{"id":19254,"date":"2025-03-31T08:48:44","date_gmt":"2025-03-31T06:48:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/?p=19254"},"modified":"2025-03-31T09:30:30","modified_gmt":"2025-03-31T07:30:30","slug":"dare-un-oggetto-allamore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/dare-un-oggetto-allamore\/","title":{"rendered":"Dare, finalmente, un oggetto all&#8217;amore, di Gabriele De Ritis"},"content":{"rendered":"<div class=\"xdj266r x11i5rnm xat24cr x1mh8g0r x1vvkbs x126k92a\">\n<div class=\"xdj266r x11i5rnm xat24cr x1mh8g0r x1vvkbs x126k92a\">\n<h2 dir=\"auto\">La Fenomenologia come Esercizio spirituale (408): Ora sappiamo<br \/>\nLuned\u00ec 31 marzo 2025<\/h2>\n<\/div>\n<div class=\"x11i5rnm xat24cr x1mh8g0r x1vvkbs xtlvy1s x126k92a\">\n<h2 dir=\"auto\">Nel tempo che resta, possiamo dire di sapere cosa ci riservino le esperienze sentimentali vissute. Nella dimensione concreta dei vissuti intenzionali soltanto prende corpo il significato che cerchiamo di dare alle cose.<\/h2>\n<h2 dir=\"auto\">Non basta vivere e basta. Occorre tornare a vivere ogni giorno ci\u00f2 che pure ci \u00e8 accaduto di vivere. Propriamente, l&#8217;Erleben \u00e8 rivivere, un riproporre alla coscienza i suoi contenuti, che si affacciano a farci visita incessantemente: chiedono una elaborazione.<\/h2>\n<h2 dir=\"auto\">Oggi sappiamo che i nostri vissuti sono intenzionali, che dirigiamo intenzionalmente la coscienza verso di essi, per farne qualcosa. Abbiamo chiamato elaborazione simbolica dell&#8217;esperienza vissuta il lavoro della riflessione, che non \u00e8 mai disgiunto dal patire i nostri accadimenti sentimentali. Si tratta di salvare l&#8217;infranto dal rischio della dimenticanza o che cada preda di pericolose rimozioni.<\/h2>\n<h2 dir=\"auto\">Possiamo dire di non aver rimosso mai alcunch\u00e9, di aver fatto i conti con tutto il nostro Zuydersee. Crediamo di aver bonificato quasi tutto quest&#8217;ultimo, salvo ci\u00f2 che resiste ad ogni elaborazione e che ci accompagner\u00e0 per sempre. Abbiamo voluto che la nostalgia-gratitudine prevalesse sulla nostalgia-rimpianto. Abbiamo deciso di aver avuto un&#8217;infanzia felice. Ci siamo congedati da tutto il nostro passato, senza, per questo, averlo dimenticato.<\/h2>\n<h2 dir=\"auto\">Riusciamo a consistere nel presente, che \u00e8 il tempo dell&#8217;amore, liberi dai pesi morali che rischiamo di portarci dietro per sempre. Il grande lavoro del lutto \u00e8 finito.<\/h2>\n<hr \/>\n<\/div>\n<h2 dir=\"auto\">Esercizi fenomenologici (106): Dare, finalmente, un oggetto all\u2019amore<br \/>\nDomenica 31 marzo 2024<\/h2>\n<\/div>\n<div class=\"x11i5rnm xat24cr x1mh8g0r x1vvkbs xtlvy1s x126k92a\">\n<h2 dir=\"auto\">Ci accade di inseguire per tutta la vita il sogno di un grande amore, e di continuare a cercarlo anche dopo averlo trovato, e non perch\u00e9, come credevamo, il desiderio sia ancora capricciosamente insoddisfatto. Non la sua erranza, non l\u2019aporia costitutiva del desiderio stesso, che non possa appagarsi mai degli oggetti a cui tende a ricongiungersi, come se il suo fosse sempre un tornare, attingere un\u2019origine immemoriale senza nome. Abbiamo chiamato Bellezza la cosa che si faceva oggetto d\u2019amore per noi, anche quando le sembianze della persona che credevamo di amare non facevano pensare in alcun modo all\u2019ideale di perfezione e armonia che eleggevamo a meta ambita, bersaglio da raggiungere. Allora avremmo dovuto chiederci, finalmente, perch\u00e9 le salde apparenze a cui ci aggrappavamo non ci portassero a colei che stavamo gi\u00e0 amando. \u00c8 questo che facciamo: cerchiamo di rendere oggetto d\u2019amore per noi i primi palpiti, i sorrisi, le piccole aperture a noi, il solo fatto che