{"id":2559,"date":"2009-01-14T09:12:30","date_gmt":"2009-01-14T07:12:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/?p=2559"},"modified":"2012-02-29T23:56:06","modified_gmt":"2012-02-29T21:56:06","slug":"la-fragilita-del-bene","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/la-fragilita-del-bene\/","title":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">La fragilit\u00e0 del bene."},"content":{"rendered":"<p><!-- Place this tag in the <head> of your document --><\/p>\n<p><head>\n<link href=\"https:\/\/plus.google.com\/108126501452884555495\" rel=\"publisher\" \/><script type=\"text\/javascript\">\nwindow.___gcfg = {lang: 'it'};\n(function() \n{var po = document.createElement(\"script\");\npo.type = \"text\/javascript\"; po.async = true;po.src = \"https:\/\/apis.google.com\/js\/plusone.js\";\nvar s = document.getElementsByTagName(\"script\")[0];\ns.parentNode.insertBefore(po, s);\n})();<\/script><br \/>\n<\/head><\/p>\n<p><!-- Place this tag where you want the badge to render --><br \/>\n<g:plus href=\"https:\/\/plus.google.com\/108126501452884555495\" width=\"300\" height=\"69\" theme=\"light\"><\/g:plus><\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Mercoled\u00ec 14 gennaio 2009 <br \/><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">CAMMINARSI DENTRO (35): La fragilit\u00e0 del bene<\/span><\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 14px;\"><em>Harlan Sewall<\/em> <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 14px;\">Tu non comprendesti mai, o Sconosciuto,<br \/> perch\u00e9 abbia ripagato<br \/> la tua devota amicizia e i tuoi delicati servigi<br \/> dapprima con ringraziamenti via via pi\u00f9 rari,<br \/> poi col graduale sottrarmi alla tua presenza<br \/> in modo da non dover essere costretto a ringraziarti,<br \/> e poi col silenzio che segu\u00ec alla nostra<br \/> separazione estrema.<br \/> Tu avevi curato la mia anima malata. Ma per curarla<br \/> conoscesti il mio male, penetrasti il mio segreto,<br \/> ed \u00e8 perci\u00f2 che fuggii da te.<br \/> Perch\u00e9 mentre, riemergendo da un dolore del corpo,<br \/> noi baciamo in eterno le vigili mani<br \/> che ci han dato l\u2019assenzio, pur rabbrividendo<br \/> se pensiamo all\u2019assenzio,<br \/> la cura di un\u2019anima \u00e8 tutt\u2019altra cosa,<br \/> perch\u00e9 allora vorremmo cancellar dal ricordo<br \/> le parole tenere, gli occhi indaganti,<br \/> e restare per sempre dimentichi<br \/> non tanto del dolore,<br \/> quanto della mano che lo ha risanato. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 14px;\">Da EDGAR LEE MASTERS, <em>Antologia di Spoon River<\/em> <\/span><\/p>\n<\/blockquote>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Sappiamo tutto del Male. Si potrebbe dire che di esso \u00e8 impastata la nostra vita. Ne facciamo quotidiana esperienza. Ci lamentiamo spesso, e dolorosamente, del fatto che esso entri nella nostra anima con la lettura del giornale al mattino e con i notiziari televisivi, giacch\u00e9 occupa per intero lo spazio della scena: non accade altro. Solo &#8216;cattive&#8217; notizie.<br \/> Quante volte abbiamo dovuto tollerare la stampa locale che ha sbattuto in prima pagina la foto di uno dei nostri ragazzi, in quegli atteggiamenti che apparentano la persona al criminale incallito o riverso nella macchina nella quale avr\u00e0 conosciuto per l&#8217;ultima volta la felicit\u00e0 del piacere solitario?<br \/> Ci siamo ribellati all&#8217;idea che l&#8217;opinione pubblica \u00e8 morbosa, \u00e8 attratta dal Male, se ne nutre quasi. E&#8217; soddisfatta di sapere che un tossicomane sia morto. Vuole vederlo con la siringa nel braccio. Deve sapere che questa \u00e8 la scienza di quella regione dell&#8217;essere. Chiede notizie della famiglia. Istituisce rapporti di causa ed effetto tra un padre disoccupato o alcolista e il figlio morto tragicamente. Non ha dubbi sul fatto che la colpa sia della scuola, che non si prese cura di lui. Una fidanzata che lo lasci\u00f2 \u00e8 colpevole, se se ne ha notizia. L&#8217;antologia del Male \u00e8 fatta dei mille sentimenti con i quali crocifiggiamo il mondo, condannandolo alla sua debolezza irrimediabile. Nessuna compassione. Nessuna medesimezza umana. Tra noi, gli spettatori, e l&#8217;altro c&#8217;\u00e8 un abisso che ci separa.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Allo spettacolo ripetuto infinite volte della cronaca non abbiamo dovuto opporre ogni volta che la realt\u00e0 \u00e8 altro, che c&#8217;\u00e8 del buono in noi, che ci accade di fare del bene, che ci sono persone buone al mondo, che la scuola \u00e8 bella, che esistono i bambini&#8230;? Abbiamo enumerato episodi importanti, passando in rassegna le cose che avremmo voluto che facessero cronaca.