{"id":13712,"date":"2011-12-18T22:37:13","date_gmt":"2011-12-18T20:37:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/?p=13712"},"modified":"2011-12-18T22:37:50","modified_gmt":"2011-12-18T20:37:50","slug":"camminarsi-dentro-316-scarti-e-resti-che-fanno-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/camminarsi-dentro-316-scarti-e-resti-che-fanno-storia\/","title":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">CAMMINARSI DENTRO (316): Scarti e resti che fanno storia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">________________________________________________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Domenica 18 dicembre 2011<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Aver parlato tanto &#8211; dal 2 settembre 2007 a oggi &#8211; dell&#8217;esperienza personale, di vita ed educativa, in tutti i suoi aspetti, non \u00e8 sufficiente, per quanto riguarda il resoconto del lavoro di volontariato. Mi sembra di non aver detto ancora nulla, se penso alle storie personali, al &#8216;contenuto&#8217; dei singoli colloqui, all&#8217;esemplarit\u00e0 di spezzoni di dialogo che restano nella memoria come momenti che andrebbero fatti conoscere a tutti. Ho anche scritto un centinaio di pagine con una decina di storie personali, ma non le ho mai &#8216;pubblicate&#8217; perch\u00e9 penso sempre che il dolore delle persone non debba essere &#8216;divulgato&#8217;, anche se mascherato con la scelta dell&#8217;anonimato.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Ho la sensazione qui, a ripensare agli oltre trecento articoli (WordPress chiama cos\u00ec i <em>post<\/em>) pubblicati, che il cuore dell&#8217;<em>esistenza spezzata<\/em> non \u00e8 stato nemmeno sfiorato. Bisognerebbe riferire colloquio per colloquio le differenze rilevate nell&#8217;uso della parola, il venir meno delle rigidit\u00e0 dei muscoli del viso, l&#8217;abbandono di questo o quello schema di ragionamento&#8230; Bisognerebbe spiegare con quale linguaggio \u00e8 stato ottenuto il risultato parziale che apre la strada a pi\u00f9 sostanziose forme di collaborazione. Sulle descrizioni iniziali si tratta di ricostruire poi le interpretazioni intervenute a imprimere la direzione di marcia al lavoro di aiuto. Ho scritto <a href=\"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/?p=13693\" target=\"_blank\">sull&#8217;improvvisazione<\/a>, finalmente. Dopo tanti anni di esperienza, si richiedeva quel chiarimento, che non \u00e8 poi nemmeno compiuta espressione di tutto quello che accade quando ci avventuriamo nella terra di nessuno che ci separa dagli altri.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Nei trentacinque anni trascorsi a scuola, come insegnante di lingua e letteratura italiana, nonch\u00e9 di lingua e letteratura latina, sono stato sempre convinto di dover preparare la lezione del giorno dopo senza trascurare alcunch\u00e9. Dovevo sapere bene, punto per punto, di che cosa avrei parlato: <span style=\"text-decoration: underline;\">senza lasciare nulla all&#8217;improvvisazione! <\/span>Ma il fatto pi\u00f9 interessante \u00e8 proprio questo: negli ultimi anni di insegnamento, forse perch\u00e9 convinto che prevalesse la stanchezza ad impedirmi di preparare le lezioni a casa, ho smesso del tutto di farlo. Sono entrato in classe provando autentica paura, perch\u00e9 temevo di restare in silenzio, senza sapere cos&#8217;altro dire, magari dopo un avvio pure interessante! Non \u00e8 mai accaduto, invece, che io rimanessi <span style=\"text-decoration: underline;\">senza argomenti<\/span>. Mi sono convinto, addirittura, con il passare del tempo, che le ultime erano le mie lezioni pi\u00f9 belle. La ricchezza dei riferimenti testuali e critici, il materiale esibito, gli schemi e le mappe proposti alla lavagna erano la riprova del fatto che avevo da dire non poco su tutti i temi prescelti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Se nei primi anni di esperienza ero portato a condannare quasi ogni pi\u00f9 piccola forma di improvvisazione \u00e8 perch\u00e9 facevo coincidere improvvisazione con spontaneit\u00e0 ingenua, con espressione di s\u00e9 non controllata e dunque aleatoria, cio\u00e8 esposta ai capricci del caso e affidata al rischio dell&#8217;errore.