{"id":8025,"date":"2010-03-21T15:26:01","date_gmt":"2010-03-21T13:26:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/?p=8025"},"modified":"2010-03-31T10:59:55","modified_gmt":"2010-03-31T08:59:55","slug":"verso-la-terra-incognita-3-oltre-il-visibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/verso-la-terra-incognita-3-oltre-il-visibile\/","title":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">VERSO LA TERRA INCOGNITA (3): Oltre il visibile, l&#8217;accesso alla realt\u00e0 nascosta della cosa \u00e8 possibile a uno sguardo fenomenologico che sappia trascorrere dall&#8217;apparenza a <em>ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 proprio<\/em> della cosa."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%;\">*<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" title=\"Labirinto\" src=\"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/immagini\/Fotolia4.jpg\" alt=\"\" width=\"240\" height=\"282\" \/><strong>E\u2019 quasi impossibile separare dal nostro spirito quello che non c\u2019\u00e8. Che cosa dunque saremmo, senza l\u2019aiuto di ci\u00f2 che non esiste? Ben poca cosa, e i nostri spiriti disoccupati languirebbero, se le favole, i fraintendimenti, le astrazioni, le credenze e i mostri, le ipotesi e i sedicenti problemi della metafisica non popolassero di esseri e di immagini senza oggetti i nostri abissi e le nostre tenebre naturali. I miti sono le anime delle nostre azioni e dei nostri amori. Non possiamo agire che movendo verso un fantasma. Non possiamo amare che quello che creiamo.<\/strong><\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">L&#8217;oggetto specifico, unico e costante del pensiero \u00e8\u00a0<em>ci\u00f2 che non esiste<\/em>. Ci\u00f2 che non \u00e8 davanti a me; ci\u00f2 che \u00e8 stato; ci\u00f2 che sar\u00e0; il possibile; l&#8217;impossibile. A volte questo pensiero tende a realizzare, a\u00a0<em>elevare<\/em> al vero ci\u00f2 che non esiste; e altre volte a rendere falso ci\u00f2 che esiste.<\/h4>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">La maggior parte ignora ci\u00f2 che non ha nome; e la maggior parte crede all&#8217;esistenza di tutto ci\u00f2 che ha un nome. Le cose pi\u00f9 semplici e quelle pi\u00f9 importanti non hanno tutte un nome. Quanto alle cose che non sono percepibili con i sensi, una dozzina di termini imprecisi, quali\u00a0<em>idea, pensiero, intelligenza, natura, memoria, caso&#8230;, ci servono come possono e generano o alimentano un&#8217;altra dozzina di problemi inesistenti.<\/em><\/h4>\n<h4 style=\"text-align: right;\">PAUL VAL\u00c9RY,\u00a0<em>Cattivi pensieri<\/em><\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';\"><br \/>\n&#8216;Soltanto&#8217; il <a href=\"http:\/\/www.swif.uniba.it\/lei\/pdf\/biblioteca\/readings\/fenomenologia_SWIF.pdf\" target=\"_blank\">metodo fenomenologico<\/a> consente di descrivere e di spiegare accuratamente e concretamente il movimento verso l&#8217;invisibile, a partire dalla valorizzazione di ci\u00f2 che appare.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';\">Il senso comune \u00e8 portato a pensare che &#8220;le apparenze ingannano&#8221;, perch\u00e9 non segue un metodo adeguato alla realt\u00e0 della cosa. Esso si ferma all&#8217;ingannevole evidenza di ci\u00f2 che appare, che veicola il senso senza riassumerlo tutto in s\u00e9. Il senso comune \u00e8 portato a dare credito solo a ci\u00f2 che appare: lo isola da ci\u00f2 a cui rinvia, a ci\u00f2 di cui \u00e8 segno. Per questo, riceve smentite dalla realt\u00e0, in quanto, fermandosi all&#8217;apparenza delle cose, non coglie la cosa stessa, la sua essenza, a partire dal suo modo di darsi a conoscere: ogni volta deve chiedersi se sia vero ci\u00f2 che appare. E ad ogni smentita della realt\u00e0 \u00e8 costretto a riaffermare sempre di nuovo che &#8220;le apparenze ingannano&#8221;.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';\">Pi\u00f9 concretamente, si tratta di farsi guidare da principi e regole che aiutino a raggiungere il cuore della cosa, la sua natura profonda, che si d\u00e0 oltre l&#8217;apparenza sensibile. La <a href=\"http:\/\/www.epistemologia.unifi.it\/lanfredini\/demonticelli.pdf\" target=\"_blank\">trascendenza fenomenologica<\/a> \u00e8 radicalmente diversa dalla trascendenza metafisica: essa non \u00e8 da riferire ad un&#8217;altra realt\u00e0, ad enti sovramondani. La regola della trascendenza allude ad una regione interna alla realt\u00e0 della cosa stessa, ci guida verso l&#8217;essenza nascosta delle cose.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';\">Il principio pi\u00f9 generale che ci ispira \u00e8 questo: <em>Nulla appare invano<\/em>.<\/span><\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';\">\u00abProviamo ad articolare questo principio in modo da ricavarne dei principi pi\u00f9 maneggevoli e pi\u00f9 adatti a descrivere lo stile di pensiero fenomenologico. Proporrei i seguenti due, che vorrei chiamare <span style=\"text-decoration: underline;\">Principio di Evidenza<\/span> e <span style=\"text-decoration: underline;\">Principio di Trascendenza<\/span>, che analizzano il principio ispiratore. Essi dovrebbero essere affiancati da una regola che ci dica come tenere conto di essi e che chiamarei la <span style=\"text-decoration: underline;\">Regola di Fedelt\u00e0<\/span>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';\"><strong><span style=\"color: #0000ff;\">Principio di Evidenza. Ogni tipo di cosa ha un modo specifico di darsi a conoscere ovvero di apparire per quello che \u00e8, essenzialmente.