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
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		<title>CAMMINARSI DENTRO (312): Tornare a casa con i più miti pensieri</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 23:44:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[________________________________________________________________ Mercoledì 30 novembre 2011 L&#8217;osservazione quotidiana dei comportamenti dei ragazzi, dei padri, delle madri nel Centro di ascolto riserva sempre le stesse sorprese: astratti furori, paure che non cessano mai, silenzi pensosi&#8230; Tutta la gamma di emozioni possibili sfila davanti ai miei occhi, offrendo alla riflessione occasioni preziose per riaprire con padri e madri la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">________________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Mercoledì 30 novembre 2011</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">L&#8217;osservazione quotidiana dei comportamenti dei ragazzi, dei padri, delle madri nel Centro di ascolto riserva sempre le stesse sorprese: astratti furori, paure che non cessano mai, silenzi pensosi&#8230; Tutta la gamma di emozioni possibili sfila davanti ai miei occhi, offrendo alla riflessione occasioni preziose per riaprire con padri e madri la questione dell&#8217;educazione e quella degli affetti. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Ai padri pensierosi e stupefatti sono costretto dalle circostanze a ricordare quello che essi sanno bene: come amare un figlio di amore adulto, resistendo ai colpi della fortuna, ripetendo la formula della Legge, perché non tutto è permesso&#8230; </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Alle madri che tutto debbono spiegare, perché di tutto hanno contezza e lucida memoria, è faticoso raccomandare dolcezza e tenerezza, perché provo vergogna io per primo ogni volta a dover dire loro come sia necessario dispensare carezze e sorrisi affettuosi&#8230; perché non di altro si nutre la nostra anima. Solo di quello abbiamo sete, del dolce che si distilla nei teneri abbracci e nei sorrisi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Raccontare quanto fosse importante per un bambino famoso il bacio della sera di sua madre e per un altro, non meno famoso, la voce aspra di suo padre fa male al cuore. Ma questo male, che &#8216;accade&#8217; a noi, è meno importante e doloroso. E può essere taciuto. Non è difficile nasconderlo allo sguardo indagante che cerca risposte ad ogni istante. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Il ricordo dei &#8216;luoghi&#8217; più lontani dei territori della letteratura giova non poco al colloquio quotidiano, quando un&#8217;immagine indovinata arricchisca di tonalità forti il pacato ragionare sulle cause di un disagio apparentemente immotivato. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Bisogna muoversi lentamente, con delicato stupore, in mezzo allo stordito e intorpidito moto del cuore: nessuno rinuncia a dire di aver amato a sufficienza, anche troppo! Al figlio assente sembrano rimproverare tutti di non aver compreso l&#8217;amore che pure è stato dato. <br />Più di tutti, tocca il cuore quel padre che rivela finalmente di aver amato sua figlia di un amore veramente grande, anche se non ha potuto esprimerlo mai, per il timore che lei se ne approfittasse in qualche modo! E quel padre non accetta che gli si dica che avrebbe dovuto dire l&#8217;amore che pure c&#8217;era in lui! Non siamo noi a negare che egli abbia amato: sua figlia reclama un amore che sa di non aver mai ricevuto! Come fa male dover suggerire parole più coraggiose da una parte e silenzi rispettosi dall&#8217;altra!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Tornarsene a casa la sera, dopo aver parlato d&#8217;amore, e ritrovarsi a farlo sempre più, quasi ogni giorno, tutto sommato fa bene. Aiuta a sopire certe malinconie che occupano il cuore senza essere state invitate a farlo. Aiuta a ricordare il bene ricevuto e a scacciare il pensiero insidioso di non averne ricevuto a sufficienza, come se il mondo non avesse altro da fare che pensare a noi, solo a noi, nelle calde giornate estive, come ora, in questa stagione che non si decide a portarci il giusto freddo notturno, che non abbiamo ragione di temere, perché sappiamo bene che sarà poi la volta della primavera che non mancherà di portare nuova vita e un rinnovato tepore nell&#8217;anima. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Tornare a casa con questi miti pensieri è importante: il sentimento del tempo che scorre in noi aiuta a dare valore alle piccole cose e a trascurare le voci che vorrebbero che ci fermassimo ancora sul <em>così fu</em>, che è bene vada via con la sua tetra malinconia.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">*</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Contributi a una cultura dell&#8217;Ascolto CAMMINARSI DENTRO (311): Il padre in Freud, in Lacan e nella scuola lacaniana</title>
		<link>http://www.gabrielederitis.it/wordpress/29/11/2011/contributi-a-una-cultura-dellascolto-camminarsi-dentro-311/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 09:27:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[________________________________________________________________ Martedì 29 novembre 2011 Dal sito lacan-con-freud.it HERMANN LANG, La nozione di “padre” in Sigmund Freud Thesaurus Lacan Il padre nell’opera di Jacques Lacan Indice di tutti i luoghi più notevoli in cui appare il lemma “padre” nell’intera opera di Lacan Tomo I - Seminari 1951–1958Tomo II &#8211; Seminari 1958-1963 Joël Dor, Il padre e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">________________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Martedì 29 novembre 2011</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Dal sito <em>lacan-con-freud.it </em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://www.lacan-con-freud.it/freudiana/dopo_freud/lang_nozione_di_padre_in_freud.pdf" target="_blank">HERMANN LANG, <em>La nozione di “padre” in Sigmund Freud</em></a> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Thesaurus Lacan <br />Il padre nell’opera di Jacques Lacan <br />Indice di tutti i luoghi più notevoli in cui appare il lemma “padre” nell’intera opera di Lacan <br /><a href="http://www.lacan-con-freud.it/lacaniana/thesaurus/thesaurus_padre.pdf" target="_blank">Tomo I - Seminari 1951–1958</a><br /><a href="http://www.lacan-con-freud.it/lacaniana/thesaurus/thesaurus_padre_II_1958_1963.pdf" target="_blank">Tomo II &#8211; Seminari 1958-1963</a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://www.lacan-con-freud.it/aiuti/traduzioni/dor_funzione_del_padre.pdf" target="_blank">Joël Dor, </a><em><a href="http://www.lacan-con-freud.it/aiuti/traduzioni/dor_funzione_del_padre.pdf" target="_blank">Il padre e la sua funzione in psicoanalisi</a></em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><em></em><a href="http://www.lacan-con-freud.it/aiuti/traduzioni/dor_fallo.pdf" target="_blank">Joël Dor, <em>La metafora paterna come “crocevia strutturale” della soggettività</em> </a><br />I. Il primato del fallo <br />II. Lo stadio dello specchio e l’Edipo </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://www.lacan-con-freud.it/aiuti/traduzioni/dor_metafora_paterna_forclusione.pdf" target="_blank">Joël Dor, <em>La metafora paterna</em> </a><br />— Il Nome-del-Padre <br />— La metonimia del desiderio <br />— La forclusione del Nome-del-padre. <br />Approccio ai processi psicotici </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://www.lacan-con-freud.it//aiuti/traduzioni/julien_tu_quittera.pdf" target="_blank">PHILIPPE JULIEN, </a><em><a href="http://www.lacan-con-freud.it//aiuti/traduzioni/julien_tu_quittera.pdf" target="_blank">Tu lascerai tuo padre e tua madre</a></em> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://www.lacan-con-freud.it/aiuti/traduzioni/benslama_rinuncia_al_padre.pdf" target="_blank">Fethi Benslama, </a><em><a href="http://www.lacan-con-freud.it/aiuti/traduzioni/benslama_rinuncia_al_padre.pdf" target="_blank">Di una rinuncia al padre</a></em> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/?p=13323" target="_blank">MASSIMO RECALCATI, <em>Cosa resta del padre? La paternità nell’epoca ipermoderna</em>, RAFFAELLO CORTINA EDITORE 2011</a></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">*</span></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Contributi a una cultura dell&#8217;Ascolto CAMMINARSI DENTRO (310): Leggere PHILIPPE JULIEN, Tu lascerai tuo padre e tua madre</title>