\u00a0 Abbiamo concluso sconsolati che <em>il Bene non fa notizia<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">In una provincia dell&#8217;uomo che provvediamo ad arredare faticosamente di buone azioni si nascondono i piccoli gesti eroici generati dai nostri sacrifici, dalle nostre rinunce, dalla perfezione morale raccomandata dai Vangeli. Passa del tutto inosservato il fatto che i bambini sono innocenti.<br \/> Lo sconfinato lavoro paziente che fa la scuola, nel tentativo ininterrotto di insegnare tutto a tutti, \u00e8 ignorato. La fatica di Sisifo degli insegnanti \u00e8 sconosciuta ai pi\u00f9. I maestri di bullismo protagonisti assoluti della scena politica non hanno mai di mira l&#8217;educazione delle menti dei giovani, il rispetto della loro crescita morale. Il messaggio \u00e8 sempre lo stesso: qui si gioca a chi sputa pi\u00f9 lontano. La cooperazione educativa, l&#8217;apprendimento cooperativo, il tutoring debbono essere insegnati da Psicologi esterni, per quanto grande \u00e8 la devastazione delle coscienze e la corruzione delle professioni, ad opera dell&#8217;ideologia dominante. Non \u00e8 indispensabile il programma del <em>divide et impera<\/em> dei Dirigenti pi\u00f9 malvagi: provvediamo noi a dividerci su tutto. E&#8217; importante che ognuno di noi sospetti delle intenzioni dell&#8217;altro, che provveda a nascondere quello che fa di buono, per metterlo al riparo dalle critiche malevole di chi non vede se non difetti nell&#8217;operare quotidiano.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Eppure, la scuola vive. La famiglia vive. L&#8217;amicizia riscalda la nostra vita. Gli oranti si raccolgono nelle Chiese deserte a volte, per dialogare con il Cielo. Passando nelle vicinanze del tempio, si sente dolcissimo il canto corale che scandisce i riti con i ritmi gioiosi del ringraziamento. I padri si chinano sulle fatiche dei figli distratti, provvedendo alle necessit\u00e0 della vita, senza nulla chiedere per s\u00e9. Le madri vegliano da millenni sul sonno agitato dei piccoli. I ragazzi innamorati continuano ad amarsi in piedi. \u00abCi sono cose \/ che si nascondono agli occhi della gente \/ e si odono piangere sommessamente&#8230;\u00bb. Possiamo riprendere a dire &#8220;i poveri&#8221;, anche se la sociologia non sar\u00e0 d&#8217;accordo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Usciremo sicuramente impoveriti moralmente dalla crisi finanziaria che distrugge economia e societ\u00e0: i teppisti che controllano il mondo non molleranno la presa. E&#8217; sempre valido il motto: &#8220;i poveri la pagheranno cara&#8221;. I sindaci del nostro misero Paese decretano che i barboni non hanno il diritto di dormire nelle stazioni ferroviarie. La ferocia con la quale i teppisti che governano si accaniscono contro i poveri supera gli orrori della guerra e gli stermini di massa. Ogni giorno bisognerebbe dire: un altro <em>clochard<\/em> \u00e8 stato sterminato, perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 chi va quotidianamente alla guerra contro i poveri.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Ma siamo partiti con l&#8217;intenzione di parlare del Bene! Perch\u00e9 siamo sospinti sempre di nuovo a dire il Male? Da Platone a Edward Moore \u00e8 stata proclamata l&#8217;ineffabilit\u00e0 del Bene, certo. Eppure, la <em>vita buona<\/em> \u00e8 voluta dall&#8217;uomo. Nelle organizzazioni e nelle istituzioni, come nelle relazioni informali, passano principi costruttivi che contribuiscono a edificare e a conservare la vita!<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Tutti i nostri dilemmi si spiegano forse con il paradosso pi\u00f9 grande dell&#8217;esperienza: la fragilit\u00e0 del Bene. Ho sentito usare la prima volta queste parole dalla filosofa comunitarista americana <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Martha_Nussbaum\" target=\"_blank\">Martha Nussbaum<\/a>, che nel 1986 dedic\u00f2 all&#8217;argomento un&#8217;opera di 856 pagine: &#8220;La fragilit\u00e0 del bene. Fortuna ed etica nella tragedia e nella filosofia greca&#8221;. La Casa editrice Il Mulino, che la pubblic\u00f2 nel 2004, presenta cos\u00ec il suo contenuto:<\/span><\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Fin dal V secolo avanti Cristo i greci furono consapevoli del fatto che non \u00e8 sufficiente, per l&#8217;uomo, proporsi un ideale di vita &#8220;buona&#8221;, fissare una tavola di valori immutabili, precisare l&#8217;idea di bene o virt\u00f9: valori e ideali devono infatti venire a patti con la &#8220;fortuna&#8221;, ossia con ci\u00f2 che non \u00e8 nostro, che non abbiamo deciso noi. E&#8217; a questa commistione tra ci\u00f2 che ci appartiene e ci\u00f2 di cui \u00e8 proprietario il mondo, tra ambizione virtuosa e vulnerabilit\u00e0 alla sorte, che guarda Nussbaum, rileggendo la tradizione tragica (Sofocle, Eschilo, Euripide) e filosofica (Platone, Aristotele). Sulla scia di Aristotele, l&#8217;autrice suggerisce che ci\u00f2 che rischia di contaminare la purezza della virt\u00f9 e della ragione &#8211; impulsi inconsci, passioni incontrollabili &#8211; \u00e8 anche ci\u00f2 che costituisce la specificit\u00e0 della sfera umana: l&#8217;importante \u00e8 limitare i rischi e arginare il potere della fortuna. Contributo tra i pi\u00f9 affascinanti apparsi negli ultimi anni nel campo degli studi classici, questo volume va oltre i confini dell&#8217;antichistica, per inserirsi con forza nel dibattito filosofico contemporaneo sull&#8217;azione etica e politica.