{"id":13958,"date":"2012-01-06T00:42:26","date_gmt":"2012-01-05T22:42:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/?p=13958"},"modified":"2012-01-06T12:29:43","modified_gmt":"2012-01-06T10:29:43","slug":"contributi-a-una-cultura-dellascolto-camminarsi-dentro-325","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/contributi-a-una-cultura-dellascolto-camminarsi-dentro-325\/","title":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><STRONG>Contributi a una cultura dell&#8217;Ascolto<\/strong><\/span> CAMMINARSI DENTRO (325): Il non detto che ci accompagna e ci sfugge"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">_______________________________________________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">La risposta che ci aspettiamo ad ogni nostra domanda diretta \u00e8 (quasi) sempre al di sotto delle richieste pure insistenti e ripetute in cui ci avviluppiamo per &#8216;sapere&#8217;.\u00a0<br \/>Kafka ha sentenziato con uno dei suoi aforismi pi\u00f9 forti: \u00abPrima non capivo perch\u00e9 non ricevessi risposta alla mia domanda, oggi non capisco come potevo credere di poter chiedere. Ma non credevo affatto, chiedevo soltanto.\u00bb E potrebbe andar bene questo argomentare, se ci sta a cuore un pi\u00f9 profondo sentire a cui ricorrere e da &#8216;mettere in campo&#8217;, soprattutto\u00a0nelle relazioni sentimentali.<br \/>Nella comunicazione &#8216;faccia a faccia&#8217;, tuttavia, quando non siano in gioco questioni vitali o bisogni di riconoscimento radicali, vorremmo che una compiuta espressione di s\u00e9 prevalesse su ogni altra &#8216;tecnica&#8217; comunicativa o artificio retorico. <br \/>Eppure, niente di tutto questo interviene ad impedire una manifestazione chiara di s\u00e9 non solo all&#8217;altro ma anche a noi stessi.<br \/>C&#8217;\u00e8 un <em>non detto<\/em> che contraddistinguer\u00e0 sempre le nostre emozioni, la nostra sessualit\u00e0, alcune condotte particolari, come quella tossicomanica: non impliciti o presupposti, n\u00e9 ineffabili e inconfessabili moti dell&#8217;anima restano &#8216;chiusi&#8217; nei meandri della psiche, ma un grumo di affezioni che non troveranno mai le parole per esprimersi. E&#8217; cos\u00ec per l&#8217;orgasmo sessuale, ad esempio, per lo &#8216;sballo&#8217; prodotto dalle droghe, ma nondimeno per le nostre pi\u00f9 &#8216;semplici&#8217; emozioni a cui non riusciamo proprio a dare un nome. <br \/>Si tratta di una vera e propria zona d&#8217;ombra dell&#8217;esperienza, che non arriva mai a farsi paradosso &#8211; se cos\u00ec fosse, troveremmo subito modo di verbalizzarlo &#8211; n\u00e9 &#8216;spirito di litote&#8217;, come ha chiamato Jank\u00e9l\u00e9vitch l&#8217;atteggiamento di chi si ritrae davanti all&#8217;emozione.<\/span><\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Lo spirito di litote \u00e8 quello dell&#8217;uomo non pi\u00f9 segreto ma discreto il quale, reprimendo in se stesso la furia espressiva dell&#8217;Appassionato e del Disperato, si ritrae costantemente davanti all&#8217;emozione. La litote \u00e8 una figura retorica: il dizionario ci insegna che \u00e8 una formulazione attenuata, ottenuta mediante la negazione del contrario, come quando alla domanda \u00abcome stai?\u00bb rispondiamo \u00abNon male, grazie\u00bb. Per Jank\u00e9l\u00e9vitch, il pudore sta in questa attenuazione, in questo \u00abmeno\u00bb che si contrappone alla cifra della nostra cultura, il \u00abtroppo\u00bb: troppe parole per dire una cosa, troppa filosofia per esprimere un pensiero. <\/span><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Non \u00e8 sottaciuto n\u00e9 &#8216;rifiutato&#8217; il contenuto che non si fa mai parola. Non \u00e8 enigma n\u00e9 mistero: anche per essi troviamo sempre la via che conduce a una qualche espressione della realt\u00e0 &#8216;nascosta&#8217; allo sguardo.