		<link>http://www.gabrielederitis.it/wordpress/29/11/2011/contributi-a-una-cultura-dellascolto-camminarsi-dentro-310-leggere-philippe-julien-tu-lascerai-tuo-padre-e-tua-madre/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 07:04:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[________________________________________________________________ Martedì 29 novembre 2011 Leggere PHILIPPE JULIEN, Tu lascerai tuo padre e tua madre (dal sito lacan-con-freud.it) Traduzione del capitolo VII &#8220;Les paradoxes de la transmission&#8221;, pp. 73-87 (fatta eccezione per le prime dieci righe) di Tu quitteras ton père et ta mère, Flammarion, Paris 2000. Previa registrazione, è possibile accedere all&#8217;area riservata e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">________________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Martedì 29 novembre 2011</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Leggere PHILIPPE JULIEN, <em>Tu lascerai tuo padre e tua madre </em>(dal sito <em>lacan-con-freud.it</em>)</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Traduzione del capitolo VII &#8220;Les paradoxes de la transmission&#8221;, pp. 73-87 (fatta eccezione per le prime dieci righe) di <em>Tu quitteras ton père et ta mère</em>, Flammarion, Paris 2000.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Previa registrazione, è possibile accedere all&#8217;area riservata e ottenere così il download del testo completo del saggio.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Vai alla pagina che contiene il titolo di questo saggio: <a href="http://lacan-con-freud.it/Traduzioni.htm" target="_blank">→</a></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">*</span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">1. Non c’è alleanza coniugale <em>senza rottura</em> con la famiglia da cui si proviene. “Legge ferrea”, diceva Lévi-Strauss. Bisogna scegliere: o la famiglia d’origine o l’alleanza coniugale. Colui o colei che vuole conciliarle tradisce il legame coniugale. In effetti, il mantenimento del legame filiale fa fallire il patto con il coniuge. L’antropologia dichiara che ogni società enuncia la necessità di scegliere, secondo la legge dell’interdetto dell’incesto. Ma è sufficiente che la società lo enunci? </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">2. Non c’è rottura possibile senza la <em>trasmissione dei genitori</em>. In effetti, ciò che la società promuove non lo può realizzare essa stessa. L’antropologo enuncia una struttura elementare, ma tace sul potere di attuare ciò che enuncia. Vi è qui uno strano paradosso: solo la famiglia da cui si proviene, e che si lascia, <em>può</em> trasmettere la legge del desiderio e in tal modo conferire il potere di realizzarla per mezzo di un’alleanza coniugale. Ma a quale condizione? </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">3. Non c’è trasmissione senza <em>vincolo matrimoniale fondatore</em> del legame tra i genitori. La condizione è la seguente: la famiglia d’origine non deve essere fondata sul legame tra genitori, ma, al contrario, è il vincolo matrimoniale di un uomo e di una donna che fonda il legame tra genitori.</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">*</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>CAMMINARSI DENTRO (309): I miei emblemi: l&#8217;aquilegia</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 00:05:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>
		<category><![CDATA[I miei emblemi]]></category>

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		<description><![CDATA[________________________________________________________________ Domenica 27 novembre 2011 Per la sua par- ticolare confor- mazione evoca l’immagine del- lo Spirito Santo, mentre le foglie rimandano alla Trinità. La sua raffigurazione può alludere anche al dolore di Maria Vergine.  Significato &#8211; Simbolo dello Spirito Santo, della Passione di Gesù; può alludere al dolore di Maria.  L’origine del nome, Aquilegia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">________________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Domenica 27 novembre 2011</span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;" align="center"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;"><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/Aquilegia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-13613" title="Aquilegia" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/Aquilegia.jpg" alt="" width="206" height="160" /></a>Per la sua par- ticolare confor- mazione evoca l’immagine del- lo Spirito Santo, mentre le foglie rimandano alla Trinità. La sua raffigurazione può alludere anche al dolore di Maria Vergine. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Significato &#8211; Simbolo dello Spirito Santo, della Passione di Gesù; può alludere al dolore di Maria. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">L’origine del nome, <em>Aquilegia vulgaris</em>, è stata interpretata in modi diversi. Secondo alcuni sembra derivare dalla forma uncinata dei petali che ricordano il becco o l’artiglio dell’aquila. In base a tale supposizione gli antichi naturalisti pensavano che questo fiore avesse la proprietà di rendere la vista più acuta. Secondo altri, invece, il nome del fiore si rifà alla parola latina <em>aquilegium</em>, recipiente d’acqua, che si riferisce alla caratteristica di questo fiore di trattenere sulle proprie foglie gocce d’acqua e di rugiada. [da LUCIA IMPELLUSO, <em>La natura e i suoi simboli</em>, ELECTA] </span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">[…] <em>io sono la rugiada, la rugiada, ma tu, tu sei la pianta</em>(R.M.RILKE).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">L’esito dell’ascolto, lo ’sbocco’ della relazione d’aiuto è tutto qui, nel riconoscimento della propria fragilità, nella precarietà della goccia di rugiada, che ha bisogno dell’aquilegia, della pianta su cui posarsi per sussistere e per durare dentro la relazione. Il paradosso suggerito qui è nel fatto che noi facciamo riposare la nostra esistenza su chi ci chiede ‘aiuto’. Noi ci salveremo attraverso la consistenza dell’altro. E’ importante che l’altro consista per noi. Lo sforzo incessante al quale tendiamo è questo riconoscimento, la gratitudine dell’altro che ’salvandosi’ ci salverà. La sua ’salvezza’ non è altro che la capacità di durare dentro la relazione, anche oltre lo ’scioglimento’ della relazione stessa, che avviene quando l’altro prende il largo, avendo ormai imparato ad affrontare la vita senza temere la tempesta. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">[…] L’aquilegia è la pianta che, essendo a forma di corolla aperta, sembra più di ogni altra pianta capace di accogliere la rugiada. Significa che ho bisogno della consistenza dell’altro per esistere. Per evitare che la mia esistenza precipiti nell’insignificanza. E’ noto a tutti (gli ascoltanti) che non della dipendenza disfunzionale qui sto parlando… </span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">*</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>CAMMINARSI DENTRO (308): I miei emblemi: il labirinto</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 21:02:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>
		<category><![CDATA[I miei emblemi]]></category>

