L’educazione estetica
.
Prima ancora di parlar d’arte e della sua fruizione estetica e di ricezione e di emozione estetica, occorre chiedersi cosa significhi per noi fare esperienza.
Sicuramente, non sarà un fatto quantitativo – di esperienza appunto, che poi si riduce ad aver fatto molte esperienze!, come amavano dire i vecchi di una volta. Le esperienze possedute costituivano un tempo un sapere della vita che si traduceva con il tempo in un sapere per la vita: chi aveva più esperienza aveva da trasmetterne. Sapere equivaleva a conoscere la vita: sapere come inevitabilmente si sarebbe svolta. L’età da sola comportava sapere ed esperienza. Oggi – come direbbe Kundera – vecchi e giovani sono due continenti destinati a non incontrarsi mai. Ognuno di noi affacciandosi alla vita ha da scoprire tutta la vita. Sembra che tutto il sapere che pure abbiamo accumulato non possa servire in nessun modo alle altre esistenze che guardano nella stessa direzione. Ci affanniamo poi a far conoscere ai giovani la meta. E quando non ci riusciamo, indichiamo la direzione, con la speranza che si decidano a guardare nella stessa direzione verso la quale siamo rivolti noi.
[...]
E’ possibile andare mille volte al cinema e continuare a non comprendere la natura dell’opera, il suo carattere composito, ma soprattutto lo sguardo dello spettatore, l’importanza dello sguardo nella fruizione estetica. Noi postuliamo qui la ‘necessità’ di una educazione estetica, cioè una educazione del sentire, in assenza della quale ‘avvertiremo’ frammenti di senso, riceveremo sicuramente impressioni dall’arte, ma non approderemo tanto facilmente – consapevolmente – all’emozione estetica. Il Lettore esperto di Eco è il ‘risultato’ della formazione, non dell’occasione offerta dal contatto occasionale, per quanto ripetuto, con l’opera d’arte.
[...]
Un incontro che segnerà tutta la nostra vita costituisce esperienza, è fare esperienza di una persona, comprenderne il significato: attribuirle un significato. Che sarà poi il signiicato che quella persona rivestirà solo per noi, presso di noi, a partire dall’esperienza che noi ne facciamo. Insomma, l’esperienza estetica è la semplicità dello sguardo, è il confine stesso dello sguardo, il darsi dell’oggetto all’interno di un’esperienza che si sa consapevole di sé, che esprime attraverso l’emozione estetica le costellazioni di senso entro le quali confluisce tutta l’esperienza personale.