<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';\"><strong><span style=\"color: #0000ff;\">Principio di Trascendenza. Ogni tipo di cosa ha un modo specifico di trascendere la sua apparenza ovvero di essere realmente al di l\u00e0 di quanto appare.<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';\">In effetti, questi due principi esprimono quello che la fenomenologia considera essenziale del rapporto fra fenomeni e realt\u00e0, apparenza ed essere. Nulla appare invano, ma la reciproca non vale: <strong><span style=\"color: #ff0000;\">non tutto quello che una cosa \u00e8 realmente appare<\/span><\/strong>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';\">Una formulazione pi\u00f9 accurata, ma anche pi\u00f9 complicata, basterebbe a mettere in evidenza il fatto che evidenza e trascendenza si implicano reciprocamente, vale a dire che <span style=\"color: #ff0000;\">il modo tipico che una cosa ha di darsi a conoscere \u00e8 anche il modo tipico che essa ha di sparire nell&#8217;invisibile, per cos\u00ec dire<\/span>; e che <span style=\"color: #ff0000;\">quanto della sua realt\u00e0 non appare, o non si d\u00e0 immediatamente a conoscere, si nasconde tuttavia in un modo tipico<\/span>. Un po&#8217; come il lato nascosto della cosa visibile, <span style=\"color: #ff0000;\">il profilo della trascendenza<\/span>, per cos\u00ec dire, <span style=\"color: #ff0000;\">\u00e8 suggerito dal profilo dell&#8217;apparenza<\/span>. Generalizziamo questa nozione di profilo nascosto in quella di <em>stile di trascendenza<\/em>, correlativa di quella di <em>stile di evidenza o di esperienza<\/em>. Se quest&#8217;ultima nozione dovrebbe, in fenomenologia, stare alla base delle <em>epistemologie specifiche<\/em>, la prima \u00e8 la nozione fondamentale delle <em>ontologie specifiche<\/em> &#8211; ovvero, nella terminologia husserliana, <em>regionali<\/em>. Ad esempio, la regione Natura, o <\/span><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%;\"><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>la regione Persona<\/strong><\/span><\/span><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';\">. [<a href=\"http:\/\/www.unisr.it\/persona.asp?id=348\" target=\"_blank\">Roberta De Monticelli<\/a> \u00e8 unica al mondo su una Cattedra che si chiama Filosofia della Persona] [&#8230;] Il Principio di Trascendenza altro non \u00e8 che il principio fenomenologico di realt\u00e0: per cui ogni cosa reale \u00e8 una fonte infinita di informazione, ha una profondit\u00e0 nascosta, non \u00e8 mai tutta data o presente.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';\">Quanto alla <strong><span style=\"color: #0000ff;\">Regola di Fedelt\u00e0<\/span><\/strong>, essa pure pu\u00f2 articolarsi in due parti:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';\"><strong><span style=\"color: #0000ff;\">1. Accogli<\/span><\/strong> (nelle descrizioni che dai, nei concetti che usi) <strong><span style=\"color: #0000ff;\">ogni cosa come essa si d\u00e0 a conoscere ovvero per quello che appare, essenzialmente (o tipicamente)<\/span><\/strong>. [&#8230;]<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';\"><strong><span style=\"color: #0000ff;\">2. Lasciati guidare oltre le apparenze delle cose dalle apparenze stesse ovvero segui il profilo nascosto della cosa, quale te lo suggerisce il profilo apparente.<span style=\"color: #000000;\">\u00bb<\/span><\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';\">(ROBERTA DE MONTICELLI, <em>L&#8217;ordine del cuore. Etica e teoria del sentire<\/em>, Garzanti, pp.35-36)<\/span><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%;\">*<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';\"><a href=\"\/?p=7618\" target=\"_blank\">VERSO LA TERRA INCOGNITA<\/a><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';\">Le basi dell\u2019<em>educabilit\u00e0<\/em> di un Educatore (in Exodus) sono tre: muovere <a href=\"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/?cat=57\" target=\"_blank\">verso se stessi<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/?cat=192\" target=\"_blank\">verso gli altri<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/?cat=193\" target=\"_blank\">verso il mondo<\/a>. La condizione dell\u2019<em><span style=\"color: #000000;\">educabilit\u00e0 <\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">dei ragazzi dipende interamente dalla capacit\u00e0 di educare se stessi.<\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>* E\u2019 quasi impossibile separare dal nostro spirito quello che non c\u2019\u00e8. Che cosa dunque saremmo, senza l\u2019aiuto di ci\u00f2 che non esiste? 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