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		<description><![CDATA[________________________________________________________________ Giovedì 24 novembre 2011 Per tornare a parlare di la- birinti l&#8217;occa- sione mi è stata offerta dalla pubbli- cazione su la Repubblica di Parma di un gruppo di sette foto intitolato: Perdersi nel labirinto di FMR → →. L&#8217;acronimo FRM sta per Franco Maria Ric- ci (ma vale anche éphémère, &#8216;effimero&#8217;), l&#8217;editore parmense (amante del tipografo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">________________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Giovedì 24 novembre 2011</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/IllabirintopigrandedelmondodiFMR.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13541" title="IllabirintopigrandedelmondodiFMR" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/IllabirintopigrandedelmondodiFMR-300x179.jpg" alt="" width="300" height="179" /></a><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/FMR1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13521" title="FMR1" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/FMR1-216x300.jpg" alt="" width="216" height="300" /></a>Per tornare a parlare di <a href="http://www.google.it/search?q=labirinto&amp;hl=it&amp;prmd=imvns&amp;tbm=isch&amp;tbo=u&amp;source=univ&amp;sa=X&amp;ei=jKnOTtfGEoKF4gTr0vEZ&amp;sqi=2&amp;ved=0CE8QsAQ&amp;biw=1276&amp;bih=680" target="_blank">la- birinti</a> l&#8217;occa- sione mi è stata offerta dalla pubbli- cazione su <em>la Repubblica di Parma</em> di un gruppo di sette foto intitolato: <a href="http://parma.repubblica.it/cronaca/2011/11/24/foto/perdersi_nel_labirinto_di_fmr-25501719/1/" target="_blank">Perdersi nel labirinto di FMR</a> <a href="http://video.repubblica.it/edizione/parma/il-labirinto-piu-grande-del-mondo/81468?video" target="_blank">→</a> <a href="http://parma.repubblica.it/cronaca/2010/06/04/news/il_labirinto_culturale_di_franco_maria_ricci_tre_km_di_gallerie_vegetali_alte_cinque_metri-4567534/" target="_blank">→</a>. L&#8217;acronimo FRM sta per <a href="http://www.valtaro.it/davoli/fmr4.jpg" target="_blank">Franco Maria Ric- ci</a> (ma vale anche <em>éphémère</em>, &#8216;effimero&#8217;), l&#8217;editore parmense (amante del tipografo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bodoni" target="_blank">Giovanni Battista Bo-doni</a> <a href="http://www.rarebookroom.org/Control/bodtip/index.html" target="_blank">→</a> <a href="http://www.mupeditore.it/arte/cataloghi_arte/fucina_caratteri.aspx" target="_blank">→</a> <a href="http://es.letrag.com/tipografia.php?id=11" target="_blank">→</a>) che ha creato la rivista d&#8217;arte più bella del mondo: <a href="http://www.google.it/search?q=labirinto&amp;hl=it&amp;prmd=imvns&amp;tbm=isch&amp;tbo=u&amp;source=univ&amp;sa=X&amp;ei=jKnOTtfGEoKF4gTr0vEZ&amp;sqi=2&amp;ved=0CE8QsAQ&amp;biw=1276&amp;bih=680#hl=it&amp;tbm=isch&amp;sa=1&amp;q=FMR&amp;pbx=1&amp;oq=FMR&amp;aq=f&amp;aqi=&amp;aql=&amp;gs_sm=e&amp;gs_upl=264942l265942l0l266635l3l3l0l0l0l0l0l0ll0l0&amp;bav=on.2,or.r_gc.r_pw.,cf.osb&amp;fp=791218172e146ad4&amp;biw=1276&amp;bih=680" target="_blank">FMR</a>. L&#8217;Editore aveva annunciato proprio così la sua uscita, poche settimane prima di marzo 1982. Io sottoscrissi l&#8217;abbonamento senza avere in mano nemmeno un numero 0, che sarebbe comunque uscito di lì a poco. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Il labirinto più grande del mondo &#8211; così lo ha voluto Franco Maria Ricci &#8211; mi ha riportato alla memoria uno dei miei emblemi: il labirinto. <br />La prima nozione importante che ne abbia avuto risale al 1979, anno di pubblicazione dell&#8217;ottavo volume dell&#8217;Enciclopedia Einaudi, uno dei monumenti della cultura del XX secolo, che contiene la voce <em>Labirinto</em>.<a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/santarcangeli.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-13561" title="santarcangeli" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/santarcangeli.jpg" alt="" width="234" height="300" /><br /></a>E&#8217; stato nel 1984, con l&#8217;uscita della prima edizione de <a href="http://www.sperling.it/scheda/978887684892" target="_blank"><em>Il libro dei labirinti. Storia di un mito e di un simbolo </em>di Paolo Santarcangeli</a>, che ho potuto approfondire lo studio dei labirinti. La breve <em>Prefazione</em> di Umberto Eco mi introdusse alle classificazioni dei labirinti e alla comprensione delle ragioni poste alla base dell&#8217;<em>Enciclopedia Einaudi</em>: in essa il sapere viene definito come labirinto e come &#8216;rete di modelli&#8217;. <br />La rinuncia a un sapere totalizzante &#8211; una semantica dizionariale &#8211; a favore di un sapere &#8216;discreto&#8217; &#8211; una semantica enciclopedica &#8211; orientò poi tutti i miei studi successivi. <br />L&#8217;abbandono del marxismo come visione del mondo totalizzante e la rinuncia a un sapere conchiuso, del tipo dell&#8217;<em>Enciclopedia filosofica</em> hegeliana, costituirono la svolta più importante della mia vita.</span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;"> SINTESI DELLA VOCE «LABIRINTO», CURATA DA PIERRE ROSENSTIEHL &#8211; VOLUME 8º DELL&#8217;ENCICLOPEDIA EINAUDI </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Il labirinto rappresenta l&#8217;essenza dei sistemi reticolari acentrati (cfr. <strong>centrato/acentrato</strong>, <strong>rete</strong>, <strong>sistema</strong>) nei quali ogni <strong>decisione</strong> viene presa localmente. Il problema allora è quello di capire in che misura un «viaggiatore» interno al labirinto, dotato solo di <strong>percezione</strong> locale, sia capace di un&#8217;azione globale che gli eviti infiniti percorsi (cfr. <strong>locale/globale</strong>, <strong>calcolo</strong>, <strong>algoritmo</strong>, <strong>automa</strong>). Dal punto di vista esterno dell&#8217;«architetto» del labirinto è possibile una classificazione secondo i metodi della topologia combinatoria (cfr. <strong>geometria e topologia</strong>). In generale dal punto di vista formale «risolvere» il labirinto significa esplorarlo tutto e ritrovarsi al punto di partenza. A ciò si adattano i metodi combinatori della teoria dei grafi e delle reti (cfr. <strong>combinatoria</strong>, <strong>grafo</strong>, ma anche <strong>grammatica</strong>, per il fatto che ad ogni labirinto è possibile associare una grammatica generativa del tipo <em>context-free</em>). Ma, risolto il labirinto, rimane la metafora (cfr. <strong>metafora/metonimia</strong>) per cui ogni persona tende a misurare il proprio progresso con l&#8217;avanzamento in qualche labirinto; rimangono così le contraddizioni e le simbolizzazioni della mitologia, rimane intatta la potenza magica del labirinto (cfr. <strong>immagine</strong>, <strong>magia</strong>, <strong>mito/rito</strong>, <strong>simbolo</strong>). </span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">E&#8217; a pagina 761, nel bel mezzo del 15° volume, intitolato <em>Sistematica</em>, che compare un breve inserto intitolato <strong><em>Il sapere è un labirinto</em></strong>, messo lì a separare le due parti di cui si compone il volume: la <em>Sistematica locale</em> e i <em>Ricoprimenti tematici</em>.<br />La pubblicazione nel 1981 dalle Edizioni Panini degli Atti del Convegno <em>Il sapere come rete di modelli. La conoscenza oggi</em> contribuì a confermarmi nell&#8217;idea che <em><strong>il sapere è una rete di modelli</strong></em>. Molti Autori dell&#8217;Enciclopedia Einaudi figurano tra i Relatori. Il volume è introvabile, perché fuori commercio.