{"id":12595,"date":"2011-08-27T13:02:24","date_gmt":"2011-08-27T11:02:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/?p=12595"},"modified":"2011-08-28T09:26:32","modified_gmt":"2011-08-28T07:26:32","slug":"contributi-a-una-cultura-dellascolto-camminarsi-dentro-265-leggere-fragile-e-spavaldo-ritratto-delladolescente-di-oggi-di-gustavo-pietropolli-charmet-2008-laterza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/contributi-a-una-cultura-dellascolto-camminarsi-dentro-265-leggere-fragile-e-spavaldo-ritratto-delladolescente-di-oggi-di-gustavo-pietropolli-charmet-2008-laterza\/","title":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><STRONG>Contributi a una cultura dell&#8217;Ascolto<\/strong><\/span> CAMMINARSI DENTRO (266): Leggere <em>Fragile e spavaldo. Ritratto dell&#8217;adolescente di oggi<\/em> di GUSTAVO PIETROPOLLI CHARMET (2008), LATERZA"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">________________________________________________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Sabato 27 agosto 2011<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/Pietropolli.gif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-12597\" title=\"Pietropolli\" src=\"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/Pietropolli-182x300.gif\" alt=\"\" width=\"182\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/Pietropolli-182x300.gif 182w, https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/Pietropolli.gif 243w\" sizes=\"auto, (max-width: 182px) 100vw, 182px\" \/><\/a><\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">Gli adolescenti di oggi per\u00f2, a differenza degli adolescenti studiati dai pionieri della psicoana- lisi nei primi decenni del secolo scorso, non vogliono \u00abuccidere sim- bolicamente\u00bb il padre e la sua legge, per il semplice motivo che non hanno pi\u00f9 alcun motivo di farlo. N\u00e9 devono rinunciare a misteriosi e sotterranei complessi col genitore del sesso opposto, nei confronti del quale non nutrono pi\u00f9 smodate e ambigue passioni, n\u00e9 lubriche tentazioni o sublimi e intimorite idealizzazioni. <br \/>I nuovi adolescenti sono occupati da ben altri pensieri ed emergono da un sistema educativo che non ha affatto l\u2019obiettivo di farli sentire in colpa per i loro desideri e bisogni. Al contrario, la loro educazione infantile ha avuto come fine fargli credere che la cosa giusta e buona da fare sia essere se stessi, non come gli altri vogliono che tu diventi. Perch\u00e9 essere se stessi, cio\u00e8 il bambino che sei, \u00e8 meraviglioso; la natura ti sospinge a fare la cosa giusta, non a commettere orrendi peccati o spregevoli incesti o altri atti sovversivi e vandalici. <br \/>Oggi, gli adolescenti non hanno paura del castigo e non si sentono in colpa, perch\u00e9 gli adulti hanno abbandonato il sistema educativo della colpa e giustamente i figli non si sentono rei nei confronti del loro corpo e dei loro intimi pensieri. La crisi dell\u2019autorit\u00e0 del padre e la nuova interpretazione del ruolo materno attivata dall\u2019ingresso massiccio delle donne madri nel mondo produttivo, come abbiamo gi\u00e0 avuto modo di osservare, hanno prodotto dei figli molto meno schiacciati dal conflitto edipico rispetto a quelli di una volta. <br \/>Tutto ci\u00f2 consente di sostenere l\u2019ipotesi che il processo creativo nell\u2019adolescenza narcisistica non \u00e8 finalizzato alla riparazione del S\u00e9 o dell\u2019oggetto, secondo quanto afferma la disputa psicoanalitica tradizionale. Il processo creativo non sembra ascrivibile al rimorso per il danno inflitto all\u2019oggetto o al tentativo di riparare la propria colpa ricostruendo e ridando vita all\u2019oggetto, che si