{"id":8807,"date":"2010-08-04T15:30:19","date_gmt":"2010-08-04T13:30:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/?p=8807"},"modified":"2010-08-10T17:04:45","modified_gmt":"2010-08-10T15:04:45","slug":"camminarsi-dentro-147-la-grana-del-ricordo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/camminarsi-dentro-147-la-grana-del-ricordo\/","title":{"rendered":"CAMMINARSI DENTRO (147): La grana del ricordo."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%;\">*<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';\">Ci accade di pensare, negli istanti supremi in cui la vita cambia all&#8217;improvviso, che andrebbe fermato il tempo, per riuscire a fermare con esso i nostri palpiti. Ci accade sempre di pensare che se non scriveremo in quegli istanti, non ci riusciremo pi\u00f9: non riusciremo, in seguito, a dare voce ai fatti e ai volti, ma soprattutto alle voci che si levarono a dire un&#8217;istanza del cuore, un sussulto, un ansito breve. Nel ricordo di persone che abbiamo lungamente amato non confluiscono mille ricordi: non ci accade di ricordare mille cose. E&#8217; come se ci fosse concesso di conservare un solo esempio, solo qualche scarso \u00a0frammento di esistenze con cui abbiamo convissuto anche per decenni! Resta la voce.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';\">Ed io ricordo bene la voce di mio padre. E ricordo la voce di mia madre. Di questo sono fatti tutti i ricordi possibili, oggi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';\"><br \/>\n <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';\">Stamattina, mentre facevo una lunga fila all&#8217;Ufficio delle Poste, tenevo aperto <em><a href=\"http:\/\/www.einaudi.it\/speciali\/Roland-Barthes-Dove-lei-non-e\" target=\"_blank\">Dove lei non \u00e8<\/a><\/em>, il diario scritto da Roland Barthes a partire dal giorno della morte di sua madre. Mi ha colpito subito quanto gli accadeva di pensare a proposito della voce di lei.<\/span><\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';\">29 ottobre [il giorno dopo la morte di sua madre] &#8211; Cosa bizzarra, la sua voce che conoscevo cos\u00ec bene, di cui si dice che \u00e8 la grana stessa del ricordo (\u201cla cara inflessione\u2026\u201d), non riesco a sentirla. Come una sordit\u00e0 localizzata\u2026 &#8211; ROLAND BARTHES,\u00a0<em>Dove lei non \u00e8<\/em><\/span><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';\">Nel 1981 le \u00c9ditions du Seuil pubblicano\u00a0<em>La grain de la voix<\/em> (<em>La grana della voce<\/em>, Einaudi 1986) che contiene tutte le interviste rilasciate da Roland Barthes nel corso del tempo. Se manca un\u2019intervista sulla natura dell\u2019intervista, l\u2019Autore non rinuncia ad analizzare il passaggio dalla parola detta alla parola trascritta, per consentire al lettore di valutare meglio ci\u00f2 che lega e separa, \u201cdallo stiletto di questa scrittura\u201d, la grana di quella voce.<\/span><\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';\">In primo luogo perdiamo, \u00e8 evidente, un\u2019innocenza. Non che il parlato sia di per s\u00e9 fresco, naturale, spontaneo, veridico, espressivo di una sorta di interiorit\u00e0 pura; tutt\u2019altro, il nostro parlato (soprattutto in pubblico) \u00e8 immediatamente teatrale, deriva i suoi giri e i suoi tiri (nel senso stilistico e ludico dei termini) da tutto un insieme di codici culturali e oratori: il parlato \u00e8 sempre tattico; ma passando allo scritto cancelliamo proprio l\u2019innocenza di questa tattica, percepibile a chi sa ascoltare come altri sanno leggere; l\u2019innocenza \u00e8 sempre\u00a0<em>esposta<\/em>; riscrivendo quello che abbiamo detto, ci proteggiamo, ci sorvegliamo, ci censuriamo, depenniamo le nostre sciocchezze, le nostre sufficienze (o insufficienze), le nostre esitazioni, le nostre ignoranze, i nostri compiacimenti, a volte perfino le nostre pannes (perch\u00e9, parlando, non dovremmo avere il diritto, su un dato argomento proposto dal nostro partner, di\u00a0<em>restare a secco<\/em>?), insomma, tutta la marezzatura del nostro immaginario, il gioco personale del nostro io; il parlato \u00e8 pericoloso perch\u00e9 \u00e8 immediato e non si pu\u00f2 riprendere (salvo non si supplementi di una ripresa esplicita); la scrizione, invece, ha tempo davanti a s\u00e9; ha proprio quel tempo che occorre per girare sette volte la lingua in bocca (mai consiglio proverbiale \u00e8 stato pi\u00f9 illusorio); scrivendo ci\u00f2 che abbiamo detto, perdiamo (o conserviamo) tutto ci\u00f2 che divide l\u2019isteria dalla paranoia. [\u2026] &#8211; pp.3-4<\/span><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';\">Quello che mi ritrovo a custodire ancora e che risuona sempre dentro di me, a dispetto del tempo trascorso, \u00e8 proprio la voce di mia madre e, non meno cara a me, la voce di mio padre.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';\">Il mio piccolo cuore tremava sempre al suono della loro voce, anche quando ormai ero adulto e vivevo lontano da loro. Delle cose che nessuno ci potr\u00e0 strappare mai e che ci salvano dall&#8217;immortale volgarit\u00e0 umana \u00e8, forse, proprio quello che Barthes chiama \u00abgrana della voce\u00bb, la \u00abgrana del ricordo\u00bb. Egli non poteva trovare termine pi\u00f9 appropriato per indicare, tra i tanti <em>invisibilia<\/em>, quello che pi\u00f9 di tutti \u00e8 palpabile, che riusciamo quasi a toccare. Questa &#8216;presenza&#8217; dentro di me, che concorre a fare la mia forza di adulto, appartiene alla schiera di quelle che sono state chiamate \u00abvere presenze\u00bb (G.Steiner): con i fantasmi che ci accompagnano \u00e8 sempre aperto il dialogo muto. Non smettiamo mai di parlare loro, per non rinunciare mai al privilegio di sentire ancora la loro voce.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%;\">*<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>* Ci accade di pensare, negli istanti supremi in cui la vita cambia all&#8217;improvviso, che andrebbe fermato il tempo, per riuscire a fermare con esso i nostri palpiti. 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