{"id":1138,"date":"2008-09-07T11:37:46","date_gmt":"2008-09-07T09:37:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/?p=1138"},"modified":"2012-03-14T23:47:58","modified_gmt":"2012-03-14T21:47:58","slug":"exodus-avamposti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/exodus-avamposti\/","title":{"rendered":"Camminarsi dentro (17): Exodus e le nuove frontiere sociali &#8211; L&#8217;utopia dell&#8217;Avamposto."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium; font-family: Bookman Old Style;\"><span style=\"font-family: Bookman Old Style;\">7 settembre 2008<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium; font-family: Bookman Old Style;\"><span style=\"font-family: Bookman Old Style;\">Ieri ho tenuto la lezione conclusiva di un Corso di formazione nazionale di sette giorni, organizzato dall&#8217;Associazione <em>Educatori Senza Frontiere<\/em>, presso la Foresteria dell&#8217;Abbazia di Montecassino, per giovani interessati a fare l&#8217;esperienza educativa del rapporto con l&#8217;estero. Mi era stato assegnato il tema: <\/span><span style=\"font-size: medium; font-family: Bookman Old Style; color: #ff0000;\"><em>Spirito, stili e forme nell&#8217;utopia dell&#8217;Avamposto<\/em><\/span>.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/immagini\/avamposti.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" title=\"avamposti\" src=\"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/immagini\/avamposti.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"306\" \/><\/a><span style=\"font-size: medium; font-family: Bookman Old Style;\">Al di l\u00e0 e oltre gli argomenti tipici di <em>Exodus<\/em> &#8211; a partire dalla teorizzazione avviata nel 2005 da don Antonio Mazzi -, ho utilizzato Chatwin, Attali, Magris, oscillando tra Estetica e Letteratura, come ho sempre fatto. Ho distribuito per i 24 Corsisti i miei materiali, come ero abituato a fare a Scuola. La lezione deve essere seguita bene. Una lista delle idee alla lavagna o una mappa mentale aiutano a partire. Se si riesce a produrre anche una mappa concettuale, ancora meglio! Ho indicato i termini tecnici, le parole-tema, le categorie concettuali. Ho anticipato tutto il contenuto della mia conversazione. Al termine, ho riassunto e sintetizzato per punti. Ho lasciato che i ragazzi si scrivessero i titoli del libri che ho portato con me. Ho lasciato il mio indirizzo di posta elettronica, per continuare la discussione avviata su due o tre temi toccati dai ragazzi stessi. La &#8216;lezione&#8217;, secondo me, doveva servire ad aprire un fronte di ricerca, pi\u00f9 che costituire una sintesi chiusa su un concetto e basta. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium; font-family: Bookman Old Style;\">Il riferimento all&#8217;<em>utopia<\/em> contenuto nell&#8217;argomento del mio intervento non era certo da intendere nel senso delle grandi utopie politiche, come se Exodus avesse da proporre una palingenesi dell&#8217;umanit\u00e0, una generale visione del mondo in competizione con le ideologie politiche. E non ho certo inteso in senso apocalittico il significato della proposta in questione. Al piano di realt\u00e0 psicologico-sociale e politico occorreva opporre la dimensione esclusivamernte educativa dell&#8217;intervento nella realt\u00e0 del soggetto chiamato <em>Exodus<\/em>. Ho preso le mosse dalla critica del Moderno che \u00e8 tipica dei grandi soggetti del nostro tempo. Ho ricordato la critica al Relativismo da parte di Benedetto XVI, ma pi\u00f9 in generale la necessit\u00e0 per noi di opporci alle derive culturali del tempo, per spiegare le quali ho accennato al nichilismo, al trionfo della tecnica su ogni attivit\u00e0 spirituale dell&#8217;uomo e ai nuovi vizi (consumismo, conformismo, spudoratezza, sessomania, sociopatia, diniego, vuoto). Si costituisce come utopia, allora, non tanto un fondo di impossibile che \u00e8 pure possibile scorgere nelle grandi visioni culturali, quanto la <em>resistenza <\/em>che si oppone alle derive, la tensione morale che si indica alla gente, perch\u00e9 non subisca mode e costumi riconducibili alla &#8216;civilt\u00e0 dell&#8217;usa e getta&#8217;.