<br \/>Riusciamo forse a dare un nome alla nostra sessualit\u00e0? ad esprimere compiutamente quel vissuto esperienziale che pure \u00e8 vivo e concreto in noi? Quando dobbiamo difendere una nostra inclinazione anche innocente, ci riusciamo?<br \/>Procediamo sempre per approssimazioni, per metafore, descrivendo una situazione o uno stato d&#8217;animo e di corpo, con la sensazione netta di non aver detto tutto. Forse, proprio l&#8217;essenziale resta, appunto, <em>non detto<\/em>.<br \/>E&#8217; opinione diffusa ormai che la sessualit\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 un tab\u00f9. Come se sapessimo tutto! In realt\u00e0, \u00e8 cosa di cui non abbiamo pi\u00f9 paura come un tempo o sulla quale non pesano pi\u00f9 distruttive censure etico-sociali. Quello che di essa conserva, in realt\u00e0, per noi un fascino e un incanto \u00e8 il piacere &#8211; non il mero godimento -, che ci appartiene in modo particolare ed esclusivo. Non siamo disposti a credere che si tratti di &#8216;meccanismi&#8217; biologici uguali per tutti. Interviene il &#8216;corpo vivente linguistico&#8217; a &#8216;vivere&#8217; un&#8217;esperienza unica, anche se ripetuta infinite volte in modo quasi uguale. L&#8217;<em>istanza<\/em> del desiderio vuole la sua parte. E il desiderio &#8216;prende forma&#8217; attraverso gesti, sguardi, suoni della voce che precedono la parola vera e propria. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Una parte importante di noi \u00e8 l\u00ec, nella zona d&#8217;ombra sulla quale non cade mai la luce o che la luce illumina di una luce troppo intensa perch\u00e9 ne emerga il disegno di una <em>figura<\/em>\u00a0utile per noi, che ci aiuti a dire compiutamente perch\u00e9 siamo qui e ora e non in un intemporale e un immemoriale <em>nunc<\/em> che sfugge al nostro sguardo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Sapere che i silenzi dell&#8217;altro &#8211; quello che \u00e8 in noi come quello che \u00e8 fuori di noi &#8211; sono fatti di una pasta che non ci &#8216;appartiene&#8217;, anche se proviene da noi, pu\u00f2 aiutarci a vivere meno drammaticamente gli istanti eterni che pure ci sono concessi e che siamo condannati a veder passare inesorabilmente come tutte le cose belle che riceviamo in dono.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">[Leggere CLAUDE OLIEVENSTEIN, <em>Il non detto delle emozioni<\/em>, FELTRINELLI]<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0<\/p>\n<hr \/>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">CLAUDE OLIEVENSTEIN, <em>Tossicodipendenza e angoscia di morte<\/em> &#8211; L&#8217;Indice 1993, n.8 <\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 16px;\">&#8220;Tu non toccherai il frutto dell&#8217;albero della conoscenza del bene e del male&#8230;&#8221; Adamo ed Eva furono cos\u00ec cacciati dal paradiso. La prima droga era nata e, con essa, la nudit\u00e0 e la consapevolezza da parte dell&#8217;uomo di essere mortale. <br \/>Tutte le tossicomanie si rispecchiano in questa parabola della Genesi. Non si parla forse di paradisi artificiali? La nudit\u00e0 rimanda al sesso cos\u00ec come la conoscenza del Bene e del Male. Soprattutto per\u00f2 l&#8217;uomo, cacciato dal paradiso a causa, o grazie, alla droga, si scopre mortale, e qui si colloca la frattura tra la