{"id":11463,"date":"2011-09-28T15:00:09","date_gmt":"2011-09-28T13:00:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/?p=11463"},"modified":"2011-09-28T15:05:31","modified_gmt":"2011-09-28T13:05:31","slug":"camminarsi-dentro-211","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/camminarsi-dentro-211\/","title":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">CAMMINARSI DENTRO (284): Non c&#8217;\u00e8 \u00abesperienza della libert\u00e0\u00bb: la libert\u00e0 stessa \u00e8 l&#8217;esperienza (Jean-Luc Nancy)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 26px;\">*<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;\">Mercoled\u00ec, 28 settembre 2011<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Dentro le emozioni degli Operatori, nella relazione d&#8217;aiuto, c&#8217;\u00e8 un &#8216;implicito&#8217; che \u00e8 dato dalle preconoscenze che &#8216;accompagnano&#8217; quelle emozioni. Esplicitarle tutte, un po&#8217; alla volta, \u00e8 uno dei compiti di questo <em>camminarsi dentro<\/em>. Ritornare infinite volte su di esse, con l&#8217;aiuto di teorie rivali, \u00e8 un modo per rendere trasparente un lavoro nel quale ne va della vita delle persone che si affidano a noi. L&#8217;approssimazione crescente alla <em>verit\u00e0<\/em> rende sempre pi\u00f9 chiaro e sicuro l&#8217;<em>intervento<\/em>. La scoperta, che non \u00e8 di oggi, che non di verit\u00e0 si tratta ma dell&#8217;esistenza delle persone, che si aiutano una alla volta, conduce all&#8217;unica verit\u00e0 che ci interessi qui, e non solo qui: \u00e8 solo dentro la relazione che si istituisce il senso delle cose che ci stanno a cuore.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Parlare di <em>libert\u00e0<\/em> non \u00e8 voler discutere di teoria a tutti i costi: essere consapevoli di quello che spinge ad agire in un modo o nell&#8217;altro non \u00e8 senza conseguenze nella conduzione di un rapporto umano. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">In partenza, cio\u00e8 quando ho iniziato ad insegnare (1973) e poi quando ho avviato l&#8217;esperienza dell&#8217;ascolto (1989), ero animato dall&#8217;idea che compito dell&#8217;educazione \u00e8 insegnare a tutti a conoscere la realt\u00e0. La conoscenza come mezzo di liberazione personale dai ceppi dell&#8217;ignoranza e del pregiudizio. Lo studio come compito che dura tutta la vita. Ancora oggi mi piace dire che &#8216;vado a lavorare&#8217;, cio\u00e8 a studiare. Tutto quello che riferisco di Filosofia, ad esempio, \u00e8 frutto di 45 anni di studio. Dopo aver conseguito la laurea in Filosofia sono rimasto studente (autodidatta) di Filosofia. In quarta ginnasio scoprii con i miei due amici pi\u00f9 grandi <em>La psicoanalisi<\/em> di Bonaventura in Biblioteca. Da allora, prima ancora di scoprire l&#8217;esistenza della Filosofia, incominciai a studiare la psiche. Ancora oggi \u00e8 difficile districarsi tra psiche, spirito, anima. Difficile dire chi io sia &#8211; come soggetto &#8211; e dove siano in me quelle cose che chiamiamo psiche, spirito, anima. Forse, con Roberta De Monticelli, debbo &#8216;concludere&#8217; provvisoriamente che sono <em>persona<\/em>. Quale sia, per\u00f2, il mio fondamento e cosa io ci faccia qui non \u00e8 del tutto chiaro. So molte cose di me, ma non sono del tutto padrone di me. Credo che la mia libert\u00e0 dipenda parecchio dalla libert\u00e0 degli altri con i quali mi ritrovo a vivere. Essi arricchiscono la mia libert\u00e0, ma qualcuno la limita gravemente&#8230;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Sartre mi ha insegnato che <strong><em>l&#8217;uomo \u00e8 libert\u00e0 in situazione<\/em><\/strong>. Situazione \u00e8 tutto ci\u00f2 che non possiamo scegliere noi, dalla citt\u00e0 e dal giorno della nostra nascita alla famiglia&#8230;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Pareyson mi ha insegnato che il rapporto originario non \u00e8 tra libert\u00e0 e necessit\u00e0, ma tra la libert\u00e0 e il nulla.