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Domenica 1° luglio 2012

CAMMINARSI DENTRO (397): Ma chi vorrete biasimare…

Vista da fuori la condizione tossicomanica non appare priva di uscite a chi è saldamente ancorato alla realtà e dispone di soluzioni varie per affrontare i problemi della vita: è forte la tentazione di ‘proiettare’ sull’altro le innumerevoli ‘possibilità’ che si presentano e che appaiono addirittura evidenti. Sembra che tutto ciò che viene offerto nelle strutture del tempo libero sia percepito in eguale misura da tutti, mentre non è così! La realtà appare drammaticamente diversa a una mente che non sia aperta a quella evidenza. Le cose stanno lì, davanti a noi, ma ci accade di non vederle. Stare nella misura di ciò che è possibile fare con le risorse disponibili è la regola di vita dei più. E’ un po’ quello che chiamiamo ‘normalità’.

Per le persone ‘comuni’ che si ritrovino a parlare con un ragazzo che abbia imboccato da tempo la strada della dipendenza non è impresa facile: si tratta di comprendere la situazione bloccata di chi non ha risorse sufficienti per uscire dalle difficoltà in cui si è cacciato o che la vita gli ha riservato. Si potrebbe semplificare il ragionamento dicendo che la ‘mente tossicomanica’ è alterata gravemente, fino al punto che non riesce a percepire ciò che pure esiste, ha una sua consistenza, a causa di un ‘interesse’ che è tutto concentrato ormai sugli effetti procurati dalle sostanze. E gli effetti non sono dati solo dal piacere solitario ricercato: il potere analgesico, lenitivo delle sostanze stupefacenti è noto. Esse svolgono una paradossale funzione ‘terapeutica’, come attestato da tutta la letteratura scientifica.
Ci interessa, invece, orientare lo sguardo verso la tendenza del senso comune a ‘ricordare’ le possibilità di vita che offre l’ambiente, per rendere più chiari i termini di una condizione che non consente (più) di ‘ricordare’, di ‘vedere’ le possibilità che si aprono per noi al mattino, quando usciamo di casa, ma anche prima di farlo. Dire che siamo di fronte a una patologia della libertà può sembrare ‘ideologico’, ma non lo è: non diremo mai a un ragazzo cosa sia la libertà, come se fosse una nostra ‘visione del mondo’, ma, d’altra parte, quando ci si inoltri con lui nella considerazione delle cose possibili da fare per uscire da una condizione dalla quale egli dichiara di voler uscire, affidandosi a noi, dovremo forse rinunciare a mostrargli – con il ricorso all’efficace dissonanza cognitiva data dal confronto tra una vita che si esplica attraverso il godimento di numerose possibilità e quella che ne ‘possiede’ solo una – il possibile come campo della nostra libertà?

Noi finiamo anche per elencare le occasioni e le risorse disponibili nella città, oltre ai modi per avvicinarsi alle persone che non abbiano problemi di sorta, per ‘rimettere in moto la vita’. Interi colloqui vengono dedicati al suggerimento fiducioso di cose che si potrebbero fare – come andare ogni giorno nella Biblioteca comunale a leggere i quotidiani o le riviste esposte per i ‘passanti’ -, per verificare ad ogni esempio che il ragazzo non risponde alle nostre sollecitazioni. Eppure, a noi sembra che si tratti sempre di consigli pratici di facile attuazione! 

Dagli esponenti maggiori della scuola lacaniana abbiamo appreso che “la realtà è piena”: non diremo, allora, che la nostra città offre questa o quella opportunità, come se un paese vicino, senza le nostre ‘occasioni’ per il tempo libero, per le sue piccole dimensioni fosse ‘vuoto’. Anche di quella piccola realtà diremo che è ‘piena’. 