parola e la realt\u00e0: Dio aveva promesso di punire Adamo ed Eva con la morte immediata. Ma l&#8217;esito fu l&#8217;apprendimento, nel dolore e nel sangue, di quell&#8217;intervallo che si potrebbe definire vi-ta, tra l&#8217;opzione assoluta della morte e la morte stessa. <br \/>Ci\u00f2 che il bambino non sa e che scopre a poco a poco quando, cacciato dal paradiso uterino, viene costretto a nutrirsi al seno, \u00e8 la percezione di questa frattura tra il bisogno e la soddisfazione. Basta ascoltare il pianto di un neonato per capire che la questione \u00e8 seria e che, al di l\u00e0 della fame, si sta confrontando con ben altra cosa. Si pu\u00f2 dire che quest&#8217;altra cosa, ancora oggi cos\u00ec misteriosa ai nostri occhi, \u00e8 la paura di morire, la fine del paradiso nella morte e che forse, un giorno non sar\u00e0 pi\u00f9 possibile ritrovare n\u00e9 la mela n\u00e9 il seno. <br \/>Il futuro tossicomane \u00e8 l&#8217;esito di un rapporto complesso in cui giocano l&#8217;intensit\u00e0, la velocit\u00e0 e l&#8217;atmosfera; egli giunger\u00e0 a temere di non poter pi\u00f9 essere riempito e sempre reclamer\u00e0 la sua mela, qualunque essa sia. <br \/>Questo vissuto della mancanza-ripetizione e della ripetizione della mancanza, che \u00e8 proprio del tossicomane, \u00e8 in s\u00e9 banale ma, per ragioni che qui cercheremo di chiarire, acquisisce una valenza diversa a seconda dell&#8217;intensit\u00e0, della velocit\u00e0 e dell&#8217;atmosfera in cui si svolgono quei piccoli drammi che si fanno enormi a misura delle carenze identificatorie e dell&#8217;immaginario. <br \/>Precoci carenze d&#8217;identificazione e dell&#8217;immaginario nascono in quello che abbiamo chiamato lo &#8216;stadio dello specchio infranto&#8217;. Vale la pena ricordare che per noi il futuro tossicomane si colloca tra lo psicotico, che rimane ad uno stadio fusionale e mai raggiunger\u00e0 lo stadio dello specchio, e i nevrotici, o normali, che realizzeranno lo stadio dello specchio, nel quale si ritroveranno &#8220;io&#8221;, soggetto. In questa posizione intermedia il futuro tossicomane smarrisce la sua identit\u00e0 nell&#8217;attimo in cui la percepisce. Questo choc, reale o simbolico, \u00e8 unico per natura e intensit\u00e0. Perdendo un&#8217;identit\u00e0 che non ha mai avuto, ma che ha intravisto, egli si avvicina vertiginosamente e a velocit\u00e0 immensa alla morte. \u00c8 &#8220;mezzo morto&#8221;. \u00c8 e non \u00e8, come chi sta aggrappato al bordo di un baratro. \u00c8 una posizione letteralmente insostenibile e, infatti, non sar\u00e0 possibile mantenerla. Tutta la sua vita sar\u00e0 tesa all&#8217;annullamento di questa mancanza originaria attraverso una ricerca spasmodica di supporti i-dentificatori che si riveleranno, uno dopo l&#8217;altro, frustranti. <br \/>Diversamente da tutti gli altri, egli \u00e8 il solo uomo che dall&#8217;inizio era riuscito a scorgere la distruzione dell&#8217;identit\u00e0, ci\u00f2 che c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9 prossimo alla morte. Si capir\u00e0 evidentemente pi\u00f9 tardi che \u00e8 della mancanza della mancanza che il futuro tossicomane avr\u00e0 paura, anche quando l&#8217;oggetto droga non gli dar\u00e0 pi\u00f9 piacere, perch\u00e9 quando non \u00e8 pi\u00f9 nella mancanza oggettivata rischia di ritrovarsi in questa incredibile frattura. Poich\u00e9 il bambino non \u00e8 solo, quest&#8217;angoscia si trasforma in un&#8217;immensa richiesta dai genitori. Essi non comprendono o non sopportano una simile e smisurata richiesta e la rifiuteranno con un bacio