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium; font-family: Bookman Old Style;\">L&#8217;utopia dell&#8217;avamposto si ripresenta come radicale assunzione di responsabilit\u00e0 degli Educatori tutti (genitori, insegnanti, religiosi, intellettuali, operatori culturali e sociali), perch\u00e9 non rinuncino al coraggio di educare, compito che si qualifica oggi nei termini chiari della critica della civilt\u00e0. Essere avamposti significa schierarsi contro le derive culturali e morali, del costume e della mentalit\u00e0 corrente, come delle istituzioni e della societ\u00e0.<br \/> <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium; font-family: Bookman Old Style;\">Oggi abbiamo a che fare con quello che Attali chiama <em>l&#8217;uomo nomade<\/em>. Conclusa l&#8217;epoca in cui ogni genere di esperienza si trasmetteva nei luoghi deputati alla &#8216;educazione dell&#8217;esperienza&#8217; &#8211; un tempo si credeva fortemente che si dovesse trasmetterla di generazione in generazione -, assistiamo al proliferare di luoghi e di modi di vivere che individui e gruppi promuovono, in cerca di identit\u00e0, di radici, di forme di riconoscimento.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium; font-family: Bookman Old Style;\"><span style=\"color: #ff0000;\"><em>Sentinella, a che punto \u00e8 la notte?<\/em><\/span> \u00e8 stato il punto di avvio della mia conversazione. Ho aggiunto una parabola ebraica sul confine tra notte e giorno. Ho ricordato le parole di Giovanni Paolo II, a proposito dei giovani, da lui definiti, al termine di un grande raduno, <em><span style=\"color: #ff0000;\">sentinelle del mattino<\/span><\/em>. Ho elencato le figure di cui si serve Galimberti per illustrare il segreto della giovinezza (ad esso bisognerebbe guardare, per oltrepassare il nichilismo, almeno nelle sue catastrofiche ricadute giovanili), in fondo a <em><span style=\"color: #0000ff;\">L&#8217;ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani<\/span><\/em>.: l&#8217;<em>espansivit\u00e0<\/em>, l&#8217;<em>assenza<\/em>, il <em>viaggio<\/em>, la <em>sfida<\/em>, la <em>trasformazione<\/em>, la <em>riappropriazione<\/em>, la <em>rivelazione di s\u00e9 a s\u00e9<\/em>. Ho illustrato il &#8216;passaggio&#8217; dalla &#8220;civilt\u00e0 delle parrocchie&#8221;\u00a0 &#8211; con la figura del &#8216;praticante&#8217; &#8211; alla dimensione dell&#8217;erranza, del viaggiare &#8211; con la figura del &#8216;pellegrino&#8217; -, per dimostrare come anche in ambito religioso si stia affermando una originale forma di nomadismo, per cui la trasmissione dell&#8217;esperienza religiosa non si verifica pi\u00f9 (prevalentemente) nella parrocchia, come un tempo. Almeno per i giovani, non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec. Ho letto, per concludere, un brano di Magris dato in fotocopia, sul narrare.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium; font-family: Bookman Old Style;\">Ho esortato i ragazzi alle storie. La figura dell&#8217;<em>agrimensore del reale<\/em> \u00e8 stata da me esaltata come via per la quale accedere all&#8217;esperienza erratica del viaggio che non \u00e8 fuga dalla realt\u00e0 e dalla responsabilit\u00e0, ma <em>quete<\/em> incessante e ininterrotta di naviganti &#8220;sedotti dal sanguigno piacere dell&#8217;esistenza&#8221; che, &#8220;pervasi da <em>pietas<\/em> per il suo inarrestabile svanire nel tempo&#8221;, &#8220;stendono mappe fedeli del cielo e delle coste&#8230;&#8221;. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium; font-family: Bookman Old Style;\">La nostra fedelt\u00e0 al reale fa di noi viandanti credibili. In mezzo a ci\u00f2 che muta incessantemente intorno a noi, non smettiamo mai di credere che ci sia dell&#8217;indistruttibile a cui tendere, da far vivere, da &#8216;scambiare&#8217; con coloro i quali, a loro volta, sono in cammino, mai stanchi di incontrare nuovi volti e cieli nuovi. Di tutta la vita santa e buona &#8211; come direbbe Alce Nero &#8211; noi vorremmo salvare ogni grumo, perch\u00e9 niente vada perduto. Di ogni cosa vogliamo raccontare la storia, perch\u00e9 non precipiti nella dimenticanza, senza lasciare alcuna traccia di s\u00e9 presso di noi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">* * *<\/p>\n<blockquote>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';\">Un giorno un vecchio rabbino chiede ai suoi discepoli da quale segno sia possibile riconoscere il momento preciso in cui finisce la notte e comincia il giorno. La domanda d\u00e0 origine ad un interessante dialogo.<br \/> &#8211; <em>E\u2019 forse<\/em> &#8211; reagiscono i discepoli &#8211; <em>quando si pu\u00f2 distinguere da lontano e senza fatica un cane da una pecora?<\/em><br \/> &#8211; <em>No<\/em>, dice il rabbino. E cos\u00ec avanti nel dialogo.<br \/> <em>&#8211; Ma quand\u2019\u00e8 allora?<\/em> &#8211; chiedono i discepoli.<br \/> &#8211; E il rabbino risponde: <em>E\u2019 quando, sperduto nella folla, il volto di uno sconosciuto qualsiasi vi diventa altrettanto prezioso quanto quello di un padre, di una madre, di un fratello, di una sorella, di un figlio o di una figlia, di uno sposo o di una sposa, di un amico\u2026 Fino a quel momento, fa ancora notte nel vostro cuore.<\/em><\/span><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\">*<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';\">\u00abViaggiare \u00e8 immorale, diceva Weininger viaggiando; \u00e8 crudele, incalza Canetti. Immorale \u00e8 la vanit\u00e0 della fuga, ben nota a Orazio che ammoniva a non cercare di eludere i dolori e gli affanni spronando il cavallo, perch\u00e9 la nera angoscia, dice il suo verso, siede in groppa dietro il cavaliere che spera di farle perdere le proprie tracce. L\u2019io forte, secondo il filosofo viennese presto stroncato dalla convivenza con l\u2019assoluto, deve restare a casa, guardare in faccia angoscia e disperazione senza volerne essere distratto o stordito, non distogliere lo sguardo dalla realt\u00e0 e dal combattimento; la metafisica \u00e8 residente, non cerca evasioni n\u00e9 vacanze. Forse talora l\u2019io resta a casa e a viaggiare \u00e8 un suo sembiante, un simulacro simile a quello di Elena che, secondo una delle versioni del mito, aveva seguito Paride a Troia, mentre la vera Elena sarebbe rimasta, per tutti i lunghi anni della guerra, altrove, in Egitto. Weininger denunciava nel viaggio la tentazione dell\u2019irresponsabilit\u00e0; chi viaggia \u00e8 spettatore, non \u00e8 coinvolto a fondo nella realt\u00e0 che attraversa, non \u00e8 colpevole delle brutture, delle infamie e delle tragedie del paese in cui s\u2019inoltra. Non ha fatto lui quelle leggi inique e non ha da rimproverarsi di non averle combattute; se il tetto di una notte crolla ed egli non ha proprio la disgrazia di restare sotto le macerie, non ha altro da fare che prendere la sua valigia e spostarsi un po\u2019 pi\u00f9 in l\u00e0. In viaggio si sta bene perch\u00e9, a parte qualche sciagura, terremoto o disastro aereo, non pu\u00f2 veramente accaderci nulla; non si mette in gioco la propria vita. Il viaggio \u00e8 anche una benevola noia, una protettrice insignificanza. L\u2019avventura pi\u00f9 rischiosa, difficile e seducente si svolge a casa; \u00e8 l\u00e0 che si gioca la vita, la capacit\u00e0 o incapacit\u00e0 di amare e di costruire, di avere e dare felicit\u00e0, di crescere con coraggio o rattrappirsi nella paura; \u00e8 l\u00e0 che