</span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">SINTESI DELLA VOCE «ENCICLOPEDIA», CURATA DA ALFREDO SALSANO &#8211; VOLUME 1º DELL&#8217;ENCICLOPEDIA EINAUDI </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Caratterizzata da un&#8217;irrisolta tensione tra l&#8217;unità di una <strong>sistematica</strong> e la pluralità delle conoscenze (cfr. <strong>conoscenza</strong>), l&#8217;enciclopedia tende il più delle volte a cadere nella pura e semplice lessicografia (cfr. <strong>lessico</strong>) anche quando alla base della sua costruzione è una classificazione delle scienze (cfr. <strong>scienza</strong>) che in genere coincide con quella accademia delle <strong>discipline</strong>. Abbandonati i fini didattici (cfr. <strong>insegnamento</strong>) o di pura erudizione che caratterizzarono le produzioni enciclopediche occidentali dalla tarda antichità al XVII secolo, l&#8217;enciclopedia ha nel Settecento integrato le <strong>arti</strong> (le «belle arti» e le «arti meccaniche») accanto alle scienze, configurandosi come strumento di <strong>informazione</strong> sui diversi settori delle attività pratiche e della <strong>ricerca</strong> teorica (cfr. anche <strong>teoria</strong>, <strong>teoria/pratica</strong>). L&#8217;ordine alfabetico generalmente adottato consente una presentazione che si vuole estranea all&#8217;<strong>ideologia</strong>, oggettiva anche nel senso che non propone un ordine di lettura predeterminato. Trionfo dell&#8217;analisi sulla sintesi, della molteplicità sull&#8217;unità e sulla totalità (cfr. <strong>analisi/sintesi</strong>, <strong>uno/molti</strong>, <strong>totalità</strong>), l&#8217;enciclopedia sembra paradigmatica (cfr. <strong>paradigma</strong>) di quell&#8217;oscillare tra <strong>invenzione</strong> e <strong>metodo</strong> che è proprio del moderno pensiero scientifico. Senza proporre un&#8217;unificazione di tipo filosofico delle conoscenze (cfr. <strong>filosofia/filosofie</strong>) essa cerca oggi di esplicitare quella che, con metafora matematica, si può chiamare la <strong>rete</strong> del sapere. </span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/labirinto.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13566" title="labirinto" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/labirinto.jpg" alt="" width="236" height="247" /></a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Il labirinto è metafora della cultura del nostro tempo, in cui rischiamo tutti di perderci. <br />I labirinti, tuttavia, sono costruzioni umane: sappiamo come si entra in essi e come se ne esce! </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; font-size: 18px; line-height: 21px;">La prima volta forse è stato Baudelaire a dire della foresta dei simboli della cultura moderna, ma non si trattava propriamente di labirinti. Piuttosto, della possibilità di perdersi. Se non si sa cosa siano, si è portati a pensare che siamo condannati comunque a smarrire la strada del ritorno una volta che ci fossimo avventurati in uno di essi. Nel nostro tempo lo sforzo più grande compiuto è il progetto dell’<em>Enciclopedia Einaudi</em>, con le sue 600 voci chiuse in un grafo nel quale sono disposte con un criterio tale che non si possa individuare un centro da cui partire o verso il quale far convergere le ‘ricerche’: sistema acentrato, il sapere umano è stato pensato come rete di modelli e come labirinto, appunto. <br />Ad una semantica dizionariale occorrerà sostituire una semantica enciclopedica: la costruzione della conoscenza si dà per accumulo entro una rete in cui sistema ed enciclopedia restano in tensione. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; font-size: 18px; line-height: 21px;">Noi siamo impegnati a costruire labirinti, senza saperlo. Non ci chiudiamo forse dentro costruzioni nelle quali l’altro deve raggiungerci? e non forniamo forse alle persone alle quali soltanto vogliamo che ci raggiungano la traccia delle vie che conducono al nostro cuore? Percorsi tratteggiati, i nostri discorsi alludono alla costruzione in cui occorre muoversi per giungere finalmente ad una meta lontana. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; font-size: 18px; line-height: 21px;">Leggete la sintesi della stessa voce LABIRINTO dell’Enciclopedia.<br />La ‘navigazione’ dentro l’enciclopedia avviene ‘percorrendo’ regioni circoscritte che raccolgono altrettante voci disciplinari. <br />Le parole o le coppie marcate in neretto sono altrettante voci a cui ogni voce rinvia, con una modalità ipertestuale. Così si generano i ‘percorsi’ nel labirinto. <br />Oltre la teoria, la classificazione di tutti i labirinti possibili, ‘ridotti’ a tre modelli fondamentali da Umberto Eco (Prefazione a Il libro dei labirinti di Paolo Santarcangeli, Frassinelli 1984): il labirinto detto ‘unicursale’, il labirinto manieristico, il rizoma, o la rete infinita. <br />Ognuno di noi possiede nella propria mente la personale ‘enciclopedia’, costruita negli anni e perennemente in costruzione. La memoria personale non è magazzino, archivio a cui attingere. Al pari delle memorie collettive, essa è sistema aperto, acentrato, ipertestuale. La costruzione del ’sistema’ avviene al presente. Mentre viviamo siamo già impegnati a scegliere ciò che andrà a costituire il mosaico della nostra esistenza e di volta in volta sceglieremo cosa rammemorare e cosa lasciar cadere nell’oblio.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; font-size: 18px; line-height: 21px;">*</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>CAMMINARSI DENTRO (308): Contraddizioni</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 20:36:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>
		<category><![CDATA[Leggere Michela Marzano]]></category>

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		<description><![CDATA[________________________________________________________________ Martedì 22 novembre 2011 dal sito di Michela Marzano *]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">________________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Martedì 22 novembre 2011</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 22px;"><a href="http://marzanomichela.wordpress.com/2011/11/22/contraddizioni/" target="_blank">dal sito di Michela Marzano</a></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 22px;">*</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>CAMMINARSI DENTRO (307): Leggere Massimo Recalcati e Duccio Demetrio</title>
		<link>http://www.gabrielederitis.it/wordpress/20/11/2011/camminarsi-dentro-307/</link>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 16:58:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[________________________________________________________________ Domenica 20 novembre 2011 Il XXIII Capitolo di Exodus, che si è tenuto a Sirmione sul Garda dal 1° al 4 ottobre 2011, aveva come tema: Dove c&#8217;è casa c&#8217;è festa e c&#8217;è perdono. Il XXIV Capitolo (1-4 ottobre 2012) avrà come tema: E la parola si fece carne. Al centro del XXII, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">________________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Domenica 20 novembre 2011</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Il XXIII Capitolo di Exodus, che si è tenuto a Sirmione sul Garda dal 1° al 4 ottobre 2011, aveva come tema: <em>Dove c&#8217;è casa c&#8217;è festa e c&#8217;è perdono</em>. <br />Il XXIV Capitolo (1-4 ottobre 2012) avrà come tema: <em>E la parola si fece carne</em>. <br />Al centro del XXII, che si è tenuto nel 2010, il tema forse più atteso: <em>Nella foresta dei sentimenti</em>.<br />Mentre, da un anno all&#8217;altro, tra gli Educatori e con don Antonio Mazzi la riflessione procede e si approfondisce, sembra che la questione della &#8216;foresta dei sentimenti&#8217; sia destinata a rimanere al centro delle discussioni, sicuramente dello studio personale. Senza nulla togliere agli argomenti proposti nel 2011 e nel 2012, la materia dei sentimenti costituisce un &#8216;approdo&#8217;. Non è un caso il fatto che la formazione in corso a Milano abbia come tema l&#8217;amore. La traccia di lavoro spedita a tutti gli Educatori che vi parteciperanno a scaglioni fino a marzo è tutta incentrata sull&#8217;amore.