anodino. Il bambino a sua volta reagir\u00e0 a queste frustrazioni, tanto pi\u00f9 insopporta-bili in quanto incomprensibili, con una spirale ascendente. Questa incomprensione, questi riferimenti impossibili, rimandano alla nozione di un debito originario che andr\u00e0 a sommarsi al dramma gi\u00e0 vissuto, rinviando il soggetto ad un&#8217;assenza mortifera. <br \/>Se riprendiamo ci\u00f2 che abbiamo scritto altrove sull&#8217;infanzia del tossicomane, a partire da questo stadio iniziale, avremo modo di vedere un po&#8217; pi\u00f9 chiaramente il rapporto accelerato con l&#8217;angoscia di morte, rapporto la cui intensit\u00e0 \u00e8 cos\u00ec importante che, attivato dal suo continuo lavorio rivolto alla riscoperta dell&#8217;identit\u00e0, fa s\u00ec che il bambino non possa giungere a un immaginario positivo in grado di confermare, almeno in parte, la vacuit\u00e0 dell&#8217;esserci. <br \/>Nella sua infanzia, dopo lo stadio dello specchio infranto, il bambino vivr\u00e0 quello della dismisura. La dismisura comincia come diniego; essa \u00e8 indispensabile alla negazione: meno agisce e pi\u00f9 il bambino si trover\u00e0 in una spirale ascendente in cui, con ogni mezzo, andr\u00e0 alla ricerca della non-morte. E&#8217; il principio della scalata che ritroveremo nel rapporto con l&#8217;oggetto-droga. Il vissuto del bambino \u00e8, linguisticamente, banale; banale anche in termini di causalit\u00e0. Si tratta di un fenomeno riscon-trabile in molti bambini e adolescenti ad alto rischio, ma ci\u00f2 che \u00e8 analogamente banale in termini di causalit\u00e0 \u00e8, ripetiamolo, l&#8217;intensit\u00e0, la cinetica, l&#8217;atmosfera. <br \/>Il bambino \u00e8 costretto in una coazione ludica. Vi \u00e8 costretto perch\u00e9 per evitare il caos arcaico, deve allucinare il reale. Ricordiamo che il reale \u00e8 il reale, non il vero. Il bambino, futuro tossicomane, lo sa in quanto lo vive. Egli vive la negazione di s\u00e9 che si \u00e8 autoattribuito. Allucinare il reale nella coazione ludica gli consente di differire il confronto con l&#8217;esperire, confronto che emerge nelle angosce notturne, abbozzo di ci\u00f2 che vivr\u00e0 in et\u00e0 adulta: le insonnie. Le angosce notturne sono un sintomo banale, il loro prolungamento &#8211; gli incubi che vive &#8211; appartiene allo stadio della dismisura. <br \/>Le carenze d&#8217;identificazione e immaginarie lasciano spazio alla vittimizzazione del bambino; \u00e8 questa vittimizzazione che, attraverso il gioco della provocazione-repressione, lo trasforma in capro espiatorio, in ci\u00f2 che ho definito &#8220;l&#8217;idiota di famiglia&#8221;. Possiamo dire che in questo stadio si colloca il primo tentativo di suicidio: &#8220;sto cos\u00ec male; i miei genitori non mi amano o mi amano troppo, in ogni caso non sono nel giusto, non merita di vivere&#8221;. La morte \u00e8 al tempo stesso sollecitata e temuta. In alcuni si verificher\u00e0 una vera progressione nella relazione fascinante con il suicidio che, pi\u00f9 tardi, ritroveremo nel tossicomane. La ripetizione dei tentativi di suicidio \u00e8 un modo per addomesticare l&#8217;angoscia di morte. Dopo il suicidio non \u00e8 possibile andare oltre, non ci sar\u00e0 pi\u00f9 angoscia di morte. <br \/>Nella spirale ascendente verso la tossicomania il soggetto incontra il piacere. Il piacere \u00e8 importante, essenziale, in quanto permette, nel godimento, di annullare ogni mancanza e pertanto la pi\u00f9 importante: quella nata dalla rottura. La masturbazione (che in s\u00e9 \u00e8 banale) assume qui tutto il suo valore. Essa \u00e8 