{"id":11352,"date":"2011-07-10T12:50:51","date_gmt":"2011-07-10T10:50:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/?p=11352"},"modified":"2011-07-10T21:19:03","modified_gmt":"2011-07-10T19:19:03","slug":"camminarsi-dentro-206-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/camminarsi-dentro-206-2\/","title":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">CAMMINARSI DENTRO (206): \u00abLa vera casa dell&#8217;uomo non \u00e8 una casa, \u00e8 la strada. La vita stessa \u00e8 un viaggio da fare a piedi\u00bb"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 26px;\">*<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;\">Domenica 10 luglio 2011<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Venerd\u00ec sera ci siamo ritrovati in tanti a Sora, nel Parco Valente (una volta, Campo Boario), intorno a Ester e alla sua famiglia per ricordare Benedetto, a trenta giorni dalla sua morte. L&#8217;8 luglio sarebbe stato il giorno del suo trentunesimo compleanno.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\"><!--more--><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Sono state lette poesie di amici comuni. Hanno parlato gli adulti e alla fine Ernesto, forse l&#8217;amico pi\u00f9 importante. Sono cresciuti insieme dai 14 anni circa in poi, senza separarsi mai. La durata della loro amicizia \u00e8 andata oltre l&#8217;abbandono della &#8216;strada&#8217; da parte di Ernesto, che si chiedeva perch\u00e9 Benedetto, che pure aveva alle spalle una famiglia che lo amava, si fosse ritrovato spesso per strada. Abbiamo concluso un po&#8217; tutti con lui che egli amava la strada, con le sue asprezze e con il fascino dell&#8217;avventura e dell&#8217;imprevedibile. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Viene ricordato il suo amore di <em>writer<\/em> per il disegno. Nella vecchia casa del centro in cui si ritrovarono per un po&#8217; Benedetto &#8216;affresc\u00f2&#8217; un&#8217;intera parete a lume di candela &#8211; non avevano corrente elettrica &#8211; per tutta una notte. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Pi\u00f9 di tutto, secondo Ernesto, segn\u00f2 la vita di Benedetto la vicenda del cane Bacco, che gli fu sottratto dalle autorit\u00e0 olandesi durante un viaggio in quel Paese, con l&#8217;accusa di maltrattamenti, quando Bacco era malato. Benedetto volle portarlo con s\u00e9, provvedendo sempre a lui. Non si separava mai da Bacco. Seguirono complesse vicende giudiziarie e il tentativo di riavere il cane senza successo. Ernesto \u00e8 convinto del fatto che la vita di Benedetto sub\u00ec un &#8216;arresto&#8217; in coincidenza di quella storia infelice: Bacco era come un fratello per lui.\u00a0<\/span><span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; font-size: 18px; line-height: 21px;\">A tutte le cose che abbiamo tentato di dire per ricostruire l&#8217;immagine di Benedetto Ernesto ha aggiunto il suo amore per gli animali. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; font-size: 18px; line-height: 21px;\">La madre si ripropone di aprire una Fondazione che porter\u00e0 il suo nome. Sicuramente, essa si occuper\u00e0 di bambini, di detenuti, di animali, di <em>writer<\/em>. Di giovani.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Al mattino, al Cimitero, presso la cappella gentilizia dei Pontone Gravaldi, ho discusso con Ester proprio di questo, del suo amore per i viaggi. Lei ha riferito che un ragazzo che lo conosceva bene le ha espresso quest&#8217;idea: Benedetto non aveva paura di andare da solo. Ci siamo guardati un po&#8217; in faccia e abbiamo subito concluso che in realt\u00e0 non di paura si trattava. Piuttosto, Benedetto stava bene con se stesso. Portava con s\u00e9 tutta la vita quando partiva. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Altre storie ci sono state raccontate. Coincidenze misteriose e felici. Persone che dopo decenni ricompaiono per andare a trovarlo nel campo del dolore. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">La cosa pi\u00f9 curiosa \u00e8 stata riferita da sua madre nei giorni successivi alla morte: su un filo della luce che corre da una cappella all&#8217;altra ogni giorno Ester ha trovato una rondine che sembrava aspettarla. Dopo l&#8217;apertura della cappella, la rondine entra e fa un volo rapido per uscire subito dopo. Il giorno di venerd\u00ec \u00e8 stato allietato da due rondini che sono entrate nella cappella mentre io ed Ester eravamo l\u00ec a rievocare cose belle. Si sono trattenute pi\u00f9 del solito ed hanno cantato a lungo. Questo ed altri segni sono motivo di conforto perch\u00e9 aiutano a pensare a questa morte in modo diverso.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">A proposito di viaggi e di viandanti, ho segnalato ad Ester <a href=\"http:\/\/digilander.libero.it\/sabrarosite\/Bruce.html\" target=\"_blank\">l&#8217;opera<\/a> di <a href=\"http:\/\/www.google.com\/search?q=Bruce+Chatwin&amp;hl=it&amp;client=gmail&amp;rls=gm&amp;prmd=ivnsbo&amp;tbm=isch&amp;tbo=u&amp;source=univ&amp;sa=X&amp;ei=vKwZTsPfMcyKswatta3TDw&amp;ved=0CC0QsAQ&amp;biw=1280&amp;bih=635\" target=\"_blank\">Bruce Chatwin<\/a>\u00a0<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Bruce_Chatwin\" target=\"_blank\">\u27a0<\/a>. Abbiamo parlato di <a href=\"http:\/\/ivorosati.blogspot.com\/2008\/01\/anatomia-dellirrequietezza.html\" target=\"_blank\">irrequietezza<\/a>, ma anche con Chatwin di quello che egli esprime attraverso il risvolto di copertina del celebre <em><a href=\"http:\/\/www.adelphi.it\/libro\/9788845912207\" target=\"_blank\">Anatomia dell&#8217;irrequietezza<\/a><\/em>: <\/span><\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Tutte le nostre attivit\u00e0 sono legate all&#8217;idea del viaggio. E a me piace pen- sare che il nostro cervello abbia un sistema informativo che ci d\u00e0 ordini per il cammino, e che qui stia la molla della nostra irrequietezza. L&#8217;uomo ha scoperto per tempo di poter spillare tutta questa informazione d&#8217;un colpo, manomettendo la chimica del cervello. Di poter volare via in un viaggio illusorio o in un&#8217;ascesa immaginaria. Di conseguenza gli stan- ziali hanno ingenuamente identificato Dio con il vino, con l&#8217;hashish o con un fungo allucinatorio; ma di rado i veri vagabondi sono caduti in preda a questa illusione. Le droghe sono veicoli per gente che ha dimenticato come si cammina. <\/span><\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">A chi resta piace pensare che Benedetto sta proseguendo il suo viaggio. Ora \u00e8 libero di camminare per le strade del mondo senza rischi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">*\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\"><a href=\"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/chatwin-gnoli.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-11374\" title=\"chatwin-gnoli\" src=\"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/chatwin-gnoli-216x300.jpg\" alt=\"\" width=\"216\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/chatwin-gnoli-216x300.jpg 216w, https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/chatwin-gnoli.jpg 250w\" sizes=\"auto, (max-width: 216px) 100vw, 216px\" \/><\/a>Il giornalista di <em>Repub- blica<\/em> Antonio Gnoli conobbe Bruce Chatwin nel 1982, contempora- neamente all&#8217;uscita di <em>In Patagonia<\/em>. Non essendo conosciuto ancora Chatwin, non ottenne la pubblica- zione integrale dell&#8217;in- tervista. Nel 2000 essa comparve in fondo al volumetto: <em><a href=\"http:\/\/www.caffeeuropa.it\/libri\/114libri-gnoli.html\" target=\"_blank\">La nostalgia dello spazio<\/a><\/em>. In essa, tra le altre cose, Chatwin si esprimeva cos\u00ec: <\/span><\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\"><em>Ai miei occhi la Patagonia era il posto pi\u00f9 remoto della terra dove l&#8217;uomo era arrivato e dove giunsero anche gli inglesi. L&#8217;uomo ha avuto origine in Africa, a piedi ha attraversato l&#8217;Asia, lo stretto di Bering e poi \u00e8 disceso fino alla punta estrema dell&#8217;America meridionale. Quello che io ho fatto \u00e8 stato di innalzare la Patagonia a simbolo dell&#8217;irrequietezza umana e provare a scrivere un libro che fosse una specie di metafora della nostalgia dello spazio.