LESSICO: Esercizi spirituali
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«Esercizi spirituali». L’espressione svia un poco il lettore contemporaneo. In primo luogo non è più elegantissimo, oggi, l’uso della parola «spirituale». Ma dobbiamo pur rassegnarci a impiegare questo termine, poiché gli altri aggettivi o specificazioni possibili – psichico, morale, intellettuale, etico, di pensiero, dell’anima – non coprono tutti gli aspetti della realtà che vogliamo descrivere. Si potrebbe evidentemente parlare di esercizi di pensiero, poiché, in tali esercizi, il pensiero fa in qualche modo di se stesso la propria materia, [«D'ora in poi, la materia su cui devo lavorare è il pensiero (ðιανοια), proprio come quella del falegname è il legno, quella del calzolaio il cuoio» (EPITTETO, Diatribe, III, 22, 20] e cerca di modificare se stesso. Ma la parola «pensiero» non indica in maniera abbastanza chiara il fatto che l’immaginazione e la sensibilità intervengano in questi esercizi in un modo molto importante. Per gli stessi motivi, non possiamo accontentarci di «esercizi intellettuali», sebbene gli aspetti intellettuali (definizione, suddivisione, ragionamento, lettura ricerca, amplificazione retorica) vi svolgano una parte molto importante. «Esercizi etici» sarebbe un’espressione abbastanza seducente, poiché, come vedremo, gli esercizi in questione contribuiscono fortemente alla terapia delle passioni e si riferiscono alla condotta della vita. Eppure anche questa sarebbe una visione troppo limitata. In realtà tali esercizi corrispondono a una trasformazione della visione del mondo e a una metamorfosi della personalità. La parola «spirituale» permette, a nostro avviso, di fare capire come tali esercizi siano opera non solo del pensiero, ma di tutto lo psichismo dell’individuo, e, soprattutto, rivela le vere dimensioni di questi esercizi: grazie ad essi, l’individuo si eleva alla vita dello Spirito oggettivo, ossia si colloca nella prospettiva del Tutto («eternarsi superandosi»: è così che si esprime Georges Friedmann).
Fare il proprio volo ogni giorno! Almeno un momento che può essere breve, purché sia intenso. Ogni giorno un «esercizio spirituale» da solo o in compagnia di una persona che vuole parimenti migliorare. Esercizi spirituali. Uscire dalla durata. Sforzarsi di spogliarsi delle proprie passioni, delle vanità, del desiderio di rumore intorno al proprio nome (che di tanto in tanto prude come un male cronico). Fuggire la maldicenza. Deporre la pietà e l’odio. Amare tutti gli uomini liberi. Eternarsi superandosi.
Questo sforzo su di sé è necessario, questa ambizione giusta.
Accettiamo, se è necessario, questa espressione «esercizi spirituali» dirà il nostro lettore. Ma si tratta degli Exercitia spiritualia di Ignazio da Loyola? Quale rapporto esiste fra le meditazioni di Ignazio e il programma di Georges Friedmann: «Uscire dalla durata… eternarsi superandosi»? La nostra risposta, semplicissima, sarà: gli Exercitia spirituali non sono che una versione cristiana di una tradizione greco-romana, di cui dovremo mostrare l’ampiezza. In primo luogo, il concetto e l’espressione «exercitium spirituale» sono testimoniati, ben prima di Ignazio da Loyola, nell’antico cristianesimo latino, e corrispondono all’ασκησις del cristianesimo greco. Ma, a sua volta, questa ασκησις, che non deve essere intesa nel senso di ascetismo, bensì come pratica di esercizi spirituali, esiste già nella tradizione filosofica dell’antichità.
[Testo liberamente tratto da PIERRE HADOT, Esercizi spirituali e filosofia antica, EINAUDI 2005, pp.29-31]