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Nancy mi ha insegnato l&#8217;abisso della libert\u00e0, che arriva ad essere accanimento della libert\u00e0 contro se stessa.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">De Monticelli mi ha insegnato <a href=\"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/testi\/scelta.pdf\">che cos&#8217;\u00e8 una scelta<\/a>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Le mie fonti, riportate nell&#8217;ordine in cui le ho conosciute, indicano un cammino avviato nel 1969, quando iniziai a lavorare sulla tesi di laurea &#8211; una lettura de <em>L&#8217;essere e il nulla<\/em> di Sartre &#8211; , tre anni prima di discuterla:<br \/>JEAN-PAUL SARTRE, <em>L&#8217;essere e il nulla<\/em> (1943), IL SAGGIATORE 1965<br \/>LUIGI PAREYSON, <em>Filosofia della libert\u00e0<\/em> (1988), IL MELANGOLO 1989<br \/>JEAN-LUC NANCY, <em>L&#8217;esperienza della libert\u00e0<\/em> (1988), EINAUDI 2000<br \/>ROBERTA DE MONTICELLI, <em>La novit\u00e0 di ognuno. Persona e libert\u00e0<\/em>, GARZANTI 2009\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"font-size: 16.5px; text-align: center;\"><span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; font-size: 18px; line-height: 21px;\">*<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Il pensiero di Cacciari sulla libert\u00e0 deve essere riportato integralmente, almeno per quello che mi riguarda qui.<\/span><\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">Diciamo libera quella cosa che esiste per sola necessit\u00e0 della sua natura, e si determina ad agire da s\u00e9 sola. &#8211; B. SPINOZA <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">Basta con l&#8217;insensato interrogarsi sull&#8217;innocenza o meno di Dio. Il nostro arbitrio \u00e8 servo. Ma questo cosa vuol dire? Che l&#8217;uomo deve agire nel suo mondo come se fosse perfettamente libero. In caso contrario, presupponendo di non essere libero, finirebbe per non poter pi\u00f9 agire, nella percezione che in ogni caso il proprio destino sia gi\u00e0 segnato. L&#8217;uomo non pu\u00f2 sapere nulla del proprio destino, e dunque deve agire nel mondo, gettato nel mondo, come se la sua salvezza dipendesse da lui. &#8211; M. LUTERO<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\"> \u00c8 impossibile dimostrare la nostra libert\u00e0, \u00e8 impossibile provare che siamo liberi. <br \/>E\u2019 vero che io non posso dimostrare di essere libero, ma \u00e8 vero altres\u00ec che non posso vivere senza questa idea. <br \/>La libert\u00e0 \u00e8 il presupposto di ogni nostro agire; ma come tutti i presupposti, come tutti i principi primi, \u00e8 indimostrabile, \u00e8 necessaria ma indimostrabile. <br \/>Il principio di identit\u00e0 e di non contraddizione non \u00e8 dimostrabile, \u00e8 intuibile, esso presiede a ogni nostro argomentare, ma non \u00e8 a sua volta dimostrabile: il primo principio \u00e8 il fondamento. <br \/>In questi stessi termini dobbiamo pensare la libert\u00e0: essa \u00e8 il fondamento di ogni nostro agire, ma non \u00e8, appunto, dimostrabile, come non sono dimostrabili tutti i presupposti, i quali rimangono tuttavia necessari. <br \/>Se vogliamo, la libert\u00e0 \u00e8 una congettura, ma una congettura necessaria. Vorrei aggiungere, per finire: non sono in definitiva congetture tutte le nostre verit\u00e0 ultime? Tutto ci\u00f2 che ci sta veramente a cuore, tutto ci\u00f2 per cui viviamo e a volte moriamo, non sono forse congetture? Lungi dall&#8217;essere le cose pi\u00f9 deboli ed evanescenti della nostra vita, non sono forse proprio le congetture, gli errori originari, le insopprimibili supposizioni le cose pi\u00f9 necessarie alla nostra vita? Non \u00e8 forse l&#8217;indimostrabile, l&#8217;inattingibile, l&#8217;incatturabile