{"id":9608,"date":"2011-02-28T16:19:53","date_gmt":"2011-02-28T14:19:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/?p=9608"},"modified":"2017-07-18T03:54:32","modified_gmt":"2017-07-18T01:54:32","slug":"momenti-dessere-1-una-sala-di-commiato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/momenti-dessere-1-una-sala-di-commiato\/","title":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">MOMENTI D&#8217;ESSERE (1): Una sala del commiato"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;\">*<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;\">Domenica, 27 febbraio 2011<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;\">La prima idea mi \u00e8 venuta ieri, all&#8217;ingresso della Camera mortuaria del Policlinico di TorVergata, dove Paolo attendeva di essere trasferito a Sora, per i funerali di rito. A sinistra del corridoio che conduce agli spazi in cui vengono sistemate le bare, una stanza con un divano e basta. A destra della porta, una piccola insegna, poco appariscente, con la scritta: Sala del commiato. E sotto quella scritta, altre parole: un invito ad accogliere e confortare parenti e amici. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;\">Sar\u00e0 stata la parola &#8216;commiato&#8217; a turbarmi. La vista di Paolo, immobile con jeans e casacca sportiva sopra una camicia a righe sbottonata, non mi ha sconvolto, per quanto lo amassi, come tutti i nostri ragazzi. L&#8217;abbraccio alla madre e al padre, la lunga sosta accanto a lui, le carezze al viso, la stretta alle mani. Il gelo della sua pelle contrastava con la dolcezza della sua espressione. Il viso non era contratto. Sembrava che dormisse. Di questo abbiamo parlato a lungo. La madre ha raccontato gli ultimi mesi trascorsi con lui. C&#8217;era stato un riavvicinamento, dopo quindici anni di contrasti e incomprensioni. Lei non faceva che dire questo: in questi ultimi tempi Paolo \u00e8 stato solo mio. E di questo strazio ci sar\u00e0 da dire ancora. Oggi la ferita sanguina troppo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;\">Prima di andar via, sono tornato a considerare l&#8217;esistenza di quella sala di commiato. Forse, era la parola &#8216;sala&#8217;, che fa pensare a un ambiente grande, spazioso. Si trattava di un&#8217;angusta stanzetta senza arredo. Un piccolo divano a destra faceva pensare che fosse dedicata solo a due o tre persone. Ma di pi\u00f9 mi aveva colpito la parola &#8216;commiato&#8217;. Saluto. Congedo. Un modo per consentire l&#8217;incontro con persone di riguardo? Perch\u00e9 appartarsi, poi? Era opera di una sorta di Associazione, che compariva sotto la piccola insegna, a ricordare di chi era stata l&#8217;idea. Inizialmente, mi sono detto: buona idea! Ma poi, di fronte a tutta la gente, che era tanta, e che stava tutta nel corridoio o fuori a fumare, mi \u00e8 rimasto il dubbio o meglio l&#8217;interrogativo: a cosa servir\u00e0 questa Sala? A realizzare un luogo pi\u00f9 intimo in cui raccogliersi a raccontare, a confortare? Ancora adesso, mi infastidisce il pensiero che io non riesca a spiegarmi bene la funzione di quella Sala, in un luogo sempre molto affollato. Ho il sospetto che mai nessuno si fermer\u00e0 su quel divano a &#8216;raccogliere&#8217; il dolore in una pi\u00f9 calda intimit\u00e0. Il gelo della morte potr\u00e0 mai essere riscaldato da una simile Sala? Si desidera forse un po&#8217; di &#8216;calore&#8217; in quei momenti? Ne dubito. Di fronte all&#8217;immane e all&#8217;irreparabile si accetta anche di stare in uno squallido corridoio, con le pareti di pietra, e con due sole sedie nel cubicolo senza porta in cui serialmente viene sistemata la bara che ci sta a cuore. Si sente distintamente il grido di dolore proveniente dal cubicolo confinante. Sar\u00e0 per questo che qualcuno ha pensato di concedere a due dei tanti la possibilit\u00e0 di appartarsi un po&#8217;, per dare una voce pi\u00f9 pacata al proprio dolore e magari per raccontare pi\u00f9 sommessamente come andarono le cose, a dispetto del Destino, nell&#8217;esistenza di una persona che per esigenze burocratiche \u00e8 momentaneamente sistemata nel cubicolo n.3?<\/span><\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\">*<\/h3>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>* Domenica, 27 febbraio 2011 La prima idea mi \u00e8 venuta ieri, all&#8217;ingresso della Camera mortuaria del Policlinico di TorVergata, dove Paolo attendeva di essere trasferito a Sora, per i funerali di rito. 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