{"id":9690,"date":"2011-03-03T06:48:11","date_gmt":"2011-03-03T04:48:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/?p=9690"},"modified":"2011-03-03T06:54:39","modified_gmt":"2011-03-03T04:54:39","slug":"camminarsi-dentro-179-dai-fantasmi-della-notte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.gabrielederitis.it\/wordpress\/camminarsi-dentro-179-dai-fantasmi-della-notte\/","title":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">CAMMINARSI DENTRO (179): Dai fantasmi della notte"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;\">*<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;\">Gioved\u00ec, 3 marzo 2011<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;\">Occorre una buona dose di infelicit\u00e0, per poter scrivere. Non \u00e8 indispensabile dichiararla a chiare lettere, n\u00e9 indicarla, sforzandosi di darle un nome. Il mio professore di Greco negli anni di Liceo ci diceva che l&#8217;arte nasce dal dolore. Noi non siamo artisti, ma siamo portati oggi ad esprimerci, anche pubblicamente, nelle forme pi\u00f9 diverse; per lo pi\u00f9, modestamente, mostrando una parte di noi che pensiamo vera: come se mettessimo a nudo il nostro cuore. Come se tutto quello che scriviamo fosse importante. Giustamente, grandi scrittori come Pessoa hanno dichiarato solennemente di aver compreso con un&#8217;illuminazione definitiva di non essere nessuno.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;\">Gli infelici pochi di cui parlava Elsa Morante nella sua poesia hanno qualcosa da dire. Ai felici molti?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;\">L&#8217;insidia quotidiana all&#8217;esistenza che esiste proviene dalla stupidit\u00e0 criminale che non si riesce a contenere in nessun modo. Ci vorrebbe un amico, come diceva la canzone, non solo per poterti dimenticare. Ci vorrebbe aria fresca, per tornare a vivere paghi del buon vivere.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;\">Pietro Verri nella sua opera, giustamente ignorata dagli Italiani, il <em>Saggio sopra l&#8217;origine del piacere e del dolore<\/em>, afferma che i <em>dolori innominati<\/em> sono\u00a0la sorgente di tutte le arti. Non i dolori ineffabili, inesprimibili. Ho sempre pensato che volesse riferirsi proprio a quel fondo della nostra anima in cui si celano le cose pi\u00f9 vere, che non possiamo squadernare qui, perch\u00e9 sono come il <em>porto sepolto<\/em> di Ungaretti: occorre un lavoro di scandaglio anche rischioso, per giungere fino al midollo delle cose, ma soprattutto occorre saper risalire in superficie, restituendo i resti di quel nulla.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;\">Dare voce all&#8217;abisso da cui proveniamo non \u00e8 facile. Soprattutto se non siamo scrittori veri. Nominare la cosa \u00e8 compito arduo. Alludo agli indecidibili di cui pure \u00e8 costellata la nostra esistenza. Se diamo ad essi un nome, li facciamo esistere.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;\">Noi siamo l\u00ec, all&#8217;incrocio di due vie del cuore, incerti se proseguire o abbandonare la strada, attratti come siamo dall&#8217;indistinto brulichio della selva sottostante, dove la superficie ovattata delle cose si mantiene sempre uguale. La loro vita \u00e8 scandita dal tepore del consueto battito quotidiano delle ore. E&#8217; stordimento e per niente estasi questo incerto trascorrere lungo la luce opaca dei giorni. Senza gloria n\u00e9 barlumi di verit\u00e0. Senza <em>ethos<\/em> alcuno che riscaldi l&#8217;anima, infondendole fiducia e speranza. Si accampano sulla scena solo i mediocri vincitori di una guerra che non ci \u00e8 mai stato concesso di combattere.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;\">Conosco bene il rimedio: in tutte le cose occorrerebbe ispirarsi a principi, a valori condivisi. Solo cos\u00ec avremmo tutti la sensazione di esistere veramente e non di sognare il sogno del vincitore, come \u00e8 tipico di tutte le forme di fascismo, non importa quanto cruente. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-family: 'Bookman Old Style', serif; line-height: 21px; font-size: 20px;\">*<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>* Gioved\u00ec, 3 marzo 2011 Occorre una buona dose di infelicit\u00e0, per poter scrivere. Non \u00e8 indispensabile dichiararla a chiare lettere, n\u00e9 indicarla, sforzandosi di darle un nome. 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