{"id":12697,"date":"2011-09-04T10:26:49","date_gmt":"2011-09-04T08:26:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/?p=12697"},"modified":"2011-09-08T08:49:56","modified_gmt":"2011-09-08T06:49:56","slug":"contributi-a-una-cultura-dellascolto-camminarsi-dentro-272","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/contributi-a-una-cultura-dellascolto-camminarsi-dentro-272\/","title":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><STRONG>Contributi a una cultura dell&#8217;Ascolto<\/strong><\/span> CAMMINARSI DENTRO (272): Conoscere (se stessi e gli altri) con le emozioni e conoscere le emozioni"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">________________________________________________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Domenica 4 settembre 2011<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Grazie a Umberto Galimberti, ho scoperto nel 1992 &#8211; quando usc\u00ec presso Garzanti il suo <em>Dizionario di psicologia<\/em> &#8211; \u00abl&#8217;errore di Cartesio\u00bb, che non \u00e8 dato tanto dal dualismo mente-corpo quanto dalla contrapposizione rigida tra intelletto e sensi, ragione ed emozione. Che tutto ci\u00f2 che non \u00e8 ragione sia stato &#8216;estromesso&#8217;, depotenziato come sragione, non-ragione, ed escluso dal campo degli oggetti degni di considerazione per scienza e filosofia non ha avuto conseguenze di poco conto.\u00a0<br \/>La scoperta successiva dell&#8217;<a href=\"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/?p=9807\" target=\"_blank\">opera di Antonio Damasio<\/a>\u00a0mi ha convinto della necessit\u00e0 di &#8216;superare&#8217; l&#8217;astratto dualismo ragione-emozione, a vantaggio di teorie che studiano i rapporti tra pensiero ed emozione.<br \/>La tradizione &#8216;platonica&#8217; dell&#8217;Occidente, tuttavia, ci tiene ancora fermi, soprattutto a livello di senso comune, al dualismo mente-corpo. I progressi delle scienze e le aperture della filosofia alle evidenze della scienza non ci consentono di dire che sia avvenuta la svolta antropologica tanto desiderata. Anche nei rapporti umani, nelle relazioni sentimentali, pesa come un macigno quella contrapposizione, per cui ci sentiamo soprattutto mente: il linguaggio quotidiano \u00e8 fatto di impacci di ogni genere. Considerare il corpo di una donna, della propria donna, come oggetto di interesse primario \u00e8 errore che non ci sar\u00e0 facilmente perdonato. Si potr\u00e0 obiettare che nell&#8217;et\u00e0 della spudoratezza persone che abbiano ancora un sentimento cos\u00ec forte del corpo &#8211; del corpo come altro da s\u00e9 e come parte &#8216;bassa&#8217;, di cui \u00e8 prudente parlare il meno possibile &#8211; sono solo vittime di un&#8217;educazione sentimentale sbagliata, ma apparteniamo alla nostra generazione: non possiamo certo &#8216;abbandonarla&#8217; &#8211; come sono soliti fare i vecchi laidi e malati -, per andare a cercare un pi\u00f9 umano sentire presso i giovani, che sono distanti come lo sono i nostri alunni, quasi sacri per me. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\"><a href=\"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/matteblanco1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-12703\" title=\"matteblanco1\" src=\"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/matteblanco1-191x300.jpg\" alt=\"\" width=\"191\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/matteblanco1-191x300.jpg 191w, https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/matteblanco1.jpg 250w\" sizes=\"auto, (max-width: 191px) 100vw, 191px\" \/><\/a>Tornando sull&#8217;<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/L'inconscio_come_insiemi_infiniti:_saggio_sulla_bi-logica\" target=\"_blank\">opera maggiore<\/a> di Ignacio Matte Blanco in questi giorni, riscopro la sua teoria dell&#8217;emozione. Comprendo meglio come fosse &#8216;infinita&#8217; l&#8217;emozione sempre uguale che provavo quando appariva mia madre o quando da lontano sentivo la sua voce. La dolcezza di quell&#8217;emozione risuona ancora dentro di me. Chiss\u00e0 se quell&#8217;\u00abesperienza infinita\u00bb &#8211; come Matte Blanco chiama l&#8217;emozione &#8211; \u00e8 anche &#8216;eterna&#8217;! E&#8217; certo che il suono di lei \u00e8 ancora vivo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">*<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\"><strong>Dal <em>Dizionario di psicologia<\/em> di Galimberti si ricava facilmente l&#8217;idea della complessit\u00e0 delle questioni aperte (i testi risalgono al 1992):<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\"><strong>Emotivit\u00e0<\/strong> (ingl. <em>Emotivity;<\/em> ted. <em>Emotivitat;<\/em> fr. <em>Emotivit\u00e9).