{"id":10967,"date":"2011-08-15T08:40:46","date_gmt":"2011-08-15T06:40:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/?p=10967"},"modified":"2011-08-15T09:16:00","modified_gmt":"2011-08-15T07:16:00","slug":"carlo-ginzburg","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/carlo-ginzburg\/","title":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><STRONG>Contributi a una cultura dell&#8217;Ascolto<\/strong><\/span> CAMMINARSI DENTRO (232): Leggere CARLO GINZBURG, <em>Occhiacci di legno. Nove riflessioni sulla distanza,<\/em>"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 26px;\">*<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-size: medium;\"><a href=\"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/ginzburg.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-10979\" title=\"ginzburg\" src=\"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/ginzburg.jpg\" alt=\"\" width=\"132\" height=\"200\" \/><\/a>In breve<\/span><span style=\"font-size: medium;\"> &#8211; <\/span><\/strong><span style=\"font-size: medium;\"><a href=\"http:\/\/www.feltrinellieditore.it\/SchedaLibroEstratto?id_estratto=17151&amp;id_volume=5100149\" target=\"_blank\">Il libro<\/a> indaga, da punti di vista diversi, le potenzialit\u00e0 co- gnitive e morali, costruttive e di- struttive dello spaesamento e della distanza attraverso nove capitoli della storia culturale: <\/span><span style=\"font-size: medium;\">Straniamento, Mito, Rappresentazione, Immagine devozionale cristiana, Idoli e so-miglianza, Stile, Distanza e pro- spettiva, Uccidere un mandarino cinese, Un lapsus di papa Wojtyla<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\"><!--more--><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-size: medium;\">Il libro<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">&#8220;Tutto il mondo \u00e8 paese non vuol dire che tutto \u00e8 uguale: vuol dire che tutti siamo spaesati rispetto a qualcosa e a qualcuno.&#8221; Il libro indaga, da punti di vista diversi, le potenzialit\u00e0 cognitive e morali, costruttive e distruttive dello spaesamento e della distanza. Perch\u00e9 una lunga tradizione ha attribuito allo sguardo dell&#8217;estraneo &#8211; del selvaggio, del contadino, dell&#8217;animale &#8211; la capacit\u00e0 di svelare le menzogne della societ\u00e0? Perch\u00e9 la riflessione sul mito serve a distanziare la realt\u00e0, mentre il mito \u00e8 spesso uno strumento politico per controllare gli ignari? Perch\u00e9 nel Medioevo, durante i funerali del re di Francia e d&#8217;Inghilterra, veniva portato in processione un fantoccio detto &#8220;rappresentazione&#8221;? Perch\u00e9 il Cristianesimo fece propria la proibizione mosaica delle immagini ma favor\u00ec da un certo momento in poi la diffusione di immagini devozionali? Perch\u00e9 lo stile \u00e8 stato usato, a seconda dei casi, per includere o escludere ci\u00f2 che \u00e8 culturalmente diverso? Perch\u00e9 ricorriamo cos\u00ec spesso a metafore visive come &#8220;prospettiva&#8221; o &#8220;punto di vista&#8221;? Uccidereste un mandarino cinese sconosciuto se vi venisse offerta una grossa somma?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: medium;\">*<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">La nostra cultura, il nostro modo di vedere il mondo, la nostra forma mentis affondano le loro radici nell&#8217;intrecciarsi della tradizione greca, di quella ebraica e di quella cristiana, che si avvicinano e si allontanano lungo percorsi allo stesso tempo familiari e misteriosi, che dietro grandi differenze nascondono profonde analogie e viceversa. Carlo Ginzburg affronta alcuni grandi temi della nostra storia culturale partendo dalla fecondit\u00e0 della distanza, intesa in senso sia letterale sia metaforico. Ginzburg introduce una prospettiva non lineare che, pur non perdendo di vista l&#8217;orizzonte storico delle cose, avvicina fenomeni di tempi e spazi diversi trovando simmetrie, convergenze e isotopie.