Perché ‘pieno’ e ‘vuoto’ non ci servono per designare una quantità. Dire che la realtà è piena costituisce un potente paradosso dell’esperienza, che ci guida fino alla consapevolezza di come dipenda da noi, solo da noi, ‘prendere’ da essa tutto quello che (ci) offre di buono. Per illustrare meglio cosa sia il ‘pieno’ che mi preme esaltare qui, riferirò un episodio di tanto tempo fa a cui ho assistito, che conserva tutta la sua ‘attualità’. Nel corso di un’assemblea di istituto degli studenti del Biennio della mia scuola – un Liceo Scientifico – i ragazzi si avvicendavano al microfono per elencare tutto ciò che mancava nella città. In sostanza, c’erano buone ragioni per concludere che in essa c’era (c’è) poco… A un certo punto, mi chiese la parola una ragazzina che dal fondo aveva alzato la mano. Si avvicinò e prese subito a dire con voce ferma e sicura, ma con dolcezza: “Non sono d’accordo con nessuno di voi. Anche io con i miei amici mi sono ritrovata spesso a dire che nella nostra piccola città non c’è niente. Fino a quando, un bel giorno, ci siamo guardati tutti in faccia e ci siamo detti: ma come non c’è niente! Ci siamo noi!” - Il seguito del ragionamento è facile da sviluppare. 

Gli antichi avevano detto “Tutto è pieno di dei”. Oggi potremmo dire: “Tutto è pieno di noi”. La realtà è piena di persone dotate di una consapevolezza di sé più o meno grande. Dipende da noi ‘prendere’ da esse ciò di cui abbiamo bisogno per vivere bene.

Se le vicissitudini della nostra esistenza ci portano ‘fuori della realtà’, solo ad essa bisognerà tornare per ritrovare il senso che non riusciamo più a dare alle cose.

Calvin Campbell

Voi che recalcitrate contro il Destino,
ditemi come avviene, su questo pendio
che precipita al fiume,
esposto al sole e al vento del Sud,
come avviene che una pianta
trae dal suolo e dall’aria
del veleno e si fa edera amara,
mentre un’altra dal suolo e dall’aria
trae dolci elisiri e colori,
e prosperano entrambe?
Voi potete biasimare Spoon River per ciò che è:
ma chi vorrete biasimare per la volontà in voi
che si nutre e vi rende gramigna,
dente di leone o verbasco,
e che non sa mai servirsi dell’aria o del suolo
per rendervi gelsomino o wistaria?

EDGAR LEE MASTERS, Antologia di Spoon River

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  • Gabriele De Ritis
    Gabriele De Ritis
    Educatore

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    «I camminatori veri sanno dove appoggiare i piedi e dove ap-poggiarsi con le mani. Come il lampadiere: colui che mette la luce in cima alla canna e mette la canna sulla spalla con la luce rivolta all’indietro, in modo che altri possano seguire tranquillamente il sentiero. Mi sono chiesto come possa il lampadiere vedere il sentiero. Mi piace pensare che ci sia un cammino già tracciato, un terreno sicuro dove appoggiare il piede solcato da migliaia di tracce che altri prima hanno lasciato. Così il cammino del lampadiere risulta sicuro. E’ forse questo lo stare dalla parte buona della vita?» - Don Antonio Mazzi

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    Sulla Scrittura

    La scrittura, come elemento dell'ascesi, ha una funzione etopoietica: essa è un operatore della trasformazione della verità in ethos.

    Il suo scopo non è comunicare né convincere nessuno, bensì superare il confine tra realtà e immaginario.

    MICHEL FOUCAULT

    Nello scrittore il pensiero non guida il linguaggio dal di fuori [...]. Le mie parole sorprendono me stesso e mi consegnano al pensiero.

    JACQUES DERRIDA
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    Il linguaggio non è della lingua, ma del cuore. La lingua è solo lo strumento con il quale parliamo. Chi è muto è muto nel cuore, non già nella lingua... Quali le tue parole, tale il tuo cuore. PARACELSO (Citazione contenuta in James Hillman, L'anima del mondo e il pensiero del cuore, Adelphi 2005, pag.41).