pensa deteriorato a causa degli attacchi portati in fantasia dal soggetto, o per invidia o come reazione alla sua supremazia e splendore. <br \/>Questa ipotesi, a dire il vero, apparirebbe particolarmente verosimile in adolescenza, fase del ciclo di vita durante la quale il soggetto \u00e8 costretto, per crescere, ad attaccare lo \u00absplendore\u00bb dei genitori idealizzati dell\u2019infanzia. Sembrerebbe perci\u00f2 comprensibile che si possa sentire in colpa e poi in dovere di ripararla attraverso gesti dall\u2019alto valore simbolico. <br \/>In effetti molte espressioni artistiche adolescenziali, a livello di contenuto, sembrano alludere proprio a questa vicenda: da un lato una rabbia impetuosa destinata a lacerare ogni vincolo, dall\u2019altro la nostalgia di un\u2019appartenenza ormai sconnessa e la dolente consapevolezza della cacciata dal paradiso infantile che alimenta la solitudine dovuta all\u2019essere rimasto orfano a seguito dell\u2019uccisione simbolica dei genitori. La canzone o la poesia che ne derivano sembrano costituirsi come la produzione artistica di un processo creativo alimentato e promosso dalla colpa per la distruzione dei legami familiari. <br \/>Anche la perdita della silenziosa innocenza della corporeit\u00e0 infantile sembra spesso costituirsi come tema di espressione artistica pi\u00f9 o meno ben riuscita. La malizia e il dolore, che conseguono la sessualit\u00e0 appena conquistata, sembrano parlare di un corpo attaccato e ridotto male, trasformato in quello di uno scarafaggio ripugnante, dedito a riti lubrichi, costretto dalla propria intrinseca natura o meglio dall\u2019ignobile trasformazione sub\u00ecta a sperimentare desideri e bisogni \u00absporchi\u00bb. Si leva allora la canzone dedicata alla bellezza dell\u2019altro confrontata con la propria presenza indesiderabile, condannata alla contemplazione dell\u2019altrui bellezza, senza alcuna possibilit\u00e0 di scambio. <br \/>Se per\u00f2 non si tratta del tentativo di riparare il danno sub\u00ecto o inflitto, se il processo creativo non ha questa finalit\u00e0 e non persegue questo obiettivo, allora cosa costringe il soggetto ad impegnarsi nella fatica di trovare canali espressivi adeguati per intonare il canto che potrebbe ridare simbolicamente vita all\u2019oggetto perduto o nuovo splendore al soggetto deteriorato dalla propria incapacit\u00e0 di averne cura e portarlo verso la bellezza e la salute naturale? (pp.52-54)<\/span><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">Chi \u00e8 lo sconosciuto seduto sui banchi delle nostre scuole, sperduto nel labirinto dei centri commerciali, intento ad ascoltare e produrre una musica mai sentita prima d\u2019ora, in cerca di se stesso, apparentemente disinteressato a ci\u00f2 che gli adulti hanno da dirgli? Malato di fragilit\u00e0 narcisistica, sostenuto da una spavalderia irriverente e da un\u2019indifferenza corrosiva, il nuovo adolescente ha una creativit\u00e0 inattesa che lo aiuter\u00e0 a crescere, come emerge da questo ritratto sorprendente \u2013 frutto della lunga e simpatetica esplorazione del mondo dell\u2019adolescenza fatta da Pietropolli Charmet. [dalla quarta di copertina]<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\"><strong>Indice del libro<\/strong> <br \/>Introduzione<br \/>1. Come nasce Narciso<br \/>2. L\u2019adolescente di oggi: un animale simbolico<br \/>3. La creativit\u00e0 di Narciso<br \/>4. La distruzione dei legami<br \/>5. Narciso e la noia<br \/>6. Narciso e la vergogna<br \/>Conclusione<br \/>Bibliografia<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">*<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">RECENSIONI<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\"><strong><a