<\/em> Capacit\u00e0 di provare emozioni (v.), che pu\u00f2 essere scarsa, normale, eccessiva a seconda del modo e dell&#8217;intensit\u00e0 di reazione dell&#8217;individuo ai vari stimoli che riceve. Presente a diversi livelli in ogni individuo, quando risulta preponderante rispetto ad altri tratti caratteriali si parla di \u00abpersonalit\u00e0 emotiva\u00bb caratterizzata da un eccesso di reazioni agli stimoli e da fragilit\u00e0 psichica, con conseguente difficolt\u00e0 nell&#8217;adattamento socio-ambientale. Decisiva in questo campo \u00e8 la categoria <em>dell&#8217;intensit\u00e0<\/em> perch\u00e9 stati emotivi moderati sono generalmente tonici e salutari, mentre quelli pi\u00f9 forti hanno conseguenze debilitanti e disgregatrici. Ricerche sperimentali condotte da R.M.Yerkes e J.D.Dodson hanno mostrato che quanto pi\u00f9 \u00e8 difficile il compito da svolgere, tanto maggiore \u00e8 l&#8217;effetto disgregante dell&#8217;intensit\u00e0 emotiva. Le differenze emotive individuali di carattere permanente sono espresse dal <em>temperamento <\/em>(v.), le disposizioni transitorie <em>dall&#8217;umore <\/em>(v.). Stati emotivi persistenti possono provocare malattie psicosomatiche, come pure un&#8217;eccessiva rimozione o repressione del vissuto emotivo (v. psicosomatica, \u00a7 II).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">Bibliografia<br \/> <span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">Riva A., <em>Genesi e dinamica della vita emotiva<\/em> in <em>Nuove questioni di psicologia,<\/em> La Scuola, Brescia, 1972, vol. I<br \/> <span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">Yerkes R. M., Dodson J. D., <em>The relation of strength of stimulus to rapidity of habit-formation,<\/em> in \u00abJournal of Comparative Neurology and Psychology\u00bb 1908, n. 18<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\"><strong><br clear=\"ALL\" \/> <\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\"><strong>Emotivo-razionale, Terapia,<\/strong> v COGNITIVISTA, terapia<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\"><strong>Emozione<\/strong> (ingl.\u00a0\u00a0 <em>Emotion,<\/em> ted.\u00a0 <em>Gemutsbe wegung,<\/em> fr. <em>Emotion).<\/em> Reazione affettiva intensa con insorgenza acuta e di breve durata determinata da uno stimolo ambientale La sua comparsa provoca una modificazione a livello somatico vegetativo e psichico Le reazioni <em>fisiologiche<\/em> a una situazione emozionante investono le funzioni vegetative come la circolazione, la respirazione, la digestione e la secrezione, le funzioni motorie tramite un&#8217;ipertensione muscolare, e quelle sensorie con vari disturbi alla vista e all&#8217;udito. Le reazioni <em>viscerali<\/em> si manifestano con una perdita momentanea del controllo neurovegetativo, con conseguente incapacit\u00e0 temporanea di astrazione dal contesto emozionale. Le reazioni <em>espressive<\/em> riguardano la mimica facciale, gli atteggiamenti del corpo, le abituali forme di comunicazione. Le reazioni <em>psicologiche<\/em> si manifestano come riduzione del controllo di s\u00e9, difficolt\u00e0 ad articolare logicamente azioni e riflessioni, diminuzione delle capacit\u00e0 di metodo e di critica\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">I. NATURA E STRUTTURA DELL&#8217;EMOZIONE \u2014 Circa la natura dell&#8217;emozione, due sono le teorie che si contrappongono: quella <em>innatistica<\/em> di Ch. Darwin, \u00a0secondo cui le manifestazioni emotive sono residui di risposte un tempo funzionali al processo evolutivo (ad esempio, il riso beffardo sarebbe il residuo del ghigno ringhioso con cui l&#8217;animale si prepara ad attaccare), e quella <em>antiinnatistica<\/em>, che si basa sulla constatazione che molte emozioni hanno un significato diverso da cultura a cultura e, nello stesso soggetto, da momento a momento, per cui \u00e8 impossibile stabilire una corrispondenza tra situazione ed emozione, mentre \u00e8 probabile un&#8217;interpretazione dell&#8217;emozione come variabile individuale nella logica della regolazione, quindi come l&#8217;effetto di un&#8217;indivi\u00adduazione dei meccanismi omeostatici (v.\u00a0 OMEOSTASI).