    È o vorrebbe essere da un capo all’altro un piccolo tentativo di dissidenza dal gioco delle forze, «una professione di incredulità nell’onnipotenza del visibile» (Cristina Campo).

    L'essere oggetto d'amore è, per così dire, il luogo in cui solamente la persona esiste e può quindi anche venire alla luce. (Max Scheler, Essenza e forme della simpatia)
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    EMOZIONI E SENTIMENTI

    Le emozioni hanno relazioni con l’apparato cognitivo perché si lasciano modificare dalla persuasione. - ARISTOTELE

    I sentimenti sono il fondamento della nostra mente. - ANTONIO DAMASIO
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    LE COSE NASCOSTE DALLA FONDAZIONE DEL MONDO

    E’ quasi impossibile separare dal nostro spirito quello che non c’è. Che cosa dunque saremmo, senza l’aiuto di ciò che non esiste? Ben poca cosa, e i nostri spiriti disoccupati languirebbero, se le favole, i fraintendimenti, le astrazioni, le credenze e i mostri, le ipotesi e i sedicenti problemi della metafisica non popolassero di esseri e di immagini senza oggetti i nostri abissi e le nostre tenebre naturali. I miti sono le anime delle nostre azioni e dei nostri amori. Non possiamo agire che movendo verso un fantasma. Non possiamo amare che quello che creiamo.
    PAUL VALÉRY, Cattivi pensieri ___________________________
    L'oggetto specifico, unico e costante del pensiero è ciò che non esiste. Ciò che non è davanti a me; ciò che è stato; ciò che sarà; il possibile; l'impossibile. A volte questo pensiero tende a realizzare, a elevare al vero ciò che non esiste; e altre volte a rendere falso ciò che esiste.
    PAUL VALÉRY, Cattivi pensieri ___________________________
    La maggior parte ignora ciò che non ha nome; e la maggior parte crede all'esistenza di tutto ciò che ha un nome.
    Le cose più semplici e quelle più importanti non hanno tutte un nome. Quanto alle cose che non sono percepibili con i sensi, una dozzina di termini imprecisi, quali idea, pensiero, intelligenza, natura, memoria, caso..., ci servono come possono e generano o alimentano un'altra dozzina di problemi inesistenti.
    PAUL VALÉRY, Cattivi pensieri ___________________________
    ... l'anima, che per l'uomo comune è il vertice della spiritualità, per l'uomo spirituale è quasi carne.
    MARINA CVETAEVA ___________________________
    La verità è il tono di un incontro.
    HUGO VON HOFMANNSTHAL ___________________________
    58. Ciò che si può promettere. Si possono promettere azioni, ma non sentimenti, perché questi sono involontari. Chi promette a qualcuno di amarlo sempre o di odiarlo sempre o di essergli sempre fedele promette qualcosa che non è in suo potere; invece può ben promettere quelle azioni, che sono sì, di solito, effetto dell'amore, dell'odio e della fedeltà, ma che possono anche scaturire da altri motivi: giacché a un'azione conducono più vie e motivi. La promessa di amare sempre qualcuno significa cioè: finché ti amero, compirò verso di te le azioni dell'amore; se non ti amerò più, continuerai a ricevere da me le stesse azioni, anche se per altri motivi, sicché nella testa del prossimo persiste l'illusione che l'amore sia immutato e sempre il medesimo. Si promette, dunque, di continuare nell'apparenza dell'amore quando, senza accecarsi da sé, si giura a qualcuno eterno amore.
    FRIEDRICH NIETZSCHE, Umano, troppo umano ___________________________