href=\"http:\/\/bibliogarlasco.blogspot.com\/2008\/11\/fragile-e-spavaldo-ritratto.html\" target=\"_blank\">dal sito de LA BIBLIOTECA DI GARLASCO<\/a><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\"><strong>Marco Romani su: Il Venerd\u00ec di Repubblica (22\/08\/2008)<\/strong> <br \/>\u00c8 il bambino pi\u00f9 bravo, il pi\u00f9 bello, il pi\u00f9 intelligente. Tra Io stupore e l&#8217;incoraggiamento incondizionato della famiglia a due anni gi\u00e0 risponde a tono, a quattro si legge da solo le favole prima di addormentarsi, a sei canta e balla come le veline. Ma poi, crescendo, i ragazzi iniziano a capire che trovare un pubblico sempre pronto all&#8217;applauso non \u00e8 poi cos\u00ec semplice. E la delusione e la vergogna iniziano a prendere il sopravvento creando disagio e solitudine. Sono i giovani della Generazione N (come Narciso) che lo psicanalista Gustavo Pietropolli Charmet descrive in <em>Fragile e spavaldo<\/em> (Laterza, da settembre in libreria), un ritratto della nuova adolescenza che verr\u00e0 presentato il 29 agosto al Festival della Mente di Sarzana. \u00abNarciso\u00bb, dice Pietropolli Charmet \u00ab\u00e8 cresciuto in un ambiente dove le regole non sono universali ma vengono decise famiglia per famiglia e dove la cosa pi\u00f9 importante \u00e8 la realizzazione della propria creativit\u00e0\u00bb. A lui si contrappone il vecchio Edipo, \u00abfiglio del sistema educativo della colpa che viveva il contrasto continuo tra le regole morali che gli venivano imposte e le pulsioni adolescenziali\u00bb. E se il problema principale di Edipo era farla franca dai castighi, Narciso corre il rischio di essere umiliato per non riuscire a realizzare gli obiettivi che si era dato durante l&#8217;infanzia. \u00abEdipo deve vedersela col sentimento della colpa, Narciso con quello della vergogna\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\"><strong>Quand&#8217;\u00e8 che Edipo ha lasciato il campo a Narciso?<\/strong> \u00abLa crisi dell&#8217;autorit\u00e0 del padre viene da molto lontano, ma \u00e8 negli anni Sessanta e Settanta che diventa pi\u00f9 evidente. \u00c8 allora che nasce l&#8217;idea che essere un buon genitore significa non tanto tramandare valori ma trasmettere affetto. La coppia decide di mettersi a completo servizio di quel figlio, spesso unico, sul quale si proiettano aspettative di realizzazione e di visibilit\u00e0 sociale. E cos\u00ec appare Narciso, bello, creativo e prodigioso\u00bb. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\"><strong>Ci sono frasi che possono aiutare a caratterizzare i due modelli di educazione?<\/strong> \u00abA casa, a scuola o in chiesa gli adulti che circondavano Edipo gli dicevano continuamente &#8220;taci e ubbidisci&#8221;. A Narciso dicono &#8220;dimmi chi sei. Balla, canta, esprimiti. Raccontami la tua storia in prima serata&#8221;. A Narciso la mamma dice &#8220;tu sei molto pi\u00f9 importante di me e io do la mia vita affinch\u00e9 tu sia te stesso&#8221;\u00bb. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\"><strong>A chi fa comodo una generazione di Narcisi?<\/strong> \u00abLe aziende si sono accorte che se si riesce a far comprare agli adolescenti un determinato prodotto, dall&#8217;abbigliamento alla musica e al cinema, si influenza il mercato complessivo. Fa poi comodo anche ai genitori che sono al lavoro tutto il giorno vedere il proprio figlio che se la cava benissimo anche da solo. Narciso ha meno bisogno di presenza, di ordini e di controlli. \u00c8 un bambino che nasce molto buono, molto creativo, molto espressivo e va volontariamente verso la societ\u00e0\u00bb. