{"id":2067,"date":"2008-11-22T09:28:14","date_gmt":"2008-11-22T07:28:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/?p=2067"},"modified":"2008-11-22T21:09:11","modified_gmt":"2008-11-22T19:09:11","slug":"camminarsi-dentro-25-la-forza-della-fragilita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/camminarsi-dentro-25-la-forza-della-fragilita\/","title":{"rendered":"Camminarsi dentro (25): La forza della fragilit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/immagini\/angeloerosa.jpg\" alt=\"angelo\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: medium; font-family: bookman old style;\">Sul tema della fragilit\u00e0 mi ero pronunciato il 12 settembre, rievocando le parole di don Antonio Mazzi indirizzate ai suoi Educatori: <a href=\"\/?p=1185\" target=\"_blank\">\u00abFate tesoro delle vostre fragilit\u00e0!\u00bb<\/a>. Intervengono in mio aiuto oggi due circostanze inseguite da settimane: l&#8217;opera di Duccio Demetrio, <em>La scrittura clinica. Consulenza autobiografica e fragilit\u00e0 esistenziali<\/em> (edito in ottobre da Raffaello Cortina) e <em>L&#8217;uomo di vetro. La forza della fragilit\u00e0<\/em> di Vittorino Andreoli (edito a gennaio del 2008 da Rizzoli).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: medium; font-family: bookman old style;\">L&#8217;opera di Demetrio \u00e8 dedicata soprattutto a chi, \u00abnon affetto da patologie, attraversi momenti di fragilit\u00e0 e smarrimento, dovuti a lutti, malattie, passaggi di et\u00e0, stati depressivi temporanei\u00bb. A partire dalla sua quasi ventennale esperienza, l&#8217;autore evidenzia l&#8217;efficacia di programmi innovativi di formazione e consulenza autobiografica e ne offre un&#8217;articolata esposizione metodologica, in 450 dottissime pagine dedicate al potere terapeutico della scrittura di s\u00e9.<br \/>\nGi\u00e0 nel 1996, con <em>Raccontarsi. L&#8217;autobiografia come cura di s\u00e9<\/em> (Raffaello Cortina Editore) aveva dichiarato che arriva un momento nell&#8217;et\u00e0 adulta in cui si avverte il desiderio di raccontare la propria storia di vita. Per fare un po&#8217; d&#8217;ordine dentro di s\u00e9 e capire il presente, per ritrovare emozioni perdute e sapere come si \u00e8 diventati, chi dobbiamo ringraziare o dimenticare. Quando questo bisogno ci sorprende, il racconto di quel che abbiamo fatto, amato, sofferto inizia a prendere forma. Diventa scrittura di s\u00e9 e alimenta l&#8217;esaltante passione di voler tracciare traccia di noi a chi verr\u00e0 dopo o ci sar\u00e0 accanto. Sperimentiamo cos\u00ec il &#8220;pensiero autobiografico&#8221;, che richiede metodo, coraggio, ma procura, al contempo, non poco benessere.<br \/>\nIl capitolo dedicato al <span style=\"text-decoration: underline;\">pensiero autobiografico<\/span> si apre con le parole di Oliver Sacks, poste in esergo: \u00abSi deve cominciare a perdere la memoria, anche solo brandelli dei ricordi, per capire che in essa consiste la nostra vita. Senza memoria la vita non \u00e8 vita. La nostra memoria \u00e8 la nostra coerenza, la nostra ragione, il nostro sentimento, il nostro agire\u00bb.<br \/>\nIl capitolo dedicato al <span style=\"text-decoration: underline;\">racconto che cura<\/span> si apre con le parole di James Hilman: \u00abL&#8217;intera attivit\u00e0 terapeutica \u00e8 in fondo questa sorta di esercizio immaginativo, che recupera la tradizione orale del narrare storie; la terapia rid\u00e0 storia alla vita\u00bb.<br \/>\nSenza essere terapeuti, dunque, possiamo stare accanto al dolore umano, chiedendo alle persone di dare ad esso voce, invitandole semplicemente a raccontare. E a scrivere.