{"id":19212,"date":"2025-01-18T18:17:30","date_gmt":"2025-01-18T16:17:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/?p=19212"},"modified":"2025-01-23T18:18:45","modified_gmt":"2025-01-23T16:18:45","slug":"la-fenomenologia-come-pratica-spirituale-366-il-nostro-reale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/la-fenomenologia-come-pratica-spirituale-366-il-nostro-reale\/","title":{"rendered":"La fenomenologia come pratica spirituale (366): Il nostro Reale"},"content":{"rendered":"<p>\u2022<br \/>\nLa fenomenologia come pratica spirituale (366): Il nostro Reale<br \/>\nSabato 18 gennaio 2025<br \/>\nChe la realt\u00e0 sia costruzione sociale \u00e8 cosa che i politici sanno bene e che si guardano bene dal proporre come oggetto di conoscenza, per favorire partecipazione, inclusione, benessere sociale. Il loro potere si basa sull&#8217;uso di conoscenze che trattano come se fossero loro appannaggio segreto.<br \/>\nNelle regioni abitate da noi, facciamo i conti con la capacit\u00e0 che hanno gli altri di farci sentire &#8216;dentro&#8217; i processi in atto oppure no. A tutti i livelli di realt\u00e0, rischiamo di stare &#8216;fuori&#8217;, se non coltiviamo lungamente il senso della nostra presenza, perch\u00e9 diventi realt\u00e0 inoppugnabile, consistenza oggettiva incontrovertibile.<br \/>\nScrivere serve anche a dire di s\u00e9 tanto da rendere vano ogni tentativo di trattarci riduttivamente alla misura personale da parte degli altri. L&#8217;eccedenza di senso non \u00e8 superfetazione di un ego centrato su di s\u00e9: il baricentro della nostra esistenza \u00e8 sempre stato altrove, sicuramente fuori di noi.<br \/>\nNel tempo che resta, non ci sentiamo come l&#8217;inattuale niciano ma come l&#8217;oltreuomo musiliano, per le troppe ragioni che abbiamo accumulato nel tempo. Non abbiamo nulla da chiedere che non abbiamo ottenuto gi\u00e0. Possiamo confessare di aver vissuto. Non baster\u00e0 la piccola scena dalla quale possiamo anche sentirci esclusi oggi a farci sentire meno di quello che siamo. Siamo pronti.<br \/>\n_____________________________<br \/>\n15 aprile 2018<br \/>\nL&#8217;INEMENDABILITA&#8217; DEL REALE<br \/>\nParafrasando Borges &#8211; \u201cL\u2019evento pi\u00f9 importante della mia vita \u00e8 stato la biblioteca di mio padre\u201d -, direi oggi che la Scuola \u00e8 stata l\u2019evento pi\u00f9 importante della mia vita, in quanto Istituzione che ha legittimato il mio agire sociale, conferendo realt\u00e0 alla mia plausibilit\u00e0 soggettiva.<br \/>\nTutte le altre esperienze personali &#8211; Chiesa, Partito, Sindacato, Lavoro educativo &#8211; si sono rivelate \u201cprive di fondamento\u201d, cio\u00e8 tali che in esse non ho trovato legittimazione e protezione fino in fondo: solo obbedienza e cieca appartenenza hanno sostenuto i giochi linguistici (le regole condivise) nella loro provvisoriet\u00e0; cooptazione dall\u2019alto e delega breve prevalsero su ogni altro criterio formale nelle relazioni sociali che fu concesso vivere in quelle \u2018realt\u00e0\u2019 sociali. I \u2018padroni\u2019 erano altri e altrove: l\u2019esercizio del potere, negli ambiti locali, fu illusoria sensazione di realt\u00e0. I rapporti di forza e le \u2018alleanze\u2019 tra soggetti portatori di interessi materiali soggettivi e privati resero la partecipazione esperienza di pochi anni.<br \/>\nTutto \u00e8 cambiato in peggio nel \u2018sociale\u2019: la crisi crescente del welfare, con la fine delle forme di finanziamento pubblico a sostegno del volontariato impegnato nel lavoro di aiuto per il disagio grave, ha lasciato soli i soggetti dislocati negli avamposti sociali.<br \/>\nQuello che viene dall\u2019usura del tempo &#8211; il cosiddetto barnout -, che \u00e8 quasi del tutto assente nel \u2018privato\u2019, si \u00e8 ripresentato in altre forme: come solitudine degli operatori, spesso non sostenuti n\u00e9 protetti da nessuna \u2018autorit\u00e0\u2019 superiore.