“Sono la parte di noi già nell’eterno” – In memoria di Pina De Marco, Educatrice

Questa mattina ho ricevuto, assieme agli altri Educatori di Exodus, questa breve lettera di Franco Taverna, il più stretto collaboratore di don Antonio Mazzi:

“Pina se n’è andata alle 8.35. La sua anima riposa in pace e vive in me più forte che mai. Un abbraccio! Piero”

E’ il messaggio che abbiamo ricevuto da Piero un’ora dopo la morte di Pina.

Se la pace in cui si trova ora Pina si misura dalla sofferenza spesa per raggiungerla… allora Pina ne ha veramente tanta, e sicuramente ce ne darà un poco anche a noi.

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Sul portale della Fondazione Exodus qualcuno ha inserito questa mattina il testo che segue:

“Avere una persona morta, e amarla, dà al nostro vivere segreto uno spazio, una luce, una certezza!… / I morti sono più vivi di noi nella nostra vita, se noi li amiamo. / Ci rendono sacra la terra, che li ha ricevuti e ricoperti, e li custodisce per la risurrezione. / Ci rendono più vivo e tiepido il sangue nostro, che continua il loro sangue. / Ci rendono l’anima meno solitaria e chiusa: amici delle ore più segrete e fuori, ormai, / dello spazio, del tempo, di tutte le nostre limitazioni. / Con loro si può sempre parlare. Sono la parte di noi già nell’eterno”.

GIUSEPPE DE LUCA (1898-1962)

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Ci sono cose che ci sono accadute e che riguardano i nostri rapporti con chi non c’è più. Talvolta si tratta di minime cose, dettagli senza importanza, ma ricordi. Preziosi ricordi, intrisi di dolcezza e mistero: una breve chiacchierata, passeggiando nel giardino della Comunità in fiore. Niente altro. Il rumore dei passi sulla ghiaia del giardino e la voce, soprattutto la voce, sono cose che non dimenticheremo mai. Oh, poter dire: noi abbiamo camminato insieme! Non semplicemente in un giardino assolato d’estate, per un breve tratto. Quella persona è stata nei nostri pensieri. Ha occupato una parte grande del nostro cuore, consentendoci di credere che il coraggio di educare non è insensata ostinazione, perché dà i suoi frutti. Aver vissuto questo è compito. Ora si tratta di custodire i ricordi per sentirsene ricchi. Aver amato e ospitato una persona da tanti amata e onorata per il suo magistero morale non è un privilegio? Dal lutto più grande abbiamo appreso sempre di nuovo la lezione più grande: che si tratta poi di custodire nel proprio cuore il ricordo. A una cugina che si disperava dopo molti mesi per la morte del vecchio padre chiesi tempo fa quanti anni avesse lei. Dopo varie resistenze si decise a rispondermi. Disse: cinquantuno anni. E io le obiettai: tu hai cinquantuno anni di ricordi da custodire e ti senti povera e sola? Ti sembrano pochi cinquantuno anni di ricordi? Ecco come ci sentiamo oggi: ricchi di lei. Per aver vissuto per oltre quindici anni i suoi sogni e le sue segrete speranze. Noi abbiamo creduto di conoscere il segreto del suo stile educativo. Ci portiamo dentro il pensiero di un segreto che a noi parve tale. Non è questa una buona ragione per continuare a pensarla nell’aura di mistero che la circondava? I grandi Educatori si portano dietro un’aura di mistero. Non si sa tutto di loro. Questo ci consente di continuare a lungo a chiederci cosa sapessero tutti gli altri che li conobbero. E’ quello che faremo noi da domani: ci chiederemo cosa ognuno sappia di lei. E così facendo la aiuteremo a non morire mai.

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