Vergogna
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Significato del termine:
- il turbamento dell’animo di chi sta per commettere o ha commesso una azione reputata disonorevole;
- senso del pudore, timidezza con riferimento anche alle manifestazioni esteriori;
- nelle esclamazioni ha significato di rimprovero, d’indignazione: che vergogna!
- cosa o persona che rechi vergogna: sei la vergogna di questa famiglia!
- al plurale indica le parti pudiche, genitali.
Nel libro del Genesi la vergogna è la punizione divina per aver trasgredito il divieto di mangiare il frutto dell’albero della conoscenza: «Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture» (3,7). La conoscenza comporta inevitabilmente la vergogna. Il riconoscersi di Adamo ed Eva come individui distinti e diversi comporta la conoscenza di quel corpo che è la propria manifestazione e l’autocoscienza di essere quel corpo. Il peccato rompe una situazione di pura identità con il tutto. Legata ad una concezione cristiana la vergogna è stata considerata come la testimonianza del peccato di essere un corpo. Molte delle azioni che comportano la vergogna sono legate alla corporeità vissuta come peccato e non come ciò che ci distingue. La vergogna che Adamo prova non solo è legata alla scoperta della propria sessualità, ma segna la presa di coscienza che quel corpo è la sua presenza davanti allo sguardo di Dio e per questo essere riconosciuto perché egli stesso si riconosce nella sua corporeità. Nella vergogna è tutto l’essere ad essere coinvolto, e specificatamente, nel caso del peccato originale, è il corpo ad essere coinvolto. Il corpo assume una importanza fondamentale al fine della comprensione. La corporeità è la prima oggettivazione che la vergogna opera nell’io, ponendo lo stesso io ha riconoscerlo. Da questo primo approccio alla realtà corporale la persona vergognosa si coglie nella sua realtà mondana. Per questo motivo la vergogna si individua a partire dalla corporeità perché l’io improvvisamente vive dentro di sé la consapevolezza della propria corporeità come espressione di se stesso.
AGNESE GALOTTI, Vergogna e immagine di sé. Un emergere di rossori, imbarazzi e timori che aprono comunque alla percezione dell’Alterità. (da Individuazione – Trimestrale di Psicologia analitica e Filosofia sperimentale)
CINZIA SABBATINI PEVERIERI, La necessità ontologica della vergogna (da Dialegesthai, 10 gennaio 2000) Nata a Roma nel 1972. Laureata nel 1998 in Filosofia presso l’Università di Roma Tor Vergata con una tesi dal titolo La vergogna: dalla coscienza scissa alla coscienza addomesticata. I suoi interessi si rivolgono allo studio filosofico dell’emozione a partire da un approccio che non si limita al campo psicologico, ma vuole approdare alla necessità ontologica nella comprensione dell’io, tramite la quale fondare l’esperienza dell’altro.
ANNA MARIA BENEDETTO e ANDREA GRAGNANI I Fondamenti teorico-clinici della Vergogna (da “Psicoterapia”, 1997 Apr-Giu, 9: 47-66 – Associazione di Psicologia Cognitiva, Roma)
BORIS CYRULNIK, La vergogna, CODICE EDIZIONI 2011
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