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">In realt\u00e0, improvvisare significa lasciare che il discorso prenda la sua piega; significa dargli una piega che comprenda in s\u00e9 le suggestioni, i concetti, la trama delle idee che un buon inizio porta sempre con s\u00e9. E&#8217; come lavorare su un tema musicale. D&#8217;altra parte, non partiamo sempre con il fissare un tema, girando intorno ad esso, descrivendo l&#8217;oggetto, passando alla classificazione dell&#8217;oggetto stesso attraverso il suo inserimento nella classe di oggetti di cui fa parte a buon diritto, operando successive categorizzazioni e gerarchizzazioni, per passare poi alla contestualizzazione e alla &#8216;storicizzazione&#8217; del frammento di senso rinvenuto? <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Se pensiamo alle anticipazioni degli incontri a cui la mente si abbandona sempre, nel corso della vita, quasi a voler tutto prevedere, tutto comprendere, prima ancora di aver fatto esperienza di ci\u00f2 che l&#8217;altro ha da dirci, non si verifica poi puntualmente che nulla di ci\u00f2 che avevamo &#8216;previsto&#8217; si avveri? e non ci ritroviamo smarriti e inizialmente confusi, ma poi sempre pi\u00f9 in linea, in sintonia con le cose che provengono dall&#8217;altro, giacch\u00e9 ci sforziamo di corrispondere a quanto proviene da quell&#8217;altra esistenza? e il nostro corrispondere, se non \u00e8 per niente o solo in parte quanto pure avevamo &#8216;previsto&#8217;, &#8216;da dove proviene&#8217;? non \u00e8 forse improvvisazione e basta? <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Ma noi non smettiamo mai di stupirci di quello che esce dalla nostra bocca. Quante volte abbiamo concluso: \u00e8 veramente interessante tutto quello che ho detto? non mi aspettavo di essere in grado di fare quello che ho fatto? A ben guardare, noi non facciamo altro che improvvisare. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Ma a questo punto si richiede una pi\u00f9 solida &#8216;fondazione&#8217; di questo dire apparentemente infondato. <br \/>Interviene la voce. Interviene il volto. Interviene l&#8217;esperienza tutta. Interviene la nostra conoscenza del labirinto. Interviene il rigore logico di cui siamo capaci. Interviene la conoscenza enciclopedica del mondo che possediamo. Interviene il cuore, con il suo &#8216;ordine&#8217;. Interviene la nostra moralit\u00e0. <br \/>Di questo e di altro ancora abbiamo gi\u00e0 parlato. Parlarne ancora, per far emergere il carattere comune e quotidiano di tutto ci\u00f2 che precede, serve a dare ai passanti il senso di un <em>fare<\/em> che non discende solo da competenze e capacit\u00e0 personali: siamo tutti &#8216;interpellati&#8217;, chiamati dal mondo ad esprimere ci\u00f2 che abbiamo da dire. E non accade mai che ci fermiamo a studiare i passi che faremo. Procediamo senz&#8217;altro nella <em>terra incognita<\/em> che \u00e8 data dall&#8217;esperienza dell&#8217;altro, sicuri solo di questa volont\u00e0 di agire. Senza di essa ci ritroveremmo costretti a sostare sterilmente sotto il nostro albero, a contemplare la vita che incalza le esistenze tutte, non concedendo a nessuno tregua. <br \/>La vita di relazione, di cui si sostanzia tutta la nostra vita, ci induce al mattino ad abbandonare le nostre tiepide case, per affrontare il mondo con il suo carico di s\u00ec e di no. La foresta dei simboli in cui tutti ci moviamo \u00e8 anche il labirinto nel quale a volte ci perdiamo. A nessuno \u00e8 concesso uno &#8216;sconto&#8217;. Quanto pi\u00f9 intricato \u00e8 il territorio in cui ci avventuriamo, tanto pi\u00f9 dobbiamo confidare nelle nostre mappe. Sono esse che ci consentono di avanzare improvvisando la vita.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">*<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>________________________________________________________________ Domenica 18 dicembre 2011 Aver parlato tanto &#8211; dal 2 settembre 2007 a oggi &#8211; dell&#8217;esperienza personale, di vita ed educativa, in tutti i suoi aspetti, non \u00e8 sufficiente, per quanto riguarda il resoconto del lavoro di volontariato. 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