{"id":10996,"date":"2011-06-22T08:15:34","date_gmt":"2011-06-22T06:15:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/?p=10996"},"modified":"2011-06-29T22:02:48","modified_gmt":"2011-06-29T20:02:48","slug":"camminarsi-dentro-201-la-dimensione-linguistica-nella-relazione-educativa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/camminarsi-dentro-201-la-dimensione-linguistica-nella-relazione-educativa\/","title":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">CAMMINARSI DENTRO (201): La dimensione linguistica nella relazione educativa (1)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 26px;\">*<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;\">Mercoled\u00ec 22 giugno 2011<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;\">L&#8217;esperienza dell&#8217;ascolto \u00e8 personale, varia cio\u00e8 da persona a persona, e soprattutto varia nel tempo. L&#8217;Educatore impegnato in un Centro di ascolto non ha da esprimere una &#8216;professionalit\u00e0&#8217; statica, il risultato di studi fatti all&#8217;inizio della &#8216;carriera&#8217; di &#8216;ascoltatore&#8217;, come un corso di laurea universitario. Anche quegli studi non bastano. Non dimenticher\u00f2 mai un collega del Liceo Classico di Frosinone che mi rivel\u00f2 un giorno: \u00abCi vogliono almeno venti anni per fare un professore di liceo!\u00bb Voleva rassicurarmi a proposito del fatto che non si riesce a conoscere tutto quello che c&#8217;\u00e8 da conoscere in quattro anni di studi universitari. Nel Sindacato avevamo l&#8217;abitudine di dire che la professionalit\u00e0 si forma sul campo. Naturalmente, il sostegno della teoria non manc\u00f2 mai. Studiare \u00e8 per me ancora oggi il compito pi\u00f9 importante. Passo la maggior parte del mio tempo a leggere.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;\">Tra insegnamento e ascolto c&#8217;\u00e8 stato negli ultimi venti anni uno &#8216;scambio&#8217; continuo: la scuola ha fornito &#8216;argomenti&#8217; a sostegno dell&#8217;idea di educazione da seguire ed esempi della qualit\u00e0 della relazione umana da instaurare con i ragazzi; l&#8217;ascolto ha rappresentato una sacca di resistenza, un archivio di emozioni e saperi, una palestra di conoscenza dell&#8217;evoluzione\u00a0nel tempo dei comportamenti giovanili d&#8217;abuso. A scuola ero pi\u00f9 consapevole della responsabilit\u00e0 degli insegnanti: il &#8216;destino&#8217; dei ragazzi in alcuni momenti \u00e8 nelle loro mani. Al Centro di ascolto avverto la drammaticit\u00e0 del fattore tempo: ogni istante \u00e8 prezioso per accrescere le possibilit\u00e0 di aiuto. Massimo Cacciari ha parlato di <em>arrischio<\/em> della relazione. Siamo sempre esposti, come adulti educatori, in un rapporto con i ragazzi in cui \u00e8 in questione sempre quello che abbiamo da offrire noi nello \u00abscambio di risorse\u00bb di cui si nutre l&#8217;incontro, quando si dia vero incontro. Se ci sta a cuore il futuro dei ragazzi che si affidano a noi, l&#8217;<em>esito <\/em>della relazione dipender\u00e0 dalla nostra autenticit\u00e0, dalla sincerit\u00e0 e dalla veridicit\u00e0 delle nostre parole. Saremo messi alla prova: le nostre parole risulteranno vere se ad esse corrisponderanno comportamenti coerenti. Dobbiamo essere congruenti, come dicono i rogersiani.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;\">Dalla vita delle comunit\u00e0 per tossicodipendenti abbiamo appreso all&#8217;inizio dell&#8217;esperienza di ascolto che i ragazzi, quando si svegliano al mattino, &#8216;studiano&#8217; gli Educatori per verificare se possono &#8216;fregarli&#8217; in qualche modo. Indipendentemente da quello che c&#8217;\u00e8 <em>dall&#8217;altra parte<\/em>, a noi interessa qui la nostra consapevolezza di essere sotto il loro sguardo e la consapevolezza del peso dei nostri <em>comportamenti linguistici<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;\">A scuola mi piaceva scrivere nel mio Progetto didattico, all&#8217;inizio dell&#8217;anno, qualcosa a proposito del &#8216;comportamento insegnante&#8217;, per sottolineare la consapevolezza della risorsa data dagli atteggiamenti personali. Dopo averli \u00a0distinti accuratamente da emozioni, stati d&#8217;animo e sentimenti, scopriremo che gli atteggiamenti, come quarto livello della vita