{"id":3587,"date":"2009-03-19T10:26:17","date_gmt":"2009-03-19T08:26:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/?p=3587"},"modified":"2011-05-26T13:02:21","modified_gmt":"2011-05-26T11:02:21","slug":"camminarsi-dentro-52-siamo-un-colloquio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/camminarsi-dentro-52-siamo-un-colloquio\/","title":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">CAMMINARSI DENTRO (52): Da quando noi siamo un colloquio."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #ffffff;\">*<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: medium; font-family: bookman old style;\"><em>Molto ha esperito l&#8217;uomo.<br \/> Molti celesti ha nominato<br \/> da quando siamo un colloquio<br \/> e possiamo ascoltarci l&#8217;un l&#8217;altro.<br \/> <\/em>Friedrich H\u00f6lderlin<em><\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium; font-family: bookman old style;\"><span style=\"color: #ffffff;\"><!--more-->&#8211;<\/span><br \/> Fin dalle sue origini, la Filosofia ha tentato una definizione dell&#8217;uomo, a partire dalla ricerca dell&#8217;origine di tutte le cose. Prima che si facesse antropologia, infatti, ha cercato il senso fuori dell&#8217;uomo. Con l&#8217;illuminismo greco prima e con Cartesio poi si \u00e8 affermata un&#8217;idea che sembra ancora contraddistinguere l&#8217;identit\u00e0 dell&#8217;Occidente: la razionalit\u00e0 come tratto distintivo dell&#8217;uomo. Aristotele aveva parlato dell&#8217;uomo come animale politico (sociale), Cartesio come di un essere pensante, perennemente assediato dall&#8217;errore. Il XX secolo, con Ernst Cassirer, parl\u00f2 di <em>animal symbolicum<\/em>, cio\u00e8 della capacit\u00e0 umana di produrre linguaggi. La considerazione semiotica, poi, dei processi di significazione complet\u00f2 provvisoriamente il quadro. Come se fosse stato raggiunto un vertice dal quale era possibile contemplare ogni altra qualit\u00e0 dell&#8217;uomo, che in qualche modo veniva ricompresa nella pi\u00f9 alta, nell&#8217;attitudine alla comunicazione e alla produzione di senso.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium; font-family: bookman old style;\"> Recentemente, Salvatore Veca ha rivendicato il principio secondo il quale \u00abgli esseri umani sembrano essere un particolare tipo di esseri o almeno sono riconoscibili come tali, se adottiamo una prospettiva filosofica, non in quanto animali parlanti (e pensanti) quanto piuttosto come animali parlanti (e pensanti) <strong><span style=\"color: #ff0000;\"><em>e<\/em><\/span> <\/strong>agenti (e pazienti) in un mondo strano e complicato che non \u00e8 intrinsecamente &#8220;loro&#8221;.\u00bb (pag.6) &#8211; \u00abLo slogan <em>&#8220;loquor, ergo sum<\/em>&#8221; [parlo, dunque esisto] o forse meglio &#8220;<em>loquor, ergo cogito<\/em>&#8221; [parlo, dunque penso] va rimpiazzato con slogan forse meno eleganti e un po&#8217; goffi ma pi\u00f9 umili e pi\u00f9 realistici, del tipo: &#8220;<em>loquor, ago et patior, ergo cogito<\/em>&#8221; [parlo, agisco e patisco, dunque penso] (p.14, <em>Dell&#8217;incertezza. Tre meditazioni filosofiche<\/em>, 1997).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium; font-family: bookman old style;\"> Noi riteniamo, con Veca, che, senza negare le sue importanti qualifiche della socialit\u00e0 e della razionalit\u00e0, l&#8217;uomo sia innanzitutto un essere che <span style=\"text-decoration: underline;\">parla<\/span><em> <\/em>e che <span style=\"text-decoration: underline;\">agisce<\/span> e che <span style=\"text-decoration: underline;\">soffre<\/span>, meglio ancora: che fa esperienza del dolore. Gli animali soffrono, nel senso che i patimenti occorrono dall&#8217;esterno; l&#8217;uomo fa esperienza della <em>sofferenza<\/em> e del <em>dolore<\/em>. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium; font-family: bookman old style;\"> Quello che la Modernit\u00e0, con Cartesio, aveva separato &#8211; pensiero ed errore, pensiero ed emozione &#8211; va a costituire non una coppia di opposti, il primo termine dei quali rappresenterebbe l&#8217;umano in modo esclusivo, ma una somma di caratteristiche estranee al puro pensare, ma non separabili da esso; anzi, congiunte al pensiero in modo cos\u00ec inestricabile da non poter essere pensate senza il pensiero. D&#8217;altra parte, lo stesso pensiero non pu\u00f2 pi\u00f9 essere pensato indipendentemente dalle altre forme incarnate. Tanti secoli di ricerca e discussione sono stati &#8216;chiusi&#8217; dalla convinzione che delle passioni non sia possibile &#8216;liberarsi&#8217; in alcun modo: tutt&#8217;al pi\u00f9, esse possono essere disciplinate, governate, ma ogni tempo della vita dell&#8217;uomo \u00e8 segnato dalla loro presenza. Oggi sappiamo che non \u00e8 possibile &#8216;domare&#8217; per sempre le passioni personali, ma disciplinarle s\u00ec, tenendole sotto controllo, sviluppando la consapevolezza del proprio <em>daimon<\/em>, cio\u00e8 del proprio carattere, di quella parte di s\u00e9 che non muta.<br \/> <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium; font-family: bookman old style;\"> Emozioni, affetti, sentimenti, passioni vanno a costituire il tessuto del sentire e si danno come qualcosa che precede, accompagna e segue il puro pensare.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium; font-family: bookman old style;\"> Il modo di esplicarsi dell&#8217;umano, allora, non andr\u00e0 cercato nell&#8217;attivit\u00e0 che \u00e8 propria dello scienziato, dell&#8217;economista e del politico soltanto, come se le loro fossero attivit\u00e0 preminenti. La nobilt\u00e0 dell&#8217;agire politico si fa calcolo utilitaristico e delitto. L&#8217;intervento dell&#8217;economista sulle attivit\u00e0 umane viene messo al servizio del guadagno e basta. La conoscenza della natura, che ha inaugurato la Modernit\u00e0, si fa manipolazione della natura stessa. Stentiamo, in sostanza, ad identificarci in modo esclusivo con questa o quella figura d&#8217;eccezione. Abbiamo i nostri Maestri, ma li abbiamo trovati tra i Filosofi, i Poeti, i Narratori, gli studiosi di neuroscienze, i Teologi, i Politici. Spesso, tra le donne. Mai in un solo uomo e in una parte politica.<br \/> <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium; font-family: bookman old style;\"> Abbiamo creduto lungamente che occorresse farsi guidare dalla Verit\u00e0. L&#8217;abbiamo scritta sempre con la lettera iniziale maiuscola, perch\u00e9 ritenevamo che potesse essercene una sola, valida sempre e per tutti gli uomini. L&#8217;abbiamo cercata. E abbiamo creduto di averla trovata. Abbiamo anche smesso di credere che sia verit\u00e0 la verit\u00e0 scientifica o quella filosofica. Alla scienza riconosciamo l&#8217;istanza della certezza, per quanto attiene alla conoscenza dei fenomeni della natura. L&#8217;istanza della verit\u00e0, da sempre rivendicata dalla filosofia, ha generato i mostri della ragione, ch\u00e9 in nome di essa uomini inermi e innocenti sono stati perseguitati e uccisi. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium; font-family: bookman old style;\"> Contro l&#8217;<em>etica della verit\u00e0<\/em>, noi professiamo il valore dell&#8217;incontro, che genera accettazione e scambio disinteressato. La relazione educativa \u00e8 per noi l&#8217;espressione pi\u00f9 alta della condizione umana: c&#8217;\u00e8 qualcuno che favorisce nell&#8217;altro la conoscenza e la crescita personale, lo sviluppo della consapevolezza di s\u00e9 e l&#8217;apertura al mondo. Un&#8217;attitudine educativa dovrebbe essere presente in tutte le attivit\u00e0 umane. C&#8217;\u00e8 sempre un uomo che non sa e che attende risposte.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: medium; font-family: bookman old style;\">*<br \/> <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium; font-family: bookman old style;\"> Lo scrittore viennese Hugo von Hofmannsthal ha detto: \u00abLa verit\u00e0 \u00e8 il tono di un incontro\u00bb. Consideriamo questo un testo definitivo per noi. Sul tema della verit\u00e0 non ci interessa sapere altro, a parte tutto ci\u00f2 che ci viene dai saperi regionali, dalle certezze che andiamo acquisendo con i progressi delle conoscenze umane disinteressate. Quale verit\u00e0 dovrebbe illuminare il nostro cammino? &#8216;Possediamo&#8217; gi\u00e0 il fuoco della conoscenza: ci nutriamo quotidianamente di scienza, facendo derivare dalle conoscenze scientifiche l&#8217;orientamento pi\u00f9 importante per quanto attiene alla realt\u00e0 della natura. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium; font-family: bookman old style;\"> La <em>realt\u00e0 dell&#8217;anima<\/em>, tuttavia, cade al di fuori del dominio delle scienze esatte. Esattezza e anima non sono sorelle. L&#8217;anelito alla speranza, il sospiro affannato dell&#8217;uomo smarrito, il timore e la preghiera, l&#8217;invocazione e la piet\u00e0, l&#8217;arrendevolezza delle passioni &#8211; che chiamiamo grazia -, assieme alle infinite espressioni di s\u00e9 che ogni singolo individuo produce e che contraddistinguono le situazioni proprie dell&#8217;umano sentire non possono essere misurate n\u00e9 definite in modo esaustivo e definitivo. Non facciamo altro che scrivere sull&#8217;amore, su cui tutti i filosofi hanno scritto e su cui tutti i poeti hanno poetato. Ogni volta di nuovo ci troviamo di fronte alle &#8216;stesse cose&#8217;, ma scopriamo sempre che non si tratta propriamente delle stesse cose. Il sorriso della nostra donna ci dice cose che nessun&#8217;altra donna conosce e che non si confondono con il sorriso di nessun&#8217;altra persona.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium; font-family: bookman old style;\"> Le nostre <em>Pratiche filosofiche<\/em> a questo mirano, a illuminare le zone dell&#8217;esperienza sulle quali non cade la luce cos\u00ec come cade solitamente sulle cose. La verit\u00e0 ci viene incontro spesso <em>per speculum et in aenigmate<\/em>. Il gran libro del mondo chiede di essere interpretato. La cosa si d\u00e0 e nel darsi si ritrae, e questo \u00e8 il suo <em>proprio<\/em>. L&#8217;anima spesso tace, e il suo silenzio \u00e8 compito per noi. Il nostro vano interrogare dovrebbe cedere il passo a pi\u00f9 umili attitudini all&#8217;ascolto. Massimo Cacciari ha scritto: \u00abLa creatura <em>\u00e8<\/em> nell&#8217;ascolto\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium; font-family: bookman old style;\"> Noi siamo <em>qui<\/em> in ascolto. Propriamente, il nostro non \u00e8 un indagare metodico e convinto. Spesso, ci sediamo ai margini della strada. E aspettiamo. Abbiamo fiducia nei v<em>iandanti<\/em>. I passanti non ci interessano. Non si fermeranno ad ascoltarci. Gli uomini tutti passano. Talvolta, ci accade di incontrare una voce amica. Le parole che ci arrivano da l\u00ec chiedono un&#8217;ospitalit\u00e0 che riusciamo ad offrire sempre. L&#8217;ospitalit\u00e0 che riceviamo in dono \u00e8 altrettanto disinteressata. L&#8217;apertura al mondo, che contraddistingue tutti i viandanti, non genera timore alcuno, se non quello che \u00e8 congiunto alla speranza. Le nostre parole camminano sicure nel lago del cuore, guidate dalla mano amica che con noi \u00e8 impegnata a percorrere i sei lati del mondo, che toccher\u00e0 con mano accorta e sicura: il filo di Arianna \u00e8 ben stretto nelle nostre mani. Non ci smarriremo. I viandanti non si perdono mai di vista. Ognuno \u00e8 faro per l&#8217;altro. Di volta in volta, specchio e lampada. Sono \u00abtrucchi di radianza\u00bb quelli che provengono dallo sguardo e dall&#8217;abbraccio dell&#8217;Ospite. Chi andr\u00e0 a misurare l&#8217;ampiezza delle ali, in cerca di tiepide sicurezze, non trover\u00e0 altro che luce. E&#8217; questo il tremendo della bellezza al suo inizio. Lo spossessamento di noi che essa provocher\u00e0 decider\u00e0 del nostro destino. Se ad esso sapremo corrispondere e presteremo fede alle voci che tacciono alle nostre domande, ci salveremo. Ma \u00e8 solo nella condizione di &#8216;beanti&#8217; &#8211; se lasceremo sanguinare la ferita che l&#8217;altro avr\u00e0 aperto in noi &#8211; che troveremo il senso che cerchiamo, nello sforzo perenne che ci spinge a combattere l&#8217;insensatezza del mondo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: medium; font-family: bookman old style;\">*<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: medium; font-family: bookman old style;\">EUGENIO BORGNA, <em>Noi siamo un colloquio<\/em>, Feltrinelli1999:<br \/> Parte III. La comunicazione sospesa<br \/> Capitolo 2. Il fascino insondabile della dissolvenza<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: medium; font-family: bookman old style;\">Il vuoto esistenziale, pp. 120-122<br \/> <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium; font-family: bookman old style;\"> Nello scacco di un&#8217;emblematica struttura portante dell&#8217;esistenza, quella dell&#8217;incontro dialogico, sembra manifestarsi la fondazione (la genesi di <em>senso<\/em>) di una tossocomania.<br \/> La categoria dell&#8217;incontro \u00e8 stata delineata nella sua radicale significazione umana dalle filosofie dell&#8217;esistenza; e di questa categoria vorrei poi parlare pi\u00f9 ampiamente nel prossimo capitolo: limitandomi ora a qualche considerazione mutuata dal pensiero sfolgorante di Martin Heidegger.<br \/> Come fionde sferzanti, che si trascendono nel loro slancio e nella loro tensione, le parole di <\/span><span style=\"font-size: medium; font-family: bookman old style;\">Friedrich H\u00f6lderlin svelano l&#8217;essenza delle cose e le sigillano nella loro sconvolgente enigmaticit\u00e0. Non c&#8217;\u00e8 discorso, in psicopatologia, che non abbia bisogno delle parole dei poeti che frantumano la ruggine dei segni e li fanno lievitare nella loro leggerezza e nella loro profondit\u00e0.<br \/> Cos\u00ec, in una delle sue liriche pi\u00f9 belle e insondabili, <\/span><span style=\"font-size: medium; font-family: bookman old style;\">H\u00f6lderlin dice:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: medium; font-family: bookman old style;\"><em>Molto ha esperito l&#8217;uomo.<br \/> Molti celesti ha nominato<br \/> da quando siamo un colloquio<br \/> e possiamo ascoltarci l&#8217;un l&#8217;altro.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium; font-family: bookman old style;\"> Le riflessioni di Martin Heidegger su queste parole straziate ed alte del grande poeta tedesco consentono di indicare la radicale importanza del colloquio, come struttura dell&#8217;esistenza, e le conseguenze che ne scaturiscono, quando essa si lacera e si frantuma implacabilmente (ad esempio) in una tossicomania.<br \/> Queste sono alcune delle cose che egli scrive: \u00abNoi siamo un colloquio. L&#8217;essere dell&#8217;uomo si fonda nel linguaggio (<em>Sprache<\/em>); ma questo accade (<em>geschieht<\/em>) autenticamente solo nel colloquio (<em>Gespr\u00e4cht<\/em>)\u00bb; e ancora: \u00abMa che cosa significa allora un &#8216;colloquio&#8217;? Evidentemente il parlare insieme di qualcosa. E&#8217; in tal modo che il parlare rende possibile l&#8217;incontro. Ma <\/span><span style=\"font-size: medium; font-family: bookman old style;\">H\u00f6lderlin dice: &#8216;da quando siamo un colloquio e possiamo ascoltarci l&#8217;un altro&#8217;. Il poter ascoltare non \u00e8 una conseguenza che derivi dal parlare insieme, ma ne \u00e8, piuttosto, al contrario, il presupposto\u00bb<\/span><span style=\"font-size: medium; font-family: bookman old style;\">.<br \/> L&#8217;inaudita rilessione heideggeriana cos\u00ec prosegue: \u00abMa <\/span><span style=\"font-size: medium; font-family: bookman old style;\">H\u00f6lderlin non dice semplicemente: noi siamo un colloquio, bens\u00ec: &#8216;da quando noi siamo un colloquio&#8230;&#8217;. L\u00e0 dove c&#8217;\u00e8 ed \u00e8 esercitata la facolt\u00e0 del linguaggio propria dell&#8217;uomo, non vi \u00e8 ancora senz&#8217;altro l&#8217;evento essenziale del linguaggio: il colloquio\u00bb; e infine:\u00a0\u00ab<em>Un<\/em> colloquio, noi lo siamo dal tempo in cui &#8216;vi \u00e8 il tempo&#8217;. E&#8217; da quando il tempo \u00e8 sorto e fissato che noi <em>siamo <\/em>storicamente. Entrambi &#8211; l&#8217;essere <em>un<\/em> colloquio e l&#8217;essere storicamente &#8211; hanno lo stesso tempo, si appartengono l&#8217;un l&#8217;altro e sono il medesimo\u00bb <\/span><span style=\"font-size: medium; font-family: bookman old style;\">(M.Heidegger, <em>La poesia di <\/em><\/span><span style=\"font-size: medium; font-family: bookman old style;\"><em>H\u00f6lderlin<\/em>, Adelphi 1988).