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Alla fine del Capitolo, come ogni anno, nella riunione ristretta con i soli Educatori, don Antonio ha distribuito un cartoncino pieghevole con le scadenze del 2012. Oltre le date, l&#8217;articolazione della formazione per Settori di attività e i Libri guida, i suggerimenti di lettura che non mancano mai: <em>Bibbia, <a href="http://www.ibs.it/code/9788884772046/mazzi-antonio/beatitudini-del-marciapiede.html" target="_blank">Le beatitudini del marciapiede</a>, <a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/?p=9962" target="_blank">Il mondo e l&#8217;infradito</a>, <a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/?p=12312" target="_blank">Mattutini</a>, Decalogo dei folli, <a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/?p=13323" target="_blank">Cosa resta del padre</a>, <a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/?p=8956" target="_blank">L&#8217;interiorità maschile</a></em>. <br />E&#8217; stato con viva sorpresa che ho notato la presenza, in fondo alla lista, di Recalcati e Demetrio. Dunque, non mi sbagliavo a dedicare attenzioni alla questione maschile e al tema del padre. Adesso non faccio che suggerire la lettura dei due volumi, ne parlo nel Centro di ascolto, regalo copie dell&#8217;uno e dell&#8217;altro alle persone che hanno bisogno di uscire dall&#8217;incertezza sull&#8217;identità del maschio e del padre. I tesori nascosti in quelle opere richiedono anni di riflessione e che si &#8216;applichi&#8217; a lungo la saggezza che hanno da trasmettere.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Per anni nel Centro di ascolto ho sentito dire &#8211; prevalentemente dalle madri dei ragazzi &#8211; che il padre era &#8216;assente&#8217; e che la causa prima del disagio dei ragazzi era da ricercare nelle inadempienze paterne. Oggi non è più così. A parte il fatto che di &#8216;madre coraggio&#8217; non c&#8217;è più traccia, le madri hanno appreso dall&#8217;esperienza e dallo scambio di idee con le altre madri che è per lo meno riduttivo pensare nei termini di una responsabilità esclusiva del padre, per darsi una ragione della sofferenza di un figlio. Sicuramente, emergono in alcune famiglie le tracce dei danni attivamente provocate da padri, che non sono stati assenti: piuttosto, sono stati presenti nella maniera sbagliata, perché non hanno rispettato la madre, perché hanno bevuto, perché hanno mandato ai figli messaggi distruttivi o &#8216;nessun&#8217; messaggio&#8230; Ma tutti si interrogano, ormai, sul ruolo svolto da ognuno dei due genitori rispetto all&#8217;altro: nessuno separa più nettamente le responsabilità e, d&#8217;altra parte, tutti sono impegnati a distinguere le responsabilità educative del padre da quelle della madre, l&#8217;immagine dell&#8217;altro genitore che ognuno dei due ha &#8216;restituito&#8217; ai figli. Le responsabilità escono accresciute, ma soprattutto le domande si moltiplicano.<br />C&#8217;è da chiedersi, ad esempio, cosa significhi essere maschio oggi, in una società in bilico tra vecchio e nuovo, tra civiltà e barbarie. E poi, cosa significa essere padre? </span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">*</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>CAMMINARSI DENTRO (306): Dentro la foresta dei sentimenti</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Nov 2011 05:36:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[________________________________________________________________ Lunedì 14 novembre 2011 È così! Capita… All’improvviso un velo di tristezza… senza ragione apparente… Forse perché per troppo tempo si è andati avanti automaticamente… una cosa dopo l’altra… perché non c’era il tempo di riflettere… perché non c’era la voglia… perché… Ma è inutile cercare di capire i perché. È così. E allora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">________________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Lunedì 14 novembre 2011</span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">È così! Capita… All’improvviso un velo di tristezza… senza ragione apparente… Forse perché per troppo tempo si è andati avanti automaticamente… una cosa dopo l’altra… perché non c’era il tempo di riflettere… perché non c’era la voglia… perché… Ma è inutile cercare di capire i perché. È così. E allora tanto vale prendersi questa tristezza che arriva all’improvviso e aspettare che passi. Tanto le carezze che arrivano dall’esterno in questi momenti non servono a molto. Soprattutto quando apparentemente non c’è alcun motivo di essere tristi…</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Queste parole appartengono alla filosofa Michela Marzano, che le ha pubblicate oggi sul suo sito, sotto il titolo <em><a href="http://marzanomichela.wordpress.com/2011/11/14/un-velo-di-tristezza/" target="_blank">Un velo di tristezza</a></em>. <br />Un &#8216;velo&#8217; di tristezza fa pensare a un&#8217;esperienza che ci è ben nota e che non facciamo fatica a ricondurre alla classe degli oggetti che chiamiamo <em>stati d&#8217;animo</em>, condizioni transitorie, che sopraggiungono non si sa bene da dove e che altrettanto facilmente vanno via. <br /></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Quello che ci fa parlare di loro e che ci fa dire di essere stati assaliti dalla tristezza, ancorché solo da un velo, è forse il fatto che «le carezze che arrivano dall&#8217;esterno in questi momenti non servono a molto»: è solo un velo che cala su di noi senza una ragione e una causa apparente? La sua consistenza sarà ben più grande, se resiste alle carezze, a cui pure è difficile resistere.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Il 15 novembre Michela Marzano è tornata <a href="http://marzanomichela.wordpress.com/2011/11/15/un-velo-di-tristezza-bis-dopo-i-vostri-commenti/" target="_blank">così</a> sull&#8217;argomento:</span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;">Dovrei saperlo, e invece ogni tanto me lo dimentico. L’amore che si riceve dagli altri è sempre tanto grande. Talmente grande che è folle e stupido dimenticarsene… Perché anche quando si ricevono porte in faccia e cattiverie, poi c’è sempre qualcuno che si avvicina e che trova quella parola giusta, quella frase, quel gesto che ripara tutto… Leggendo alcuni dei commenti al mio post di ieri mi è tornato il sorriso… Perché c’era tanto amore. Veramente tanto. Insieme a tutte quelle parole perse e poi pian piano ritrovate. Perché dietro la mia tristezza c’è sempre la stessa cosa… quella bambina che sono stata e che ogni tanto riappare… quel sentimento di inutilità… quella voglia di far meglio e di non riuscirci… quel perdono che talvolta non riesco a darmi… quell’amore che nel passato ho cercato invano è che invece è già lì, presente… proprio ora… mentre scrivo… Ormai ho deciso! Dopo <em>Volevo essere una farfalla</em>, il mio prossimo libro sarà sull’amore. Non quello che cercavo. Quello che ho…</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">*</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Leggere anche <em><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/?p=12237" target="_blank">All&#8217;origine dell&#8217;insicurezza personale</a></em> e <em><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/?p=8453" target="_blank">C&#8217;è un tempo per ringraziare</a></em>.</span></p>
<p style="text-align: center;">________________________________________________________________</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Leggere Murakami Aruki, L&#8217;uccello che girava le viti del mondo, Einaudi 2007</title>
		<link>http://www.gabrielederitis.it/wordpress/14/11/2011/leggere-murakami-aruki/</link>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 23:20:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Imparare a leggere]]></category>
		<category><![CDATA[Leggere Murakami Aruki]]></category>

