{"id":12683,"date":"2011-09-04T02:25:00","date_gmt":"2011-09-04T00:25:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/?p=12683"},"modified":"2011-09-04T18:20:35","modified_gmt":"2011-09-04T16:20:35","slug":"1-7","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/1-7\/","title":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">CAMMINARSI DENTRO (271): Deliri del terzo tipo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">________________________________________________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Domenica 4 settembre 2011<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/embed\/zIMb0yZXjeY\" frameborder=\"0\" width=\"445\" height=\"280\"><\/iframe><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Non sono frivolo. Posso dire di non essere frivolo. Timido, s\u00ec. E sensibile alla bellezza femminile. Ma frivolo al punto da mettere in pericolo l&#8217;equilibrio generale della mia vita, no. <br \/>Mi piace raccontare un apologo inventato da me, e raccontarlo come se fosse vero. Entro in Sala dei Professori. Noto che in fondo al lungo tavolo che campeggia al centro della Sala c&#8217;\u00e8 una collega bellissima intenta a leggere. Mi pongo sempre il quesito: entro, saluto e me ne vado? oppure, entro, saluto, mi siedo intorno al tavolo, a una certa distanza a fare le mie cose? oppure, entro, saluto, mi avvicino alla collega, mi siedo di fronte a lei e dopo aver finto di fare le mie cose mi metto a parlare con lei?<br \/>Nel primo caso, decido di andar via perch\u00e9 so che \u00e8 preferibile cos\u00ec: non mi avventuro con l&#8217;immaginazione, spingendomi fino ad intrecciare una relazione sentimentale con la collega, come accade che si ritrovi a fare la mente estatica.<br \/>Nel secondo caso, debbo dimostrare a me stesso che posso benissimo stare accanto a lei, a pochi metri da lei, magari fare le mie cose, senza rimpianti dopo essere andato via.<br \/>Nel terzo caso, mi accingo senz&#8217;altro a inaugurare una condotta di malafede, entrando e andando a sedere vicino a lei: il tavolo \u00e8 lungo e vuoto, per cui non \u00e8 indispensabile avvicinarsi a lei. Invece, \u00e8 proprio quello che io faccio, serenamente convinto di non correre pericoli. Dopo tutto, una bella donna non ha mangiato mai nessuno! Naturalmente, c&#8217;\u00e8 di peggio che essere mangiati&#8230; Ad esempio, pu\u00f2 darsi che quella austera presenza resti a lungo tale, assorta nei suoi pensieri e presa dalle sue cose. Ma la situazione riveler\u00e0 presto tutta la sua carica emotiva quando lei risponder\u00e0 al rito della chiacchiera di circostanza. Da quel preciso istante sar\u00f2 io a decidere se di sola chiacchiera di circostanza si tratta oppure no.\u00a0<br \/>La mia frivolezza potrebbe portarmi a concludere senza costrutto che qualcosa \u00e8 accaduto: che il suo sguardo, che la sua voce, che le parole&#8230; insomma, che quella austera presenza ha cessato di essere austera quando le ho rivolto la parola. E da l\u00ec, chi potrebbe impedirmi di mettere in moto la macchina dell&#8217;illusione, immaginando scenari di sogno, tutti senza fondamento!?\u00a0<br \/>Se veramente una presenza austera cessa di essere per noi austera presenza e si apre all&#8217;evidenza del nostro apparire e prende a dare senso ad esso, allora dobbiamo sicuramente incominciare a porci il problema delle conseguenze della nostra scelta. Non dovremo sottovalutarne le conseguenze.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Io credo che sia sempre cos\u00ec: che la vita ci venga incontro nei modi pi\u00f9 disparati e che poi tocchi a noi decidere se arriva alle nostre orecchie una composizione di Bach o solo una canzone di Cole Porter. <br \/>Ci sono segni inequivocabili del Destino che ci appartengono e ad essi &#8216;ci arrenderemo&#8217;, anche senza valutare le conseguenze delle nostre scelte. Questo accade quando, anche nel terzo caso, si tratta solo di una bella canzone d&#8217;amore che durer\u00e0 il tempo di una canzone d&#8217;amore: ci risveglieremo presto, magari felici di aver sognato, ma torneremo a fare le nostre cose. <br \/>Accade, per\u00f2, anche quello che non possiamo prevedere e che pure pu\u00f2 essere ricavato dai segni che si mostrano inequivocabili allo sguardo: le nostre orecchie avvertiranno il pericolo. La sua voce prometter\u00e0 cieli nuovi e terre nuove, ma \u00e8 saggio credere alle promesse? prestar fede a tutte le voci che parlano al nostro cuore, non importa per lasciar intravvedere solo un timido e occasionale spiraglio o una distesa di luce, che non si comprende bene se sia prodotta da quella fonte di luce o se siamo noi la lampada che diffonde luce intorno, con i trucchi di radianza che tanto piacciono al cuore? E&#8217; facile sentirsi inondati di luce in un mattino d&#8217;inverno, in una vecchia scuola, in una Sala qualsiasi, intorno a uno dei tanti tavoli di cui sono pieni le Scuole, mentre una austera apparizione ci parla gi\u00e0, prima di iniziare a parlare, di cieli nuovi e terre nuove, del miele dell&#8217;acacia e del vento che sbatte alle finestre insistente! Non \u00e8 forse meglio consistere l\u00ec, ora, e sentire improvvisamente il sentore d&#8217;eterno che ci vuole per far essere evento un semplice incontro occasionale che si \u00e8 dato in una Sala qualsiasi, di una Scuola qualsiasi? Era un giorno qualsiasi della nostra vita, ma \u00e8 proprio questo che non potevamo sopportare a lungo. Ci \u00e8 sembrato giusto fare di quella austera presenza una vera presenza per noi. Siamo andati oltre il suo mero apparire. Le abbiamo chiesto di consistere per noi oltre l&#8217;attimo breve di un&#8217;ora e basta. Abbiamo chiesto l&#8217;istante eterno che non passa e che \u00e8 destinato a restare nel nostro cuore, intervallo ampio e divertito stupore. La felicit\u00e0 segreta appena intravista \u00e8 allegra deriva gi\u00e0 e attesa! Il confidente abbandono che concediamo a quel <em>nunc<\/em> \u00e8 esattamente ci\u00f2 che ci salver\u00e0 o che ci perder\u00e0. Tutto dipende dalla nostra frivolezza. Solo il Tempo provvede ad istituire file di continuit\u00e0 per noi, ma perch\u00e9 sia dono occorre un altro sguardo, un altro cuore, un&#8217;altra voce.<\/span><\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/embed\/k0h4uUqe8Tk\" frameborder=\"0\" width=\"445\" height=\"363\"><\/iframe><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">\u00a0*<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>________________________________________________________________ Domenica 4 settembre 2011 Non sono frivolo. Posso dire di non essere frivolo. Timido, s\u00ec. E sensibile alla bellezza femminile. Ma frivolo al punto da mettere in pericolo l&#8217;equilibrio generale della mia vita, no. 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