    Molto ha esperito l’uomo. / Molti celesti ha nominato / da quando siamo un colloquio / e possiamo ascoltarci l’un l’altro (Friedrich Hölderlin) -- Le riflessioni di Martin Heidegger su queste parole straziate ed alte del grande poeta tedesco consentono di indicare la radicale importanza del colloquio, come struttura dell’esistenza, e le conseguenze che ne scaturiscono, quando essa si lacera e si frantuma implacabilmente (ad esempio) in una tossicomania.
    Queste sono alcune delle cose che egli scrive: «Noi siamo un colloquio. L’essere dell’uomo si fonda nel linguaggio (Sprache); ma questo accade (geschieht) autenticamente solo nel colloquio (Gesprächt)»; e ancora: «Ma che cosa significa allora un ‘colloquio’? Evidentemente il parlare insieme di qualcosa. E’ in tal modo che il parlare rende possibile l’incontro. Ma Hölderlin dice: ‘da quando siamo un colloquio e possiamo ascoltarci l’un altro’. Il poter ascoltare non è una conseguenza che derivi dal parlare insieme, ma ne è, piuttosto, al contrario, il presupposto» (M.Heidegger, La poesia di Hölderlin, Adelphi 1988).
    L’inaudita rilessione heideggeriana così prosegue: «Ma Hölderlin non dice semplicemente: noi siamo un colloquio, bensì: ‘da quando noi siamo un colloquio…’. Là dove c’è ed è esercitata la facoltà del linguaggio propria dell’uomo, non vi è ancora senz’altro l’evento essenziale del linguaggio: il colloquio»; e infine: «Un colloquio, noi lo siamo dal tempo in cui ‘vi è il tempo’. E’ da quando il tempo è sorto e fissato che noi siamo storicamente. Entrambi - l’essere un colloquio e l’essere storicamente - hanno lo stesso tempo, si appartengono l’un l’altro e sono il medesimo». (da EUGENIO BORGNA, Noi siamo un colloquio, Feltrinelli 1999: Il vuoto esistenziale, pp.120-122) ___________________________
    Se cerco di cogliere sul piano esperienziale il fenomeno intersoggettivo che io assumo come parametro, strumento e finalità del mio interagire col paziente, devo dire che esso si rivela a me come la feli­ce condizione dell'esistere con l'altro senza bisogni.
    Se però analizzo questa condizione mi accorgo che essa si fonda sul soddisfacimento di due bisogni che le sono essenziali; quello che l'altro ci sia, in quanto è grazie all'esserci dell'altro che io mi mani­festo come esistente e mi riconosco, e quello che io ci sia in libertà, poiché mi riconosco solo se sono libera di dirmi e di darmi così come, di volta in volta, l'esistere dell'altro mi rivela a me stessa.
    In questa felice condizione, quindi, non percepisco altri bisogni se non quelli della presenza dell'altro e della mia libertà. Non sono forse questi i requisiti dell'esistere dell'uomo come soggetto?
    (Silvia Montefoschi) ___________________________
    Un'altissima quantità di incontri umani viene distrutta da una scarsa tolleranza agli equivoci. RENATA TURCO ___________________________
    E’ Joan che parla:
    «Tutti dovrebbero poter tornare indietro con la memoria ed essere certi di aver avuto una mamma che amava tutto di loro, anche la pipì, anche la cacca. Chiunque dovrebbe poter essere sicuro che la mamma gli voleva bene giusto perché era lui, e non per per quello che avrebbe potuto fare. Altrimenti non ci si sente in diritto di esistere, si sente che non si sarebbe mai dovuti nascere. Non importa cosa succede poi a questa persona, non importa se soffre, può sempre guardare indietro e sentire che può essere amato. Può amare se stesso: non può più rompersi. Ma se non può tornare su queste cose, allora può rompersi. Ci si può rompere soltanto se si è già a pezzi. Finché il mio io bambino non è stato amato io ero a pezzi. Amandomi come si ama un bambino lei mi ha aggiustato».

    – RONALD LAING, L’io diviso. Studio di psichiatria esistenziale (1959) ___________________________