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\"><strong>Ma anche l&#8217;educazione del dialogo crea danni&#8230;<\/strong> \u00abS\u00ec, oggi vediamo gli esiti incerti di un&#8217;educazione che richiede all&#8217;adolescente continui successi. E la volont\u00e0 di essere visibili ad ogni costo, pu\u00f2 anche sfociare in comportamenti socialmente non legittimi. \u00c8 difficile dire se questo modello crei pi\u00f9 o meno danni del &#8220;taci e obbedisci&#8221;, certo \u00e8 che in alcune famiglie si respira un clima da stadio nei confronti del successo del figlio piuttosto che un sano appoggio neutrale alla sua autonoma realizzazione\u00bb. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\"><strong>Peggio la vergogna dei sensi di colpa?<\/strong> \u00abLa colpa \u00e8 sempre legata a un&#8217;azione e si pu\u00f2 superare chiedendo scusa o accettando un castigo. La vergogna invece, mettendo in dubbio il valore della persona, non \u00e8 facilmente riparabile. La mortificazione dura nel tempo con la stessa intensit\u00e0. Per superare questa situazione il percorso \u00e8 pi\u00f9 lungo perch\u00e9 implica il recupero dell&#8217;autostima\u00bb. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\"><strong>Ma qual \u00e8 il modo in cui si reagisce alla vergogna?<\/strong> \u00abChi si sente umiliato, o decide di sparire, chiudendosi in casa, o si vendica. Ci sono adolescenti che meditano per mesi la vendetta contro la professoressa o contro una ragazza che li ha traditi. Non trovano pace finch\u00e9 chi ha inflitto loro un&#8217;umiliazione non l&#8217;ha pagata cara\u00bb. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\"><strong>Perch\u00e9 Narciso si riempie di tatuaggi, piercing e cicatrici?<\/strong> \u00abPerch\u00e9 ha bisogno di comunicare socialmente chi \u00e8 e che cosa vuole. Nel momento in cui adotta una moda, anche massificata come il piercing, ha l&#8217;impressione di differenziarsi, di portare sulla superficie del corpo un contenuto interno leggibile da chi condivide i suoi stessi codici. La tendenza di questa nuova generazione a manipolare anche violentemente il corpo ha alcuni aspetti molto espressivi e altri che sono segno di un disagio e di una nuova complicazione\u00bb. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\"><strong>Quale?<\/strong> \u00abIl rifiuto del corpo naturale. \u00c8 il caso del dimagrimento eccessivo delle ragazzine che decidono cos\u00ec di conquistare una fisicit\u00e0 che esprima indipendenza e autonomia dal cibo e dalla mamma. Ed \u00e8 il caso degli adolescenti che potenziano i loro muscoli con estrogeni e sostanze dopanti. Tutte manipolazioni violente che impongono al corpo di parlare e di soffrire. Lo usano come una lavagna su cui scrivere il proprio nome d&#8217;arte e su cui sbandierare la propria sofferenza\u00bb. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\"><strong>Questa Generazione N esisterebbe anche senza YouTube?<\/strong> \u00abLa visibilit\u00e0 sociale \u00e8 uno degli obiettivi specifici della generazione di Narciso. Mettere il proprio video a disposizione del mondo intero evidenzia il bisogno di parlare in prima persona, di essere nello schermo e non davanti ad esso. Edipo non potrebbe mai parlare di s\u00e9, della propria sessualit\u00e0, dei conflitti con i genitori. Narciso \u00e8 invece spudorato e ha bisogno di raccontarsi, di esibirsi, di diventare famoso. Tutta l&#8217;enfasi sul bullismo, sulla delinquenza minorile, sulle violenze del branco mi pare per\u00f2 eccessiva. Le aree di disagio sono pi\u00f9 limitate di quanto si \u00e8 indotti a credere\u00bb. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\"><strong>Un consiglio a Narciso per soffrire meno?