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">Se c&#8217;\u00e8 contrasto interpretativo sulla natura innata o acquisita dell&#8217;emozione, ce n&#8217;\u00e8 meno sulla sua struttura che prevede tre fasi: <em>percezione, commento, ammortizzamento<\/em>:<em> a)<\/em> La prima fase corrisponde alla percezione di una situazione o alla sua evocazione che genera una <em>destabilizzazione<\/em> a tutti i livelli di organizzazione, dove \u00e8 impossibile stabilire un rapporto di proporzionalit\u00e0 tra stimolo e risposta Questa fase pu\u00f2 essere istantanea o differita, in questo secondo caso la reazione \u00e8 pi\u00f9 forte e dura pi\u00f9 a lungo. In ogni caso non c&#8217;\u00e8 percezione che non sia accompagnata da tonalit\u00e0 emotiva. <em>b)<\/em> La seconda fase \u00e8 caratterizzata da uno stato di <em>tensione <\/em>connotato da \u00abprivazione\u00bb degli abituali schemi di organizzazione a cui il soggetto solitamente ricorre, e \u00abpotenzialit\u00e0\u00bb per una nuova attualizzazione del campo di possibilit\u00e0. Quanto pi\u00f9 ampio \u00e8 lo scarto tra privazione e potenzialit\u00e0, tanto pi\u00f9 duraturi e destrutturanti finiscono con l&#8217;essere gli effetti dell&#8217;emozione. e) La terza fase \u00e8 caratterizzata dall&#8217;en\u00adtrata in gioco dei meccanismi omeostatici che ristrutturano schemi di risposte organizzate producendo <em>distensione,<\/em> che non \u00e8 un ritorno allo stato precedente la tensione, ma un guadagno organizzativo ottenuto dalla potenzialit\u00e0 liberata dalla destrutturazione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">II. CLASSIFICAZIONE DELLE EMOZIONI \u2014 La Classificazione delle emozioni differisce in base ai principi di ordinamento che si adottano.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">1. <em>Principi logici<\/em>. Questo criterio risale ad Aristotele che incluse le emozioni nella categoria della <em>passivit\u00e0<\/em>, in quanto \u00abpassioni\u00bb e non \u00abazioni\u00bb <em>(Categorie,<\/em> 9 b, 27-34). Aristotele riteneva anche che le emozioni hanno relazioni con l&#8217;apparato cognitivo, perch\u00e9 si lasciano modificare dalla persuasione <em>(Retorica,<\/em> II). Dello stesso parere erano gli Stoici, che consideravano le emozioni giudizi irrazionali distinguibili dalla qualit\u00e0 dell&#8217;evento \u00abbuono\u00bb o \u00abcattivo\u00bb e dalla sua \u00abpresenza\u00bb o \u00abattesa\u00bb, che consentono di determinare quattro emozioni principali: il <em>desiderio<\/em> per un evento buono e atteso, la <em>paura<\/em> per un evento cattivo e atteso, la <em>gioia<\/em> per un evento buono e presente e il <em>dispiacere<\/em> per un evento cattivo e presente. In epoca medioevale, oltre alla categoria della qualit\u00e0 dell&#8217;evento e della sua presenza, la classificazione si arricch\u00ec dell&#8217;intenzionalit\u00e0 verso eventi atemporali, che consent\u00ec di includere tra le emozioni anche la speranza e la disperazione Con la filosofia moderna le emozioni sono state contrapposte alla ragione e considerate alla base di tutti i comportamenti irrazionali, da quelli religiosi a quelli morali, dove si evocano emozioni pi\u00f9 di quanto non si stabiliscano dei fatti, fino alla fondazione kantiana della morale come esclusione di tutte le emozioni. Col positivismo di fine secolo le emozioni furono considerate coscienza di eventi fisiologici, mentre con la fenomenologia della prima met\u00e0 del nostro secolo furono lette o come sentimenti ontologici, perch\u00e9 pongono l&#8217;uomo di fronte non a questa o quella cosa, ma di fronte alla totalit\u00e0 (M.Heidegger), o come tentativi di ristabilire un rapporto col mondo dopo un&#8217;improvvisa destrutturazione (J.P.Sartre), confermando la natura dell&#8217;uomo come originariamente intenzionato a un mondo (v. analisi esistenziale).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">2. <em>Principi psicologici.<\/em> In questo ambito nascono classificazioni che non sono dedotte dal \u00absignificato\u00bb dell&#8217;emozione, ma indotte dal comportamento nel suo adattarsi o disadattarsi alla situazione. Cos\u00ec C.E.Osgood assume come criteri la piacevolezza (P), l&#8217;attivazione (A) e il controllo (C) della situazione, dalla cui diversa combinazione risultano le emozioni fondamentali come la gioia (P+, A+, C neutro), la compiacenza (P+, A-, C neutro), la ripugnanza (P-, A+, C+), l&#8217;orrore (P-, A+, C-), la noia (P-, A-, C+) e la disperazione (P-, A-, C-). R.Plutchik cataloga le emozioni in base ai processi adattivi del comportamento per cui avremo la paura (protezione), la rabbia (distruzione), la tristezza (reintegrazione), la gioia (riproduzione), l&#8217;accettazione (affiliazione), il disgusto (rifiuto), l&#8217;attesa (esplorazione) e la sorpresa (orientamento). Da queste emozioni considerate <em>primarie<\/em> C<em>.