I nostri Esercizi

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Martedì 25 dicembre 2012

IMPARARE A VIVERE (2)
Aσκήσεις (5): I nostri Esercizi

Il quadro dei moderni Esercizi spirituali è destinato a crescere. Già Goethe aveva da proporne di suoi. Sarà utile aggiornare la nostra mappa del territorio, includendovi le pratiche a cui ricorriamo e che si configurano sempre più come veri e propri Esercizi.

La mia Rubrica Camminarsi dentro costituisce per me dal settembre 2006, dal giorno della morte di mia madre, un’occasione permanente per mettere alla prova la capacità di verbalizzare l’esperienza. Dare voce all’inespresso, ‘sfidando’ l’Ombra e la forza del Pudore, è compito. L’una si annida nei meandri dell’Anima, per assumere nella vita quotidiana le più diverse maschere; l’altro si erge a custode dell’Inconfessabile, per proteggere l’Anima stessa dagli assalti dell’immortale volgarità umana. Questo Esercizio è per me Scrittura più che conoscenza di me stesso: non il mero ‘contenuto’ del pensiero ma la forma dell’Anima, la piega delle cose, il ritmo dell’esistenza mi interessa restituire.
Qualcuno mi ha preso in giro per i modi della mia scrittura, ma non me ne sono curato, perché mi è parso non accettazione di ciò che sono: a questo la Scrittura non può porre rimedio in alcun modo. «Il suo scopo non è comunicare né convincere nessuno, bensì superare il confine tra realtà e immaginario». (M.Foucault)
Diremo, allora, Imparare a scrivere, per significare il nostro divinare dal fondo enigmatico e buio da cui proveniamo.
Per quanto riguarda la fedeltà a ciò che chiede di essere tratto fuori dal silenzio, diremo soltanto che non è in questione la verità: tutte le volte che è stato possibile riferire ‘fedelmente’ i dati della nostra esperienza lo abbiamo fatto, e ci impegneremo a farlo ancora! Altrimenti, abbiamo praticato la dissimulazione onesta, per proteggere la nostra fragilità e quella delle persone a cui sarebbe stato utile accennare. «La scrittura, come elemento dell’ascesi, ha una funzione etopoietica: essa è un operatore della trasformazione della verità in ethos» (M.Foucault). La speranza che ci muove è sempre la stessa: fare della scrittura un mezzo di testimonianza, per indicare ad altri un modo di consistere presso di sè e nel mondo.

Accanto alla Scrittura non esiteremo a situare il ‘parlato-parlato’, cioè quella forma di espressione orale ‘faccia a faccia’ che trova nella Voce «il vettore dell’esperienza più prossimo all’inconscio» (J.Lacan), che restituirà una verità non soltanto supposta tale: occorreranno occhi di seconda vista per riuscire a sentire le voci di dentro – quelle che risuonano dentro di noi come quelle che risuonano dentro gli altri – e a dare senso ad esse.
A tutti gli ‘increduli’, cioè a coloro che non riescono mai a venire a capo della verità, giacché pretendono soltanto di scolpire nella pietra la ‘verità’ di quello che è accaduto ieri pomeriggio alle cinque, di cui sono indubitabilmente certi, non basterà l’autorità della Voce, ancor più potente della Scrittura, per accedere alla realtà dell’esperienza dell’altro, per coglierne gli invisibilia. Essi non hanno ancora scoperto il «quasi-niente» (Jankélévitch) che stringono tra le mani!
Chi non è guidato dalla saggezza dell’amore non saprà dare valore a Voce, Volto, Scrittura dell’altro: continuerà a chiedere e a pretendere una verità che gli sfuggirà sempre, pur ‘possedendo’ tutte le tracce che conducono ad essa. Queste tracce sono sotto i nostri occhi, ben nascoste alla superficie. La natura ama nascondersi. L’anima personale non è da meno. Pur non essendo riducibile all’essere che si eclissa, i modi del suo darsi finiscono per risolversi nei modi del suo nascondersi. Solo aprendosi a nuove evidenze arriveremo ad attingerne il senso.

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[ L’esigenza ricorrente di aggiornare nel tempo il quadro dei nostri Esercizi, anche integrandolo con tipologie a cui non aderiamo ma che sono espressione di Pratiche filosofiche proprie del nostro tempo, richiederà aggiornamenti ulteriori di questo articolo, magari un suo trasferimento tra le Pagine, dove sono ospitali i Testi esemplari e i Testi definitivi. ]

 

Leggere anche

Aσκήσεις (1): La nostra esperienza morale

Aσκήσεις (2): Lo spirituale un tempo

Aσκήσεις (3): La dissimulazione onesta

Aσκήσεις (4): Strategie di apparizione

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Ασκήσεις è parola greca (è il plurale di Àσκησις), che sta per esercizi spirituali. La preferiamo al più chiaro ‘esercizi spirituali‘ di Hadot, perché ci consente di ‘risalire’ alla fase precristiana della nostra civiltà morale. Non per opporre una tradizione all’altra o per esprimere una preferenza ‘laica’ da anteporre allo spirito cristiano… Piuttosto, per una ragione terminologica.
Esercizi. Semplicemente, esercizi che vedranno impegnata sicuramente la parte immateriale della nostra esperienza, ma nondimeno graveranno, accanto alla presenza di atteggiamenti emozioni sentimenti passioni, gli stati di corpo, le pratiche a cui ci sottoporremo per entrare nella nuova condizione che ci aspetta.
Dovremo prepararci a vivere in condizioni di precarietà e insicurezza, pur possedendo i beni accumulati nella fase precedente. Non è detto che vivremo male. Dovremo, sicuramente, convivere con tanti giovani senza prospettive certe di vita, in un mondo che non sarà più quello di prima. Chi ha avvertito per tempo i cambiamenti in atto si sta preparando. Molti sono già pronti.
L’esperienza sta subendo una torsione ‘restrittiva’, a causa degli sconvolgimenti economici che investono Cosmopolis. Bisogna registrare i cambiamenti che intervengono nel mondo-della-vita in seguito all’austerità obbligata che ci ritroviamo a vivere. Non rinunceremo solo al superfluo. Saranno intaccati stili di vita ‘da sempre’ improntati a dissipazione e consumo.
C’è forse speranza che tornino i volti, quando avremo ‘archiviato’ la civiltà malata dell’usa e getta?

Il termine Ασκήσεις contiene anche una preziosa sfumatura ‘ascetica’, un’allusione a ‘rinuncia’ che non abbandoneremo mai. Chi scrive queste note ‘proviene’ da un’educazione interamente improntata a sacrificio e rinuncia. Occorre verificare quanto resti di quella tradizione e se non stia giungendo il tempo in cui sacrifici e rinunce acquisteranno un senso nuovo, nel fuoco della moralità privata.

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