<\/strong> \u00abFare un inventario serio di ci\u00f2 che davvero sente essere la sua verit\u00e0 e la sua missione, rifiutando le aspettative che si sono insediate nella sua mente, ma che vengono dall&#8217;esterno. L&#8217;importante \u00e8 portare avanti il proprio progetto originario\u00bb. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\"><strong>E ai suoi genitori?<\/strong> \u00abDevono capire che non funziona pi\u00f9 la pretesa di essere rispettati e obbediti senza fare nulla per meritarselo. Di fronte all&#8217;incompetenza di certi adulti i ragazzi hanno buoni motivi per dire &#8220;chi l&#8217;ha detto che bisogna fare cos\u00ec?&#8221;\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">*<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\"><strong>Giuliano Ladolfi su: L&#8217;Avvenire (08\/08\/2009)<\/strong> <br \/>Leggo con grande interesse, e con un preciso desiderio di apprendere, gli studi di psicologia adolescenziale, perch\u00e9 mi aiutano nel lavoro di educatore a contatto con pi\u00f9 di mille studenti. E se poi chi scrive presenta l&#8217;autorit\u00e0 e l&#8217;esperienza di Gustavo Pietropolli Charmet (\u00abFragile e spavaldo. Ritratto dell&#8217;adolescente di oggi\u00bb, Roma-Bari, Laterza 2009), il confronto con la realt\u00e0 in cui opero si presenta immediata e continua. Eppure durante la lettura, nel riflettere sul discorso dello psicologo, aumentava la consapevolezza che il ritratto da lui delineato si poneva in antitesi con la realt\u00e0 da me vissuta quotidianamente nei colloqui e nelle relazioni con l&#8217;adolescente contemporaneo. <br \/>Senza dubbio condivido molte parti di carattere generale, come quelle riguardanti il bisogno di ricerca di identit\u00e0, la crisi della personalit\u00e0, il cambiamento del rapporto con l&#8217;adulto, come pure la constatazione della diversit\u00e0 del percorso adolescenziale odierno rispetto alla generazione precedente. Tuttavia il modello del \u00abNarciso\u00bb non corrisponde alla totalit\u00e0 della mia esperienza. Non sono all&#8217;oscuro che il comportamento identificativo-sentimentale dei genitori rispetto all&#8217;atteggiamento precedente di carattere educativo abbia accresciuto una tale componente, del resto caratteristica di quell&#8217;et\u00e0, ma questo non ne ricostruisce l&#8217;intero perimetro psicologico. <br \/>Quotidianamente mi trovo a lavorare con adolescenti seri, determinati, generosi, altruisti, capaci di vivere e di richiedere autenticit\u00e0 e coerenza, desiderosi di condividere con gli adulti un progetto educativo, impegnati nel volontariato, creativi, in grado di comunicare entusiasmo, nonostante la loro timidezza, la loro sensibilit\u00e0, la loro debolezza di fondo, alla loro fragilit\u00e0 psicologica, la loro difficolt\u00e0 di gestire la responsabilit\u00e0 connessa con l&#8217;autonomia e la libert\u00e0. <br \/>Mi sono allora domandato dove vada cercata la diversit\u00e0 di esperienza. Nella certezza della relativit\u00e0 della mia conoscenza (difficilmente mi confronto con casi-limite), ho riscontrato in questo lavoro, frutto \u00abdella lunga e simpatetica esplorazione del mondo dell&#8217;adolescenza\u00bb, un&#8217;impostazione \u00abiatratica\u00bb (mi si conceda la coniazione del neologismo \u00abiatrite\u00bb, cio\u00e8 \u00abmalattia del medico\u00bb) che consiste nell&#8217;elaborare modelli tratti dalla patologia e nell&#8217;applicarli all&#8217;intera societ\u00e0 o ad una precisa categoria. Questa pratica risale a Freud, il quale, dopo aver ideato la psicanalisi come terapia, ne ha esteso le problematiche allo sviluppo di ogni individuo. <br \/>Pur nella consapevolezza che ogni modello interpretativo \u00e8 limitato e parziale, sono convinto che esistono gerarchie di modelli e assumere