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-size: medium;\">Prefazione<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Presento nove saggi (tre dei quali inediti) scritti nell&#8217;ultimo decennio; due, il secondo e l&#8217;ultimo, sono gi\u00e0 apparsi in italiano. La distanza di cui parla il sottotitolo del libro \u00e8 al tempo stesso letterale e metaforica. Dal 1988 insegno a Los Angeles. Parlare a studenti e studentesse come quelli di UCLA, con una formazione lontanissima dalla mia, diversi tra loro etnicamente e culturalmente, mi ha costretto a guardare in maniera diversa a temi di ricerca su cui lavoravo da tempo. La loro importanza non \u00e8 per nulla diminuita ai miei occhi ma \u00e8 diventata meno ovvia. Ho capito meglio qualcosa che credevo di sapere gi\u00e0, e cio\u00e8 che la familiarit\u00e0, legata in ultima analisi all&#8217;appartenenza culturale, non pu\u00f2 essere un criterio di rilevanza. Tutto il mondo \u00e8 paese non vuol dire che tutto \u00e8 uguale: vuol dire che tutti siamo spaesati rispetto a qualcosa e a qualcuno. So di non dire niente di nuovo, ma forse val la pena di riflettere ancora sulla fecondit\u00e0 intellettuale di questa condizione. Ho provato a farlo nel saggio sullo straniamento che apre la raccolta. Ma anche il pi\u00f9 antico, quello sulla rappresentazione nasce dalla volont\u00e0 di spaesare chi legge, e prima ancora me stesso, comprimendo un tema immenso in poche pagine, immergendo l&#8217;Europa e l&#8217;Italia in un quadro cronologico e spaziale amplissimo. Mi sono imbattuto in una duplice ambiguit\u00e0: quella legata all&#8217;immagine, che \u00e8 al tempo stesso presenza e surrogato di qualcosa che non c&#8217;\u00e8, e quella legata ai rapporti tra ebrei e cristiani in cui prossimit\u00e0 e lontananza si sono intrecciate per due millenni con conseguenze spesso funeste. Queste ambiguit\u00e0 convergono nel tema dell&#8217;idolatria, evocato nel titolo del libro, e discusso nel saggio su idoli e immagini. Esso si chiude bruscamente accostando il primo e secondo comandamento del decalogo: &#8220;Non ti farai idolo n\u00e9 immagine alcuna&#8221;, &#8220;Non pronuncerai invano il nome del Signore&#8221;. Sulla contiguit\u00e0 tra nome e immagine sono tornato indagando sul mito. I greci hanno raffigurato i loro d\u00e8i e ne hanno pronunciato i nomi, hanno ragionato sulla natura dell&#8217;immagine e su quella del nome. Ma questa apparente opposizione tra greci ed ebrei forse nasconde una simmetria nascosta: la riflessione greca sul mito, cos\u00ec come la proibizione ebraica dell&#8217;idolatria, sono strumenti di distanziazione. Greci ed ebrei, in modi diversi, hanno cercato di elaborare strumenti per guardare criticamente la realt\u00e0, senza farsene sommergere. Il cristianesimo si \u00e8 opposto ad entrambi, ha imparato da entrambi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Sono un ebreo nato e cresciuto in un paese cattolico; non ho mai avuto un&#8217;educazione religiosa; la mia identit\u00e0 ebraica \u00e8 in gran parte il frutto della persecuzione. Quasi senza rendermene conto mi ero messo a riflettere sulla tradizione molteplice cui appartengo, cercando di guardarla da lontano, se possibile criticamente. Dell&#8217;insufficienza della mia preparazione ero, e sono, del tutto consapevole. Seguendo il fili delle citazioni scritturali sono arrivato a rileggere i vangeli, e la stessa figura di Ges\u00f9, da un punto di vista per me inatteso. Ancora una volta ho ritrovato l&#8217;opposizione tra ostensione e narrazione, tra morfologia e storia: un tema inesauribile, che mi appassiona da tempo. Ne ragiono, da vari punti di vista, nel secondo, quarto, quinto e sesto saggio. Una riflessione iniziata dai greci ha consentito di scoprire ci\u00f2 che accomuna, pur nella loro diversit\u00e0, immagine, nome e mito: l&#8217;essere situati al di l\u00e0 del vero e del falso. \u00c8 una caratteristica che la nostra cultura ha esteso all&#8217;arte in generale. Ma le finzioni artistiche, come quelle giuridiche, parlano della realt\u00e0. Lo dimostrano tanto il saggio sullo straniamento (il primo) quanto quello, per certi versi speculare, sul mandarino cinese: l\u00e0 la distanza giusta, qui l&#8217;eccesso di distanza; l\u00e0 l&#8217;assenza di empatia come distanza critica, qui l&#8217;assenza di empatia come disumanizzazione. Ma ormai il tema delle mie riflessioni, innescate dalla distanza, era diventato la distanza stessa, la prospettiva storica Allora mi sono accorto di avere scritto questo libro.