<\/em>E.Izard ricav\u00f2 quelle <em>complesse<\/em>, come ad esempio l&#8217;amore, che \u00e8 un misto di gioia e accettazione. Questi due modelli sono paradigmatici del modo di procedere in ambito psicologico dove o si identifica un piccolo numero di emozioni fondamentali dalla cui combinazione nascono quelle complesse, o si identificano pochi attributi fondamentali di molte emozioni dalla cui combinazione nascono le diverse emozioni. Come si vede i due approcci sono sostanzialmente empirici, perch\u00e9 nulla vieta di considerare come emozione fondamentale quella che nell&#8217;altra catalogazione \u00e8 un attributo di molte emozioni.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">3. <em>Principi sociologici.<\/em> In questo ambito si distinguono emozioni \u00abegoistiche\u00bb, che possono essere di affermazione di s\u00e9 o di difesa di s\u00e9, emozioni \u00abaltruistiche\u00bb che vanno da quelle sessuali e familiari a quelle propriamente sociali, ed emozioni \u00absuperiori\u00bb che producono tonalit\u00e0 affettive che oltrepas\u00adsano la sfera lo-Tu, per abbracciare il sociale o l&#8217;umano. In questo ambito le emozioni vengono considerate in relazione alle ideologie, alla convalida e al rafforzamento delle convinzioni di gruppo, alla frequenza di determinate emozioni a seconda dello stato sociale, della cultura di appartenenza, dell&#8217;or\u00adganizzazione gerarchica o egualitaria della societ\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">4. <em>Principi biologici.<\/em> Considerando le emozioni in relazione ai sistemi biologici a cui sono connesse si ottengono classificazioni che, rispetto alle precedenti, godono di un maggior grado di oggettivit\u00e0, anche se di un minor indice di senso perch\u00e9, come osserva Sartre, \u00abcerte modificazioni quantitative e, perci\u00f2 stesso, quasi continue nelle funzioni vegetative, come possono corrispondere a una serie qualitativa di stati fra loro irriducibili? Per esempio, le modificazioni f\u00ecsiologiche che corrispondono alla collera non differiscono che per intensit\u00e0 da quelle che corrispondono alla gioia (ritmo respiratorio un po&#8217; accelerato, leggero aumento del tono muscolare, accrescimento degli scambi biochimici, della pressione arteriosa, ecc.): e tuttavia la collera non \u00e8 una gioia pi\u00f9 intensa, \u00e8 ben altro\u00bb (1939, p. 121). A criteri biologici rispondono le classificazioni di A.F.Ax, che predispose un piano di rilevatori fisiologici della risposta emotiva (velocit\u00e0 del polso, battito cardiaco, respirazione, temperatura del viso, temperatura delle mani, riflesso cutaneo galvanico, cor\u00adrente d&#8217;azione muscolare registrata al di sopra degli occhi) e poi, individuata l&#8217;emozione, prese a studiare i tipi di reazione che variavano da soggetto a soggetto per cui, ad esempio, in presenza di un&#8217;emozione di rabbia c&#8217;era chi reagiva con l&#8217;ira e chi con l&#8217;ansia. Invitando i soggetti a descrivere l&#8217;emozione di base, non si migliorava il risultato perch\u00e9 le risposte avvenivano in termini che non illustravano l&#8217;emozione, ma descrivevano le circostanze di attivazione, cio\u00e8 quello che li aveva mandati in collera o aveva fatto loro piacere o dispiacere.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">III. INTERPRETAZIONE DELLE EMOZIONI. \u2014 Esistono diverse interpretazioni che si rifanno ai prin\u00adcipi che hanno consentito una suddivisione delle classificazioni. Tra le pi\u00f9 significative ricordiamo le seguenti:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">1. <em>La teoria di Darwin<\/em> offre una lettura evoluzionistica nell&#8217;interpretazione delle emozioni fondata su tre principi: a) <em>il principio delle abitudini associate<\/em>,<em> <\/em>per cui, se lottando si mostrano i denti, questo atteggiamento diverr\u00e0 il modo di esprimere la collera, se si sporgono le labbra per sputare questo movimento verr\u00e0 adottato per esprimere ribrezzo; <em>b) il principio dell&#8217;antitesi<\/em>, per cui, se il rannicchiarsi \u00e8 un movimento con cui ci si difende da un&#8217;aggressione, l&#8217;aprirsi del corpo indicher\u00e0 l&#8217;emozione contraria; e) <em>l&#8217;azione diretta del sistema nervoso<\/em>, per cui alcune reazioni come quella di tendersi e contorcersi nel dolore sono un&#8217;intensa e diffusa risposta fisiologica, che oggi si chiamerebbe \u00abattivazione\u00bb, che poi viene assunta per \u00ababitudine associata\u00bb. Il principio evoluzionistico della teoria di Ch. Darwin potrebbe giu\u00adstificare l&#8217;ipotesi diffusa che nell&#8217;emozione vi siano delle componenti primitive tra cui il controllo esercitato su di essa dalle parti pi\u00f9 antiche del cervello.