qualcuno parli a noi, proprio a noi, prima ancora che quei piccoli inizi che non sono ancora inizi si facciano interesse manifesto per noi. La bellezza non \u00e8 sempre sintetica, gi\u00e0 data, raccolta interamente in un volto, uno sguardo, una voce. Pi\u00f9 spesso, dobbiamo costruire ci\u00f2 che prendiamo ad amare . Non possiamo fare altro che muovere verso un fantasma, non possiamo fare altro che amare i nostri miti, ci\u00f2 che non \u00e8. Tutte le volte che ci siamo allontanati da lei, l\u2019abbiamo cercata nel nostro cuore, consultando i ricordi che hanno contribuito a far vivere l\u2019ultimo amore. L\u2019accordo tra i nostri fantasmi e le epifanie di lei decidono di noi, se ci perderemo per un sogno che si realizza oppure no.<\/h2>\n<h2 dir=\"auto\">Ci siamo avvicinati infinite volte all\u2019oggetto estatico, cercando in tutte le sue manifestazioni, visibili e invisibili, la cosa che cercavamo di rappresentarci, facendola vivere dentro di noi, per imparare a convivere con i fantasmi della mente, indispensabili per dare consistenza alle epifanie mondane di cui facevamo esperienza. Siamo tornati sempre a chiamare Bellezza i frammenti, i relitti, le piccole percezioni, i vezzi e le attrattive, anche in mezzo alle pi\u00f9 grandi emozioni e alle file di continuit\u00e0, a dispetto di tutte le smentite. In mezzo alla felicit\u00e0 pi\u00f9 grande, all\u2019appagamento, alla beatitudine, alla pace dell\u2019anima, senza disdegnare il frastuono delle incomprensioni, le attese appassionate, la tensione prolungata fino allo spasmo e al timore di perdere ogni cosa, ci siamo chiesti come avremmo dovuto chiamare le nostre tranquille ostinazioni, quel restare comunque sulla scena, troppo spesso deserta. Muta.<\/h2>\n<h2 dir=\"auto\">Non abbiamo mai avuto il coraggio di dire cosa amassimo veramente, per non continuare a dire stancamente bellezza. Cos\u2019altro facciamo, nel tempo che resta, se non salvare quel che resta della bellezza, pur senza rifugiarci nel ricordo di un tempo in cui essa si imponeva alla vista e non bisognava cercarla, perch\u00e9 era l\u00ec, a portata di mano! Possiamo rinunciare a cercarla in ci\u00f2 che \u00e8 stato, anche perch\u00e9 non ne ricaveremmo motivo di conforto n\u00e9 risarcimento, per continuare a consistere nel presente, che \u00e8 ancora il tempo dell\u2019amore. Il mero piacere, gli infiniti piaceri che ci concediamo per dare senso ai giorni servono a riempire l\u2019otre bucato.<\/h2>\n<h2 dir=\"auto\">Sar\u00e0 altro, dunque, che diciamo di amare. Se di una persona si tratta, quello che ci viene incontro, fin dal primo S\u00ec, fin dal consentimento convinto a un\u2019esistenza che esiste, \u00e8 la qualit\u00e0 di valore di un\u2019esistenza, il mondo dei valori di cui si nutre l\u2019esistenza autentica. In mezzo a ci\u00f2 che muta, cerchiamo di legare le nostre ragioni a qualcosa che non muta, che torna a manifestarsi ancora a noi, ogni volta di nuovo, con immutata capacit\u00e0 di sorprenderci, come se stessimo assistendo per la prima volta allo spettacolo della presenza. Se impareremo a non esaurire le nostre ragioni nei piaceri, pure possibili, e nel godimento sessuale, pure possibile, nell\u2019esperienza ripetuta del contatto e dello scambio emotivo e dello scambio di risorse, il vero oggetto d\u2019amore sar\u00e0 una presenza: oltre tutti gli invisibilia di lei, che pure sapremo attingere, il vero oggetto d\u2019amore \u00e8 la sua presenza, con le sue strutture, e le gerarchie di valore di cui lei \u00e8 portatrice.