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\">Bologna, dicembre 1997<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\"><strong>Straniamento. <\/strong>Preistoria di un procedimento letterario. Perch\u00e9 una lunga tradizione ha attribuito allo sguardo dell&#8217;estraneo &#8211; del selvaggio, del contadino, dell&#8217;animale &#8211; la capacit\u00e0 di svelare le menzogne della societ\u00e0? Nella vita le nostre percezioni e sensazioni sono rese opache dall&#8217;abitudine. L&#8217;arte \u00e8 in grado di produrre un effetto di straniamento grazie all&#8217;introduzione di prospettive ignote, non abituali, come appunto sono quelle del selvaggio, del contadino, dell&#8217;animale. La grande letteratura, da Tolstoj a Dostoevskij, a Proust, \u00e8 ben consapevole di ci\u00f2. Ripercorrere la storia di questa tradizione \u00e8 tornare alle origini dell&#8217;arte di raccontare, scoprendone lo scambio costante con la cultura popolare.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\"><strong>Rappresentazione.<\/strong> La parola, l&#8217;idea, la cosa. Nel Medioevo, in Francia e in Inghilterra accanto al catafalco che conteneva il corpo effimero del re, veniva esibito un manichino, che simboleggiava il corpo del re in quanto legato all&#8217;istituzione, che continuava al di l\u00e0 della sua persona. Di questo manichino, detto &#8220;rappresentazione&#8221;, Ginzburg esamina i possibili precedenti nell&#8217;antichit\u00e0. Il saggio propone un&#8217;ipotesi generale: e cio\u00e8 che l&#8217;affermarsi dell&#8217;idea della presenza reale di Cristo nell&#8217;eucarestia abbia reso possibile, oltre alla diffusione delle &#8220;rappresentazioni&#8221;, un disincantamento delle immagini e la nascita (in Italia, e poi nell&#8217;intera Europa) di un&#8217;arte illusiva.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\"><strong>Rapporti tra ebrei e cristiani.<\/strong> Un lapsus di papa Wojtyla. La storica visita di Giovanni Paolo II alla Sinagoga di Roma nell&#8217;aprile 1986 fu un passo fondamentale dell&#8217;avvicinamento della Chiesa cattolica alla comunit\u00e0 ebraica, ma ebbe un risvolto curioso. Il papa, nel suo saluto, si rivolse ai presenti chiamandoli &#8220;nostri fratelli maggiori&#8221;. Questa \u00e8 l&#8217;espressione con la quale Paolo nella lettera ai Romani chiamava gli ebrei. E Paolo pensava esplicitamente a Giacobbe ed Esa\u00f9: il pi\u00f9 giovane avrebbe asservito il fratello maggiore&#8230;quanto di pi\u00f9 lontano era nelle intenzioni di Giovanni Paolo II. La versione qui presentata dell&#8217;articolo, apparso nell&#8217;ottobre 1997 su &#8220;la Repubblica&#8221;, contiene anche la replica alle contestazioni mosse a Ginzburg da Gian Franco Svidercoschi dalle pagine dell'&#8221;Avvenire&#8221;.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\"><strong>Idoli e immagini.<\/strong> Un passo di Origene e la sua fortuna. Origene, vissuto nel III secolo d.C. ad Alessandria, allora grande e poliglotta centro della civilt\u00e0 ellenistica, commentando la proibizione mosaica dell&#8217;idolatria, introdusse una sottile distinzione destinata ad essere ripresa nel corso dei secoli: quella tra idoli e immagini, tra raffigurazioni di ci\u00f2 che non esiste e raffigurazioni di ci\u00f2 che esiste. In questo modo veniva aperto un varco che consent\u00ec alla lunga di aggirare il divieto nei confronti delle immagini formulato nel Decalogo. Il saggio indaga le radici filosofiche della distinzione posta da Origene; e mostra che l&#8217;idea di una contiguit\u00e0 tra idoli e immagini ha ancora qualcosa da dirci.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\"><strong>Mito.<\/strong> Distanza e menzogna. La riflessione sul mito, da Platone in poi, ha consentito un atteggiamento di distanza critica nei confronti della nostra tradizione nei suoi molteplici, talvolta contraddittori aspetti che verosimilmente contribu\u00ec alla capacit\u00e0 della cultura europea di imporsi alle altre culture e dominarle. L&#8217;uso politico del mito, come menzogna consapevole adatta a dominare gli incolti, \u00e8 stato teorizzato in una lunga tradizione che comincia con i greci e arriva fino a noi. Il saggio esplora questi due temi la riflessione sul mito e l&#8217;uso politico del mito mostrando in che modo siano connessi e perch\u00e9 siano oggi cos\u00ec attuali.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\"><strong>Ecce<\/strong>. Sulle radici scritturali dell&#8217;immagine di culto cristiana. I vangeli contengono molti riferimenti espliciti a testi scritturali (in particolare Isaia e il salmo 22). Riprendendo e sviluppando una ricca tradizione di studi Ginzburg mostra come questi testi scritturali e pi\u00f9 in generale la volont\u00e0 di identificare Ges\u00f9 con il Messia abbiano ora modellato in profondit\u00e0, ora addirittura generato la narrazione dei vangeli. Ogni riflessione su Ges\u00f9, in quanto figura storica, deve partire da qui. Nella seconda parte del saggio si mostra che anche le immagini cristiane di culto (Madonna col bambino, Crocifissione, Ecce homo) si riallacciano al nucleo profetico che ha generato in larga misura i vangeli.