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">2. <em>La teoria di James-Lange<\/em> sostiene l&#8217;importanza della risposta somatica nella percezione soggettiva delle emozioni per cui \u00absi ha paura perch\u00e9 si scappa\u00bb, \u00absi prova ira perch\u00e9 ci si scontra fisicamente\u00bb. Questa interpretazione, pur nella sua paradossalit\u00e0, sottolinea il fenomeno di retroazione o feedback delle risposte somatiche scatenate dalle emozioni, per cui se qualcuno ci insegue scappiamo prima di avere il tempo di riconoscere il nostro stato emotivo. La plausibilit\u00e0 della teoria \u00e8 proprio nel fatto che il riconoscimento dell&#8217;emozione avviene dopo la risposta fisiologica.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">3. <em>La teoria funzionalista<\/em> elaborata da J.Dewey integra le teorie di Darwin e di W.James e C.G.Lange, interpretando le emozioni come funzioni psichiche che permettono una valutazione delle situazioni ambientali in funzione dell&#8217;adeguamento. Le emozioni si accentuano in presenza di un grave ostacolo che impedisce l&#8217;attivit\u00e0 adattiva, per cui se la lotta e la fuga sono attivit\u00e0 adattive, i loro connotati emozionali sono modesti se esse possono realizzarsi, si fanno invece pi\u00f9 acuti assumendo i toni della rabbia o della paura se un ostacolo impedisce l&#8217;azione. La connessione tra cattivo adattamento e reazione emotiva \u00e8 stata sottolineata anche da P.Janet, che definisce l&#8217;emozione \u00abreazione dello scacco\u00bb, descrivendola come una forma di comportamento non riuscito o di grado inferiore al buon adattamento. Una funzione adattiva e non di \u00abscacco\u00bb \u00e8 sostenuta da S.Hall e J.R.Angeli, esponenti del funzionalismo americano. Secondo quest&#8217;ultimo, \u00able emozioni sembrano in rapporto solamente con l&#8217;organismo fisico e cos\u00ec strettamente connesse con le strutture del corpo attraverso l&#8217;eredit\u00e0, che servono a proteggere dal male o a conseguire dei vantaggi, senza l&#8217;intervento della riflessione\u00bb (1904, p. 26). L&#8217;aspetto comune alle posizioni a orientamento funzionalista \u00e8 nel porre l&#8217;attenzione sul significato delle funzioni emotive anzich\u00e9 sulla loro descrizione, e sulla relazione dell&#8217;emozione all&#8217;ambiente anzich\u00e9 alla coscienza o al sistema nervoso.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">4. <em>La teoria gestaltica<\/em> interpreta l&#8217;emozione come l&#8217;effetto di buona o cattiva forma che l&#8217;ambiente assume agli occhi dell&#8217;individuo: \u00abUn paesaggio \u2014 af\u00adferma K.Koffka \u2014 pu\u00f2 apparire triste anche se personalmente siamo del tutto allegri. Un pioppo non pu\u00f2 forse apparire superbo? Una giovane betulla timida? E non ha forse Wordsworth immortalato la gioia degli asfodeli?\u00bb. Questi connotati emozionali delle nostre percezioni non sono solo il frutto delle proiezioni dei nostri stati d&#8217;animo all&#8217;esterno, ma derivano dalle forme <em>(Gestalten)<\/em> secondo le quali i dati esperienziali si organizzano nella nostra percezione. La percezione \u00e8 sempre un&#8217;attribuzione di significato, e che uno stimolo risulti emotigeno \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 un&#8217;attribuzione di significato.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">5. <em>La teoria comportamentista<\/em> di J.B.Watson interpreta l&#8217;emozione come una risposta periferica dell&#8217;organismo a stimoli periferici. A partire da questo principio Watson individua tre emozioni fondamentali: la <em>paura<\/em>, come risposta a rumori molto intensi o a mancanza d&#8217;assistenza, la <em>collera<\/em>, come risposta al disagio provocato da fasciature troppo strette, <em>l&#8217;amore<\/em>, come risposta alle carezze e al dondolamento. Tutte le altre emozioni si instaurano nell&#8217;organismo mediante un processo di condizionamento a partire dalle tre emozioni primitive lette come risposte periferiche a stimoli periferici.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">6. <em>La teoria omeopatica<\/em> di W.B.Cannon assegna invece al sistema nervoso centrale il ruolo fondamentale nel meccanismo dell&#8217;emozione, per cui in risposta ad una stimolazione eccessiva, come avviene nel caso di una situazione emotiva, l&#8217;organismo libera una quantit\u00e0 di energia potenziale che consente la preparazione di reazioni intensive adeguate, anche se non disgiunte da una disorganizzazione dei comportamenti dovuti a questa liberazione energetica.