strumento di verifica, fosse anche solo momentanea, di una possibile identit\u00e0. Si ripete e si prolunga al di l\u00e0 dei rapporti con un\/una partner. Il ricordo del godimento provato s&#8217;inscrive nella memoria del soggetto in quanto certezza di un futuro possibile, ma \u00e8 insufficiente per permettere al bambino di affrontare il reale, per quelli che non sono in grado di individuare dei supporti identificatori compensativi. Significher\u00e0 ricercare il piacere nell&#8217;androginia. <br \/>L&#8217;androginia non \u00e8 omosessualit\u00e0; \u00e8 ricerca, nella bifaccialit\u00e0, di una completezza che il soggetto non possiede. Che non ritrover\u00e0 n\u00e9 nei partner del suo sesso n\u00e9 in quelli dell&#8217;altro. La mancanza \u00e8 in lui, una mancanza terribile: \u00e8 negazione dell&#8217;identit\u00e0, dell&#8217;immaginarlo, un vuoto dunque, vertigine profonda che, nella spirale di cui abbiamo parlato, lo trascina irresistibilmente verso la morte. <br \/>Questa spirale non \u00e8 specifica del tossicomane, la si ritrova in altri soggetti ad alto rischio e specialmente nei suicidiari o nei perversi. Questi ultimi troveranno nel passaggio all&#8217;atto ripetuto una modalit\u00e0 di esistenza che consente loro di sfuggire all&#8217;angoscia di morte, ma la coazione a ripetere del perverso non \u00e8 feconda. Questa non fertilit\u00e0 non \u00e8 sufficiente, non agisce per il futuro tossicomane. <br \/>E&#8217; l&#8217;oggetto droga che, una volta incontrato, diventa operativo e fecondo. C&#8217;\u00e8 una precisa specificit\u00e0 nell&#8217;incontro del soggetto con l&#8217;oggetto droga che definiremo &#8216;fatto tossicomanico&#8217; in quanto si tratta di un evento piuttosto che di una personalit\u00e0 o di una struttura specifica. Il fatto tossicomanico si realizza negli effetti del prodotto e nella loro assenza. E&#8217; il rapporto duale a diventare supporto identificatorio, non questa o quell&#8217;altra immagine parentale o sociale. Il rapporto duale creato dall&#8217;immaginario. E&#8217; fondamentale che questo immaginario della droga sia poco o per nulla culturalizzato e non proceda come discorso strutturato o costruzione fantastica organizzata; \u00e8 quasi impressionismo, magma parcellizzato sospeso in un&#8217;atmosfera unica fatta di calore, ingenuit\u00e0 e arcaismo. <br \/>All&#8217;inizio questo incontro \u00e8 soddisfacente a due livelli, quello del piacere e quello dell&#8217;identit\u00e0 ricostruita. E&#8217; evidente che quanto sto dicendo rappresenta una condizione idilliaca ed esterna, ma ogni tossicomane, in base alla profondit\u00e0 del trauma originario, vive questa fase che si definisce &#8216;luna di miele&#8217;, capace di allontanare\/annullare l&#8217;angoscia di morte. <br \/>Ma non \u00e8 cosi per sempre: la sostanza svolge il suo ruolo in modo sempre meno soddisfacente e lo statuto ontologico del soggetto rimane immodificato; il fatto tossicomanico, per essere operativo, ha bisogno di modificarsi. Si entra nel ciclo della dipendenza e della mancanza. Diversamente dall&#8217;animale, la mancanza e la dipendenza dell&#8217;uomo sono fenomeni psichici attivi ricercati dal soggetto in quanto organizzazione spazio-temporale che gli consente di non ritrovarsi in una condizione di mancanza della mancanza. <br \/>In effetti, ci\u00f2 che \u00e8 insopportabile, malgrado questa esperienza inconfessabile, sar\u00e0 il ritrovarsi del soggetto al punto di partenza. Il tempo vissuto diventer\u00e0 tanto pi\u00f9 insopportabile quanto pi\u00f9 nella sua peripezia egli sar\u00e0 arrivato