{"id":14989,"date":"2012-04-16T09:03:21","date_gmt":"2012-04-16T07:03:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/?p=14989"},"modified":"2012-04-16T10:19:36","modified_gmt":"2012-04-16T08:19:36","slug":"toccare-anima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/toccare-anima\/","title":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">Toccare l&#8217;anima"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">_______________________________________________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Luned\u00ec 16 aprile 2012<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif;\">CAMMINARSI DENTRO (377): Toccare l&#8217;anima<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif;\">Se l&#8217;espressione &#8216;toccare l&#8217;anima&#8217; dell&#8217;altro non risultasse immediatamente tattile, riferimento diretto a una manipolazione che plasma, che d\u00e0 una (diversa) forma alla cosa, potrebbe anche andar bene per noi. Ma se la depuriamo di questo suo senso fisico, dell&#8217;idea di una pressione, di un abbraccio quasi, e dell&#8217;effetto plastico su ci\u00f2 che sta oltre la superficie, direi che \u00e8 perfetta, perch\u00e9 il tocco appena accennato, quasi uno sfiorare la superficie e basta, a cui alludo, si risolve in una vibrazione intensa che assomiglia ad una voce. <br \/>Accostarsi a un&#8217;anima e avvicinarsi soltanto, avvicinandosi indefinitamente, come se lo spazio da percorrere fosse una spaziatura sonora interminabile, al pari di un&#8217;onda che si propaga da noi verso l&#8217;altro per ritornare contemporaneamente verso di noi, (ri)sospinta dall&#8217;altro, \u00e8 atto pi\u00f9 che gesto. Non un semplice passo &#8211; un passo semplice in direzione di &#8211; ma il frastuono di un&#8217;onda, il fragore di acque sommosse che si propagano con il rumore che le accompagna e che aspira a farsi onda, riverbero dei moti del cuore. <br \/>Con la voce soltanto, al di qua del comprendere di un abbraccio, arrivare l\u00ec, dove si incontra un&#8217;esultanza trattenuta e si coglie il respiro, il sospiro, l&#8217;affanno, l&#8217;impercettibile ansito breve che sale dalle vertiginose profondit\u00e0 del cuore, nel buio tremante palpito di un&#8217;emozione. <br \/>Ai confini dello sguardo incontriamo esattamente questo ondeggiare, che assomiglia al mal di mare in terraferma. Non \u00e8 un malessere compiuto, dispiegato. Piuttosto, \u00e8 l&#8217;esitazione che precede e accompagna l&#8217;accenno a un moto lento e misurato, che distilla e trattiene l&#8217;impulso a raggiungere la meta desiderata. <br \/>Il ritrarsi del corpo, che quasi si torce, per mimare la volont\u00e0 di un indugio perplesso, attende risposta, l&#8217;assenso ulteriore ad un moto che aspira a farsi passo di danza, voluta di fumo al cospetto di chi non pu\u00f2 essere (ancora) toccato veramente. <br \/>Nella misura di un&#8217;onda trattenuta \u00e8 chiuso il senso di un procedere che non \u00e8 vero avanzare nello spazio fisico che separa (ancora). <br \/>Continuare a separare lo spazio fisico in infinite particelle da attraversare \u00e8 un centellinare il gusto dell&#8217;onda dell&#8217;altro che allo stesso modo procede verso di noi, riconoscendo un&#8217;onda familiare, non pi\u00f9 perturbante per noi. <br \/>Il puro contatto delle voci e il corrispondersi affannato del respiro e il moto agitato e casuale delle braccia e delle gambe, quasi a voler cercare posizioni pi\u00f9 sensibili a quanto sta per accadere, si placa in un sorriso, breve assenso soddisfatto, quasi un placato porre termine a una lunga contesa per la verit\u00e0. <br \/>Il consenso che giunge fino a noi non \u00e8 il termine della beatitudine e nemmeno il rasserenato stupore di chi sia stato raggiunto contro la propria volont\u00e0 senza opporre resistenza. <br \/>Non ci fu contrastato diniego n\u00e9 altero disdegno in un inespressivo restare. Piuttosto, una bocca appena spalancata che non riusciva a dire ancora l&#8217;effetto di quel tocco che era stato uno sfiorare appena. <br \/>Il moto accennato della superficie dell&#8217;anima imprime il suo ritmo al sorriso e al respiro che accompagna il rapido affanno, il trattenuto sospiro. <br \/>Come onda che corrisponda all&#8217;onda dei ricordi, l&#8217;altro avverte l&#8217;onda che sale, l&#8217;onda del ricordo evocato dalla nostra voce accorata. Riconosce l&#8217;effetto del nostro tocco prudente e si abbandona a fiducioso e confidente sorriso. <\/span><\/span><\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/embed\/DJoWn3Nq7qE\" frameborder=\"0\" width=\"445\" height=\"256\"><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>_______________________________________________________________ Luned\u00ec 16 aprile 2012 CAMMINARSI DENTRO (377): Toccare l&#8217;anima Se l&#8217;espressione &#8216;toccare l&#8217;anima&#8217; dell&#8217;altro non risultasse immediatamente tattile, riferimento diretto a una manipolazione che plasma, che d\u00e0 una (diversa) forma alla cosa, potrebbe anche andar bene per noi. 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