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">7. <em>La teoria dell&#8217;attivazione<\/em> sostenuta da M.B.Arnold e D.B.Lindsley integra gli elementi pi\u00f9 validi della teoria periferalistica con quella centralistica di Cannon, perch\u00e9 sostiene che lo stimolo determina a livello della corteccia un eccitamento che a sua volta ha il doppio e contemporaneo effetto di suscitare un atteggiamento emotivo e di liberare schemi dinamici ipotalamici che si esprimono a livello periferico, le cui alterazioni vengono percepite come lo stimolo iniziale, e di rimbalzo modificano l&#8217;atteggiamento emotivo che ha sede nella corteccia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">8. <em>La teoria percettivo-motivazionale<\/em> accoglie della teoria dell&#8217;attivazione che l&#8217;emozione non \u00e8 solo passione ma anche azione, precisando per\u00f2 che l&#8217;azione \u00e8 anche \u00aborganizzazione\u00bb, il che consente la costruzione di una sequenza che prevede: percezione-valutazione-emozione-espressione. Cos\u00ec, se l&#8217;emozione, termine medio di questa serie, si accosta a situazioni spiacevoli, innesca un&#8217;azione organizzata volta a evitarle e a porvi fine. R.W.Leper articola questa teoria in tre principi: <em>a)<\/em> non bisogna accentuare il carattere di rottura delle emozioni, perch\u00e9 i processi emotivi proseguono nell&#8217;organizzazione di comportamenti, <em>b)<\/em> questi comportamenti sono motivati, e) la motivazione \u00e8 strettamente connessa alla percezione della situazione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">9. <em>La teoria fenomenologica<\/em> riprende la relazione emozione-motivazione in base al principio che l&#8217;uomo abita il mondo con <em>senso.<\/em> Un senso che l&#8217;emozione rende incerto e la motivazione ricostruisce a partire da un nucleo di certezze che permette di dirigersi verso oggetti che, dopo l&#8217;azione di incertezza provocata dall&#8217;emozione, la motivazione ri-conosce. L&#8217;incertezza provocata dall&#8217;emozione \u00e8 dovuta alla sensazione di non poter evadere dal presente, per cui l&#8217;esistenza si trova costretta all&#8217;\u00abin-sistenza\u00bb in un mondo senza passato e senza futuro. A restituire all&#8217;esistenza queste dimensioni temporali \u00e8 la motivazione o ricerca di senso che spezza l&#8217;insistenza emotiva, dilatandola nelle dimensioni temporali che lo stato emotivo chiude. Sul piano dello spazio, la ricerca di senso apre all&#8217;esplorazione preclusa dall&#8217;emozioneche concentra lo spazio in un punto che sfugge ad ogni localizzazione possibile. L&#8217;emozione riflette la costrizione del mondo esterno che rende impossibile ogni rapporto; la ricerca di senso, che si esprime nella motivazione, proietta una necessit\u00e0 interna attraverso la quale un&#8217;interiorit\u00e0 si afferma su un ambiente. Nell&#8217;inte\u00adrazione di questi due momenti, il soggetto avverte il suo limite (emozione) come relazione (ricerca di senso, o motivazione).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">10. <em>La teoria psicoanalitica<\/em> ritiene che le emozioni siano affetti (v.), ossia quanti di energia legati alle idee, e che la loro presenza alteri l&#8217;equilibrio psi\u00adchico e interferisca nell&#8217;adattamento. In proposito H.Hartmann scrive: \u00abDal punto di vista della psicologia delle nevrosi, l&#8217;azione affettiva, in contrasto con l&#8217;ideale teorico dell&#8217;azione razionale, appare spesso come un misero residuo di condizioni mentali primitive e come una deviazione dalla norma. [&#8230;] Tuttavia noi ben sappiamo la parte cruciale che l&#8217;affettivit\u00e0 ha nell&#8217;organizzare e facilitare molte funzioni dell&#8217;Io. Questo intendeva Freud quando disse che non bisogna aspettarsi che l&#8217;analisi liberi l&#8217;uomo da ogni passione\u00bb (1939, p. 131). La psicoanalisi non ha accolto la distinzione introdotta da W.Mc Dougall nel 1908 tra emozioni primarie come la paura, l&#8217;ira, la tenerezza, ed emozioni complesse come l&#8217;ammirazione, l&#8217;invidia, il rispetto, perch\u00e9 spesso s&#8217;\u00e8 trovata a interpretare emozioni semplici quale l&#8217;odio come conseguenze di quelle complesse come l&#8217;ira, o a supporre emozioni complesse come l&#8217;in\u00advidia all&#8217;inizio della vita psicologica.