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		<description><![CDATA[________________________________________________________________ Lunedì 14 novembre 2011 Ci sono libri che è difficile &#8216;recensire&#8217;. (D&#8217;altra parte, io qui mi limito a riferire la mia esperienza di lettura). La tecnica narrativa adottata dall&#8217;Autore non consente di &#8216;rivelare&#8217; l&#8217;esito del racconto, soprattutto quando, come nel nostro caso, l&#8217;intero récit poggia sulla suspence: sarebbe importante per la chiarezza dell&#8217;analisi critica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">________________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Lunedì 14 novembre 2011</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/Luccello-che-girava-le-viti-del-mondo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13445" title="L'uccello che girava le viti del mondo" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/Luccello-che-girava-le-viti-del-mondo-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" /></a>Ci sono <a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/?p=11641" target="_blank">libri</a> che è difficile &#8216;recensire&#8217;. (D&#8217;altra parte, io qui mi limito a riferire la mia esperienza di lettura). La tecnica narrativa adottata dall&#8217;Autore non consente di &#8216;rivelare&#8217; l&#8217;esito del racconto, soprattutto quando, come nel nostro caso, l&#8217;intero récit poggia sulla <em>suspence</em>: sarebbe importante per la chiarezza dell&#8217;analisi critica soffermarsi sullo scioglimento finale, perché magari contiene la chiave interpretativa di tutta l’opera, ma è preferibile non farlo, per non togliere ai lettori il gusto della scoperta progressiva di ciò che il protagonista, nonché voce narrante, comprende di ciò che gli si para davanti. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Se le prime ottocento pagine si mantengono in uno spazio di tipo onirico e si danno transizioni tra diversi piani di realtà, solo in fondo al volume si ‘comprende’ finalmente la natura delle peripezie del personaggio protagonista. Solo dopo aver risolto i problemi che si erano aperti per lui egli si ritrova appieno nella realtà. <br />L&#8217;emozione che aveva accompagnato la prima lettura dell&#8217;opera non è più chiara, o meglio, appare chiaro sono alla fine che si era all&#8217;interno di una dimensione sospesa. La felicità dell&#8217;opera è proprio in questa condizione in cui si trova il lettore, interamente preso dal gioco della narrazione. Alla fine della prima lettura si prova la sensazione di non voler abbandonare il mondo che era stato creato per noi:  a <em>noi, i lettori</em> non resta che valorizzare quel sostare nella lettura stessa, il piacere di stare in quell&#8217;intervallo che la vita ci concede, lo stato di grazia dell&#8217;emozione estetica che è poi il dono incomparabile della vera letteratura.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Nell&#8217;impossibilità di restituire l&#8217;intero contenuto dell&#8217;opera, occorre concentrarsi sulla <em>scrittura</em>, che è poi ciò che conta: l&#8217;invenzione della lingua con le sue peculiari connotazioni fa l&#8217;autore. Murakami indugia su particolari anche insignificanti, ma non si tratta di un elemento debole della scrittura stessa. In realtà, l&#8217;indagine personale mira a districarsi nella selva delle circostanze occasionali e non che rendono enigmatica la parte di esistenza da cui il racconto prende le mosse. Eventi di scarso rilievo sono assunti come termini di uno spazio misterioso e sfuggente. Quell&#8217;indugio non rientra nel già noto rinvio, nello spostamento in avanti di fatti e di eventi chiarificatori. Ogni passo, una nuova sospensione, come se la realtà, fin nei suoi minuti dettagli, fosse tutta pervasa di mistero. Le circostanze dell&#8217;esistenza del protagonista sono sicuramente segnate dal carattere dell&#8217;indecifrabilità, almeno apparente. Lo stallo a cui egli è consegnato è ciò che imprime ritmo alla macchina narrativa. La sapienza della scrittura è nel gioco continuo di rimandi, che non consente mai di concludere con un giudizio definito su questo o quel personaggio: la vita, con le sue ambigue risonanze e con le ambivalenti risposte che ci dà, è qui interpellata in tutta la sua potenza evocativa. Siamo sempre chiamati altrove. Il senso delle cose non è mai dato una volta per tutte. Bisogna cercare, per sciogliere tutti gli enigmi in cui ci troviamo avviluppati.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Il non detto prevale ad ogni piè sospinto: la vera identità dei personaggi, il vero significato di eventi che restano sospesi nell&#8217;aria perché il loro corso è stato interrotto da altri eventi non meno importanti per noi, il passato con i suoi enigmi, la storia che ritorna attraverso i racconti di conoscenti che la vissero in prima persona. Diciamo che la realtà si dispiega davanti a noi lentamente, per spostamenti progressivi dello sguardo, che si muove sulle cose non potendo contare su un terreno solido. Frammenti di senso riposano su frammenti estesi della narrazione. Essi non trovano in se stessi il senso che manca a una prima osservazione attenta. Solo le scoperte successive svelano allo sguardo il senso di ciò che poco fa stava davanti agli occhi del personaggio.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">La lingua non è fatta di schegge di saggezza sparse qua e là. Ciò che viene restituito è l&#8217;umile splendore della vita quotidiana, il vivere comune immerso negli oggetti noti da sempre. L&#8217;effetto straniante di un abbandono si avverte dal modo di &#8216;apparire&#8217; degli oggetti stessi: il significato di un guardaroba femminile, ad esempio, è tutto da decidere, dopo che la donna se ne sia andata&#8230; <br />La voce narrante ci guida per mano. Pagina dopo pagina non dobbiamo fare nessuna fatica ad attingere il senso generale del racconto, salvo ritrovarsi più volte immessi in realtà insospettate, con i pochi elementi in mano che abbiamo di cui servirsi fino alla fine. Tutto acquista senso in fondo al testo, ma non si prova alcun rammarico per la conclusione ormai &#8216;raggiunta&#8217;: il cuore della scrittura non andrà cercato nello sbocco assegnato al racconto. <br />E&#8217; come se ci trovassimo di fronte a unità testuali e di senso più ampie della pagina e del capitolo. Bisogna &#8216;conservare&#8217; ogni grumo delle esistenze incontrate. Sembra che non ci sia posto per il personaggio maggiore a cui contrapporre il simmetrico personaggio minore: veramente, come direbbe Kundera, ogni individuo ha il diritto di esistere. Anche il più spregevole di tutti concorre a far &#8216;reggere&#8217; la struttura del <em>récit</em>. <br />La narrazione dopo tutto restituisce il ritmo della vita. Non è forse vero che il concreto sia ciò che dura, e ciò che dura non è forse il ripetersi sempre uguale della vita che si ostina a fare dono di sé nelle forme più disparate, ingannandoci ora con l&#8217;apparente ripetitività delle cose ora con lo sbadiglio che ci assale quando non si direbbe che le cose stesse meritino di precipitare nella noia e nell&#8217;impermanenza?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Da una prima lettura si può dire solo bene di Murakami. Mentre mi inoltro nella lettura di <em>1Q84</em>, appena uscito, penso già di tornare sull&#8217;<em>Uccello che girava le viti del mondo</em>, perché le giornate trascorse con quel Murakami erano rallegrate da una bella continuità istituita dalla consuetudine di vivere con lui: sicuramente, la prossima volta che lo leggerò sarà diverso. Mi accorgerò che mi era sfuggito un dettaglio non marginale che mi aiuterà ad allontanarmi dalla mia realtà con più costrutto. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Avevo bisogno di una scrittura onirica e visionaria, come si dice ormai di Murakami, per integrare nella coscienza spazi di realtà che premono. E&#8217; tempo di tornare a sognare una vita meno schiacciata sul presente. Allontanarsi un po&#8217; non è tradire. D&#8217;altra parte, non è più tempo di <em>engagement</em>. Il lettore poi è un allegro parassita che si nutre dei piatti più impensati. A cosa non sarebbe disposto, pur di ottenere l&#8217;allegria della mente? </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Uscire da questa lettura non è facile, perché essa costringe a chiedersi quale posto si debba assegnare al sogno e alla visione e se meriti credito il regime delle coincidenze e delle circostanze fortuite che pure fanno storia.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">*</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Come esercizio di lettura, Murakami con tutta la sua opera andrà riguardato soprattutto come testo: suggerisco il <em>piacere del testo</em>, perché emerga l&#8217;universo di senso che è proprio di questa scrittura. <br />Distinguere l&#8217;Autore dal Testo, dalla Scrittura.</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>CAMMINARSI DENTRO (305): I miei emblemi: il silenzio</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 10:10:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele De Ritis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Camminarsi dentro]]></category>