quello patologico per una descrizione universale e necessaria appare rischioso e spesso deviante. Non \u00e8 un caso, infatti, che l&#8217;opinione comune, ripresa dai mass media, dai divulgatori e dai teorici puri, diventi patrimonio generale e induca a ritenere, per limitarci a questo caso, che tutti gli adolescenti siano unicamente \u00abspavaldi e fragili\u00bb. <br \/>L&#8217;effetto \u00abriflettore\u00bb, proprio del mondo della comunicazione, che seleziona il reale in base a criteri eccessivamente semplificatori, non aiuti gli educatori (genitori, insegnanti, sacerdoti, allenatori ecc.) a guardare con realismo alla complessit\u00e0 di un mondo estremamente ricco di potenzialit\u00e0 ideali, che, se condivise con fiducia, aiutano a formare una personalit\u00e0 equilibrata e ricca di valori umani.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">*<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\"><strong>Camilla Tagliabue su: Il Sole &#8211; 24 ore (08\/11\/2009)<\/strong> <br \/>0gni tre secondi nel mondo muore un bambino con meno di 5 anni: 24.000 vittime al giorno, quasi 9 milioni all&#8217;anno. \u00c8 questo il bilancio a vent&#8217;anni dalla Convenzione sui diritti dell&#8217;infanzia, approvata dall&#8217;Onu il 20 novembre 1989 e ratificata da 193 paesi a eccezione di Stati Uniti e Somalia. Lontani dal garantire il primo e fondamentale diritto alla vita, gli stati si sono posti il pi\u00f9 modesto obiettivo (Millennium Development Goal 4) di ridurre di due terzi la mortalit\u00e0 infantile: per Save the Children sar\u00e0 raggiunto nel 2045 anzich\u00e9 nel 2015. Eppure il cambiamento \u00e8 possibile, basti pensare che nel 1900 in Gran Bretagna morivano 140 bambini su mille, molti pi\u00f9 che nell&#8217;attuale Liberia. Il diritto all&#8217;istruzione, poi, \u00e8 ostacolato dallo sfruttamento del lavoro minorile e quasi nulla \u00e8, in molti paesi, la tutela dell&#8217;incolumit\u00e0 fisica e psicologica: subiscono violenza, ad esempio, il 95% dei bambini in Palestina, il 94 nello Yemen e il 92 in Sierra Leone, Camerun ed Egitto (che detiene pure l&#8217;infelice primato delle mutilazioni genitali femminili). <br \/>Le proporzioni del fenomeno sono enormi: la popolazione mondiale sotto i 18 anni \u00e8 di oltre 2 miliardi, di cui 1,9 nei paesi in via di sviluppo, 0,4 in quelli meno sviluppati e 0,2 in quelli industrializzati. Anche in questi persistono ingiustizie, specie nei confronti dei minori immigrati. \u00c8 quanto emerge da due report di Human Rights Watch e uno di Unicef: i primi (Lost in transit e No Refuge) denunciano i maltrattamenti dei piccoli migranti in Francia e Grecia, il secondo analizza la loro condizione di vita in otto paesi Ocse, tra cui l&#8217;Italia. Qui, il loro numero \u00e8 quadruplicato in 10 anni (nel 2007 erano circa 660.000): il 22% vive in famiglie a rischio povert\u00e0 e 3 su 5 abitano case sovraffollate. A causa soprattutto della scarsa scolarizzazione, possibilit\u00e0 e settori d&#8217;impiego sono quantitativamente e qualitativamente inferiori ai coetanei italiani. E questi come stanno? <br \/>Tenta di rispondere il bel libro dello psicoanalista Gustavo Pietropolli Charmet. <em>Fragile e spavaldo<\/em>, l&#8217;adolescente italiano non \u00e8 pi\u00f9 Edipo, schiacciato tra senso di colpa e castigo, ma Narciso, innamorato di s\u00e9, incurante del mondo, vocato alla realizzazione della propria identit\u00e0 e bellezza. \u00abHa bisogno di vedere riflessa la propria immagine nello specchio sociale, nel consenso del gruppo\u00bb: questa la debolezza di chi considera l&#8217;altro un \u00abfan\u00bb e \u00abha la certezza di avere diritto\u00bb al successo e alla visibilit\u00e0. Non