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">11. La <em>teoria insiemistica<\/em> di I. Matte Blanco considera l&#8217;emozione come il prodotto di uno stimolo che \u00e8 percepito come esterno anche se proviene dal nostro corpo, perch\u00e9, \u00abin quanto oggetto di percezione, anche il nostro corpo ci \u00e8 alieno, cio\u00e8 alieno alla nostra intimit\u00e0\u00bb (1975, p. 289). Lo stimolo esterno \u00e8 investito dal \u00abpensiero dell&#8217;emozione\u00bb che differisce dal pensiero della vita ordinaria per tre caratteristiche: <em>a)<\/em> la <em>generalizzazione<\/em>, per cui l&#8217;oggetto sembra in possesso di tutte le caratteristiche che in via potenziale possono evocare l&#8217;emozione in esame. Cos\u00ec un&#8217;emozione d&#8217;amore nei confronti di una donna possiede, agli occhi dell&#8217;innamorato, tutte le possibili attrattive che evocano l&#8217;amore quale si pu\u00f2 presumere non solo per quella donna, ma per tutte le donne nella loro capacit\u00e0 di suscitare amore; <em>b)<\/em> la <em>massimizzazione<\/em>, per cui le caratteristiche attribuite all&#8217;oggetto vengono considerate al loro grado pi\u00f9 elevato; e) <em>l&#8217;irradiazione<\/em> dell&#8217;oggetto concreto a tutti gli altri, che in tal modo vengono ad essere rappresentati dall&#8217;oggetto stesso. Per questa ragione il pensiero emozionale non vede un individuo, ma un insieme o classe attraverso la generalizzazione, per cui la persona pericolosa diventa la \u00abpericolosit\u00e0\u00bb al massimo grado e in tutti i suoi aspetti. L&#8217;identit\u00e0 tra individuo e classe \u00e8 il modo proprio di pensare dell&#8217;inconscio, per cui l&#8217;emozione \u00e8 un pensiero inconscio che pensa \u00abper collezione di insiemi infiniti\u00bb (1975, p. 304).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">12. La <em>teoria cognitivista<\/em> ritiene che la risposta emozionale non sia da cercare nella reazione fisiologica o in quella comportamentale, perch\u00e9 questi sono solo sottoprocessi di quel processo che \u00e8 la <em>valutazione cognitiva<\/em> dell&#8217;informazione in ingresso, a sua volta legata al significato che soggettivamente attribuiamo alle esperienze che andiamo facendo. K.H.Pribram sostiene che ogni individuo, quando si trova in situazione di disquilibrio con l&#8217;ambiente, mette in atto dei piani di comportamento elaborati dalla mente prima che qualsiasi sequenza comportamentale abbia inizio. L&#8217;emozione insorge quando il piano di comportamento non pu\u00f2 essere effettuato e quindi non pu\u00f2 essere raggiunta la situazione di equilibrio con l&#8217;ambiente. Si attiverebbero allora, come conseguenza dell&#8217;emozione, dei \u00abpiani di arresto\u00bb dell&#8217;azione che innescano una fase nuova di raccolta di informazioni per la programmazione di nuovi piani. Quando, dopo reiterati tentativi, non si riesce a superare il blocco dell&#8217;esecuzione del piano, allora si ha una sorta di \u00abregressione\u00bb verso piani comportamentali pi\u00f9 primitivi come la fuga, l&#8217;aggressione o tutti quei comportamenti emotivi che indichiamo come conseguenza di una \u00abperdita di controllo\u00bb. Le reazioni emotive non sono solo connesse alle attivit\u00e0 cognitive, ma questa connessione \u00e8 al servizio dei bisogni biologici, perch\u00e9 lo scopo origi\u00adnario per cui si sono evolute le capacit\u00e0 cognitive \u00e8, secondo Plutchik, \u00abquello di mettere in grado l&#8217;organismo di costituirsi una mappa del suo ambiente e di predire il futuro in riferimento al significato emozionale o motivazionale degli eventi circostanti\u00bb (1980, p. 38). In questo senso va interpretata l&#8217;ipotesi cognitivista secondo cui i processi cognitivi si sviluppano all&#8217;interno e a partire dalle esperienze emozionali, intese come la prima forma secondo cui l&#8217;organismo si orienta nel suo ambiente al fine di soddisfare i suoi bisogni biologici. In questa ipotesi il numero e l&#8217;intensit\u00e0 delle emozioni \u00e8 inversamente proporzionale alla quantit\u00e0 di informazioni di cui ciascun individuo dispone.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">IV EMOZIONE E MOTIVAZIONE \u2014 Gli stati emotivi agiscono sia come <em>motivo<\/em> sia come <em>concomitante<\/em> del comportamento motivato. Il sesso, ad esempio, non \u00e8 solo una fonte di vissuti emotivi, ma anche una potente motivazione che determina un comportamento, allo stesso modo un&#8217;emozione paurosa spinge alla fuga, cos\u00ec come una gioiosa promuove una ricerca della sua ripetizione Tra le emozioni che promuovono un comportamento motivato ricordiamo:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">1. <em>La paura<\/em> (v.), che promuove una tendenza ad evitare quelle situazioni in cui \u00e8 probabile che si manifesti l&#8217;oggetto o l&#8217;evento temuto. Nelle sue forme estreme la paura assume quegli aspetti patologici noti come fobie (v.), che determinano pesantemente la condotta di chi ne soffre. Oggetto di fobia possono diventare i luoghi chiusi, quelli aperti, gli animali, lo sporco, le malattie e qualunque