<br \/>\nLa lunga carriera scolastica, invece, si \u00e8 consumata tutta all\u2019ombra di un potere che riconosceva e proteggeva il lavoro educativo. Il significato in me di quella esperienza non \u00e8 mai cambiato. Il ricordo nel tempo ha confermato il valore assoluto di un\u2019esperienza lavorativa che conteneva in ogni suo momento i modi e le forme della \u2018remunerazione\u2019 e del riconoscimento: per quest\u2019ultimo, non si richiedeva alcuno sforzo per riceverlo: era nelle cose e valeva per tutti, a parte qualche vantaggio morale derivante dal maggiore impegno e dall\u2019investimento di risorse personali.<br \/>\nLa \u2018delusione\u2019 provata di fronte alla scoperta dell\u2019assenza di amicizia, pur in mezzo al numero grande di insegnanti della mia scuola, fu ridimensionata e corretta dall\u2019idea del valore riconosciuto, del prestigio personale persistente nel tempo, del senso di dignit\u00e0 provato ogni giorno, del benessere indiscusso provato ogni volta \u2018salendo\u2019 sulla cattedra: ci sono, comunque, sentimenti e valori morali che si affermano nelle relazioni sociali, in assenza dell\u2019amicizia. Forse, il bisogno di amicizia in me ha creato un \u201ceffetto alone\u201d sull\u2019esperienza di insegnante, che si \u00e8 diradato con il tempo: ho capito che &#8220;quel che resta del giorno&#8221; non \u00e8 poco, perch\u00e9 quelle relazioni erano segnate da una considerazione personale a volte alta quanto quella che viene dall&#8217;amicizia, spesso anche superiore a questa.<br \/>\nIl giudizio disincantato sulle esperienze sociali private deriva dalla loro provvisoriet\u00e0 e precariet\u00e0: non hanno retto alla prova del tempo; alcune di esse si sono rivelate del tutto negative, in quanto fonte di delegittimazione sociale e di dolore, per la svalutazione personale e il silenzio che accompagn\u00f2 ogni &#8216;abbandono&#8217;.<br \/>\nIl lavoro sociale &#8216;prestato&#8217; lungamente resta patrimonio privato, tesoro che affiora tutte le volte che incontro qualcuna delle persone con cui sono riuscito ad intrattenere rapporti fecondi, che si sono rivelati positivi per lo scambio di risorse che li contraddistinse.<br \/>\nAncora oggi, tuttavia, mi sento chiamare &#8216;professore&#8217;, e di questo sono felice: essere stato insegnante \u00e8 la cosa pi\u00f9 importante della mia vita, perch\u00e9 la Scuola ha contribuito grandemente a definire la mia identit\u00e0, almeno quella parte di me che viene chiamata S\u00e9, la parte oggettiva, perch\u00e9 &#8216;depositata&#8217; nelle relazioni formali.<br \/>\nNei momenti nevralgici della mia vita, che sono stati segnati dall&#8217;acquisizione della consapevolezza dell&#8217;esaurimento e del fallimento di una di quelle esperienze grandi ricordate, ha costituito sempre motivo di salvezza il pensiero di essere (stato) un insegnante. Questo patrimonio vivr\u00e0 sempre in me, al riparo degli assalti dell&#8217;immortale volgarit\u00e0 umana.<br \/>\nPosto che la conoscenza \u00e8 patrimonio comune degli individui nella realt\u00e0 quotidiana, ci\u00f2 che percepiamo come &#8220;reale&#8221; varia da societ\u00e0 a societ\u00e0 ed \u00e8 prodotto, trasmesso e conservato tramite processi sociali, a partire dal rapporto dialettico fra attivit\u00e0 umana e istituzioni: mentre l&#8217;attivit\u00e0 umana, che diventa tale solamente in un contesto di relazioni sociali, tende ad oggettivarsi e quindi a cristallizzarsi in forme definite, le istituzioni influiscono in modo pervasivo e complesso sul processo di socializzazione di ogni persona.<br \/>\nI grandi soggetti privati che hanno costituito tutta la mia esperienza sociale al di fuori della scuola hanno fatto realt\u00e0 per me in modi e in forme che non mi hanno garantito un fondamento di realt\u00e0 a cui fare riferimento per sempre: i giochi linguistici (le regole condivise poste alla base delle relazioni di cui mi \u00e8 stato possibile fare esperienza) non prevedevano per me una &#8220;nomina a tempo indeterminato&#8221; e regole &#8216;democratiche&#8217;, cio\u00e8 valide per tutti: \u00e8 arrivato il tempo in cui il contratto non valeva pi\u00f9: \u00e8 stato cos\u00ec tutte le volte che ho rivendicato il diritto alla pari dignit\u00e0 o quando ho preso iniziative che mettevano in discussione assetti di potere non democratici, cio\u00e8 privi di fondamento, per me: non c&#8217;era pi\u00f9 realt\u00e0 da condividere. Chi &#8216;costruiva realt\u00e0&#8217; lo faceva senza di me! Non prevedeva me.