contesta la scuola, la politica, le istituzioni perch\u00e9 non d\u00e0 loro alcuna importanza, avendoli svuotati di senso e ruolo; non trasgredisce, ma distrugge le relazioni che gli causano dipendenza e si vendica contro chi l&#8217;ha umiliato: inversamente proporzionale alla fragilit\u00e0, come per il diamante, \u00e8 la sua durezza. \u00c8 stata in buona parte l&#8217;educazione a trasformare Edipo in Narciso: dalle ceneri del \u00abperverso polimorfo\u00bb \u00e8 risorto il \u00abcucciolo d&#8217;oro\u00bb di mamma e pap\u00e0, che chiede obbedienza per amore e non per paura. Corteggiato anche dalla televisione e dal mercato dei consumi, il nuovo adolescente trionfa ovunque, \u00absente che pu\u00f2 liberamente dedicarsi al culto del s\u00e9\u00bb. All&#8217;etica preferisce l&#8217;estetica, a costo di manipolare il corpo al limite della morte. L&#8217;archetipo ha seducenti richiami filosofici: da un lato, il Narciso marcusiano, eroe della liberazione erotica; dall&#8217;altro, il Don Giovanni di Kierkegaard, che rincorre il proprio desiderio sull&#8217;orlo di un abisso di noia e disperazione. Anche il ragazzino spudorato e creativo di Pietropolli Charmet rischia di morire, letteralmente, di vergogna e di noia. <br \/>Il mondo dell&#8217;infanzia si configura cos\u00ec paradossalmente: i pi\u00f9 non hanno diritti, alcuni nemmeno alla vita; pochissimi, come nel caso italiano, si ritrovano impacciati nel gestire i propri, lo straordinario potere acquisito, con conseguenze psicologiche e fisiche talvolta gravi. Rimane da chiedersi se per questi sia in corso un&#8217;indigestione di libert\u00e0 o se non si tratti di una nuova e pi\u00f9 subdola violazione dei diritti. Gi\u00e0 Baudrillard profetizzava il \u00abnarcisismo in termini di controllo sociale\u00bb e \u00abl&#8217;esaltazione della bellezza solo a titolo di sfruttamento\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">*<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">dal FESTIVAL DELLA MENTE: <em><a href=\"http:\/\/www.festivaldellamente.it\/eventi_dettaglio.asp?id=2\" target=\"_blank\">La mente adolescente che crea e distrugge<\/a><\/em> (audio e video)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">*<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>________________________________________________________________ Sabato 27 agosto 2011 Gli adolescenti di oggi per\u00f2, a differenza degli adolescenti studiati dai pionieri della psicoana- lisi nei primi decenni del secolo scorso, non vogliono \u00abuccidere sim- bolicamente\u00bb il padre e la sua legge, per il semplice &hellip; <a href=\"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/contributi-a-una-cultura-dellascolto-camminarsi-dentro-265-leggere-fragile-e-spavaldo-ritratto-delladolescente-di-oggi-di-gustavo-pietropolli-charmet-2008-laterza\/\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[232,57],"tags":[268,232,242,269],"class_list":["post-12595","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-ascolto","category-camminarsi-dentro","tag-adolescenti","tag-ascolto","tag-gabriele-de-ritis","tag-gustavo-pietropolli-charmet"],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12595","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12595"}],"version-history":[{"count":18,"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12595\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":12598,"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12595\/revisions\/12598"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12595"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12595"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12595"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}