{"id":8943,"date":"2010-11-09T09:11:06","date_gmt":"2010-11-09T07:11:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/?p=8943"},"modified":"2010-11-10T00:18:57","modified_gmt":"2010-11-09T22:18:57","slug":"camminarsi-dentro-154-la-mia-solitudine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/camminarsi-dentro-154-la-mia-solitudine\/","title":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">CAMMINARSI DENTRO (154): La mia solitudine"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"line-height: 21px; font-size: 19px;\">*<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';\">Queste parole mi sono venute in mente dopo aver letto quello che <a href=\"http:\/\/leggereinsieme.blog.kataweb.it\/2010\/11\/09\/_______________-linteriorita-maschile-_______________\/\" target=\"_blank\">Duccio Demetrio<\/a> dice delle solitudini maschili. Mentre prosegue lo studio della sua opera, mi domando di cosa sia fatta la mia solitudine e fino a che punto io possa parlare di essa. Sicuramente, nessuno conoscer\u00e0 mai il Segreto, l&#8217;Inconfessabile per eccellenza di tutta la mia vita. Nemmeno dir\u00f2 i segreti che tormentano la mia coscienza, l&#8217;Irreparabile, l&#8217;Imperdonabile, l&#8217;Irredimibile che si \u00e8 accampato nella coscienza e non accenna a volersene andare. La memoria dell&#8217;offesa arrecata ad altri non pu\u00f2 essere &#8216;curata&#8217; chiedendo &#8216;semplicemente&#8217; perdono. Soprattutto quando si tratti dei morti. Essi non perdonano! Il lungo cammino di &#8216;espiazione&#8217; non conosce, per questo, approdi. Senza la possibilit\u00e0 di risarcire gli altri, ci\u00f2 che non si pu\u00f2 dire deve rimanere sepolto in fondo al cuore e l\u00ec giacere per sempre, monito perenne e voce della colpa immemoriale, ormai.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';\">Ho scoperto la grandezza della mia solitudine dieci anni fa, durante l&#8217;esperienza dell&#8217;infarto e di quello che ne segu\u00ec. Compresi allora quanto siamo soli durante una lunga malattia. Da quest&#8217;ultima arrivai a comprendere meglio le altre solitudini che costellavano ormai la mia vita: l&#8217;assenza del calore dell&#8217;amicizia, l&#8217;incolmabile distanza tra uomini e donne nell&#8217;amore, la debole reciprocit\u00e0 in tutte le forme d&#8217;amore, l&#8217;impossibilit\u00e0 di sperimentare la fraternit\u00e0 tra gli Educatori, l&#8217;isolamento a cui sono condannate le persone oneste, la vilt\u00e0 dei Colleghi di lavoro e non solo di essi di fronte al potere&#8230;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';\">Non ho mai avuto paura di essa, per\u00f2. Un vecchio Collega amava ripetermi negli anni di scuola: \u00ab<em>Beata solitudo, sola beatitudo<\/em>\u00bb (Beata solitudine, la sola beatitudine). <em>Beatitudo<\/em> significa anche felicit\u00e0. E questo mi portava spesso a chiedermi, in passato, se non dovessi ricavare dalla necessaria solitudine che ricevevo in dono dalla sorte motivo di contentezza, addirittura di felicit\u00e0. Se quella solitudine era la condizione in cui si ritrovava chi avesse scelto una vita virtuosa, cos&#8217;altro assegnare alla vita buona se non il riconoscimento che il premio della virt\u00f9 era la virt\u00f9 stessa e che questo solo era felicit\u00e0?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';\">Mentre imparavo a morire, avevo gi\u00e0 imparato a vivere, grazie ad esercizi spirituali che praticavo da sempre: dentro lo spazio della coscienza, camminavo e camminando camminai, cio\u00e8 mi resi conto di essere in cammino. In realt\u00e0, la mia vita non \u00e8 stata altro. Ho sempre temuto il silenzio della stasi spirituale. Perennemente in esodo dalle mie ragioni private, ho cercato di adeguare il ritmo della mia vita individuale al ritmo della vita universale. A questo avevo gi\u00e0 dato il nome di felicit\u00e0. Sentirmi uomo e non semplicemente individuo, maschio, cittadino&#8230; Ho imparato con Agamben a dire <em>singolo<\/em>. Oggi dico solo <em>persona<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';\">Mi accade ancora di sentirmi dire &#8211; ad esempio, nel Centro di ascolto in cui mi accade di parlare alle famiglie il mercoled\u00ec &#8211; che gli altri non capiscono quello che dico! Mi viene in mente un&#8217;espressione tragica di Cacciari che nel 1974 scriveva che certe cose potevano essere comprese solo da chi le aveva pensate gi\u00e0. E poi, in un&#8217;opera ardua di quegli anni aggiungeva che gli risultava oscuro quanto dicevano coloro i quali lo accusavano di oscurit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';\">Wolfgang Goethe era convinto del fatto che quello che un adulto sa di meglio non pu\u00f2 dirlo ai suoi alunni! Io, invece, ho detto ai miei alunni tutto quello che sapevo della vita.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';\">Ci\u00f2 che resta \u00e8 calma e silenzio. Segno evidente di una coscienza pacificata, a dispetto dei segreti che ognuno di noi ha da custodire gelosamente, per impedire gli assalti dell&#8217;immortale volgarit\u00e0 umana. La beatitudine pi\u00f9 grande \u00e8 quella che deriva dal fatto di sapere che l&#8217;anima non ha finestre. Eppure, essa, come la lettera rubata, sta l\u00ec spalancata inutilmente davanti agli occhi di tutti.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: 14pt; line-height: 115%; font-family: 'Bookman Old Style','serif';\">*<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>* Queste parole mi sono venute in mente dopo aver letto quello che Duccio Demetrio dice delle solitudini maschili. 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