ci si mette a rischio. La casa non \u00e8 un idillio; \u00e8 lo spazio dell\u2019esistenza concreta e dunque esposta al conflitto, al malinteso, all\u2019errore, alla sopraffazione e all\u2019aridit\u00e0, al naufragio. Per questo essa \u00e8 il luogo centrale della vita, col suo bene e il suo male; il luogo della passione pi\u00f9 forte, talora devastante &#8211; per la compagna e il compagno dei propri giorni, per i figli &#8211; e la passione coinvolge senza riguardi. Andare in giro per il mondo vuol dire pure riposarsi dall\u2019intensit\u00e0 domestica, adagiarsi in piacevoli pause pantofolaie, lasciarsi andare passivamente \u2013 immoralmente, secondo Weininger &#8211; al fluire delle cose.\u00bb (da CLAUDIO MAGRIS, L\u2019infinito viaggiare)<\/span><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\">*<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';\">\u00abCi sono due famiglie di scrittori.<br \/> Una \u00e8 quella dei grandi bugiardi, che disfano con la fantasia la trama del mondo e inventano di continuo la vita, coprendo il suo monotono brusio con le loro inesauribili favole e sfuggendo alla gabbia della realt\u00e0 come il barone di M\u00fcnchhausen a cavalcioni della sua palla di cannone.<br \/> L\u2019altra comprende gli agrimensori del reale, i naviganti che stendono mappe fedeli del cielo e delle coste, i poeti curiosi delle cose e dei destini, affascinati dalle storie che la vita, pi\u00f9 imprevedibile di ogni immaginazione, scrive nei lineamenti e nelle vicende quotidiane degli uomini. Sedotti dal sanguigno piacere dell\u2019esistenza e pervasi da pietas per il suo inarrestabile svanire nel tempo, questi scrittori vanno a caccia di storie vere, di vite vissute, con un rispetto per la realt\u00e0 che li induce a citare fedelmente non solo i particolari di una rivoluzione o il numero esatto delle vittime di un naufragio, ma anche la luce di un pomeriggio, il colore di una foglia o l\u2019espressione di un viso. Narrare diventa allora un\u2019arte di montaggio, di lavorare con gli spezzoni offerti dal reale e di ricrearli in un ordine che ne riveli il significato nascosto. Se ogni vita, come vuole il detto popolare, \u00e8 un romanzo, essi lo scrivono o meglio lo trascrivono\u00bb. (CLAUDIO MAGRIS)<\/span><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\">*<br \/> <span style=\"font-size: medium; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';\"><a href=\"http:\/\/www.paolinitalia.it\/libri\/catalogo.asp?p=9&amp;isbn=9788821554933\" target=\"_blank\">FRANCO TAVERNA,<em> Avamposti. Exodus e le nuove frontiere sociali<\/em>, EDIZIONI SAN PAOLO<\/a><br \/> *<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>7 settembre 2008 Ieri ho tenuto la lezione conclusiva di un Corso di formazione nazionale di sette giorni, organizzato dall&#8217;Associazione Educatori Senza Frontiere, presso la Foresteria dell&#8217;Abbazia di Montecassino, per giovani interessati a fare l&#8217;esperienza educativa del rapporto con l&#8217;estero. &hellip; <a href=\"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/exodus-avamposti\/\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[57,56],"tags":[],"class_list":["post-1138","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-camminarsi-dentro","category-exodus"],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1138","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1138"}],"version-history":[{"count":42,"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1138\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":14723,"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1138\/revisions\/14723"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1138"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1138"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1138"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}