in prossimit\u00e0 dell&#8217;estasi e di una certa immortalit\u00e0. Nella mancanza della mancanza egli non \u00e8 altro che il bambino il cui specchio si frantuma, non pu\u00f2 essere che sofferenza e angoscia di morte. Egli organizza allora la sua esistenza per evitare tutto questo e dunque utilizza la mancanza del prodotto come un&#8217;arma che gli consente di conoscere i limiti di un tempo vissuto in modo tossicomanico. Tutto ci\u00f2 \u00e8 motivo di dolore che, per\u00f2, in questo stadio di verifica, gli consente di vivere. <br \/>Tuttavia il prezzo da pagare diventa troppo alto. Per ragioni sociali, libidinali, familiari il tossicomane cercher\u00e0 di fermarsi. Entrer\u00e0 in una nuova fase che potremmo definire la sofferenza del soggetto disintossicato. <br \/>In questo stadio il soggetto vive una morte differita. Non pu\u00f2 pi\u00f9 utilizzare il costante bisogno di ripetizione, n\u00e9 la reiterazione del bisogno di cui conosce gli esiti. Il tempo vissuto si dilata incredibilmente, l&#8217;umore diventa depresso, melanconico. Ed \u00e8 la notte che si fa interminabile in una smisuratezza assoluta. Se non utilizza altri ammortizzatori chimici o istituzionali il soggetto \u00e8 confrontato continuamente con la morte. Certo, l&#8217;angoscia di morte pu\u00f2 essere manipolata e rovesciata in un &#8220;A che serve vivere? A cosa serve tutto questo? Soffro troppo per sopportarlo&#8221;. In realt\u00e0 ci\u00f2 che si disvela \u00e8 l&#8217;impossibilit\u00e0 di essere, subito e ora. Il terzo rapporto duale si stabilisce tra l&#8217;uomo e la sofferenza. Una coppia che \u00e8 parte intrinseca al fatto tossicomanico. Non \u00e8 il prodotto o, meglio, \u00e8 solo parzialmente il prodotto di uno di questi fattori di rischio che costellano la sua infanzia e la sua adolescenza. \u00c8 l&#8217;ultimo anello di una catena che unisce la frattura iniziale a quella finale, grazie al prodotto e per mezzo di esso. <br \/>In quest&#8217;ultima fase il soggetto ha tre possibili opzioni: la ricaduta nel tentativo di non ritrovarsi nella mancanza della mancanza, il compro-messo ortopedico che lo costringe ad accettare, anche se menomato, il reale come compagno oppure la morte. <br \/>Non lo si ripeter\u00e0 mai abbastanza: \u00e8 il tossicomane guarito che si suicida. Egli si trova di fatto a dover gestire questa difficile contraddizione della morte che si \u00e8 sostituita a quel buon oggetto transizionale che \u00e8 la droga (la morte diventa cos\u00ec oggetto buono), e l&#8217;angoscia di morte, che paradossalmente \u00e8 sorgente di vita, prova che malgrado tutto lui ha un&#8217;identit\u00e0, che ha qualcosa da proteggere, sicuramente molto fragile, compensazione precaria data da un immaginario positivo arcaico ma che gli consente di esistere cos\u00ec come la mancanza glielo ha permesso. <br \/>Il problema che si pone al terapeuta \u00e8 quello di trasformare la morte-oggetto buono in morte-oggetto cattivo. Tutto per\u00f2 gli \u00e8 contrario: la stessa storia familiare, dove non \u00e8 raro che il bambino sostituisca un fratello morto, o sia nato indesiderato, o che il suo sesso non sia stato quello desiderato; pi\u00f9 tardi l&#8217;insuccesso o l&#8217;inadattamento scolastico e, ancora, una sessualit\u00e0 che gli lascia il gusto amaro di qualcosa che pu\u00f2 essere raggiunto ma che non \u00e8 mai; infine l&#8217;incontro con la droga in cui ha potuto essere vicinissimo all&#8217;immortalit\u00e0, folgorazione effimera che gli sfugge in una spirale discendente in cui il piacere cede il posto alla mancanza e la mancanza