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: medium; font-family: bookman old style;\">Il fragile \u00e8 l&#8217;uomo per eccellenza, secondo Andreoli, perch\u00e9 considera gli altri suoi pari e non potenziali vittime, perch\u00e9 laddove la forza impone, respinge e reprime, la fragilit\u00e0 accoglie, incoraggia e comprende.<br \/>\nSignificativamente, <em>L&#8217;uomo di vetro<\/em> si apre con le parole: \u00abHo trovato a fatica il coraggio di vivere. Ora mi manca completamente il coraggio di morire\u00bb. E poi: \u00abSento forte il desiderio di svelare la mia fragilit\u00e0, di mostrarla a tutti coloro che mi incontrano, che mi vedono, come fosse la mia principale identificazione di uomo, di uomo in questo mondo. Un tempo mi insegnavano a nascondere le debolezze, a non far emergere i difetti, che avrebbero impedito di far risaltare i miei pregi e di farmi stimare. Adesso voglio parlare della mia fragilit\u00e0, non mascherarla, convinto che sia una forza che aiuta a vivere. [&#8230;]<br \/>\nIo sono fragile e, paradossalmente, sono portato a parlare di forza della fragilit\u00e0: di forza, anche se lontano dalla stabilit\u00e0, dalla infrangibilit\u00e0.<br \/>\nHo dedicato il mio tempo alla follia, al dolore mascherato di insensatezza, di depressione; alla sofferenza che si fa silenzio, che sdoppia le identit\u00e0 e fa di un uomo uno schizofrenico.<br \/>\nUn lavoro che molti ritengono esclusivo dei forti, degli uomini di ferro che magari si piegano ma non si rompono, degli uomini di pietra cui il vento rende liscia la pelle, che cambiano forma, ma non perdono mai la durezza e il destino fissati per sempre.<br \/>\nLa fragilit\u00e0 richiama il tempo e la caducit\u00e0 del tempo, del tempo che passa. Ebbene, se sono stato, e sono, un buon psichiatra, se ho aiutato i miei matti, ci\u00f2 \u00e8 avvenuto per la mia fragilit\u00e0, per la paura di una follia che si annida dentro di me, per la fragilit\u00e0 che avverto capace di sdoppiarmi, di togliermi la voglia di vivere e di rendermi simile a un depresso che chiede soltanto di scomparire per cancellare il dolore di cui si sente plasmato.<br \/>\nE il dolore \u00e8 una qualit\u00e0 dell&#8217;essere fragile.<br \/>\nEcco perch\u00e9 voglio gridare la mia fragilit\u00e0, dirlo ai miei matti, a tutti coloro che corrono da me per ancorarsi a una roccia. [&#8230;]<br \/>\nIo sono tanto fragile da pensare sempre all&#8217;amore, nelle sue varie specificazioni, e sento la voglia di essere amato per poter amare: un circolo virtuoso per cui la voglia di amare coincide soltanto con l&#8217;essere amato: due fragilit\u00e0 si uniscono e si fanno forza dentro il segreto, nel mistero dell&#8217;amore [&#8230;]\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: medium; font-family: bookman old style;\">Lasciamo ora la lettura di Demetrio e di Andreoli, perch\u00e9 la proseguiate voi. In materia di fragilit\u00e0 esistenziale, c&#8217;\u00e8 da studiare e da meditare; ma, soprattutto, c&#8217;\u00e8 da confessare alle persone che ci amano che non siamo indistruttibili n\u00e9 eterni, perch\u00e9 si prendano cura di noi, almeno un po&#8217;, prima di scioglierci dal loro abbraccio. Allontanandoci l&#8217;uno dall&#8217;altro, che non sembri di essere stati in piedi perch\u00e9 appoggiati l&#8217;uno all&#8217;altro. Che si senta nitido nell&#8217;aria il sospiro di chi non vorrebbe separarsi mai. Cos\u00ec, ci illuderemo sempre di essere amati, e lo ricorderemo ancora.<br \/>\n<\/span>\n<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sul tema della fragilit\u00e0 mi ero pronunciato il 12 settembre, rievocando le parole di don Antonio Mazzi indirizzate ai suoi Educatori: \u00abFate tesoro delle vostre fragilit\u00e0!\u00bb. 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