Quando la terra trema

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Domenica 17 febbraio 2013

CAMMINARSI DENTRO (458): Quando la terra trema

Ore 9.00

Certe cose ci puntano il dito e ridono.
Certe cose
si nascondono agli occhi della gente
e si odono piangere sommessamente.
Certe cose cadono dal cielo:
cose nere informi, mostri
della notte e terrore
dei giorni.
Certe cose sembrano essere state predisposte
da Dio e dal Diavolo.
Certe cose sono come le aquile.
Vivono in alto
possono benissimo dimenticare la valle.
Certe cose sono come il terremoto:
utilizzano tutte le nostre paure.
Certe cose sono come la Bellezza che è morta da tempo:
solo l’acqua profonda del pozzo può lavarle e destarle.

Emanuel Carnevali

Ieri, alle 22.16, un breve terremoto ha scosso la mia città, che si è ritrovata non più solo coinvolta in un evento che avesse altrove il suo scenario tragico. Questa volta eravamo noi protagonisti. Dopo qualche ora, ho appreso che l’epicentro era stato individuato a Sora. A pochi metri da casa mia.
Nelle ore successive, fino a quando non siamo stati vinti dal sonno, ho partecipato serenamente alle discussioni sul da farsi, mentre si accudivano i bambini con i quali non si è smesso di giocare e di sorridere.
Ora, non c’è da fare cronache dal terremoto. A quelle penserà chi lo fa di mestiere. Piuttosto, abbiamo ricevuto la conferma che la terra è instabile proprio sotto i nostri piedi. Essa continuerà a tremare a lungo, senza concederci la possibilità di un patto, di un accordo. È sempre stato così. Avremmo dovuto saperlo da sempre e non avremmo dovuto abbandonarci mai alle nostre facili certezze, da cui abbiamo fatto discendere tutte le scelte. Non dovevamo rinunciare a pensare ogni giorno che viviamo qui, in mezzo a una natura ‘ostile’. Non dovevamo abbandonarci prometeicamente all’ebbrezza della conoscenza, dimenticando i nostri limiti.
Ci è stato insegnato che non possiamo fare a meno di vivere come se non dovessimo mai morire, che è indispensabile ‘superare’ nel gioco della vita quotidiana le secche della caducità delle cose, che ci viene ricordata ad ogni piè sospinto da piccole e grandi ‘morti’. E però, nello stesso tempo, non avremmo dovuto dissipare la ricchezza, in vista di questi che non sono i giorni buoni. Avremmo dovuto mettere la vita al riparo dall’imponderabile, considerando anche l’eventualità di questo ‘spossessamento’.
La mia casa non è caduta. Forse, non cadrà tanto facilmente, perché ho partecipato alla sua progettazione, quindi so che resisterà ai colpi meno forti. Arriva già, tuttavia, la notizia di case lesionate, forse inagibili. Questo mi fa sentire al centro del dramma. È accaduto qualcosa che lascerà il segno. Si è aggiunta una nuova paura a tutte le altre.

Ore 23.00

La scoperta di questa sera è sconvolgente per me: in casa, le donne progettano di attrezzare le macchine, in vista del peggio. Hanno in mente il terremoto recente dell’Emilia che era stato preceduto da brevi scosse come quella di ieri. Debbo, dunque, ‘trasferirmi’ in questa nuova dimensione: immaginare che tutto crolli o che l’onda sismica costringa a fuggire. Per questa evenienza, bisogna avere le macchine pronte e attrezzate. Mi si pone subito un problema: che cosa portarsi dietro.

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