<\/h2>\n<h2 dir=\"auto\">Se principialmente si mostra a noi e si d\u00e0 il bene della presenza di lei, che consente ad essere ancora presente per noi, si fa sentimento del tempo, cio\u00e8 suscettibile di durare nel tempo, il suo valore, il suo valore di rarit\u00e0 nel tempo, per questo ci acconceremo ad una cura, a prenderci cura di lei, a proteggere lei e l\u2019amore dalle trasformazioni che subiranno nel tempo. Ogni giorno diremo S\u00ec alla sua presenza, che non cesser\u00e0, per questo, di essere tale, oltre la stessa soglia del tempo. Ci sorprenderemo di noi stessi, del nostro sguardo, ai confini del quale ci sar\u00e0 sempre lei, presente e viva, e il suono di lei, e il profumo delle cose, e la felicit\u00e0 mentale, perch\u00e9 non smetteremo mai di sentire la sua presenza.<\/h2>\n<h2 dir=\"auto\">Immaginare la presenza, tuttavia, come infinita ripetizione del sempre uguale \u00e8 sicuramente fonte di innumerevoli equivoci che portano a un punto morto la riflessione sulla nostra esperienza. Preferiamo parlare di ripetizione creatrice, per riferirci al compito che ci spetta, di fronte all&#8217;inesauribilit\u00e0 della presenza dell&#8217;altro. L&#8217;esperienza come fonte inesauribile di conoscenza richiede da parte nostra uno sguardo che sappia tenere insieme ci\u00f2 che muta, sullo sfondo delle invarianze della presenza.<\/h2>\n<h2 dir=\"auto\">Quando raggiungiamo la maturit\u00e0 affettiva, non \u00e8 difficile rinunciare all&#8217;idea che ci muova il desiderio e che amiamo essenzialmente la bellezza. Rispetto a quest&#8217;ultima, non dobbiamo pi\u00f9 chiederci come sia possibile continuare ad amare una persona che \u00e8 sempre meno bella, perch\u00e9 \u00e8 altro che amiamo. Impegnati nella cura del nostro desiderio, perch\u00e9 non danneggi il desiderio dell&#8217;altro, con lo sguardo rivolto verso un&#8217;altra idea della bellezza, diffidenti nei confronti della luce, troviamo il nostro Oriente nella considerazione dell&#8217;intero della persona di lei. Non pi\u00f9 soltanto questa o quella parte del corpo di lei esaurir\u00e0 il nostro sguardo: la percezione affettiva delle sue qualit\u00e0 di valore ci orienter\u00e0 oltre vezzi e attrattive, mossi da un desiderio che aspira ad abbracciare il corpo vivente linguistico che si declina nel mondo secondo sue ragioni. Seguiremo la traccia del bene che ci riconduce sempre a lei e alle sue ragioni.<\/h2>\n<\/div>\n<div class=\"x11i5rnm xat24cr x1mh8g0r x1vvkbs xtlvy1s x126k92a\">\n<h2 dir=\"auto\">Questi due vasi di cristallo sono il dono che volle farci la madre di Federico, un alunno di liceo, poco prima di morire, a testimonianza del fatto che possiamo continuare ad amare le persone che hanno saputo riconoscere la nostra presenza e darle senso. Ci sorprende la loro presenza nella nostra vita. Pur nella loro fragilit\u00e0, i vasi hanno resistito alle insidie del tempo, anche se esposti alla disattenzione generale. Hanno nutrito lungamente la nostra anima, fino a rendere eterno il ricordo di chi ne fece dono a noi.<\/h2>\n<p><a href=\"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/dare-finalmente-un-oggetto-allamore-di-gabriele-de-ritis\/2bicchieri\/\" rel=\"attachment wp-att-19258\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-19258\" src=\"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/2bicchieri.jpeg\" alt=\"\" width=\"720\" height=\"960\" srcset=\"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/2bicchieri.jpeg 720w, https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/2bicchieri-225x300.jpeg 225w\" sizes=\"auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><\/a><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Fenomenologia come Esercizio spirituale (408): Ora sappiamo Luned\u00ec 31 marzo 2025 Nel tempo che resta, possiamo dire di sapere cosa ci riservino le esperienze sentimentali vissute. 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