		<category><![CDATA[I miei emblemi]]></category>

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		<description><![CDATA[________________________________________________________________ Domenica 13 novembre 2011 Sono le parole più silenziose quelle che portano la tempesta. Pensieri che incedono con passi di colomba guidano il mondo. &#8211; Friedrich Nietzsche, Frammenti postumi Tutto ciò che di buono e di interessante poteva esser detto del silenzio è stato detto, e naturalmente non abbiamo ancora finito di dire gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">________________________________________________________________</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Domenica 13 novembre 2011</span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/Silenzio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13410" title="Silenzio" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/Silenzio.jpg" alt="" width="240" height="258" /></a><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><em>Sono le parole più silenziose quelle che portano la tempesta. Pensieri che incedono con passi di colomba guidano il mondo</em>. &#8211; Friedrich Nietzsche, <em>Frammenti postumi </em></span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Tutto ciò che di buono e di interessante poteva esser detto del silenzio è stato detto, e naturalmente non abbiamo ancora finito di dire gli innumerevoli sensi che il termine racchiude. E&#8217; nata perfino un&#8217;<em><a href="http://www.lua.it/accademiasilenzio/" target="_blank">Accademia del silenzio</a></em>! </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Delle modalità, le posture, gli atteggiamenti che possiamo adottare per &#8216;esprimere silenzio&#8217; mi interessa particolarmente l&#8217;attitudine compunta e preoccupata di chi sceglie di non parlare per evitare l&#8217;esplosione di conflitti insanabili, quando la &#8216;situazione&#8217; sia in qualche modo compromessa da incomprensioni gravi, fraintendimenti accumulati, rigidità &#8216;storiche&#8217;. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Nelle relazioni umane bisognerebbe esser laici, cioè non portare nella relazione nessuna &#8216;causa&#8217; o ideologia o visione del mondo: bisogna essere scettici, disincantati, completamente vuoti.</span></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/9iMWHA1-hEI?rel=0" frameborder="0" width="445" height="331"></iframe></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;"><em>Non si vive la pienezza dell&#8217;Essere se non nel Vuoto</em> (Raimon Panikkar)</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Bisogna svuotarsi all&#8217;occorrenza, per far posto all&#8217;altro, per stabilire con comodo quanto spazio poi riservargli nel proprio &#8216;spazio vitale&#8217;. <br />O meglio, si tratta di sospendere ogni giudizio, anche su ciò che di più sacro ci guida nell&#8217;azione. Se non facessimo così, sarebbero possibili le <em>amicizie stellari</em> che talvolta la vita ci offre in dono tra assolutamente diversi? E&#8217; tra lontani che spesso ci si intende meglio!</span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;"><em>E’ forse lecito dire che ogni vera cultura comincia con il fatto che l’uomo si ritrae. Non si spinge avanti, non afferra e rapisce per sé, ma crea quella distanza dove, come in uno spazio libero, può apparire chiaramente la persona con la sua dignità, l’opera con la sua bellezza, la natura con la sua potenza di simbolismo.</em> &#8211; ROMANO GUARDINI </span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">La <em>vita schiva</em> offre i suoi vantaggi: non si richiede una &#8216;fuga&#8217; o un &#8216;ritiro&#8217; dal mondo, per compensare torti e delusioni. L&#8217;uomo schivo sa già cosa sia mondo e non è mai portato a confonderlo con la vita, che procede sempre per le sue strade, non rinunciando ad affermare il suo principio. <em>Thanatos</em> non smetterà mai di chiedere &#8216;troppo&#8217;. E&#8217; importante non lasciarsi sedurre dai suoi richiami e ripiegare nella rinuncia fine a se stessa. Piuttosto, come ci ha insegnato Massimo Cacciari, ognuno di noi nel corso della vita ha da realizzare la propria &#8216;ascesi fondamentale&#8217;. Conoscerla e saperla realizzare è la forma di saggezza più alta. <em>Muovere verso se stessi</em> è propriamente questo: arrivare a comprendere la cifra del proprio destino, cioè diventare ogni giorno di più se stessi, realizzare la propria natura, rendere &#8216;reali&#8217; tutte le proprie possibilità. Nell&#8217;osservarsi vivere soltanto riusciamo a comprendere. Questo è ciò che chiamiamo conoscenza di sé.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">*</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Il silenzio di Füssli significa per me arte di tacere. Di fronte alla parola dell’altro la mia cessa: sono in ascolto. Significa anche meditazione, raccoglimento, attenzione…</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Ma resta da dire del <em>non detto delle emozioni</em>, del non detto del <em>sesso</em> e della <em>droga</em> (non detto, non ineffabile o inesprimibile!): ci torneremo su. Il silenzio della morte è stato interrogato. Foscolo ci ha insegnato che è possibile continuare il dialogo interrotto. Io lo chiamo custodire nel proprio cuore la voce e tutto il resto. Il silenzio delle vittime, dei poveri, della natura… delle donne. Il silenzio dell’anima, di fronte alla sconfinata bellezza della natura. Il passaggio al bosco, come ascolto delle sue voci. La contemplazione assorta della bellezza femminile, l’oltranza della bellezza, il suo deinòn (il tremendo, ciò che ci spaventa). Il silenzio che si richiede quando ci si dispone accanto al malato di mente grave, al catatonico, che sembra perso nel nulla di uno sguardo immobile e spaventato. Se proviamo a toccare la sua mano o soltanto a stargli accanto &#8211; in silenzio, appunto! &#8211; noi possiamo impedire che quella esistenza precipiti nell’insignificanza. E’ quello che Kurt Schneider chiama “aiutare i pazzi ad essere folli”. Occorre &#8211; credetemi! &#8211; tanto silenzio. </span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">*</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">PRINCIPI NECESSARI PER TACERE </span></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">E’ bene parlare solo quando si deve dire qualcosa che valga più del silenzio. </span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;">Esiste un momento per tacere, così come esiste un momento per parlare.