ci\u00f2 che ci sta pi\u00f9 a cuore? <br \/>La libert\u00e0 appartiene appunto a questo nostro fondamento assolutamente infondato, a questo nostro originario che non potr\u00e0 mai essere provato, che non potr\u00e0 mai essere dimostrato, che non potr\u00e0 mai essere analizzato come analizziamo le cose e i fenomeni. Ma che non sar\u00e0 mai revocabile fin tanto che pensiamo. Pensando infatti siamo spinti lontano dal dimostrabile, dal catturabile, dal fenomenico, verso il noumenico, verso ci\u00f2 che \u00e8 soltanto idea. E all&#8217;ambito dell&#8217;idea non revocabile, cui siamo davvero destinati, appartiene la libert\u00e0. Vi \u00e8 cio\u00e8 un destino, e questo sentiamo nella nostra mente. <br \/>In questa porzione di cosmo che \u00e8 la nostra mente si mostra un destino, una necessit\u00e0 per noi: pensare che siamo liberi. <br \/><\/span><span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; font-size: 16px; line-height: 21px;\">MASSIMO CACCIARI<\/span><\/p>\n<\/blockquote>\n<blockquote style=\"font-size: 16.5px;\">\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">MASSIMO CACCIARI, <em>Liberi di donare<\/em> <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">[La parola &#8220;volontariato&#8221; non rende adeguatamente il significato del dono, che si fonda sulla libert\u00e0 intesa come responsabilit\u00e0.] <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">Premessa <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">Tenter\u00f2 di riflettere sui fondamenti del volontariato, ossia la sua ragione di fondo. Intanto, in senso provocatorio, mi chiedo se il termine volontariato renda l&#8217;idea. Forse non fa giustizia delle ragioni del volontariato. Vorrei ricordare quei versi di Dante nel canto di Paolo e Francesca, quando dice &#8220;\u2026Quali colombe dal disio chiamate con l\u2019ali alzate e ferme al dolce nido vengono per l\u2019aere dal voler portate&#8221;. Qui le anime di due dannati che hanno sottomesso la ragione al loro arbitrio vengono ritratte volando per l\u2019aere dal voler portate. Cio\u00e8 la volont\u00e0 pu\u00f2 essere ritenuta causa sui: la nostra volont\u00e0, se ci pensiamo, \u00e8 sempre gi\u00e0 accaduta. La nostra volont\u00e0 segue necessariamente il nostro essere. Se ci limitassimo alla nostra volont\u00e0 dovremmo dire che il nostro operare segue al nostro essere. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">Volont\u00e0 e libert\u00e0 <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">Ritengo che non vi sia nessun sviluppo lineare tra volont\u00e0 e ci\u00f2 che il volontariato intende. Cio\u00e8 il volontariato parla di volont\u00e0, ma intende un\u2019altra cosa, che non ha nessun rapporto semplice, lineare, univoco, con la volont\u00e0. Intende cio\u00e8 la libert\u00e0. Ma libera non \u00e8 mai la volont\u00e0 in quanto tale. Ci\u00f2 che noi possiamo dire \u00e8 che desideriamo ardentemente di essere liberi, per\u00f2 non c\u2019\u00e8 nessuna dimostrazione possibile che siamo effettivamente liberi. Per affrontare il problema dobbiamo procedere fino a disperare della nostra volont\u00e0: l\u00ec vi \u00e8 il contraccolpo che d\u00e0 vita al volontariato. Cattivo nome, io ritengo. Perch\u00e9 doveva inventare un nome che non ha la sua radice nella volont\u00e0, ma nella libert\u00e0. Se noi comprendiamo come sia impossibile dare una dimostrazione razionale della libert\u00e0 e tanto pi\u00f9 della volont\u00e0, ebbene se noi giungiamo fino a questo fondo, fino all\u2019angustia dicevano i padri medievali, fino a sentirci soffocare dall\u2019impossibilit\u00e0 di definire ci\u00f2 che ardentemente desideriamo, cio\u00e8 l\u2019essere libero, da l\u00ec scatta il fatto di essere costretti a prenderci cura di questa nostra angustia. La volont\u00e0 si vuole libera, decide di essere libera dal fondo della sua <em>humilitas<\/em>, perch\u00e9 noi reagiamo a questo soffocamento quando comprendiamo quanto ardentemente desideriamo ci\u00f2 che ci \u00e8 impossibile definire. Quando comprendiamo che non siamo in grado di dirci liberi, di dirci causa sui. La libert\u00e0 \u00e8 la volont\u00e0 che si vuole libera, che decide per la propria libert\u00e0, o meglio ancora che crede nella propria libert\u00e0. Il volontario \u00e8 colui che crede nella propria libert\u00e0, perch\u00e9 sente fino in fondo insopportabile il soffocamento, l\u2019angustia per la necessit\u00e0, propria e di chiunque altro. E crede di potersi far libero. Crede, ma non \u00e8 possibile dimostrarlo. Questo \u00e8 un fatto fondamentale, perch\u00e9 su questa base il volontario \u00e8 sempre caratterizzato da una profonda humilitas e da una profonda insecuritas. \u00c8 davvero nel suo atteggiamento l\u2019opposto di alcunch\u00e9 di confessionale e di fondamentalista, proprio perch\u00e9 \u00e8 colui che cerca disperatamente di farsi libero e di fare libero. E questo essere <em>insecurus<\/em>, <em>humilis<\/em> lo caratterizza laicamente rispetto a tanto fondamentalismo laicista che circola. Quindi il volontario \u00e8 il vero laico, perch\u00e9 il vero laico dal punto di vista filosofico razionale \u00e8 colui che sa, ma mentre il pensiero puramente laico come quello di Spinoza si conclude necessariamente in una posizione scettica, il volontario decide, e questo non ha a che fare con un fondamento razionale, decide o scommette di credere di poter essere libero e di poter fare libero. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">La responsabilit\u00e0 come risposta <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">Il volontario \u00e8 quello che risponde allo stato di necessit\u00e0, colui che risponde all\u2019angustia, propria e a quella degli altri, perch\u00e9 vede il mondo dominato dalla necessit\u00e0, e questo gli \u00e8 insostenibile e inaccettabile e perci\u00f2 crede di poter essere libero. La responsabilit\u00e0 \u00e8 un grande nome che non pu\u00f2 continuare ad essere ridotto ad un\u2019etica del calcolo razionale. La responsabilit\u00e0 viene da un termine impegnativo. Spendo in greco voleva dire &#8220;libare agli dei&#8221;. E respondere in latino viene dallo stesso termine da cui viene sposare, cio\u00e8 una promessa che ti impegna integralmente. Il volontario \u00e8 colui che risponde, cio\u00e8 colui il cui esserci \u00e8 determinato dal tentativo, dalla ricerca di dare risposta all\u2019angustia, allo stato di massima necessit\u00e0, di massima sofferenza. Che \u00e8 di ognuno di noi nel momento in cui sente che ci\u00f2 che massimamente desidera, l\u2019essere libero, non gli \u00e8 afferrabile, non \u00e8 determinabile. Allora c\u2019\u00e8 la simpatia, la consofferenza. Il termine chiave da usare \u00e8 responsabilit\u00e0, ma secondo il grande impegno del termine. Si risponde alla disperazione. A colui che non pensa pi\u00f9 di poter essere salvo, di potersi conservare. E ci\u00f2 propriamente fa il volontariato, questa \u00e8 la sua cura. Questo significa essere figli, perch\u00e9 \u00e8 figlio colui che risponde, che necessariamente \u00e8 in relazione, perch\u00e9 il figlio \u00e8 inconcepibile senza una radice, un\u2019appartenenza, senza l\u2019<em>humilitas<\/em>. Cio\u00e8 il fatto di sapere che la sua volont\u00e0 \u00e8 determinata, che sono una serie di cause che hanno necessitato il suo volere. E quindi la libert\u00e0 del figlio si determina tutta nella capacit\u00e0 di rispondere. Ecco l\u2019abisso con la concezione con-temporanea di libert\u00e0. La libert\u00e0 come idea di obbligazione non \u00e8 un concetto solo cristiano o islamico, \u00e8 un\u2019idea romana. Quando la libert\u00e0 non \u00e8 obbligazione i romani la chiamavano <em>licentia<\/em>. C\u2019\u00e8 la libert\u00e0 che \u00e8 obbligazione e c\u2019\u00e8 la libert\u00e0 che \u00e8 licenza e che non \u00e8 libert\u00e0, perch\u00e9 la libert\u00e0 \u00e8 tutta nella capacit\u00e0 di rispondere, ma dove la risposta non \u00e8 quella del pap\u00e0 buono, ma quella del servo co-sofferente: niente di filantropico. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">La radicalit\u00e0 del dono <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">Ormai certi termini stanno perdendo ogni significato, li usano tutti dappertutto. Libert\u00e0, responsabilit\u00e0, democrazia, sono diventati <em>flatus voci<\/em>, musica d\u2019atmosfera. Bisogna ridefinire i termini e su questa base definire da che parte stare. Libert\u00e0 \u00e8 obbligazione, responsabilit\u00e0. La libert\u00e0 obbliga, non libera. Ma allora se la libert\u00e0 ha questo significato \u00e8 evidente che se la libert\u00e0 si caratterizza come responsabilit\u00e0, al colmo della libert\u00e0 star\u00e0 la mia capacit\u00e0 di abbandonarmi completamente nella risposta, proprio di farmi tutto risposta. Allora, se la libert\u00e0 \u00e8 responsabilit\u00e0, sar\u00f2 completamente libero quando mi sar\u00f2 svuotato completamente nella risposta. Quando non sar\u00f2 altro che risposta. Ecco il concetto radicale di dono, che dovr\u00e0 illuminare ogni atto donativo: la libert\u00e0 come responsabilit\u00e0 si conclude necessariamente nella mia capacit\u00e0 di farmi dono, di farmi risposta, e il donare \u00e8 da questo punto di vista l\u2019immagine pi\u00f9 propria della libert\u00e0. Da questo punto di vista non si distingue tra credente e non credente. Il credente \u00e8 colui che crede che la sua libert\u00e0 e la sua capacit\u00e0 di donare gli sia a sua volta donata, e questo non lo pu\u00f2 dire il non credente. Ma sul fatto che libert\u00e0 \u00e8 concepibile solo come responsabilit\u00e0 e dono non vi pu\u00f2 essere differenza tra i due. La differenza si pone a tutt\u2019altro livello, pi\u00f9 propriamente teologico. E allora, lungo il cammino che ci conduce a questa idea di libert\u00e0 come responsabilit\u00e0 e dunque dono, vi \u00e8 in tutta la sua drammatica evidenza la parabola evangelica, quella di <em>Luca 17,10<\/em>. Quando dice che alcuni servi fanno tutto quello che il padrone gli aveva comandato e alla fine della loro giornata di lavoro sono chiamati a dire: abbiamo fatto tutto quello che dovevamo, siamo servi inutili. Siamo servi perch\u00e9 semplicemente facendo il nostro lavoro abbiamo obbedito, in pi\u00f9 inutili, dal radicalissimo punto di vista del Vangelo. Cio\u00e8 fintanto che tu obbedisci soltanto in questa chiave e non ami, e cio\u00e8 non dimostri questa tua sovrumana e indefinibile libert\u00e0 attraverso il dono e il sacrificio di te che \u00e8 il dono della tua libert\u00e0, non solo sei servo ma sei anche inutile. Eppure sono persone che hanno fatto fino in fondo il loro dovere, assolutamente incontestabili. Questa \u00e8 la radicalit\u00e0 con cui dobbiamo affrontare queste questioni. Perch\u00e9 qualsiasi nostra pratica viene illuminata dalla sua idea limite. E all\u2019interno di questa possiamo sviluppare anche tutte le nostre politiche, che staranno da una parte precisa, in giusto conflitto con le altre. Perch\u00e9 il conflitto \u00e8 sano visto che fa maturare delle decisioni e senza le decisioni non c\u2019\u00e8 figlio, non c\u2019\u00e8 uomo maturo, non c\u2019\u00e8 volontariato.<\/span><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">*<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>* Mercoled\u00ec, 28 settembre 2011 Dentro le emozioni degli Operatori, nella relazione d&#8217;aiuto, c&#8217;\u00e8 un &#8216;implicito&#8217; che \u00e8 dato dalle preconoscenze che &#8216;accompagnano&#8217; quelle emozioni. Esplicitarle tutte, un po&#8217; alla volta, \u00e8 uno dei compiti di questo camminarsi dentro. 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