cosa caricata di un alto valore emotivo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">2. <em>L&#8217;ansia<\/em> (v. angoscia), che \u00e8 una paura senza oggetto, e quindi indeterminata, che condiziona il comportamento in termini positivi quando i valori d&#8217;ansia sono a livelli bassi, destrutturanti quando sono a livelli elevati, dove tutto sembra minaccioso e invivibile<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">3. <em>La gelosia<\/em> (v.) che, come emozione carica del timore di perdere l&#8217;affetto di una persona a favore di un terzo che interviene nella situazione affettiva, promuove comportamenti di controllo, reazioni violente, atteggiamenti ostili, dove l&#8217;emozione non agisce solo come stato di eccitazione dell&#8217;individuo, ma anche come motivazione di determinati comportamenti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">4. <em>L&#8217;ira<\/em> (v.) che, come frustrazione dell&#8217;attivit\u00e0 che tende a uno scopo, \u00e8 riscontrabile in ogni sequenza motivazionale interrotta. Risvegliata, l&#8217;ira scatena un&#8217;attivit\u00e0 di rappresaglia contro l&#8217;oggetto o la persona ritenuti responsabili dell&#8217;interruzione della sequenza.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">5. <em>Il<\/em> <em>riso<\/em> (v.) che, come emozione piacevole in se stessa, promuove comportamenti in grado di ottenerlo. Sottesa al riso c&#8217;\u00e8 una scarica di tensione che l&#8217;organismo avverte come piacevole e ne va alla ricerca.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">6. <em>Il pianto<\/em> (v.), che promuove comportamenti connessi al rapimento che pu\u00f2 destare l&#8217;ascolto di una musica o la contemplazione di un panorama, al cordoglio che, espresso, produce sollievo, alla partecipazione affettiva al dolore altrui, e all&#8217;autocompassione che lenisce un&#8217;ira impotente Questi esempi mostrano come alcune emozioni forniscano un commento al comportamento motivato, dove \u00e8 contenuto un segnale che si sta verificando qualcosa di importante dal punto di vista motivazionale<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">V. EMOZIONE E TENSIONE \u2014 II binomio motivazione ed emozione \u00e8 alla base dell&#8217;intero campo affettivo e lo si pu\u00f2 descrivere in termini di tensione, dove si esprime il rapporto ambiguo tra interiorit\u00e0 ed esteriorit\u00e0, che \u00e8 anteriore alla forma conflittuale che lo esprime Tale tensione si manifesta in ogni essere come tendenza all&#8217;apertura e alla chiusura, senza che sia possibile raggiungere l\u2019una o l&#8217;altra se non a rischio di un&#8217;inevitabile destrutturazione Il processo di oggettivazione della tensione si realizza secondo tre modelli:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">1. <em>Riduzione della tensione<\/em>, per cui tutte le azioni sono interpretabili secondo il modello omeostatico, come riduttori di tensione in vista dell&#8217;autoconservazione Naturalmente questa riduzione non deve arrivare all&#8217;eliminazione della tensione, perch\u00e9 altrimenti si avrebbe la stasi del sistema e la cessazione di ogni interazione tra individuo e mondo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">2. <em>Produzione di tensione<\/em>, constatabile in ogni azione che oltrepassa la visualizzazione logica del sistema in cui l&#8217;azione si esprime. Questo \u00abaltrove\u00bb rispetto alla visione logica \u00e8 quello che S.Freud chiama, ad esempio, Es (v.), dove resistenza diventa una pura constatazione non giustificata e non giustificabile logicamente, perche \u00ab\u00e8\u00bb, prima di potersi esprimere in conformit\u00e0 a un disegno. Nell&#8217;intervallo tra resistere immotivato e la ricerca di mo\u00adtivazioni si danno le condizioni per la produzione di tensione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">3. <em>Deduzione della tensione<\/em> dalle relazioni che la esprimono. Le relazioni danno forma alla tensione, e questa forma permette di rappresentare resistenza tensionale. La tensione, che dal punto di vista esistenziale \u00e8 privazione, dal punto di vista insistenziale \u00e8 potenzialit\u00e0. Da questa asimmetria si comprende perch\u00e9 la tensione superi qualsiasi rappresentazione che tenti di raffigurarla, e possa solo essere seguita nel suo divenire, e sentita, per dirla con I. Kant, come \u00abesigenza incondizionata\u00bb.<\/span><\/p>\n<p>BIBLIOGRAFIA<\/p>\n<ul>\n<li>ANGELL J.R., <em>Psychology,<\/em> Holt, New York, 1904<\/li>\n<li>ARISTOTELE, <em>Categorie, Retorica<\/em> in <em>Opere<\/em> Laterza, Bari, 1973, vol. 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