<br \/>\nA proposito di realt\u00e0 e di reale, Massimo Recalcati si esprime cos\u00ec:<br \/>\n&#8220;La realt\u00e0 \u00e8 la realt\u00e0 effettuale sulla cui esistenza nessuno &#8211; nemmeno l&#8217;ermeneuta nichilista pi\u00f9 efferato &#8211; come ci ricorda nella sua ultima e notevole opera Gianni Vattimo &#8211; pu\u00f2 dubitare. La realt\u00e0 di una ciabatta nella stanza o della pioggia sono fatti in s\u00e9, esterni, non sono n\u00e9 nella mia coscienza, n\u00e9 nel mio inconscio. La realt\u00e0 ha le caratteristiche della permanenza indipendente dalla mia volont\u00e0. Questa realt\u00e0 coinvolge evidentemente anche la mia persona. Guardandomi allo specchio non mi stupisco di essere io e che questo io che sono non coincida affatto con l&#8217;immagine riflessa, sebbene io mi riconosca in quella immagine. Allo stesso modo se guardo una ciabatta abbandonata in una stanza non dubito che sia una ciabatta e che, come tale, sia destinata a certi usi e non ad altri. Ma la realt\u00e0, proprio per questi attributi di permanenza e di indipendenza dalla mia volont\u00e0 &#8211; insinuerebbe Lacan -, \u00e8 un sonno. Nel senso che nella nostra frequentazione abitudinaria della realt\u00e0 &#8211; la mia immagine allo specchio, la ciabatta nella stanza &#8211; tendiamo ad addormentarci, cio\u00e8 presupponiamo che la realt\u00e0 risponda ad un certo ordine naturalmente evidente. Io sono io, la ciabatta \u00e8 la ciabatta. Se cammino per strada, non mi interrogo sul fatto che gli edifici che ho attorno possano crollare o non esistere. Attribuisco loro una certa fiducia, come quella che Hume attribuiva alla probabilit\u00e0 che il sole risorger\u00e0 anche domani. In questo senso la nostra vita \u00e8 fatta dalla routine della realt\u00e0.<br \/>\nE il reale? Quando incontriamo il reale? Per Freud negli incubi. Ovvero in qualcosa che si sveglia e ci impedisce di continuare a dormire (aggiunge: perch\u00e9 siamo arrivati troppo vicini alla verit\u00e0 del nostro essere pi\u00f9 pulsionale). L&#8217;incontro con il reale \u00e8 sempre l&#8217;incontro con un limite che ci scuote, con qualcosa che ci impedisce di continuare a dormire. L&#8217;apparizione di un nodulo che minaccia una malattia mortale, la perdita di un lavoro che mette a repentaglio la mia vita e quella della mia famiglia, l&#8217;insistenza sorda di un comportamento sintomatico che mi danneggia e che nessuna interpretazione riescea far regredire; ma anche un nuovo amore, la nascita di un figlio, un&#8217;esperienza mistica, l&#8217;incontro con un&#8217;opera d&#8217;arte, un&#8217;invenzione scientifica, una conquista collettiva. Tutto ci\u00f2 che risveglia dal sonno della realt\u00e0 \u00e8 reale, compreso l&#8217;incubo di cui parla Freud. Si tratta di una forma radicale dell&#8217;inemendabile. Non posso sottrarmi alla morte, ma nemmeno agli effetti che su di me provoca la lettura perturbante di un libro o la visione di un film o di un quadro. Il reale \u00e8 ci\u00f2 da cui non si pu\u00f2 fuggire. In questo senso per Lacan il reale \u00e8 associato ad un trauma che introduce nella nostra vita una discontinuit\u00e0 che spezza il sonno routinario della normalit\u00e0 della realt\u00e0. Sono davvero quell&#8217;io che vedo riflesso allo specchio (bisognerebbe, per esempio, chiedercelo quando siamo attraversati dall&#8217;angoscia)? La ciabatta \u00e8 davvero solo una ciabatta? (bisognerebbe chiederlo ad un feticista del piede&#8230;)?