affettiva, \u00abanche se si vestono di opinioni che sembrano basate su una corretta analisi dei fatti, sono in realt\u00e0 un groviglio di idee, di percezioni distorte, di sentimenti, di stati d&#8217;animo, talvolta anche di emozioni di base che formano i nostri pregiudizi, i nostri stereotipi e molte delle nostre valutazioni e prese di posizione\u00bb. (Dario Ianes, <em>Educare all&#8217;affettivit\u00e0. A scuola di emozioni, stati d&#8217;animo e sentimenti<\/em>, Erickson 2007)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;\">Sono <em>comportamenti linguistici<\/em> le risposte che daremo a richieste esplicite &#8211; ad esempio, un ragazzo mi chiede un libro particolare ed io me ne ricordo e lo porto all&#8217;appuntamento successivo &#8211; ma soprattutto ai bisogni inespressi, che dovremo saper interpretare verbalizzandoli, esprimendoli, cio\u00e8, con la parola. Per me, l&#8217;ascolto \u00e8 soprattutto questo: interpretazione dei bisogni autentici delle persone. Se si abbraccia la teoria secondo la quale la tossicomania \u00e8 una forma di comunicazione sospesa [vedere Eugenio Borgna, <em>Noi siamo un colloquio<\/em>, Feltrinelli 1999: parte III. La comunicazione sospesa, 2. Il fascino della dissolvenza, \u00a71. Il vuoto esistenziale], quando non interrotta, risulter\u00e0 &#8216;esemplare&#8217; per il ragazzo l&#8217;esperienza che gli faremo fare nel Centro di ascolto di una comunicazione che \u00e8 possibile&#8230; Fin dal primo contatto \u00e8 indispensabile fornire la sensazione palpabile che \u00e8 possibile &#8216;comprendersi&#8217;: il Centro \u00e8 una mente capace di &#8216;contenere&#8217;, di ospitare la sofferenza personale. Dare ad essa un nome non \u00e8 mera operazione tecnica. Non sono gli esperti di parole le persone giuste. Non una postura, un <em>setting<\/em> appropriato basteranno al compito: non si tratta di indovinare, di fare centro&#8230; Davanti al ragazzo deve stagliarsi la sagoma corposa di una presenza umana, di una persona che porti sulla carne i segni di un&#8217;esistenza vissuta. La mia &#8216;vecchiaia&#8217;, forse, \u00e8 pi\u00f9 convincente di mille tecniche azzeccate. L&#8217;accettazione dichiarata, al momento opportuno, delle fasi della vita trascorse e di tutti i travagli che le hanno accompagnate pu\u00f2 essere un argomento rasserenante: aiuta a fornire la dimensione dei tempi lunghi sui quali si allinea l&#8217;azione e con essa sforzi, sacrifici, rinunce&#8230; <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;\">Naturalmente, si richieder\u00e0 dall&#8217;altra parte un accordo sui significati dati alla propria esperienza, all&#8217;invisibile della propria esperienza. Il kair\u00f3s, il cosiddetto &#8216;tempo debito&#8217; che accompagna tutti i processi empatici, pi\u00f9 che l&#8217;occasione favorevole e il giusto tempo \u00e8 per me la qualit\u00e0 dell&#8217;accordo che raggiungiamo intorno ai significati da dare alle cose.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;\">Alle cose daremo un nome. L&#8217;accordo verte sul nome. Certo, anche sugli avverbi di tempo, che insinueremo accortamente, ricorrendo sempre al <em>linguaggio del cambiamento<\/em>. L&#8217;esito di un colloquio, a volte, dipende da un aggettivo, dall&#8217;aggettivo giusto assegnato a un gesto vissuto dall&#8217;altro, a un&#8217;attesa frustrata, a un amore mai nato&#8230; Insomma, il cuore della relazione d&#8217;aiuto \u00e8 il linguaggio, e il linguaggio non \u00e8 la lingua italiana, che pure verr\u00e0 in nostro soccorso, ma i modi personali di atteggiarsi di fronte a tutte le vicissitudini della coscienza, nello sforzo perenne di emergere alla consapevolezza che la persona aspira a mettere in azione. Incidere sulla struttura delle motivazioni spesso \u00e8 possibile se si riesce a suggerire le parole per dire chi e cosa, non importa quando e come.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;\">*<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; font-size: x-large;\"><span style=\"font-size: 20px; line-height: 21px;\"><br \/><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>* Mercoled\u00ec 22 giugno 2011 L&#8217;esperienza dell&#8217;ascolto \u00e8 personale, varia cio\u00e8 da persona a persona, e soprattutto varia nel tempo. 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