stessa si rivela inadeguata. \u00c8 quando la dipendenza non \u00e8 pi\u00f9 per il soggetto una modalit\u00e0 di essere al mondo che lo proteggeva dalle sue angosce pi\u00f9 profonde che si apre la breccia per l&#8217;angoscia di morte. Essa pu\u00f2 definirsi angoscia di essere al mondo con l&#8217;apertura originaria ma all&#8217;oscuro del prezzo da pagare per un tale debito. <br \/>Non esiste angoscia di morte senza un profondo senso di colpa. Nel tossicomane questo senso di colpa \u00e8 al tempo stesso arcaico, come in tutti gli esseri umani, e attuale, in quanto il tossicomane ha visto dileguarsi tutti i modelli identificatori che aveva ricercato. Dobbiamo ricordare che per farsi aveva violato la legge nelle sue dimensioni reali, simboliche e immaginarie e che pertanto, come Adamo ed Eva, era stato cacciato dal paradiso. <br \/>Nel quadro molto peculiare della cinetica dei fenomeni psichici che il tossicomane vive e interiorizza, si verifica dunque una successione accelerata di investimenti identificatori e immaginari, e quindi la delusione di fronte alla loro insufficienza, che riporta tutto al punto di partenza.\u00a0<br \/>Il problema \u00e8 che nella logica della dismisura ogni disinvestimento si connota come catastrofe; diventa enorme e vertiginoso, da un lato \u00e8 il tutto, subito e ora, dall&#8217;altro \u00e8 il nulla e la morte, subito e ora. Non esistono compromessi o mezze misure in quanto tutti i riferimenti che hanno potuto agire in questo o quel momento sono impossibili. Al posto dello specchio infranto ora c&#8217;\u00e8 l&#8217;immagine della morte, quella che precede tutto il percepito nel momento dell&#8217;incrinatura e quella che chiama quando niente \u00e8 pi\u00f9 possibile. L&#8217;uomo qualunque si rassicura dicendo che gli restano venti, trenta o cinque anni da vivere. Al tossicomane non \u00e8 consentito neppure guardare ai suoi limiti, avendo voluto tutto, subito e ora. Certo quest&#8217;angoscia di morte \u00e8 comune ad altri (e anche, a volte, le protezioni spirituali che si utilizzano), ma in lui essa si materializza in un&#8217;immediatezza totalizzante che tutto invade fino al raptus suicida. <br \/>Il pi\u00f9 delle volte l&#8217;overdose non \u00e8 che l&#8217;espressione di questa immediatezza dove tutto \u00e8 giocato nell&#8217;attimo: morire per non ritrovare nulla, vi-vere per scoprire che si esiste. <br \/>Cos\u00ec l&#8217;angoscia di morte, come tutto ci\u00f2 che riguarda il tossicomane, \u00e8 insieme ordinaria e smisurata. Essa \u00e8 costante e iperinvestita, nell&#8217;attimo sembra disprezzata e accantonata dagli aspetti positivi della droga, ma alla fine \u00e8 lei ad essere vittoriosa, alla distanza e ad ogni caduta del-la sostanza. Al di l\u00e0 del concetto di piacere che il soggetto ha memorizzato, l&#8217;oggetto droga ha una funzione anestetica. Quando cessa, ciclicamente o definitivamente, l&#8217;effetto narcotico, il tossicomane si ritrova nudo di fronte a ci\u00f2 che Bataille definisce l&#8221;esperienza interiore&#8217; nella quale tutto \u00e8 nudo e miserabile e l&#8217;uomo \u00e8 ridotto a insetto senza alcun potere sul proprio destino e ci\u00f2 tanto pi\u00f9 crudelmente in quanto egli ha potuto credersi Dio nell&#8217;attimo estremo dell&#8217;esperienza della droga. <br \/>Paradossalmente, pi\u00f9 di ogni altro essere al mondo, il tossicomane annulla il tempo vissuto per non morire, ma poich\u00e9 tutto ci\u00f2 \u00e8 artificio, ancora una volta, al di l\u00e0 del piacere, il tossicomane, pi\u00f9 di qualunque altro essere al mondo, \u00e8 sovrainvestito