<br \/>\nIl reale, se dovessimo dare una definizione secca, non coincide mai con la realt\u00e0 ma \u00e8 ci\u00f2 che la scompagina. Umberto Eco definiva &#8220;realismo negativo&#8221; quel realismo che introduce la realt\u00e0 a partire dalla sua resistenza irriducibile all&#8217;interpretazione. E&#8217;, per certi versi, la stessa definizione che ne dava Lacan: il reale \u00e8 ci\u00f2 che resiste al potere dell&#8217;interpretazione. Con una aggiunta decisiva e una distinzione: il reale non coincide con la realt\u00e0, poich\u00e9 la realt\u00e0 tende ad essere il velo che ricopre l&#8217;asperit\u00e0 scabrosa &#8211; &#8220;inemendabile&#8221; &#8211; del reale. Non perch\u00e9 il reale sia un in-s\u00e9 noumenico che la realt\u00e0 apparente avvolgerebbe &#8211; il che finirebbe fatalmente per riprodurre un vecchio schema metafisico &#8211; ma perch\u00e9 la realt\u00e0 si costituisce socialmente a partire dalla necessit\u00e0 di neutralizzare proprio l&#8217;asperit\u00e0 scabrosa del reale. La psicoanalisi segnala la tendenza degli esseri umani a cercare rifugio nel sonno della realt\u00e0 per neutralizzare il trauma del reale. La realt\u00e0 \u00e8 l&#8217;analgesico del reale. E&#8217; uno schermo che serve a proteggere la vita: io sono io, la ciabatta \u00e8 la ciabatta. Dopo l&#8217;11 settembre qualcuno aveva scritto: &#8220;adesso che siamo stati costretti a risvegliarci, tornate a farci dormire il prima possibile&#8221;. Ridateci, insomma, il sonno della realt\u00e0. (&#8220;Quando la &#8216;realt\u00e0&#8217; anestetizza il &#8216;reale'&#8221;, la Repubblica, 24 aprile 2012: bit.ly\/2Hn2whr)<br \/>\nAbbiamo affermato che erano \u201csenza fondamento\u201d le esperienze sociali vissute all\u2019esterno della Scuola, perch\u00e9 con esse non valeva il principio della priorit\u00e0 della societ\u00e0 sulla politica: le ragioni del Potere e dei Poteri prevalsero sempre. Furono sempre poteri determinati a prevalere sulle buone ragioni di chi era, come noi, espressione della societ\u00e0 e basta. In alcuni casi, il potere che fece prevalere le proprie ragioni era un potere non dichiaratamente politico, bens\u00ec espressione della societ\u00e0 stessa, ma pur sempre un potere che non assegnava alla propria azione una finalit\u00e0 ad includendum.<br \/>\nSarebbe stata questa scelta un dare saldo fondamento alla preoccupazione di fare di un mondo a noi sostanzialmente estraneo una realt\u00e0 durevolmente condivisa.<br \/>\nPer poter dire di essere parte di una realt\u00e0 condivisa, si sarebbe richiesto il gesto ricorrente di chi fa posto anche per noi, per farci sentire come chi sa di occupare un posto, non importa quanto importante, nella realt\u00e0.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/la-fenomenologia-come-pratica-spirituale-366-il-nostro-reale\/la-realta-come-costruzione-sociale\/\" rel=\"attachment wp-att-19213\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-19213\" src=\"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/La-realta-come-costruzione-sociale.jpeg\" alt=\"\" width=\"607\" height=\"960\" srcset=\"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/La-realta-come-costruzione-sociale.jpeg 607w, https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/La-realta-come-costruzione-sociale-190x300.jpeg 190w\" sizes=\"auto, (max-width: 607px) 100vw, 607px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u2022 La fenomenologia come pratica spirituale (366): Il nostro Reale Sabato 18 gennaio 2025 Che la realt\u00e0 sia costruzione sociale \u00e8 cosa che i politici sanno bene e che si guardano bene dal proporre come oggetto di conoscenza, per favorire &hellip; <a href=\"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/la-fenomenologia-come-pratica-spirituale-366-il-nostro-reale\/\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[377],"tags":[],"class_list":["post-19212","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-esercizi"],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19212","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19212"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19212\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":19215,"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19212\/revisions\/19215"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19212"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19212"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19212"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}