{"id":12887,"date":"2011-09-22T11:35:08","date_gmt":"2011-09-22T09:35:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/?p=12887"},"modified":"2011-09-22T12:35:59","modified_gmt":"2011-09-22T10:35:59","slug":"contributi-a-una-cultura-dellascolto-camminarsi-dentro-277","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/contributi-a-una-cultura-dellascolto-camminarsi-dentro-277\/","title":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><STRONG>Contributi a una cultura dell&#8217;Ascolto<\/strong><\/span> CAMMINARSI DENTRO (281): Ritratto-volto-anima"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">________________________________________________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Da <em>Panta<\/em> &#8211; Quadrimestrale n.21\/2003 &#8211; InGrandiMenti, a cure di Massimo Don\u00e0 &#8211; BOMPIANI (40 filosofi parlano di fotografia, di ritratto e di volto e di altro ancora)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">________________________________________________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">73<br \/><\/span><span class=\"Apple-style-span\" style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; font-size: 18px; line-height: 21px;\">Emanuele Severino <br \/>La sequenza &#8220;ritratto-volto-anima&#8221; \u00e8 di derivazione platonica. Il ritratto ritrae il volto umano, ne \u00e8 l&#8217;immagine; il volto ritrae l&#8217;anima, ne \u00e8 a sua volta l&#8217;immagine. L&#8217;immagine &#8211; si pensa &#8211; svela e nasconde. Il che sottintende che al volto corrisponda un&#8217;anima, la quale, nel volto, si svela e si nasconde.<br \/>Ma, tutto questo, all&#8217;interno di una situazione asimmetrica. Il volto altrui \u00e8 manifesto; l&#8217;anima altrui \u00e8 pi\u00f9 nascosta che manifesta. La mia anima \u00e8 manifesta a se stessa; ma il mio volto \u00e8 pi\u00f9 nascosto che manifesto. Mi vedo allo specchio e mi rispecchio nelle parole e nel comportamento degli altri. Tuttavia, che l&#8217;immagine nello specchio sia il mio ritratto e che il linguaggio altrui possa ritrarre il mio volto non \u00e8 qualcosa di manifesto, ma \u00e8 un&#8217;interpretazione della mia anima. E&#8217; un&#8217;interpretazione anche che il volto che ho di fronte sia il volto di un&#8217;anima altrui; per\u00f2 ci\u00f2 che interpreto come volto di un&#8217;anima altrui \u00e8 manifesto; mentre questo non si pu\u00f2 dire del mio volto, che appare sempre in modo indiretto &#8211; in un&#8217;interpretazione, appunto. Appartiene a questo ordine di considerazioni la circostanza che i fisici aristotelici non volessero guardare nel cannocchiale di Galileo Galilei: come si pu\u00f2 essere certi che la figura che si vede nelle lenti del cannocchiale sia l&#8217;immagine di qualcosa che non si vede a occhio nudo?<br \/>Che qualcosa sia il volto di un&#8217;anima altrui \u00e8 una fede. Non \u00e8 la certezza originaria, come pensa Levinas. Che l&#8217;anima altrui esista e che un certo volto ne sia il ritratto \u00e8 spesso considerato un imperativo morale &#8211; o addirittura l&#8217;imperativo morale fondamentale. Che qualcosa sia &#8220;prossimo&#8221;: che qualcosa di vicino sia il volto di un&#8217;anima altrui, la quale dunque non \u00e8 lontana: che quindi qualcosa sia, in quanto &#8220;vicino&#8221;, visibile (&#8220;prossimo&#8221; risale infatti a <em>prope<\/em>, &#8220;vicino&#8221;), \u00e8 stabilito da una fede. L&#8217;uomo di buona volont\u00e0 (o in buona fede) \u00e8, insieme, l&#8217;uomo che crede di avere attorno a s\u00e9 un prossimo. <br \/>Il senso della sequenza &#8220;ritratto-volto-anima&#8221;, a questo punto, \u00e8 determinato dal senso che compete alla fede e alla buona fede. La fede salva, si dice. Ma la fede \u00e8 fede proprio perch\u00e9 non scorge la verit\u00e0 del proprio contenuto, cio\u00e8 proprio in quanto la verit\u00e0 rimane per essa un &#8220;invisibile&#8221;, qualcosa che non appare. Appunto per questo l&#8217;apostolo definisce la fede <em>argumentum non apparentium<\/em>. Ma che valore salvifico pu\u00f2 avere uno sguardo in cui la verit\u00e0 non appare? Ci\u00f2 non significa che non esista prossimo e che il volto altrui possa essere trattato come semplice allucinazione. Significa che \u00e8 tutto da ripensare il rapporto tra volto, anima e tecnica &#8211; il ritratto appartenendo infatti al regno della tecnica. Il volto appartiene a questo regno? E l&#8217;anima stessa non sta forse al centro di questo regno? (pp.72-73)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">________________________________________________________________<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>________________________________________________________________ Da Panta &#8211; Quadrimestrale n.21\/2003 &#8211; InGrandiMenti, a cure di Massimo Don\u00e0 &#8211; BOMPIANI (40 filosofi parlano di fotografia, di ritratto e di volto e di altro ancora) ________________________________________________________________ 73Emanuele Severino La sequenza &#8220;ritratto-volto-anima&#8221; \u00e8 di derivazione platonica. 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