dall&#8217;angoscia di morte. <br \/>Nel momento in cui si penetra il tossicomane annulla il tutto e nello stesso tempo rende mostruoso il ritorno di questo tutto. La droga permette ogni cosa salvo che di non morire. La trasgressione che il tossicomane si concede si colloca in un tempo che sembra infinitesimale, ma che per lui \u00e8 enorme. In quel momento la pulsione di morte sembra annullarsi, ma \u00e8 l\u00ec lo scacco del tossicomane in quanto si introducono la mancanza, la mancanza della mancanza e, dunque, la nudit\u00e0 che altro non \u00e8 se non la morte. Forse Pasolini lo aveva capito, lui che aveva accettato l&#8217;inaccettabile, ma guai a chi troppo sfida Eros e Thanatos. Nella sterilit\u00e0 della siringa questa sfida si annulla, con la punizione e nella punizione, perch\u00e9 il soggetto disintossicato, come all&#8217;inferno, soffre fino alla fine dei suoi giorni. <br \/>Dirlo pu\u00f2 apparire scandaloso, ma il tossicomane guarito \u00e8 un uomo in attesa, in attesa di se stesso, attesa banale, ma attesa la cui intensit\u00e0 e la cui disperazione sono cos\u00ec intense che parlare dell&#8217;indicibile piacere dell&#8217;angoscia non \u00e8 pi\u00f9 possibile. Questo piacere esiste. E&#8217; temuto e desiderato al tempo stesso perch\u00e9, come abbiamo detto, si esiste nell&#8217;angoscia e attraverso essa, anche se si tratta di uno spazio chiuso, quasi mai nominato, in cui il soggetto \u00e8 solo con se stesso e che pu\u00f2 essere dischiuso solo con il passaggio all&#8217;atto. <br \/>C&#8217;\u00e8 un piacere, un piacere-angoscia, nel suicidio, nell&#8217;aumentare la dose che porta alla morte volontaria, nel misurare la quantit\u00e0 di paura che si esercita sugli altri, l&#8217;altro che teme e desidera questo suicidio. Possiamo essere cos\u00ec pessimisti. Cos\u00ec come c&#8217;\u00e8 una spirale ascendente nell&#8217;evento tossicomanico \u00e8 possibile sviluppare una spirale discendente. E&#8217; quando il tossicomane pensa di poter accettare di essere mortale e dunque di non avere tutto, subito e ora, che lentamente potr\u00e0, con l&#8217;aiuto dei suoi terapeuti e di differenti supporti identificatori, cambiare, essere capace di contenere l&#8217;angoscia. <\/span><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">*<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>_______________________________________________________________ La risposta che ci aspettiamo ad ogni nostra domanda diretta \u00e8 (quasi) sempre al di sotto delle richieste pure insistenti e ripetute in cui ci avviluppiamo per &#8216;sapere&#8217;.\u00a0Kafka ha sentenziato con uno dei suoi aforismi pi\u00f9 forti: \u00abPrima non &hellip; <a href=\"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/contributi-a-una-cultura-dellascolto-camminarsi-dentro-325\/\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[232,57],"tags":[],"class_list":["post-13958","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-ascolto","category-camminarsi-dentro"],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13958","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13958"}],"version-history":[{"count":13,"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13958\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13960,"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13958\/revisions\/13960"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13958"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13958"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13958"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}