</span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; font-size: 18px; line-height: 21px;">Nell’ordine, il momento di tacere deve venire sempre prima: solo quando si sarà imparato a mantenere il silenzio, si potrà imparare a parlare rettamente. </span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; font-size: 18px; line-height: 21px;">Tacere quando si è obbligati a parlare è segno di debolezza e imprudenza, ma parlare quando si dovrebbe tacere, è segno di leggerezza e scarsa discrezione. </span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; font-size: 18px; line-height: 21px;">In generale è sicuramente meno rischioso tacere che parlare. </span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; font-size: 18px; line-height: 21px;">Mai l’uomo è padrone di sé come quando tace: quando parla sembra, per così dire, effondersi e dissolversi nel discorso, così che sembra appartenere meno a se stesso che agli altri. </span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; font-size: 18px; line-height: 21px;">Quando si deve dire una cosa importante, bisogna stare particolarmente attenti: è buona precauzione dirla prima a se stessi, e poi ancora ripetersela, per non doversi pentire quando non si potrà più impedire che si propaghi. </span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; font-size: 18px; line-height: 21px;">Quando si deve tenere un segreto non si tace mai troppo: in questi casi l’ultima cosa da temere è saper conservare il silenzio. </span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; font-size: 18px; line-height: 21px;">Il riserbo necessario per saper mantenere il silenzio nelle situazioni consuete della vita non è virtù minore dell’abilità e della cura richieste per parlare bene; e non si acquisisce maggior merito spiegando ciò che si fa piuttosto che tacendo ciò che si ignora. Talvolta il silenzio del saggio vale più del ragionamento del filosofo: è una lezione per gli impertinenti e una punizione per i colpevoli. </span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; font-size: 18px; line-height: 21px;">Il silenzio può talvolta far le veci della saggezza per il povero di spirito, e della sapienza per l’ignorante. </span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; font-size: 18px; line-height: 21px;">Si è naturalmente portati a pensare che chi parla poco non è un genio, e chi parla troppo è uno stolto o un pazzo: allora è meglio lasciar credere di non essere genii di prim’ordine rimanendo spesso in silenzio, che passare per pazzi, travolti dalla voglia di parlare. </span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; font-size: 18px; line-height: 21px;">E’ proprio dell’uomo coraggioso parlare poco e compiere grandi imprese; è proprio dell’uomo di buon senso parlare poco e dire sempre cose ragionevoli. </span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; font-size: 18px; line-height: 21px;">Qualunque sia la disposizione che si può avere al silenzio, è bene sempre essere molto prudenti; desiderare fortemente di dire una cosa è spesso motivo sufficiente per decidere di tacerla. </span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; font-size: 18px; line-height: 21px;">Il silenzio è necessario in molte occasioni; la sincerità lo è sempre: si può qualche volta tacere un pensiero, mai lo si deve camuffare. Vi è un modo di restare in silenzio senza chiudere il proprio cuore, di essere discreti senza apparire tristi e taciturni, di non rivelare certe verità senza mascherarle con la menzogna. </span></em></p>
<p style="text-align: right;"><span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; font-size: 18px; line-height: 21px;">ABATE DINOUART, <em>L’arte di tacere</em> (1771)</span></p>
<p style="text-align: center;"><span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; font-size: 18px; line-height: 21px;">*</span></p>
<p style="text-align: left;"> <a href="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/manifesto-per-il-silenzio1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13431" title="manifesto-per-il-silenzio" src="http://www.gabrielederitis.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/manifesto-per-il-silenzio1-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; font-size: 18px; line-height: 21px;">INDICE </span></p>
<p style="text-align: left;"><span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; font-size: 18px; line-height: 21px;">Introduzione &#8211; Le virtù del silenzio: la politica del silenzio<br />In difesa del silenzio, pag.9<br />Silenzio come concetto, tema e simbolo, pag.17<br />Una breve nota terminologica, pag.20</span></p>
<p style="text-align: left;"><span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; font-size: 18px; line-height: 21px;"><strong>Prima parte &#8211; La politica e la cultura del silenzio</strong><br /><span style="text-decoration: underline;">1. La scienza e la tecnologia del silenzio</span><br />La misurazione dei decibel, pag.26<br />Scienza e rumore, pag.29 <br />Il caso del grattacielo che strilla, pag.29<br />Tipi di rumore, pag.31<br />Rumore, rumore dappertutto?, pag.34<br /><span style="text-decoration: underline;">2. La commercializzazione del rumore</span><br />I proiettili acustici, pag.36<br />Il suono nella cultura popolare, pag.38<br />Rock, amplificazione e ribellione, pag.40<br /><span style="text-decoration: underline;">3. L&#8217;assalto al silenzio e perché il silenzio è importante</span><br />Huxley: l&#8217;Età del rumore, pag.44<br />L&#8217;inquinamento acustico: un problema globale, pag.45<br />Salute e silenzio, pag. 48<br />Riflessione e silenzio, pag.53<br />Il rumore e l&#8217;inumano, pag.57<br />Conclusione, pag.62</span></p>
<p style="text-align: left;"><span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; font-size: 18px; line-height: 21px;"><strong>Seconda parte &#8211; Le virtù del silenzio</strong><br /><span style="text-decoration: underline;">4. Dove il silenzio è importante: la religione</span><br />Monica Furlong: il significato della contemplazione, pag.65<br />Il silenzio nella tradizione cristiana, pag.67<br />Il silenzio nelle religioni non occidentali, pag.75<br />Max Picard: la metafisica del silenzio, pag.83<br /><span style="text-decoration: underline;">5. Dove il silenzio è importante: la filosofia</span><br />Parlare dell&#8217;ineffabile, pag.87<br />La decostruzione e l&#8217;ineffabile, pag.88<br />Lyotard e l&#8217;irrappresentabile, pag.92<br />Kant e il noumeno, pag.93<br />La fenomenologia e la sospensione del giudizio, pag.94<br />Scetticismo, pag.95<br />Il silenzio e l&#8217;Essere, pag.96<br />Il silenzio nella filosofia non occidentale, pag.97<br />Conclusione, pag.98<br /><span style="text-decoration: underline;">6. L&#8217;estetica del silenzio</span><br />Susan Sontag e il silenzio critico, pag.99<br />L&#8217;estetica del silenzio in Susan Sontag, pag.101<br />L&#8217;estetica del silenzio in John Cage, pag.105<br />Conclusione, pag.107<br /><span style="text-decoration: underline;">7. Dove il silenzio è importante: le arti</span><br />Musica e silenzio, pag.109<br />Silenzio nell&#8217;arte, pag.112<br />Cinema e silenzio, pag.119<br /><span style="text-decoration: underline;">8. Dove il silenzio è importante: la letteratura</span><br />La poesia e il silenzio, pag.124<br />Il romanzo e il silenzio, pag.128<br />Il sublime: l&#8217;ineffabile e l&#8217;irrappresentabile, pag.131<br />Il flusso di coscienza: la descrizione del mondo silenzioso, pag.134<br />Il dramma del silenzio, pag.136<br />Libri silenziosi, pag.143<br />Il silenzio e il postmoderno, pag.145<br />Conclusione, pag.146<br /><span style="text-decoration: underline;">9. Dove il silenzio è importante: la lingua e la parola</span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; font-size: 18px; line-height: 21px;"><span style="text-decoration: underline;">Conclusione &#8211; Una campagna per il silenzio</span><br />Silenzio, rumore e informazione, pag.157<br />Trovare un equilibrio tra rumore e silenzio, pag.160</span></p>
<p style="text-align: center;"><span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Bookman Old Style', serif; font-size: 18px; line-height: 21px;">*</span></p>
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