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\"><strong>Stile.<\/strong> Inclusione ed eclusione. In questo saggio vengono esaminate le implicazioni politiche delle discussioni sullo stile. L&#8217;idea, formulata da Cicerone, che l&#8217;eccellenza artistica, poetica, oratoria si possa raggiungere per vie diverse e incomparabili si \u00e8 scontrata nella nostra tradizione con un&#8217;idea normativa dello stile. Ginzburg esamina il rapporto tra queste idee contrapposte sia in ambito artistico, sia nell&#8217;ambito della storia della scienza, con particolare riferimento alle posizioni relativistiche di Paul Feyerabend. Il saggio mostra che l&#8217;idea pluralistica dello stile, che tra &#8216;500 e &#8216;700 aveva consentito di valutare positivamente la diversit\u00e0 culturale, sia in Europa sia in rapporto alle civilt\u00e0 extraeuropee, si \u00e8 poi convertita nel nostro secolo in uno strumento di esclusione culturale e razziale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\"><strong>Mandarino cinese.<\/strong> Uccidere un mandarino cinese. Le implicazioni morali della distanza. Nella storia della filosofia occidentale si \u00e8 imposto, in tempi e forme diverse, un dilemma morale ancora di grande attualit\u00e0. Una delle varianti pi\u00f9 curiose recita, pi\u00f9 o meno, cos\u00ec: &#8221; Casa fareste se vi fosse data la possibilit\u00e0 di ereditare i beni di un ricco mandarino cinese, decretandone la morte con il solo desiderio?&#8221;. La distanza nel tempo e nello spazio produce indifferenza morale. Non ci sentiamo responsabili delle stragi del passato pi\u00f9 di quanto ci sentiamo colpevoli delle crudelt\u00e0 perpetrate in paesi lontani. Pu\u00f2 il senso della giustizia correggere tale naturale egoismo dei sentimenti? La pessimistica conclusione di Ginzburg solleva il sipario su una desolante inadeguatezza della morale a fronteggiare &#8220;la nostra capacit\u00e0 di contaminare e distruggere il presente, il passato e il futuro&#8221;.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium;\"><strong>Prospettiva storica.<\/strong> Distanza e prospettiva. Due metafore. Attraverso tre episodi tratti dalla tarda antichit\u00e0 e dall&#8217;et\u00e0 moderna viene discusso il rapporto tra memoria, oblio e storia. Ginzburg, nel rifiutare il relativismo contemporaneo che assegna pari grado di verit\u00e0 a tutti i punti di vista (tanto nella scienza che nella storia), richiama l&#8217;attenzione sulla complessit\u00e0 e potenza esplicativa delle metafore legate alla nozione di prospettiva. Egli ripercorre in particolare il pensiero di Agostino, Machiavelli e Leibniz. La nozione di prospettiva, in equilibrio tra punto di vista soggettivo e verit\u00e0 oggettive e verificabili, \u00e8 il possibile luogo d&#8217;incontro per una discussione feconda tra studiosi di discipline diverse.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: large;\">*<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>* In breve &#8211; Il libro indaga, da punti di vista diversi, le potenzialit\u00e0 co- gnitive e morali, costruttive e di- struttive dello spaesamento e della distanza attraverso nove capitoli della storia culturale: Straniamento, Mito, Rappresentazione, Immagine devozionale cristiana, Idoli &hellip; <a href=\"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/carlo-ginzburg\/\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[232,57],"tags":[],"class_list":["post-10967","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-ascolto","category-camminarsi-dentro"],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10967","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=10967"}],"version-history":[{"count":29,"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10967\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":10970,"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10967\/revisions\/10970"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10967"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=10967"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10967"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}