<\/em> <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Trova che ci sia differenza tra &#8220;irrequietezza&#8221; e &#8220;inquietudine&#8221;? <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\"><em>Pu\u00f2 darsi che la lingua ci ponga di fronte a delle semplici sfumature. Ma una differenza di fondo credo esista. Penso che l&#8217;inquietudine si leghi al disagio provocato da una certa nostra inadeguatezza al senso del fare e dell&#8217;essere. L&#8217;inquietudine insomma spezza il rapporto con la nostra identit\u00e0. Ha a che vedere con l&#8217;anima e con il tempo, in particolare con il modo in cui ne facciamo esperienza. L&#8217;irrequietezza, viceversa, comincia dal cervello e mina il nostro rapporto con lo spazio, distrugge le certezze che noi abbiamo di esso: improvvisamente la misura che ci lega a un luogo, la distanza che ci \u00e8 familiare, diventa asfissiante. Un mistico o un poeta possono coltivare la loro inquietudine. L&#8217;irrequietezza appartiene ai bambini o ai viaggiatori.<\/em> <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Ho notato che lei all&#8217;inizio del libro ha posto una frase di Blaise Cendrars: &#8220;Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 che la Patagonia, la Patagonia che si addica alla mia immensa tristezza&#8221;. E&#8217; un&#8217;affermazione che suona assoluta e che rende omaggio a una terra che ci indica i limiti e i guasti dell&#8217;Occidente. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\"><em>Per me era soprattutto la fantasia con cui da bambino immaginavo il mio paese. Ma oggi potrei dirle che non \u00e8 cos\u00ec. Si evade sempre per poi tornare.<\/em> Sia meno sibillino. Tornare dove? <em>Forse alle proprie origini. Tornare equivale a cercare ci\u00f2 che di pi\u00f9 importante hai perso o lasciato. E non necessariamente \u00e8 l&#8217;ultima casa in cui hai abitato.<\/em> [&#8230;] <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">La consola pensare che l&#8217;irrequietezza sia vista come una sorta di esilio? <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\"><em>Non credo esista nulla che consoli la propria irrequietezza. E poi, la Patagonia \u00e8 una terra desolante e desolata. [&#8230;] In fondo, tutti quelli che finivano l\u00ec erano in qualche modo colpiti dal destino. Da una necessit\u00e0 segreta e misteriosa. Magari non sai il perch\u00e9, ma la Patagonia \u00e8 il posto ideale per voler tornare a riscoprire il mondo.<\/em> <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">E&#8217; curioso che lei insista sull&#8217;idea del &#8220;tornare&#8221;. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\"><em>Il ritorno offre una pienezza di senso che l&#8217;andata da sola non ha. Il ritorno \u00e8 la risposta che troviamo alla nostra irrequietezza. Ma non sempre si ha voglia di tornare. In Patagonia nasce un particolare tipo di pianta che ha un frutto piccolo e nero che gli abitanti del luogo vogliono farti mangiare. Perch\u00e9, dicono, se tu prendi quel frutto allora certamente tornerai in Patagonia. Personalmente ho evitato di mangiarlo.<\/em><\/span><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 26px;\">*<\/span><\/p>\n<p><script type=\"text\/javascript\" src=\"https:\/\/apis.google.com\/js\/plusone.js\">\n  {lang: 'it', parsetags: 'explicit'}\n<\/script><\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;\">Segnala questo post ai tuoi amici con <a href=\"http:\/\/www.google.com\/intl\/it\/+1\/button\/\" target=\"_blank\">Google +1<\/a>:<\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><g:plusone count=\"false\"><\/g:plusone><br \/>\n<script type=\"text\/javascript\">gapi.plusone.go();<\/script><\/p>\n<\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>* Domenica 10 luglio 2011 Venerd\u00ec sera ci siamo ritrovati in tanti a Sora, nel Parco Valente (una volta, Campo Boario), intorno a Ester e alla sua famiglia per ricordare Benedetto, a trenta giorni dalla sua morte. 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