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Il libro \u00e8 suddiviso in tre parti. Nella prima viene esaminata la rappresentazione che del ruolo irriducibile della fortuna nella sfera dell&#8217;eccellenza umana diedero i grandi tragediografi; nella seconda, attraverso la lettura e l&#8217;interpretazione di alcuni dialoghi, viene rielaborato il progetto platonico di sottrarre l&#8217;uomo alla volubilit\u00e0 dei propri appetiti e alla precariet\u00e0 della contingenza; nella terza parte, infine, si analizza il recupero da parte di Aristotele dei beni umani come componenti indispensabili di una vita buona.<\/span><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Gli sforzi che noi facciamo per affermare il Bene, dunque, sono affidati agli altri. Di essi dispongono gli altri, che possono decidere se accogliere o no, se riconoscere o no, se rispettare o no, se valorizzare o no.<br \/> La lezione che ne deriva \u00e8 grande. Essa ci riconduce inevitabilmente all&#8217;idea aristotelica della virt\u00f9 che \u00e8 premio a se stessa. Noi possiamo solo sperare e continuare a resistere ai colpi della fortuna. All&#8217;insensatezza del mondo opporremo la domanda insistente di felicit\u00e0, che faremo derivare sempre dalla virt\u00f9, pi\u00f9 che dal successo e dal consenso dei malvagi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Harlan Sewall ci svela il senso di un altro paradosso dell&#8217;esperienza: l&#8217;ingratitudine apparente di chi ha ricevuto aiuto, eppure fugge la mano che si protese verso di lui. Le persone impegnate nelle &#8216;professioni d&#8217;aiuto&#8217; sanno cosa sia ci\u00f2 di cui parla Harlan. Segretamente costituisce un cruccio per loro. Talvolta si lamentano della durezza di un compito che non trova compenso alcuno nei beneficiari dell&#8217;intervento d&#8217;aiuto. Si spingono fino a parlare di vera e propria ingratitudine. Vorrebbero una qualche forma di riconoscimento. E&#8217; come a scuola, dove l&#8217;insegnante si sente dire sempre dai suoi Colleghi che non bisogna aspettarsi risultati immediati: i ragazzi torneranno a &#8216;ringraziare&#8217; a distanza di anni, quando si saranno resi conto del bene ricevuto&#8230;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 18px;\">Al termine di un importante incontro con i suoi Educatori, alcuni anni fa, don Antonio Mazzi disse accoratamente: \u00abInsegnate ai ragazzi la gratitudine!\u00bb<br \/> Non ho mai smesso di pensare a quelle parole enigmatiche, per me ancora oscure. Mi chiedo ancora se si debba pensare che l&#8217;azione educativa \u00e8 necessariamente segnata dal silenzio di chi si allontana e &#8216;ci lascia soli&#8217; a ricordare quanto abbiamo fatto &#8211; postulando inutilmente una gratitudine che non viene, per le ragioni illustrate dal testo poetico di Edgar Lee Masters &#8211; o se si debba pi\u00f9 in generale pensare che ogni azione che contraddistingua la vita buona \u00e8 segnata dalla fragilit\u00e0 del bene, cio\u00e8 \u00e8 interamente affidata ai capricci della fortuna &#8211; che rende fragile ogni nostra azione, perch\u00e9 imprevedibile e imperscrutabile nei suoi &#8216;disegni&#8217;.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mercoled\u00ec 14 gennaio 2009 CAMMINARSI DENTRO (35): La fragilit\u00e0 del bene Harlan Sewall Tu non comprendesti mai, o Sconosciuto, perch\u00e9 abbia ripagato la tua devota amicizia e i tuoi delicati servigi dapprima con ringraziamenti via via pi\u00f9 rari, poi col &hellip; <a href=\"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/la-fragilita-del-bene\/\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[57],"tags":[],"class_list":["post-2559","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-camminarsi-dentro"],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2559","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2559"}],"version-history":[{"count":31,"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2559\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":14643,"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2559\/revisions\/14643"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2559"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2559"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2559"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}