<br \/> Non sono parole facili, queste, ma sono le sole parole che consentano di indicare qualcosa dell&#8217;enigma della comunicazione e del mistero dell&#8217;esistenza: quando questa non riesce pi\u00f9 a realizzarsi <em>nel<\/em> colloquio e <em>nel<\/em> dialogo, <em>nella<\/em> relazione interpersonale e <em>nella<\/em> apertura agli altri e al mondo delle cose.<br \/> In ogni caso, le parole di Heidegger, nel loro sovrapporsi mimeticamente al discorso poetico di <\/span><span style=\"font-size: medium; font-family: bookman old style;\">H\u00f6lderlin, sono significative: nella misura in cui testimoniano (anche) delle connessioni segrete fra l&#8217;ascoltare e il parlare, fra il linguaggio e il tempo; e nella misura in cui fanno immediatamente presagire cosa accada, come si inaridisca e si stravolga il colloquio (il dialogo), quando si cada in una condizione di solitudine disperata e di deserto della parola (e della comunicazione): in una condizione di lacerazione esistenziale.<br \/> Certo, la tossicomania (su di essa, ovviamente, mi interessa riflettere; anche se, a volte, il mio discorso possa sembrare allontanarsi dai confini psicologici e umani da questa enigmatica e straziante esperienza) \u00e8 solo <em>una<\/em> delle possibilit\u00e0, ma fra le pi\u00f9 sconvolgenti e le pi\u00f9 angoscianti, con cui si tenta di sottrarsi alla solitudine e alla disperazione, alla frantumazione di ogni colloquio e alla dissolvenza della speranza (delle speranze), alla perdita di senso e di valori, e alla ricerca di esperienze bruciate nella loro esteriorit\u00e0 e svuotate di interiorit\u00e0.<br \/> Non c&#8217;\u00e8, del resto, condotta psicologica e umana che non possa sconfinare nell&#8217;oblio di s\u00e9 e nel deserto di una tossico<em>mania<\/em> (di una tossico<em>dipendenza<\/em>): il lavoro, la smania di &#8216;potere&#8217; e di &#8216;successo&#8217;, l&#8217;essere divorati dal fascino ambiguo e straniante della televisione, l&#8217;essere prigionieri di una sfrenata assunzione di farmaci (che trascina con s\u00e9 una <em>farmacomania<\/em> non dissimile non solo nelle sue motivazioni psicologiche ma anche nelle sue espressioni esistenziali da quella che \u00e8 una tossicomania in senso tradizionale), l&#8217;essere risucchiati nel gorgo inarrestabile di esperienze destituite di senso e di valore che calamitano la vita in sequenze sempre uguali.<br \/> La tossicomania non \u00e8, insomma, se non una situazione <em>estrema<\/em> &#8211; [ per questo, noi ce ne occupiamo dal 1989, essendo ispirati gi\u00e0 da allora dall&#8217;idea di S.Kracauer secondo il quale <em>la realt\u00e0 si comprende a partire dai suoi estremi<\/em>: la <em>fabula<\/em> parla di noi! ] nella quale si esprime una tendenza (radicata nella condizione umana) alla &#8220;dipendenza&#8221; da qualcosa e dalla &#8220;ripetizione&#8221; (nel senso dell&#8217;eterno ritorno delle cose, e delle esperienze, di cui parla Nietzsche nel suo discorso (<em>Cos\u00ec parl\u00e0 Zarathustra<\/em>) lampeggiante di intuizioni profetiche e sconvolgenti). La tossicomania rappresenta, cos\u00ec, un rischio comune a ciascuno di noi: quando siamo divorati dal vuoto e dal silenzio (dal deserto degli affetti), e quando al nostro grido disperato di aiuto non c&#8217;\u00e8 nessuno che risponda.<br \/> Ascoltate le parole sanguinanti di Simone Weil: \u00abOgni essere grida in silenzio per essere letto altrimenti. Non essere sordi a queste grida\u00bb.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: medium; font-family: bookman old style;\"><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/> <\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>* Molto ha esperito l&#8217;uomo. Molti celesti ha nominato da quando siamo un colloquio e possiamo ascoltarci l&#8217;un l&#8217;altro. 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